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(12). In the spiral of the game

(12). In the spiral of the game.

Chanhee's point of view.

Sbuffo mentre mi avvio verso la mia camera, sono ancora altamente arrabbiata da ieri sera, quel bastardo mi ha lasciata così, senza dire una parola, come se fossi un oggetto ecco.
"Ed io non lo sono." Dico a voce alta mentre aggiusto lo zaino sulla mia spalla in un moto di stizza.

Dio mio, quanto lo odio? Tantissimo.

"Cosa non sei?" Chiede una voce ben conosciuta alle mie spalle.
Prendo un profondo respiro e mi giro, fissando il ragazzo dai capelli neri poco lontano da me.

"Un oggetto, non sono un oggetto." Rispondo velenosa, riducendo gli occhi a due fessure.
"Chi ha detto che lo sei?" Risponde con nonchalance lui, infilandosi le mani nelle tasche.

Lo guardo di traverso, passandomi la lingua sulle labbra secche e screpolate. "Non c'è bisogno di dirlo, lo si capisce dai gesti." Dico tra i denti tirando su uno dei più finti sorrisi della mia intera esistenza.

"E chi ha compiuto questi gesti?" Domanda ancora lui guardandomi con aria di sufficienza mentre si appoggia con una spalla al muro dipinto di giallo canarino.

Beh, i miei genitori sono strani e non ho nulla da aggiungere. Menomale che non ho preso la loro stranezza, Rinhee l'ha fatto, senza ombra di dubbio.
Mi riscuoto dai miei pensieri con un veloce movimento del capo che fa svolazzare i miei capelli e fisso il mio sguardo in quello di Yongguk che è ancora lì a fissarmi, aspettando pazientemente una mia risposta.

Come se non la sapesse, quel bastardo ma a che gioco sta giocando? Se crede che sia anche lontanamente divertente non lo è, almeno per me, credo che per lui sia esilarante. Non è stato sempre il suo intento quello di far cadere la scontrosa Chanhee ai suoi piedi? Sì, decisamente.

"Come se non lo sapessi." Sbotto irata, facendo scivolare lo zaino dalla spalla, il quale finisce sul pavimento con un tonfo.

Lo vedo curvare le sopracciglia e staccarsi dal muro, avvicinandosi di qualche passo a me ma restando comunque abbastanza lontano. Fa bene a starmi così lontano perché proprio in questo preciso istante la mia voglia di spaccargli quel bel faccino che si ritrova è fin troppo alta e potrei non rispondere delle mie azioni.

"Dovrei saperlo?" Dice di tutta risposta mentre si morde leggermente il labbro inferiore in modo pensieroso. "Ti ho fatto qualcosa?" Conclude poi.

"Stai scherzando?" Domando mentre una risatina stizzita lascia le mie labbra.

"No." Risponde lui, scuotendo la testa lentamente.

"Senti, brutto bastardo." Inizio a parlare camminandogli velocemente incontro e fermandomi solo quando sono proprio davanti a lui, stringo le labbra tra di loro cercando di calmare le mie mani tremanti e riprendo a parlare. "Non so come funziona dalle tue dannate parti ma non è normale baciare una ragazza e poi correre dietro ad un'altra." Sbotto alzando la voce di un'ottava mentre stringo le mani così forte da far sbiancare le nocche.

Lui sgrana gli occhi e dischiude leggermente le labbra poi lo vedo deglutire a fatica mentre si passa nervosamente le mani sul jeans chiaro. "Io... ti ho baciata?" Domanda dopo un lungo silenzio, sgrano gli occhi e dirigno i denti.

Mi sta prendendo per il culo?
"Mi stai prendendo per il culo?" Domando finalmente, dando voce ai miei pensieri mentre pianto il mio sguardo incazzato nel suo sorpreso e leggermente impaurito.

"No, io." Inizia balbettante e chiaramente in difficoltà, si gratta la nuca a disagio abbassando lo sguardo per alcuni e istanti e poi lo rialza stabilendo di nuovo il contatto tra i nostri occhi. "Beh, io non ricordo di averlo fatto, ecco, forse ero ubriaco, sono fidanzato. " continua disperato mentre si passa le mani nei capelli, scompigliandogli.

Trattengo il respiro, sgranando gli occhi e probabilmente impallidisco anche a queste sue frasi. Mi ha baciata perché era ubriaco e, come se non bastasse, è fidanzato. Con chi poi? Lo avrei saputo, dannazione. Probabilmente ha una relazione segreta con quella strega di matematica, annuisco a me stessa.

Un velo di lacrime mi appanna la vista e per un momento perdo il controllo del mio corpo; la mia mano si alza con una velocità assurda e con la stessa velocità si scontra sulla guancia di Yongguk rimanendogli l'impronta delle mie dita ed un piccolo graffio dovuto ad un mio anello.

Lui sgrana gli occhi e poi mi guarda dispiaciuto mentre si porta una mano alla guancia, il campanello mi riscuote e gli do le spalle fuggendo verso la porta mentre alcune lacrime lasciano i miei occhi, sento i suoi passi dietro di me mentre mi fermo asciugando le guance ed aprendo la porta. Dietro di essa Dan Bi sbuca saltandomi addosso e stringendomi in un abbraccio, lo ricambio nascondendo il viso nell'incavo del suo collo e respirando il suo profumo a pieni polmoni, la sento sospirare sulla mia spalla e le passo una mano sulla schiena in una leggera carezza.
Sembra essere una cosa di tutti gli amici di Bang, l'essere dei coglioni assurdi intendo.

Quando finalmente ci stacchiamo mi lancia un sorriso spento ed io afferro la sua mano morbida mentre la sua espressione muta improvvisamente, i suoi occhi balzano dalla mia destra alla mia sinistra decisamente scioccati poi si concentra su di me.

"Chanhee." Inizia a dire per poi fermarsi per cercare le parole adatte. "Io non so se questa cosa ha senso ma perché ci sono due Bang Yongguk in casa tua?" Domanda con estrema lentezza come se stesse cercando di dare un senso anche lei alla sua frase, mi fermo a guardarla sbigottita con ancora la sua mano nella mia quando due risate roche si espandono intorno a noi.

Due bang yongguk?

Mi giro con uno scatto repetino e davanti a me ritrovo due Bang Yongguk che ridono sguaiatamente, oh Dio, il mio corpo si immobilizza mentre i miei occhi saltano dall'uno all'altro, uno di loro ha ancora il segno rosso della mia mano sul viso.

"Allora." Inizio schiarendomi la voce e passandomi nervosamente una mano tra i capelli. "Perché ci sono due Yongguk?" Domando mentre Dan Bi trattiene a fatica una risata divertita.

Quello con l'impronta della mia mano sulla guancia sospira con un mezzo sorriso in viso e mi posa una mano sul braccio, l'altro lo fulmina leggermente con lo sguardo ma lui lo ignora deliberatamente. "Io non sono Yongguk." Mi spiega, parlando lentamente e scandendo tutte le lettere come se fossi una bambina.

"Cosa?" Sbottiamo all'unisono io e Dan Bi mentre ci scambiamo un'occhiata preoccupata, stringo la sua mano ancora più forte colta da un improvviso panico.
Non ne bastava uno, no, adesso anche due ce ne sono. Probabilmente starò sognando, sì dev'essere per forza così, non c'è altra spiegazione.
Il Yongguk senza l'impronta della mia mano sorride per poi passarsi la lingua sul labbro superiore mentre mi scruta divertito mentre l'altro mi fissa come per capire se io abbia assimilato ciò che mi ha appena detto, Dan Bi al mio fianco si sporge in avanti scrutando uno dei due e posando la mano sul suo petto, tastandolo.

Mi giro a fissarla stranita e con un pizzico di gelosia negli occhi per poi scuoterla per la mano, staccandola dal petto del ragazzo, lei sembra risvegliarsi dal suo stato di trans e si gira a guardarmi annuendo lentamente. "Questo Yongguk è reale, ho tastato i suoi addominali." Mi dice convinta.

Forse non si è resa conto di ciò che ha fatto ma sicuramente se ne accorge quando mi volto a fissarla, lanciandole una brutta occhiataccia corva. "Dannie, sto per ucciderti." Asserisco mollando la sua mano e posandola sul mio fianco.

Lei sgrana gli occhi alzando le mani in aria ed arretrando di qualche passo. "Non ho fatto niente." Esordisce per poi ridere leggermente, seguita dal Yongguk alla mia sinistra.

"Oh my looove, my darliing." La voce di Rinhee ci giunge ovattata poi sentiamo i suoi passi e ci giriamo in sincronia tutti e quattro mentre guardiamo la mia gemella saltellare giù dalle scale, continuando a cantare. "I've hungered for your touch, a long lonely time." Urla alla fine saltando sul pavimento e piorettando su se stessa facendo allargare la gonna intorno alle sue gambe.

"I miei timpani." Esclama Dan Bi coprendosi le orecchie con le mani.

"Perché stavi cantando la canzone di Ghost?" Domando accigliata mentre incrocio le braccia sotto il seno.

Si stringe nelle spalle poi la vedo sorridere smagliante poi, schioccare le labbra fra di loro afferrando la sua giacca. "Esco con Ha Gi, volete venire? " domanda scrutandoci e noi scuotiamo la testa.

Si stringe ancora nelle spalle e fa per uscire poi si volta guardando il Yongguk alla mia destra e si dirige velocemente da lui, afferrandogli il mento e guardando attentamente la guancia arrossata, guardo il soffitto con aria innocente prendendo a fischiettare una canzone nataliza quando la voce di Rinhee mi blocca. "Yongnam, hai litigato con Haera?" Domanda la mia gemella con un sorrisetto di chi la sa lunga.

"Chi è Yongnam? " domanda Dan Bi dando voce a ciò che stavo pensando.

"Lui." Risponde Rinhee indicandolo con un cenno del capo poi incrocia le braccia al petto. "Il gemello di Yongguk." Conclude lanciandoci un'occhiata stranita.

Il gemello di Yongguk? Ho schiaffeggiato il fratello gemello di Yongguk, per l'amor di Dio, che figura di merda.

Mi aggrappo al braccio di Dan Bi mentre sento l'aria venirmi meno e lo stomaco attorcigliarsi su se stesso, Rinhee si gira a fissarmi poi riduce gli occhi a due fessure piantandoli nei miei e puntandomi con l'indice. "Non dirmi che gli hai dato uno schiaffo pensando fosse Yongguk!" Esclama a voce alta premendo entrambe le mani sui suoi fianchi assumendo l'esatta posa di mia madre quando scoprii che avevo fatto morire il nostro pesciolino rosso Delice.

"Io..." inizio a parlare cercando di trovare le parole giuste per spiegare ciò che é accaduto pochi secondi prima ma non ce ne sono, è proprio come ha detto la mia gemella; gli ho dato uno schiaffo, anche piuttosto forte, pensando fosse Yongguk perché sono una cogliona. "Ma sono identici." Sbotto alla fine come se ciò potesse giustificarmi. "Non sapevo che avesse un gemello e tantomeno che oggi fosse venuto qui." Aggiungo sottovoce, incollando gli occhi al pavimento mentre le mie guance prendono fuoco.

La risata roca di Yongguk di certo non aiuta a diminuire il mio imbarazzo, Dan Bi mi accarezza la schiena delicatamente e Rinhee rimane lì impalata davanti a me sospirando pesantemente.
"Anche noi siamo identiche ma Yongguk ci riconosce." Asserisce infine poi mi batte una mano sulla spalla ed esce di casa chiudendo la porta alle sue spalle.

"Certo che vi riconosco." Annuisce Yongguk tirando su un sorrisetto divertito. "Tu hai le tette più grandi. " dice infine divertito per poi darmi le spalle e salire le scale.

Guardo Yongnam che mi sorride e le mie guance diventano ancora più rosse, Dan Bi si dilegua in cucina in cerca di qualcosa di dolce da mangiare e rimaniamo solo io e lui, tiro su un sorriso imbarazzato e lo guardo negli occhi. "Beh, Yongnam." Dico balbettando leggermente.

"Chanhee." Risponde lui tranquillissimo.
Ceh io l'ho schiaffeggiato e lui è tranquillo e gentile...wow.

"Mi dispiace per lo schiaffo." Dico per poi lasciarmi andare ad una risata a denti stretti.

Lui ride e mi avvolge le spalle col braccio guidandomi in cucina mentre esordisce con uno. "Tranquilla, Yongguk sa essere un vero coglione, capisco, ma lo schiaffo dallo anche a lui, magari più forte."
Già mi sta simpatico.


Bo Na's point of view.

Sbadiglio coprendomi le labbra con la mano destra mentre cerco di girarmi su un fianco ma un peso sul mio stomaco me lo impedisce, mugugno infastidita mentre apro a fatica gli occhi concentrando il mio sguardo sull'ingombrante peso che mi impedisce di respirare normalmente; un braccio...

Un braccio?!

Mi volto di scatto, completamente sveglia, ritrovando il viso addormentato di Jongup a pochi centimetri dal mio, dorme serenamente: le labbra leggermente schiuse, le ciglia che gli sfiorano le guance arrossate ed il respiro regolare col petto nudo che si alza ed abbassa con regolarità.

Un leggero sorriso si crea sul mio viso mentre gli scosto una ciocca di capelli castani finitagli sugli occhi poi lentamente e silenziosamente scosto il suo braccio dal mio stomaco e lo appoggio sul letto, lui borbotta qualcosa e si gira, dandomi le spalle.

Mi lascio scappare un leggero risolino mentre mi metto a sedere e mi stiracchio, allungando le braccia sopra la mia testa. Credo di non essere stata più felice e tranquilla di adesso mentre il ragazzo che mi piace mi dorme affianco, sorrido ancora, incapace di trattenermi.

E solo in questo momento mi accorgo di indossare solo gli slip ed il reggiseno, cazzo, balzo giù dal letto e mi guardo attorno nell'intento di adocchiare i miei vestiti, mi chino e guardo sotto il letto dove finalmente trovo la felpa che Jongup mi aveva prestato per dormire, non che sia servita a molto, però...

La afferro, infilandola velocemente quando la suoneria di un Iphone mi fa sobbalzare sul posto, il cellulare di Jongup vibra sul comodino ed io lo afferro senza pensarci per rispondere alla chiamata, per far cessare la suoneria e non far svegliare il ragazzo dormiente sul letto.

"Pronto?" rispondo sottovoce mentre esco dalla stanza, chiudendo con cautela la porta alle mie spalle.

"Uppie?" dice in modo stranito la voce femminile dall'altro capo del cellulare.

"Jongup dorme." Rispondo, incarnando un sopracciglio, chi è questa tizia adesso?

"E tu chi cazzo sei?" sbotta la voce stizzita e si sente un tonfo.

"Ma in realtà tu chi sei?" ribatto passandomi una mano tra il nido di rondini che ho in testa mentre entro in cucina.

Apro il frigo, afferrando una bottiglia d'acqua e posandola sulla penisola della cucina per poi aprire le varie credenze, cercando un bicchiere.

"La fidanzata." Esordisce la ragazza, una vena di pura soddisfazione nella voce, la mia mano rimane bloccata a mezz'aria ed il mio respiro si blocca di colpo.

Tutta la felicità di pochi minuti prima crolla su sé stessa, lasciandomi un immenso senso di fastidio nel petto, il mio corpo sembra immobilizzato, gli arti non rispondono ai miei comandi, rimanendo immobili.

Il cellulare per poco non mi scivola di mano quando la ragazza riprende a parlare. "E credo anche di aver capito tu chi sei." Dice con ancora la voce soddisfatta.

Finalmente mi sblocco, riprendendo il possesso del mio corpo e a fatica riesco a tirare indietro una sedia e sedermi, la mano che regge il cellulare continua a tremare convulsivamente ed il mio cuore potrebbe scoppiare da un momento all'altro.

Fidanzato? Questo vuol dire che mi ha semplicemente preso in giro... che stupida.

"Sei la troietta bionda che si è baciata Jongup alla festa di Yongguk." Dice e subito dopo scoppia a ridere, come se tutto ciò la divertisse.

Ed allora ricordo; la ragazza con gli occhi minuscoli e le labbra sottili che sembrava volermi incenerire con lo sguardo era la fidanzata ma perché non ha fatto nulla quando mi ha visto baciare il suo ragazzo?

Stringo il pugno, piantando le unghie nel palmo della mano. "Beh, si vede che ormai al tuo ragazzo non vai più bene." Rispondo, la voce divertita e sarcastica anche se in realtà vorrei morire.

Allontano il cellulare dall'orecchio e chiudo la chiamata con le dita tremanti per poi afferrarmi i capelli biondi tra le dita e tirarli, inspiro violentemente dal naso mentre la mia voglia di piangere sale senza che però le lacrime escano dai miei occhi, le unghie infilate ancora nel palmo della mia mano mentre questa viene trafitta da delle fitte di dolore che sembrano nulla rispetto al dolore che mi sta divorando le interiora.

"Bo Na." La voce di Jongup mi giunge leggermente ovattata poi sbuca da dietro la porta della cucina, rivolgendomi un sorriso dolce.

Fottuto doppiogiochista.

Quando vede che il mio viso non cambia espressione, incarna un sopracciglio avvicinandosi di qualche passo. "Bo Na, tutto bene? Sei pallida come un cadavere." Constata, chinando il viso da un lato per guardarmi meglio poi il suo sguardo si concentra sulla mia mano e quello a sbiancare è lui. "Bo Na stai sanguinando!" sbotta afferrandomi il polso, le mie unghie si staccano dal palmo ed il sangue rotola giù copioso.

Mi libero dalla sua presa con un gesto brusco e lui barcolla leggermente all'indietro guardandomi stranulato, pianta i suoi occhi nei miei e fa per avvicinarsi. "Bo Na ma che ti prende?" domanda con voce grave.

Una risata stizzita lascia le mie labbra mentre afferro il suo cellulare dal tavolo bianco con la mano non sanguinante e glielo lancio contro, lui lo afferra al volo evitandogli una caduta che sicuramente gli avrebbe spaccato il vetro. "Ma che fai?" urla scioccato mentre mi guarda con gli occhi sgranati e tiene il cellulare con entrambe le mani. "Ma sei impazzita?"

"Sei un fottuto traditore, Moon Jongup!" gli urlo contro, spingendolo all'indietro per le spalle non curandomi del sangue che gli sporca la pelle.

"Ma di cosa stai parlando?" risponde lui, guardardomi come se fossi diventata all'improvviso pazza ed afferrandomi entrambi i polsi.

"Chiedilo alla tua ragazza, bastardo." Sibilo tra i denti mentre cerco di strattonare via le sue mani dai miei polsi, invano poiché la sua presa è troppo forte.

Lui vacilla per un momento e molla subito la presa sui miei polsi, afferrando il cellulare dalla tasca della tuta e sbloccandolo velocemente per poi guardare le chiamate recenti, resto a guardarlo indifferente mentre alza i suoi occhi su di me e cerca di afferrarmi, mi tiro indietro e scanso via il suo braccio.

"Bo Na, non è come pensi." Parla disperatamente mentre si avvicina a me. "Lasciami spiegare."

Rido amaramente e fisso i miei occhi gelidi nei suoi, la sua felpa mi fa prudere le gambe coperte ed il suo profumo mi provoca troppo fastidio. "Non c'è nulla da spiegare." Sbotto scappando via verso l'ingresso ed afferrando al volo le mie scarpe.

Apro la porta ed esco in strada a piedi nudi, sento i pesanti passi di Jongup seguirmi la sua voce urla il mio nome come un disco inceppato. Ma non mi volto; continuo a correre in strada, scalza, con solo una dannata felpa che mi arriva alle ginocchia ed il cuore ridotto a pezzi.

Stupida me!

The day after...

Dan Bi's point of view.

Con calma Dan Bi, devi comportarti come se non fosse successo nulla, a te non importa.

Continuo a ripetermi mentre sono immobile davanti alla porta color metallo della casa di Zelo, ma perché ci sono venuta?

Le mani mi tremano e sudano, il mio respiro è accelerato come se avessi corso una maratona e sento il cuore pomparmi nelle orecchie, non è possibile che un insulso ragazzo mi faccia questo effetto, dannazione!

Okay, mi devo comportare tranquillamente, lui non è il mio ragazzo, non ci sentiamo nemmeno ed è libero di baciarsi qualunque ragazza che incontra per strada. Tanto a me non interessa.

Riprendo la mantra nonostante non pensi nemmeno un quarto di quelle parole, in realtà ho solo voglia di fuggire e rintanarmi sotto le coperte con duemila vaschette di gelato al cioccolato, un film completamente a caso e le due gemelle che mi consolano perché sono una dannata deficiente.

Guardo la porta come se fosse un enorme zombie pronto a mangiarmi il cervello poi annuisco, prendendo un profondo respiro per calmarmi e suono alla velocità della luce al campanello posto di fianco alla porta.

"Solo un secondo." Urla la voce di Junhong dall'altro lato della porta ed io perdo un battito.

Dannazione, dannazione, dannazione!

Le mani mi riprendo a tremare e le nascondo nelle tasche degli skinny che indosso ed abbasso il viso fissando il tappetino sotto i miei piedi per calmare il mio respiro, Madonna mia, sembro un'asmatica ed io non lo sono.

Alzo di nuovo il viso stampando su di esso la mia espressione più serena e noncurante, sento la maniglia abbassarsi e la porta si apre rivelando Junhong sulla soglia: jeans chiari, una canottiera larga azzurra ed i capelli leggermente umidi.

I suoi occhi si sgranano e dischiude le labbra, scioccato mentre continua a guardarmi dalla testa ai piedi come per accettarsi che io sia reale, alzo un sopracciglio quando dopo pochi minuti siamo ancora nella stessa posizione, la sua espressione ancora scioccata, si passa una mano tra i capelli, tirandoli indietro. "Dan Bi." Dice sottovoce mentre appoggia una mano allo stipite della porta. "Che ci fai qui?" domanda poi, piantando i suoi occhi scuri nei miei.

Alzo la spalla per fargli vedere lo zaino che ho con me. "Ripetizioni di chimica, le hai dimenticate?" domando con tono scocciato mentre alzo gli occhi al cielo.

Lui mi guarda, una vaga espressione dispersa e delusa gli aleggia sul viso mentre si fa da parte per lasciarmi entrare. "Non le avevo dimenticate." Parla dandomi le spalle mentre chiude con lentezza la porta. "Credevo non venissi." Dice poi girandosi ed appoggiandosi stancamente alla superfice.

Anche io lo credevo, Junhong, prima che le ragazze mi costringessero a venirci...

La sua espressione è disperata e dispiaciuta e continua a guardarmi negli occhi, forse sperando di ottenere una qualsiasi reazione da parte mia, d'altro canto io mi stringo nelle spalle. "Perché non sarei dovuta venire?" gli domando, senza guardarlo ma concentrando la mia attenzione sull'affascinante quadro all'entrata nel quale è dipinto un comune ruscello blu con la riva verde accesso.

Cazzo, non devo guardarlo oppure faccio qualche minchiata.

"Io..." dice, la voce insicura e gli occhi che cercano di stabilire un contatto con i miei che io puntualmente devio.

Vorrei morire in questo preciso istante, lui mi scruta con aria stranita, probabilmente non capendo il mio comportamento dato che quando l'ho visto limonarsi quella ragazza sono scappata via a gambe levate, piangendo come una bambina che non trova i suoi genitori in un centro commerciale.

Ripeto; sono una deficiente.

"Niente." Dice dopo svariati minuti di silenzio, distogliendo finalmente i suoi occhi da me per poi superarmi e dirigersi verso quella che credo sia la cucina.

Lo seguo in silenzio, cercando di calmare le centomila emozioni che giocano a wrestling nel mio stomaco senza riuscirci, ovviamente. La mia mente continua a riprodurre la scena di Junhong che bacia quella ragazza e sembra proprio che la tristezza abbia vinto l'incontro, per cui abbasso lo sguardo mentre i miei occhi si inumidiscono, ingoio il groppo che mi si è formato in gola e mi passo la lingua sulla labbra, sbattendo velocemente le palpebre per scacciare via quelle dannate lacrime.

Junhong si siede, facendomi cenno di sedermi al suo fianco ed io annuisco posando la borsa sul tavolo e tirando fuori il libro di chimica ed un evidenziatore giallo per poi sedermi riluttante al suo fianco, le nostre braccia si sfiorano ed io mi sposto leggermente per evitare che accada di nuovo.

Lui sembra non accorgersene o forse fa semplicemente finta di non accorgersene poiché afferra il libro, con troppa forza, dato che le nocche gli si sbiancano, lo sento deglutire ed apre il libro poi si volta a guardarmi ed io sobbalzo impercettibilmente sul posto; mi ha beccata a fissarlo, ecchecazzo.

"Cosa non capisci?" domanda con voce atona riposando gli occhi sul libro ed iniziando a sfogliarlo distrattamente.

"Tutto?" azzardo, alzando entrambe le sopracciglia e lanciando uno sguardo infastidito a quel dannato libro di chimica.

Sbuffa leggermente, bloccando di colpo il suo sfogliare e lo vedo alzare gli occhi al cielo. "Un argomento in particolare?" domanda, la voce con una nota di fastidio.

Adesso gli tiro una sberla.

Cerco di calmarmi e tiro su un leggero sorriso. "Mh... vediamo..." dico anche se non so nemmeno un argomento di chimica dato che passo le lezioni a guardare Junhong trasognata. "Le cellule eucariote e procariote." Esordisco, era l'unica lezione in cui Junhong era assente e quindi ho ascoltato qualcosa, pur non capendoci nulla.

Lui annuisce, iniziando a sfogliare più velocemente il libro fino a fermarsi alla pagina nella quale c'è l'argomento che mi deve spiegare, non mi dire che sa le pagine degli argomenti a memoria...

"Allora." Inizia e mi indica un disegno, una cellula.. ma le cellule sono rosa? "Questa è una cellula procariote." Continua a parlare, la voce sempre scocciata ed infastidita che mi fa salire la voglia di alzarmi, prendere il libro per poi buttarlo nel cestino della carta ed andarmene via da quella casa, lasciandolo da solo come un dannato coglione.

"Le cellule procariote sono organismi unicellulari dalla struttura cellulare primitiva e dal funzionamento vitale semplificato rispetto agli altri esseri viventi." Mi espone, in realtà legge dal libro e porta pure il segno con il dito, incarno un sopracciglio quando si gira a guardarmi esclamando; "Hai capito?"

"Junhong, qual è il tuo problema?" sbotto alzandomi di scatto, facendo barcollare la sedia all'indietro per lo scatto repetino.

"Il mio?" domanda, alzandosi anche lui ed abbassando lo sguardo per guardarmi meglio. "Sai quanti messaggi e quante chiamate ti ho rimasto?" sibila tra i denti mentre riduce gli occhi a due fessure.

Alzo il mento altezzosamente. "Non vedo il motivo per cui tu debba darmi spiegazioni." Ribatto ed incrocio le braccia sotto il seno.

Lui vacilla per un momento e distoglie lo sguardo, mi afferra il braccio e si china di poco verso il mio viso, trattengo il respiro deglutendo silenziosamente. "L'altra volta non mi hai lasciato spiegare nulla dato che sei scappata." Ribadisce, il suo respiro si scontra sulle mie labbra ed io poso i miei occhi sulle sue per poi rialzarlo sui suoi occhi.

Strattono via la sua mano ed indietreggio, appoggiando entrambe le mani sul tavolo per reggermi in piedi dato che le gambe sembrano non volermi aiutare continuando a tremare. "Non devi darmi nessuna spiegazione, non stiamo insieme." Ringhio sottovoce mentre ho gli occhi incollati al tavolo di vetro sotto le mie mani.

"Dannazione, Dan Bi, mi dispiace." Sbotta a voce alta, stringendo i pugni lungo i fianchi.

"Ma per cosa?" continuo ad urlare, ostinata anche se ormai l'ha capito anche lui che la mia è una dannata finzione anche se io cerco di convincermi del contrario.

La sua mano afferra il mio braccio, di nuovo, staccandomi dal tavolo ed avvicinandomi al suo corpo, mi circonda la vita con le braccia e si china verso il mio viso per la seconda volta, io lo alzo, piantando i miei occhi acquosi nei suoi e senza che me ne accorga sto piangendo, calde lacrime salate si infrangono sulle mie labbra e lui mi guarda, in silenzio.

Poi inaspettatamente si china ancora di più e posa le sue labbra sulle mie, sgrano gli occhi mentre lui serra i suoi, muovendo gentilmente le sue labbra sulle mie, mi lascio andare al suo tocco ed avvolgo le braccia attorno al suo collo.

Le sue labbra sono morbide sulle mie, si stacca per un secondo e riapre gli occhi,rimanendo a due centimetri di distanza dalle mie labbra. "Mi dispiace." Dice ancora mentre scruta i miei occhi.

"Oh, dannazione, sta zitto e baciami." Sbotto invece io alzando gli occhi al cielo e riunendo le nostre labbra.

hola.
Tesori, so che mi odiate e chiedo umilmente venia ma la scuola non mi da un attimo di tregua e per un motivo o per un altro non riesco mai a scrivere.
Però eccomi qui ed inoltre vorrei informarvi, con mio enorme rammarico, che mancano pochissimi capitoli alla fine della storia.
Un bacio.
Chani xx.

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