Prologo
Renesmee
L'estate dei miei diciotto anni non poteva che iniziare nel peggiore dei modi. A fine luglio sarei dovuta partire con i miei amici per la nostra prima vacanza tutti insieme, dopo il diploma. Peccato che i miei genitori avessero deciso di far saltare tutti i miei piani.
‒ Renesmee, dobbiamo dirti una cosa ‒ mi dissero una sera, facendomi preoccupare.
‒ Che cosa...? ‒ domandai, sperando che non fosse accaduto nulla di grave.
‒ Nonno Charlie e Sue si sposano ‒ mi rispose papà, rivolgendomi un sorriso colpevole. ‒ Il 19 luglio siamo tutti invitati al suo matrimonio. ‒ Nonno Charlie è il mio nonno materno, e Sue era la sua compagna da molti anni. Non credevo che si sarebbero sposati, dopo tutto quel tempo.
‒ Nonno Charlie si sposa?! ‒ risposi, facendo una smorfia. ‒ E... a luglio? La mia vacanza, dannazione! Ho messo da parte i miei risparmi per mesi per poter andare a Los Angeles! ‒ Sbuffai, volevo bene a nonno Charlie ma non potevano farmi questo. Il viaggio a Los Angeles stava andando letteralmente a farsi fottere.
‒ Ness, mi dispiace tanto ma abbiamo promesso al nonno che ci saremmo stati tutti quanti ‒ mi riprese mamma, prima che io potessi aggiungere altro. ‒ Passeremo due settimane a Forks. Ti conviene avvisare subito i tuoi amici, magari siete ancora in tempo a posticipare il viaggio ‒ proseguì a dire, cercando di rassicurarmi.
Non mi sarei messa di certo a fare scenate da bambina, ma non potevo negare che ci fossi rimasta molto male. Con quale faccia l'avrei detto ai miei amici?
Volevo davvero bene alla mia famiglia, ma l'ultima volta che avevo messo piede a Forks avrò avuto massimo quattordici o quindici anni. In genere sono sempre stati i nonni a venirci a trovare a Jacksonville, e l'unica cosa che ricordavo di quel posto era che pioveva sempre e che c'erano troppi alberi. I miei nonni - Charlie, il padre di mia madre; Carlisle ed Esme, i genitori di papà - sono gli unici della famiglia ad essere rimasti legati a quel posto, che a me non è mai andato particolarmente a genio. Io, mamma e papà vivevamo a Jacksonville, vicino a nonna Renée. La famiglia di papà, invece, i miei zii, avevano preso tutti strade diverse.
Quando sono nata, i miei genitori avevano soltanto diciotto anni. Non mi hanno mai definita in questo modo, ma di fatto sono stata un "incidente di percorso". Eppure, mi hanno amata e desiderata fin da subito, nonostante la loro giovanissima età. Mamma conobbe papà al Liceo di Forks, dopo essersi trasferita momentaneamente da nonno Charlie. Nonna Renée voleva seguire Phil, il suo secondo marito nonché mio nonno acquisito, nelle sue trasferte di lavoro. Phil era un giocatore di baseball, e volevo molto bene anche a lui. Comprendevo benissimo la scelta fatta da Renée, che quando si separò da Charlie volle portare Bella, mia madre, lontana da Forks.
Quanto a me, ricordavo ben poco il mio primo anno di vita a Forks. Poco tempo dopo la mia nascita, mia madre volle trasferirsi a Jacksonville per ricongiungersi con nonna Renée, e mio padre accettò di buon grado di trasferirsi per amore. Si iscrisse al college e prese una laurea in Medicina, mentre la mamma, anche con l'aiuto di nonna che la aiutava a badare a me, si iscrisse alla facoltà di Lettere ed oggi insegna in un liceo di Jacksonville. Sono molto legata a nonna Renée, ma anche alla mia nonna paterna Esme: il mio strano nome, unico al mondo, nasceva proprio dall'unione dei loro nomi.
Quella sera me ne tornai in camera e andai a dormire tardi, cercando di distrarmi il più possibile. Telefonai a Christina, una delle mie più care amiche, sperando di essere rassicurata sulla possibilità di posticipare il viaggio: se proprio sarei dovuta andare a Forks per il matrimonio del nonno, volevo almeno avvisare per tempo i miei amici e cercare di risolvere quella situazione.
Sabato, il giorno della partenza, la sveglia suonò alle sei del mattino. Dovevamo essere in aeroporto entro due ore, se non volevamo perdere il volo. Mi svegliai con un forte senso di nausea e mal di testa, cosa che accadeva ogni volta che dovevo prendere un aereo.
Papà aprì piano la porta della mia camera per accertarsi che io fossi sveglia, e mi chiese se me la sentissi di fare colazione.
‒ No papà, ho lo stomaco completamente chiuso ‒ risposi, alzandomi dal letto.
‒ Siamo proprio sicuri che si tratti soltanto dell'aereo, Renesmee? ‒ se ne uscì, di punto di bianco. A volte papà sembrava quasi leggermi nel pensiero, o forse ero io ad essere un libro aperto.
‒ E' impossibile nasconderti qualcosa, vero? ‒ gli domandai, rassegnata.
‒ Esatto ‒ rispose papà. Nei miei occhi si poteva ancora leggere la delusione per il mio viaggio mancato, nonostante i miei amici fossero stati più che comprensivi con me. Mi avevano detto che avrebbero provato a spostare la nostra vacanza verso la metà di agosto, e sperai con tutto il cuore che fosse possibile.
‒ Be'... sono felice di rivedere i nonni, ma sono ancora arrabbiata per il viaggio. E poi Forks è un posto davvero... noioso. ‒ Mio padre accostò la porta, e venne a sedersi per un attimo sul letto. Mi sedetti di nuovo accanto a lui, avevo un'espressione rassegnata.
‒ Mi dispiace, Ness ‒ mi rispose papà, chiamandomi con il mio diminutivo. ‒ Forks a suo modo è un bel posto, e sicuramente ora sarà più... moderna ‒ disse, poco convinto.
‒ Più moderna? Sono passati pochi anni papà, ne dubito fortemente. ‒ Quando avevo quattordici anni, Forks mi sembrava tutto fuorché divertente e moderna. Le uniche persone con cui mi trovavo a mio agio erano Seth e Leah, i figli di Sue. Che erano comunque molto più grande di me...
‒ Vi raggiungo lunedì, okay? ‒ aggiunse papà. Di slancio, mi avvicinai a lui e mi lasciai stringere.
‒ Dai, ora vado a prepararmi. ‒ Papà mi stropicciò i capelli ed io corsi subito in bagno, l'acqua fresca mi fece sentire meglio.
Quella sera stessa sarei stata a Forks, e dovevo farmene una ragione.
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