Capitolo 5
Jacob
Quando Seth e Renesmee andarono via, decisi di tornare un po' in spiaggia. Avevo bisogno di stare da solo, e di riflettere su ciò che era accaduto quel pomeriggio. Non avevo la benché minima voglia di tornarmene subito a casa, e di essere assalito dalle domande che papà mi avrebbe sicuramente fatto su Renesmee.
Presi un sasso, lanciandolo in acqua per vedere quanti salti avrebbe fatto prima di affondare. Poi, mi sedetti su un tronco d'albero e chiusi gli occhi. E vidi il suo viso.
Era possibile che mi sentissi ancora su di giri e che non riuscissi a smettere di pensare a lei? Se lo avessero saputo i miei amici, avrebbero sicuramente iniziato a prendermi per il culo chiamandomi "Jake il romanticone", o qualcosa del genere. Ma era un dato di fatto, mi ero innamorato. Non pensavo a lei soltanto come a una bella ragazza, volevo conoscerla e passare il più tempo possibile con lei, prima che se ne andasse. Già, l'Universo era stato decisamente crudele con me: me l'aveva fatta conoscere, ma l'avrebbe anche allontanata presto da me. Due settimane, questo era il tempo che avevamo a disposizione. Due misere, fottute settimane.
Quella ragazza mi aveva fatto letteralmente perdere la testa, come un quindicenne alle prime armi. Peccato che io, di anni, ne avessi molti di più. Da quanto tempo non provavo quelle sensazioni? Forse da anni, se mai le avevo provate davvero. Anzi, ne ero più che sicuro: non mi ero mai sentito in quel modo. Di certo, mai per una ragazza che conoscevo da appena un giorno.
Mi ritrovai a pensare che in fin dei conti di lei non sapevo quasi nulla, eppure mi era pressoché impossibile ignorare il fatto che ne ero rimasto come... abbagliato. Sì, era quella la giusta definizione per descrivere la sensazione che avevo provato posando il mio sguardo su di lei. E probabilmente se ne sarebbe accorta, se non avessi provato a fare lo sbruffone chiamandola "viso pallido". Ero stato davvero un cretino, ma lei mi aveva subito risposto a tono.
Era forse quello ciò che le persone chiamavano comunemente "colpo di fulmine"?
Era normale che in quel momento mi fossi sentito mancare la terra sotto i piedi, come se la forza di gravità si fosse tutto a un tratto spostata su di lei? No, certamente non lo era. Non lo era affatto.
Renesmee. Non conoscevo neanche il suo cognome... E non avevo mai conosciuto una ragazza che si chiamasse così, ma quello strano nome mi era sembrato incredibilmente melodioso. Aveva gli occhi marroni, i più belli che avessi mai visto, dello stesso colore del cioccolato al latte. Profondi, intensi... Per un attimo mi avevano ricordato gli occhi di una ragazza che conoscevo, ma in quel momento non prestai troppa attenzione a quella strana coincidenza. La sua pelle era chiarissima, in netto contrasto con la mia carnagione scura tipica dei Nativi Americani. E aveva i capelli lunghissimi, che l'avevano protetta dal mio sguardo quando era quasi rimasta nuda tra le mie braccia. Nel ripensarci, avvertii un fremito. Quello che ci eravamo scambiati quel pomeriggio era stato il suo primo bacio, lo avevo capito dal suo essere teneramente inesperta. Mi sentivo il ragazzo più fortunato al mondo, per aver avuto quel privilegio...
Avevo ancora il suo odore addosso e la dolcezza delle sue labbra sulle mie, e mi sentivo un completo idiota: innamorato di una ragazza conosciuta appena la sera prima, una ragazza che per giunta aveva appena diciotto anni. Ben sedici meno di me, forse troppi. Sei proprio messo male, Jake.
Era stato così difficile fermarla quando si era seduta su di me, con addosso solo quel dannato asciugamano. L'avevo guardata, non potevo negarlo. E mi ero sentito in colpa per i pensieri che mi aveva suscitato in quel momento. Ma non era stato solo il suo aspetto ad attrarmi, perché Ness aveva tutta l'aria di essere una che mi avrebbe tenuto testa. Una ragazza con il carattere forte, sempre con la risposta pronta.
Nessie? Come il mostro di Loch Ness? ... E' carino, invece. Detto con il tuo accento è carino. Potrebbe essere una cosa solo nostra...
Sorrisi, nel ripensare a quel momento. Lanciai un altro sasso nell'oceano, che fece ancora più salti del precedente.
Non avevo mai desiderato una storia a distanza, ma tutto a un tratto mi ero ritrovato a fantasticare su noi due. Non sapevo neanche dove vivesse, e perché fosse in vacanza proprio a Forks, un posto dimenticato da Dio. Guardai il cellulare, si era fatto tardi. Trovai un messaggio di Seth, una specie di avvertimento: Jake, occhio a ciò che fai con Renesmee. Chiaro?
Mi aveva visto baciare Ness, e poco dopo mi aveva rivolto uno sguardo assassino.
Seth. Proprio lui, uno dei miei migliori amici, sembrava incazzato con me. Qual era il problema? Era stato lui a farmela conoscere, a rendersi complice di quell'uscita.
Non mi andava ancora di tornare a casa, mio padre mi avrebbe fatto il terzo grado. Mi voleva bene, ma pensava che fossi... be', ecco... poco serio con le ragazze. I miei amici erano tutti fidanzati, sposati o con figli, o prossimi a farsi una famiglia... Tutti tranne me. Be', mia sorella Rachel era più grande di me ma lei e Paul non avevano ancora avuto figli, perciò non capivo perché papà mi facesse tanta pressione. Desideravo una famiglia, ma non mi sarei di certo messo con qualcuna solo per far felice papà o per mettere a tacere le voci sul mio conto. Secondo la mentalità ultra moderna delle persone della Riserva ero ormai uno scapolo, non un ragazzo single. Un uomo che si divertiva ancora a fare il cascamorto con le ragazze, ma senza concludere nulla. Anche Seth stava uscendo con una ragazza, perciò il problema non poteva di certo essere che fosse anche lui interessato a Ness. Decisi di chiamarlo, e mi rispose quasi immediatamente.
‒ Jake, che c'è? Sono a casa di mia madre e di Charlie. ‒ Sembrava nervoso, proprio come quando era passato a prendere Renesmee.
‒ Che significa quel messaggio che mi hai mandato? ‒ gli domandai.
‒ Vi ho visti... Non ti sembra di correre un po' troppo? L'hai conosciuta ieri sera, e ti ricordo che ha diciotto anni.
‒ Per tua informazione non sono un maniaco, e Renesmee è in grado di decidere da sola ciò che vuole o non vuole fare. Proprio tu mi fai questi discorsi antiquati? Ma che diavolo ti prende, Seth? ‒ Mi stava facendo davvero innervosire.
‒ Senti Jake, ora non posso parlare. Siamo a tavola, mi sono alzato per risponderti. Ci sono... ospiti ‒ mi disse, con riluttanza.
‒ Ospiti? ‒ risposi. Be', Charlie e Sue si sarebbero sposati entro pochi giorni... e quindi...
‒ Seth, non dirmi che sei a cena con Bella Swan ‒ gli dissi. L'idea di rivedere Bella al matrimonio di Charlie non era il massimo... Ma era sua figlia, era ovvio che sarebbe venuta. Era stata la mia migliore amica, anni prima. E avevo sperato che quell'amicizia si sarebbe trasformata in qualcosa in più, visto che lei stessa sembrava provare dei sentimenti per me. Ma poi scelse lui, Edward Cullen. Il figlio del Dottor Carlisle. E mi spezzò il cuore, quando io avevo soltanto sedici anni.
‒ Sì ‒ rispose Seth, a bassa voce. ‒ Ora devo andare, se vuoi ci sentiamo più tardi.
‒ Mi dici qual è il problema con Ness? ‒ insistetti. ‒ Non è la prima volta che mi presenti una tua amica, ma di solito non ti comporti da mamma chioccia con loro.
‒ Ecco io... non posso dirtelo Jake, tradirei la sua fiducia. Scusami, ci sentiamo dopo. ‒ Mi attaccò il telefono in faccia, senza darmi tempo di aggiungere altro. Lo avrei richiamato più tardi, altroché.
C'era qualcosa che Renesmee non aveva voluto dirmi. Non ancora, almeno. E Seth era a cena con Bella... Forse con loro c'era anche Edward.
All'improvviso, fui travolto dai ricordi. Non avevo più voluto saperne nulla di Isabella Swan, quando mi fu chiaro che aveva scelto lui. Le mie speranze di poter avere un futuro con lei si erano definitivamente volatilizzate quando papà venne a dirmi che Bella era rimasta incinta di Edward, e che avrebbero tenuto il bambino. Papà e Charlie sono amici per la pelle, e non avevo permesso che quell'odiosa situazione che si era creata tra me e sua figlia rovinasse il loro rapporto. Così, mio padre non mi disse più nulla di lei, come gli avevo chiesto di fare. Un anno dopo la nascita della loro bambina, di cui non avevo neanche voluto sapere il nome, Bella e Edward si trasferirono a Jacksonville dalla madre di lei, e per me fu una liberazione. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Uno stupido detto popolare che non sempre era valido. "Passerà, Jake. Tutti abbiamo avuto delle batoste in amore", mi rassicurava mio padre. Ed era vero, ero andato avanti.
Insomma, papà aveva perso la mamma in un incidente stradale, io avrei potuto sopportare il fatto che Bella non ricambiasse i miei sentimenti. Tra noi c'era stato solo uno stupido bacio, in fondo. Avevo avuto delle storie più o meno serie, e crescendo mi ero accorto di piacere alle ragazze. Non ero più un sedicenne timido e impacciato, ma un uomo giovane e attraente. Le ragazze della Riserva (e non solo) avevano cominciato a guardarmi in maniera diversa. Persino quell'oca giuliva di Jessica Stanley, una ex compagna di scuola di Bella, si presentava all'officina con il chiaro intento di provarci con me. Tutto inutile, visto che non l'avevo mai calcolata di striscio.
Di fatto, ero stato con tante ragazze diverse... Eppure, nessuna di loro era riuscita a compensare il vuoto lasciato da lei, da Bella. Mi mancava la mia migliore amica, mi mancava la sua presenza accanto a me. I pomeriggi passati insieme mentre mi guardava riparare le moto, le nostre confidenze... Aveva mandato tutto all'aria per stare con Edward Cullen, e aveva rinunciato alla nostra amicizia. Quello non avevo potuto perdonarglielo.
Ma all'improvviso, mi accorsi che pensare a lei non mi provocava più alcun dolore. Non dopo aver conosciuto Renesmee.
Puff, tutto scomparso. Volatilizzato nel nulla.
Quando tornai a casa, mi accorsi che Paul e Rachel erano rimasti per cena. Sperai che non facessero commenti sul fatto di avermi trovato in compagnia di Renesmee, quel pomeriggio.
‒ Finalmente, Jake. Sei in ritardo ‒ mi rimproverò affettuosamente mia sorella. ‒ Dobbiamo dirti una cosa ‒ aggiunse, sembrava felice. Forse mi avrebbe salvato dal parlare di Renesmee.
Mi lavai le mani e mi accomodai a tavola, per cena c'erano delle ottime patate al forno ed io ero affamato.
‒ Allora, qual è la bella notizia? ‒ domandai. Papà già sapeva, perché guardava Paul e Rachel con una strana espressione.
‒ Jake ‒ mi disse Paul, prendendo la mano di mia sorella. ‒ Stai per diventare zio!
‒ Aspettiamo un bambino! ‒ si affrettarono subito a dire insieme, raggianti.
‒ E' una notizia bellissima! ‒ commentai, alzandomi da tavola per abbracciare Paul e mia sorella. Rachel era stata ben più di una sorella maggiore, era stata quasi una mamma. Rebecca, compiuti i diciotto anni, se ne andò alle Hawaii per fuggire da La Push e da tutti i ricordi dolorosi. Per le mie sorelle, la perdita di mia madre fu molto più difficile di quanto lo fu per me, che allora ero solo un bambino. Le disgrazie per la mia famiglia non erano ancora finite, perché quando mio padre finì in carrozzella per colpa delle complicazioni dovute al diabete, Rachel era stata ancora una volta una sorella, un'amica, una spalla su cui piangere. Papà aveva temuto che anche lei prima o poi se ne sarebbe andata da La Push, se non fosse che con Paul era stata fin da subito una cosa seria.
‒ Jake, ora tocca a te darmi un nipote! ‒ se ne uscì all'improvviso papà. Anche Rebecca aveva un figlio, il piccolo Billy Junior.
‒ E dai, papà! Ho tempo, sono giovane ‒ risposi, scherzando.
‒ Be', intanto oggi ha portato a casa una ragazza. Dai Jake, quando l'hai vista sei rimasto imbambolato! Ti brillavano gli occhi ‒ mi disse Paul, mentre io abbassavo lo sguardo sulla mia cena.
‒ Dai Paul, non lo vedi che lo metti in imbarazzo? ‒ lo riprese subito quella santa di mia sorella.
Ci mettemmo a ridere, ma poi notai la strana espressione di mio padre. Restammo tutti in silenzio, silenzio interrotto solo dal rumore del televisore in sottofondo.
‒ Jacob ‒ disse papà, con un tono di voce fin troppo serio. ‒ Tu sai chi è quella ragazza? ‒ mi domandò.
Chi era Renesmee? Una strega, un vampiro? Che diavolo voleva dirmi papà?
‒ Che intendi dire, papà? Si chiama Renesmee, è un'amica di Seth... Ci siamo conosciuti ieri sera al falò in spiaggia. Non le hai già chiesto vita, morte e miracoli quando mi sono allontanato due minuti in cucina con Paul? ‒ risposi, sarcastico.
‒ Billy, qual è il problema? ‒ aggiunse Paul.
‒ Papà, Renesmee è davvero carina ‒ disse Rachel, cercando di appoggiarmi.
‒ Ma insomma, papà! Vuoi dirmi che succede? ‒ Ero stufo. Nulla di ciò che avrebbe provato a dirmi sul conto di Renesmee mi avrebbe fatto cambiare idea su di lei.
‒ Jake, cerca di mantenere la calma ‒ mi disse mio padre, con uno sguardo indecifrabile. Poi, riprese a parlare. ‒ Io conosco quella ragazza, Jake... Renesmee è la nipote di Charlie. Di Charlie Swan. Mi mostra spesso le sue foto, non appena l'ho vista l'ho riconosciuta immediatamente. ‒ Dovetti rifletterci su per più di un secondo. Charlie aveva un'unica figlia, perciò Renesmee non poteva che essere... cazzo, era la figlia di Bella. Di Bella e Edward!
Occhi marroni, diciotto anni... Come diavolo avevo fatto a non pensarci prima? Ecco perché somigliava stranamente a Bella... era sua figlia! Fanculo, fanculo tutto!
‒ Papà, mi stai dicendo che... che è la figlia di Bella e Edward?! E' uno scherzo, vero? ‒ Non volevo crederci. Non potevo essere così sfortunato, talmente sfortunato da innamorarmi della figlia della ragazza che mi aveva spezzato il cuore e del ragazzo che me l'aveva portata via.
Ripensai di nuovo alla somiglianza tra gli occhi di Renesmee e quelli di Bella, all'improvviso tutto aveva un senso.
‒ Non è uno scherzo, Jake ‒ aggiunse mio padre, cercando di rassicurami. ‒ E, per la cronaca, non ho nulla in contrario sul fatto che tu e lei siate usciti insieme. Ma credo che Bella non lo sappia... e che neanche Renesmee sappia che tu e sua madre vi conoscete. ‒ Mi alzai da tavola, passandomi le mani tra i capelli. Era una storia surreale, che se non mi avesse riguardato personalmente mi avrebbe persino fatto ridere.
Eppure, di Renesmee mi fidavo. Dubitavo che sapesse, che mi avesse volutamente tenuto nascosta la verità. Certo, era anche vero che non aveva voluto dirmi molto sul suo conto. Ma poi mi ricordai delle sue parole: "Abbiamo due settimane, ricordi?". Provai persino a mettermi nei suoi panni, forse aveva visto la foto di mio padre e Charlie insieme e aveva avuto paura che la cosa si sapesse in giro.
Lei aveva diciotto anni, ma io no. E non potevo avercela con lei per qualcosa di cui non aveva colpa. Lei non esisteva neanche, quando io ero un ragazzino innamorato di Bella.
Avrebbe più voluto vedermi, una volta saputa la verità?
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro