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Capitolo 17

Il giorno dopo, trascorsi la giornata in compagnia della mia famiglia. Avevamo programmato una gita al Lake Crescent, un lago situato all'interno del Parco Nazionale Olimpico, che distava all'incirca quaranta minuti di macchina da Forks. Ci ero stata da bambina, e avevo dei vaghi ricordi di quel posto soltanto grazie alle fotografie.
Partimmo la mattina presto, per poter tornare a casa nel tardo pomeriggio. Durante il viaggio in macchina avevo ancora sonno, così cercai di riposarmi. Papà aveva acceso la radio a basso volume, e provai a chiudere gli occhi.
A volte mi capitava di soffrire il mal d'auto, ma mio padre guidava talmente bene che mi rilassai totalmente... o quasi. Ero ancora nervosa per quello che era accaduto il giorno precedente, tra ciò che avevo sentito dire dai miei genitori a proposito di me e Jacob e il disastroso appuntamento alla tavola calda con Jessica. Si era presentata in compagnia di Mike, un altro ex compagno di scuola di mamma, ma ciò non era bastato a frenare la sua lingua lunga: Jessica aveva raccontato ai miei genitori, nei pochi minuti durante i quali ero andata in bagno, di avermi incontrata all'officina di Jacob e Embry. A quel punto, per limitare i danni, avevo dovuto raccontare anche a loro la piccola bugia bianca sul problema che avevo avuto con l'auto di nonna Esme, un problema che in realtà non era mai esistito.
La sera precedente avevo deciso di non uscire, ma non volevo sprecare altro tempo prezioso che avrei potuto trascorrere con Jake. Così, per quella sera, mi ero organizzata di nuovo con Seth. Mi avrebbe coperto di nuovo con i miei, e non lo avrei mai ringraziato abbastanza per la sua infinita pazienza.
E a proposito di ciò che avevo sentito dire dai miei genitori, la sera precedente mamma aveva provato ad "estorcermi" qualche informazione in più sul ragazzo che mi piaceva. Le avevo ribadito che gliene avrei parlato io stessa quando mi sarei sentita pronta a farlo, e lei non aveva insistito. A quel punto, mi aspettavo un ulteriore passo avanti da parte di papà: se davvero aveva capito che si trattava di Jacob, mi avrebbe sicuramente fatto delle altre domande. E poi, c'era anche il problema di quel Trevor... Non avevo ancora acceso la connessione dati sul cellulare, per paura di ritrovarmi un suo messaggio da qualche parte. Su Instagram o forse su Facebook, visto che su WhatsApp non poteva più scrivermi...
Non avevo più sonno, così decisi che quello era il momento adatto per dire ai miei genitori della festa di Ray Mason, quella a cui sarei andata con Stella e Christina.
‒ Papà, mamma ‒ dissi, facendo capolino tra i due sedili anteriori.
‒ Tutto okay, tesoro? ‒ mi domandò mio padre. ‒ Se hai il mal d'auto ci fermiamo alla prossima area di servizio, non è un problema. ‒ Come poteva essere al tempo stesso così dolce e dire quelle brutte cose su Jacob?
‒ No, niente mal d'auto ‒ risposi. ‒ Volevo solo dirvi che il 30 luglio sera non ci sono, vado a una festa con Christina e Stella ‒ risposi. ‒ Forse viene anche Robert ‒ aggiunsi, certa che papà sarebbe stato più tranquillo se ci fosse stato il fratello di mamma. Robert aveva solo un anno meno di me, frequentavamo la stessa scuola e avevamo anche alcune amicizie in comune. Nonostante i suoi diciassette anni era un ragazzo con la testa sulle spalle, che spesso mi aveva anche tirato fuori da situazioni sgradite a scuola.
Mamma era stata figlia unica per ben diciannove anni, e voleva molto bene a quel fratello che non avrebbe mai pensato di avere.
‒ Una festa... Sei davvero sicura di essere figlia di Bella? ‒ disse papà, ridacchiando. Lei gli diede un buffetto sulla spalla.
‒ Edward! ‒ gli rispose. ‒ Smettila.
‒ Che c'è, è vero! ‒ ribatté lui.
Era bello vederli ridere e scherzare tra loro: erano uno dei motivi per cui credevo nell'esistenza del vero amore, quello destinato a durare per sempre. Finalmente, dopo aver conosciuto Jake, riuscivo davvero a comprendere il legame di totale complicità tra i miei genitori, che prima di allora per me era sempre rimasto una specie di mistero.
‒ Papà ha ragione ‒ commentai. ‒ Dai, mamma, non puoi dire che tutte le feste siano brutte. ‒ Mamma si voltò verso di me, mentre papà teneva lo sguardo fisso sulla strada.
‒ Okay... Diciamo che detestavo le tipiche feste adolescenziali piene di gente sbronza. Così va meglio?
‒ Va molto meglio ‒ risposi.
‒ E anche i balli della scuola ‒ aggiunse lei.
‒ Sui balli della scuola siamo totalmente d'accordo, mamma.
‒ Ness, posso sapere di chi è questa festa? ‒ domandò papà a quel punto. ‒ Come mai una festa di martedì sera? ‒ Eccolo in modalità detective.
‒ Non lo conosci, non eravamo in classe insieme. Si chiama Ray Mason... Ci va un amico di Stella, per questo ci andiamo anche noi. E siamo a fine luglio, papà, non c'è un giorno più o meno adatto per organizzare feste. Viviamo a Jacksonville, siamo vicini all'oceano. Non è come... Forks. ‒ Papà ridacchiò di nuovo, per poi rispondermi.
‒ Eppure, mi sembra che tu ti stia divertendo anche qui a Forks... Finalmente potremmo andare a trovare i nonni un po' più spesso. ‒ I nonni e Jake, dissi mentalmente. Sulle mie labbra, nacque spontaneamente un sorriso.
‒ Direi di sì, papà ‒ risposi, vaga. ‒ E
a proposito di questo... Esco anche stasera, sempre con gli amici di Seth. ‒ Colsi la palla al balzo.
‒ Da quanti giorni è che vai in giro con la macchina di nonna Esme? ‒ mi domandò. ‒ Visto che vai con Seth, potreste usare una sola auto. ‒ Mi ci mancava anche quello... Jessica, con la sua spifferata, mi aveva proprio fatto un gran bel favore. Papà aveva detto a nonna del fantomatico problema che aveva avuto la macchina, dovevo trovare il modo di dirle la verità.
‒ Embry e Jacob l'hanno controllata, non corro alcun rischio di restare per strada ‒ risposi, stavolta senza trattenere il mio nervosismo. ‒ E poi non voglio fare la principessina che si fa sempre accompagnare, mi dispiace che Seth debba fare tutta quella strada in più. Ormai so orientarmi bene tra Forks e La Push, perciò... non vedo quale sia il problema ‒ mi lamentai.
‒ Va bene, va bene... Dopotutto hai quasi diciannove anni, non posso essere io a dirti cosa devi o non devi fare. Lo sai già, le raccomandazioni sono sempre le stesse ‒ rispose.
‒ Certo che lo so, papà. E so anche che per te è difficile, ma sono un'adulta ormai.
‒ Così adulta che esci con persone di trent'anni passati... Chi altro c'è a parte Seth? ‒ mi rispose sarcastico, con una punta di fastidio nella voce.
‒ Edward, Seth è praticamente di famiglia... che cosa vuoi insinuare? I suoi amici li conosco anch'io ‒ lo riprese mia madre. Si guardarono per un istante, e papà sembrò rasserenarsi. Si era reso conto che stava esagerando.
Sembrava quasi che mamma fosse dalla mia parte, eppure la vidi cambiare di colpo espressione non appena nominai di nuovo Jake.
Jacob. Chiamalo Jacob, niente diminutivi.
‒ Chi vuoi che ci sia, papà... Quil, Embry, Paul... Rachel, Jacob... Emily... ‒ Mi sforzai di non tradire alcuna emozione.
‒ Okay... non fare troppo tardi, intesi? Non mi piace che guidi da sola di notte, le strade sono deserte ‒ rispose.
‒ E' vero, Renesmee. Su questo ha ragione papà, non è prudente andare in giro da sola di notte su quelle strade in mezzo ai boschi ‒ aggiunse mamma, dandogli manforte. Che in realtà suonava come un "torna accompagnata da Seth, così avrai meno tempo a disposizione per stare con Jacob".
La discussione terminò lì, perché a quel punto eravamo arrivati a destinazione.

Parcheggiammo la macchina accanto a quella dei nonni, che erano venuti con zia Rose, zio Emmett e Caroline, e a quella di zia Alice e zio Jasper. Il piccolo Dave dormiva beatamente sul seggiolino, e zia Alice, nel prenderlo in braccio per metterlo nel passeggino, cercò di non svegliarlo.
Era una bella giornata, e il panorama era davvero mozzafiato. Presi un respiro profondo riempiendomi i polmoni di aria fresca, e mi sentii subito meglio.
Mi allontanai un attimo dalla mia famiglia per controllare il cellulare, al diavolo la minaccia di Trevor Faccia da Maniaco. Aspettavo cose ben più importanti... il messaggio di Jake, ad esempio.

Jacob: Ehi Nessie, stasera ci vediamo alle 9... Andiamo a suonare al locale e poi stiamo un po' insieme, ok?

Dopo avergli dato la conferma per quella sera, mi feci coraggio e controllai le altre chat. Mi aveva scritto Robert, e ne fui felice: Ness, ho saputo che vieni anche tu alla festa di Ray :)
Ti aspetto a casa... Milla sente tanto la tua mancanza, e anche noi! Salutami tutti, anche da parte di mamma e papà.
Mi aveva mandato una foto della mia cagnolina insieme a nonna Renée e a nonno Phil. Milla mi mancava, così come mi mancava Jacksonville, anche se il pensiero di separarmi da Jake era ancora difficile da mandare giù.
Risposi a Rob, dopodiché notai che Trevor mi aveva scritto su Instagram. Quel ragazzo era davvero prevedibile, non potevo di certo fingere di esserne sorpresa.

Buongiorno Renesmee, chissà perché mi aspettavo di essere bloccato su WhatsApp... Conquistarti è sempre di più una sfidaLo devi sapere.

"Lo devi sapere". Se si riferiva al fatto di essere un idiota patentato, lo sapevo già. Ignorai il messaggio, se lo avessi bloccato anche lì sarebbe stato decisamente peggio. "L'indifferenza è l'arma migliore", mi aveva suggerito Leah.
‒ Renesmee, vieni! Che fai lì da sola? ‒ mi chiamò zio Emmett. Tornai dalla mia famiglia, quel messaggio mi aveva innervosito e sperai che non se ne accorgessero tutti quanti. Per quale motivo quel ragazzo mi metteva così tanta ansia addosso?
‒ E' tutto a posto? ‒ mi disse zio Emmett, prendendomi un attimo da parte. Ci sedemmo su una panchina, e mi soffermai a guardare alcune persone che facevano il bagno al lago. Il sole aveva deciso di restare al suo posto, non si era ancora nascosto tra le nuvole.
‒ Non proprio, zio... Sono un po' nervosa ‒ risposi, abbassando lo sguardo sulle mie unghie. Notai con piacere che lo smalto blu che avevo messo per il matrimonio resisteva ancora.
‒ Ne vuoi parlare? Credevo fossi felice per il viaggio a Los Angeles, ormai manca poco ‒ mi disse.
Zio Emmett era il classico zio fico e simpatico, e non avevo alcuna ragione per non rivelargli almeno uno dei motivi del mio nervosismo.
‒ Lo sono, è stata una vera fortuna riuscire a spostare il viaggio... E abbiamo evitato la partenza a ridosso di Ferragosto, altrimenti il prezzo sarebbe aumentato.
‒ Ho capito, il problema non ha a che vedere con il viaggio ‒ rispose.
‒ I problemi sono due, ma non sono sicura di poterti parlare del secondo...
‒ Scommetto che Rose lo sa. ‒ Fece un sorrisetto, ed io annuii. ‒ Dai, allora parlami del primo problema. Vediamo di risolverlo, che ne dici? ‒ Guardai i suoi occhi azzurro verde, simili a quelli di nonno Carlisle. Zia Rose a volte lo chiamava "scimmione", perché Emmett dava l'idea di essere un ragazzo super protettivo.
‒ Be'... c'è questo ragazzo, a Jacksonville, che insiste nel volermi conoscere ‒ iniziai a raccontare. ‒ Non ho ben capito come abbia fatto ad avere il mio numero, ma comunque ho dovuto bloccarlo su WhatsApp. Stamattina, però, mi ha scritto da un'altra parte. Lo so che è una stronzata, ma... ho uno strano presentimento. Sai quelle cose che senti a pelle? ‒ Zio Emmett mi rivolse uno sguardo preoccupato, mentre il leggero venticello gli spettinava i riccioli neri.
‒ Non è una stronzata, Ness... Purtroppo non a tutti i ragazzi viene insegnato il fatto che se una ragazza dice "no", è effettivamente un no. E non vanno giustificati, sai? Pensano che sia una sfida, e tu ti senti a disagio perché non sai come sbrogliarti da questa situazione. So che sei una ragazza in gamba e che sai cavartela da sola, ma promettimi che se dovesse continuare a darti fastidio lo dirai a Edward.
‒ Lo farò, zio. Promesso. ‒ Gli sorrisi. Non era una cattiva idea, papà gli avrebbe sicuramente fatto passare la voglia di infastidirmi. Ma il mio orgoglio femminile continuava a suggerirmi di dovermela sbrigare per conto mio.
‒ Di solito è Jasper quello che riesce a tranquillizzare le persone, io sono solo quello che le fa ridere! ‒ mi rispose.
‒ Ehi, perché parlate di me alle mie spalle? ‒ disse zio Jasper, che ci aveva raggiunti con Dave in braccio.
‒ Voglio andare da Nene! ‒ disse il bimbo, allungando le manine nella mia direzione. Zio Jasper mi guardò, desolato.
‒ Non preoccuparti, zio. Vieni qui, Dave ‒ dissi, rivolgendo un sorriso al mio cuginetto. Non appena lo presi in braccio si tranquillizzò, e ripresi a parlare con zio Jasper.
‒ Stavo parlando a zio Emmett di un ragazzo che mi infastidisce ‒ gli raccontai.
‒ Emmett, è il caso di fare una visitina a Jacksonville... Non credi? ‒ I miei zii si guardarono negli occhi.
‒ Voi due mi fate paura... Penso che lo fareste fuggire all'istante ‒ risposi, scherzando.
‒ Nessuno deve dare fastidio a Nene ‒ disse Dave con la sua vocina, facendomi sciogliere.
‒ Nessuno mi darà fastidio, Dave ‒ lo rassicurai. Era un bimbo davvero intelligente.
Raccontai dell'accaduto anche a zio Jasper, e con le sue parole riuscì a tranquillizzarmi. Forse era una delle tante stranezze della mia famiglia, ma se papà era un "leggi pensiero" e zia Alice prevedeva il futuro, zio Jasper era in grado di far sparire le preoccupazioni anche solo con la sua presenza.

Poco dopo, nonna Esme venne a chiamarci: a breve ci saremmo incamminati sul sentiero diretto alle cascate Marymare. Sperai di non stancarmi troppo, visto che avremmo camminato per un bel po'. Se mi fossi sentita stanca avrei bevuto una doppia razione di caffè, non volevo presentarmi in stato catatonico alla serata con Jake e i ragazzi.
In quelle ore riuscii a rilassarmi, mettendo da parte le mie preoccupazioni. Parlai con le mie zie, giocai con Caroline e Dave e mi bagnai i piedi nelle acque blu del lago. Faceva troppo freddo per il bagno, non ero così temeraria... E non avevo tempo per farmi una doccia e lavare anche i capelli.
Dopo aver pranzato, decidemmo di noleggiare delle piccole barche a remi. Io decisi di andare in compagnia dei nonni, così avrei avuto modo di spiegargli la faccenda della macchina.
Salimmo tutti e tre sulla barca, e il nonno iniziò a remare. Ovviamente non potevamo allontanarci troppo, dovevamo rimanere nell'area riservata al noleggio delle barche per i visitatori.
‒ Posso provare? ‒ gli domandai, indicando i remi.
‒ Certo, tesoro. ‒ Nonno mi passò i remi, e notai con piacere che non erano troppo pesanti.
‒ Non vi faccio rovesciare la barca, promesso! ‒ Ci mettemmo a ridere. A volte ero un po' maldestra, ma non a tal punto.
‒ Renesmee, posso farti una domanda? ‒ mi chiese la nonna.
‒ Sì, certo. ‒ Sicuramente, voleva parlarmi della macchina...
‒ Edward mi ha detto che alcuni giorni fa sei andata dal meccanico. Che problema ha avuto la mia auto? Spero che tu non ti sia spaventata, tesoro. ‒ Ecco, appunto... La mia fortuna era che, conoscendo nonna Esme, non mi avrebbe mai rimproverato per una cosa del genere.
‒ Nonna, nonno, promettete di non dirlo a papà... La macchina non ha avuto alcun problema. Ho dovuto inventare una scusa per non farlo preoccupare... E anche per non far preoccupare mamma, a dire il vero... ‒ Ero ancora indecisa se andare fino in fondo alla questione. Nonno Charlie era stato comprensivo... Perché non tentare la sorte anche con loro?
‒ Non gli diremo nulla ‒ mi rispose nonna Esme, ‒ a patto che tu sia sincera con noi. ‒ Sospirai. Non volevo accampare scuse anche con loro, così mi feci coraggio.
‒ Ieri, a pranzo, siamo usciti con una ex compagna di scuola di mamma. Una certa Jessica, forse la conoscete. L'ho incontrata all'officina di Jacob Black e Embry Call a La Push, e lei lo ha detto a mamma e papà. Ora vi chiederete che cosa ci facessi all'officina di Jacob... ‒ Posai i remi, e restammo fermi in quel punto. Lontani dalla barca su cui erano saliti mamma e papà.
‒ Ness, non fa bene tenersi tutto dentro ‒ disse nonno Carlisle. ‒ E' da stamattina che ti vediamo tesa, e ci dispiace vederti così. Lo sai che a noi puoi raccontare ogni cosa, vero? Edward è nostro figlio, e sappiamo bene che tende a preoccuparsi un po' troppo, quando si tratta di te. E' il suo carattere. ‒ Nonno aveva perfettamente ragione.
‒ Promettetemi che non vi arrabbierete ‒ dissi ai nonni. Nonna Esme mi sorrise, cingendomi le spalle. Nonno Carlisle mi rivolse uno sguardo rassicurante con i suoi occhi chiari, e sentii di potermi fidare.
‒ Jacob mi piace. E la cosa è reciproca, ma temo che mamma e papà la prenderanno malissimo ‒ dissi, tutto d'un fiato.
‒ Lo avevamo immaginato, Ness ‒ mi disse nonno Carlisle.
‒ Non capisco... Come...?
‒ Venerdì, al matrimonio. Vi abbiamo visti insieme, ma non abbiamo detto nulla a nessuno. Jacob è un bravo ragazzo, ma conosciamo i trascorsi tra lui, Bella e Edward ‒ proseguì a dire.
‒ Davvero non siete arrabbiati con me? ‒ domandai, incredula.
‒ Non c'è alcun motivo per cui dovremmo esserlo, stai tranquilla ‒ mi rassicurò nonna Esme.
‒ Come devo comportarmi con mamma e papà? Non so cosa fare, sto inventando una marea di bugie e mi sento... in colpa, per questo.
‒ Parlagliene, Renesmee. Fallo prima che lo scoprano da soli, o sarà peggio. ‒ Avrei dovuto ascoltare quel consiglio, ma... non fu così.
Non ero più la figlia modello che aveva un ottimo rapporto con i suoi genitori, mi ero trasformata in una bugiarda. E la cosa, mi si sarebbe inevitabilmente ritorta contro...

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