Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 36

$Alexander$


Le sue dita affusolate sono incastrate come un tassello del puzzle che combacia perfetto tra le mie.
Ed é così strano scoprirmi così con lei, mentre mantiene la testa sul mio petto, pauroso di poter farle scorgere che tra tutti i difetti che possiedo il cuore sta venendo a galla adesso.
Creo cerchi concentrici sulla parte più sensibile vicino al pollice e i suoi sospiri dolci, riescono per poco a placare l'agitazione che non riesco a distruggere del tutto.
Ormai sono due settimane che siamo qui e il non sapere quanto tempo effettivo ci rimane, crea una sorta di paranoia.
Io che non ho mai avuto cura di niente se non di me stesso. Io che non ho mai avuto paura di niente, questa puzza mi infetta l'olfatto adesso.
E ho paura per lei e perché ormai é giunta l'ora di rivelarle tutto.
Mi ero ripromesso di rapirla, proteggerla ma essere un pezzo di ghiaccio indistruttibile.
Era il piano perfetto, al sicuro e i miei sentimenti che non ho mai sfoderato, al riparo da tutto. Peccato che non avevo messo in conto che Coraline, sarebbe stata più pericolosa di una partita giocata male dove non mi sono mai permesso di foldare.
Invece con lei l'ho fatto, l'ho scelto, ne pago care le conseguenze adesso, ma maledetto di un cobra se dovessi rinnegare ciò che é successo.

《Alex...》 l'abbreviativo del mio nome, suona caldo e lenitivo dalle sue labbra, mentre mi scopro ancora ad osservare con le iridi perse, il soffitto ingrigito dal tempo.

Mi volto di poco con la coda dell'occhio, trovando subito i suoi che mi guardano con una dolcezza e quel sorriso tenue su quelle labbra a cuore, che non vorrei mai arrecarle dolore.
No! Non a lei.
Io che con il dolore ho sempre convissuto.

《Coraline...》 Mi scosto appena da lei e noto come il suo sguardo tramuta divenendo dubbioso.
Le labbra si piegano leggermente corrucciate, ma comunque non troverei mai un momento perfetto per dirglielo.

《Senti, lo so che ti ho detto tante volte di dirmi i motivi del prote...》 Zittisco ogni suo intento che mi porterebbe a chiudermi, poggiando con fin troppa foga le mie labbra sulle sue senza baciarla.
E Cristo se lo vorrei, ma so che poi finirebbe in un modo diverso e rimanderei ancora il discorso.

Riapro lentamente le palpebre, dove le sue iridi si confondono tra le mie e so che ha capito che é arrivato il momento dal suo annuire debolmente con la testa, sfiorando la punta del naso contro il mio.
《É giusto così, ti ho promesso che ti avrei detto tutto e non so se ci troveranno o magari no, ma voglio che tu sappia ogni singola cosa.》 Le rivelo serio, distanziandoci appena.

《Vedi...ci sono parti del mio passato di cui non vado fiero. Un ragazzo adottato, scappato da una famiglia malata, non avrebbe mai avuto soldi per creare un locale.》 Incomincio dal principio, solo per allungare il giro e comunque so come dovrebbe finire.

La osservo innalzare un sopracciglio scettica, non comprendendo le mie intenzioni.
《E cosa avrebbe a che fare con me?》 Nulla, ma devo comunque dirtelo mio dolce corallo.

《Tu mi hai detto di dirti il rapimento, io sto scegliendo come dirtelo.》 Le confido forse fin troppo burbero, sperando per una buona volta che non mi sfidi come il suo solito.
Per fortuna si limita a scrollare le spalle e spiegare forse in una sorta di sfottò la mano in avanti per invitarmi a proseguire.

Il respiro mi gonfia i polmoni e tento di rigettarlo fuori a fatica.
《Ho fatto l'accompagnatore, per vari anni. Accompagnavo le donne di uomini potenti che poi sono diventati clienti del casinò, alle feste. Le intrattenevo come meglio credevano. E lì conobbi anche Patricia tra le tante. Venni a sapere che aveva lasciato il suo compagno per stare con me, nonostante io non avessi mai promesso a lei più di sesso...》 La vedo emettere un verso infastidito, e inumidirsi le labbra.

《Come con me?》Replica quasi con astio. Cosa?! Sono talmente basito difronte al suo nocciola che si cela di una patina triste.

Mi chino con il busto verso il suo corpo e i miei palmi le racchiudono il volto, quella pelle morbida che amo, cercando di trovare le sue iridi.
《Forse il concetto di unica, non ti é entrato in testa. Io l'ho accettata al mio casinò perché era rimasta senza un tetto e senza soldi, mentre io ero riuscito a raccimularli per aprire il Red Lips. Non puoi paragonarti a lei e ciò che c'è tra noi va ben oltre, ma ora arriva la tua parte...quindi...》 La sento rilassarsi, sussultare inaspettatamente e guardarmi nuovamente negli occhi con la consapevolezza che non sarà mai nessuna di loro, ma la mia donna.

Abbandono lentamente il suo volto, che si piega lieve sul mio palmo, quasi a lasciarle una carezza e torno alla mia postazione.
《Mesi fa sentii una chiamata di mio fratello in Russo, e capì ogni singola parola come sai. E stranamente riuscii a scorgere una foto sul suo cellulare, mentre gli passai dietro le spalle. Era una tua foto, e questo lo so perché...》 Mi fermo un attimo nel vedere il suo volto impallidire e i palmi strusciare sulle sue cosce, mentre lascio cozzare i miei su i suoi dorsi per farla smettere.
Li sento gelidi, prossimi all'ipotermia.

《Un...una mia...foto?》 É più una constatazione che una domanda, sprimacciata dal suono afflitto della voce.
Posso sentire il tumulto del suo cuore irrequieto. Le sue palpebre schiudersi in un tremore che non tento neanche di riportare i suoi occhi su i miei, comunque mi sfuggirebbe nuovamente.

Vorrei non infliggerle queste frustate, ma ormai indietro non si torna.
Lei deve sapere, magari mi guarderà con occhi diversi, ma spero in meglio.

Il cinguettio al di fuori arriva come un fracasso al nostro udito. Spezza questo silenzio che permea l'aria di sospiri sfrangiati.

《Lo sai, perché...》 Mi invita con rinnovata voce che suona più in un'imposizione, di continuare.
Tra le dita il lenzuolo sembra l'unico appiglio che ha per non cedere, seppur la sento deglutire nello sforzo immane di non piangere.

Insensato temporeggiare. Sciocco, pensare che sarebbe stato semplice.
Sciocco, pensare di vederla e non toccarla.
E non ho mai saputo resistere alle tentazioni.
Io con il pericolo c'ho sempre giocato, ma stavolta lui aveva l'asso.

Circa 2 mesi fa-Red lips- Las vegas.

«Vuole salutare qualcuno a casa, prima di raggiungere il paradiso?» Questo era la domanda con cui lo beffeggiai. Lacrime calde che rigavano quel volto paffuto, ridisegnando le rughe dell'età.

«La prego, Signor Vlokov. Ho un...una figlia.» In quel preciso istante mi blocca, forse paralizzai. Nessuno mi aveva mai detto niente di più ignobile. Molti uomini avevano pregato per risparmiare le loro insulse vite.
Barattavano con oggetti di valore, per restare ad ammuffire su questa terra.
Ma il signor Larson...no, lui voleva vendere l'unica cosa più preziosa che poteva avere.
Sua figlia.

«Anni.» Imposi di sapere almeno l'età della ragazza in questione. Non avrei mai accettato che potesse scambiare la sua vita per una ragazzina minorenne. Anche avesse avuto trentanni, non l'avrei accettata. Io non costringevo le donne che lavorano nel mio locale, erano loro ad offrirsi.

«Ventiquattro. P...perché?» Giovane, ancora nella fioritura per divenire una donna. I pugni serrati tra loro, tanto da vedere le nocche sbiancare erano per resistere alla voglia di tumefargli il volto.
Ed é lì che mi spuntò un sorriso mefistofelico.

Credere di dare un'opportunità.
Io non regalavo sconti, io li facevo pagare.

«Qui le domande le faccio io. Ora mi dica, Signor Larson...venderebbe sua figlia per saldare il debito, o preferirebbe morire.?» Ecco la mia domanda come un quiz televisivo. Prendere o lasciare. Barattare. Uno scambio.
Un uomo, un vero uomo, avrebbe preferito morire.

« Le darò mia figlia. Farà tutto ciò che vuole, vedrà.» Tutto ciò che voglio. Impossibile, nessuno poteva darmi ciò che volevo. Io volevo giocare con le loro menti.
Ed ero pronto a sfilare la mia magnum calibro 44. Ero pronto a sentire il grilletto vibrare sotto il polpastrello dell'indice.
All'odore nefasto di metallo e sangue putrido.
Ero pronto a quello ma non ero pronto alla foto dove troppo preso dai miei pensieri malati, non mi accorsi che Larson la spiegazzò davanti a me.

E fu lì, davanti a quella foto aggrinzita, che ricordai la chiamata in Russo del mio fratellastro. La foto che vidi di sfuggita. La guardava come se fosse proprio una sua proprietà. Un oggetto dal valore inestimabile. Un nuovo giocattolo.

"Otets za dva dollara pozvolit mne yego vzyat'"
Il padre per due soldi, mi consentirà di prenderla.
Rideva.
Scuoteva la testa divertito.

"Ah...Problem ne budet. Ty uzhe moya sobstvennost' " Rise con una malignità, capace di atterrire anche un'animo stracciato come il mio.
Non ci saranno problemi. Lei é già una mia proprietà.

Quegli occhi malinconici e al tempo stesso sorridenti.
Quelle labbra carnose piegate da un lieve sorriso candido.
I capelli scuri mossi nel vento, con una ciocca a solleticarle lo zigomo.

«Ora mi ascolti molto attentamente, signor Larson. Lei sa di essere un miserabile?» Tremava ancora come un pulcino spaventato. L'agnello del lupo che ero io.

«Si» Almeno lo sapeva.

«Sa che potrei farle schizzare il cervello, premendo questo?» Gli mostrai davanti agli occhi impauriti, il grilletto che accarezzai.

Ancora un altro "Si" abbandonò afono le sue labbra screpolate.

« La sto risparmiando, Larson. Dovremmo far credere che lei sia morto, io rapirò sua figlia, la metterò al sicuro e metterò al sicuro lei. » Non potevo credere neanche io alle mie parole così sincere e di protezione, proprio io che non ero mai stato protetto da nessuno.

Lo sentii sussultare sorpreso, e voltarsi verso il mio volto rigido e serio.
« Pro...Proteggerci? Perché mai, signor Vlokov?» Già, perché mai, Vlokov.
Perché da piccolo avevo visto molte donne sbattute per strada, violentate, maltrattate, trattate come carne da macello.
E quegli occhi, quel volto dolce, quell'espressione che mi ricordò una ragazza che morì davanti ai miei occhi da bambino, erano il riscatto per lei e per fermare Myers.
Il suo secondo nome, che nessuno conosceva.

«La protegga la prego, é l'unica cosa che mi é rimasta.» Proseguì e lì capii che non me l'avrebbe mai ceduta ma avrebbe preferito morire.

«Ha la mia parola.» Perché la mia parola valeva. Non promettevo niente per non deludere, ma da allora Coraline divenne il mio destino, io il suo.

Ragazze scusate la mia assenza.
Non so se vi ricordate di Alex e la sua Coraline.
Ma finalmente sono tornata. ❤

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro