6. Nascere in carcere
Roma, 51 a.C, otto mesi dopo
Louis, in preda ai dolori del parto, si rotolava sul pavimento sporco della sua cella, senza che nessuno intervenisse ad aiutarlo.
Urlava con tutto il fiato che aveva in gola, ma le sue grida rimbombavano fra le mura di pietra della prigione in modo lugubre e sinistro.
Alla fine, quando era ormai allo stremo delle forze, la porta della sua cella venne aperta e comparvero due guardie con una donna anziana e dall'aria arcigna.
La vecchia si chinò su di lui e gli toccò la pancia in modo abbastanza professionale.
" Sta per nascere " bofonchiò in qualche modo in lingua gallica " resisti ancora un po'"
E Louis lo fece...
Dopo una mezz'ora di intensa sofferenza si sentì il pianto di un neonato e sul viso del padre si dipinse un sorriso di gioia.
La donna pulì lui e il bambino in qualche modo e poi disse:
" Tienilo per un istante se vuoi, poi lo porteremo via..."
" Dove?" osò chiedere Louis.
" Lo porteremo fuori Roma, in una fattoria dove vivono parecchi schiavi. Verrà allevato da loro e, se sopravviverà, finirà a lavorare nei campi " rispose brusca la donna.
Louis strinse a sè il suo bambino e osservò attentamente il suo piccolo viso, affinché rimanesse impresso nella sua mente.
Aveva i lineamenti delicati di Vercassivelauno e una piccola voglia rotonda sul braccio destro.
Lo baciò sulla fronte e lo cullò, ma la donna glielo strappò dalle braccia e uscì dalla cella, seguita dalle due guardie.
Louis si trascinò a fatica sul suo pagliericcio e si lasciò cadere sulle coperte sporche.
Aveva male in ogni parte del corpo, ma il dolore più grande che sentiva era nel suo cuore, lacerato per la disperazione di aver perso suo figlio per sempre.
Si passò una mano sulla sua barba lunga e si scostò dalla fronte i capelli incolti e sporchi.
Si girò su un fianco e chiuse gli occhi, per evitare di scoppiare a piangere.
Il suo bambino sarebbe dovuto nascere in una bella casa e avrebbe dovuto essere accolto con amore, invece quella povera creatura era venuta alla luce in carcere, già condannata a diventare uno schiavo.
Cercando di ignorare le fitte che ancora sentiva alla pancia, rivolse una preghiera agli dei e chiese loro di proteggere comunque il suo bambino e di fargli trovare delle persone che lo potessero amare almeno un po'.
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