22. Quod me nutruit, me destruit
Louis lo raggiunse, affranto. Harry gli fece sollevare gli occhi dal pavimento alzandogli il mento tra pollice ed indice:
-Stai bene?-
Louis annuì, tornando a guardare a terra. Il gallerista, che era ancora al suo fianco, si presento':
-Signor Styles, è un onore conoscerla. Sono Ed Sheeran, e sono un suo grande fan- disse, porgendogli la mano. Harry gliela strinse, accennando un sorriso:
-Piacere mio. Mi piacciono un sacco i suoi lavori-
-Wow, sono onorato- rispose il giovane artista, facendo sorridere Harry per il suo entusiasmo. Subito, però, il pianista si rivolse di nuovo a Louis:
-Ti senti meglio? Vuoi che torniamo a casa?-
-No, se vuoi restare va bene. Mi sentivo soffocare dalla folla...e dalla tua musica- rivelò il ragazzo, guardandolo finalmente negli occhi.
-Lei è davvero coinvolgente, al pianoforte- commentò Ed. Harry strinse con un braccio Louis a sé, brevemente, e poi seguì Niall e Ed al buffet tenendolo al suo fianco.
Le persone furono molto gentili con loro; espletati i doveri del galateo, tutti rispettarono la privacy del pianista, famoso per il suo riserbo. Quindi Louis ad un certo punto si trovò seduto in disparte accanto ad Harry, con un piatto di vol-au-vent, che lui personalmente detestava, in mano.
-Cosa ti era successo, realmente?- Gli chiese Harry. - E non mentirmi; lo capisco, quando menti-
-...Mi sono sentito sopraffatto- rivelò Louis.
-Da cosa?-
-Dalla situazione, da tutto l'insieme...e da te-
L'espressione addolorata di Harry gli fece male al cuore.
-Scusami...-
-Non hai niente per cui scusarti. Hai ragione- affermò il pianista, serio. -Ho fatto il passo più lungo della gamba. Sei ancora un ragazzino- concluse, alzandosi.
Louis si sentì morire, mentre le lacrime gli salivano agli occhi. Cercò di battere le ciglia per evitare di piangere, passandosi una mano sul viso. Appoggiò il piatto sulla sedia, alzandosi a sua volta ed attraversando la sala gremita di gente, cercando di non dare nell'occhio.
Vide Niall e si diresse verso di lui, cercando di mascherare i suoi sentimenti.
-Niall... potresti chiamare Liam? Credo che Harry voglia andarsene- gli disse, prendendolo in disparte.
-Certo. Ma lui dov'è? È tutto a posto?- Disse il manager, estraendo il cellulare dalla tasca.
Louis intercetto' lo sguardo attento di Ed, e distolse subito lo sguardo.
Il gallerista gli prese una mano, per salutarlo:
-Ringrazia tanto Harry per la sua presenza. E grazie anche a te, è stato un piacere conoscerti- gli disse gentilmente.
Poco dopo erano in macchina. Harry era silenzioso e distante; si era seduto accanto a Liam, davanti. Il viaggio di ritorno fu di un silenzio tombale. Appena l'auto entrò nel box, Harry scese senza salutare, e Louis rimase seduto immobile, dietro, sentendosi sempre peggio.
-Cos'è successo?- Gli chiese Liam, e Louis scoppiò a piangere.
-Ehi, calma. Calmati- lo blandi' Liam, scendendo dal posto di guida per aprire la portiera di Louis e farlo scendere. Louis si lasciò abbracciare, mentre le lacrime trattenute si riversavano come un fiume in piena.
-Avevi ragione, Liam. È tutto...troppo- rivelò tra i singhiozzi.
-Su, ora calmati. Devi trovare un equilibrio- commentò saggiamente Liam, dispiaciuto per lui.
-Gli ho detto che mi sono sentito sopraffatto... la musica che stava suonando era troppo intensa, la situazione, tutta quella pressione... sono andato in panico. E lui si è sentito ferito. Ma non l'ho fatto apposta!-
-Su, ora vedi di tranquillizzarti. Stai facendo tutto troppo velocemente. Prenditi i tuoi tempi- gli consigliò. Louis annuì, desiderando ardentemente di rifugiarsi nel suo appartamento.
Invece fece un bel respiro, andando verso la villa. Le chiavi erano dai Moreau, e non aveva nessuna intenzione di andare a disturbarli a notte fonda.
Non chiuse occhio, la porta comunicante chiusa. Poteva sentire Harry muoversi per la stanza. Si rannicchio' sotto alle coperte, desiderando che non fosse successo niente.
Liam si fece trovare all'ora in cui doveva andare a scuola per accompagnarlo.
-Non esiste che tu ti faccia la strada a piedi con quei tre in giro, Louis- affermò, e Louis accettò senza discutere. Si sentiva sopraffatto dalla tristezza, sentiva di aver offeso Harry in qualche modo.
La giornata filo' liscia, perché Louis evito' come la peste di rimanere isolato o di andare in bagno; all'uscita vide il Land Rover parcheggiato, con Liam a braccia conserte appoggiato al cofano, e suo malgrado sorrise. La guardia del corpo.
Si avvicinò e fece per ringraziarlo, ma l'espressione del suo viso lo fece trasecolare:
-Cosa succede?-
-Harry. È meglio che tu venga-
Con un groppo in gola, Louis ascoltò l'autista spiegargli brevemente la situazione.
-È partito per la tangente, Louis. Quello che è successo ieri sera l'ha turbato; ora, puoi sentirti come vuoi a riguardo, ma è anche responsabilità tua, e ci devi aiutare- affermò seriamente Liam.
-Mi dispiace un sacco-
-Anche a me. Voi due siete pericolosi, insieme-
Louis si avvicinò alla stanza in fondo al corridoio del secondo piano, intercettando il signor Moreau.
-Come sta?-
-Non è il caso che tu lo veda così, Louis. Ho chiamato sua madre e lo psichiatra; il medico sarà qui in mezz'ora. Torna giù-
-No, signor Moreau, devo vederlo. È colpa mia se è così- disse Louis.
-Colpa tua? Cosa hai fatto?-
-Alexander, lo lasci andare. Ieri sera Harry ha preso male una frase che ha detto Louis; magari può davvero calmarlo- intervenne Liam.
L'uomo li lascio' passare.
Quello che vide, fece male al cuore di Louis più di tutto quanto potesse mai aver visto in vita sua.
Harry era seduto a terra, pennarello alla mano, parlando tra sé e disegnando qualcosa su dei fogli. Tutto attorno, un caos di riviste e spartiti. Sembrava ci fosse stata una esplosione; il serpentone non esisteva più. C'era un disastro, ed al centro c'era lui, il suo Harry.
-Harry...- gemette, scavalcando riviste per raggiungerlo.
-No! Non calpestarli, Louis. Sono bellissimi- gli disse il pianista in tono perfettamente calmo. Louis sentì le lacrime prendere a scorrergli lungo le guance.
-Harry... come stai?- Chiese, mostrandogli le mani, fermo a due metri da lui.
-Perché piangi, Louis?- Rispose Harry, seguendo con lo sguardo qualcosa verso il soffitto.
-Posso...fammi venire da te- lo pregò Louis, devastato.
-Non è una buona idea, Louis- lo avvertì Liam dalla soglia.
-Ascolta Liam, Louis. Le mie note sono gelose. Le vedo diventare scure ed addensarsi attorno a te-
-Tu non mi faresti mai del male- affermò con voce rotta il ragazzo, avanzando lentamente mentre scostava coi piedi le riviste, cercando di non calpestarle.
-Louis! Dove sei?- Chiese Harry, l'angoscia nella voce. Louis lo raggiunse con un balzo e lo abbraccio', stringendolo.
-Sono qui, vicino a te-
-Louis, chiama il medico. Qualcosa non va- affermò Harry, con un lampo di consapevolezza nello sguardo. Louis annuì tra le lacrime:
-Sta già arrivando, amore mio, non preoccuparti-
Trad." Ciò che mi nutre, mi distrugge".
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