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12-E forse un addio?

I nostri sguardi si unirono in uno solo, mentre tutto intorno a noi prendeva letteralmente fuoco per via della tensione creata fra di noi.

Sylas e gli altri in tutto questo mi chiamavano incessantemente dalla riva, invitandomi a scappare con loro. Il capo branco era quello che urlava di più, dicendomi di non fare l'eroina.

Dal suo aspetto cadaverico intuì tutta la sua preoccupazione, facendomi sentire anche un po' in colpa per le mie parole di poco tempo fa, tuttavia oltre il senso di colpa non sentivo nient'altro per lui, nonostante il suo sguardo pieno di preoccupazione nei miei confronti non sentivo quel legame padre figlia. Come potevo non provare alcun tipo di sentimento? Mi sentivo un mostro. Forse tutto il tempo passato nelle forze armate avevano cancellato ogni traccia di umanità in me, tutti erano capaci di amare ad eccezione di me, che il solo pensiero mi terrorizzava a tal punto da maltrattare chi mi stava accanto.

Forse questo un residuo del trauma subito dal generale? Si credo di si, ma forse la vera risposta era insinuata più in profondità, la vita che ho trascorso mi ha trasformata in una macchina. Solo ora mi resi conto del plagio che mi causò, fece in modo che le mie emozioni rimanessero sepolte dentro di me, in modo tale da essere in arma perfetta nelle sue mani.

Per lui no ero altro che un esperimento a cui badare, anche se faceva male era la verità.

Dopo questa osservazione cosi evidentemente dovetti trattenermi dal piangere davanti a lui, non volevo dargli questa soddisfazioni, non perché tentassi ancora di emularlo, bensì perché farlo significava fargli capire che nonostante tutto quello che mi ha fatto, lui era ancora l'unico a farmi provare dei sentimenti profondi.

Questo mi fece porre una domanda, perché con Garenth si e Sylas no? Perché non riuscivo ad odiarlo nonostante tutto? In questo momento riuscì a capire le parole di Sylas, egli è discente di venire sempre al secondo posto, quindi non c'era da biasimarlo se aveva paura che tornassi da lui a braccia aperte, ma non era come pensava lui.

Sì, è anche vero che non si possono cancellare tali emozioni durati anni, così dall'oggi al domani, ma la profonda delusione che mi aveva lasciato nel cuore era più forte di quest'ultimi.

Guardai il mio ex generale con risolutezza, perforandolo con i miei occhi azzurri, notando una strana luce nei suoi occhi. Conoscevo quel luccichio, era lo stesso sguardo che mi rivolgeva quando non ci vedevamo per mesi per via di missioni differenti.

Questa volta però non si sarebbe concluso il nostro incontro come al solito, non mi sarei gettata fra le sue braccia in modo tale che potesse farmi roteare come quand'ero bambina, pertanto gli chiesi del perché fosse venuto qui, ormai palese che era da solo, altrimenti i soldati ci avrebbero già attaccati.

Egli mi guardò per qualche minuto senza proferir parola, per poi alzare le mani al cielo, facendomi capire che non voleva farmi niente di male, per poi rispondermi con tono quasi affettivo:

<<Sono qui da solo per farti una proposta ranocchietta!>>

Quel nomignolo che un tempo mi piaceva da morire, ora mi causò soltanto fastidio è sfregando i denti fra loro per il nervoso, sottolineai il fatto che non ero più la sua ranocchietta dal giorno stesso che mi pugnalò allo stomaco, lo stesso giorno che ha rivelato l'ipocrisia dei suoi falsi ideali.

Rieen ormai spazientito perché stavo ignorando tutti i suoi richiami per scappare via da lì, mutò nuovamente il suo aspetto in quello di un umano è incurante che fosse nudo si fece avanti per portarmi via da lì, per farmi scappare, ma appena la sua mano tocco il mio braccio Garenth si innervosì di scatto, puntando contro di lui la sua amata quarantaquattro Magnum, per poi urlare in un impeto di rabbia:

<<TIENI GIÙ LE QUELLE LURIDE MANI DALLA MIA FIGLIOLA SCHIFOSO PESCE!>>

In quel momento ci fu l'intervento dell'unica persona che non mi sarei mai aspettata, Sylas per la prima volta prese sembianze umane e vederlo lì, che emergeva dall'acqua con quella forma mi fece quasi ammutolire dal terrore, non solo per il suo sguardo ormai furente per via delle parole del mio ex generale, ma anche perché era spaventosamente alto. In forma umana raggiungeva quasi un metro e novanta sei d'altezza, per non parlare della massa muscolare davvero impressionante.

Egli si avvicinò spaventosamente a Garenth e con uno scatto talmente veloce che persino lui ma riuscì a prevenire, Sylas gli tolse la pistola dalle mani, per poi gettarla lontano da lui ed urlargli a sua volta con una vena enorme che pulsava sul suo collo:

<<LEI È MIA FIGLIA CAZZO>>

Garenth nonostante l'aspetto minaccioso di Sylas non mosse un muscolo, limitandosi a rispondere al Tritone che, anche se gli dava fastidio sentirlo, io ero anche sua figlia, per poi dare il colpo di grazia al capo branco, colpendolo su l'unico punto in cui poteva fargli realmente male è di conseguenza sventare la minaccia nei suoi confronti:

<<Anche se provassi a prendere il mio posto, sappi che non ci riuscirai mai, Emily non amerà nessun'altro come ha amato me!>>

Gli occhi furenti di Sylas fecero posso alla tristezza, per poi guardarmi, capendo dal mio sguardo che diceva il vero, capì che nonostante tutti i suoi sforzi, l'avrei messo sempre al secondo posto.

Nel frangente Rieen alle mie spalle mi parlava a macchinetta, dicendomi di rispondere al mio ex generale che non era come diceva lui, che anche se all'inizio era faticoso, ora iniziavo a provare sentimenti d'affetto verso Sylas, ma dopo qualche secondo, notando il mio mutismo intuì anch'egli che Garenth diceva il vero.

Già prima che il generale venisse ero in una brutta situazione, in quanto stavo per intraprendere una litigata furiosa con Rieen, ora però si stava mettendo ancora peggio, facendomi immediatamente capire il reale motivo per cui veni, egli aveva paura di me, di ciò che sapevo fare o di cosa avrei potuto scoprire, per questo cercava di seminare discordia nel gruppo.

Per confermare questa mia teoria spiazzai tutti con una risposta che non c'entrava niente con la conversazione attuale, chiedendo al mio ex generale del vero motivo perché era venuto fin qui! Egli, fissandomi con un sorrisetto malinconico, rattristato dalla mia diffidenza mi rispose:

<<Ti farò la stessa proposta che ho fatto ad Edward, ti farò passare per morta questo stesso giorno, esattamente su questa spiaggia e tu rimarrai fuori dalle indagini, godendoti la vita. Se farai come ti dico, tutto ciò finirà e non sarai più una ricercata>>

Sylas, Ryper e gli altri mi pregarono di accettare la proposta, tutti ad eccezione di Rieen ed Edward, il quale sapendo benissimo che non mi sarei mai tirata indietro, non era da me agire da codarda, anche se erano palesemente d'accordo sulla proposta di Garenth.

Quello che non capivano erano le conseguenze di questa scelta sconsiderata, non c'era in gioco solo la mia salvezza, ma anche quella di tutti gli esseri umani innocenti, di tutti quei tritoni e sirene che nei mari stavano morendo di fame, per non parlare della fauna marina ormai sull'orlo dell'estinzione. Non potevo vivere tranquillamente sapendo ciò, impossibile, per questo rifiutai immediatamente la sua proposta, causando parecchio scalpore nei presenti.

Cercavano di farmi cambiare idea in tutti i modi, pertanto ormai stufa delle loro lamentele lì azzittì una volta per tutte con un occhiataccia, per poi rivolgere nuovamente l'attenzione al generale, facendogli l'unica domanda sensata:

<<Perché hai così paura che vado avanti? Non credo proprio che sia soltanto per la mia incolumità, io credo che ciò derivi maggiormente dal fatto che mi hai addestrata personalmente, sai benissimo che quando mi ci metto raggiungo sempre il mio obiettivo>> feci un altra pausa, per poi rispondergli esattamente come feci quella volta che mi ordinò di abbandonare tutti i miei compagni che stavano morendo sul campo di battaglia:

<<Non rimarrò ferma, zitta ed in silenzio quando degl'innocenti muoiono>>

Garenth mi fissò tristemente, stava quasi per andarsene quando metà strada si fermò improvvisamente, voltandosi verso di me, dicendomi delle strane parole, come se volesse in qualche modo avvertirmi senza farlo sapere a nessun altro:

<<Guardati bene di chi puoi fidarti realmente, alcune volte la brama di potere supera il buon senso>>

Di che stava parlando? Perché doveva darmi un avvertimento simile? Se non lo conoscessi direi che mi sta dando un indizio, ma sarà mai possibile? Infondo è proprio lui il traditore. Si riferiva forse ad Izumi? In fondo lui è l'unico a sapere la mia ubicazione precisa, ma no,  lui non mi tradirebbe mai, tuttavia vi erano anche altri tre soldati, però loro non avevano proprio modo di rintracciarmi. Ero certa di questo perché Izumi aveva manomesso i droni di sorveglianza per coprirmi, anche se in passato era già capito che sbagliasse, no dovevo avere fiducia in lui, soprattutto dopo tutto quello che ha fatto per me!

Non potevo passare subito a conclusioni affrettate, mettiamo caso che Izumi fosse realmente un traditore, se così fosse non avrebbe passato un anno intero a sostituirmi alla base di Osaka, aspettando pazientemente che io mi riprendessi la missione, non mi avrebbe aiutato come ha fatto. In più occasioni mi aiutò a non farmi trovare dei miei aguzzini, ma come poteva accertarmi che lui non era un traditore? Ora le persone da esaminare non erano più tre, ma bensì quattro.

Esplosi le mie perplessità anche hai presenti ed il primo a parlare fu Rieen, il quale mi disse con assoluta fermezza che dovevo smetterla di dubitare di tutti coloro che mi giravano intorno, dovevo smetterla di vedere nemici dove non vi erano, ma soprattutto che dovevo riconoscere chi realmente mi voleva bene e chi no. Quest'ultima frecciatina nei confronti era rivolta al mio rapporto con il generale, ma davvero pensava che questo fosse il momento più adatto per litigare? 

Decisi di lasciar perdere per ascoltare anche altri pareri oltre al suo, anche perché non volevo litigare ulteriormente con lui.

Alla conversazione intervenì anche il piccolo Ryper, esclamando che, anche se all'inizio era diffidente nei suoi confronti, parlando con lui agli incontri quando stavo mentalmente fuori ha avuto l'opportunità di conoscerlo meglio, pertanto anche lui lo escludeva come sospettato, ritenendo impossibile un suo tradimento.

Insolitamente intervenì anche il capo branco e ancora un po' ferito, esclamò con tono accusatorio:

<<Come puoi pretendere lealtà? Sai da cosa deriva almeno? Te lo dico io, nasce dalla fiducia, per questo non saprai mai cos'è la vera lealtà se ti fidi solo di te stessa>> fece una breve pausa per poi aggiungere mentre si immergeva in acqua:<<Ora non ti fidi più neanche di Izumi, dopo tutto quello che ha fatto per te!>> e sparì fra le onde del mare lasciando dietro di se un silenzio tombale.

Dopo la sua uscita teatrale nessuno aveva il coraggio di guardarmi negli occhi, fatta eccezione di Rieen, fissandomi con rancore.

Credo che questa storia non sarebbe mai potuta finzione, forse volevamo soltanto forzare la mano, guardate Sylas, neanche lui si fidava di me. Arrivai alla conclusione che non mi capiranno mai, stavamo solo giocando alla famigliola felice, ciò però ingannava solo me, persino Rieen si ostinava a non capire, ma infondo non l'aveva mai fatto, tra noi due era un litigio continuo.

Forse dovevo fare come Edward, andarmene per la mia strada, da sola, perché ormai era chiaro che non potevano comprendere le mie emozioni e per quanto provassi a far funzionare la cosa neanche tra me e Rieen la storia poteva andare avanti, avevamo idee diverse, modi di pensare diversi, se proprio non riusciva a capire del perché facevo così fatica a instaurare un rapporto con Sylas, allora voleva dire che non eravamo a così uniti come pensavo.

A discapito di ciò che si aspettavano gli altri non ci fu una lite furiosa fra di noi, anche se ormai se lo aspettavano tutti, si capiva chiaramente dai loro sguardi, tuttavia rimasero più sorpresi nel sentirmi sbuffare sconsolata.

Ignorai Rieen e gli altri dirigendomi senza proferir parola al luogo dell'incontro prestabilito con Izumi, avevo un piano da mettere in atto ed avevo perso pure troppo tempo, purtroppo dovetti cambiare i piani all'ultimo minuto visto le cose che erano successe, spero solo che vada tutto secondo i piani.

Non sapevo più di chi fidarmi, ai miei occhi tutti si stanno dimostrando non degni di fiducia,il peggio, quello che mi faceva stare più male era che nessuno mi capiva, anzi, mi condannavano per questo.

Rieen vedendo che non reagivo come al solito sì allarmò, sapendo che se ora me ne andavo non avrei fatto più ritorno né da lui né dagli altri, ma fu tutto inutile. Non mi voltai, non dissi nulla, neanche per dir loro addio, avevo una missione molto importante da compiere, pertanto se non erano disposti a capirmi mi erano soltanto di impiccio.

Stavo quasi per sparire all'orizzonte, quando il piccolo Ryper correndo verso di me con le sue gambe traballanti mi fermò, prima che me ne potessi andare. Mi afferrò per un braccio per poi dirmi con gli occhi pieni di lacrime:

<<Tornerai non e vero? Dimmi di si! So che lo farai perché mi hai promesso che mi avresti addestrato personalmente, so che mantieni sempre le tue promesse per questo tornerai, non è vero?>>

Scostai gentilmente la mano di Ryper dal mio braccio, per poi guardarlo con occhi pieni di dolore:

<<Non ti conviene essere come me, non ne vale la pena>>

E detto ciò che pensavo proseguì per la mia strada mentre il piccoletto con tono disperato chiamava il fratello, pregandolo di fermarmi, ma neanche Rieen si decideva ad intervenire, troppo orgoglioso e ferito per poter chiudere un occhio ancora una volta, così mi lasciò andare, avendo ormai capito che non avrei fatto più ritorno.

**********
*Dal punto di vista di Izumi*

Ero arrivato già da un po' sul luogo dell'incontro prestabilito, solo che lei non c'era. Strano, non è da lei fare ritardo.

Tuttavia io feci il mio dovere, portai tutto quello che mi aveva chiesto, allora prestabilita senza ritardi, posando gli indumenti puliti ed il suo inseparabile fucile d'assalto, sì quello modificato per sparare più velocemente anche sott'acqua, nella casa abbandonata. Sicuramente avrà avuto un imprevisto, dovevamo solo pazientare.

I minuti passarono ed io iniziavo seriamente a preoccuparmi, e se gli fosse successo qualcosa? Avrà avuto un contrattempo con Rieen?

Nell'attesa cercai di tenere occupati i tre soldati, convinti di essere venuti fin qui per una missione affidatogli dalla stessa Emily, spero solo che arrivi presto, perché di questo passo si sarebbero insospettiti, qui non vi era niente che potesse ricondurre a qualche inizio sulla scarsità di pesce, perché non ci avrebbero messo molto a capirlo pure loro.

Dopo un ora di ritardo Adrian, Sebastian e Richard stavano già per andarmene, nonostante tutti i miei tentavi di farli rimanere qui, quando improvvisamente un colpo di fucile mi prese il piede, facendo allarmare anche gli altri, il quale mi furono immediatamente accanto per sostenermi mentre urlavo di dolore.

<<dev'esserci un cecchino, al riparo!>> disse Richard allarmato, ma la sua teoria fu subito smentita da Sebastian, il quale lo corresse immediatamente, nel frangente che ci nascondevamo dietro un palazzo semidistrutto:

<<No, non hai sentito il rumore che ha fatto? È chiaramente un fucile d'assalto>>

Io ero troppo dolorante per seguire il loro discorso, l'unico mio pensiero in questo momento era Emily, se lei fosse qui avrebbe trovato l'aggressore immediatamente, uccidendolo di conseguenza. Ma lei non era qui e se gli avevano fatto del male? Se la stessa persona che mi aveva sparato l'aveva ferita? Ciò spiegherebbe il suo ritardo.

Purtroppo non ebbi il tempo di pensare a nient'altro, perché una pioggia di proiettili iniziò a cadere su di noi ed il muro semi distrutto non era più un buon riparo.

Sebastien sapendo che ero ferito mi prese in braccio con una forza disumana, neanche fossi una bambola di pezza, per poi nascondermi in un edificio abbandonato lì vicino. Purtroppo se non potevo camminare non potevo essere d'aiuto, gli avrei solo intralciati.

Successivamente i tre soldati estrassero anche i loro fucili, alla ricerca del nemico in agguato, ma niente, il maledetto era nascosto bene. Dopo alcuni minuti, sempre alla ricerca di questo individuo, iniziammo a pensare che i proiettili fossero infiniti.

Tuttavia questa furia non mi era del tutto estranea, ma nonostante i miei sforzi, proprio non riuscivo a ricordare dove li avevo già sentiti. Chiusi gli occhi, cercando di far riaffiorare i ricordi in mezzo a quel caos. Tuttavia l'unica cosa che mi venne in mente era Emily, quand'era arrabbiata sparava proprio in questo modo, quasi alla cieca, soltanto con il puro scopo di sfogarsi.

Ma è impossibile che sia lei, non mi avrebbe mai fatto del male, quindi inizialmente esclusi questa possibilità a priori, quando con mio grande stupore apparve fra le macerie, impugnando la sua arma ancora fumante per i colpi scaricati contro di noi.

Nonostante l'evidenza rifiutai la cosa, perché mai avrebbe aperto il fuoco contro di noi? Non aveva senso, eppure guardandola negli occhi ebbi l'impressione di non riconoscerla.

Si leggeva tanta rabbia dal suo sguardo, anzi sembrava quasi animalesca, quasi come gli occhi di Rieen quando lo incontrammo per la prima volta, quando attacco il generale Sasaki per via della fame. Che abbia perso il controllo? Possibile, ma conoscendola dubito che c'entri la sua nutrizione, non è tipo da perdere il controllo solo per il brontolio del suo stomaco.

Dev'essere successo qualcosa di veramente grave, perché quella ragazza che stava tentando di ucciderci non era la Emily che conoscevamo.

<<Pensavo foste amici, perché ti sta sparando? Posso capire che non si fidi di noi, ma di te!>> disse all'improvviso Adrian sorpreso dal comportamento di Emily, avendo capito ormai che ero dalla sua parte, per questo fu scioccato del suo gesto ed anch'io onestamente non me lo spiegavo.

E se avesse veramente perso il controllo? Sì, questa è l'unica spiegazione plausibile, pertanto fermai i soldati prima che potessero far del male alla mia amica, spiegando loro che hai tritoni e le sirene spesso capitava di perdere il controllo delle loro azioni, esclamando che, se è ridotta in questo modo doveva esserci per forza qualcosa sotto, qualcosa che l'avesse turbata a tal punto.

Loro mi guardarono dubbiosi, perché lei prima di essere una sirena è stata un ex soldato, addestrata a sopprimere le proprie emozioni, ormai chiaro il reale motivo per cui a gli S6 è vietato lasciarsi andare, per questa ragione non sembravano sicuri delle mie parole, tuttavia si fidarono ugualmente, essendo che il sottoscritto era più esperto in questo campo.

Chiesi hai tre di darmi il tempo di capire, di farla calmare, ordinando di non sparargli contro qualsiasi cosa accada.

Gli altri due mi guardarono scettici, l'unico a proferir parola fu Sebastian, dandomi dieci minuti di tempo massimo per farla tornare in sé, allo scadere del tempo gli avrebbe scaricato il caricatore contro.

Non era molto tempo però me lo sarei fatto bastare, avrei fatto di tutto pur di salvare la mia migliore amica, finendo così questa assurda situazione. Senza perdere altro tempo uscì zoppicando dal mio nascondiglio con le mani in alto, per farle capire che non le avrei fatto del male, tuttavia però appena incrociò il mio sguardo indurì il suo, per poi urlarmi addosso che ero un traditore, accusandomi di aver rovinato la sua felicità.

Da come parlava, sembrava avercela a morte con me ed il motivo del suo strano comportamento, era dovuto appunto ad una cosa che avevo fatto, ma non riuscivo proprio a capire cosa! Era così sconvolta, cosa avevo mai poter fatto? Nonostante i miei sforzi proprio non riuscivo a capire la ragione della sua rabbia, di spiegarmi cosa avevo fatto di così grave, da farla arrabbiare questo modo.

Lei  a quelle parole mi puntò nuovamente il fucile contro, ma questa volta non puntò sul piede, bensì sulla testa, intenta a farmi fuori per una ragione che ancora non mi spiegò.
Ma se avevo imparato una cosa da lei, era appunto di non abbassare mai la testa, specialmente se eri nel giusto e così feci, ciò bastò per salvarmi la vita, almeno per ora, perché lei sempre con un profondo odio nei miei confronti mi disse:

<<Hai mandato Garenth da me, l'hai condotto sulla spiaggia e tu sei l'unico a sapere dove trovarmi. Perché l'hai fatto? Per colpa tua non posso più tornare nel branco, per colpa tua non ho più una casa!>> fece una breve pausa per poi sussurrare trattenendo le lacrime:

<<Per colpa tua ho perso Rieen>>

Ora era tutto più chiaro, anche se mi aveva spiegato in maniera confusa capì il quadro della situazione,

Garenth l'aveva trovata, non so come però è capitato, ciò aveva portato sicuramente a delle discussioni con Rieen questa volta però più pesanti, fino al punto da dover lasciare il branco; Tuttavia si sbagliava, io non aveva fatto niente, non era colpa mia! Anche perché stetti tutto il tempo in missione con; Adrian, Sebastian e Richard, aspettando pazientemente il suo arrivo, per di più non l'avrei mai tradita, piuttosto avrei preferito la morte.

Ma non ebbi nemmeno il tempo di dire la mia che lo fece Sebastiana al posto mio, accompagnato dagli altri due che lo affiancarono posizionandosi davanti a me, per difendermi dalla sua furia:

<<Ti sbagli Emily, Izumi non può aver avvertito il generale perché è stato sempre in nostra compagnia e non ha mai usato il telefono né nessun altro dispositivo>>

Intervenne anche Adrian, il quale disse anche lui la sua, sempre rimanendo ben fermo davanti a me:

<<Come puoi sospettare di lui! Sta sacrificando tutto il nome della tua stessa causa, ha persino parlato con noi pur sapendo il rischio che correva e tu lo stai accusando ingiustamente senza nessuna prova?>>

Emily a quel punto abbassò il fusibile, ma il suo sguardo non cambiò, sembrava sempre arrabbiata e fuori di sé, difatti rispose con tutto l'odio che aveva in corpo:

<<Avete la più pallida idea di cosa significhi essere tradita da tutti? Persino il mio padre biologico ha osato dirmi che non so qual è la lealtà, io che ho sacrificato la mia intera vita, la mia infanzia, per una causa che poi si rivelò una menzogna, nonostante tutto ho continuato con la missione per il bene di tutti, ora mi ritrovo qui, da sola e accusata da chiunque>> puntò nuovamente il fucile contro di noi, per poi aggiungere in un sibilo: <<Izumi è l'unico a sapere come rintracciarmi, pertanto deve essere stato per forza lui>>

Non riuscivo proprio a capire che cosa le stava succedendo, non era da lei arrendersi così, ero sconvolto, non l'avevo mai vista in queste condizioni. Forse perdere definitivamente Rieen fu la goccia che fece traboccare il vaso, cancellando così l'unico barlume di lucidità che gli era rimasta. Per quanto potesse affermare di non amarlo, che era solo attrazione fisica era chiaro che provava amore per lui, che stava soffrendo dentro per la sua perdita; tuttavia ancora una volta non ebbi il tempo di parlare che qualcun altro mi precedente, questa volta però fu Richard ad intervenire che, capendo il suo dolore fece una pazzia, si avvicinò a lei, abbasso l'arma e con un tono comprensivo le disse:

<<Ti capiamo perfettamente, tutti noi lo facciamo, compreso il tuo amico Izumi. Sappiamo cosa stai provando, per il semplice fatto che non è stato semplice neanche per noi arrivare alla conclusione che la nostra vita è stata soltanto una menzogna, ma reagire in questo modo non fa bene né a te ne a chi ti vuole bene>>

Il sangue freddo di Richard mi colpì profondamente, perché nonostante gli stesse puntando ancora la pistola all'addome, si avvicinò ancora di più a lei e sempre con estrema cautela posò la mano sul suo fucile, per poi abbassare l'arma in tutto, sussurrandogli sempre con tono rassicurante:

<<Noi siamo qui per te, ti stiamo ascoltando e siamo pronti a sostenerti, ma se tu non ti fidi di noi non possiamo andare avanti senza di te. Se il generale è venuta fin lì senza ucciderti e perché ha paura di te, davvero non ci arrivi? Non hai capito che vuole metterti contro chi ti sostiene, perché non sapendo chi sono è spaventato a morte da ciò che sai fare?>>

Emily dopo le parole di Richard tirò un sospiro di sollievo, lasciandoci molto confusi sull'accaduto e senza proferir parola rinfoderò l'arma, si avvicinò a noi ancora in guardia per via dell'accaduto, sospettosi del suo repentino cambio di comportamento e dopo svariati minuti a guardarci posò la sua attenzione su di su di me, per poi scusarsi con tono rammaricato:

<<Mi dispiace, ma dopo gli ultimi avvenimenti non sapevo più di chi fidarmi, questo era l'unico modo per capire se eri stato tu a fare la spia o no, mi dispiace tanto Izumi!>>

Mi faceva talmente tanto male il piede che non aveva neanche le forze per arrabbiarmi, certe volte il suo carattere è talmente simile al generale, che la scambiavo veramente per sua figlia e non di Sylas; tuttavia non mi arrabbiai, avendo capito che la situazione con loro si era messa più male del previsto, talmente male che era rimasta da sola e questo l'aveva confusa a tal punto da non sapere più chi erano i suo amici e chi i nemici.

Onestamente parlando, al suo posto non so neanch'io come avrei raggiro, forse non sarei riuscito a rialzarmi come ha fatto lei, mantenendo un distacco fra emozioni e dovere. Io la capivo, anzi ammiravo la sua forza d'animo, ma gli altri tre non erano d'accordo con me; difatti la rimproverarono uno ad uno, esclamando che il suo comportamento è inammissibile, In quanto non è da lei sparare ad un innocente, ma prima che potessero aggiungere altro presi parola, prendendo le sue difese, spiazzando così tutti quanti:

<<Siete soldati non adolescenti, pertanto sapete benissimo che in quel momento non sapeva se io ero innocente o no. Per averne la certezza doveva mettere alla prova a tutti e quattro, solo così poteva capire di chi fidarsi veramente>>

Emily di risposta mi sorrise malinconica, scusarsi ancora una volta mimando la parola con le labbra, per poi aggiungere con tono deciso ed autoritario agli altri tre:

<<Avete passato la prova! Ora, dobbiamo solo pensare ad un piano per oltrepassare i posti di blocco>>

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