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1-Riprenditi

Ecco il primo capitolo del secondo volume, per rimediare alla mia assenza aggiornerò più spesso.

Buona lettura

*******

Ormai passò un anno da quella terribile notte, ma la sensazione di oppressione al cuore non voleva placarsi, vi era così tanto dolore da aver spezzato il mio spirito. Ormai, da quella maledetta sera non riuscì più a proferir parola, il tradimento subito da colui che amavo e mi fidavo fu una batosta troppo forte da sopportare. Ormai passavo tutto il tempo in un angolino della grotta, fissando le increspature della roccia, l'acqua che scendeva su di essa... Era come se anche lei piangesse insieme a me, percependo il mio dolore.

Più di una volta, sia Madaz, Ryper ed anche gli altri del branco provarono a risvegliarmi dal mio stato di trans, ed anche se mi dispiaceva dar loro tutta questa preoccupazione le parole mi morivano in gola, impedendomi di rispondere ad ognuno di loro.

Come previsto dopo un po’ si staccarono di parlare al vento, cercare di consolare una donna inconsolabile, tutti ad eccezione di pochi, infatti Rieen fu quello che mi diede più sostegno di tutti, l'unico che non si arrese mai con me.

Faceva di tutto per me, standomi a accanto sostenendomi silenziosamente, in modo tale che avessi il mio spazio ed il mio tempo per affrontare la cosa. Soprattutto teneva ben lontano Sylas, che tentava i tutti i modi di istaurare un legame con me. Ovviamente apprezzavo i suoi sforzi nei miei confronti, l'impegno che ci metteva ogni giorno, però anche se volevo dargli fiducia proprio non riuscivo a vederlo come un padre e come potevo fidarmi? Come potevo riporre nuovamente le mie speranze in uno sconosciuto? Se Garenth aveva fatto ciò che ha fatto, allora come potevo ricominciare. L'unico di cui potevo fidarmi era solo Rieen... Ed ovviamente anche del piccolo Ryper, loro non mi avevano mai mentito, a differenza di Sylas e Madaz che pur sapendo la verità mi avevano tenuto allo scuro di tutto.

Provavo sentimenti contrastanti verso l'uomo che si definiva mio padre, ero sia lieta dei suoi tentativi di comprendermi, ma al tempo stesso odiavo quel bugiardo.

Infondo non mi si poteva neanche biasimare, l'unico padre che io abbia mai avuto mi ha pugnalata e tradita, e qual'è stata la mia ricompensa? Esattamente, venni ripagata solo con l'inganno.

L'unico che riusciva a capirmi era Rieen, spiegando al padre ciò che provavo senza l'ausilio di parole, gli bastava guardarmi per capire cosa c'era nel mio cuore, infondo era pure normale, avevamo passato così tanto tempo insieme da conoscendomi come nessun'altro. Diceva sempre a quel cocciuto di Sylas di avere pazienza nei miei confronti, di aspettare, ma le sue parole non servivano a molto perché dopo un pò tornava immediatamente all'attacco.

Onestamente? Non penso che potrò mai fidarmi di loro, Madaz e Sylas mi hanno nascosto la verità, dunque dare fiducia ad un bugiardo per me era impensabile, perché se solo l'avessi scoperto un po' prima, ero certa che sarei riuscita a superare questa questione con più facilità, senza distruggermi dal dolore come ora, avrei avuto il tempo di metabolizzare la cosa e non ritrovarmela davanti come uno schiaffo in faccia.

In tutto questo, a peggiorare la mia sensazione di malessere, era aver saputo che Rieen era non che meno il mio fratellastro, AVEVO BACIATO IL MIO FRATELLASTRO CAVOLO! anche se all'epoca non ne ero a conoscenza, ora purtroppo si, e dovevo conviene con questa sensazione di attrazione nei suoi confronti. Cercavo con tutta me stessa di reprimere questo sentimento perché è sbagliato, disgustoso... purtroppo mi ero già affezionata a lui ed era troppo tardi per innalzare delle mura perché per lui, non vi era nulla di sbagliato e questo non rendeva semplici le cose fra di noi, lui voleva di più ed io invece dovevo rifiutarlo costantemente, ed ogni volta diventava sempre più difficile.

Usò persino suo zio come esempio, che si era accompagnato con sua sorella, sostenendo che per noi questa era la normalità, una cosa normale è per nulla riprovevole, non riusciva proprio a capire che per me invece non era così, non arrivava a capire che nonostante ora so di essere una sirena non avrei mai pensato ed agito come loro, io ero crescita come un essere umano, con i loro ideali era difficile per me accettare la cosa e mai l'avrei digerita. Fra di noi non ci sarà mai niente.

Rieen è davvero sorprendente, in certi versi è molto intuitivo ma quando si parla di noi fa il finto tonto, vedendo solo quello che voleva lui. Purtroppo non riuscivo a parlare, sennò gli avrei detto che mi rimaneva molto difficile portare ad uno stadio successivo la nostra relazione e non solo perché lo trovavo sbagliato, ma anche perché non ero pienamente convinta dei miei sentimenti per lui: mi piaceva? Lo amavo? Era semplice infatuazione dovuta a tutte le avventure che avevamo passato insieme? Non sapevo dare risposta a queste domande.

Così ogni volta che provava a baciarmi mi allontanavo.

Odiavo farlo soffrire, specialmente dopo tutto quello che fa per me però deve capire che i suoi sentimenti sono sbagliati, che non è amore, ma semplice infatuazione. Ma a conti fatti il problema che avevo con Rieen era un sassolino in confronto alla montagna che portavo nel cuore.

Un altro problema che non dava pace al mio povero cuore era appunto questa maledetta forma: la coda piena di scaglie, le mani palmate, le branchie ai lati del mio collo... Insomma tutto mi sembrava surreale, questa non ero io, non voglio essere così, rivoglio le mie gambe, sentivo che la forma di Sirena non mi appartenesse, ed era anche a tutti ormai.

A risvegliarmi dai miei pensieri fu nuovamente la voce di Rieen, il quale mi chiamava con insistenza per tentare di farmi parlare, ma come sempre fu tutto inutile, non riuscì neanche a farsi guardare negli occhi dalla sottoscritta. Ovviamente si era capito che non l'odiavo, però fare ciò significava accettare tutta questa storia il quale ancora ora speravo ardentemente si trattasse soltanto di un brutto incubo, è che da qui a breve mi sarei svegliata nel mio letto alla base di Osaka.

Rieen stava per fare un altro tentativo nei miei confronti, quando l'arrivo di Sylas lo interruppe bruscamente. Ovviamente come ogni volta ignorò il figlio, e rivolgendosi a me chiese con un tono di voce forzatamente giocoso:

<<Che ne dici se andiamo a fare una nuotata? Eh?>>

Niente, come sempre non mi voltai e non risposi, ma egli con più determinazione di prima provò nuovamente:

<<Dai ti insegno anche a cacciare in acqua, eh? Ti va?>>

Ancora una volta non risposi, scatenando così la sua ira, che lo portò ad urlare fuori di se dalla rabbia:

<<POSSIBILE CHE NON TU NON RIESCA PROPRIO AD ACCETTARE IL TRADIMENTO DI QUEL MOSTRO? SONO IO TUO PADRE, NON GARENTH>>

Non l'avesse mai detto, mi voltai verso di lui con la ferocia dipinta negli occhi, tant'è che Rieen avendo capito cosa sarebbe accaduto da li a breve tentò di mettere pace fra di noi, ma fu tutto inutile perché prima che potesse dire o fare qualsiasi cosa al riguardo, con uno scatto velocissimo ero già sopra il capobranco, colpendolo con forza sul volto fino a fargli uscire il sangue dal naso. Poi perché difendevo ancora quel traditore neanch'io lo sapevo, tuttavia non riuscì controllarmi sentivo una ferocia mai provata prima d'ora.

Sylas provò a difendersi, ma bastarono pochi attimi per far capire sia a lui, a me stessa ed anche agli altri che ero molto più forte di lui, difatti ogni qualvolta che provava a liberarsi, con un potente colpo di coda, creavo un onda d'urto talmente potente da stordirlo. Sapevo che usavano gli ultrasuoni come delfini e le balene, dunque il loro udito era molto sensibile, per questo l'onda d'urto lo stordiva così tanto, permettendomi così di sfogare tutta la mia ira su di lui.

Mi fermai solo quando vivi che la pozza centrale iniziò a riempirsi di sangue, facendomi capire, che forse era arrivato il momento di fermarmi, e tornando nel mio angolino tornando a fissare le increspature della roccia.

Rieen e Ryper mi guardarono con compassione, comprendendo la reale motivazione della mia ira improvvisa a differenza degli altri, che se ne stavano in silenzio a fissarmi ad occhi sgranati, terrorizzati dalla sottoscritta.

Questa volta tentò di farmi ragionare il piccolo Ryper, nonostante gli altri tentarono di fermarlo egli scostandoli bruscamente venne nella mia direzione, mi posò una mano sulla spalla e mi disse con un tono di voce pieno di comprensione:

<<Emily so benissimo cosa stai provando, ma non è da te lasciarti abbattere in questo modo. Potevamo capire i primi giorni ormai è passato un anno da quella sera devi rialzarti e combattere come hai sempre fatto>>.

Rieen essendo d'accordo con il fratello, proseguì il suo discorso posando anch'egli una mano sulla mia spalla:

<<Ryper ha pienamente ragione, non ricordi qual era il nostro obiettivo? Anche se hai scoperto il tradimento del tuo generale, che non sei mai stata umana… tu hai ancora il compito ed il dovere di salvare tutte le vite innocenti, ed ovviamente non mi riferisco solo a noi tritoni. Pensa a quanti umani continuano a morire per via di questa guerra, quanti di noi hanno perso i loro cari sempre per la stessa ragione, non sarai più un soldato dell'élite, tuttavia puoi puoi sempre combattere per i diritti in cui hai sempre creduto>>

Rieen aveva ragione, potevo sempre combattere per portare la pace, ed ora che avevo tutte le informazioni o almeno una parte di esse potevo passare alla fase successiva del piano. Proprio come me vi erano altri tritoni all'interno della base di Osaka, ed anche altri che furono sparpagliati per il resto del mondo per combattevano sotto falsi ideali, plagiati dal governo solo esclusivamente per i loro schifosi interessi. Anche loro avevano il diritto di scoprire la verità, per quanto dura ed assurda sia.

Ma per farlo sarei dovuta tornare in superficie e ciò è impossibile, infatti da quella volta alla base di Osaka gli enti governativi per non coprirsi di scandalo con i media dettero false notizie, non potevano dire la verità altrimenti si sarebbe scoperto io loro complotto, così si sono limitati a descrivermi come una pazza omicida se non terrorista, che aveva assassinato molti suoi compagni in preda ad una pazzia mentale.

Ed anche se ciò non era vero perché mi ero limitata esclusivamente a stordirli, i cittadini così come molti altri militari credettero appunto a queste menzogne, solo Izumi, e gli altri membri della sezione A6 che in passato avevo addestrato credettero alla mia innocenza, e so tutto questo grazie a Rieen, che per amore mio andò ad incontrare il mio amico per aggiornarlo sulle ultime novità.

Ma anche se alcuni erano della mia parte, eravamo comunque in pochi è contro il governo potevamo fare ben poco, sia i militari che il popolo sono contro di me, ma come potevo portare l'opinione comune a mio favore? Questa era una bella domanda, neanch'io possedevo momentaneamente una soluzione, ed ero troppo distrutta emotivamente per elaborare un piano complesso.

Per prima cosa, prima di pensare a ciò dovevo procedere per gradi, tentando almeno do proferir parola, dovevo farlo per Rieen e Ryper, ma il mio tentativo fu vano, emettendo suoni simili a balbetti comunque sia, nonostante il mio fallimento i due mi sorriso gentilmente, apprezzando il mio sforzo. Sostenevo che con il tempo avrei ripreso la mia tempra di sempre, tuttavia io non ne ero così sicura come loro, pur sapendo di dover superare questa storia, sapendo di non poter rimane in questo stato.... Ma allora perché era così difficile andare avanti? Nonostante la consapevolezza, perché non trovavo più la forza? Come potevo reagire?

Prima Ero un soldato imperturbabile, capacissima di affrontare qualsiasi situazione senza battere ciglio, ora però non ero più in grado di farlo, la verità, il tradimento di Garenth, mi avevano distrutta come persona, ma soprattutto come soldato.

Ben presto capì l'unica verità sulla mia forza d'animo, ciò che facevo, del perché ero tanto determinata nel voler mostrare di essere la migliore era solo ed esclusivamente per il generale Garenth, il desiderio di emularlo mi aveva accecato.

Non avrei mai sospettato di lui, mi fidavo ciecamente, eppure Rieen se ne accorse anche prima di me, in qualche modo vide ciò che non riuscivo a vedere. Ricordo benissimo quel giorno che venne con me alla base di Osaka, disse esplicitamente che il generale si comportava in modo strano, dubitando giustamente di lui, se solo gli avessi dato retta, ritenendolo un uomo da alti valori morali. Ma ora sapevo la verità, non era altro che un bugiardo, un traditore, un doppiogiochista, meschino a tal punto da sacrificare non solo tante vite umane, ma arrivò persino a fare il lavaggio del cervello a poveri bambini come me, quelli nell'elite.

Eppure nonostante il buio che sentivo una domanda mi venne spontanea, mi andava veramente così? In tutta la mia vita non mi sono mai arresa, né tantomeno voglio iniziare ora, non so ancora come, però devo portare via da lì i miei compagni, dir loro la verità sulle loro vere origini, il complotto del governo... Ma prima di ciò dovevo scoprire che fine avevano fatto i pesci, perché i mari erano vuoti... Non era normale, anzi sembrava quasi impossibile eppure l'avevano fatto. Prima di tutto dovevo scoprire la verità, ma come?

Prima di tutto dovevo pensare ad un piano per portare il popolo contro il governo militare, solo così la rivolta avrebbe avuto qualche possibilità, però avrei fatto tutto ciò che il mio possesso per raccogliere altre informazioni, in modo tale da mettere in ginocchio il governo militare.

Almeno questo dovevo farlo...

*******

*dal punto di vista di Ryper*

*********

Stavo lì, fermo a guardare quella che una volta era la ragazza più temeraria e forte che si sia mai incontrata, ormai ridotta ad un guscio vuoto. Nonostante le nostre parole se ne stava sempre lì, ferma a fissare la parete con uno sguardo assente.

Mi veniva una rabbia a vederla in questo stato, proprio non c'è la facevo a starmene inerme mentre soffriva per colpa delle menzogne di Garenth.

Poi improvvisamente ebbi un idea folle, talmente assurda che forse gli avrebbe ridato la grinta di un tempo, si, non avrebbe placato il suo dolore ma forse poteva spronarla, pertanto dissi a Rieen di rimanere con Emily, dicendogli brevemente che avevo un piano, ma per metterlo in atto dovevo andare all'incontro con Izumi al posto suo, inizialmente mio fratello sembrava titubante tuttavia per amor di Emily accettò, essendo anch'egli a corto di idee, in più Rieen era l'unico che riusciva a tener testa a nostro padre.

In fine raggiungemmo un compromesso, potevo andare all'incontro solamente se portavo con me Belnarn per la mia sicurezza, ed anche se l'idea non mi piaceva affatto questo era l'unico modo per andare al suo posto, così a mio malgrado acconsentì, così dopo aver raggiunto un accordo io è l'amico di Rieen ci mettemmo in viaggio verso la spiaggia di Tarui, essendo la più adatta  per effettuare questi incontri segreti, di solito Izumi ci aspettava all'interno di una piccola rientranza rocciosa ben nascosta da occhi indiscreti.

Durante il tragitto Belnarn mi scrutava con uno strano sguardo, mi esaminava con attenzione, come se in qualche modo avesse percepito le mie intenzioni, difatti dopo alcuni minuti a fissarmi, mi chiese con tono sospettoso:

<<Ryper cosa stai tramando? Quello sguardo non promette nulla di buono>>

Cercai di fare il finto tonto, rispondendogli che volevo solamente dare una mano, ma non sembrò molto convinto dalla mia risposta, facendomi così prendere così dal panico. Le mie intenzioni non erano poi così peccaminose; tuttavia se gli dicevo la mia pazza idea per far riprendere Emily, con per certo mi avrebbe fermato, costringendomi a tornare in dietro con la forza. Ero ben cosciente che cio che volevo fare era assurdo, però era l'unico modo per farla tornare come quella di un tempo, aveva bisogno di un obbiettivo, una missione per riportare alla luce i suoi ideali.

Belnarn continuò ad insistere per sapere cosa mi frullava in mente, provai nuovamente a fare il vago giustificando il mio strano comportamento con la paura di incontrare Izumi, ma egli non ci cascò, si piazzò di scatto davanti a me e sborrandomi la strada, mi chiese nuovamente con tono autoritario questa volta:

<<Ryper non te lo chiederò un'altra volta con gentilezza, dimmi immediatamente che cosa hai intenzione di fare>>

Guardai Belnarn con rassegnazione e sbuffando sonoramente iniziai con la mia spiegazione:

<<Vedi, Emily ha sempre cercato di emulare il generale Garenth, lei lo rispettava sia come padre, che come modello di moralità. Ma dal momento stesso che ha scoperto che non solo non ha alcun senso di giustizia verso il prossimo, ma per tutto questo tempo l'ha considerata solo un esperimento e non come una figlia, per lei è come se gli fosse crollato un mito>>

Belnarn mi interruppe bruscamente dicendomi che queste cose le sapeva già da un anno, non gli serviva il riassunto, pertanto mi incitò a non perdere tempo è di andare dritto al dunque senza perdermi in spiegazioni superflue, alche emettendo un sospiro di sconsolato, dissi senza troppi giri di parole:

<<Ho pensavo che affrontare nuovamente quell'uomo, ovviamente in un posto protetto e sicuro dove non le può fare del male, potrebbe aiutarla a riprendersi>>

Belnarn alla mia spiegazione mi guardò come se fossi pazzo, per poi dirmelo anche a parole, sostenendo che ciò cui avevo in mente di fare sarebbe stata solamente la fine di Emily, essendo il colpo di grazia che l'avrebbe portata alla pazzia totale, per non parlare degli effetti che ciò avrebbe avuto su mio fratello essendo morbosamente attaccato a lei.

Belnarn detto ciò mi afferrò per un braccio, intento a riportarmi alla pozza centrale, ma se volevo realmente aiutarla dovevo essere forte ed impormi per una volta, alche staccandomi bruscamente da lui esposi la mia teoria, cercando di farglielo capire anche a lui:

<<E qui che ti sbagli, è vero che corriamo il rischio che ciò peggiori solo le cose, ma è altrettanto vero che conosco Emily, meglio di te per giunta, tanto da sapere con certezza che affrontare l'uomo che l'ha delusa è l'unico modo per poterla risvegliare>> feci una breve pausa, per poi proseguire gesticolando in preda al nervoso sotto il suo sguardo di disappunto:

<<Davvero non capisci? Soltanto l'idea di poter parlare con lui, anche in un immediato futuro potrebbe farla riprendere e soltanto uno scopo per far si che si rialzi, non dico che deve incontrarlo domani, ma dargli la possibilità di farlo un domani>> mi fermai nuovamente per ripensare ai bei ricordi fra me ed Emily, senza saperlo in passato avevo creato un legame indissolubile con la mia sorellastra, e ciò mi riportò a pensare al nostro primo incontro, continuando così il mio discorso, ma questa volta a cuore aperto, sperando che Belnarn capisca una buona volta che dovevo farlo:

<<Belnarn, io gli devo la mia vita cerca di capire, non sto dicendo che ciò le farà dimenticare il dolore ed il torto subito, ma voglio che vi ricordate che Emily, prima di essere una sirena e sempre stata ed è tutt'ora un soldato, lei non scappa dai problemi, lei ha bisogno di uno scopo per andare avanti è per adesso questo scopo si chiama Garenth>> guardai Belnarn negli occhi, per poi sussurrargli con il cuore in mano: <<Io glie lo devo Belnarn>>

Egli mi fece un mezzo sorriso, si guardò intorno per assicurarsi che non vi fosse nessuno e successivamente mi rispose con rassegnazione:

<<Anche se non la sopporto è di certo non lo accetterò mai nel branco, per Rieen quella inutile ragazza è molto importante, pertanto se posso fare qualcosa per il mio migliore amico puoi contare su di me>> fece una breve pausa per poi aggiungere con un filo di voce:
<<Spero solo il tuo piano non peggiori le cose>>

Onestamente speravo anch'io in un esito positivo, ma nonostante i rischi, questo era l'unico modo per riavere la nostra Emily.

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