23: Uccidere stimola l'appetito
“Puoi stare tranquillo Paul, io sono la tua ammiratrice numero uno.”
Stephen King (Misery)
A/N: questo capitolo è vergognasamente corto, potremmo considerarlo una coclusione dell'ultimo uscito. In compenso, se volete ingannare l'attesa del prossimo capitolo, potete fare un salto sulla raccolta Succubus Saga: Hidden Stories, dove posto racconti ispirati alla saga Succubus, soprattutto se siete curiosi di saperne di più su Blythe.
Buona lettura!
In pochi istanti Blythe fu dalla parte opposta del corridoio di libri, i suoi passi echeggiarono leggeri nella biblioteca finché raggiunse l’uscita, e tutto ciò che mi rimase era una sensazione di vuoto per aver interrotto la conversazione così bruscamente e un libro gotico che avevo già letto.
E, stando a quanto avevo detto a Joseph e Diantha, ero uscito con un fantomatico ragazzo – quando sarebbe dovuto durare il nostro appuntamento? Un’ora? Due ore?
Di certo non potevo tornare a casa adesso, altrimenti avrei destato sospetti.
Non mi rimaneva altro da fare che sedermi al tavolo della sala lettura e aspettare.
Sbucai dal labirinto di scaffali e mi trovai di fronte a Violet, seduta a una delle estremità del lungo tavolo, che mi dava la schiena. Trattenni il respiro e mi pietrificai, come per non destare dal sonno una bestia dormiente.
«La stai aiutando ad architettare il prossimo omicidio?».
Restare immobili e in silenzio è inutile quando si emanano vibrazioni di patetismo che tradiscono la propria presenza.
«Chi?».
«Babbo Natale», sbottò, e aprì la cerniera della borsa, appoggiata sul pavimento di nylon. «Chi, secondo te? Blythe Winter», scimmiottò il mio tono spaesato e prese a rovistare nella borsa.
«Oh, sì, a dire il vero sta progettando di ucciderti, quindi se fossi in te…», l’occhio mi cadde sulla mano che frugava nella borsa; mosse alla rifusa degli oggetti al suo interno, vi tirò fuori un’altra busta di liquirizia e chiuse la cerniera. «…Mi guarderei le spalle».
Era durato meno di un secondo, ma quando aveva estratto la busta avevo intravisto uno sbrilluccichio argenteo nel fondo della borsa e, visti i tempi che correvano, non mi ci volle molta fantasia per dedurre la natura di quel breve bagliore.
Aprì la busta e fece sparire mezzo bastoncino di liquirizia in un morso solo. Evidentemente uccidere persone innocenti stimolava l’appetito. «È più probabile che sia tu il prossimo, appena si stancherà di te vedrai che farai anche tu una visita all’obitorio».
Era una fortuna che Violet non mi ritenesse degno del suo sguardo, perché ero abbastanza certo di essere bianco come un fantasma – come Blythe. Se mi avesse guardato in faccia, avrebbe capito cosa avevo visto.
Una lama acuminata. Non quella di un coltello, no, quella era di un pugnale. Un pugnale che non prometteva nulla di buono.
Abbozzai un sorriso. Seppur ero fuori dal suo campo visivo, speravo che se avessi sorriso il mio tono di voce sarebbe risultato accondiscendente, come se non stessi scambiando un paio di battute taglienti con una serial killer. «Forse hai ragione. Forse farei meglio a starle alla larga».
Se c’era qualcosa che avevo imparato leggendo Misery di Stephen King, era che spesso gli assassini erano pazzi, e che per salvarsi la vita bisognava assecondare la loro follia fino all’ultimo.
Per sconfiggerli, invece, era necessario attendere con pazienza che abbassassero la guardia.
«Bravo, quattrocchi, tutto sommato non sei stupido come sembri».
Ciò che Stephen King non aveva considerato era che talvolta gli psicopatici possono essere insopportabili al punto di far crollare la maschera di remissività che si doveva portare per non fare una brutta fine.
«E forse dovresti starle alla larga anche te. Non sono un esperto di giurisprudenza, però sono abbastanza sicuro che stalkerare le persone sia un reato», sibilai a denti stretti nel silenzio della biblioteca.
Violet si girò verso di me, ma grazie a quell’improvviso scatto di rabbia il mio viso aveva riacquisito un po’ di colore, non lasciando trapelare ciò che sapevo.
«Di che cazzo stai parlando?».
«Lo sai benissimo, di te che segui Blythe ovunque lei vada. Se lo dicessi a Diantha passeresti dei guai molto seri, sai?».
Guidato dall’impulsività, avevo minacciato Violet Wollenstonecraft, bulla, stalker e serial killer di provincia. Probabilmente mi ero appena guadagnato il primo posto nella sua lista di Persone-Scomode-Da-Eliminare, ma ne era valsa la pena per assistere al suo viso divenire paonazzo. «Non… non la sto stalkerando, idiota».
«Ah, no? E cosa stai facendo, allora? Perché non mi risulta che ti abbia assunta come guardia del corpo».
I suoi occhi si chiusero in un paio di fessure. «Se non sparisci all’istante sarai tu ad aver bisogno di una guardia del corpo».
Ne avrei avuto bisogno in ogni caso, ma lo tenni per me. La situazione era abbastanza critica anche senza che continuassi a parlare a sproposito.
E avevo realizzato come avrei trascorso le prossime ore. Il mio pseudo appuntamento avrebbe compreso un inseguimento. Se Violet perseguitava Blythe, allora io avrei perseguitato Violet.
A/N: .... :-)
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