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15: Racconto dell'Orrore (Parte 1)

Anche il Diavolo spesso è tentato dal fare del bene contro la sua volontà.
William Peter Blatty, L'Esorcista

«Ma se i Winter fossero veramente colpevoli», disse Timothy, «in quanti potrebbero dire di essere sopravvissuti dopo essere stati a letto con ben due serial killer?»

Se l'obiettivo di Timothy era quello di suscitare grasse risate non ci riuscì, poiché attorno al fuoco calò un silenzio glaciale. «Forse è il caso di passare alle storie dell'orrore, che ne dite?», chiese Diantha, e annuimmo all'unisono. «Inizi tu, Ophelia?»

«Oddio, temevo che questo momento non sarebbe mai arrivato». Ophelia accese la lampadina del telefono e la puntò sotto il proprio mento, illuminando parzialmente il suo volto e lasciando alcuni lineamenti macchiati dall'ombra. «C'era una volta... be', non esattamente "una volta", era la primavera del 1692, l'anno del processo alle streghe di Salem».

«Che cos'è 'sto processo delle streghe, una manifestazione medievale femminista?», sghignazzò Timothy.

«Io lo ammazzo, giuro che lo ammazzo!». Violet fece per alzarsi, ma Florian la trattenne tenendola per il polso.

«Dai, V, rilassati», le disse, accompagnando le parole da un sorriso placido. Ma il suo tono di voce era tutt'altro che calmo, bensì accondiscendente, supplichevole. Come se si stesse rivolgendo ad una bestia incontrollabile. Come se Violet fosse veramente intenzionata a porre fine alla vita di Timothy. «Sta soltanto scherzando, non dice sul serio».

«Scherza un po' troppo per i miei gusti», sibilò Violet. Fece un respiro profondo e allora Florian le lasciò libero il polso. «I-il p-p-processo alle streghe di Salem è l'evento più lontano che ci sia da una manifestazione femminista», iniziò a spiegare, la voce le tremava dalla rabbia e gli occhi che sputavano fiamme, «consisteva in una massiccia serie di accuse e condanne mortali rivolte verso donne e uomini sospettati di praticare stregoneria e di essere servitori di Satana. Tutto nel nome del puritanesimo», sputò per terra, sprezzante. Dieci punti per Serpeverde.

«Mi sono addormentato appena hai aperto bocca, ma grazie comunque per la lezione di storia», disse Timothy in tono eccessivamente annoiato mentre lottava con l'accendino per accendere una sigaretta serrata tra le labbra.

Ophelia riprese la parola, prima che Violet cogliesse l'occasione di fare concorrenza al serial killer che stava seminando terrore ed isteria a Nessdoom e nei suoi dintorni. «Come stavo dicendo, ci troviamo nel villaggio di Salem agli inizi della caccia alle streghe. La maggior parte delle persone arrestate non erano veramente delle streghe, ma erano semplicemente affette da malattie mentali o avevano comportamenti che la Chiesa considerava... eretici».

«Quindi alcune delle persone arrestate erano davvero delle streghe?», chiesi perplesso.

«Esatto. Alcune persone, come Primrose Blake e sua sorella Senzanome, possedevano davvero il dono della magia. E, sì, per chi se lo stesse chiedendo, Primrose è la bis-bis-bis-altri-dieci-bis-nonna di me e Diantha», rivelò con una nota d'orgoglio. Le due sorelle si scambiarono uno sguardo complice.

«La sorella della vostra antenata si chiamava veramente... Senzanome?», chiese Joseph, confuso.

«No, non inizialmente perlomeno. A questo ci arriveremo più tardi, non voglio anticiparvi nulla», disse Ophelia, gli occhi brillanti d'emozione. «Presto le due sorelle attirarono l'attenzione delle autorità religiose dell'epoca. Non era raro vedere Primrose in giardino, sdraiata sull'erba mentre ascoltava i bisbigli dei suoi antenati o si esercitava a recitare litanie racchiuse nei grimori di famiglia e tramandate oralmente. D'altro canto Senzanome restava segregata in casa, lontano da tutto e tutti, per proteggere sé stessa e il figlio illegittimo che portava in grembo dai giudizi degli abitanti del villaggio di Salem e dalla violenza dell'autorità.

«Le voci iniziarono a correre: secondo gli abitanti di Salem, Primrose ricorreva a forze oscure per compiere malefici, e Senzanome portava nel ventre un figlio generato dall'incontro con un Incubo, un demone maschile che alimenta la propria essenza seducendo e giacendo con gli esseri umani, infettandogli l'anima e condannandola alla dannazione eterna».

Sussultai. Avevo letto un passo molto simile nel Martello delle Malefiche, che poneva l'attenzione su questi demoni della lussuria, la cui passione poteva risultare mortale e il cui seme avrebbe portato alla luce un nascituro incline ad assecondare forze diaboliche. La parte più spaventosa era che sia la madre che il bambino venivano condannati a morte a causa di questa credenza popolare.

«La polizia irruppe a casa loro, ma la madre di Primrose e Senzanome non avrebbe mai permesso che le sue amate figlie venissero portate via senza opporre resistenza; per questo venne massacrata davanti ai loro occhi.

«Primrose e Senzanome vennero arrestate e interrogate. Si dichiararono innocenti, ma non vennero credute; soltanto sotto tortura ammisero la propria colpevolezza. Primrose, distrutta sia nel corpo che nell'anima, ammise di essere una strega; Senzanome cedette alla tortura per far sì che il cuore di suo figlio continuasse a battere, e confessò di aver avuto un rapporto carnale con un Incubo.

«Ma il cuore del figlio di Senzanome non avrebbe continuato a battere ancora a lungo: troppo deboli ed inesperte per controllare la magia e usarla per difendersi, vennero imprigionate nella carcere di Boston, condannate a morire sul patibolo per soddisfare la sete di sangue dell'autorità e degli abitanti della Contea di Essex. Confessando, avevano solamente prolungato l'inevitabile di pochi giorni.

«Trascorsero i giorni e le notti seguenti in cella, piangendo la madre defunta, in preda alle ferite inferte dalle lame e dalle fiamme con cui erano state obbligate ad ammettere reati che non avevano commesso. A quel punto, la morte sembrava essere una liberazione.

«La notte della vigilia dell'esecuzione Senzanome, Primrose e gli altri prigionieri con cui condividevano lo stesso fato vennero svegliati dalle urla delle guardie carcerarie. Si narra che durarono soltanto pochi secondi, scanditi dal suono di ossa che venivano sbriciolate. Una Succuba le aveva ammagliate con la sua bellezza, e quando le guardie si erano accorte della natura demoniaca della donna era troppo tardi per reagire: la Succuba le fece a pezzi».

«Una Succuba è la controparte femminile dell'Incubo?», chiese Joseph.

Ophelia ed io annuimmo contemporaneamente. Inarcò le sopracciglia. «Qualcosa mi dice che hai letto un certo libro».

Scrollai le spalle. «Volevo essere preparato». E capire cosa passasse per la testa di Blythe, ma questo lo tenni per me.

«Quale libro?», volle sapere Violet.

«Fatti gli affari tuoi di Vacy Pri. È un manuale di self-help».

Violet sgranò gli occhi, nemmeno avessi detto che Twilight è un libro privo di cliché. Il suo viso si tinse di rosso, ma forse era un effetto ottico causato dalla luce emessa dal falò. In ogni caso, considerai la sua reazione una piccola vittoria personale.

Ophelia guardò interdetta prima l'uno poi l'altra, ma riprese a narrare la storia da dove Joseph l'aveva interrotta. «La Succuba attraversò il braccio delle celle, e si fermò quando raggiunse quella di Senzanome e Primrose, attirata dalla loro magia. Quest'ultima la supplicò di porre fine alla sua sofferenza, di concederle lo stesso trattamento riservato alle guardie. Qualsiasi cosa pur di lenire il dolore e di scampare all'impiccagione. Senzanome, invece, la pregò di liberare lei e gli altri prigionieri.

«La Succuba acconsentì, ma a una sola condizione: Senzanome, Primrose e le altre presunte streghe si sarebbero dovute unire a lei e mettere la loro magia al suo servizio.

«Primrose non avrebbe mai scelto di schierarsi dalla parte di una creatura infernale; invece Senzanome avrebbe pagato qualsiasi prezzo pur di continuare a vivere.

«La Succuba spezzò le sbarre della loro cella e offrì il suo sangue curativo alle due sorelle. Soltanto Senzanome lo accettò; Primrose, disgustata dall'aura oscura del demone, preferì lasciare che le ferite inferte continuassero a dilaniarle l'anima piuttosto che bere il sangue demoniaco.

«In seguito liberò gli altri prigionieri e offrì anche a loro il proprio sangue, ma nessuno di essi accettò, restii a fidarsi di un demone, nonostante i suoi modi gentili e la sua bellezza struggente.

«Tuttavia le loro vite erano in mano alla Succuba che li stava facendo evadere: la loro libertà sarebbe stata resa vana se non fossero scappati al più presto. Sarebbero stati considerati dei criminali e l'autorità li avrebbe dato la caccia. Non avevano scelta, dovevano fuggire il più lontano possibile.

«La Succuba li condusse di nascosto fuori dalla città, sfruttando le vie più buie e le strade più isolate. Senzanome si fidò immediatamente della Succuba, incantata dal suo fascino e attratta dalla stessa aura oscura che sua sorella tanto temeva e disprezzava, l'avrebbe seguita in capo al mondo; Primrose la seguì per non abbandonare la sorella nelle grinfie di quel demone senz'anima.

«La Succuba e i prigionieri marciarono per settimane verso nord, muovendosi esclusivamente di notte ed evitando le strade principali. Sopravvissero grazie al cibo che offriva loro la natura e all'acqua dei ruscelli. Ma non potevano continuare così per sempre.

«Stremati dal freddo e dalla fatica, si accamparono in una vasta pianura circondata da un mare di boschi che forniva animali da cacciare e legno per costruire delle abitazioni. Non potevano vivere come dei nomadi per il resto della loro vita, e quella pianura poteva diventare la loro casa, un posto dove ricominciare.

«Nonostante quella pianura rigogliosa sembrasse il Giardino dell'Eden, li rendeva troppo esposti. L'autorità li avrebbe rintracciati in fretta.

«La Succuba stava perdendo le sue forze, e se non si fosse nutrita sarebbe presto diventata nient'altro che un cumulo di polvere. Allora approfittò del pericolo che incombeva sul gruppo per stringere un patto con loro: avrebbe insegnato a Senzanome e Primrose a controllare gli elementi naturali per rendere la pianura un posto sicuro dalle atrocità che commetteva l'autorità, se uno di loro avesse giaciuto con lei, donandole l'energia che necessitava. Primrose preferiva morire piuttosto che unire il suo corpo con quello del demone. Senzanome accettò per il bene di sua sorella e degli altri latitanti... o forse perché bere il sangue della Succuba l'aveva resa la sua schiava, la sua pedina.

«Una volta che le due si congiunsero carnalmente, il demone riacquistò le proprie forze. Forze che aveva sottratto a Senzanome, ridotta in fin di vita. Nuovamente, fu il sangue della Succuba a salvarla e a strapparla dalle braccia della morte. E a plasmare la sua volontà come desiderava il demone.

«La Succuba insegnò alle due sorelle a far germogliare frutti dalla terra per sfamarsi; a far nascere il fuoco dal nulla per riscaldarsi; e a tramutare l'aria in acqua per dissetarsi.

«Primrose usò il potere acquisito con parsimonia, senza piegare le leggi della natura affinché la sua anima rimanesse pura ed intatta. Senzanome, invece, sotto consiglio e insegnamento della Succuba sperimentava i suoi nuovi poteri per capire quale fosse il loro il limite, fino a dove a si sarebbe potuta spingere.

«Fu questione di poco tempo prima che riuscì a trovare il punto di convergenza tra l'aria e l'acqua: la nebbia.

«Imparò a controllarla, renderla parte di sé. Fu pronta a fare il passo successivo. Bevve ancora sangue della Succuba, ma stavolta non per spirito di autoconservazione, ma per amplificare il proprio potere. Sacrificò una parte della sua anima per fare un incantesimo di occultamento: l'aria nell'immensa pianura e nei boschi circostanti si condensò, divenendo nebbia, la quale nascose quella pianura dall'autorità che li cercava e la rese inospitale per gli esploratori. Legò quell'incantesimo alla sua stessa vita: finché avesse respirato, la nebbia sarebbe restata onnipresente ed irremovibile. Così nacque Nessdoom».

«Grata per averla aiutata a proteggere il futuro nascituro e sua sorella, Senzanome si innamorò della Succuba.

«D'altro canto Primrose non condivideva la gratitudine nei confronti del demone, anzi, il suo cuore si riempì di rancore per avere spinto nella perdizione sua sorella e per averle fatto pagare un prezzo altissimo: la sua anima, la quale si consumava ogni volta che una goccia di sangue demoniaco fluiva dentro di lei e che praticava magie che sfidavano le leggi della natura, e la sua virtù, corrotta dalla passione che la travolgeva.

«Grazie alla nebbia che avvolgeva Nessdoom, i latitanti smisero di temere le forze che li cercavano ed ripresero a condurre una vita normale: costruirono le prime abitazioni, ararono i campi, si innamorarono. Ma un'ombra continuava ad aleggiare sulla spensieratezza degli abitanti di Nessdoom: la Succuba.

«Persino i latitanti accusati ingiustamente di praticare stregoneria percepivano qualcosa di oscuro in lei. La stessa oscurità amata segretamente da Senzanome e temuta da Primrose. Avevano avuto bisogno di lei per scappare e trovare un riparo, ma adesso erano al sicuro.

«Arrivò il giorno in cui Senzanome diede alla luce sua figlia, Rose Blake, in onore della madre brutalmente uccisa. Allora il fragile equilibrio su cui si ergeva Nessdoom si distrusse.

«Primrose pregò Senzanome in tutti i modi possibili di schierarsi al suo fianco per combattere e scacciare via la Succuba, ma rifiutò la sua ultima occasione per redimersi. L'influenza che aveva la Succuba su Senzanome era troppo forte, l'aveva resa incapace di distinguere il male dal bene e il suo sangue demoniaco le aveva fatto a brandelli l'anima.

«Non aveva altra scelta che ricorrere a uno degli incantesimi più letali che ci fossero nel grimorio di famiglia. Dato che Senzanome si era rifiutata di aiutarla, dovette invocare il potere dei loro antenati per avere la forza necessaria per compiere l'incantesimo.

«La Succuba era immortale e più forte di mille uomini: Roseprime non sarebbe mai riuscita ad uccidarla, ma poteva farla tornare nel luogo a cui appartaneva, l'Inferno.

«La terra si aprì in due, lasciando intravvedere una landa sommersa dalle fiamme, dall'oscurità e allo stesso tempo inaridita dal freddo; la Succuba non riuscì a resistere al dolce richiamo di Lucifero, proprio come Senzanome non aveva resistito alla tentazione in cui l'aveva indulta la Succuba, e venne risucchiata nel Regno Infernale. Ma poi successe l'impensabile, qualcosa che Primrose avrebbe dovuto prevedere.

«Senzanome non avrebbe mai abbandonato la Succuba, quindi si gettò in quella dimensione demoniaca nonostante le urla supplichevoli di sua sorella.

«Le forze degli antenati che possedevano Primrose la stavano abbandonando, e senza che potesse fare nulla per salvare sua sorella il varco per l'Inferno si richiuse, lasciando niente di meno che una striatura bruciata sul terreno.

«Primrose era a pezzi. Aveva perso sua sorella. Aveva perso sua madre. Ma ciò che più la feriva, era il tradimento della sorella, il sangue del suo sangue, che aveva preferito un demone al posto suo. Aveva preferito trascorrere l'eternità all'Inferno con un demone, piuttosto che una vita felice con lei. La vergogna la stava divorando viva. Cos'avrebbero raccontato di lei gli abitanti di Nessdoom? Sua sorella sarebbe stata ricordata come una traditrice?

«Allora rimase un'ultima cosa da fare: non poteva riportare indietro Senzanome, ma poteva... cancellarla.

«Nel grimorio c'era un incantesimo ancora più terribile di quello usato per aprire i cancelli infernali, più terribile e più antico. Talmente antico da non avere un nome.

«In lacrime recitò l'incantesimo, prima che il potere prestatole dagli antenati tornò alla fonte, e il momento dopo il nome di sua sorella e i ricordi che le persone avevano di lei vennero cancellati dalla memoria collettiva, eccetto da quella di Primrose. Nessuno più si ricordò di lei, e la reputazione di Primrose Blake fu salva.

«Ecco perché viene chiamata Senzanome», concluse rivolgendosi a Joseph, «perché non ha più un nome».

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