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La squadra che dichiarò guerra alle Tigri era famosa per la spietata giocata. Come dei grossi coccodrilli, che trascinavano e costringevano le loro prede sotto la loro enorme e sviluppata mandibola, travolgevano gli avversari con la mera forza bruta; non per nulla erano, un tempo, le prime in classifica.

L'asso, che portava il nome di Tsuyoi Hachūrui - una volta prima in classifica di potenza, sorpassata poi da Koi -, era la più spietata di tutte. Ragazza slanciata, dai capelli castani e lisci, con gli occhi del medesimo colore; labbra sottili e qualche lentiggine che ricopriva il viso della giovane.

Lei, in particolare, rilasciò delle forti parole durante l'intervista: «Lo so che mi stai guardando, Koi Katsuhiko. Come il tuo misero allenatore ha lanciato una sfida alle squadre più forti, io, al posto di una banale competizione, dichiaro guerra proprio a te», si fermò per ridere con espressione sinistra «sarà uno scontro tra noi due, gli assi, e tu verrai schiacciata sotto la mia grande potenza. Io stessa butterò giù il buon nome della vostra patetica squadra entro le partite di quest'anno, quindi vedete di non farvi eliminare; ma so che è inutile dirlo, quindi non vedo l'ora che quel giorno arrivi. Buona fortuna.» concluse, voltando le spalle alla telecamera e avviandosi verso gli spogliatoi.

Koi, che osservava lo schermo del televisore, insieme alle sue compagne preoccupate, non si fece scoraggiare, e accettò la sfida, sicura di sé.

Passò il tempo e quando iniziarono le partite - per l'accesso ai Nazionali - la squadra si ritrovò più in forma che mai, tra grandi vittorie. La favorita non ebbe alcun tipo di problema ad arrivare alle finali, che furono contro le stesse che dichiararono loro guerra.

Il giorno prima della partita la squadra fece un ritrovo, per parlare delle avversarie che, con superiorità, avevano giurato di farle cadere.

Formarono un cerchio e si sedettero a terra tutte insieme.

Aiko Nakajima, l'opposto della squadra, era piuttosto preoccupata per la partita che si sarebbe svolta il giorno seguente, e non esitò ad esporre le sue preoccupazioni. Si schiarì la voce e richiamò l'attenzione di tutte: «Ragazze, a essere onesta sono un po' preoccupata per la partita di domani» confessò.

Alcune cambiarono espressione, da calma e rilassata ad una più accigliata.

«A dire la verità non sono tranquilla nemmeno io» disse Kairi, seguita da Haruka «quella ragazza che ci ha dichiarato guerra, Hachūrui, non mi sembra per niente una brava persona, e pure la sua squadra non penso sia da meno».

Aiko diede ragione alle due «La penso anche io in questo modo. Secondo me hanno in mente qualcosa».

«Ma che state dicendo? Siamo ad una partita molto importante; non possono giocare sporco, verrebbero eliminate» rispose Hikari.

Le tre ragazze si guardarono a vicenda, preoccupate. Dal fondo campo, Shuyaku ascoltava la conversazione con la schiena appoggiata al muro, indeciso se intervenire o meno, ma prima che potesse prendere una decisione, Koi si alzò in piedi, quasi infastidita dalle loro parole.

«Ragazze, siete serie?» chiese al gruppo, «sono normalissime persone come noi e, come ha detto Hikari, è una partita ufficiale. Non possono fare niente se non giocare pulito; vi state preoccupando per niente». Vedendo le compagne non ancora convinte, sospirò, «Non c'è motivo di aver paura; al momento siamo noi le più forti» disse con tono di rimprovero «loro non sono minimamente come noi. Siamo una squadra e come tale dobbiamo esserlo sempre. Se una si trova in difficoltà, verrà inevitabilmente aiutata dalle altre; quindi basta con le lamentele, non è da noi» alzò la mano, chiusa in un pugno, verso l'alto «vinceremo!».

Tomoko, che la guardava seduta, a gambe incrociate, ridacchiò. Si alzò e poggiò una mano nella spalla di Koi, «Proprio così» chiuse l'altra mano in un pugno, come l'amica, e lo rivolse verso l'alto «se pensate di perdere e diventare deboli a causa di una banale dichiarazione di guerra, allora siete delle vere fifone. Come è stato detto, domani vinceremo!».

Hikari si alzò di colpo felice e mise la mano, rivolta con il palmo verso il basso, in centro del cerchio che avevano formato «Non ci faremo battere da delle arroganti».

Aiko, Kairi e Haruka si guardarono un'ultima volta, per poi convincersi e seguire il libero. «Vinciamo!» disse il capitano a gran voce, poggiando la mano sopra quella delle altre, seguita da Koi e l'intera squadra, che fece il loro personale e carico saluto.

Shuyaku le guardò da lontano, appagato per non essere intervenuto inutilmente.

°

Arrivò la tanto attesa partita, dove si sarebbe finalmente conosciuta la famosa potenza della squadra avversaria.

Durante il riscaldamento, dall'altra parte del campo, Tsuyoi chiamò a gran voce le avversarie, avvicinandosi alla rete, «Tigri, da questa parte!».

Le ragazze si girarono al richiamo, verso la sua direzione. Davanti a loro si presentava una ragazza molto sicura di sé, con le mani poggiate nei fianchi; uno sguardo ghignante, quasi diabolico, fece rabbrividire alcune di loro.

«Oggi sarà il giorno della vostra sconfitta. Siete pronte?» continuò.

Tomoko, che portava un carattere particolare, si alterò alla provocazione della ragazza lentigginosa, tanto che fu fermata da alcune compagne di squadra.

Mentre le altre cercavano di calmare il capitano, l'asso prese la situazione in mano e si avvicinò alla rete, seria, davanti a Tsuyoi. Rimasero in silenzio per qualche secondo, guardandosi intensamente negli occhi, poi Koi sorrise sfacciatamente e allungò la mano sotto la rete, «Non vedo l'ora» rispose.

«Caspita, ne hai di fegato» disse Tsuyoi, evidentemente adirata, stringendo la mano all'avversaria.

Lasciarono la stretta di mano e si voltarono all'unisono, dandosi le spalle ed allontanandosi, non aggiungendo altro.

Il riscaldamento fu carico di tensione; le due avversarie si scrutavano in continuazione, osservando l'una i movimenti dell'altra. In particolare Tsuyoi, mentre la guardava riscaldarsi, diventava sempre più furiosa, tanto che, una sua compagna si avvicinò a lei preoccupata, chiedendole se andasse tutto bene.

«Voglio solamente far sparire quel suo sorriso da sciocca» rispose senza giri di parole, stringendo i pugni.

A inizio partita, le squadre si metterono in fila, rispettivamente nel loro campo, e vennero presentate dall'annunciatore uno alla volta.

La squadra avversaria disponeva di ben dodici giocatrici e le titolari erano:

Aoi Kimura - palleggiatore. Altezza: un metro e settantasette.

Bunko Yamazaki - centrale. Altezza: un metro e ottantatre.

Eiko Yamashita - opposto. Altezza: centosettantacinque centimetri.

Fumiko Okada - libero. Altezza: un metro e sessantasette.

Hotaru Matsuda - capitano. Altezza: uno metro e settanta.

Tsuyoi Hachūrui - asso. Altezza: centosettantanove centimetri.

Dopo la presentazione, la partita ebbe inizio.

Il primo set partì subito punto a punto, ma alla fine lo presero le avversarie con un punteggio di ventotto per loro e ventisei per le Tigri.
Anche se il primo set fu preso dalla squadra di Tsuyoi, lei non ebbe alcuna soddisfazione, perché Koi, dando il massimo, salvava palle impossibili e quindi questo non face che alimentare la rabbia in lei.

Nel secondo set fu ancora peggio, proprio a causa di Koi che, con una schiacciata al massimo della sue elevazione, sembrò spazzar via il muro avversario. Le Tigri riuscirono a prendere il set grazie alla loro grinta e tenacia, cosa che le caratterizzava da sempre.

Nel terzo set, ormai, Tsuyoi era accecata dalla rabbia - anche a causa di un muro ad uno da parte della stessa Koi, che era riuscito a fermare la potente schiacciata della ragazza lentigginosa - e si rivolse alla sua alzatrice con tono aggressivo, tanto che, sentendola, si spaventò per la rabbia che la sua stessa compagna poteva dimostrare in quel momento. «Aoi, alzamela ancora» disse mentre digrignava i denti «la schiaccerò nel campo avversario, costi quel che costi».

Appena il gioco ripartì, la palleggiatrice Aoi seguì la richiesta dell'asso, alzandola in secondo tempo. Quando Tsuyoi saltò, si trovò davanti Koi a muro, da sola. Questo fece perdere definitivamente la pazienza alla ragazza e, con tutta la forza che aveva in corpo, schiacciò.

La palla si scontrò contro un braccio della giovane, facendole perdere l'equilibrio e infine cadere rovinosamente a terra con la spalla destra. Questo non la fermò e quando si rialzò, tenendosi la spalla dolorante, vide l'avversaria Tsuyoi con uno sguardo torvo, che cambiò in un sorriso beffardo e, prima che potesse andare in battuta, le due si guardarono intensamente negli occhi.

Le compagne di Koi, preoccupate, si avvicinarono a lei e chiesero se si fosse fatta male, ma non rispose, continuando a reggersi la spalla, mentre guardava Tsuyoi andare in battuta, ancora incredula per aver riso del suo dolore.

La partita continuò con lei costantemente dolorante, tanto che Shuyaku, in un momento di pausa, chiese alla bionda ragazza se volesse fermarsi per riposare. Lei rispose negativamente all'allenatore e si girò a guardare l'avversaria; sotto gli occhi delle compagne preoccupate, che non provarono a proferire parola, sicure che lei non avrebbe dato ascolto a nessuno.

Alla fine dell'interruzione del gioco, prima che potessero ritornare in campo, Shuyaku si rivolse nuovamente a Koi, consigliandole di andare con calma.

Alla ripresa del set ci fu molta tensione tra le due giocatrici.

Durante la partita Tsuyoi si infuriò per gli stessi identici motivi e, come poco prima, si avvicinò alla sua palleggiatrice chiedendole di alzare nuovamente per lei. Aoi acconsentì e si preparò - alzò però in terzo tempo - e, quando l'asso saltò per schiacciare, si ripeté la stessa identica scena di poco prima: colpì la palla con ancora più forza, che urtò la ragazza nello stesso punto. Koi perse nuovamente l'equilibrio, cadendo violentemente a terra e sbattendo, ancora una volta, la spalla, senza però rialzarsi.

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