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Capitolo 9

[A lume di candela]

Valentina indossava un abito blu notte che e fasciava perfettamente le curve dandole un'aria sensuale ma al tempo stesso non volgare, la gonna le arriva fino a anche centimetro al di sopra delle ginocchia ed era mossa appena da delle piccole balze.

Quel vestito metteva in evidenza le sue lunghe gambe snelle lasciate prive di tessuto e di abbinava con religiosa perfezione alle décolleté che la ragazza portava ai piedi.

Non si era truccata eccessivamente, voleva certamente essere perfetta ma non far notare la cura che s'era premiata d'avere nel prepararsi per quell'appuntamento inaspettato, dopotutto non aveva neppure avuto molto tempo...

Jennifer, invece, aveva indossato un semplice e lunare abito nero pece che le fasciava il busto per poi terminate con una gonna. morbida con leggero movimento che le arrivava  fino a metà cosce del medesimo colore delle sue scarpe con il tacco.

Aveva messo molta cura nel presentare la sua morbida chioma castana, non aveva applicato molto trucco dato che la presenza eccessiva di cosmetici sul volto la faceva sentire decisamente a disagio e aveva indossato degli orecchini a cerchio color argento.

Entrambe con il cuore in gola procedevano di pari passo lungo il viale che, data l'ora, era popolato da centinaia di passanti dalle varie etnie che si scambiavano saluti cordiali o che non si rivolgevano neppure uno sguardo magari a causa dell'assenza di una conoscenza.

Il cielo serale si stava con lentezza sfumando da un blu acceso ad un nero cupo illuminato però da delle stelle brillanti e una bellissima luna piena che sembrava quasi voler augurare buona fortuna alle due fanciulle incerte.

Una volta arrivate al ristorante si separarono, entrarono in due sale ben diverse ma sopratutto sgombre.

Jennifer prese la strada a sinistra e quando superò le tende in venuto scarlatto si trovò davanti ad una sala molto grande, il pavimento era di un nero lucido che si scontrava con il bianco puro delle mura.

I tavoli erano Stati disposti a cerchio come a voler far ricadere l'attenzione sul tavolo che si trovava al centro della sala, era infatti l'unico apparecchio ed in maniera impeccabile, la tovaglia bianca era abbinata a dei tovaglioli neri ma ciò che catturò la sua attenzione fu altro.

Un vaso stretto ma allungato, di vetro trasparente, aveva al suo interno una bellissima rosa rossa nel pieno della sua fioritura e proprio quando i suoi occhi nocciola si posarono sul fiore una musica dal tono basso ma romantico si diffuse in quella sala.

Dalla parte opposta vide entrare Cameron in tutto il suo splendore, aveva i capelli castani girati indietro in modo disordinato che, lei, personalmente adorava, indossava una maglietta a maniche corte bianca che metteva in risalto il suo fisico, dei jeans neri e delle snakes del medesimo colore.

Si avvicinarono contemporanea al tavolo e lui, con galanteria, le spostò la sedia cosicché potesse sedersi, quasi fosse stato un cavaliere d'altri tempi e la cosa, non dispiacque alla ragazza che lo osservava sorridendo.

Lei lo aveva già perdonato, non sapeva come spiegarlo ma appena lo aveva visto si era sentita il cuore balzare in gola e le era sembrato che uno sciame di farfalle stessero volando nel suo stomaco.

«Mi dispiace per oggi e volevo farmi perdonare... » iniziò il ragazzo nervoso grattandosi la nuca, tutta la sua sicurezza stava svanendo mostrando un ragazzo un po' impacciato in prenda ad un turbine d'emozioni che non aveva più provato  da tanto, forse troppo tempo.

«Si, ci sei già riuscito e non è da tutti» cercò di rassicurarlo lei, a dirla tutta, nel vederlo così abbattuto quando era entrato si era sentita un po' in colpa e poi lei amava quel sorriso radioso e brillante che lui mostrava quando era felice perciò si, non sentiva di aver più motivo di essere arrabbiata.

Mentre attendevano l'arrivo delle portate parlarono un pi' per cercare di alleggerire il più possibile la tensione che si era creata, poi, come una scena di qualche stupido film, i loro sguardi si scontrarono mentre correvano da un lato all'altro della sala e il respiro di entrambi si mozzò.

Jennifer percepì il suo battuto cardiaco accelerare pericolosamente, quello sguardo profondo e brillante le sembrò completamente diverso da quello di tutto gli altri e lo stesso passò per la mentre d'altro che si stava perdendo nei pozzi cioccolato della ragazza.

Però, si ricomposero, quando un cameriere iniziò a postare sul tavolo le pietanze e, in un attimo di imbarazzo, il ragazzo si schiarí la voce per poi mordersi il labbro nervoso, non lo avesse mai fatto.

Era forse il punto debole della ragazza, quelle labbra sembravano urlare il suo nome e provocarla in quel modo era pericoloso, lei che solitamente non rifletteva mai però riuscì a placare il suo istinto di attaccarle e iniziò a mangiare come lui aveva già fatto.

Valentina aveva invece varcato la tw da in velluto dal lato opposto, la sala era praticamente identica all'altra ma questo lei non poteva saperlo.

Si guardava attorno stupita di essere sola, non c'erano clienti, ma non c'era neppure la persona che voleva incontrare, che sentiva il forte bisogno di rivedere e perdonare, Shawn.

Poco dopo anche lui fece la sua entrata trionfale, una dolce musica pervase la stanza mentre il ragazzo con passo deciso avanzava verso la castana con in mano un bouquet di rose scarlatte.

I capelli castani erano posizionati in un ciuffo perfetto grazie al gel, indossava una maglietta bordeaux e una giacca semplice ma elegante di color blu notte, medesimo colore dei pantaloni e delle scarpe.

A guardarlo sembrava quasi che avesse già saputo quello che la ragazza avrebbe indossato quella sera, dopotutto erano coordinati e fu una casualità che rese l'atmosfera ancora più romantica e peculiare.

Shawn consegnò i fiori alla ragazza che li accettò con un sorriso timido, aveva già avuto delle relazioni ma non si era mai sentita così nervosa, il suo cuore non aveva mai battuto così forte solo per un contatto visivo.

Anche lei si accomodò sulla sedia che le permetteva di osservare il suo cavaliere, ma nessuno dei due parlò, fu una guerra di sguardi brillanti d'emozioni e straripanti di gioia inspiegabile e bella.

«Sono riuscito a farmi perdonare? » chiese con un sorriso a tradimento che fece breccia ancora più in profondità nel cuore di Valentina, era quasi certa che si stava sciogliendo a causa di quel radiante sorriso che le era stato rivolto.

In risposta fece un cenno con il capo mentre si districarsi ansiosa i capelli, non aveva idea di cosa dire o di cosa fare, la sua mente pervasa dall'ansia si era fatta completamente bianca e il battuto accelerato e la sensazione di essere quelle montagne russe non aiutava.

Eppure fu facile parlare quando i loro sguardi un po' timidi e riluttanti si scontrarono, sembrò quasi che le parole fluissero fuori incontrollate direttamente dai loro muscoli vitali che palpitavano veloci nei loro petto.

Si guardarono in silenzio per un breve attimo che però a loro parve senza fine, un dolce calore si propagò nei loro petto portando con se un senso di appartenenza e dolcezza che era rimasto loro ignoto fino a quel momento e poi...

Jennifer intanto provava di tutto per non fare pessime figure, almeno non quella notte che era in compagnia di Cameron, ci provò e vi riuscì nonostante sembrasse parte del suo codice genetico, quasi fosse un talento, quello di cadere o fare cose idiote che la facevano passare per una scema.

Mentre consumavano le pietanze gustose che solleticavano piacevolmente le loro papille gustative i loro sguardi vaganti si scontrarono ancora, questa volta ancora più luminosi e con una sorta di inspiegabile determinazione.

L'atmosfera che li circondava, dolce e romantica, scoppiettava lasciando intendere che non sarebbe stato così lontano il momento nel quale uno dei due avrebbe ceduto a tutti quel peso che sentiva addosso, finché uno dei due si sarebbe liberato di quella timida vergogna da primo appuntamento e non avrebbe ascoltato il proprio cuore bramoso.

E fu proprio il ragazzo a cedere, non riuscì a trattenersi, come una calamità che è attratta da quella di carica opposta si sentiva come se non potesse più far fronte all'impellente bisogno di sfiorare quelle labbra, assaggiarle e stringerle fra le sue, quelle labbra che a lui sembravano le più invitanti che avesse mai visto.

Il respiro caldo del ragazzo, un po' irregolare, si mescolò con quello della ragazza sfiorandole la pelle che subito si riempì di brividi, egli procedeva con lentezza sadica e religiosa cura, era come se le stesse dicendo quello che voleva fare e che se era contaria allora avrebbe dovuto fermarlo o scansarsi.

Ma come poteva lei essere contraria che per tutta la sera, senza farsi notare, aveva osservato quelle labbra piene di lui muoversi e incurvati mentre parlava e sorrideva pensando a come sarebbe potuto essere averle sulle proprie che spingevano per un contatto più intimo.

E finalmente successe, quel volta nessuno osò interrompere quel loro momento tanto speciale e finalmente le loro labbra desiderose di contatto combacia rinominata quasi fossero state create proprio a quello scopo.

Le labbra leggermente screpolate di lui la graffiano piacevolmente facendola trasilire, la sensazione di tale morbidezza e felicità si espandeva in tutto il suo corpo mentre avvertiva le labbra di Cameron spingere ancora di più contro le sue prima si staccarsi a causa della mancanza d'aria.

Si osservarono silenti, i loro occhi brillavano e fu di nuovo quel magico contatto, le loro labbra si scontrarono senza più esitazione ne mezzi termini.

Finalmente si passò ad un successivo livello di quel bacio che prima era stato quasi troppo casto per il desiderio di entrambi di percepire qualcosa di più profondo in quel contatto agoniato.

Le labbra di Jennifer si dischiusero  lasciando che la lingua umida di lui le varcasse penetrando la sua bocca come un soldato in avanscoperta, presto però, quella sua esplorazione fu interrotta dalla lingua della ragazza che desiderava attenzioni.

Quei due muscoli così vivaci in quel bacio si erano attorcigliati l'uno all'altro quasi stessero combattendo una battaglia che nessuno dei due voleva perdere, ma ancora una volta il poco ossigeno costrinse i due a dividersi mentre complici, si osservavano.

Quel bacio era stato improvviso, era forse troppo presto perché potesse nascere qualcosa, eppure quello che provavano era autentico, eppure le farfalle nello stomaco le sentivano entrambi.

«Mi piaci» bisbigliò lui con la sua eccitante vice un po' rauca e profonda che le fece battere il cuore e ancora più forte e non credeva fosse possibile, incapace di articolare la frase lo baciò di nuovo.

Valentina dal canto suo poteva percepire espandersi nel petto una felicità smisurata che mai si sarebbe sognata di provare, che mai aveva approvato nonostante avesse già avuto delle relazioni in passato.

Shawn si alzò in piedi rompendo quel contato e le si avvicinò subito dopo con un sorriso, la osservò con occhi brillanti e poi le pose una mano che ella afferrò titubante, che aveva intenzione di fare?

Il ragazzo la tirò a se facendola sbattere contro il suo tonico e muscoloso letto per poi alzare il mento e far scontare le loro labbra.

Lui avrebbe tanto voluto farlo da quando l'aveva vista sorridergli dopo che le aveva consegnato il mazzo di rose, avrebbe tanto voluto prendere quelle labbra morbide ma si disse che correva troppo e che avrebbe rovinato tutto.

In quel bacio incerto sfiorò con relativa facilità la lingua umida di colei che teneva stretta a se, aveva quasi Laura che in realtà non volesse ricambiare il bacio ma quei suoi pensiero vennero sparato via da dei semplici gesti che ella stessa compì.

Portò, infatti, le sue braccia attorno al collo muscoloso del ragazzo costringendolo a chinasi leggermente, lasciò quel loro bacio improvviso quando sincero divenire più fondo in una muta conversione.

«Credo che tu mi piaccia davvero» disse lui con un timido sorriso che ella ricambiò «Credo che siamo anche tu mi piaccia» ammise con le gote arrossate dall'imbarazzo.

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