Capitolo 5
[Not today ]
I ragazzi erano tornati all'agenzia della band coreana dato che avevano una scadenza da rispettare e le cose erano davvero tante da fare in un lasso di tempo che sembrava sempre troppo piccolo.
Si erano dedicati con tutte le loro energie a quelle malefiche ore di pratiche vocali, composizione dei testi e registrazioni per le tracce audio e alla fine della giornata Shawn e Cameron se ne erano andati con la chiara intenzione di incontrare "casualmente" quel gruppo vivace di ragazze.
Anche loro avrebbero tanto voluto, soprattutto qualche membro in particolare, ma in quanto idiol avevano la loro agenda piena zeppa d'impegni e non avrebbero trovato così facilmente tempo dai loro esercizi fisici.
Di conseguenza procedettero come erano soliti fare, anche se le prove fecero piuttosto schifo, Jimin continuava ad inciampare nel nulla cosmico, Jim si fissava allo specchio con più insistenza del solito e Jungkook cerva di coprire la sua faccia con il capello il più possibile finendo per il travolgere il povero Tae che gli stava di fianco.
Quando finalmente furono liberi di andare a dormire, dopo essersi fatti tutti il bagno a turno non si diedero fastidio come facevano spesso, non ci furono battute orribili da parte di Jin e non ci fu un moro idiota che si buttava su Jimin.
«Cosa fate i depressi? » chiese Suga con uno strano sguardo, forse li stava maledicendo mentalmente perché facendolo preoccupare lo stavano privando del suo prezioso sonno, o semplicemente aveva sonno come sempre.
«Appunto, qui la parte lesa sono io! » si lamentò Namjoon abbracciato a Taehyung che cercava di consolare il poveretto ancora scosso dal risveglio traumatico mentre il suo assalitore dai capelli arancioni aveva perso il suo sorriso radioso che aveva sempre fatto invidia al sole «Non è vero... » bisbigliò il moro quasi stesse esalando il suo ultimo respiro mentre si abbandonava sul divano.
«Ma di che ti lamenti, non è successo nulla di irrecuperabile, non come a me » disse J-hope buttandosi sopra l'amico cercando di tirarlo fuori dai suoi pensieri depressi a causa della pessima situazione nella quale si era trovato.
«Almeno tu sei su questo pianeta » disse Suga scuotendo i suoi capelli blu indicando il rosso e il biondo che stavano fissando il vuoto «Mi sa che Jin e Jimin ci hanno lasciati » scherzò il ragazzo con la tinta argento mentre continuava a consolare Namjoon.
Allora, con un po' di cattiveria gratuita, un paio di mani sbatterono violentemente contro il fondoschiena sodo e formoso di Jimin che fece uno scatto in avanti per poi girarsi con gli occhi che bruciavano di rabbia ed era alquanto spaventoso.
Alla fine vennero quasi uccisi dal rosso che, in un momento di benevolenza, risparmiò le loro tormentate vite per poi andare finalmente nelle loro comare con il loro compagno di stanza.
Mentre quei sette poveretti erano rimasti chiusi in agenzia ad allenarsi per tutto quel tempo Cameron e Shawn avevano girato attorno alla casa delle cinque ragazze con espressione leggermente colpevole, dato il loro travestimento qualcuno li aveva presi per dei rapinatori ma quando avevano visto che comunque si comportavano piuttosto normalmente non avevano allertato le forse dell'ordine.
Michela era stata l'unica ad uscire nell'arco del pomeriggio e quando aveva incontrato i due li aveva malignamente invitati dentro, quando aveva quei pessimi giorni poteva essere l'incarnazione della crudeltà, o forse si trattava solamente di una vendetta che si portava dietro già da tempo.
Si era fatta aiutare con le buste della spesa e appena aveva aperto la porta d'ingresso si era chiaramente sentita Valentina urlare qualcosa in modo molto poco elegante e poi, non ricevendo in risposta altro che risate s'era affacciata con i capelli arruffati e dei pantaloni a cuori.
Nell'esatto momento in cui aveva realizzato che si era mostrata in quel modo davanti a Shawn Mendes quasi pensò di scappare via, ma si limitò a correre in camera a cambiarsi velocemente e applicare un filo di trucco in modo da risultare presentabile in poco tempo.
Jennifer invece non si era creata il problema, stava seduta sul divano avvolta da un morbido palid mentre aspettava infastidita la cessazione di ogni rumore con le persiane chiuse, poi disse che il loro piano era di guardare un horror e vollero partecipare anche i due.
Finì che Michela si diresse nella camera che la riccia e la mora condividevano dove Veronica, sepolta da cuscini e coperte s'era rintanata ripetendo cose stupide sul volersi suicidare perché la plateale figura di merda che aveva fatto l'aveva distrutta in quanto credibilità.
«Almeno tu non hai dato fuoco alla cucina, cof cof » disse puzecchiando la sua migliore amica la bionda mimando un colpo di tosse alla fine con uno strano sorriso, un pessimo sorriso che fece rinsavire la mora, sapeva che l'aveva fatta infuriare, ma non sapeva perché.
Infatti, se Michela chiudeva le palpebre e le sue labbra carnose erano piegate in un sorriso tutto meno che rassicurante e le sue mani dalle unghie lunghe e curate stringevano saldamente qualcosa era un pessimo segno, se era arrabbiata ma non lo mostrava apertamente allora c'era un problema e qualcuno rischiava grosso.
Fra le sue mani forti strinse il morbido tessuto che costituiva le coperte avvicinandosi di più al volto di Veronica e con tono di voce calmo e pacato parlò «Ti sembrano questi i veri problemi, voglio dire si tenta il suicidio per veri problemi e tu non ne hai, perciò la prossima volta che vi vedere parlate » disse sottolineando la parola veri con il proprio timbro di voce un po' cupo in quel momento.
Quando scese le scale e si diresse in salotto per controllare la situazione notò come Jennifer versione fagotto gigante fosse appoggiata alla spalla di Cameron, Shawn invece, sorrideva contro il suo stesso volere mentre Valentina si nascondeva dietro la sua schiena o soffocava le sue urla di paura nella spalla muscolosa del ragazzo.
Scosse la testa divertita da quella strana atmosfera, si comportavano come fossero stati una coppia ma non lo erano, anche se, sicuramente, avrebbero avuto molti meno problemi nel riuscire ad avere una relazione rispetto alle altre tre, quelle due erano più aperte e socievoli e i loro ragazzi amati non erano i bts.
Con un sospiro uscì di nuovo, camminò casualmente per le vie di Seoul facendo però attenzione a delle cose caratteristiche che notava, non voleva finire con il perdersi e sopratutto non quando era da sola.
Mentre camminava per una via un po' stretta e dalla foca illuminazione le sue iridi color corteccia videro una figura tremendamente familiare, ma non poteva avere tutta quella fortuna, giusto?
Presa dalla curiosità affrettò il proprio passo ritrovandosi dinnanzi alla mitica, unica e sola CL, quasi urlò ma si trattenne data l'ora tarda e volendo evitare di essere scambiata per una fan psicopatica pronta a rapirla, perché sapeva che ce n'erano e non poche.
Le chiese semplicemente un autografo per poi congedarsi, non aveva avuto, tuttavia, le stessa emozioni provate quando aveva visto quelle nove persone che non poteva adorare, forse perché per la ragazza riusciva a provare solo una profonda e ben radicata ammirazione o forse la depressione di essere da sola di notte in Corea l'aveva frenata.
Alla fine non sapendo più cosa fare o dove andare se ne stava tornando a casa con passo lento e svogliato, s'era stretta nel cappotto di pelle nero a causa della gelida aria notturna mentre il suo cammino inquieto era popolato solo dal suono dovuto al contatto fra i suoi tacchi vertiginosi e l'asfalto.
Era proprio davanti al portone di casa, tutte le luci erano spente, probabilmente stavano già tutti dormendo, si disse mentre infilava le chiavi argentee nella toppa della serratura, ma venne fermata da delle voci alle sue spalle.
Quando si voltò a vedere di chi si trattava vide tre ragazzi che sembravano un po' brilli, la guardavano come un lupo guarda un coniglio indifeso mentre le si avvicinavano presumibilmente con pessime intenzioni, ma lei non mosse un dito, si limitò a guardarli.
Allora i tre si guardarono e si dileguarono, era tanto tempo che non lo mostrava più quello sguardo spaventoso, lo sguardo di una tigre pronta a sbaranarti, lei era una maestosa e potente tigre, non un fragile coniglietto facile da mettere in gabbia o da battere.
Lasciò scivolare frustrata la sua mano fra i capelli dorati mentre la chiave sollevava i pistoni della serratura sbloccando il meccanismo, assicurandosi di fare meno rumore possibile chiuse a chiave, si sfilò le calzature e si diresse in punta si piedi nella sua stanza, ma quando lo fece notò due figure mascoline a riposare sul materasso.
Stava per imprecare in ogni lingua a lei conosciuta dato quanto quel giorno la sua fragile pazienza stava venendo messa alla prova dalle varie situazioni che le si erano presentate, alla fine si arrese e strisciò nella camera della salvadoregna dove prese il quaderno.
Scese al piano inferiore dove si trovavano gli spazi comuni e con la luce di una piccola lampada si mise a scrivere una breve bozza della linea generale che voleva dare alla storia, una descrizione della metropoli dai gradi grattacieli illuminati, dalle strade principali piene di vita e di persone pronte a divertirsi e di come nonostante fosse un paese così lontano e diverso era comunque molto simile al loro.
Le sembrò anche una buona idea parlare del profondo rispetto che c'era lì, di come le decisioni prese da persone più grandi di te non dovessero essere contestate e lo trovò un modo carino per fat venire curiosità al lettore chiedendo se era giusto oppure era sbagliato, chiedendone il motivo in modo da spingere chi leggeva quelle righe a voler approfondire sulla cultura.
Quando ebbe finalmente completato la linea guida di come sarebbe stato il libro, il profilo generale che avrebbe seguito, lo vide bene come una sorta di guida sul paese ma che al tempo stesso era pieno di consigli e nei qui ci sarebbero stati infilati anche degli aneddoti in modo da rendere la lettura più simpatica, leggera e gradevole a chi avrebbe tenuto il tomo fra le sue mani spinto dalla curiosità.
Quando ebbe terminato ripose ciò che aveva utilizzato sul piccolo tavolinetto in vetro davanti al comodo divano chiaro, si stese e si coprì con una delle coperte che avanzavano nella speranza di riuscire a riposarsi il minimo indispensabile.
Non dormì sul futon perché non essendo abituata alla durezza del pavimento dal quale era separata solo da un fine materasso e avendo la zona che va dal collo alle spalle piuttosto sensibile per quanto riguarda l'aspetto muscolare voleva evitare di ritrovarsi un fantastico torcicollo o chissà che cos'altro.
Fatto sta che la mattina seguente aveva tutte le intenzioni di fare del male fisico alle sue coinquiline, perché quei due avevano dovuto dormire sul suo letto, nella sua stanza, avrebbero potuto tranquillamente dormire sul divano o nella camera di qualcun altro, invece era lei quella obbligata in salotto.
Mentre nella sua testa continuava a lamentarsi e a sbuffare indignata a causa della stanchezza sia fisica che psicologica crollò senza troppi indugi fra le braccia di Morfeo.
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