Capitolo 36
[ Blood, swet and tears ]
Seul ancora dormiva serena quando le prime luci rosate del sole sorgente avevano inondato quel cielo oscurato, ancora, da grossi nuvoloni neri e carichi di una furiosa pioggia che non aspettava altro se non un pretesto per scatenarsi su quei poveri mortali.
Tutti sembravano riposare contenti ma non era effettivamente così, infatti affacciata sulla finestra della propria abitazione c'era Michela che veniva accarezzata dal freddo vento che pareva annunciare la pioggia che quel giorno avrebbe bagnato il suolo del Sud corea.
Se ne stava appoggiata con il braccio sulla finestra e il mento adagiato sull'avambraccio mentre osservava il suggestivo cielo che pareva una contraddizione vivente poiché era nero a causa delle nuvole ma anche forato in qualche punto e lì era possibile scorgere un purissimo azzurro scaldato da toni rosati.
I capelli venivano smossi da quella brezza delicata ma gelida che le aveva fatto chiudere le palpebre come a voler celare il suo sguardo profondo e magnetico a quel panorama mozzafiato, stava lasciando che quella quiete la rilassasse poiché era certa che da lì a poco una tempesta sarebbe scoppiata e non una tempesta fisica ma una emotiva.
Jin e Rosalba riposavano tranquilli nella camera della riccia così la povera Veronica era stata costretta a dormire sul divano poiché Michela si era categoricamente rifiutata di condividere con lei il letto, non voleva finire come il povero Jungkook.
Al ricordo un lieve sorriso si fece spazio sul suo volto pallido, eppure nessuna risata abbandonò la sua gola poiché sentiva come un peso che non riusciva a spostare dalla bocca del suo stomaco, per quello che ne sapeva sarebbe potuta essere davvero una di quelle donne che predicono il futuro perché, per quanto odiasse ammetterlo in quel momento, finiva con l'avere sempre ragione quando aveva delle pessime sensazioni.
Per sua sfortuna anche quella volta la terribile sensazioni che qualcuno avrebbe fatto qualcosa che avrebbe scatenato una spietata tempesta nella sua vita era giusta, infatti nonostante fosse presto, c'era qualcuno di sveglio che se la rideva fra se e se pensando alla soddisfazione di vincere quella partita che pareva persa.
Un sorriso malvagio, quello di chi è solito avere tutto quello che chiede e che è disposto a rovinare la felicità di altre persone per la propria egoistica, solcava il volto quasi bianco di chi, la sera prima, aveva visto quel bacio disperato fra i due e aveva chiaramente sentito un dolce "ti amo" sussurrato dal rosso.
Con quell'unica scena avrebbe potuto rovinare la carriere di tutti e sette i membri, avrebbe potuto distruggere la famosissima band coreana che prendeva il nome di bts e questo le dava un grandissimo potere.
Jhiyo rideva malefica osservando il proprio riflesso allo specchio, nonostante sapeva che giocando in modo corretto il suo corpo ed il suo fascino non avrebbero potuto nulla contro quello della bionda che pareva la femminilità fatta donna, eppure avrebbe vinto poiché con quello che sapeva avrebbe potuto ricattare il rosso ed obbligarlo a stare con lei.
Per fargli accettare le condizioni aveva preparato un contratto da lei firmato e al quale mancava solo la firma di Jimin che avrebbe incontrato poco tempo dopo, sempre presto nella mattinata, il ragazzo aveva accettato quando lei aveva parlato di lavoro.
Nel foglio che aveva scritto obbligava il ragazzo a non parlare del ricatto che subiva, ella aveva scritto personalmente le clausole e una di queste impediva al ragazzo di avere qualsiasi tipo di contatto con Michela una volta firmato e accettato i termini.
Non poteva nemmeno dire ai suoi amici che si ritrovava a stare con lei a causa dei un mero gioco di cattiveria e non perché volesse e lei sapeva che lui alla fine avrebbe accettato.
La ragazza dalla chioma argentea infatti aveva notato con esterna facilità e chiarezza come Jimin fosse legato ai suoi amici e componenti della band e anche se per se stesso avrebbe magari sempre scelto la bionda, per i suoi amici avrebbe sacrificato facilmente la sua relazione con lei.
Si incontrarono ad un bar, si sedettero circondati da una pessima atmosfera ed era chiara la freddezza e la sfiducia che li avvolgeva me l'espressione dei due pareva neutrale come se nulla avrebbe potuto toccarli, almeno fino a quando ella mostrò un sorriso di schermo, tipico di chi sa di aver già vinto.
«Sai Jimin, l'altra sera ti ho visto mentre ti baciavi con quella ragazza e ho sentito chiaramente il ti amo che le hai detto, pensa che ho fatto anche un video... » disse lei portandosi una mano sulle labbra quasi come a far capire che lei, almeno in quella situazione, era superiore.
Il rosso indurì la sua espressione facendo svettare la mascella ben definita mentre stringeva i denti furente aspettando in silenzio che quella vipera velenosa parlasse e venisse al punto di tutto quel discorso.
«So che per il vostro contratto non potete, quindi io da brava persona quale sono potrei darti una mano, ma, tutto ha il suo prezzo, mio caro » ammise ella con una risata viscida e maligna e Jimin, lo giurò, dovette davvero trattenersi dal prenderla al pugni.
«Cosa vuoi? » chiese minaccioso e adirato il ragazzo senza nascondere troppo la rabbia che mano a mano cominciava, sempre più, a circolare libera e bollente nelle sue vene e senza celare l'espressione spaventosa che lo rendeva uno dei membri più spaventosi dei bts.
«Semplice, voglio che tu non parli più a quella ragazza e nessuno deve sapere che ci sono queste condizioni fra noi e, se firmi questo contratto, accetti tutte le clausole » disse porgendogli un figlio che lesse con religiosa attenzione riflettendo sul da farsi.
Vedendo lo sguardo scuro del ragazzo lei ridacchiò internamente chiedendosi quale sarebbe stato il momento giusto per giocare il suo asso nella manica, ma per quel momento di indecisione di lui decise di tenere la bocca chiusa.
Lui stava riflettendo, stava davvero cercando una soluzione a quel casino, però si era anche reso conto che necessitava della bionda nella sua vita e che la sua vita sarebbe andata a rotoli senza di lei, eppure non poteva mettere in pericolo il sogno che i suoi amici avevano realizzato.
Ma se si trattava solo della sua carriera poteva accettarlo perché per lei lo avrebbe fatto e proprio quando stava per annunciare il suo rifiuto nelle condizioni Jhiyo parlò rivelando il suo cavallo di battaglia che sapeva le avrebbe concesso la vittoria.
«Bhe sai, so che stai pensando che puoi anche smettere di essere famoso ma sai, pensa ai tuoi amici, posso rovinare anche loro. » ammise vincente porgendogli una penna dell'inchiostro nero come la pece, come la disperazione e la solitudine che non provava da mesi ormai.
Le pupille gli si strinsero testimoniando la sua sorpresa e la paura, lui si alzò, senza guardarla e senza parlare, prese le sue cose e si allontanò, ma prima si lasciare la ragazza a contemplare se stessa disse che aveva bisogno di tempo per riflettere cosa fosse maglio fare e che non avrebbe detto nulla a nessuno di quella loro chiacchierata.
Camminò finché ebbe forza nelle gambe e ad un certo punto pensò anche di essersi perso, aveva spero il telefono e si era abbandonato in un piccolo parco naturale sentendo il peso del mondo tutto sulle sue spalle, come se ogni cosa gli collasso addosso senza che lui potesse fare nulla.
Si abbandonò sotto la chioma fitta e verde di uno dei tanti alberi, appoggiò la schiena che pareva distrutta alla corteccia fredda e scura del tronco portandosi una mano alla fronte come a cercare di far sparire quel doloroso mal di testa che lo aveva afflitto.
Tutto quel pensare e quel cercare una qualsiasi soluzione che non comprendesse il rovinare gli sforzi compiuti dai suoi amici lo stava uccidendo poiché non trovava soluzione e ormai poteva percepire gli occhi bruciare a causa delle lacrime che parevano spingere dai suoi occhi così stanchi.
Sospirava sconfitto cercando di tenere per se il pianto che stava provando ad uscire ma non fu tanto bravo, infatti una dopo l'altra le lacrime cominciarono a bagnargli il volto sempre più velocemente e i singhiozzi soffocati in gola cercando di calmarsi un minimo.
La paura aveva preso il sopravvento, la paura di rimanere dal solo e senza quella causa luce che lo stava lentamente conducendo a credere in se stesso e a smettere di distruggersi sotto il peso del giudizio altrui e un grosso peso gli si era posato sul cuore, quasi a volerlo fermare e a quel punto pensò che sarebbe potuto essere tutto più facile così.
Scacciò velocemente quel macabro pensiero dalla sua mente dandosi dell'idiota, non doveva neppure pensarci perché se Michela lo avesse mai saputo gli avrebbe fatto il terzo grado, a quel pensiero rise calandosi un pochino.
Si diede dei piccoli schiaffi sulle guance mentre perdeva dei grossi respiri cercando di tornare in se e ritrovare quella lucidità persa della quale necessitava per trovare anche solo una scappatoia in quel contratto oppressivo che era stato studiato alla perfezione e per quanto ci avesse pensato non c'era via d'uscita.
Poi però, come una lampadina che era apparsa all'improvviso per rendere quell'angosica e quel terrore meno spaventosi e meno bui, gli era balenata nella mente una piccola idea che forse avrebbe reso la situazione recuperabile.
Aveva notato infatti l'eccessiva e fastidiosa sicurezza che quella ragazza ostentava forse avrebbe potuto usarla contro di lei, con tono di sfida per farle accettare una singola condizione che avrebbe posto e per aiutarsi avrebbe posto un limite di tempo a quella situazione che sapeva non avrebbe sopportato neppure una singola settimana, al doveva fare quello che poteva.
Si diresse nuovamente in città lasciando che la gelida brezza pomeridiana gli accarezzasse il il volto ridandogli un po' di vigore e aiutandolo a cancellare i segni della disperazione che gli avevano solcato il volto.
Camminava palcidamente in quel via via di persone che percorrevano freneticamente le strade affollate della metropoli, il suo sguardo stanco di tutto quel peso sulle sue spalle era evidente, ma anche la piccola luce che si era fatta spazio in quel castano divenuto in poco tempo cupo.
Camminò lento verso la sua stessa distruzione, già pensava alle pessime conseguenze di quello che stava per accettare per la sua vita, sapeva che non avrebbe avuto un bel tempo finché sarebbe stato obbligato a rimanere stretto fra le grinfie di quell'arpia che lo aveva seguito come una stalker.
Si sedette allo stesso tavolo di quel stessa mattina con uno sguardo truce e una pessima ombra che gli oscurava il volto rendendo chiaro come sarebbe stata la sua vita da quel momento in avanti, mentre attendeva la ragazza.
Da un lato sperava che Jhiyo non arrivasse mai e che potesse continuare a vivere pacificamente la sua vita ma questo sarebbe significato che anche i suoi amici sarebbero Stati puniti perché lui non aveva prestato abbastanza attenzione.
Ma da un lato la aspettava con ansia trepidante, se la sua intuizione su quella ragazza orgogliosa e viziata era stata giusta allora forse sarebbe riuscito a mettere in atto la sua strategia e sarebbe riuscito ad averla vinta, almeno in parte, con una piccola speranza a rasserenare il suo cuore.
«Allora, firmi? » chiese lei ridendo schernendolo «Se mi lasci porre una condizione, a meno che tu non sia troppo codarda per farlo... » disse lui distogliendo lo sguardo divertito dall'espressione adirata della ragazza che acconsentì senza neppure ascoltare «La aggiungo subito al contratto con la mia firma, cosa? » «Sarà valido solo per un anno il tempo che avrai, ma finito non me fari parola con nessuno » disse lui serio avendo problemi a deglutire.
«Ok, tanto ti innamorerai di me in un anno » disse per poi andarsene lasciandolo solo con un peso minore che gli gravava addosso mentre teneva gli occhi chiusi sospirando senza badare ai passi che si allontanavano e gli scivolavano accanto.
La sera si trovarono tutti all'aeroporto e quando le ragazze stavano per imbarcarsi dopo abbracci e sorrisi e una tensione chiara come il sole che circondava il rosso questo parlò indicando Jhiyo «Lei è la mia ragazza, Jhiyo» disse piatto e atono, senza sentimenti.
Tutti si girarono verso la bionda che li guardava senza sentimento, pareva non fosse accaduto nulla mentre la voce metallica annunciava il volo che stava per partire «Andiamo o perderemo l'aereo » disse voltandosi e incamminandosi dopo aver abbracciato Taehyung e aver ignorato i due.
La freddezza con cui lo disse era quasi spaventosa e lo sguardo nei suoi occhi pareva ricolmo di rabbia e che sembrava mutare verso un marrone sempre più scuro spaventarono le ragazze che non osarono chiedere nulla.
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