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Capitolo 27

[ Don't be a fool ]

Veronica e Jungkook quella sera non avevano fatto nulla di particolare, avevano semplicemente camminato avvolti dal cielo notturno e si erano coccolati, baciati e guardati come le persone più innamorati dell'intero pianeta e ad ora tarda avevano fatto ritorno nella casa delle ragazze.

Si erano salutati con un bacio che rischiava di trasformarsi in qualcosa di diverso e poi lui era tornato al dormitorio dove c'erano già tutti i suoi amici, Jimin escluso.

Cameron si era diretto nella casa che aveva comprato e Shawn era aveva fatto la medesima cosa dopo aver accompagnato la propria fidanzata a casa sua, avrebbe tanto voluto passarla con lei quella notte ma era presto, davvero troppo presto.

Nella casa c'era una strana situazione che però era sicuramente da etichettare come pessima.

Michela e Jimin dormivano pacificamente nel letto di lei stretti l'uno all'altro quasi fossero stati beati, Rosalba era spiaggiata sul divano nel piccolo salotto con la faccia ancora in fiamme non potendo credere a quello che le era successo, Veronica era ferma come una scema davanti alla porta che divideva le due ale della casa che sorrideva, Jennifer era in cucina che faceva fuori qualsiasi cosa le passava sotto mano a causa della depressione e Valentina inciampava ad ogni passo.

Tutti accadeva però in silenzio, non volevano rovinare le belle giornate che avevano trascorso con i loro innamorati o peggiorare già la loro situazione catastrofica, che poi così catastrofica non era,  sapevano che svegliare il demone che riposava al piano superiore sarebbe stata una brutta idea.

Eppure Valentina, Veronica e Rosalba si misero a parlare ed urlare riguardo a  quanto bene erano state quella sera svegliando i due al piano superiore, quando alle loro orecchie giunse lo scricchiolare delle scale in legno si zittirono un po' spaventate.

Jimin aprì la porta mentre si sstrofinava un occhio ancora assonnati, era incredibile la sua abilità di essere estremamente adorabile ed estremamente sensuale, dietro di lui c'era la bionda che quasi scivolò ma lui le impedì la caduta prendendola al volo.

Lei si aggrappò al braccio che il ragazzo ridacchiando le aveva offerto e l'aveva porta fino al divano e dopo aver "delicatamente" fatto cadere le ragazze dal divano ci si era buttata a peso morto trascinando il rosso con se usandolo quasi come peluche da abbracciare, cosa che a lui non dispiacque affatto.

«Che ha fatto quella là, perché è depressa?  » chiese assonnata mentre si rilassata sotto il tocco calmo e gentile del ragazzo che sembrava perlustrare ogni centimetro della pelle della ragazza senza badare alle altre presenti.

Jennifer si precipitò lì e iniziò a raccontare quello che era successo e tutte l'avevano guardata non capendo quale fosse il suo problema, in fondo era stata una serata perfetta e aveva anche ricevuto un ti amo sincero e bello, che aveva tanto da lamentarsi?

Semplice, lei non era certa di quello che provava per il ragazzo e di conseguenza non gli aveva risposto, aveva iniziato ad accampare i suoi classici "ma se poi ci lasciamo?" "ma se poi non ci piacciano più?" e cose simili che le avevano fatto ricevere una sberla sul collo da parte della castana dai capelli lisci.

«Ma che cazzo Jenny, tu sei cotta come una pera e quindi non rompere i coglioni e digli che lo ami, non è che gli hai detto di si per il matrimonio, se vi lasciate male che vada lo sgozzo io per te, ora andate a dormire » sbuffò lei pronunciando l'ultima parte della frase con tono autoritario e loro se ne andarono a letto facendo tornare a regnare la quiete.

Il rosso voleva tornare a dormire con la sua ragazza, ma lei sembrava propensa a non muovere un muscolo e dormire sul divano che non era affatto comodo, in risposta il ragazzo la prese fra le sue braccia come un re con la sua regina e la portò in quella che ormai potevano definire la loro stanza facendola ridacchiare.

Sembrava non aver fatto il minimo sforzo, molto spesso veniva sottovalutato a causa della sua altezza eppure non era affatto debole, i suoi muscoli definiti ne erano la prova schiacciante.

Jimin la adagiò delicatamente sul morbido materasso inondato da morbide coperte bollenti del loro calore, la osservò mentre rideva come una bambina, osservò come i capelli biondi si erano dispersi sul materasso e come le sue labbra carnose si fossero legate in un sorriso sincero, uno di quello che mostrava solo quando era con lui, uno di quelli che solo lui riusciva a procurargli.

Eppure lo sguardo dolce e romantico del ragazzo sembrò subire un notevole cambiamento quando si scontrò con la pelle nuda della ragazza, la maglietta nera che aveva indossato per dormire si era sollevata mostrando la curva delle sue mutande  nere di pizzo, in quel preciso istante gli occhi dolci di lui divennero gli occhi di un predatore affannato.

Non trattenne il suo istinto e portò le labbra sul collo della ragazza lasciandovi sopra marchi su marchi di toni violacei, non seppe nemmeno lui il motivo, ma il pensiero che qualcuno altro oltre lui avesse potuto vederla in quel modo lo aveva reso arrabbiato ma sopratutto geloso.

Ad ogni mossa che quelle sue labbra compivano sulla sua pelle sensibile Michela non poteva far a meno di farsi sfuggire qualche gemito di assenso, le piaceva essere toccata dal ragazzo, le piaceva quando la baciava con passione travolgente, le piaceva quando la toccava quasi famelico, le piaceva quando faceva il geloso e davvero le piaceva quando faceva il predatore.

A lei lui piaceva sempre, anche quando faceva il tenero cucciolo indifeso, ma quando le mostrava quel suo lato piccante e sensuale la mandava fuori di testa, non se ne era ancora reso conto però lei perdeva il controllo perfetto che aveva su di se quando lui la baciava come se volesse divorarla e quando le faceva scivolare le mani sotto al tessuto della maglia sfiorandole la pelle nuda.

E sperava che prima o poi sarebbero arrivati a quel momento in cui i loro corpi si sarebbero uniti, fremeva al solo pensiero di quel momento piccante che sarebbe avvenuto fra loro e sapeva che lo avrebbe amato.

Eppure lui si fermò anche quella volta lasciandola con il desiderio di approfondire che le bruciava dentro, sapeva di essere una ragazza che di casto aveva ben poco, ma stuzzocarla così per poi lasciarla a bocca sciatta era davvero crudele.

Neanche quella volta disse nulla e la notte passò tranquilla per tutti quanti, anche per la salvadoregna che si era creata dei problemi senza motivo, non era facile capire come potesse ma poteva farli, sempre.

La mattina la ragazza aveva preparato la colazione non riuscendo a dormire come faceva sempre a causa dell'agitazione, quando qualcosa di importante e bello le succedeva non poteva fare a meno di inviare a farsi viaggi con la mente e iniziare a pensare inevitabilmente al peggio.

Il suono del campanello la fece svegliare dai propri pensieri, si diresse strasconando i piedi fino alla porta d'ingresso preparandosi mentalmente al probabile arrivo del ragazzo che l'aveva fatta confondere a tal punto, che aveva sfiorato il suo cuore così in profondità da farle provare paura.

Appena aveva aperto la porta infatti si era ritrovata proprio Cameron davanti con un sorriso tanto luminose che ella ebbe paura di diventare cieca,  eppure non poté far altro che incantarsi nell'osservarlo lì, fermo davanti a lei, in tutta la sua bellezza anche lui perso nell'osservarla.

La casa era silente ed era evidente già dal fatto che, nonostante la porta aperta, l'unico suono che poteva essere udito era quello dei loro respiri regolari e dei loro cuori palpitanti nel petto, suono che solo loro poteva sentire presente nelle loro orecchie.

«Ti va di uscire?  » chiese lei tesa senza pensare, sapeva che lui aveva interpretato il sorriso sghembo della sera precedente come un tacito segnale di approvazione, eppure lei sentiva forte il bisogno di dire ad alta voce quello che non poteva ignorare, il suo amore per lui.

Lui le sorrise con dolcezza, uno di quei sorrisi che non avrebbe mai mostrato a nessun altro se non a lei, le porse il braccio con fare galante quasi come un gentiluomo di tempi moderni per poi ridere in modo cristallino e sincero, una risata unica.

Camminarono per le vie della città senza impedimenti, non parlarono molto eppure non era il classico silenzio imbarazzante che ci si aspetterebbe, ma non era certamente quella quiete silenziosa condivisa da due cuori uniti.

Jennifer era testa, era forse stupido ma non per lei, non le piacevano le smancerie o le perone troppo romantiche e lei non lo era per sua natura, eppure quelle due semplici parole che le parevano essere tanto diverse dalle altre erano importanti, dannatamente importanti perché le dovesse senza convinzione totale.

Si fermarono davanti ad una sala giochi, le luci soffuse e i bagliori colorati li invogliarono ad entrare in quel luogo pieno di persone nonostante fosse ancora presto, guardarono le varie attrazioni e una in particolare attirò l'attenzione della ragazza.

Era una di quelle macchine idiote che ti lasciavano un biglietto con su scritta una frase che poi, teoricamente, sarebbe dovuta avverarsi, lei non ci credeva, in fondo erano tutte cose già stampate ma volle provare, solo spinta dalla curiosità.

Il cabinato si riempì di luci fra i colori più svariati quando la moneta inserita fece attivare la macchina, una voce metallica stava pronunciando frasi per loro incomprensibili, poi però si mostrarono le icone della bandiere, probabilmente servivano a selezionare la lingua.

Jennifer scelse l'inglese e pochi istanti dopo un foglietto dall'aspetto invecchiati, per dare un po' più di atmosfera probabilmente, uscì dal cabinato e lei lo prese fra le mani senza fare troppi complimenti.

Si rigirò il pezzo di carta fra le dita non sapendo se leggere subito ciò che vi era scritto i farlo con le sue amiche per ridere di qualsiasi cosa fosse uscita fuori, eppure la voce calda di Cameron, il suo volto appoggiato sulla sua spalle e il suo respiro caldo la invogliarono a rivelare subito il contenuto di quel misero pezzo di carta.

Qualcuno a te caro uscirà dalla tua vita per un tempo indeterminato.

Una frase ambigua come era facile immaginare, eppure quelle poche lettere stampate su quella carta scadente le avevano provocato dei brividi lungo la schiena, nonostante sapesse che quello non era reale, nonostante il suo raziocinio le urlava che era oltremodo sciocco credere a quello che vi era stampato sopra una parte di lei tremò.

Trasformò quel pezzo di carta in una piccola pallina e la gettò nel primo cestino che le era passato sotto mano, quelle parole l'avevano turbata e non voleva conservarle un attimo di più.

Giocarono come dei bambini che per la prima volta si divertivano sinceramente nelle loro vite fino a quando non sentirono i loro stomaco reclamare e si diressero in uno dei tanti e bizzarri ristoranti che avevano potuto incontrare nella via.

Cameron si comportò come il fidanzato perfetto e lo era davvero, era il classico ragazzo gentile, non troppo appiccicoso o troppo geloso che però fa sempre attenzione a ogni dettaglio della propria ragazza e lei lo notò, notò la premura che lui aveva verso di lei e questo le fece spuntare un dolce sorriso sul volto.

In quel momento tutte le strambe idee e motivazioni che le erano venute in mente per non rispondere prontamente ai sentimenti del castano sembrarono così futili e idioti che si sorprese della velocità con la quale svanirono.

Ora sentiva il forte bisogno di parlargli, di dirgli chiaramente che lo amava e che non avrebbe mai lasciato il suo cuore nelle mani di qualche altro ragazzo, perché già lo sapeva, se ne accorse in quell'attimo che lui era la persona speciale che incontri una volta sola nella vita.

A quei pensieri tanto dolci e romantici un rossore prorompente le si affacciò sulle gote mentre osservava quasi incantata Cameron che, dopo una furiosa lotta, aveva ottenuto il permesso di pagare anche per lei.

Osservando l'ora tarda aveva insistito per riportarla a casa, avrebbe volentieri passato tutto il suo tempo con le eppure non poteva, aveva pur sempre del lavoro da svolgere.

Stava per lasciarla lì, da sola, sui gradini che prevedevano il portone d'entrata senza pretendere una parola o un bacio di arrivederci sotto lo sguardo che implorava muto per un po' di affetto della riccia, eppure non lo notò.

Stava per lasciarlo andare via e restare con quel peso sulla bocca dello stomaco ma quella volta non inventò scuse, voleva baciarlo, voleva toccarlo e voleva semplicemente amarlo.

Scese quasi incespicando quei due gradini e prese per il polso il ragazzo facendolo voltare con una certa confusione nello sguardo, non si aspettava che lo fermasse, non sapeva neppure lui perché quel suo gesto gli era parso così strano.

Lei si mise sulle punte e si affannò per raggiungere le labbra morbide e graffianti di lui e fare pressione a finché il bacio casto di partenza si evolvesse in uno più profondo e bellissimo, un bacio pieno di loro e dei loro sentimenti tanto forti e brillanti, vividi nei loro muscoli vitali che correvano senza sosta.

Quando l'ossigeno era terminato furono costretti a separarsi nonostante fosse ovvio per entrambi che era stato contro la loro volontà, ma lei con un minimo di imbarazzo sussurrò sulle sue labbra calde «Ti amo » e quasi lui non si sentì mancare.

Pensare che lei provasse il suo stesso tormento quando non erano insieme e sentire dalle sue proprie labbra quella realtà era diverso, nonostante pensasse che non ne aveva bisogno si sbagliava, lui aveva bisogno di sentire che lei lo amava e avrebbe amato sentirglielo dire ancora e ancora.

Si arrese ai suoi pensieri e le lasciò un bacio dolce prima di congedarsi e dirigersi verso la casa che aveva acquistato, nonostante lei non fosse più con lui poteva percepire sulla sua pelle come l'eco della sua presenza e una pace dolce gli aleggiava nel cuore.

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