Capitolo 19
[ Mutual ]
Jimin aveva provato a divertirsi questo sera, nonostante avesse praticamente combattuto per non uscire le quattro non avevano voluto sentire ragioni e lo avevano trascinato in una discoteca.
Le ragazze si erano scatenate mostrando quanto potessero essere negare nei balli, ma forse questo era solo perché lui era in ballerino professionista.
Il ragazzo aveva indossato una mascherina in modo da non dare nell'occhio, non essere riconosciuto e quindi di essere lasciato in pace, almeno questo sera voleva rimanere calmo mentre si godeva, rilassato, la serata.
Anche se non riusciva a smettere, neppure per un istante, a pensare alle bionda che lo aveva catturato nella sua trappola senza neppure essersene resa conto, sapeva che non era sciocca e che non era neppure debole, eppure non ci riusciva, non riusciva a smettere di essere preoccupato.
Ordinò qualcosa da bere, lasciò che fosse il barista ad occuparsene non avendo davvero idea su cosa volesse e quando il drink gli venne posto davanti lo sorteggiò lentamente vagando fra i suoi pensieri.
Aveva bisogno di sapere se il suo amore era contraccambiato prima che rimanesse troppo preso da quei suoi sentimenti brucianti, la voleva davvero tanto e si chiedeva se lei semplicemente non poteva ricambiare i suoi sentimenti ma sapeva che non era così facile, che non lo avrebbe mostrato così facilmente se era riuscita a tenersi quell'inferno dentro.
Un piccolo sospiro gli sfuggì di nuovo, non aveva idea se fosse giusto il suo desiderio di buttarsi alla cieca con la possibilità di farsi male, non sapeva se fosse giusto ma sentiva che doveva farlo, non era che avesse dubbi, nella sua mente e nel suo cuore era chiarissimo quello che voleva fare, ma si chiedeva quando sarebbe stato il momento giusto.
Lui aveva corso così tanto con la mente che non si era soffermato su come fosse potuto giungere ad un'atmosfera ideale e come avrebbe potuto dirle che la amava, che la amava da impazzire, tanto che non riusciva a pensare ad altro, insomma non poteva dirlo in modo casuale nel bel mezzo di un discorso.
Ad un certo punto decise di staccare la mente, se pensarci su non risolveva la situazione allora smettere di farlo lo avrebbe fatto e così si buttò in pista muovendosi con quella sua tipica sensualità capace di far perdere la testa a chiunque.
Si unì alla folla di persone che si dimenavano, urlavano e si strusciavano fra loro lasciando la sua mente staccata, come se non fosse più davvero connessa a lui, come se fosse andata in tilt, anche se ovviamente non era così.
Quando i cinque furono stanchi morti, tanto da rischiare di addormentarsi lì decisero di rientrare, effettivamente Michela aveva avuto, ancora una volta, ragione, ma le sue amiche non glielo avrebbero mai detto, lo avrebbero negato a vita.
Sfogarsi aveva fatto bene a tutti, soprattutto alle ragazze, infatti iniziava a sembrare più sopportabile la settima d'attesa che le separava dai loro amori, ma non vollero pensarci, non quella sera che erano riuscite a non farlo.
Entrarono in casa senza fare il minimo rumore, erano le due del mattino ed era davvero troppo tardi, erano certi che la ragazza dormisse per questo il ragazzo fece meno rumore possibile mentre prendeva le sue cose e si infilata sotto al getto d'acqua.
Non voleva mica emanare un insopportabile tanfo a causa del sudore e del movimento di quella notte, che pessima figura sarebbe stata con la ragazza che gli piaceva...
Quando però rientrò nella camera da letto per infilarsi nel letto con lei la trovò in quella posizione sensuale che metteva in evidenza il suo petto pronunciato e le dava un non so che di selvaggio.
Gli occhi di Jimin, per quanto questo provasse a deviarli, non riuscivano a non vagare lungo quella figura così femminile che sembrava invogliarlo, era come se la ragazzo lo stesse provocando ma dalle palpebre mezze chiuse poté affermare che si era solamente svegliata da poco.
Eppure quella malvagia ciocca color oro che le accarezzava le labbra rosee e leggermente screpolate, che ad ogni suo respiro si muoveva lungo quei cuscinetti di pelle tentatori stavano mettendo davvero a dura prova il suo autocontrollo, già di norma desiderava davvero baciarla, in più quella situazione non era ideale.
Solo dopo qualche interminabile attimo, che a lui parve un'eternità intera, la ragazza notò il ragazzo e quando lo fece posò il suo sguardo assonnato sulla figura di lui, rigido nel bel mezzo della stanza e spalancò le braccia come una bambina.
Con quel suo unico gesto lo aveva praticamente ucciso, infatti il seno prosperoso si era mosso evidente e sopratutto in quel piccolo frangente il rosso aveva notato come quella maglia lasciasse poco alla sua immaginazione e si impose di non portare i suoi pensieri oltre il limite della decenza.
Le si avvicinò lentamente cercando di sembrare normale e la osservò interrogativo, non capiva cosa quel gesto significasse ma lei non disse una parola, sembrava quasi una bambina che voleva essere presa in braccio oppure abbracciata così lui optò per il tentare la seconda.
Nonostante sentisse l'imbarazzo sempre crescente sul suo volto la strinse fra le sue braccia cercando di pensare a tutto meno che a quella morbidezza diretta contro il suo petto mentre lei si stringeva di più contro di lui, sembrava quasi non si stesse rendendo conto della situazione ed in fin dei conti era proprio così.
Aveva sonno ed era rimasta profondamente turbata da quello che il suo subconscio le aveva mostrato, perché glielo stava dicendo, le stava dicendo che si stava comportando come una sciocca e di non commettere gli stessi errori del passato, di non starsene semplicemente ferma ad ignorare i suoi veri sentimenti e le sue vere emozioni.
Infatti lei sapeva benissimo cosa significa il battito accelerato del suo cuore quando lo vedeva, cosa significava il bruciore che avvertiva sulle guance quando avevano dormito assieme, cosa significava il vuoto che sentiva quando lui non era con lei, la delusione della sera stessa e il bisogno costante che percepiva nel farsi sfiorare da quelle mani dolci e gentili.
Lei sapeva bene di cose si trattava nonostante non avesse mai provato nulla del genere prima nella sua vita mesta, eppure aveva letto così tanto da imparare di cosa era fatto quel sentimento enigmatico e a lei sconosciuto fino a quel momento, aveva letto così tanto da averlo provato attraverso le parole di quei bellissimi libri che aveva avuto la fortuna di poter leggere.
L'amore.
Lei conosceva quel sentimento ma una parte di lei, quella spaventata al solo pensiero si sentire il suo cuore spezzarsi una volta ancora e il non essere capace di raccogliere i pezzi distrutti del suo organo vitale per rimetterlo insieme ancora una volta, le facevano rifiutare l'idea eppure non poté farlo allungo.
Si era lasciata stringere dalle le braccia forti del ragazzo, aveva chiuso gli occhi poi aveva sentito qualcosa di morbido e umido lungo la sua spalla scoperta da maglia e capelli.
Presto aveva realizzato che si trattava di morbidi baci lasciati sulla sua pelle e, nonostante cercasse di dire che la cosa non le andava, che non voleva lasciarsi baciare da quelle labbra morbide e perfette nessun suono uscì dalla sua bocca, non poteva mentire.
Sentiva come le braccia del ragazzo si fossero spostate da quella posizione e che si erano insinuare sotto al tessuto leggero della sua maglia sfiorandole la pelle dell'addome facendola rabbrividire, morse il suo labbro inferiore per non fare alcun tipo di rumore, non voleva essere scoperta.
Le labbra del ragazzo vagarono fino alla spalla scoperta della ragazza per poi tornare indietro con quei morbidi baci in cui la lingua le sfiorava la pelle piena di brividi di piacere, nel suo tragitto verso la mascella di lei il ragazzo perse fra i denti bianchi dei piccoli lembi di pelle della ragazza lasciandole dei marchi violacei sul collo.
Quando fu vicino all'orecchio di lei, rosso d'imbarazzo le sussurrò «So che sei sveglia... » con voce bassa e un po' rauca mentre le imponeva di girare il volto verso di lui con le la mano che non era impegnata nel tastare la pelle nuda della ragazza.
I loro sguardi si scontrarono quasi fosse stata una battaglia senza fine in cui si creava un vincitore, ma poi questo contatto venne interrotto dalle fameliche labbra del ragazzo che sfioravano quelle incerte delle ragazza, aveva già baciato, ma mai in quel modo tanto profondo e selvaggio.
Sentiva una piacevole pressione data dalle labbra morbide del ragazzo che premevano con violenza contro le sue finché queste si dischiusero, egli le morse il labbro inferiore, attento a non farle male, poi lasciò scivolare la sua lingua curiosa nella bocca di lei.
Le loro lingue si cercavano, si scontravano e si aggroviglivano fra loro togliendo loro fino all'ultimo briciolo d'ossigeno che avevano nei polmoni, finché furono costretti a separarsi.
Si guardarono, entrambi avevano gli occhi che brillavano, una luce diversa da quella semplice e vitale della gioia, una più selvaggia ed animalesca che era sempre appartenuta alla natura umana, la luce del desiderio e della lussuria che cresceva con violenza nei loro animi.
«So che mi ami... » soffiò il ragazzo sulle labbra di lei che sperava, sperava che quel contatto tanto selvaggio la travolgesse ancora facendo tornare a battere veloce come un pazzo il suo cuore, eppure lui rimase fermo mentre la guardava ansimare mentre riprendeva fiato.
«Mi ami? » chiese alzando la sua schiena per osservarla dall'alto con fare quasi intimidatorio, le stava imponendo di dirglielo, di rivelargli questa verità contro la quale aveva fortemente combattuto fino a quel momento, senza neppure saperlo davvero.
«Si » bisbigliò lei con tono soffocato, non riusciva nemmeno a parlare bene per quanto la sua mente non più così lucida era occupata, pensava solo a quelle labbra che erano davanti a se, quelle labbra che l'avevano fatta sentire bene come non le era capitato mai prima d'ora.
Un piccolo sorriso si dipinse su quelle labbra dalle quali non aveva nemmeno per un secondo separato lo sguardo, le osservava quasi importante e come in una tacita richiesta che lui accettò.
Le loro labbra si scontrarono ancora una volta, eppure sembrò durare meno della volta precedente, infatti le loro lingue energiche erano troppo impiegate a darsi battaglia per lasciare il tempo alle loro labbra, pulsanti e rosse a causa del contro, di sfiorarsi ancora.
In quel bacio così passionale sentì le mani di Jimin che le alzavano la maglia lasciando campo libero ai suoi palmi caldi di sfiorare ogni centimetro della sua pelle che sembrava dipendere da lui, sentiva che senza quel tocco sarebbe morta, che lo voleva anche lei.
Si staccarono guardandosi affamati, lui la osservò come a chiederle il consenso che ella certamente non negò con un bacio lasciando che la figura muscolosa del ragazzo le sovrastante il corpo.
Le mani di lui vaga vano ovunque, senza restrizione ne regole, si muovevano esperte come se avessero saputo fin dall'inizio dove toccare, dove la ragazza era più sensibile e dove lo avrebbe sentito di più.
Sentiva le sue labbra muoversi sulla sua pelle che cominciava a riempirsi di piccole gocce, sentiva il piacere di quei suchiotti che le venivano lasciati addosso come segni indelebili sulla sua medesima pelle di quella folle passione che stava infettando le loro menti.
Questo almeno fino a quando la bionda sentì il freddo sulla propria pelle, non riusciva a capire, nonostante lui continuasse a muoversi su di lei il suo corpo era scosso dal gelo.
Fu allora che si rese conto che lo aveva sognato, che quella passione era stata soli frutto della sua mente o meglio del suo subconscio che le stava confermando il dubbio che aveva nutrito per un po', lei era innamorata di Park Jimin e se ne rendeva conto proprio sul pavimento della sua stanza.
Il fatto che il suo sonno fosse stato così agitato l'avevano spinta a muoversi nel sonno e dato che Jimin, sentendo il forte impulso di baciarla, aveva scelto di dormire sul divano nel soggiorno non c'era stato nulla a frenare la sua caduta, quindi si, era stato un bene, altrimenti chissà cosa sarebbe successo.
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