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Capitolo 17

[ Hold me tight ]

Stavano tutti per andare a dormire data la tarda ora, ma il cellulare di Jimin suonò, quando rispose si poterono sentire chiaramente le voci di coloro che erano dovuti partire.

Umanamente sarebbe stato impossibile, ma successe, Rosalba si era svegliata proprio in quel momento e mentre scendeva le scale aveva sentito distintamente la voce di Jin così era corsa giù, come flash.

In poco tempo tutti gli abitanti di quella casa furono davanti allo schermo del cellulare, chi felice chi arrabbiato, chi assonnato e arrabbiato.

Venne fuori che Cameron e Shawn, non essendo abituati a quei ritmi snervanti, non essendo abituati a giorni e giorni di prove fino a tardi o a postare e posare fino allo sfinimento, per quanto tentassero di restare svegli o di provare, magari nelle pause, a contattare le loro ragazze non ci riuscirono, inquadrano infatti i due mezzi svenuti sul divano.

Jungkook poi era un disastro, ogni volta che aveva un secondo libero prendeva fra le mani il cellulare e si sentiva con la mora venendo continuamente sgridato, però lavorava bene quindi non c'erano reali problemi, se non che ogni tanto, per non sprecare tempo, camminava mentre scriveva e finiva contro qualche porta.

Tutti risero immaginando la scena, ma non ci volle molto perché si ricomposto, dopotutto c'era Taehyung che faceva il labbruccio mentre guardava attraverso lo schermo, sembrava un bambino che fa i capricci ed era davvero adorabile.

«E il nostro piccolo TaeTae cos'ha? » chiese lei con tono canzonatorio mentre gli rivolgeva la sua attenzione con un ghigno, non sapeva perché ma prevedeva che sarebbero scoppiati tutti a ridere da lì a poco.

«Ma lo stai chiedendo sul serio, voglio dire, mi hai lasciato con persone che non capiscono i doppi sensi nella vita, come faccio senta di te ?! » piagnucolò facendole sfuggire una risata mentre Namjoon lo r imprese dicendo che era solo lui ad essere un pervertito e a capire doppi sensi inesistenti.

Eppure non era così, glielo dimostrò proprio la bionda con una battuta dal risvolto scottante che solo in pochi afferrarono, chi aveva passato abbastanza tempo con lei e Taehyung che scoppiò in un finto pianto urlando che voleva tornare perché aveva bisogno di poterle parlare.

Disse che la amava, lo fece scherzando ovviamente, come quando Jimin lo diceva ai ragazzi, eppure lo sguardo che gli rivolse, notato solo dell'interessato dallo sguardo omicida sbiancò, avere quel ragazzo arrabbiato era un problema, ma soprattutto non capiva perché lo avesse guardato tanto male.

Jin e Rosalba non avevano parlato per tutto il tempo, erano rimasti a fissarsi, era troppo imbarazzante parlare come avrebbero voluto davanti a tutti quegli occhi indiscreto così vennero lasciati soli, anche se quella conversazione avrebbero voluto farla durare ore, dopotutto si era creato un bel feeling.

Veronica corse nella sua stanza e prese il cellulare fra le mani, sperava con tutta se stesso che il ragazzo la chiamasse e, come se l'avesse letta nel pensiero lo fece e poté finalmente sentire la voce del ragazzo, le sembravano passati anni ma era solo un giorno.

Parlarono del più e del meno, finché un po' di tempo dopo il ragazzo si scusò dicendo che anche lui aveva bisogno di dormire, ma prima di attaccare sussurrò un "mi manchi" che le fece venire il batticuore.

Jungkook sperava davvero che lei non avesse sentito, che quelle parole sussurrate mentre si allontanava dall'apparecchio per riagganciare non fossero state percepite dall'altro capo del telefono, eppure erano state ascoltate e l'avevamo resa felice, felice come una pasqua.

Il sorriso non le abbandonava il volto, il cuore le batteva forte e le guance le si erano tinte di un rosso purissimo, sembrava quasi che le avesse tinte ma non era così, era solo la gioia che le scorreva nelle vene e non se lo spiegava, quel ragazzo le piaceva ma non credeva fino a quel punto.

Così, fra mille pensieri e il batticuore raggiunse il mondo dei sogni, anche lei, sognando il rientro del gruppo e magari un possibile sviluppo romantico fra loro, il suo battito accelerò ancora una volta e fu abbastanza perché capisse che si era innamorata di lui, eccome se lo era.

Jennifer e Valentina se ne erano andate a letto, non potevano farci nulla se i loro ragazzi sembravano dei cadaveri divorati dalla stanchezza, ma il solo fatto che avessero almeno provato a rimanere abbastanza svegli per telefonare le aveva rese felici, capivano che era stato uno sforzo e ne erano grate, così la loro rabbia sparì.

Poi c'erano Jimin e Michela che di stavano fissando, lui la guardava cercando di restare mentre lei lo osservava con sopracciglio inarcato e le braccia incrociate al petto, insomma, come poteva lui rimanere serio.

In poco tempo i due, a causa delle risate che non riuscivano più a reprimere erano finiti a terra, si contorcevano sentendo di non avere più ossigeno in corpo e le lacrime agli occhi,la scena di Jimin che le si aggrappava alla spalla per non cadere e lei che scivolata era stata abbastanza comica.

«Aiuto » disse la ragazza fra le lacrime provocate da quel suo ridere così forte, non sapeva se a breve sarebbe riuscita a smettere, ma conoscendosi la risposta era ovviamente un no, non che la situazione per Jimin fosse mosse diversa.

Quando riuscirono a ricomporsi, dopo un bel po', si schiarirono la gola pretendendo che quella scena non fosse ma avvenuta e si rimisero a fissarsi, come fosse stata una battaglia all'ultimo sguardo.

«Mi vuoi dire dove devo dormire?!  » aveva detto esasperato il ragazzo, non ci stava capendo più nulla, era la seconda volta che lo chiedeva e la risposta era sempre la stessa, quel maledetto sopracciglio che, senza un vero motivo lo faceva sussultare, in fin dei conti tutto quello che lei faceva  battere più forte il suo cuore.

«Ma non era abbastanza ovvio?  » chiese lei come se fosse la cosa più ovvia del mondo, ma non lo era, non per lui, lei lo aveva trascinato di sopra e nella stanza vuota non c'era un letto quindi non sapeva cosa pensare.

Una leggera risata prese il posto di quel silenzio pieno di ipotesi del fulvo che si era creato, una risata cristallina che lo risvegliò dai suoi pensiero facendoli spostare lo sguardo su di lei che indicava la porta della sua stanza.

Stava scherzando, certo, doveva stato scherzando per forza, non poteva essere seria, non poteva chiedere ad un ragazzo di dormire con lei, insomma, un ragazzo...

«Vuoi rimanere in corridoio? » rispose lei per prenderlo un po' in giro mentre si sistemava sul letto, o meglio, mentre recuperava le lenzuola dal fondo della struttura in legno di questo con uno strano sorriso, si era accorta infatti dell'imbarazzo mostrato dal ragazzo.

Lei non era propriamente a suo agio eppure poteva ammettere senza dubbi che la presenza del ragazzo la rilassata e la calmata, le piaceva sentire il suo tocco sulla pelle e a quel suo ultimo pensiero rabbrividì, che diavolo le passava per quella testa malata che si ritrovava.

Scosse la testa cercando di mandare già quel sorriso che le si era piantato in volto ma non ci riuscì, che stava accadendo in quel suo piccolo cuore confuso, lo sapeva, lo sapeva bene ma non lo avrebbe mai ammesso, non prima che fosse troppo evidente per notarlo.

Si sistemò sotto le coperte raggomitolandosi su se stessa come era solita fare, poco dopo sentì un sospiro sconfitto e la superficie sotto di se che si abbassava e rialzava lentamente, aveva vinto.

Presto sentì come Jimin si fosse posizionato, capì che si trovavano schiena contro schiena e quasi le dispiacque, non sapeva come spiegarlo, era come se fosse in un certo senso delusa...

Alla fine non si addormentò velocemente come la scorsa volta, forse perché non era esausta come lo era stata, ci metteva sempre un po' per prendere sonno, al suo contrario, il ragazzo che le stava accanto al era crollato come non dormisse da settimane, abitudine forse.

Sta di fatto che Michela si girò nel letto, non importava quante volte lo avesse fatto, non riusciva a dormire e le capitava a volte, ma solo quando aveva delle cose che doveva fare e che non aveva fatto, era troppo efficiente, si diceva a volte.

Nell'esatto momento nel quale stava per alzarsi dal letto, nel quale avrebbe fatto qualcosa fino a che sarebbe crollata sentì le braccia del ragazzo costringerla a letto, quel bastardo era sveglio allora!

Sentì il suo volto entrare accostato con la sua schiena e un roco mugugnó uscirgli dalle labbra che lei trovava a dir poco perfette, poco dopo sussurrò qualcosa «Torna a dormire » mostrando la sua forza dovuta agli allenamenti.

La costrinse a tornare con la schiena appoggiata alla superficie morbida stringendola a se, sembrava averla presa come un grosso peluche morbido, ma non le dispiacque, non fece nulla per liberarsi della presa del ragazzo e da quella posizione.

Non fece nulla per spostare il volto di Jimin che egli, a metà fra il desto e l'addormentato, aveva appoggiato sull'incavo del suo collo facendole arrivare il suo respiro sulla pelle che si riempì di brividi e finalmente anche lei annegò nel sonno.

Jimin si svegliò nel bel mezzo della notte, non c'era un vero problema ma lo fece e lo fece nel momento meno opportuno perché proprio in quel momento la bionda aveva iniziato a cambiare posizione.

Si era svegliato quasi completamente sentendo il fondoschiena della ragazza strofinarsi contro la patta dei suoi pantaloni, poi si ritrovò le sue labbra semi aperte a qualche centimetro di distanza e il petto di lei che premeva morbido contro il suo, tonico.

La cosa lo lasciò con il respiro sospeso, quella situazione era davvero pessima, stava infatti avendo una reazione piuttosto evidente alla fisicità della ragazza dovuta, anche se solo in minima parte, anche ai forti sentimenti che nutriva nei suoi confronti.

Voleva baciarla, lo voleva davvero tanto.

Mentre i suoi occhi non riuscivano a spostarsi dalle labbra rosee e leggermente screpolate della ragazza nella sua mente continuava ripetersi che non doveva, che non andava bene, eppure lo voleva, lo voleva così tanto che non riusciva a spiegarselo, così tanto come non aveva mai voluta nient'altro.

Eppure si trattenne, un unico dolce pensiero lo fece rinsavire, quel poco che bastava affinché non ad assaltasse quelle bellissime labbra che gli erano state poste dinnanzi, quasi fosse stato un test imposto da qualche entità mistica, un test che non avrebbe superato considerando l'andazzo nei suoi pantaloni.

Ma riuscì a trattenere quel desiderio che sembrava bruciargli nel petto, se voleva avere quel maledetto bacio con lei si disse che avrebbe dovuto farlo bene, che avrebbe prima dovuto dichiarare i suoi sentimenti e ricevere una risposta positiva da parte sua per poi permettere alle loro labbra di toccarsi, finalmente.

Il solo pensiero lo faceva sorridere, già impazziva per lei quando nemmeno era nella sua stessa stanza, chissà se qui suoi sentimenti sarebbero esplosi ulteriormente se avesse ricevuto un "ti amo" da quella ragazza così forte eppure così fragile allo stesso tempo, una fragilità che sperava avesse mostrato solo a lui.

Credeva davvero che qualcosa non andasse in lui, il solo pensiero che ci fossero cose di lei che solo lui conosceva lo rendeva allegro nonostante sapesse che cosa si era portata dietro in tutto quel tempo, nonostante lei gli avesse mostrato quanto era stato doloroso, eppure non riusciva a non essere felice a causa di quel suo strano pensiero.

Era ufficiale, per quanto avesse provato a temporeggiare oppure usare scuse di ogni genere per non rivelare ciò che faceva scalpita te il suo cuore, aveva perso quella partita, proprio in quella botta, in quella situazione decisamente imbarazzante aveva capito che aveva bisogno di dirglielo, di fra gli sapere quello che provava nonostante avesse paura.

Jimin infatti temeva che la ragazza lo rifiutasse, che li considerasse solo un amico o che fosse solamente stata impietosita dalla sua situazione e che per questo si fosse mostrata tanto gentile, eppure voleva rischiare, per una volta voleva fare qualcosa per se e se solamente, non per qualcun altro, solo per la sua stessa gioia.

Perché se quelle due parole fossero scivolate fuori dalla bocca della ragazza che dormiva quieta accanto a lui allora la sua vita sarebbe migliorata, eccome se lo avrebbe fatto.

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