Capitolo 14
[ Let Me know ]
La casa si fece presto silenziosa dopo l'annuncio di quella notizia che aveva spezzato la gioia di tutti quelli che l'avevano udita, pertanto, Michela e Jimin non erano stati sfiorati dalla cosa.
Alla fine la bionda si era addormentata un'altra volta cullata dal suono ritmico del cuore di lui e del suo calore che sembrava toccarle l'anima, persino laddove nessuna era più giunto da tanto, tanto tempo.
Appena il suo respiro regolare e leggero sfiorò la pelle pallida del rosso questo sentì una scarica di brividi percorrergli il corpo fino alla sua spina dorsale, solo allora si sentì abbastanza coraggioso da aprire i suoi occhi nocciola e posarli sul volto rilassato e dormiente della ragazza.
Se fosse dipeso da lui non si sarebbe mai separato dal corpo caldo della bionda che si era accoccota al suo tonico e definito dai duri allenamenti, se fosse stato per lui non avrebbe smesso di osservarla dormire o di accarezzarle il volto con delicatezza per non svegliarla.
Ma le quattro coinquiline non erano di questo avviso, se non potevano essere loro felici e se non potevano passare del tempo con i ragazzi, se non potevano picchiare Jin per le sue pessime battiste allora nemmeno quei due non potevano godersi tranquillamente la loro atmosfera.
Credevano che Michela fosse ancora sveglia, nonostante fosse passata qualche ora dall'annuncio della triste notizia e prese dalla noia, invece di lavorare alla loro parte del libro, avevano deciso di piombare nella camera della ragazza e disturbare i due, svegli o meno.
Valentina aprì la porta e quasi la fece cadere, le quattro presero Jimin che, molto più che sveglio, osservava la ragazza quasi avesse visto un miracolo o qualcosa di così bello da essere irreplicabile, ma era solo lei, solo la loro amica bionda.
Però fecero quella cavolata che era loro passata per la mente a causa della noia, ovvero, Veronica, Valentina e Jennifer si erano buttate a pelle di leopardo sui due mentre Rosalba riprendeva la scena con il cellulare.
Eppure Michela non era sveglia, eppure quel loro buttarsi sulla figura sensuale del ragazzo non aveva fatto altro che far avvicinare il volto del ragazzo, pericolosamente, a quello della bionda che aveva aperto gli occhi di scarto percependo il peso di una delle sue migliori amiche addosso.
Eppure non se ne resero conto, se non in due, del grosso danno che era stato fatto in pochissimo tempo, solo quando quelle iridi castane a volte curiose si spalancarono mostrando confusione, realizzarono.
Jimin provò a salvare la situazione, ma non fu abbastanza veloce da poter evitare alle tre un incontro ravvicinato con l'inferno, nessuno lo avrebbe evitato per averla svegliata in quel modo.
Le ci volle qualche secondo per realizzare la situazione, il piacevole sfiorarsi, appena accennato, fra le sue labbra e quelle morbide del fulvo venne subito oscurato dalla presenza di quei tre indelicati sacchi di patate.
Un sorriso, uno molto ma molto falso, si stampò sul suo viso pallido, ridusse i suoi occhi a delle fessure, non le si intravedevano più le iridi ma lei riusciva ancora a vedere e il suo tono freddo le fecero sbiancare.
«Chi? » chiese con finta innocenza e gentilezza, quella domanda aveva un unico significato, ovvero: chi sarebbe voluto morire per prima e chi per ultima, una domanda retorica ovviamente.
Le tre si alzarono ma, essendo nella classifica delle creature più imbranato e scoordinate del mondo caddero a terra come dei salami e cercando di scappare, incespicarono finendo l'una sull'altra, incapaci di salvarsi.
«Se vuoi scusarci un attimo » disse al ragazzo che fece un cenno con il capo, per quanto potevano essergli simpatiche quelle ragazze non avrebbe voluto interferire, dopotutto non voleva che lei lo prendesse in antipatia, il solo pensiero lo infastidiva.
Trascinò le tre a terra per il tessuto delle loro maglie con una forza inspiegabile, mentre l'altra la seguì non provando neppure a ribellarsi, sarebbe servito solamente a renderla più aggressiva e no, non voleva morire.
«Non pensavamo che stessi davvero dormendo... » farfugliò Veronica volendo salva la vita, non che Michela le avrebbe davvero uccise ma, non era ancora riuscirà a dire a Jungkook che gli piaceva, non poteva finire così.
«In che senso? » «Quando ci siamo alzate e siamo venute a vedere si vedeva che eri sveglia, era rossa » r nuovamente le gote della ragazza si fecero di un rosso accesso facendo evaporare tutta la sua rabbia in un un solo istante e, notandolo, qualcuno decise di usare quella piccola cosa come ricatto.
«Facciamo che dimentichi completamente lo scherzo di questa mattina e non diciamo a Jimin che eri sveglia? » chiese innocentemente Rosalba sbattendo le ciglia per sottolineare la sua falsa innocenza.
La bionda fece cenno con il capo che accettava il patto poi si catapultò in bagno senza prendere un cambio o altro, era troppo in imbarazzo, se fosse stato possibile sarebbe arrossita anche fino alla fine dei capelli.
Lasciò che l'acqua gelida le sfiorasse la pelle, che calmasse il bruciore che sentiva nel suo povero volto, lasciò che ogni preoccupazione e ogni angoscia venissero trasportati via dall'acqua e dalla schiuma candida che le ricopriva il corpo.
Sentì bussare e poi vide una massa Ricci affacciarsi, le fece segno d'entrare restando a contatto con il getto d'acqua mentre la osservava dallo specchio affianco alla doccia, dallo sguardo che aveva aveva capito che aveva qualcosa da dire e le stava lasciando tutto il tempo per farlo.
«Sai, Jimin sarà il protagonista di questo album e ha già fatto una serie di scatti con gli altri e da solo, una sorta di versione Premium, uhhh, è l'unico che non è partito per il servizio fotografico... » si interruppe, avrebbe dovuto dirlo con il rischio di essere sentita dal diretto interessato?
La ragazza le fece segno di avvicinarsi in modo che potesse sentire anche in caso avesse parlato sottovoce, si sporse dalle vetrate trasparenti lasciando che qualche goccia d'acqua impegnasse il tappeto.
«Vogliono che cerchi di aiutare Jimin, Namjoon ha proposto te perché crede che potresti davvero riuscire ad aiutarlo con quel suo problema... » disse in un sussurrò che persino Michela faticò a sentire, in risposta annui tornando sotto la doccia.
Non le dispiaceva l'idea di passare più tempo con il ragazzo e di aiutarlo, aveva l'opportunità di evitare che si facesse del male come invece lei aveva fatto a se stessa anni prima non trovando conforto, non trovando nessuno che la capisse e che potesse aiutarla sul serio, lei sperava di riuscirci.
Quando ebbe finito si vestì, l'amica le aveva anche portato il cambio dato che lei non lo aveva fatto, prima di uscire prese un grosso respiro, sapeva che cercare di aiutarlo non sarebbe stato facile ma tanto lo avrebbe fatto comunque, le piaceva quel ragazzo, era una persona che aveva bisogno d'aiuto e lei non glielo avrebbe negato.
Scese le scale notando il ragazzo con il labbro inferiore pronunciato, sorrideva come al solito ma sembrava molto triste dopo aver costato che sarebbe rimasto separato da quello che per lui erano come fratelli per due settimane.
Valentina e Jennifer avevano assediato il divano con un pacchetto di patatine mentre guardavamo una serie tv piena di violenza e controllavano, ogni singolo istante, i loro cellulari in attesa di un messaggio da parte del loro ragazzo.
Rosalba invece sembrava essersi rassegnata, sul tavolo, al fatto che probabilmente non avrebbe ne visto ne sentito Jin, sapeva quanto era impegnativo scattare delle foto e che probabilmente li avrebbero fatti lavorare fino a farlo crollare dal sonno, quindi se lui fosse riuscito a contattarla lo avrebbe visto come un miracolo.
La bionda diede un calcio leggero a Veronica, la ragazza avendo trovato tavolo e divano occupati aveva ben pensato di mettersi a leggere sul pavimento, così l'aveva spostata con il piede non volendo disturbare la sua lettura, si sentiva gentile quella mattina ed era piuttosto strano dato il risveglio.
«Resto qui per queste due settimane, vero? » propose lei tranquillamente mentre addentava una mela, il ragazzo non le rispose subiti, troppo perso ad osservare il movimento delle labbra di lei rese lucide dal succo del frutto che vi era leggermente colato sopra, ma poi rispose con un cenno del capo, non gli piaceva rimanere tutto solo in quella grossa villa.
La bionda gli sorrise offrendogli un tè, il ragazzo accettò, non si ricorda neppure di averlo fatto quando vide la tazza fumante davanti a se, quella ragazza doveva avergli lanciato qualche sorta di incantesimo perché non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Poco dopo le squillò il cellulare, l'agenzia presso la quale i ragazzi lavoravano la stava avvisando formalmente e le stava chiedendo aiuto, se la cosa fosse stata risolta privatamente sarebbe stato preferibile e non avrebbe scatenato scandali che avrebbero potuto nuocere ai ragazzi stessi.
Rispose con delle rispose brevi e concise ad ogni domanda in modo che il ragazzo non potesse capire di cosa si parlava, dopotutto questo lo avrebbe messo a disagio e non si sarebbe mai aperto con qualcuno a cui veniva chiesto di aiutarlo, anche se lei non lo faceva certamente perché le era stato chiesto, ma lui questo non poteva saperlo per certo.
Iniziarono a parlare normalmente e, con un talento che spesso aveva sfruttato, con le pinze riuscì a cacciare dalle stesse labbra del ragazzo il discorso sul suo problema con il suo aspetto fisico ed era da ammettere, quando voleva farti dire qualcosa era dannatamente brava a girare attorno al problema.
«Non ho fiducia in me stesso....» ammise finalmente, ma questo lei già lo aveva capito, lui era il suo bias dopotutto «Perché? » chiese, una semplice domanda che lo paralizzò, non sapeva cosa avrebbe dovuto rispondere perché in realtà non lo sapeva neppure lui.
Notando la confusione affacciarsi sul volto del ragazzo e notando che nessuna domanda o risposta stava lasciando le sue labbra lei, con quel suon sguardo penetrante di quando vuole va guardarti dentro, lo osservò per poi continuare «Perché non hai fiducia in te, Jimin? » chiese con tono calmo che quasi lo mise in soggezione.
Già, lui conosceva bene il suo problema, anche le sua fan, probabilmente, ma neppure lui ne capiva il motivo, cosa lo spingeva a dubitare tanto del suo corpo, delle sue abilità, della sua voce e della sua persona in generale?
«Sono quelle parole, vero, quelle che ti dicono che non sai ballare, che non sai cantare, che sei brutto, che sei grasso, che sei inutile e che dovresti solo scomparire, vero? » chiese attirando l'attenzione delle altre sul discorso, quando lo faceva, quando entrava nella mente delle altre persone era sempre affascinante perché cambiava completamente modo di porsi e di parlare.
«Io... » Jimin lo sapeva che lei avvale ragione, che quelle parole lo ferivano ma non riusciva ad ammetterlo a se stesso, non capiva perché ma ne aveva paura «Va tutto bene, conosco il sentimento, te l'ho già detto, ma sai, credo che dovresti smettere di ascoltare quelle parole e focalizzarti su quelle delle tue fan... » fece una breve pausa usando un tono di voce estremamente pacato.
«Pensa alle parole che ti rivolgono come fiori, quelle piene di insulti e cose del genere sono come dei fiori finti, ci saranno sempre, saranno sempre gli stessi fiori privi di vita e bellezza e pensa alle parole delle tue fan come delle rose rosse coperte di brina che sbocciano accarezzare dai raggi solari, ci saranno quando le meriterai, a volte potrebbero appassire ma saranno sempre piene della loro bellezza, del loro significato e della loro vita, perché ogni volta che una rosa muore ne sboccia una ancora più bella» disse con una semplice metafora che però ebbe effetto, in un certo modo.
«Eppure le spine di quei fiori finti fanno male come fossero vere... » rispose lui con sguardo oscurato dalla tristezza, ora lui era vulnerabile e Michela poteva vedere bene l'inizio di una strada buia e fredda che conduceva a quella fine terribile che aveva già provato, non poteva permettergli di percorrerrla.
«Conosco la difficoltà che stai vivendo, ma pensa che spesso quelle parole solo come una fiala di veleno finta, sono vuote e prive di ogni malvagità, sono parole piene di invidia di persone che vorrebbero essere come te e ti prego, non percorrere quelle sentiero che hai iniziato» lei lo sapeva, sapeva cosa si provava, ne aveva le cicatrici sul suo corpo.
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