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Capitolo 10

[Love me ]

Quando erano tornate a casa, data la tarda ora, non avevano fatto il minimo rumore nonostante la loro felicità fosse così evidente e ingombrante nelle loro menti.

Era passata la mezza notte da qualche minuto e le due si erano lasciate coccolare dai loro nuovi ragazzi, si erano scambiati qualche fugace bacio non volendo suscitare clamori in caso una fan li avesse incontrati per strada.

Erano certe che la casa tacesse, credevano che neppure il più piccolo rumore sarebbe stato udito mentre si dirigevano sognanti nella loro camera, dovevano dormire perché non avrebbero perso un istante soltanto del tempo che avrebbero potuto passare con i loro ragazzi.

Eppure quando passarono davanti alla stanza di Michela notarono un guizzo di luce debole e bassa dal piccolo spazio che separava la porta dal pavimento, si fermarono e appoggiarono l'orecchio sul gelido legno sentendo il rumore della penna che scorreva lungo la carta.

Bussarono silenziosamente non vendo svegliate le altre ma non ottennero risposta, o la bionda era troppo immersa in ciò che stava a scrivendo, oppure non era dell'umore per parlare con loro perciò decisero di non insistere e si prepararono per andare a dormire.

La mattina seguente, le quattro amiche preoccupate cercarono di capire la situazione che si trovava dietro quella porta, ma ciò che notarono fu che il rumore, quasi non si fosse mai interrotto, di lei che scriveva con movimenti veloci e repentini si perpetuava nella stanza.

Passarono un paio di giorni e a casa rimaneva sempre qualcuno, per un motivo oppure per l'altro ma Michela non lasciò la sua stanza, non importa quante volte provavano a percepire un mutamento in quella stanza,  c'era sempre lo stesso rumore, quasi non dormisse.

Dietro quella porta fredda c'era lei, aveva il busto chino sulla scrivania in legno mentre automaticamente la sua mano scorreva veloce sulla carta creando lettere che componevano il manoscritto del libro che avrebbero presentato.

Aveva il viso coperto dalla chioma bionda un po' spettinata, i suoi occhi nocciola scorrevano stanchi sui fogli già scritti o che stava scrivendo, il suo sguardo stanco e distrutto era cerchiamo di un viola scuro, quasi fosse stata presa a pugni e le sue dita ferite a causa della presa errata sulla penna a sfera.

Le tende impedivano alla luce solare di entrare in quella lugubre stanza illuminata solo dalla piccola lampada che propagata una luce modesta, la luce del sole l'avrebbe infastidita e non avrebbe spalancato la finestra se non durante un temporale.

Adorava il suono delle piccole gocce d'acqua che si scontravano sulle varie superfici, il gelo piacevole portato dai nuovoni grigi, l'odore di bagnato che a forza si insinuava nelle narici, la vista di quelle piccole gocce che riflettevano le luci artificiali sembrando lacrime d'oro.

Un brivido le accarezzò la schiena stancata da quella posizione e finalmente spostò i suoi occhi da quella montagna di fogli pieni zeppi di parole, non c'era più un solo angolo di quella montagna di carta che fosse candidò come in origine.

Si pizzicò  il ponte del naso come per riprendersi da quella sorta di trance che aveva avuto, guardò l'orario sul suo orologio notando che aveva continuato a scrivere senza pause per più di quattro giorni, se ne stupì.

La depressione che provava sbava svanita o forse solo oppressi dai bisogni del suo corpo e finalmente si alzò, nonostante fosse notte fonda perse degli indumenti e si dedicò una lunga e rilassante doccia bollente che le distese i muscoli.

Quando uscì dal bagno perfettamente rigenerata scese al piano inferiore per cercare qualcosa da mangiare, con suo orrore trovò un casino in cucina, le pentole erano accatastate l'una sull'altra nel lavandino e lo stesso per le stoviglie e il frigo era praticamente vuoto.

C'era solo una confezione di prosciutto cotto che spazzolò, non aveva mangiato per troppo tempo e per quella sera si accontentò.

Risalì le scale non facendosi sentire e poi si buttò sul suo letto con tutta l'intenzione di recuperare il sonno perduto durante quel tempo, non sapeva bene cose le era successo, forse a causa dello stress si era fissata a pensare a cosa l'avesse assillata e quando le era venuta l'ispirazione non era riuscita a fermarsi, una sola pausa e avrebbe perso tutto.

La mattina seguente le altre non provarono nemmeno a controllare nella stanza della ragazza, sicure e preoccupate dal fatto che ancora una volta fosse rimasta immobile a scrivere ma almeno si preoccuparono di dare una sistemata in cucina e riempire il frigorifero.

Presero i loro cellulari e finalmente raccontarono, come stavano già progettando, ai ragazzi quello che stava succedendo e in una manciata di minuti nove ragazzi si precipitarono in quella casa condivisa.

Cameron e Shawn non fecero molto, furono troppo concentrati sulle loro ragazze, le coccolarono recuperando il tempo perduto in quei giorni di ulteriori registrazioni e prove, allora i ragazzi della band coreana optarono per l'irruzione nella stanza.

Non sapevano quello che facevano o quanto la cosa sarebbe stata rimpianta.

Appena entrarono notarono l'aria un po' consumata, un'imponente pila di fogli pieni di scritte messi perfettamente in ordine, una penna quasi terminata al fianco dei fogli, sempre sulla scrivania e la ragazza sepolta dalle coperte.

A stento la notarono sotto al limone ingombrante dato che se ne stava tutta rannicchiata su se stessa e questo fece sciogliere il cuore di alcuni, Jimin pensò che fosse la scena più dolce e carina che avesse mai visto e quasi lasciò uscire uno strano verso.

Prima che potesse, come avrebbe voluto, svegliarla gentilmente con una carezza sulla guancia J-hope si buttò a mo' di sacco di patate sulla r
aguzza che lo buttò a terra guidata dall'istinto di sopravvivenza.

Quando fu abbastanza lucida per capire quello che era appena successo i sette ragazzi avevano già notato le sue pessime condizioni, ma lei si limitò ad ignorarli e tornò a dormire senza curarsi del fatto che il ragazzo dai capelli arancio giacesse sofferente al suolo, non sembrava ma possedeva una forza paurosa quella ragazza.

Allora sceso al piano inferiore lasciandola al suo riposo, però, la vitalità dei ragazzi nonostante fossero al piano inferiore si fece sentire fino a lei che arresa si alzò e si vestì.

Scese le scale come uno zombi, teneva gli occhi socchiusi a causa della luce mattutina e teneva le mani avanti per non sbattere contro qualcosa, quando si fece vedere tirò uno schiaffo dietro alla nuca di J-hope per averla svegliata e poi salutò il resto delle persone con un buon giorno sussurrato con voce un po' rauca.

Effettivamente non aveva parlato per tanto tempo e beh, credo che la sua stanchezza si notasse facilmente, bastava notare la sua postura un po' abbandonata per capirlo.

Taehyung era steso sul divano mentre faceva battute piccanti sui baci profondi che le due nuove coppiette si scambiavano mettendo in imbarazzo praticamente tutti tranne che i difetti interessati e Michela.

Senza pensarci due volte di buttò a peso morto sul ragazzo appoggiando il mento sui pettorali scolpiti di lui che erano coperto dal tessuto della maglietta «Bastardo potevi fermarli» sbuffò facendolo ridacchiare, avrebbe potuto ma era stato troppo divertente vedere il suo amico colpito e affondato.

«Non vi ho mai visti parlare... » disse J-hope curioso notando la confidenza che c'era fra i due, quasi fossero stati amici da una vita «Esiste una cosa chiamata telefono e un'altra chiamata Instagram che, guarda caso, può essere usata per chattare! » disse ironico il ragazzo facendo ridere tutti, effettivamente era abbastanza scontato.

Jin era preoccupato, come tutti,  ma fu l'unico a chiederle cosa avesse perché forse gli altri di sentivano troppo invadenti, anche lui lo sentiva ma in qualche modo voleva aiutarla, sempre se poteva.

«What's up? » chiese con le sue basilari nozioni di inglese «The sky» rispose la ragazza facendolo ridere, facendo ridere anche Jimin che si aggrappò a Namjoon per non cadere e facendosi guardare male dagli altri, era una pessima battuta.

«No, sul serio, sto bene, solo che non ho dormito molto, ho avuto l'ispirazione e non potevo lasciare la sfuggire così... » «Così hai pensato bene di non vivere per quattro giorni?!» rispose shockata Valentina in italiano e lei fece spallucce.

«Beh ho scritto altro ho scritto metà libro, di cosa ti lamenti, ceh » rispose lei alzandosi da sopra al ragazzo per poi andare in cucina e prepararsi un tè, lo finì e poi si infilò nel letto e si mise a dormire, insomma, si comportò come se non avesse ospiti.

Le due neo coppiette uscirono e così vollero fare gli altri, ma non erano certi che fosse un bene lasciare Michela da sola e così, tramite sasso carta e forbici, venne fuori che Rosalba e Jin sarebbero dovuti rimanere lì.

Si sedettero l'uso accanto all'altro sul divano e si coprirono con una coperta come due vecchietti, poi scelsero un film che dalla copertina sembrava un'opera d'arte ma che in realtà si rivelò la cosa più male fatta e noiosa della storia del cinema e iniziarono quindi a insultare i produttori.

Poi si misero a guardare un altro film, questa volta si trattava della storia di una ragazza che scoprendo di avere il cancro fa tutto quello che ha sempre voluto fare e alla fine, poco prima di morire rivela al ragazzo che ama i suoi sentimenti.

Nonostante la riccia non fosse tipa da storie d'amore quel film la emozionò, certo, non pianse ma si  sentì commossa, quella poteva essere la storia di una ragazza vera e a pensarci si sentiva male, quanto poteva essere brutto avere una malattia del genere...

Iniziarono a parlare del film e iniziarono anche ad avere un'accesa discussione, non una litigata, uno scambio di idee che fece avere alla fine un quadro più completo della scena e della storia.

I due, visibilmente imbarazzati, cercavano di tacere il meno possibile per non arrossire a tempo record,  tentativo che fu vano poiché finirono a fissarsi come se non ci fosse nient'altro al mondo e per loro era così, almeno in quel momento.

Non era ben chiaro come o perché si fosse arrivato a quel punto, ma si baciano, era come se i loro corpi sapessero meglio di loro quello che dovevano fare e quello che provavano ma la verità era solo che non riuscivano a trovare le parole adatte per quelle emozioni, tutte nuove, che provavano.

Le loro bocche si erano finalmente sfiorate con una sensazione di assoluta morbidezza e un'infinita dolcezza che collana i loro quarti palpitanti nei loro petti agitati, i loro stomaci si contorcevano a causa della forte emozione di quel bacio tanto desiderato, segretamente, da ambe due le parti.

Poi il rumore di uno scatto li costrinse a staccarsi, oltre alla mancanza d'ossigeno, c'era la bionda che con occhi divertiti li osservava dopo aver scattato una memorabile foto di quel dolce momento.

Jin divenne completamente rosso e Rosalba cercò di dire una frase di senso compiuto per giustificare quello che si era appena mostrato, ma appena capì che non avrebbe potuto riportò lo sguardo chiaro sulla ragazza la quale si stava avvicinando al biondo.

Gli mise una mano sulla spalla e mise la mano in posizione dritta e lui batté il cinque, successivamente la ragazza gli diede un amichevole pizzicotto sulla guancia «Finalmente, comunque non me la far soffrire, capito? » disse con un sorriso per poi sedersi con loro e fare il terzo incomodo.

Si, le piaceva dare fastidio.

Alla fine spiego alla sua migliore amica che lei già conosceva i sentimenti di entrambi prima che ne parlassero con lei, le era sembrato così palese che non capiva il motivo per il quale non si erano dati quel Benedetto bacio prima, ma nessuno altro se ne era reso conto eccetto lei, chissà come mai.

Forse perché lei era particolarmente brava in quello, capire i sentimenti degli altri finché non erano i suoi o non erano rivolti a lei sapeva bene come vedere oltre le apparenze e come leggete fra le righe, eppure quando veniva a lei, andava nel panico e non capiva mai nulla.

Era fatta così, era totalmente imbranata per quanto riguarda i suoi sentimenti.

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