51. Catarsi
Rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo e l'anima da ogni contaminazione.
Amir ricordava bene la prima volta che aveva incontrato Yves. Ricordava quella strana sensazione allo stomaco, ricordava di averlo voluto conoscere a tutti i costi, attratto da qualcosa che non era ancora riuscito a spiegarsi. Quella creatura così scostante e schiva si portava dietro un fardello che per Amir era sempre stato ben visibile. Non aveva idea di quale fosse il motivo di quel dolore, ma sapeva che c'era e che non sarebbe andato via tanto facilmente. E poi Yves l'aveva fatto, una notte si era presentato da lui senza Gaspard e Victoria e, con una strana luce degli occhi, pari soltanto a quella di un martire, aveva osato chiedere di più.
A quel punto Amir pensava di aver scoperto la fonte di ogni problema. Così bello, così giovane, così inibito dalla società e dalle circostanze in cui si trovava. Il più grande gli aveva concesso una stanza all'Heros seppure con enorme ritrosia. Aveva smesso di negare quello che provava per Yves, e ormai aveva solo due possibilità davanti: aiutarlo e tentare di instaurare un legame o spegnere le emozioni e continuare con la sua vita. Era stata una scelta semplice, perché Amir non voleva tornare indietro. Aveva deciso di fornirgli quella stanza, e allo stesso tempo gli avrebbe dato protezione e silenzio ... quel trattamente di cortesia doveva pur valere qualcosa per Yves, no? E poi la sua curiosità aveva avuto la meglio, si era ritrovato a chiedere informazioni su cosa desiderasse davvero Yves dai suoi ragazzi e lì, quella che ormai sembrava una verità assoluta, si ingarbugliò nuovamente.
Yves non si lasciava toccare, Yves guardava e basta.
C'era di più di quello che Amir aveva sempre immaginato, fu a quel punto che si rese veramente conto di quanto fosse torbida la psiche di quel ragazzo di appena diciotto anni. Ma il francese era un muro impenetrabile, ogni tentativo di avvicinamento gli si era ritorto contro.
E adesso? Adesso siamo qui. L'uno di fronte all'altro ... nell'ultimo atto di sincerità.
Yves aveva valicato l'ingresso con estrema cautela, aveva incontrato lo sguardo penetrante di Amir e lo aveva sostenuto con una forza di volontà inimmaginabile. Eccolo lì, l'uomo che lo spaventava, l'uomo di cui aveva tentato di liberarsi senza però riuscirci davvero. Amir ... un criminale, un pazzo che non si era lasciato intimorire da niente e nessuno. La sua dannata fortezza inespugnabile in un dannato caos impalpabile.
E Yves aveva paura di quello che sentiva dentro, della sua incapacità di ritrarsi da lui. Di quel sentimento orribile di mancanza e malinconia che aveva provato quando l'altro gli aveva voltato le spalle soltanto una settimana prima.
Non posso perderlo. Ormai è tardi ...
E allora aveva dovuto liberarsi dalla paura, aveva dovuto lacerare quelle spire che lo tenevano stretto e gli impedivano di muoversi. Aveva morso, aveva combattuto e si era rimesso in piedi.
"Yves ..." Amir aveva tentato di mettere fine a quel silenzio opprimente, ma il ragazzo aveva risposto in un modo inaspettato. Lo vide togliere il cappotto pesante che lo copriva, poi aveva sollevato il maglione e se ne era liberato con un gesto che sembrava provocargli un profondo disagio.
"Voglio mostrarti una cosa."
Yves si era voltato verso la porta, in modo tale da dare le spalle ad Amir. Aveva chiuso gli occhi mentre sentiva l'altro trattenere il respiro, forse per l'orrore, forse per la sorpresa o per entrambe le cose.
Le sue cicatrici erano lì, finalmente in bella vista dopo anni trascorsi a nasconderle a chiunque. Solo Gaspard e Victoria dovevano averle viste, ma nessuno aveva mai osato chiedere cosa fosse successo. E il francese gliene era grato, perché sapeva che in quel momento della sua vita non avrebbe trovato le parole giuste per affrontare un problema simile.
"C-cosa ... chi è stato? Cos'è successo?"
Amir aveva sfiorato quella schiena pallida, irta di piccole cicatrici profonde e splendenti sotto la luce soffusa della stanza. La sua pelle era stata martoriata e squarciata. L'arabo era tremante quando posò le dita su Yves, tastando delicatamente quell'orrore che il francese aveva tenuto nascosto.
"Questa è la punizione che mi hanno riservato per aver frequentato un mio compagno di scuola ... o meglio, questa è stata solo una parte della punizione." Yves parlava a fatica, ogni volta che pensava al suo passato era come ripiombare in quell'incubo. Ma doveva credere che un giorno sarebbe stato più facile parlarne.
"T-ti hanno frustato? Dove cazzo eri? Cristo! C-chi è stato?"
"Era una scuola cattolica. Ho trascorso lì l'estate dei miei dodici anni. Quel posto ... quello che mi hanno fatto mi ha cambiato radicalmente, Amir ... è inutile negarlo. Mi ha incasinato la vita ... lei mi ha distrutto sotto ogni aspetto della mia fottuta esistenza e io gliel'ho permesso. Non sono riuscito ad affrontare niente. Volevo solo dimenticare e speravo che il silenzio mi avrebbe aiutato, ma non ha fatto altro che peggiorare le cose" disse a fatica Yves, ormai ad un passo dalle lacrime.
Amir era raggelato di fronte a quelle parole.
"Lei chi? Che altro è successo, Yves?"
Il ragazzo si era voltato lentamente, aveva freddo nonostante i riscaldamenti accesi. Era un gelo che penetrava le ossa e che noi aveva nulla a che vedere con il mondo circostante.
"Ha picchiato l'altro ragazzo e io ho reagito. Poi è passata a me e ..." Yves cercò di mandare giù quell'orribile senso di stretta alla gola che sentiva risalirgli lungo l'esofago.
"Ha abusato di me. Lei era ... è una suora. Ha detto che doveva guarirmi, che doveva salvarmi ... alla fine mi ha lasciato lì, steso a terra, non riuscivo a muovervi. Sanguinavo ... non ho mai pensato di f-farmi toccare di nuovo. Dopo quel dolore i-io ho sempre avuto il terrore di ..."
Yves non riuscì a continuare, il viso di Amir si era tramutato in una maschera di orrore mentre tentava di assimilare il senso di quelle parole. Era peggio di quanto aveva mai osato pensare. Si mosse lentamente, andò verso Yves e lo abbracciò forte contro il suo petto. Lo sentiva singhiozzare, si stava lasciando andare come non aveva mai fatto prima.
"Mi dispiace. Nessuno dovrebbe mai sperimentare qualcosa del genere. I-io sono ... io sono qui, sarò sempre qui. E non c'è niente che possa fare per farti dimenticare quello che hai passato, ma non me ne andrò. Non ti lascerò annegare nei tuoi ricordi ... li affronteremo insieme se me lo permetterai."
Yves aveva sollevato il viso, sentiva le mani di Amir asciugare delicatamente quelle lacrime che non riusciva a trattenere. L'ultimo e il peggiore segreto della sua vita era stato sciolto, adesso Amir conosceva tutta la verità e Yves capì che in fondo non aveva aspettato altro.
Cos'era Amir per lui? Quante volte aveva negato quel legame per paura di cosa avrebbe potuto comportare?
"Tu mi hai sempre terrorizzato, adesso lo vedo chiaramente. Ho provato ad odiarti, a tenerti lontano e a umiliarti ... non volevo permetterti di vedermi per quello che sono, ma alla fine mi hai capito, non hai mollato per così tanto tempo ... e poi quando l'hai fatto ho realizzato che non volevo essere lasciato in pace. Volevo abbattere quel muro e volevo farlo con te."
Quanto gli costava tutta quella sincerità? Yves aveva sempre creduto che fosse un peso troppo gravoso di cui potersi liberare e invece più lasciava andare quelle parole, più si sentiva leggero. Era tornato a respirare finalmente.
"Fortuna che sono caparbio, eh?"Amir provò a sorridere nonostante fosse sul punto di morire. Aveva atteso quel momento per così tanto tempo ... Yves era andato a parlargli con il cuore in mano. Quel legame che il francese si era sempre ostinato a non riconoscere, adesso aveva preso forma ed era diventato reale.
"Non è stato semplice neanche per me" ammise il più grande, "conoscere un altro essere umano e metterlo al primo posto sopra ogni altra cosa non era mai rientrato nelle mie prerogative. C'erano gli affari, c'era il denaro e c'era la mia vita. Riconosco di essere stato molto egoista in passato."
"Fortuna che hai conosciuto me allora" commentò Yves con un certo sarcasmo nella voce.
"Mi hai incasinato perbene, Yves. Volevo averti nella mia vita a tutti i costi e allo stesso tempo sapevo che mi stavo soltanto facendo del male. Fino a quando le cose non sono cambiate drasticamente"
Il più piccolo annuì, non riusciva più a staccarsi da lui. Quella settimana di lontananza era stata un supplizio. Si appoggiò alla mano aperta di Amir, ancora stretta contro il suo viso e chiuse gli occhi. Trovò le sue labbra e le assaporò con calma, spingendosi contro il corpo dell'arabo che non aspettava nient'altro.
L'hai sempre voluto e adesso non hai più nulla da nascondere. Ha visto le tue cicatrici. Sa cos'hai passato e cosa temi più di qualsiasi altra cosa al mondo. Se c'è qualcuno di cui puoi fidarti è lui ...
"Voglio farlo, Amir" sussurrò ad un centimetro da quelle labbra, e bastarono quelle semplici parole a immobilizzare l'altro per un attimo, "voglio farlo stasera. Per la prima volta."
Il cuore dell'arabo batteva all'impazzata, quando parlò non riuscì a sentire le sue parole, ma solo il suono martellante dei suoi battiti, "ne sei sicuro? Non dobbiamo fare nulla di avventato. Non dopo tutto quello che hai passato..."
"Ne sono sicuro" lo interruppe Yves e lentamente tornò a baciarlo. Lo spingeva verso l'altra stanza senza osare sciogliersi da lui. Senza rendersene conto lo stava aiutando a liberarsi della t-shirt e della cintura, mentre chiudeva la porta della stanza da letto con un gesto rapido del piede.
Non hai paura?
Sì, quella c'era sempre. Viveva acquattata da qualche parte nel suo petto, ma non poteva lasciarla vincere. Non più, non questa volta.
"Se è troppo puoi fermarmi quando vuoi, Yves ... io aspetterò."
I sussurri di Amir erano bassi e terribilmente eccitanti, Yves capì che non voleva fermarlo per nessuna ragione al mondo. Cadde sul letto e per la prima volta era consapevole di potersi muovere come voleva, perché quelle cicatrici non lo avrebbero più bloccato. Amir lo liberò lentamente dai suoi pantaloni e subito dopo aderì al suo corpo. Pelle contro pelle, muscoli contro muscoli. Yves adorava quella sensazione di calore, era qualcosa di febbrile, come quei baci umidi e delicati che Amir lasciava sul suo corpo. Erano scie di fuoco che si propagavano in tutte le sue terminazioni nervose, fino a farlo sentire vivo come non si era mai sentito prima.
Anche lui non vedeva l'ora di baciarlo, così chiuse le labbra contro l'incavo del collo di Amir e gustò il sapore della sua pelle e quello più acre della colonia dell'altro. Ogni bacio era un gemito di piacere da parte dell'arabo, ogni piccolo movimento di Yves gli provocava un tremito che non riusciva a trattenere.
"Sei sicuro?"
"Cento per cento" lo rassicurò il francese, con una sicurezza che non aveva mai avuto. Sapeva che avrebbe fatto male ... sapeva che tutta la preparazione del mondo non avrebbe potuto far sparire completamente il dolore della penetrazione.
E Amir si era occupato di lui in ogni modo possibile e immaginabile nel periodo precedente alla loro settimana di completo distacco. Lo aveva penetrato con le dita e con la lingua, facendolo morire di piacere per ore, facendogli desiderare sempre di più.
E anche quella sera non fu diverso, Yves aveva stretto le dita di Amir tra le sue, poi aveva aperto le gambe e aveva permesso all'altro di posizionarsi lì.
Era eccitato e terrorizzato allo stesso tempo, le sue mani erano fredde e sudate contro quelle forti e calde di Amir.
Sa cosa fare. Devi fidarti.
"Va tutto bene. Sei perfetto, Yves ... ho trascorso l'ultima settimana a pensare ossessivamente a te. Non riesco più a vivere senza sentire il tuo sapore sulla mia lingua"
Yves trattenne il fiato, quelle parole e poi la bocca di Amir che aderiva alla sua entrata ... iniziò a insuinarsi piano, leccando e spingendo con la lingua. Il più piccolo si contorse, afferrò le spalle di Amir e conficcò le dita nella sua pelle bollente per trattenersi dal gemere troppo.
Mi piace da morire.
Sapeva che poteva venire anche in quel modo. Sotto le cure incessanti di Amir e delle sue dita che adesso lo stavano penetrando piano. Un piccolo sussulto di fronte a quell'intrusione. Amir si bloccò per qualche secondo, mentre cospargeva di piccoli baci e morsi le cosce di Yves. Sentiva i suoi denti e l'attrito della sua barba contro la pelle.
"Dimmi se ti faccio male"
Poi inserì l'indice e il medio insieme. Yves aveva le labbra dischiuse, inarcò la schiena e gemette piano. Lo sentiva muoversi dentro di lui ad un ritmo costante e lento, come una tortura che però gli dava solo piacere. Amir andò avanti in quel modo per molto tempo, tanto che Yves sentiva le sue forze venire meno ogni istante che passava. Era in un limbo che somigliava al paradiso, completamente alla mercé di Amir e delle sue dita.
Era calmo, ma sapeva quello che sarebbe successo a breve e non si stupì quando ad un tratto l'altro ritirò le dita.
"Yves, sei ancora sicuro di voler continuare?" la voce del più grande era bassa e roca. Yves non aveva idea di quanto Amir stesse facendo fatica a trattenersi. Sentiva la sua erezione pulsare dolorosamente, vedere il francese in quelle condizioni metteva a dura prova ogni centimetro del suo essere.
"Sono sicuro ti ho detto"
Yves lo vide sollevarsi appena dal suo corpo e allungarsi verso il comodino. Il suo stomaco fece un balzo quando il più piccolo notò il gel lubrificante e il preservativo abbandonati sulle lenzuola, a pochi centimetri dalla sua testa.
Era buio, ma non abbastanza da impedirgli di vedere la bellezza di Amir. Il suo corpo nudo e muscoloso, la pelle scura, adornata da quei tribali che Yves amava in particolar modo. I tatuaggi di Amir erano più di uno e l'altro aveva avuto il tempo di vederli tutti nel corso di quelle settimane. Lo faceva impazzire, il modo in cui sembravano prendere vita sul fascio di muscoli di Amir era impressionante.
È bellissimo. L'hai sempre saputo e adesso non devi più nasconderti. È tuo.
Poi vide Amir passarsi tra le mani una dose abbondante di gel, per un attimo immaginò che sarebbe stato freddo a contatto con la sua pelle, ma in realtà quel calore lo stupì. Capì che era un bene, che Amir stava facendo di tutto per rendere quel momento più piacevole e meno traumatico possibile per lui.
Tornò a penetrarlo con le dita e Yves si perse di nuovo nel piacere, anche se una piccola parte di lui era terribilmente vigile e atterrita per quello che sarebbe accaduto a breve. Voleva soffocarla, voleva liberarsene come si farebbe con un pensiero cattivo, ma quella sensazione era troppo forte e persistente.
Non doveva tremare, non doveva obiettare. Doveva andare fino in fondo.
"Yves?"
"Va tutto bene" lo rassicurò il più piccolo, aveva la voce spezzata, ma stava cercando di farsi forza.
"Fermami in qualsiasi momento"
No. Non farlo.
Poi Amir aveva scartato il condom e un attimo dopo l'aveva indossato. Yves si irrigidì istantaneamente, vide l'altro spalmare un'altra dose abbondante di gel sulla sua erezione, per poi passarlo per tutta la lunghezza.
Era dotato Amir e Yves lo aveva capito subito. Non poteva ignorare che quel pensiero lo aveva preoccupato nell'ultimo periodo.
Non fare l'idiota. Ti stai lamentando per una cosa del genere?
Yves non riusciva più a respirare normalmente, aveva bisogno di qualcosa con cui distrarsi, così allungò le braccia verso l'altro in un chiaro invito di scendere a baciarlo. Amir si abbassò sul suo corpo, seviziò la sua bocca con i baci meno casti che la mente di Yves era in grado di immaginare. Era di nuovo eccitato adesso, soltanto sentire l'erezione di Amir contro il suo stomaco riusciva a provocargli sensazioni spaventose. Iniziò a strusciarsi contro di lui, a stringere quelle spalle muscolose per poi percorrerle con le mani.
Doveva succedere adesso e lo sapevano entrambi.
Yves non voleva che Amir si sentisse costretto a rivolgergli un'altra volta quella domanda, così lo lasciò andare. Gli occhi di Amir erano dei pozzi scuri, lo guardava in un modo che l'altro non credeva possibile.
Lussuria. Ossessione. Amore.
Si era spostato indietro e aveva accarezzato piano le sue cosce prima di allargarle nuovamente. Yves chiuse gli occhi e portò il viso in alto, era pronto o almeno era quello che continuava a ripetersi.
Poi sentì l'erezione di Amir accostarsi a lui e, con una spinta lenta ma precisa, iniziò a penetrarlo.
Yves era rimasto senza fiato dal dolore. Aveva spalancato gli occhi e artigliato le lenzuola. Aveva visto Amir fissarlo con uno sguardo allarmato, ma il francese aveva stretto la sua mano e gli aveva fatto segno di non ritrarsi.
"Ti fa troppo male? Se non puoi gestirlo esco"
"No" disse in fretta Yves e sapeva di star mentendo. Faceva male, era una fitta spaventosa e ancora era solo l'inizio.
"Devi essere più rilassato ... altrimenti sarà peggio"
Amir era calato su di lui nell'estremo tentativo di calmarlo. I suoi baci ci riuscivano sempre. Lo stava baciando con dolcezza, ancora fermo dentro di lui, con i muscoli talmente tesi che tremava appena sul corpo del più piccolo.
"C-ci provo"
"Questo ti aiuterà" disse Amir in un sussurro, poi iniziò a toccare la sua erezione con lentezza, donando ad Yves una nuova scarica di piacere che mise in stand-by il dolore. Nel frattempo si spingeva un po' più in fondo dentro di lui, senza mai smettere di muovere la sua mano con quel ritmo lento e perfetto.
Yves vagava nella confusione più totale, immerso tra dolore e piacere, tra ondate di fuoco bollente e scariche di adrenalina. Lo sentiva avanzare e più di una volta si ritrovò al limite, pronto a urlare di fermarsi subito, ma era come se Amir sentisse i suoi stessi pensieri ... riusciva sempre a bloccarsi prima che fosse troppo tardi.
"Dimmi se è troppo, possiamo farlo un'altra volta, Yves ... non sei costretto a ..."
"Altro gel" sussurrò il più piccolo, cercando di prendere fiato. Non era come aveva immaginato, forse era lui il problema, forse era troppo rigido e impaurito, ma quel dolore non stava passando.
Amir non se lo fece ripetere due volte, era sul punto di impazzire, tirò fuori la sua erezione e la cosparse di nuovo di lozione, stavolta passando una dose ancora più abbondante sull'apertura di Yves.
Il francese era tornato a respirare, bruciava ancora da pazzi e pensare di dover sostenere ancora una volta l'erezione di Amir dentro il suo corpo era terrorizzante.
Non sei costretto, non fa altro che continuare a ripetertelo anche lui.
No, non poteva più aspettare. Se si fosse tirato indietro adesso non avrebbe più trovato il coraggio di riprovarci in tempi brevi, lo sapeva.
Così si concentrò e cercò di mantenere la calma per l'avanzata di Amir. Il dolore fu di nuovo forte, sentiva ogni centimetro di Amir entrare dentro di lui e spingere contro la sua stessa carne, ma stavolta l'arabo non si era fermato, si stava muovendo, seppure lentamente e a fatica. Continuava a toccarlo nel frattempo e quello fu l'unico appiglio di sollievo che Yves riusciva a trovare.
Quindi era così il sesso? Quel pensiero si insinuò nella mente annebbiata del più piccolo. Ad Amir sembrava piacere nonostante non lo avesse penetrato completamente.
Fa troppo male.
Era sul punto di crollare, quando Amir venne. Era uscito da lui piano e solo a quel punto Yves era tornato a respirare di nuovo. Bruciava ovunque e lui non era venuto. Era sbagliato? Perché non aveva provato quello che provavano tutti?
"Tranquillo, ti faccio finire come piace a te"
Amir si sentiva agitato, non era un idiota e sapeva che Yves non aveva provato piacere. Scese giù e prese l'erezione di Yves tra le labbra, fino a ricoprirla con la bocca. Questo andava bene, lo sentì gemere di nuovo e dal movimento dei suoi fianchi capì che avrebbe avuto presto il suo orgasmo anche lui. Yves si contorceva, poi gli artigliò i capelli e bastarono pochi minuti per farlo venire.
Amir si adagiò al letto, guardava con circospezione il volto di Yves. Era sudato e arrossato, i suoi occhi erano umidi, segno che aveva trattenuto le lacrime.
Cristo, Amir. Che cosa hai fatto?
"È stato troppo? Sono stato più attento possibile, Yves" tentò di dire Amir.
"No, no. Andava bene, mi è piaciuto"
Il più grande rise, agitato, "come no. Forse ti è piaciuto il finale. Non devi mentire con me ... non c'è problema. Non dobbiamo farlo per forza, ci sono molte cose altrettanto belle"
Ma Yves non lo stava ascoltando più, si era messo in piedi a fatica e aveva afferrato il lenzuolo del letto per coprirsi, "vado a darmi una rinfrescata in bagno"
Benissimo. È successo quello che temevi, non ti guarda neanche più in faccia.
Amir cercò di mantenere la calma. Per lui anche solo poter vedere Yves in quella situazione era stato fantastico, il suo corpo lo eccitava, sapere che finalmente era suo lo sconvolgeva in un modo del tutto nuovo e incredibile. Eppure adesso si sentiva terribilmente in colpa.
In colpa per cosa? Non lo hai costretto a farlo.
Ed era così, Amir era abbastanza maturo da saper aspettare e lo avrebbe fatto ancora se soltanto Yves non si fosse dimostrato così assolutamente certo di voler andare fino in fondo. Ma non era quello il modo giusto di affrontare la cosa, pensò subito dopo, doveva tirare fuori le paure di Yves, doveva farlo parlare di nuovo o quel silenzio li avrebbe avvelenati per giorni. Ormai aveva capito come muoversi ed era intenzionato a farlo.
Yves rientrò pochi minuti dopo, sembrava quasi in sé mentre procedeva verso il letto e si stendeva sopra.
"Come va lì sotto? Fa tanto male?"
"Ho delle fitte" disse il francese, ma cercò di minimizzare tutto con un sorriso.
"È normale. La prima volta è sempre traumatica, non dipende da te. Ricordo che anche la mia non è stata una passeggiata"
Amir aveva provato a tendere quella mano verso l'ignoto ... era lì, in attesa che Yves la prendesse. Doveva capire che a lui poteva chiedere qualsiasi cosa.
Lo vide voltarsi verso di lui lentamente, il suo viso era serio, quasi timoroso, ma alla fine parlò
"Non è stato bello?"
"Per niente. Ero sempre stato l'attivo della coppia io, ma il mio ragazzo del periodo aveva iniziato a insistere, voleva cambiare i ruoli per quella sera. Alla fine ho accettato, vedevo che a lui piaceva un sacco e non ho mai immaginato che potesse fare così male. Ma sai qual è il punto? Lui era abituato ...io no. E' tutta questione di abitudine"
Yves sembrava non perdersi una sola parola e Amir capì che doveva trovare una sorta di sollievo dalla sua esperienza, perché il suo tono cambiò, si fece subito più sicuro
"E hai smesso?"
"Oh, sì. Per un po' di tempo non ne ho voluto sapere" rispose il più grande, ridendo appena di quei ricordi "era stato un trauma e lui non era neanche così esperto in quel ruolo ... ma poi con gli anni le cose sono cambiate. L'ho fatto di nuovo ed è stato diverso"
"Ah, davvero? E chi è che ti ha fatto ricredere?" Yves aveva sollevato un sopracciglio, irritato di fronte a quella rivelazione.
Amir immaginava che alla fine anche l'altro avesse fatto due più due. Il volto di Youri gli tornò prepotentemente in testa.
"Aveva solo più esperienza e io mi fidavo di lui. Mi sono lasciato andare del tutto e dopo un paio di volte ho iniziato ad apprezzare. Ma il succo della storia è che all'inizio fa un male cane a tutti, Yves. Non lasciarti intontire da quanto sembri facile nei porno ... quelli sono professionisti"
Yves si era ritrovato a scuotere la testa, era irritato e allo stesso tempo più vivace, "quindi ti sei fatto scopare da Youri, o forse dovrei definirlo socio speciale? E' così che vi chiamate nel vostro gergo da criminali, mi pare"
Amir rise di fronte alla palese gelosia dell'altro. Era dannatamente grato al cielo di avere di nuovo a che fare con l'Yves sprezzante che tanto adorava.
"Avevamo una storia, l'hai capito da te. E comunque avevo diciannove anni ... sono cose che riguardano il passato"
"Eppure lui mi sembra fin troppo presente nella tua vita" gli fece notare Yves con un tono irritato, "cosa vogliamo fare al riguardo?"
"Tutto quello che desiderate" gli concesse Amir, poi non riuscì più a resistere. Si sollevò sui gomiti e si piazzò a pochi centimetri dal viso di Yves, "sono completamente ai vostri ordini, mio Re"
Yves era rimasto spiazzato da quel movimento repentino. Avere Amir così vicino era sempre deleterio ... Yves sospirò di sollievo quando capì che comunque era di nuovo eccitato. Sì, non era finita lì, lo voleva ancora e forse non era di nuovo pronto a quel genere di dolore, ma voleva Amir in qualsiasi altro modo.
Così allungo le mani e bloccò il viso dell'arabo tra le sue dita, poi si avvicinò appena e sussurrò sulle sue labbra carnose, "desidero che mi venga riservato lo stesso trattamento che avete riservato agli altri giovani in passato"
E gli occhi di Yves erano neri e brillanti come pozze buie. Quella richiesta aveva fatto sorridere Amir, mentre il tono basso e desideroso di Yves lo aveva eccitato.
"Ogni centimetro del mio corpo è a vostra totale disposizione. Dove, quando e come preferite"
Quelle parole furono troppo per Yves, in uno scatto veloce catturò le labbra di Amir nelle sue, poi chiuse la mani intorno al sedere sodo e perfetto del più grande.
Rimasero lì, stretti l'uno all'altro, in quell'assalto interminabile che durò ore. Erano venuti entrambi a vicenda, soltanto con la bocca e con le mani. E adesso Amir vedeva Yves completamente a suo agio davanti alla mezza dozzina di sandwiches che il più grande aveva preparato in tutta fretta, dopo una lunga doccia calda.
Erano in accappatoio, Yves gli rivolgeva qualsiasi tipo di domanda, era curioso su tutto ciò che Amir aveva fatto prima di conoscerlo, dalle sue relazioni, alla famiglia, fino ad arrivare agli inizi dell'Heros.
Da quanto tempo si portava dentro quelle domande? Questo il più grande non sapeva dirlo. Mai aveva immaginato che ci fosse tanto interesse dietro a quella dura umiliazione contro cui si era sempre scontrato.
E poi c'era quell'orrore persistente, quel buio divorante che riguardava il passato di Yves e quegli abusi a cui Amir continuava a pensare ciclicamente. Lo avevano sconvolto sul serio, era come se si fosse ritrovato a vedere il francese sotto una luce completamente diversa, ma, allo stesso tempo, non voleva e non poteva dare a vedere quanto quel racconto lo avesse turbato.
A Yves non piaceva parlarne e a Yves non piaceva la pietà.
Gli bastava sapere che lui era lì, pronto ad ascoltarlo in qualsiasi circostanza.
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Jean non riusciva a smettere di sorridere mentre sentiva il braccio di Gael stringerlo in un abbraccio tenero mentre percorrevano la strada verso l'appartamento del biondo. Erano andati in un piccolo cinema che proiettava vecchi musical e Gael aveva accettato di sacrificarsi e vedere Moulin Rouge, il preferito di Jean.
"Quanto mi detesti?" chiese ad un tratto il biondo sorridendo, segretamente felice per quella serata.
"Non era poi così male" rispose poco convinto il moro.
"Avevi una faccia quando cominciavano a cantare" rise Jean "è stato molto nobile sacrificarti per me. Neanche lo ricordavo sai ... l'ultima volta che sono stato ad un appuntamento"
Jean si emozionò nel dire quelle parole, aver dato una seconda opportunità a lui e Gael aveva permesso a entrambi di vivere qualcosa che non si sarebbero più sognati di provare. Un legame, un contatto, una vicinanza e dei sentimenti autentici.
"Io lo ricordo ..." mormorò il moro quasi distrattamente, poi tacque.
Jean sorrise e lo strinse appena "Perchè non mi racconti di lui?"
"Non è molto romantico parlarti del mio defunto ragazzo" gli fece notare.
"Lui era importante per te, voglio sapere, davvero."
Gael tacque per qualche secondo ma alla fine aprì bocca e le parole cominciarono ad uscire lentamente, ma sempre più sicure.
"Lèon ... era ... un ragazzo dannatamente ostinato" cominciò "caparbio, se si metteva in testa un obbiettivo non potevi dissuaderlo, non aveva mai un piano B. Forse è stato proprio questo a condurlo a quella decisione, la musica o niente" disse amaramente " e io ... lo sapevo. Lo conoscevo meglio di chiunque altro, sapevo come pensava e come vedeva il mondo ... sapevo che quell'incidente lo avrebbe ..." inspirò "e ho lasciato che accadesse, gliel'ho lasciato fare"
"Ehi" mormorò Jean prendendo il volto di Gael fra le mani "non era una tua responsabilità, eravate entrambi giovani e sconvolti da quello che era successo. Ma se Lèon non vedeva altre soluzioni, se non era disposto a vivere per scoprire un'altra strada, non c'era niente che tu potessi fare"
"Tu sei ... una persona troppo buona Jean, ma non riesco a smettere di pensare che se mi fossi preso più cura di lui, se gli avessi mostrato che avrei potuto amarlo anche senza la musica o se avessi contrastato un minimo la sua ostinazione, forse sarebbe vivo"
"Sai cosa penso io, invece?" chiese l'altro attirando l'attenzione del moro "che ti sento sempre preoccuparti di quello che hai fatto, fare l'elenco delle tue mancanze, ripeterti quanto ancora potessi fare per lui. Per dimostrare che lo amavi" poi lo fissò dritto negli occhi "ma lui cosa ha fatto per te? In che modo ti ha dimostrato amore? Perché non ti ha ritenuto più importante della musica e non ha deciso di vivere per te?"
Quelle parole tramortirono Gael profondamente, conosceva bene la risposta anche se nella sua gabbia personale di sensi di colpa, non c'era spazio a quella eventualità.
Per Lèon non contavi abbastanza, la vostra storia non contava abbastanza. La musica era tutto, tu niente.
"Non contavo abbastanza per lui, non più delle sue ambizioni, lo sapevo. Ero terrorizzato alle volte, spaventato che se non fossi sempre rimasto alla sua altezza mi avrebbe lasciato indietro ..."
"Sai, quando ti sei dichiarato la prima volta, quando mi hai detto che volevi frequentarmi, mi sono spaventato" disse Jean attirando l'attenzione di Gael "non solo perché era la prima volta dopo tanto tempo, ma anche perchè mi avevi raccontato della tua storia passata. Credevo che stessi cercando qualcuno che ti ricordasse il ragazzo che avevi perso, una sorta di rimpiazzo"
Gael aprì la bocca, pronto a negare e rassicurare Jean, ma quello gli posò un dito sulle labbra e continuò.
"Ma dopo l'ho capito, il perché avessi scelto me, è lo stesso motivo per cui anche io ti ho scelto. Avevi bisogno di qualcuno che nonostante fosse a pezzi, avesse la forza di restare e di costruire ancora qualcosa. Io non credevo di riuscire a farlo, sei stato tu a farmi capire che potevo"
Gael si era gettato sulle labbra di Jean con il cuore che batteva forte nel suo petto, lo strinse saldamente e assaporò quelle labbra come se potesse essere l'ultima volta. Il modo in cui Jean riusciva a mettere in parole così chiaramente quello che c'era fra loro era quasi sconvolgente per Gael, lui che molto spesso aveva preferito il silenzio.
Alla fine non sei stato tu a salvare lui, ma lui ha salvato te.
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Erano ormai arrivati all'appartamento di Jean, i due non avevano alcuna voglia di separarsi eppure nessuno sembrava in grado di formulare quel pensiero a voce alta.
Se ne stavano sulla soglia del portoncino, Gael aveva passato le mani lungo i fianchi del biondo mentre approfondiva quell'ennesimo bacio.
Jean gemette mentre sentiva le labbra di Gael lasciare le sue e gli dedicò uno sguardo languido mentre le sue narici erano pregne del dolce profumo del suo dopobarba.
"Devi andare?" mormorò in un sussurrò in cui non riuscì a trattenere il desiderio.
Gael deglutì, la luce tenue dei lampioni rendevano il volto di Jean ancora più etereo e i suoi occhi azzurri e lucidi, erano tremendamente magnetici.
"Non necessariamente ... se tu ... volessi potrei salire" sussurrò ad un millimetro dalle sue labbra "e restare"
Ci fu un altro bacio, ancora le loro labbra che si inseguivano, il fiato corto ed il desiderio che cresceva a tal punto da fargli male al petto.
"Sì, voglio che resti, voglio ..." ansimò "ma non ti sto obbligando. Devi sentirti pronto Gael, devi volerlo lasciare andare"
"Lo voglio, non ho mai voluto niente in questi ultimi due anni come voglio questo"
Un altro bacio profondo mentre Jean aveva tuffato la mano in tasca per recuperare le chiavi, aprì la porta e i due si precipitarono nell'appartamento silenzioso.
Appena compiuti i primi passi, le loro mani andarono alla ricerca dei bottoni e delle cerniere, intenti a liberarsi il prima possibile degli indumenti.
Jean guidò entrambi nella camera da letto, dove gettò Gael sul materasso con una leggera spinta e si abbassava fra le sue gambe.
Il moro era totalmente senza fiato, non ricordava più come ci si sentiva in quei momenti, era sopraffatto dalle sensazioni che gli davano le labbra di Jean sulla pelle, dal calore tremendo dell'eccitazione, da quel massaggio che le labbra del biondo avevano cominciato a dedicare alla sua erezione.
"Jean ..." ansimò "non resisterò a lungo se fai così ... io ... sono eccitato da morire"
L'altro gli dedicò un sorriso trionfante "non sei qui per resistere infatti" mormorò e tornò con le labbra alla sua erezione.
La mente di Gael si stava svuotando come mai prima di quel momento, totalmente abbandonata a qualcosa che credeva non avrebbe più provato. Privo di controllo, di uno schema, di una linea da seguire, tutto iniziava e finiva con Jean.
Il biondo si sollevò quando sentì l'altro venire nelle sue labbra, mandò giù il liquido seminale mentre si arrampicava lungo il materasso e sul corpo di Gael, che cercò immediatamente le sue labbra.
Ci fu un altro bacio lungo e passionale, poi le labbra del moro si spostarono a succhiare la mascella e il collo dell'altro, prima di ribaltare la posizione e prendere le redini. Avere il corpo di Jean sdraiato sotto di sé fu ancora più eccitante per Gael, i muscoli del biondo erano tesi, la pelle arrossata e recettiva, mentre l'espressione languida non faceva altro che provocarlo.
Tornò con le labbra sul corpo di Jean, partendo dal petto cominciò a lasciare una scia di baci lungo l'addome, il basso ventre e l'inguine. Il biondo non provava nemmeno a trattenere i gemiti, il suo corpo era recettivo e desideroso, quando sentì le labbra di Gael sfiorargli le cosce, il ragazzo le spalancò.
"Gael ..." gemette invitandolo a continuare.
"Spero di ricordare ancora come si fa" rise l'altro mentre cominciava a leccare l'erezione di Jean, inumidendola con la saliva.
"Lo spero anche io" disse l'altro con la voce carica di desiderio.
Poi Gael si gettò nuovamente sulle sue labbra mentre aveva cominciato a massaggiare l'erezione del biondo con la mano, movimenti lenti e profondi che provocavano a Jean delle scosse di piacere incontrollabile.
"Hai del gel?" gli sussurrò all'orecchio.
L'altro annuì, indicando un mobiletto non lontano dal letto, Gael si precipitò a recuperare la lozione e poi ne versò una dose sulle sue dita.
"Girati"
Jean non se lo fece ripetere due volte, si voltò mostrando il sedere e sollevando il bacino mentre Gael si posizionava meglio dietro di lui. Inserì da prima due dita, ci fu un momento di resistenza ma poi Jean si rilassò maggiormente permettendo a Gael di scivolare lentamente e profondamente dentro di lui. Con l'altra mano aveva ripreso a masturbarlo e questa doppia stimolazione lasciò il biondo senza fiato.
Le mani di Gael si muovevano ritmicamente, Jean non riusciva a resistere o pensare a qualcosa che potesse diminuire la sensazione di assoluta estasi.
Venne qualche minuto dopo, nella mano del moro, si voltò a cercare immediatamente le sue labbra e poi fece nuovamente sedere Gael contro la testiera del letto, riprendendo a stimolare la sua erezione con la bocca.
"Qualcuno qui ci ha preso gusto" rise Gael tentando di non cadere nuovamente preda di un nuovo orgasmo.
"Si, ho appena trovato un'altra parte fantastica da baciare oltre le tue labbra" rise Jean.
Gael si sporse in avanti, mentre Jean era chino fra le sue gambe, lui aveva raggiunto nuovamente la sua apertura con le dita, facendolo sussultare.
"Sai che altro voglio ora?" gli chiese il moro.
Jean si sollevò, strisciò carponi sul letto fino a posizionarsi a cavalcioni sopra i fianchi di Gael. L'erezione del moro era bagnata di saliva e liquido seminale mentre il biondo era pronto e lubrificato.
Si fissarono intensamente negli occhi mentre Jean scendeva e si lasciava penetrare da quell'erezione tremendamente turgida. Ansimò e trattenne il respiro quando la accolse completamente dentro di sé, ci fu un nuovo bacio e Gael riprese a stimolare l'erezione di Jean stretta fra i loro corpi.
Al biondo servì qualche minuto prima di riuscire a muoversi, poi lentamente cominciò ad ondeggiare i fianchi, con movimenti da prima lenti e poi sempre più ritmici.
"Gael ..."
"Sei bellissimo" mormorò l'altro mentre gli baciava il mento e il collo, tentando disperatamente di non cedere all'orgasmo.
Jean era tremendamente caldo ed elastico, l'erezione di Gael era avvolta e stimolata con movimenti precisi ed esasperanti.
Il biondo aumentò la stimolazione, seguendo il ritmo che Gael dava alla mano con cui lo stava masturbando, mentre sentiva che dal basso anche lui aveva cominciato a muovere i fianchi.
Poi Gael si diede una spinta con la mano libera, facendo stendere Jean contro il materasso e diventando lui il padrone di quel rapporto, cominciando a darne il ritmo, soffocando i gemiti di Jean con i suoi baci.
Ancora alcune spinte ed entrambi cedettero, Gael dentro di lui e Jean fra i loro corpi.
Continuarono a baciarsi, senza dire niente, come se non ne avessero ancora abbastanza, come se aver oltrepassato quel confine li avesse finalmente liberati.
Abbi cura di lui ora.
ANGOLO AUTRICI:
Buongiorno, scusate il ritardo ma è per giusta causa! Approfittiamo di questo spazio per informarvi che ci sono novità all'orizzonte, per chi non avesse seguito i nostri social tra la fine di Novembre e l'inizio di Dicembre arriverà un annuncio bello grosso! Per sapere di cosa si tratta non vi resta che continuare a seguirci e avrete presto notizie! <3
Tornando alla storia, ci auguriamo vi sia piaciuto il capitolo, sappiamo bene quanto lo stavate aspettando ;) godetevi questo momento di pace e alla prossima
BlackSteel
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