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31. Oppressione

Disagio accentuato, associato a un senso angoscioso e insistente di peso o di impedimento.


Il petto di Yves era freddo come il marmo su cui era stato costretto ad aderire. Le luci delle candele baluginavano intorno a lui, rendendo le ombre della chiesa più lunghe e traballanti, come delle entità in movimento.

No, quello non era un luogo di pace ... quel posto apparteneva a lei.

Yves non ebbe il coraggio di muoversi, sentiva la sua schiena bruciare nei punti in cui era stata straziata dai colpi brutali della donna. E poi c'era il sangue bollente che colava giù dalle ferite, come le lacrime caldissime che gli ricoprivano le guance.

Smettila di piangere, abominio. Sai che lo meriti. Tu e quell'altro ragazzino ripugnante ...

E poi quelle dita. La nausea lo travolse quando capì cosa stava per succedere. Era troppo forte, torreggiava su di lui, bloccandogli i polsi sotto le ginocchia per impedirgli di muoversi. L'aveva pregata di lasciarlo andare, aveva pianto e provato a urlare mentre due forti schiaffi si abbattevano sul suo viso e lo lasciavano tramortito ... ma non abbastanza da poter sfuggire a quell'orrore.

Perverso. Abietto. Mostro.

Dolore. Yves si era svegliato di soprassalto, salvato dallo stridio dei freni contro l'asfalto reso scivoloso dalla pioggia.

"Mi scusi, la macchina davanti a noi ha frenato bruscamente. Si sente bene?"

La voce di Etienne riportò Yves alla realtà, alla sicurezza della sua auto, dove tutto andava bene.

Aveva diciotto anni. Era in grado di difendersi e lei non avrebbe più potuto fargli del male perché era lontana e sarebbe stata processata e lui non l'avrebbe più dovuta vedere in vita sua.

Se solo questi dannati incubi non fossero così dannatamente vividi.

Si sentiva ancora addosso il puzzo delle rose e dell'incenso. E il tocco gelido della sua mano mentre gli sfilava con violenza il pantalone del pigiama. E tremava come una foglia nonostante la temperatura quasi soffocante dell'auto. Yves chiuse gli occhi e si portò la testa tra le mani.

Andate via. Lasciatemi in pace. Non voglio più tornare in quella chiesa. Non voglio più sentire lei su di me.

"Signor Clairmont? Si sente bene? E' molto pallido. Le ha fatto male la mia guida?" Etienne era quasi pronto a fermare l'auto, quando l'altro fu abbastanza in sé da riprendere il controllo.

"N-no. Ho solo un terribile mal di testa. Niente di preoccupante" mentì prontamente Yves, pur sapendo che molto presto avrebbe vomitato il suo pranzo.

Allora l'autista aveva insistito per fare una sosta in farmacia e, solo dopo una lunga serie di rassicurazioni da parte del ragazzo, aveva finalmente lasciato perdere.

"Andiamo a casa, prenderò qualcosa lì."

Perché a casa, poi? si chiese Yves, consapevole che neanche lì sarebbe stato al sicuro ormai. Andrea aveva voluto le chiavi della sua stanza e adesso entrava e usciva da lì a suo piacimento, prendendo ciò che voleva tra i suoi libri, i suoi vestiti e tutto quello che gli era appartenuto.

Era un modo per fargli capire che adesso lui contava meno di zero, che ora era Andrea a gestire la sua vita lì dentro.

Quel pomeriggio non sarebbe andato diversamente, Yves aveva recuperato abbastanza lucidità da saperlo. Subito dopo scuola aveva chiesto a Etienne di portarlo a fare un po' di acquisti, anche se quella, in realtà, era stata tutta una scusa per starsene un paio di ore lontano dal cugino e dal resto del mondo.

Come puoi essere tanto debole da permettere tutto questo?

La pace durò ben poco. Andrea era in salotto, in evidente attesa del suo arrivo. L'italiano avanzò verso di lui non appena lo vide rientrare, portando con sé il solito sorriso arrogante. Posò lo sguardo sul moro, godendo di quell'espressione sempre più stanca e turbata che apparve sul viso dell'altro.

"Ce ne hai messo di tempo. Dove sei stato?"

Yves non riuscì a trattenersi "perché non vai al diavolo, Andrea?"

Quello rise, colpito "ecco che viene fuori il tuo caratterino dispotico. Mi chiedevo quanto ci avresti messo prima di recuperare un po' della tua verve. Brutta giornata? Anzi vedi di darti un tono ... hai l'aria di uno pronto a finire sul patibolo. Non vuoi far preoccupare il paparino e la zietta, vero?" poi continuò, sempre più gongolante "e ora il signorino Clairmont è atteso nella mia stanza per un party privato. Scommetto che alla fine mi ringrazierai."

Il francese non era riuscito a celare l'orrore. Si era immobilizzato "perché? Sto facendo tutto quello che vuoi ..."

"E continuerai a farlo fin quando non sarò soddisfatto infatti. Datti una mossa, non abbiamo tutto il giorno."

Yves si ritrovò a seguire il cugino lungo le scale, combattendo contro la voglia sempre più crescente di scaraventarlo giù dal parapetto. Sentiva le sue mani formicolare dal desiderio ... ma il terrore di quello che sarebbe successo dopo lo costringeva a mettere un freno a quei pensieri.

Non puoi opporti. Puoi solo sperare che finisca presto.

"Sai, credevo che una volta messo in chiaro chi è che comanda qui, poi mi sarebbe venuta voglia di tornarmene a casa. Dopotutto sono certo che tu abbia recepito il messaggio ... ma la novità è che mi sto divertendo un mondo. Sei ufficialmente diventato il mio giochino preferito, cugino."

Quelle parole provocarono in Yves un nuovo senso di oppressione, ma non ebbe modo di formulare neanche un pensiero sensato, perché un attimo dopo si ritrovò nella stanza di Andrea, ad osservare un ragazzo più o meno della loro età. Bello e nudo, se ne stava steso sul letto in evidente attesa del loro arrivo.

Il francese rimase sulla porta. Entrare lì significava entrare nella tana del lupo da preda.

"E ora ti presento il mio nuovo amico di giochi. O forse dovrei dire nostro?" Andrea rise di gusto, poi allungò una mano verso Yves, ancora fermo sulla porta "non sei nella posizione di poter rifiutare questo simpatico siparietto ricreativo, quindi muoviti" gli ricordò poi, mentre l'altro assumeva un'espressione disgustata e avanzava nella stanza.

Il ragazzo si sollevò dal letto, mostrando chiaramente la sua nudità. Era magro, con gli addominali ben in vista e un'erezione già pronta, segno che si era dato da fare nella loro attesa. Yves si ritrovò ad abbassare lo sguardo sui suoi piedi. Sconvolto.

"Ciao ..." soffiò lo sconosciuto, portando le braccia intorno alla vita di Andrea che lo accolse con calore. Gli bloccò il viso tra le mani e lo baciò con una voracità terribile. Yves vide chiaramente le loro lingue incontrarsi e intrecciarsi in una danza che non lasciava scampo. Si ritrovò ad abbassare lo sguardo per sfuggire a tutto quello.

"No, no. Tu devi guardare, cugino. Questo spettacolo è per te dopotutto." Andrea si mosse in fretta verso di lui e gli afferrò il mento con un gesto repentino. Yves scattò, facendosi indietro.

"Muoviti. Va a sederti sulla poltrona e non osare abbassare lo sguardo. Non farmi arrabbiare, Yves." Gli ordinò il moro, poi tornò ad occuparsi dello sconosciuto, lo baciò con vigore, scese sul suo petto nudo e lo cosparse di baci e saliva, fermandosi sui capezzoli duri dell'altro e mordicchiandoli, mentre le mani di Andrea vagavano lungo i fianchi e il sedere sodo del ragazzo.

Yves crollò al suo posto con il fiato mozzato. Strinse i braccioli della sedia con forza, come una sorta di appiglio in quel mare nero e burrascoso che minacciava di trascinarlo dentro le sue onde impetuose.

Andrea si era liberato dei suoi vestiti e ora si ergeva davanti a lui, stretto soltanto in un paio di boxer che tratteneva a stento l'erezione gonfia del moro. Si era inginocchiato davanti allo sconosciuto e aveva lasciato scorrere le mani lungo le gambe muscolose e i fianchi stretti, con il viso a pochi centimetri dall'erezione dell'altro.

"Dimmi Yves, vuoi vedere come si fa un pompino?" poi spostò lo sguardo sul cugino e rise di puro divertimento.

Il francese si sentì annegare.

"Lui non partecipa?" chiese lo sconosciuto, lanciando un'occhiata di puro fuoco a Yves.

"Oh no, al mio caro cugino piace guardare." Spiegò Andrea, sempre più eccitato.

"Peccato. Non sai cosa ti perdi" il ragazzo parlò direttamente con lui.

"Beh, possiamo sempre farglielo vedere. Magari gli verrà voglia di provare, prima o poi. " L'italiano ammiccò, poi chiuse le labbra carnose intorno all'erezione del ragazzo che iniziò immediatamente a gemere per il piacere. Nel frattempo gli occhi scuri come l'abisso di Andrea continuavano a scrutare Yves, a studiare ogni piccolo cambiamento del viso. Voleva dirgli che quello spettacolo era per lui, che quello sconosciuto era solo un corpo vuoto, uno strumento per raggiungere lui ... per annichilirlo e fargli desiderare cose che, fino a non molto tempo prima, avrebbe solo potuto immaginare di desiderare.

Yves perse la concezione del tempo, combatteva contro uno strano senso di vertigine, pregava il suo corpo di non reagire di fronte a quello spettacolo impietoso, ma gli impulsi visivi erano più forti di tutto il resto.

"E lo spettacolo è completamente gratuito" lo informò Andrea, durante una breve pausa che serviva per riprendere un po' di fiato prima di continuare ad assalire il corpo dell'altro, sempre più eccitato e gemente. Poi, con un affondo particolarmente intenso, liberò l'erezione dello sconosciuto dalla sua bocca, e si mise in piedi. Sorrise nel notare l'espressione persa sul volto del cugino. Pallido e immobile come una bellissima statua di marmo.

"Apri il cassetto della scrivania e prendi il condom e il gel lubrificante." Gli ordinò qualche attimo dopo, facendo un cenno del capo verso il cassettone alla destra del cugino.

Yves si sollevò a tentoni, sentiva il suo basso ventre fremere a ogni passo. Camminare diventava ogni istante più complesso, ma fece come gli era stato detto.

"Ora versamela sulle mani."

Andrea sorrise quando vide il cugino fare esattamente quello che gli veniva ordinato. Abbassò i suoi boxer fino alle ginocchia e con un gesto veloce se ne liberò. Indossò il preservativo e passò la crema lubrificante lungo tutta la sua erezione senza mai smettere di osservare la sagoma rigida di Yves. Stava per tornare al suo posto, quando l'italiano parlò con voce chiara e stentorea "no, ora tu andrai a stenderti sul letto. Da lì c'è una vista migliore, fidati."

Yves raggelò dentro e fuori mentre si costringeva a muoversi verso il letto. Si spinse più lontano possibile dai due che lo stava raggiungendo sul materasso. L'altro si mise carponi, come in risposta a una richiesta non verbale da parte di Andrea che, invece, si posizionò dietro di lui. Per un attimo sembrò godersi la vista del sedere nudo e della schiena inarcata del ragazzo, passò le mani sulla sua pelle, poi spostò in fretta lo sguardo su Yves, a poco più da un metro da loro.

"Questo ti piacerà. Lui ne va pazzo."

Tuffò il viso tra i glutei perfetti dello sconosciuto e iniziò a leccare la sua entrata con vigore sotto lo sguardo sconvolto di Yves. Vide il ragazzo contorcersi dal piacere, stringere le coperte vicino ai suoi piedi, inarcare la schiena ancora e ancora, fino a lasciarsi sfuggire un mugolio basso quando Andrea iniziò a penetrarlo con le dita.

"Cosa ci fai ancora con i pantaloni, Yves?" lo provocò Andrea, divertito e sprezzante. Sembrava godere dell'espressione sempre più combattuta sul volto del cugino. Stava cercando di imporsi di fronte a quell'eccitazione a cui non poteva comunque sfuggire ancora per molto. Quello spettacolo avrebbe fatto impazzire chiunque e Andrea ne era ben consapevole.

"Ti prego ... non resisto più." Gemette il ragazzo, attirando di nuovo l'attenzione dell'italiano.

"Beh, visto che mio cugino preferisce guardare ... a me l'onore di aprire le danze!"

Andrea stirò le labbra in un sorriso divertito, poi guidò la sua erezione ben lubrificata verso il corpo dell'altro, ma senza mai smettere di fissare Yves, sempre più sgomento e senza fiato.

Si spinse dentro in un gesto secco e fluido che fece tremare lo sconosciuto. Pochi attimi di spinte dosate e poi, quando l'altro si fu abituato, Andrea iniziò a penetrarlo con forza selvaggia. Il ragazzo lo incitava e gemeva, mentre crollava con il petto contro il materasso e chiudeva gli occhi per il piacere che quelle spinte gli stavano donando.

E Yves era immobile, raggelato in quel letto, a meno di mezzo metro da quell'amplesso violento, con la schiena rigida contro la spalliera e un'erezione gonfia e dolorante bloccata negli slip ora troppo stretti.

Andrea aveva afferrato lo sconosciuto per i capelli, tirandoli indietro per dare un nuovo ritmo sempre più incalzante a quelle spinte. Nel frattempo non aveva mai smesso di scrutare Yves con attenzione.

"Sicuro di non voler partecipare?" ghignò rivolto a lui poco dopo.

"V-va al diavolo." Fu tutto quello che il francese riuscì a tirare fuori dalla sua mente confusa.

"Ok, sarà per la prossima volta."

E poi sentì Andrea lasciarsi sfuggire un gemito e capì che stava venendo dentro l'altro, mentre lo sconosciuto aveva preso a toccarsi da solo con foga. Vennero entrambi qualche attimo dopo, lo schizzo del ragazzo raggiunse il pantalone di Yves che retrocedette.

"Ops, scusami ... non volevo" biascicò quello prima di cadere con le spalle contro il materasso in un bagno di sudore.

Andrea lo seguì subito dopo, si stese tra lui e Yves. Immobile, con le braccia gambe aperte e tutto dannatamente in vista, senza traccia di pudore.

"Ammiro la tua capacità di resistere, anche se non ne capisco il senso. Perché privarsi di questo?" Andrea parlò con voce roca e stanca, la sua mano era fin troppo vicina alla gamba di Yves, " che c'è io e il mio amico Elias non ti piacciamo abbastanza? Se mi impegnassi potrei trovarti un biondino pallido come Gaspard. Forse con uno del genere saresti più incline a scopare..."

"Non nominare Gaspard! Smettila e basta, cazzo! Questo non è più un gioco! E'la mia fottuta vita." Yves si mise in piedi in uno scatto. Si sentiva svuotato e umiliato su tutti i fronti. Voleva solo scappare lontano da lì per sempre.

Ma Andrea accolse quello sfogo con una risata strisciante " è la tua fottuta vita? E chi pensava alla mia mentre tentavi in tutti i modi di liberarti di me? Eh, Yves? No, adesso subirai e te lo farai andare bene, perché non hai alternative. Cosa si prova a trovarsi dall'altra parte del coltello? Non è una posizione comoda, vero? Ma certo, uno come te cosa poteva mai saperne. Adesso scommetto che stai imparando"

Yves non voleva parlare, i suoi piedi lo stavano conducendo fuori, ma la voce aspra di Andrea lo bloccò sul posto.

"Non ho detto che puoi andartene. Torna qui prima che perda la pazienza." Poi il suo sguardo si illuminò "o forse in realtà preferisci un altro genere di uomo. Quello protettivo e pericoloso ... come un certo gestore di locali loschi di nostra conoscenza. L'altra sera è venuto a farmi un saluto, sai? Me lo sono ritrovato addosso e devo ammettere che mi sono lasciato scappare qualche pensiero impuro anch'io. Cristo, emana sesso da ogni poro."

Amir.

Yves scosse la testa. Perché l'aveva fatto? Perché continuava ad intromettersi?

"Chi avrebbe mai detto che fossi un tale rubacuori. Sembra che alla gente importi di te, dopotutto ... che cosa nascondi, Yves Clairmont?"

Il francese si era spostato verso la porta e teneva la mano sulla maniglia, in evidente attesa di ricevere il permesso di poter andar via.

"Sì, ne hai avuto abbastanza per oggi. Puoi andare." Gli concesse Andrea e l'altro uscì prima ancora che l'italiano avesse finito di pronunciare quelle parole.

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Gaspard era entrato all'Heros con passo svelto e sicuro, c'era freddezza nei suoi occhi e una stretta al petto che ormai era diventata insopportabile. Quasi come la mole di silenzio e non detto che aleggiava intorno a lui.

Sta andando tutto a puttane.

Era così dannatamente evidente che la sua frustrazione aveva raggiunto livelli ingestibili, l'ennesima scoperta sull'allontanamento di Rémy non poteva essere una coincidenza, niente in quella storia lo era.

Quando varcò la soglia dell'ufficio di Amir, lo fece con la chiara intenzione di uscirne con delle risposte, a qualsiasi costo.

"Gaspard" disse immediatamente l'arabo indicandogli di accomodarsi e mettendo su un sorriso di circostanza.

"Amir" mormorò l'altro sedendosi di fronte a lui e tirando fuori la busta con i contanti.

"So che le ultime due serate sono andate bene" riprese l'altro.

Gaspard inspirò " Amir ... ti prego, c'è un motivo se sono venuto qui di persona"

Calò il silenzio per alcuni secondi, i due si fissarono alla ricerca di indizi sul volto dell'altro e capire chi dei due avrebbe affrontato per primo il dramma che era sotto gli occhi di entrambi.

"Con l'allontanamento di Rémy" riprese Gaspard " so bene che è diventato complesso per te gestire due locali, i nostri giri e seguire l'apertura di un terzo"

"Non ho intenzione di abbandonarvi, se è quello che temi" precisò " ho chiesto a Jean di occuparsi dell'amministrazione dell'Hèrmes. Se la sta cavando bene, tutto il resto ..."

"Tutto il resto è andato a puttane da quando abbiamo perso Yves" disse secco Gaspard.

Quella frase provocò un fremito visibile nel corpo di Amir " perso?"

"E' fuori dal giro, Amir, e più ti guardo e più sono persuaso a credere che non si tratti solo di qualche pedinamento di troppo. Voglio sapere cosa c'è sotto."

Gaspard lo aveva detto chiaro e tondo, aveva continuato a pensare a quella faccenda notte e giorno, analizzando ogni possibilità che avrebbe potuto ridurre Yves in quello stato.

C'era di più di quello che l'amico continuava a ripetere e sapeva che non poteva chiederglielo direttamente, non finchè non avesse avuto le prove di qualcosa. Aveva analizzato e scartato tante probabilità fino ad arrivare a quella più insopportabile.

"Gli hai fatto qualcosa?" chiese il biondo alla fine, con tono cupo.

Amir rimase di sasso, colpito dalle parole dirette di Gaspard. Di colpo si trovò ad alzare la voce, "cosa diavolo stai dicendo? Per chi cazzo mi hai preso?"

Gaspard non restò turbato per quel tono ostile, continuava a fissarlo dritto negli occhi "il modo in cui lui sta evitando te e questo posto è più anormale del solito, il solo sentire il tuo nome lo rende nervoso. Non farmi perdere altro tempo e rispondi alla mia dannata domanda" insistette " gli hai fatto qualcosa per cui non era pronto? Hai oltrepassato il suo limite, Amir?"

"No!" sbottò, disgustato per quel genere di insinuazioni " come puoi pensare questo di me? Non l'ho mai toccato con un dito, cazzo"

"Quando hai a che fare con uno come Yves, pensare è l'unica cosa che puoi fare se vuoi cercare di capirci qualcosa" replicò Gaspard ma non smise di fronteggiare l'arabo "se non lo hai forzato, sai cos'è successo però, non negare e non offendere la mia intelligenza."

Amir distolse lo sguardo a quel punto, il solo pensare a quella notte gli procurava una morsa allo stomaco lancinante. Aveva ancora sotto gli occhi il volto distrutto di Yves e non riusciva a pensare a come stesse vivendo quei giorno, respingendo con ostinazione qualsiasi aiuto.

"Non sarò io a dirti quello che è successo, non spetta a me" replicò alla fine dopo quel lungo silenzio "ma hai ragione, la situazione è grave. Yves ha bisogno di un amico, ha bisogno che qualcuno si faccia avanti con prepotenza e lo costringa a confidarsi, perché non può farcela questa volta." sibilò "lui non verrà mai da te a parlarne, ma è quello che gli serve adesso. Credevo che si sentisse al sicuro con me ... alla luce degli ultimi eventi è ovvio che ho fallito."

Cosa ti hanno fatto? Questa volta pagheranno.

Quel pensiero attraversò la mente di Gaspard tanto velocemente quanto lo scatto con cui si sollevò dalla sedia.

Lanciò ad Amir l'ennesima occhiata rabbiosa "saresti dovuto venire subito a dirmelo"

Non attese risposta dal maggiore, voltò le spalle e andò via dall'ufficio ed in pochi minuti fu fuori dal locale, in strada, in marcia verso casa Clairmont.

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Quando Eloise aprì la porta sobbalzò appena alla vista di Gaspard, la donna era sempre in leggera difficoltà con quel ragazzo dal temperamento imprevedibile e quel pomeriggio non riuscì nemmeno a dire due parole.

Il biondo le passò accanto come se fosse trasparente, dritto verso il corridoio che portava alle camere.

Gaspard non bussò, aprì direttamente la porta della stanza di Yves e lo trovò rannicchiato nel letto. Al suono di quella intrusione il moro scattò, voltandosi a vedere chi fosse, con una paura nello sguardo che il biondo non gli aveva mai visto.

Quando si rese conto che si trattava di lui, Yves cercò di indossare nuovamente la sua solita espressione neutra.

"Ciao" disse semplicemente "non credevo che saresti passato"

Gaspard chiuse la porta con un tonfo e fece alcuni passi verso Yves "dobbiamo chiarire la faccenda, non possiamo andare avanti così"

"Di cosa parli?"

Il biondo strinse i pugni e puntò lo sguardo fisso su quello di Yves che non riuscì a sostenerlo per lungo tempo.

"Cosa ti sta succedendo? Cristo Yves, guardati. Vuoi davvero che mi beva che ti sei ridotto così per qualche pedinamento? Quando hai dormito come si deve l'ultima volta? Hai visto la tua faccia?"

Il volto di Yves era sempre più tirato e truce, andò a sedersi sul letto, prendendosi il volto fra le mani, il familiare senso di nausea che ormai lo accompagnava ogni giorno si stava intensificando sempre di più, ora che sapeva di non poter più mentire.

Gaspard si sedette accanto a lui, senza forzarlo ulteriormente, in attesa che l'amico trovasse le parole giuste o quelle che poteva pronunciare.

"Mi sta distruggendo ..." disse alla fine con un filo di voce.

"Chi?"

"Andrea ..." il solo pronunciare quel nome gli provocò l'ennesimo brivido "lui ... ha ..." un nuovo sospiro "ha delle foto, lui ha delle foto."

Merda.

Adesso il cuore di Gaspard aveva cominciato a battere più forte ma non disse nulla, continuò ad aspettare che Yves riuscisse a tirare fuori quella verità tanto spaventosa.

"Ha delle foto mie, all'Heros, al piano di sopra"

Merda, merda, merda, merda.

"Dove le tiene? Possiamo recuperarle?" chiese immediatamente il biondo, senza indagare su cosa ritraessero.

Gaspard poteva immaginarlo, forse non con precisione, forse non sapendo se c'era Amir in quelle foto o uno dei suoi ragazzi, ma c'era solo una cosa che poteva distruggere Yves in quel modo, ed era chiaro che fosse impressa in quelle immagini.

Il moro scosse la testa "ha fatto delle copie, lui e Manech le usano per ricattarmi, per ..." sospirò "vendicarsi ..."

Manech, piccolo pezzo di merda.

Gestire quella rabbia stava diventando sempre più difficile per Gaspard, man mano che vedeva Yves lasciar scorrere quello sgomento che per troppo tempo aveva cercato di celare dietro una maschera.

"Dopo mi ha costretto ad aprire la cassaforte" confessò alla fine "ha visto le foto delle feste, ha voluto informazioni sul giro. Sono stato più evasivo che potevo ma se non l'avessi fatto lui ... le avrebbe mostrate ... le mostrerà se non faccio quello che vuole."

"Merda, Yves" quella volta Gaspard lo disse a voce alta.

L'altro si portò le mani al volto "i volti delle ragazze sono oscurati, lo sai. Non sa che sono ragazze della scuola, gli ho detto che ce le procura Amir. Mi dispiace ma ... se quelle foto venissero fuori io ... non possono venire fuori, Gaspard. Mi hai capito?"

Yves non lo disse ma entrambi sapevano come continuava quella frase, Yves sarebbe morto piuttosto che sopportare che il mondo conoscesse qualcosa di lui che voleva tenere segreta. Il moro era quel genere di persona e Gaspard lo sapeva fin troppo bene, erano spacciati, bloccati, senza possibilità di spuntarla.

"Avresti dovuto dirmelo subito, dobbiamo fermare tutto" commentò il biondo alla fine.

"Il nostro progetto ... i soldi per"

"Abbiamo messo da parte abbastanza, questo progetto non vale la tua sanità mentale. Dobbiamo trovare un modo per tirarti fuori da questa merda"

"E come?" Yves rise istericamente, "non cederà quelle foto per niente al mondo, Gaspard. Sono il suo lasciapassare per distruggermi la vita. Come cazzo vuoi risolvere questa storia?"

"Troveremo un modo, cazzo! Ma dovevi dirmelo subito" rispose di rimando il biondo.

"Avevi ragione comunque" disse alla fine Yves, con tono sempre più smorto "quando dicevi che prima o poi avrei avrei distrutto tutto a furia di comportarmi come ho sempre fatto ... ecco, ho mandato a puttane tutto. Questa è la fine."

No ... questa non è la fine, non può essere la fine.

"Non lo è ..."

"E che cosa vuoi fare, Gaspard?" Yves era ad un passo dall'urlare"ok, Andrea non ha messo le mani sui video e sulle schede delle ragazze, ma ha già abbastanza materiale per rovinarci" constatò "dovresti odiarmi, dovresti volermi morto."

"E tu non avresti dovuto esitare con me" replicò l'altro attirandosi lo sguardo di Yves addosso "non si è mai trattato solo degli affari Yves, io sono e sarò sempre dalla tua parte, nel bene e nel male, nell'ascesa e nella caduta. Sopravvivremo anche a questo, ne usciremo."

"Come?" c'era della disperazione in quella domanda.

"Non lo so, cominciamo restando in vita, ok?"

Gli occhi dei due ragazzi si incrociarono per un lungo momento, poi Yves chinò la testa poggiando delicatamente una tempia sulla spalla di Gaspard.

Rimasero così per un tempo indefinito, in silenzio.

Era tardo pomeriggio quando Gaspard aveva lasciato casa di Yves con più consapevolezze e pesi addosso di quando era entrato.

La situazione era decisamente drammatica e adesso la libertà a cui ambivano sembrava assottigliarsi sempre di più, fin quasi ad essere sparita.

Anni a pianificare, anni a mentire e progettare, poi tutto a puttane per quell'italiano del cazzo.

Gaspard sentiva la rabbia spingere così prepotentemente dentro di lui che aveva la gola secca e le nocche dolenti per quanto aveva stretto i pugni. Inspirò e scrisse un rapido messaggio ad Amir.

'So tutto, per ora fermiamoci'

Poi dovette cercare in rubrica un altro numero, quello di qualcuno che meritava di essere informato di tutto questo di persona.

"Ehi Vic" disse quando sentì la ragazza rispondere al secondo squillo "dobbiamo fermare tutto, avvisa le ragazze. Passo da te, dobbiamo parlare"

L'unica cosa che riusciva a consolare Gaspard in quello spettacolo di orrore, era che forse, se davvero le cose si sarebbero messe male, avrebbe potuto fare in modo che almeno Victoria ne uscisse pulita.

Questo glielo devi.

ANGOLO AUTRICI:

Buongiorno ... siamo qui riuniti ad assistere Yves che alla fine vuota il sacco con Gaspard, finalmente il biondo ha capito cosa sta succedendo e anche quanto sia grave per Yves. Almeno Yves non è più solo, può contare sulla lealtà dei suoi amici, ma come farà il trio a contrastare Manech e Andrea? Non vediamo l'ora di sentire i vostri commenti su questi ultimi avvenimenti e le vostre teoria. 

BLACKSTEEL

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