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27. Relitto

Persona ridotta a uno stato di miseria degradante o di completo avvilimento.

Yves era sotto shock. I suoi occhi guardavano un punto indefinito del muro bianco davanti a lui, si perdevano nella vastità di quell'incubo da cui non poteva risvegliarsi. Perché quell'incubo adesso era la sua vita. Si sentiva schiacciato a terra, come se il suo sterno fosse stato tenuto giù da uno stivale di ferro che gli impediva di respirare come avrebbe dovuto.

E pensare a quello che era accaduto nelle ultime ore lo faceva morire dentro di vergogna e, ancora di più, di un terrore cieco che non aveva mai provato in diciassette anni di vita.

E' finita. Non c'è una via di scampo ... lui sa e tu non puoi più dimenticare o far finta che quello schifo non sia mai successo.

E gli tornò in mente il volto trionfante di Andrea. La luce folle che animava il suo viso in quella dannata stanza. E quelle foto ...

Ucciditi, Yves. Tira fuori le palle e falla finita una volta per tutte. Lui non ti lascerà mai andare. Ti ha in pugno.

Un gemito di orrore gli sfuggì dalle labbra. Stava tremando sotto le coperte pesanti del suo letto, rannicchiato come un bambino inerme di fronte alla furia di un agente esterno, troppo potente da poter solo pensare di contrastarlo. Era finita. Lui aveva quelle foto e le avrebbe usate per umiliarlo e tenerlo in pugno per il resto della sua vita. Come un fenomeno da baraccone.

La finestra è abbastanza alta, lo sai. Fallo adesso e basta, Yves. Non ne uscirai comunque.

Quel pensiero lo fece rabbrividire ancora una volta. Non aveva il coraggio di farlo davvero e questo era un problema. Cosa stava succedendo in quel momento a scuola? Lui lo aveva già detto a tutti? Aveva già mostrato quelle foto in giro?

Gli veniva da vomitare per l'orrore.

No, non lo farà subito. Prima ti torturerà e ti umilierà ... farà quello che avresti fatto tu se ti fossi trovato al suo posto.

"Yves? Yves?"

Il ragazzo si riscosse, i suoi occhi fissarono sgranati la porta. Si costrinse ad alzarsi dal letto e a rigirare la chiave nella toppa per aprirla.

Lydia entrò vestita di tutto punto e con un'espressione preoccupata sul volto.

"Ehi, come ti senti? Tuo padre mi ha detto che non sei stato bene questa notte" la mano della donna era partita veloce verso la fronte del ragazzo che, però, era riuscito ad evitarla abilmente. Tornò sul letto, tra le coperte sfatte.

"Ho solo un po' di influenza. Niente di grave davvero." Mentì a fatica Yves.

"Sicuro? Se vuoi posso rimanere a casa ... cosa ti senti?"

Il francese scosse la testa "Lydia, non ho più dieci anni da un pezzo. Non morirò, sta tranquilla. E poi c'è Eloise, se avrò bisogno di qualcosa chiamerò lei."

Ti prego, vattene, pensò il ragazzo, mentre dentro si sentiva annegare in una nuova ondata di panico che non sapeva come gestire. Era tutta colpa sua se Andrea era finito lì. Forse urlarle contro l'avrebbe fatto stare meglio, ma ne dubitava ... le sue condizioni erano disperate e un disperato non può stare meglio, ma può solo peggiorare.

Lydia era ancora visibilmente preoccupata quando fece le ultime raccomandazioni al ragazzo "va bene, ti farò portare qualcosa di caldo. Tu cerca di riposare un po' ... sei molto pallido. E chiamami per qualsiasi cosa, ok?"

L'altro annuì seccamente, poi cambiò posizione e le diede le spalle, in attesa che quella seccatura finisse.

Ma non finirà mai, Yves. Sei rimasto impantanato nelle tue stesse menzogne ... sei finito nella fottuta rete del ragno e ogni minimo movimento non farà altro che peggiorare la tua situazione.

Yves si mise in piedi in uno scatto nervoso. Pensò a Gaspard e Victoria e capì che non sarebbe mai riuscito a parlarne con loro. Era troppo. Lui non era fatto così, lui non riusciva a farlo e basta. Aveva il terrore di vedere qualcosa di orribile nei loro sguardi ... eppure adesso Andrea sapeva ... doveva trovare solo un dannato modo per non condurlo direttamente da loro. Doveva proteggere gli affari e i suoi due unici amici. Quello era imperativo.

Affrontali, trova un modo per tenerli lontano da te.

Afferrò il cellulare con lo stomaco in subbuglio. Per un attimo venne assalito dal terrore di ritrovare le sue foto lì, postate su qualche social o spedite a chiunque lo conoscesse. Ma non successe ... non ancora almeno. Gaspard e Victoria però avevano provato a contattarlo ripetutamente. Sapevano che qualcosa non andava. Poi un terzo numero attirò la sua attenzione e, ancora una volta, Yves si sentì pervaso dalla furia e dal disgusto quando realizzò a chi apparteneva quel numero.

Amir.

Il ragazzo sospirò forte, le sue dita tremavano sullo schermo del cellulare, minacciavano di mollare la presa da un momento all'altro. Non voleva sentirlo, non voleva leggere quelle parole vuote e insensate.

La sua disattenzione ti ha rovinato la vita. La sua incapacità di vedere il marcio nella gente a cui dice di tenere ha decretato la tua fine. Se adesso ti trovi in questa situazione devi tutto a lui ... eppure ti fidavi di Amir ...

Yves si sentì meno di niente. Azzerato come una di quelle nullità che non aveva mai degnato di uno sguardo. Strinse più forte il telefono tra le mani e si preparò a chiamare Gaspard, sperando di beccarlo ormai all'uscita da scuola.

Il suo amico rispose dopo un paio di squilli, la sua voce era bassa. Si sentiva il trambusto degli altri studenti intorno a lui che dovette spostarsi.

"Dove sei finito? Io e Victoria proviamo a contattarti da stamattina."

"Sono stato poco bene, ma è sorto un problema ieri ..." disse secco Yves, mordendosi le labbra così forte da ferirsi, "Andrea mi segue ovunque. L'ho beccato mentre mi pedinava ... non posso rischiare di condurlo dritto da noi durante quelle serate ..."

Yves sentì la voce di Victoria bisbigliare qualcosa, mentre il biondo la aggiornava sugli ultimi sviluppi.

"Cosa intendi fare a proposito?" gli chiese dopo qualche attimo Gaspard.

"Dovrete vedervela da soli per un po'. Non c'è altra soluzione" ammise Yves, sentendosi distrutto su ogni fronte. Menzogne, solo menzogne che si susseguivano in un cerchio che non aveva fine o inizio.

"Sei sicuro di stare bene, Yves? Se hai bisogno di qualsiasi altra cosa ... noi"

Ma l'altro non lo fece finire di parlare "Occupatevi solo di questo. E' un problema che devo risolvere io" disse con apparente sicurezza il moro, ma dentro di sé si sentiva morire.

Era solo.

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 Andrea non era mai stato tanto felice di rimettere piede nel grosso palazzo dei Clairmont. Il suo caro cugino aveva trovato il modo di eludere quella tediosa giornata scolastica, ma adesso l'italiano era rincasato e niente gli avrebbe impedito di scovare Yves e affrontarlo. Le stanze erano silenziose, gli adulti erano al lavoro come sempre, solo la governante trafficava in cucina. La vide sbucare da lì con un vassoio e una tazza fumante di tè, pronta a servire il suo padroncino.

"Eloise, faccio io. Tanto devo salire comunque." Disse il ragazzo, malcelando un sorriso sornione.

"Glielo faccia bere tutto. Lo aiuterà"consigliò la donna, poi gli passò il vassoio e tornò alle sue pulizie.

Andrea camminava tra quelle sale immense come un imperatore pronto per la sua incoronazione. Era tutto dannatamente perfetto, i giochi del destino si erano rivelati fatali per qualcuno che, una volta tanto, non era lui. La buona stella di Yves si era eclissata, nessuno lo avrebbe protetto a quel punto. Erano da soli. Vittima e carnefice a confronto.

Così l'italiano bussò alla porta di Yves, certo che l'avrebbe trovata chiusa a chiave come sempre, infatti non si sbagliò.

"Sono io, ma lo sai già. Apri." Ordinò quando venne accolto da nient'altro che silenzio.

Gli venne da ridere ancora una volta. Pensò a suo cugino, nascosto come un reietto in quella stanza, terrorizzato dall'idea di quello che sarebbe potuto succedere ... quel pensiero rendeva Andrea euforico.

"Yves, apri o foto." Lo disse in tono sbrigativo, ma suonò comunque come una minaccia a cui solo un pazzo si sarebbe potuto sottrarre. E Yves era molte cose, ma non era pazzo.

L'italiano sentì un tonfo, poi dei passi concitati e il rumore della serratura che scattava. La porta era stata aperta alla fine.

"Bene, bene ... come va questo confinamento? Se credi che saltare la scuola possa aiutarti in qualche modo ... mi dispiace deluderti, ma non servirà a un cazzo."

Andrea era entrato in stanza subito dopo, i battiti del suo cuore erano accelerati. Ritrovarsi davanti il corpo patetico del cugino lo eccitava. Eccolo lì, dall'altra parte della camera, pallido come un morto e con l'aria nervosa, di chi aveva appena capito che la musica era cambiata, e nel peggiore dei modi.

L'italiano lasciò il vassoio sulla scrivania, i suoi occhi continuavano a scandagliare il corpo rigido del cugino. Aveva le mani strette a pugno e sembrava incapace di parlare o muoversi.

"Come vedi, siamo arrivati alla fine dei giochi. Ti avevo avvisato che con me avresti solo potuto perdere, ma tu hai continuato imperterrito a tormentare me e chiunque avesse abbastanza amor proprio e coraggio per tenerti testa. Dimmi un po', cosa dovrei fare di te adesso? Quale sarebbe il giusto contrappasso?" Andrea gustò l'effetto che quelle parole ebbero sul francese. Lo vide tormentarsi le mani, stava tremando ... ma di rabbia o paura? Forse entrambi.

"Non hai nulla da suggerirmi? Non che mi aspettassi di sentirti implorare la mia pietà ovviamente. Tu non implori, vero Yves? Sei troppo orgoglioso e superiore per piegarti sulle tue cazzo di ginocchia e pregarmi di lasciarti in pace per sempre" poi Andrea rise appena, come divertito "o forse sai semplicemente che non servirebbe a nulla, che sarebbe solo fiato sprecato con me ... e come darti torto. Dopotutto sono qui per giocare, come un gatto con un topo. Sarà una caccia lunga e dolorosa ..."

"Cosa vuoi?" Yves aveva parlato a fatica, i suoi occhi neri bruciavano di rabbia.

"Cosa voglio? Vediamo ... innanzitutto parlare un po' di te e di quello che è successo ieri all'Heros. Suppongo che i tuoi fossero degli incontri abituali e lo trovo abbastanza singolare, se vuoi saperlo. Sembrerebbe che tu sia frocio esattamente come quelli che detesti tanto."

"N-non sono ... io non" le parole gli morirono sulle labbra. Yves era sbiancato perfino più di prima. Sembrava cadaverico.

"Beh, caro cugino ... mi sembra che ieri notte ci fosse la bocca di un ragazzo attaccata al tuo cazzo. Fai due più due, dovresti arrivarci ... sei bravo a scuola. O forse posso rinfrescarti la memoria?" poi Andrea infilò le mani in tasca e tirò fuori due fogli spiegazzati che porse all'altro. Yves arretrò fino al muro, sconvolto.

"L-le hai portate a scuola?"

L'altro ignorò quella domanda, le sue labbra erano piegate nel solito sorriso divertito "non vuoi vederle? Peccato ... sono parecchio evocative. Magari potrei anche usarle più tardi ... l'arte non deve essere sprecata." ghignò Andrea sotto lo sguardo pietrificato del francese. Poi riprese, come se niente fosse "andiamo Yves, credevo che tu fossi superiore! O forse ti piace soltanto atteggiarti come tale? Questo spiegherebbe perché l'opinione della gente sia così importante per te. Sai, la tua reputazione è sul filo del rasoio ... a meno che tu non decida di comportarti bene con me. In quel caso potrei chiudere un occhio e prometterti che almeno per il momento le tue foto non faranno il giro della scuola, ecco."

Yves trattenne il respiro, Andrea lo vide scrutarlo con un misto di odio e raccapriccio. Occhiate di fuoco. Se avesse potuto lo avrebbe ucciso, l'italiano ne era certo.

"Dimmi cosa vuoi allora" ringhiò il francese.

"Voglio parecchie cose, ma iniziamo con qualcosa di semplice. Apri quella cassaforte e fammi vedere cosa ci tieni dentro."

Aveva fatto centro ovviamente. Aveva visto il cugino deglutire, i tratti solitamente delicati del suo viso erano distorti dalla rabbia.

"Non sono cose che riguardano me."

Andrea fece spallucce "Apri e basta, altrimenti ... foto." Poi sorrise e non c'era niente di rassicurante in quel gesto.

Yves fece come gli era stato detto, le sue mani tremavano visibilmente mentre digitava la combinazione di numeri. L'italiano era soddisfatto, osservava il cugino combattere contro tutte quelle emozioni distruttive.

Poi Andrea passò in rassegna il contenuto della cassaforte finalmente aperta. C'erano dei soldi, qualche gioiello, ma soprattutto parecchie cartelle con dei documenti dentro.

"Uuh, è qui che teniamo i nostri segretucci, cugino?" lo provocò, spingendolo da parte quel tanto che bastava per poter controllare indisturbato i file. Aprì il primo fascicolo e subito vide la foto di un uomo di mezza età. C'erano tutti i suoi dati, pagine e pagine di lettere fitte fitte che lo riguardavano. Solo alla quarta pagina vennero fuori le foto. Lo ritraevano con diverse ragazze, tutti in atteggiamenti inequivocabili. Il volto delle donne era sempre oscurato. Era chiaro che quelle foto fossero state prese senza il suo consenso.

"Che cazzo di storia è questa?" chiese Andrea, mentre afferrava gli altri documenti e ci trovava dentro più o meno le stesse cose, ma con uomini diversi, tutti benestanti, tutti con parecchio da perdere se quelle immagini fossero state divulgate.

"Era quello che facevi quando sparivi? Minacci questa gente, Yves?"

Il francese aveva annuito seccamente.

Andrea fischiò, divertito "Sei in un giro interessante, cugino. E queste donne?"

"Ce le procura Amir."

Questo spiegava il collegamento tra quei tre e l'Heros, pensò Andrea, sempre più colpito. Poi afferrò un documento diverso. Fu un attimo, Yves glielo strappò dalle mani con forza.

"Cosa diavolo stai facendo?"Andrea gli si era piazzato davanti, talmente vicino che poteva vedere la piccola pupilla nera di Yves restringersi per la rabbia. Si ritrovò a bloccare i polsi del cugino in una morsa, mentre l'altro cercava di sfuggire alla sua presa.

"Fammi vedere o giuro che stasera faccio trovare le tue foto sulla tavola da pranzo come dessert per tuo padre!"

Yves aveva smesso di combattere istantaneamente. Crollò sulla sedia, inerme e terrorizzato di fronte a quella terribile prospettiva. Andrea aveva il fiato corto quando afferrò il fascicolo adesso spiegazzato e lo aprì con una strana sensazione di attesa nello stomaco. Perché Yves ci teneva tanto a nasconderglielo? Cosa poteva rivelare?

E la risposta fu ovvia. Andrea vide cosa ritraeva e subito iniziò a ridere piano, ma in modo incontrollabile.

"Che classe, cuginetto. Complimenti davvero! Il tuo amico lo sa che ti fai le seghe sulle sue foto? Ah, immagino di no. Sei un tipo molto riservato tu" lo provocò, ridendo ancora e ancora.

Yves era paonazzo "I-io non lo faccio."

"Ma guarda un po' ... Yves che fa pensieri impuri sul suo migliore amico. Scommetto che se si sapesse in giro la prenderesti molto male, vero? Ops, un nuovo segreto da nascondere. E sembra che, ancora una volta, io sia il tuo custode!"

Andrea andò a sdraiarsi sul letto, affondò sul materasso morbido e si godette quel fantastico attimo di assoluta soddisfazione che lo pervase. Lo teneva per le palle. Eccome se lo teneva per le palle.

"E va bene, cugino. Ti illustro un po' come andranno le cose da ora in poi. Lo status quo è cambiato e adesso comando io e io soltanto. Domani tornerai a scuola e sarai così carino da porre le tue scuse a Manech" qui il volto di Yves era impallidito ulteriormente "e dovrai farlo, altrimenti ti costringerò ad andare dal direttore Marcel e raccontare tutta la verità sul video di Lucille. E tu questo non lo vuoi, vero?"

Yves era immobile per lo shock, non riusciva a parlare o muoversi, ma Andrea lo ignorò e continuò "dopo di che farai tutto quello che ti dico, quando te lo dico e soprattutto senza fare storie. Solo così mi convincerai a non rendere pubbliche le tue foto. Ci siamo capiti?"

Il francese non rispose. Andrea sospirò teatralmente, poi si sollevò dal letto e andò incontro al cugino. Non stava più sorridendo, anzi era parecchio serio adesso. Si piegò sull'orecchio del padrone di casa e parlò "Devi rispondermi quanto ti faccio una domanda, Yves. Ci siamo capiti o no?"

Aveva sempre un bel profumo Yves, pensò Andrea , mentre si trovavano ancora vicino.

"Ho capito."

Andrea si riscosse dai suoi pensieri, incollò i suoi occhi scuri in quelli neri del cugino, poi allungò una mano e gli pizzicò la guancia in un gesto che fece sobbalzare l'altro.

"C-che cosa diavolo ..."

Andrea rise "Sta calmo. E comunque guarda il lato positivo ... adesso puoi scoparti chi ti pare. Non hai più nulla da nascondere o perdere. Fossi in te ne approfitterei."

Poi lasciò la stanza con passo trionfante.

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 Manech aveva atteso un tempo quasi infinito, ma quel giorno era finalmente arrivato. Il momento in cui varcando la soglia del liceo avrebbe avuto la consapevolezza che Yves aveva pagato per la sua meschinità.

Quella mattina il moro era entrato a scuola e, già dalla prima occhiata, Manech si era reso conto del fatto che fosse diverso. Il suo sguardo beffardo e altezzoso non squadrava nessuno dei ragazzi intorno a sé, quel sorrisetto irritante non incorniciava il suo volto trionfo e compiaciuto. Yves era lì ma allo stesso tempo non c'era, se ne stava qualche passo dietro Gaspard, quasi a volersi nascondere dietro la sua figura.

"Udite, udite, la strega cattiva è morta" disse ad un tratto la voce di Andrea facendo voltare Manech.

"Sono già stupito di vederlo qui" replicò l'altro.

"Sta solo cercando di annaspare per non far vedere a tutti che è praticamente finito" commentò l'italiano compiaciuto "abbiamo in pugno tutto ciò che lui teme di più al mondo, preferirebbe morire anziché sapere che quei segreti sono di dominio pubblico. Yves sarà la nostra pedina e io intendo sfruttare ogni sua potenzialità"

"Un giro di prostitute ..." mormorò Manech ricordando quanto gli aveva raccontato Andrea " non credevo che dei liceali potessero arrivare a tanto. Il preside deve essere in quella lista di uomini che ricattano, sono certo che è per questo che non ha mai alzato un dito contro di loro"

"D'ora in poi anche noi saremo intoccabili, sono pronto a scommettere che Yves non abbia vuotato il sacco con il suo gruppetto di amici e questo non fa altro che metterci in una situazione ancora più vantaggiosa" riflettè Andrea " tra l'altro non prendere impegni dopo la scuola, ti devo portare in un posto"

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Gaspard aveva puntato i suoi occhi chiari su Yves da quando era entrato a scuola e nulla del suo comportamento gli faceva credere che fosse tutto sotto controllo come l'amico voleva far credere.

Sembrava che Yves dovesse gestire unicamente la presenza opprimente di Andrea che lo seguiva ovunque andasse ma dallo sguardo che aveva in volto era chiaro che non fosse così.

Gaspard attese, sperando che nel corso della giornata Yves si decidesse a discuterne ma il moro sembrava sempre più chiuso nel suo mutismo.

Avevano persino incrociato più volte Manech e mai una volta il moro si era fatto sfuggire uno dei soliti commenti sprezzanti. Non aveva nemmeno incrociato il suo sguardo, arrivando persino a spostarsi mentre quello passava.

L'insieme di elementi bizzarri sotto gli occhi di Gaspard rendevano quella situazione un chiaro segno che qualcosa stava accadendo ma finchè l'amico non si sarebbe deciso a parlare, lui non poteva fare niente.

"Yves" mormorò Gaspard mentre i due si accomodarono al solito tavolo.

"Ci sto pensando io" chiarì il moro prima che l'altro potesse aggiungere qualcosa "è solo frustrante perchè non riesco a togliermelo di torno. Risolverò tutto, sta tranquillo."

Davvero?

Avrebbe voluto chiedere ma si costrinse a tacere, non avrebbe avuto alcun risultato continuando a insistere, sapeva che solo Yves poteva decidere quando cominciare a parlare.

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 Manech aveva seguito Andrea in un parco non lontano dal liceo, quella giornata di scuola si era conclusa ma il volto dell'italiano aveva ancora impresso un sorriso carico di cattive intenzioni. Manech si era chiesto più volte cosa avesse in mente ma Andrea era determinato a stupirlo, senza fornirgli alcun indizio.

Si diressero lungo uno dei sentieri, in una zona dove il viavai di persone era limitato e fu lì che Manech si ritrovò a restare senza fiato.

La figura di Yves apparve da dietro un albero ed il moro non riusciva a capire cosa ci facesse lì, lanciò un'occhiata ad Andrea che sorrideva per nulla stupito e capì che doveva esserne a conoscenza.

"Che diavolo succede?" chiese Manech confuso.

"Ho pensato che sarebbe il caso di fare una chiacchierata noi tre" rispose Andrea compiaciuto"sai, Yves sta affrontando un percorso su come diventare un essere umano migliore, così ho deciso che potrebbe cominciare con il chiedere scusa"

Adesso l'attenzione di entrambi i ragazzi era sull'italiano, il volto di Yves era sempre più pallido e rigido mentre Manech era incredulo davanti a quello che aveva appena sentito.

"Avanti, cugino" lo incitò "ne abbiamo parlato! Sei stata un insopportabile testa di cazzo con il mio amico Manech, è ora di chiedere scusa per il tuo comportamento"

Il moro non poteva credere che sarebbe davvero successo ma quando vide gli occhi scuri di Yves spostarsi a fissarlo capì che non era un sogno, che lo avrebbe fatto davvero.

"Mi ... dispiace" disse a stento, così piano che i due fecero fatica a sentirlo.

"Ma andiamo cugino, puoi fare di meglio! Io non ti ho sentito" lo incitò.

Altro silenzio, Yves strinse i pugni mentre dentro di sé rimpiangeva di non aver avuto il coraggio di gettarsi da quella finestra.

"Scusami per quello che ti ho fatto" disse nuovamente scandendo in modo chiaro le sue parole.

Manech continuava a fissare quel volto e quasi a stento riconosceva la stessa persona che gli aveva reso la vita un inferno da quando aveva messo piede a Parigi. Fu quasi irritato da tutta quella remissività e finto dispiacere, sapevano tutti che Yves non era pentito, che nonostante anche lui provasse attrazione per gli uomini, avesse sfruttato proprio quella caratteristica di Manech per umiliarlo.

"Dillo ancora" mormorò Manech dopo un lungo silenzio.

"Scusami per quello che ti ho fatto" ripeté, indifferente.

"Di nuovo"

"Scusami per quello che ti ho fatto"

"Ancora"

Yves scosse la testa "che diavolo vuoi? Quante volte devo dirlo?"

"Finchè avrò la vaga sensazione che te ne freghi qualcosa!" sbottò Manech facendo ammutolire Yves "credi che mi importi delle tue scuse forzate? Credi di potermi restituire un briciolo di tutto quello che mi hai tolto? Io non ti ho fatto niente eppure ho dovuto fare i conti con il tuo disprezzo e la tua meschinità" ringhiò "l'unica cosa che mi fa dormire più sereno è sapere che non avrei bisogno di Photoshop per rovinarti"

Yves abbassò lo sguardo, ben consapevole di ciò a cui alludeva il moro.

"Sai solo provare disprezzo per chi sei e per chi vive la vita accettando se stesso, perchè tu non lo fai e pretendi che nessuno sia libero. Vuoi imprigionare tutti nella tua nube tossica ma sei finito, lo sai tu e lo sappiamo noi, non sei altro che un verme strisciante"

Yves aveva incassato quelle parole ancora una volta senza replicare, conscio ormai di essere diventato il fantasma di sé stesso.

Manech a quel punto si era voltato, dandogli le spalle, non era davvero soddisfatto di quella discussione, forse solo con il tempo tutta quella rabbia lo avrebbe lasciato, forse solo quando avrebbe visto Yves provare quello che aveva provato lui si sarebbero sentiti alla pari.

"Ci vediamo domani" mormorò ad Andrea prima di lasciare il parco.

_________________________

Manech era ancora perso nei suoi pensieri mentre varcava la soglia di casa, attraversò il corridoio davanti all'entrata della cucina e arrestò il passo quando notò la presenza di qualcuno seduto al tavolo. Fissò la figura dell'uomo sorridente per qualche istante e poi il suo cuore prese a battere forte.

"Papà!" urlò correndo ad abbracciarlo.

L'uomo ricambiò la stretta "come stai, ragazzo mio? Mi dispiace di essermi perso il vostro primo giorno di scuola e... beh, un mucchio di cose"

"Non importa" disse in fretta il moro scuotendo la testa " adesso sei tornato! Non sai quanto mi sei mancato"

"Tua madre mi ha detto che non è stato facile per te in questi giorni"

"Ho solo creduto che in una città grande sarebbe stato facile farsi accettare, ma in realtà la gente di merda è ovunque"

"L'importante è tenere la testa alta" gli ricordò il padre.

E il moro sorrise, lui e il padre avevano sempre avuto idee e caratteri simili. Manech si sentiva confortato dalla sua presenza e finalmente Parigi poteva definirsi veramente casa.

ANGOLO AUTRICI:

Eccoci con un nuovo capitolo in cui si esplora la disperazione di Yves, alla fine non gli è rimasto nulla da fare che sottomettersi al volere di Andrea mentre Manech ha potuto lasciare andare un pò di rabbia. Avete anche avuto la possibilità di intravedere il rapporto con il padre, avverto già che  non ci saranno occasioni di approfondire molto ma ci tenevamo a farvi avere un quadro di questo spaccato.

Come sempre vi aspettiamo alla prossima settimana e aspettiamo con ansia i vostri commenti e osservazioni. Un bacio e a presto.

BLACKSTEEL

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