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1. Intruso

Di persona la cui presenza è considerata come illecita o ostile in un ambiente circoscritto.

Place Vendôme si estendeva in tutta la sua lussureggiante eleganza sotto lo sguardo distante e freddo di Yves che, appoggiato alla balaustra del suo terrazzo, osservava silenziosamente la massa di gente che affollava le strade.

D'altronde, non tutti potevano vantare una vista tanto privilegiata su Parigi, né tutti possedevano il capitale dei Clairmont e il loro impatto su quella parte di società che contava.

Se qualcuno di quei passanti avesse guardato in alto, verso l'edificio raffinato al centro della piazza, avrebbe di sicuro notato la sagoma affusolata di un giovane ragazzo, immobile come una di quelle statue greche custodite al Museo del Louvre e a cui Yves somigliava indiscutibilmente.

Il ragazzo chiuse gli occhi e portò il viso in alto per un breve momento, lasciò che il calore di quel sole di settembre penetrasse nella pelle fredda delle sue mani magre e longilinee, fino a quando non riuscì ad estraniarsi quel tanto che bastava per non percepire più niente.

La magia durò poco come sempre, Yves pensò che quelli come lui non avevano tempo per crogiolarsi al sole. Aveva delle puttane da dover mettere in attività entro la notte successiva e un grosso problema in arrivo di cui ignorava ancora la natura. Così afferrò la valigetta e chiuse dietro la porta della sua camera con due giri di chiave.

Il profumo della colazione lo raggiunse pochi istanti dopo, si portò dietro l'aroma intenso del caffè e quello più dolce dei croissant. Il tavolo della sala era imbandito di un'enorme varietà di cibo che avrebbe potuto sfamare tranquillamente una dozzina di persone. In realtà suo padre era in viaggio per affari e l'unica compagnia di cui Yves avrebbe goduto era quella di Lydia, la storica compagna di Jacques Clairmont.

La donna era impegnata in una conversazione al telefono e non sembrava averlo notato. Aveva il viso rivolto alla finestra e le spalle rigide, Yves la vide scuotere la testa prima di tentare di ribattere qualcosa al suo interlocutore.

" Buongiorno Signore, cosa posso portarle stamattina?"

"Solo un caffè, Eloise. Grazie."

Il ragazzo rispose alla cameriera, ma il suo sguardo era rimasto ben fisso sui movimenti dell'altra donna, palesemente incastrata in una discussione che non voleva avere. Aveva iniziato a parlare un italiano agitato e veloce e Yves dovette concentrarsi al massimo per non perdere il senso del discorso.

" Marco, non mi hai dato un minimo di preavviso. Cosa ti dice la testa? Sai che ci sono sempre per voi, ma sai anche che non vivo da sola " Lydia attese un attimo, poi parlò con più enfasi, "anche Parigi è una grossa città e qui si troverebbe in un posto che non conosce e per giunta senza amici. Credi che sia l'ideale per lui?''

La stoica calma di Yves ebbe un sussulto, capì che qualsiasi cosa stesse succedendo poteva rappresentare un problema per lui. Le novità non erano gradite a casa Clairmont, anzi tutto ciò che sfuggiva al controllo del ragazzo non poteva andare bene.

"Che cosa ha combinato stavolta? Mi stai chiedendo di prendermi una grossa responsabilità, te ne rendi conto? E devo prima sentire Jacques e parlare con Yves...''

Quest'ultimo era immobile a quel punto, il caffè fumante che aveva davanti aveva perso ogni attrattiva. Capiva l'italiano abbastanza bene da sapere che non si era potuto sbagliare più di tanto, quella era una conversazione tra Lydia e il fratello che viveva in Italia. Ricordava vagamente quei due disadattati di padre e figlio, dopotutto erano trascorsi cinque o sei anni dall'ultima volta che erano stati in vacanza a Roma.

" Domani, Marco? Ma come domani?! D-devo organizzarmi ...'' la donna si era portata una mano alla fronte. Poi continuò, "va bene, se le cose stanno così fallo venire, ma digli che deve rigare dritto qui in Francia. Troverò un modo per farlo iscrivere a scuola. Però ascoltami, anche noi siamo impegnatissimi con il lavoro, quindi non potrò stargli dietro come ti aspetti.'

Iscrivere a scuola? Fallo venire qui? Lo sguardo di Yves si fece ogni istante più feroce, mentre un formicolio iniziava a propagarsi lungo le dita della mano.Fu talmente forte che dovette appoggiare la tazzina sul tavolo. La conversazione si era chiusa in fretta, solo a quel punto Lydia notò il ragazzo.

" Ehi, buongiorno. Mattiniero come sempre" aveva abbozzato un sorriso stanco, prima di prendere posto accanto all'altro.

"Chi dorme non piglia pesci." disse mellifluo Yves, prima di guardarla direttamente "allora, che succede? Mi è sembrato di capire che ci fossero dei problemi."

E lui non poteva permetterseli, i problemi.

La donna tentennò un attimo, stava trafficando di nuovo con il cellulare, poi parlò " Tuo cugino Andrea ha avuto dei problemi a Roma ... niente di grave, ma mio fratello dice che ha bisogno di cambiare aria e soprattutto compagnie. Sai, da quando sua madre non c'è più le cose si sono fatte complicate, mio fratello è impegnato con l'azienda e non riesce a stargli dietro. Si tratterebbe di una soluzione temporanea."

Così dobbiamo accollarci noi, il caso umano. Yves nascose i suoi pensieri dietro un'espressione di circostanza.

"Parlerò subito con tuo padre, non voglio creare delle complicazioni o sconvolgere le vostre vite. Sai, la casa è enorme, almeno per i primi mesi vorrei che stesse qui con noi, in modo tale da poterlo gestire meglio. Ovviamente è una decisione che va presa in tre."

E mio padre non ti nega mai un cazzo, pensò Yves, cercando di celare lo sdegno dietro un sorriso.

"Te lo ricordi Andrea? Siamo andati a trovarlo cinque estati fa. Avete la stessa età più o meno."

Se lo ricordava Andrea, si trattenne dal farle notare che non era ancora affetto da Alzheimer. Grazie a Dio. Invece si limitò ad annuire.

"E' solo una soluzione provvisoria, ripeto. Mio fratello ha già prenotato il volo, arriverebbe domani sera."

Talmente provvisoria che si parlava già di iscrivere quello stronzo a scuola. Nella sua scuola, era pronto a scommettere; dove bastava pagare una retta stratosferica per garantire la promozione di chiunque.

"Beh, mio padre rientra oggi, no? Parlane con lui. Per me non ci sono problemi, lo sai."

Lydia sembrò subito più sollevata di fronte alle parole di Yves "Grazie, sapevo che avrei potuto contare sul tuo appoggio. Vedrai che andrà tutto per il meglio, anzi sono certa che la tua influenza non possa fargli che bene."

Quello era davvero troppo. Yves si mise in piedi in fretta, stanco delle stronzate che era stato costretto a sentire di prima mattina, "Etienne è già fuori?"

"Sì, ti sta aspettando. Buona giornata, Yves." Poi gli posò un bacio sulla guancia e tornò ad occuparsi del suo cellulare e di quel problema impellente che adesso era diventato anche un problema per il ragazzo.

Yves lasciò la villa con un nuovo senso di nausea alla stomaco, salì sull'auto di Etienne e chiuse gli occhi per un attimo. Pensò al festino della sera successiva, al carico di coca e alle ragazze nuove da tenere sotto controllo. E poi pensò che lui era incastrato a casa, sicuramente in una di quelle cene di benvenuto che detestava, costretto a sorbirsi la compagnia di suo padre, di Lydia e adesso anche di quella nullità che aveva pensato bene di piombargli tra capo e collo, nel momento più risolutivo della sua vita.

Gaspard e Victoria avrebbero adorato quella novità.

" Lasciami qui, per piacere." Il ragazzo si era riscosso giusto in tempo, aveva puntato gli occhi sui tavolini esterni del Beaubourg, dove i suoi due amici lo stavano aspettando. Scese dalla Mercedes e si diresse direttamente verso il Café.

" Sei in ritardo" gli fece notare il biondo. Era stravaccato sulla sedia con il capo inclinato indietro, a caccia del sole diretto che illuminava il viso incredibilmente pallido e dai tratti decisi. Victoria gli sedeva accanto, perfetta come sempre nella sua divisa scolastica che metteva in mostra il suo fisico invidiabile. Lei invece gli dedicò un bel sorriso che illuminò il suo viso severo, quanto bello.

" Ah, sì? E perché non mi metti in punizione?" Yves parlò con un tono sfottente.

" Wow, di ottimo umore come sempre. Sei una ventata di allegria." scherzò la ragazza, poi si accese una sigaretta e guardò meditabonda il nuovo arrivato.

" Vi assicuro che non c'è un cazzo di motivo per essere allegri. Ora, andiamo a noi. Siamo pronti per domani? Hai parlato con quella del primo anno?"

Victoria arricciò il naso in un'espressione di incertezza " Vi avevo detto che avevo bisogno di più tempo per lavorarmela. E' una ragazzina, ha bisogno di soldi, ma deve anche iniziare a fidarsi di me. Ho solo tre ragazze pronte per domani sera."

" E ce ne servono almeno altre tre, senza contare che non possiamo mandare le prime che ci capitano a tiro. Quelli di domani sono clienti grossi, non possiamo fare delle figure di merda. Se facciamo un buon lavoro ci richiameranno e ogni mese saranno delle fottute entrate garantite." Aggiunse Gaspard con un sorrisetto freddo sul viso.

" In poche parole siamo nella merda e volevate la ventata di allegria" Yves scosse la testa e con un gesto veloce rubò una sigaretta dal pacco di Victoria. Gaspard lo fissò con quel sorriso irritante ancora impresso sulle labbra, il moro sollevò un sopracciglio " che cazzo hai da ridere?"

" Che ho lo soluzione. Chiamiamo Amir."

Amir. Perfetto, pensò Yves, con lui erano davvero a posto.

" Senti, lui ci procura già la coca. Vuoi fare entrare quell'arabo di merda nel nostro traffico? Chiederà la metà del profitto. Vuoi fare beneficenza? Io no." Yves si era scaldato in fretta.

" Abbiamo altra scelta? Le nostre ragazze non bastano e io non voglio rinunciare a quella clientela. Che cazzo di alternativa c'è rimasta?"

" Abbiamo altre quattro ragazze impegnate con i privati, rimandiamo gli incontri per domani e ce le portiamo sul traffico che ci interessa, così siamo coperti e non avremo bisogno di chiedere all'arabo."

Gaspard era incredulo " Cosa? Così perdiamo i privati, la credibilità e pure i quattrini che avremmo tirato su con loro. No, non è fattibile."

" Gaspard non ha tutti i torti" Victoria spense la sigaretta con un gesto secco, i suoi occhi azzurri caddero sul moro, ancora incredibilmente furioso. Poi continuò " facciamo così, per questa volta divideremo il profitto con Amir, lui ci assicurerà la coca e le ragazze che ci mancano. E' l'unico modo per non perdere i clienti ... tanto è solo questione di tempo, sto già entrando in contatto con delle studentesse del primo anno. Una volta che riuscirò a trascinarmele nel giro sarà una strada in discesa. Avremo abbastanza ragazze e denaro per sostenerci da soli."

Yves aveva tirato fuori gli occhiali scuri e li aveva indossati con un gesto nervoso della mano. Aveva scosso la testa " Avete già deciso, fate come cazzo volete."

" Yves ..." Gaspard stava sorridendo.

"Yves un cazzo. Scommetto che devo andarci io a parlare con l'arabo."

" E dai, lo sappiamo che sei il suo preferito. Scommetto che a te ti farebbe anche uno sconto amicizia." Il biondo stava ghignando a tutto spiano ormai. Quella frecciatina pungente colpì l'altro in pieno.

" Arabo e pure frocio. E devo pensarci io ovviamente."

" Razzista, omofobo, ma hai anche dei difetti." scherzò Victoria, poi passò una mano sul viso angelico di Yves in una carezza veloce " e dai, fottitene di tutto, pensa solo a quanti soldi faremo. Ce ne andremo da questo posto di merda, senza chiedere niente a nessuno, senza doverci piegare al volere dei nostri genitori. Dobbiamo solo tenere duro."

Gli occhi chiari di Gaspard si infiammarono di fronte a quelle parole, mentre Yves abbassava il capo e scuoteva la testa. Adesso doveva pensare anche ad Amir. Un nuovo problema che si sommava a tutti gli altri.

" Comunque pomeriggio dovrò portare le ragazze a fare un po' di sano shopping per il party di domani. Devono essere all'altezza della situazione." Victoria osservò il moro con un sorrisetto di attesa impresso sul volto, l'altro sospirò forte, poi tirò fuori il portafoglio e con esso una delle numerose carte infilate in perfetto ordine.

" Vedi di non esagerare, sono puttane, non reali inglesi." Poi passò la carta platino alla ragazza che la ripose in tasca.

" Le opinioni che hai del tuo prossimo sono sempre magnanime. Mi chiedo se ci sia qualcuno al mondo che ti vada bene."

Yves si era ritrovato gli occhi azzurri di Victoria puntati addosso, forse si aspettava davvero una risposta a quella domanda. Distolse lo sguardo e lo puntò su Gaspard che sembrava completamente perso nei suoi pensieri in quel momento, si rigirava tra le mani il ciondolo della collana che portava sempre intorno al collo. Il biondo si riscosse subito dopo, forse allertato dal silenzio pesante che era caduto sul trio." Si sta facendo tardi, diamoci una mossa. Per quanto riguarda domani sera ci vedremo alle ventidue. Andiamo con la mia auto."

" Io non ci sono. Ve la dovrete sbrigare da soli." Yves ci aveva messo del tempo prima di parlare. Si era messo in piedi e aveva sistemato gli orli della sua camicia bianca, poi aveva preso la giacca della divisa abbandonata sulla sedia.

" Che cazzo dici?" Gaspard sollevò un sopracciglio.

" Ho un problema a casa. Non ci sarò." ripeté Yves con un tono sbrigativo.

" Che problema? Che sta succedendo?" stavolta era stata Victoria a parlare.

" Niente di cui dobbiate preoccuparvi. Viene mio cugino, starà da noi e domani non potrò esserci. Non cambierà un cazzo." continuò Yves.

" Tuo cugino? Non studiava a Londra?"

" E' il nipote della compagna di mio padre. Ha fatto dei casini nella sua vecchia città e suo padre lo spedisce qui. Non durerà molto con me nei paraggi, ve lo assicuro." spiegò ancora il ragazzo

" Yves ..."

" Yves niente," Il moro guardò Gaspard negli occhi "non cambierà un cazzo. Starò attento."

Le foto, il denaro ... era tutto nella cassaforte di cui lui soltanto conosceva il codice. Per un attimo cercò di ricordare il viso di Andrea, pensò a quegli occhi scuri e brillanti, ai sorrisetti strafottenti che elargiva con facilità ... Yves lo avrebbe messo al suo posto con ogni mezzo. Nessuno poteva permettersi di intralciare il suo lavoro.

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La facciata del Lycée Saint-Anthèlme si stagliava davanti agli occhi degli studenti in tutta la sua magnificenza ed eleganza. A quell'ora c'era un grande via vai davanti al portone antico e sulle scale di marmo bianco purissimo mentre gli allievi si scambiavano gli ultimi frettolosi saluti nelle loro divise perfette.

Quando il trio si apprestò a varcare l'ingresso, decine di sguardi si diressero verso di loro, qualcuno smise anche di parlare per seguire quell'elegante e distante camminata fin dentro la scuola.

Era innegabile chi fosse a contare davvero fra quelle quattro mura, dove il mondo degli studenti iniziava e finiva, Yves, Gaspard e Victoria lo sapevano fin troppo bene.

Ma dal canto suo a Gaspard non importava, fissava ognuno di quei volti e non riusciva a vedere qualcosa che gli somigliasse, come se quelle altre persone non fossero esseri umani come lui. O meglio, come se lui non fosse un essere umano come loro. Troppo distante, troppo disgustato.

Chiudi gli occhi, amore mio.

Scacciò quel pensiero prima che potesse afferrarlo e si concentrò sul corridoio che stava percorrendo, pieno di ragazzi e ragazze che gli lanciavano sguardi timidi. Qualcuno provava persino ad accennare un saluto ma quando i suoi occhi chiari e freddi si posavano su di loro, questo bastava a intimidire.

Tutti loro sapevano cos'era successo, era quello ad attirare tanta attenzione su di lui e questo Gaspard lo sapeva bene, d'altronde l'umanità ama i misteri. I giornali avevano riempito le prima pagine con quella notizia per mesi e mesi, la sua famiglia era diventata la notizia succosa per eccellenza e tutti volgevano a Gaspard sguardi curiosi. Tutti tranne uno.

La sua amicizia con Yves era iniziata così: lui era l'unico a cui non importava, l'unico così dannatamente distante dal mondo da non essere toccato dagli avvenimenti comuni. Troppo chiuso nel suo universo personale per avere empatia per gli altri ed era questo che a Gaspard serviva. Una mente analitica e pragmatica quanto la sua, una missione, un motivo per non impazzire dietro ai misteri non risolti della sua vita.

Con un gesto rapido infilò la collana dentro la camicia e sistemò la cravatta della divisa, poi entrò in classe, preceduto dagli altri due e prese il suo posto dietro il banco di Yves.

Prima che il professore arrivasse, una ragazza dall'aspetto minuto si avvicinò a lui, sembrava leggermente in imbarazzo ma decisa a rivolgergli la parola.

"Ehi Gaspard" cominciò timidamente " sai, ci tenevo a ringraziarti per quello che hai fatto per me l'altra sera"

Il biondo sollevò lo sguardo lentamente e fissò quella ragazza con occhi freddi, come se non sapesse con chi stesse parlando. Ed era così da un certo punto di vista, perché se c'era qualcosa che quella ragazza non poteva sapere, era proprio quanto poco a Gaspard importasse di lei o di chi fosse. Tutte quelle donne, tutte quelle vite, non erano altri che numeri per lui, tasselli da unire per costruire la sua personale scala che lo portasse via da quella vita.

" Non era niente" fu la risposta, quasi un sussurro mentre smetteva di guardarla, come se non fosse più lì.

Lei rimase attonita, come se quel ragazzo che gli era sembrato un principe, fosse improvvisamente qualcun altro.

"Niente?" chiese lei incredula " se non ci fossi stato tu ... quell'uomo, lo sai, mi avrebbe stuprata"

C'era del disagio in quella confessione, la ragazza l'aveva appena sussurrata, come si fa con qualcosa di intimo, ma lo sguardo che tornò a colpirla gli fece chiaramente comprendere che non lo stava dicendo a qualcuno a cui importava.

" Se avessi fatto quello per cui ti paghiamo, non avrebbe avuto bisogno di forzarti e io di scomodarmi a spaccargli la mascella"

Non solo lo aveva pensato, ma il biondo lo aveva anche detto, senza filtro, senza pensare a quale effetto avrebbe avuto sulla ragazza. Qualcuno avrebbe potuto dire che era quello il problema di Gaspard, filtrava poco quello che aveva nella testa e quello che usciva dalla sua bocca. Qualcuno che lo conosceva meglio, invece, riusciva quasi a essere grato che si fosse trattenuto.

Gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime mentre la sua bocca si apriva e chiudeva senza riuscire a emettere un fiato. Victoria aveva osservato quella scena attentamente a pochi metri di distanza e aveva capito che era meglio intervenire.

"Agatha, vieni con me un momento" disse con tono caldo e rassicurante.

La ragazza non perse tempo e si fece circondare dalle braccia amichevoli della compagna mentre la guidavano fuori dall'aula.

" Pianto in meno di un minuto" esordì Yves divertito " poi date a me del pezzo di merda però."

" Non io, non mi permetterei mai" replicò Gaspard con un leggero sorriso.

Sei troppo interessante, amico mio, per essere definito solo un pezzo di merda.

" Pezzo di merda è per chi non ti conosce abbastanza" continuò il biondo " sai Yves, penso che la vita sia tutta una questione di prospettiva. Nasci e vedi il mondo in un certo modo, per anni e anni, vivi la tua vita sempre dalla stessa prospettiva." ci fu una breve pausa " ma un giorno, un giorno esattamente uguale agli altri, qualcosa succede e la tua prospettiva cambia per sempre"

Chiudi gli occhi, amore mio.

E Gaspard cedette a quell'eco che gli sussurrava ancora all'orecchio, li chiuse per una frazione di secondo e lo vide, quel viso delicato e pallido quanto il suo, quel sorriso luminoso e tutta la bontà e la meraviglia del mondo. Ma poi li riaprì e non c'era più niente.

" E lo vedi" continuò Yves come se sapesse esattamente cosa l'amico stava pensando " lo vedi davvero il mondo"

" E quella bellezza che ammiravi, ti rendi conto che non è altro che un ammasso di menzogne, segreti e raggiri. Ti rendi conto che tutti quelli che dicono di amarti ti useranno, ti puniranno e ti abbandoneranno, poi morirai e fine dei cazzo di giochi" concluse secco.

Il professore era entrato in aula e la discussione morì lì, anche se non c'era altro da dire, entrambi i ragazzi erano fermi su quel punto.

Quella giornata scolastica sarebbe trascorsa come le altre, monotona e senza attrattive.

Gli sguardi di ammirazione e riverenza li avrebbero seguiti in ogni aula e in ogni angolo di corridoio fino alla fine di quella giornata noiosa.

" Penso che potresti almeno trattenerti un po'" esordì Victoria quando i tre uscirono dalla scuola " voleva solo ringraziarti"

" Le ho solo fatto notare che se non avesse fatto l'idiota non ci sarebbe stato bisogno di ringraziarmi." rispose Gaspard.

" Sul serio? Ottimo, ma cos'ho fatto di male esattamente per meritarmi voi due?" si lamentò la ragazza.

" Hai solo voluto ampliare le tue prospettive" concluse Yves con un leggero ghigno.

" Allora ci vediamo stasera" concluse Gaspard e poi si rivolse al moro " tienimi aggiornato con la situazione cugino scomodo, nel caso avessi bisogno di una mano extra per liberartene"

L'altro annuì e poi il moro si voltò, fece un cenno di saluto con la mano e si allontanò dal resto del gruppo.

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Il quartiere Passy era uno fra i più eleganti di Parigi, una zona residenziale curata e verde, dominata da palazzi antichi e regali.

Gaspard si infilò in uno di quelli e il lussuoso ascensore lo portò proprio all'ultimo piano, dove la vista esposta ad est rendeva l'appartamento incredibilmente luminoso. Le grandi vetrate mostravano una vista mozzafiato e la Torre Eiffel che dominava la scena.

"Gaspard?"

Solo il suono di quella voce procurò al biondo un conato di vomito, cercò di passare in fretta nel corridoio per raggiungere la sua camera. Non abbastanza in fretta, notò a malincuore il biondo.

La donna sbucò dal salotto e accennò un sorriso che il ragazzo non ricambiò, lei non sembrò perdersi d'animo.

" E' andata bene a scuola oggi?" chiese accennando un sorriso.

Perché mi parli? Abbi almeno la decenza di fare finta che io non esista.

Gaspard non rispose a quella domanda, cerco di ignorare la donna ma lei non sembrava disposta a cedere. Lo seguì per un breve tratto del corridoio continuando a fare parlare.

" Tuo padre è partito per una conferenza importante, saremo soli questo fine settimana."

Che spasso.

" Vuoi mangiare qualcosa in particolare per cena?"

Il biondo aprì la porta della sua camera e con un colpo secco la richiuse davanti alla donna che, dopo un lungo sospiro, indietreggiò e lasciò il corridoio.

Gaspard si lasciò scivolare lungo la porta e allentò il nodo della cravatta, per un lungo momento rimase immobile, le sue dita si spostarono da sole lungo il collo, fino a sfiorare la catenina d'oro e poi l'orecchino che pendeva agganciato alla base.

Era tutto quello che gli era rimasto di lei, insieme a quei ricordi che erano destinati a sbiadire.

Chiudi gli occhi, amore mio.

Era pericoloso cedere a quella richiesta, Gaspard lo sapeva, ma allo stesso tempo era come una meravigliosa tortura.

Quel volto apparve nuovamente, sua madre era lì, come se ci fosse sempre stata, come se non ci fosse una sudicia trentenne al suo posto adesso. Come se quel viscido bastardo non avesse barattato la loro felicità per una mediocre storiella da quattro soldi. Come se quella farsa che ora chiamavano vita avesse potuto valere il prezzo di quella della madre.

Sgranò gli occhi il biondo, improvvisamente il suo cuore stava battendo troppo forte e le sue mani tremavano. Non poteva pensare troppo a lungo o quei ricordi lo avrebbero trascinato in una voragine troppo selvaggia e non poteva permetterselo.

Avrebbe vendicato la madre, avrebbe vendicato se stesso ma non compiendo gesti sciocchi e prevedibili, ma con calma, lentamente, proprio come un serpente digerisce un pasto. Immobile e al buio.

Si sollevò dal pavimento e recuperò il suo autocontrollo, si liberò della divisa scolastica e indossa un abbigliamento più comodo. Poi recuperò una piccola chiave in ottone dal cassetto del comodino e lasciò la camera.

Questa volta quella lurida idiota non aveva nemmeno tentato di parlargli, se ne stava sul divano con un romanzo in mano, a fare quello che sapeva fare meglio, il nulla.

Gaspard passò rapido, come una folata di vento ed uscì nell'ampio terrazzo dell'appartamento, sulla sinistra c'era la famigliare scala a chiocciola in ottone che lo portò su un ulteriore livello della casa.

Quando era piccolo, la bellissima porta in ottone decorata gli era sempre sembrato un posto magico, come l'ingresso in un mondo nuovo e meraviglioso, adesso era l'ingresso verso il suo tormento.

Girò la chiave ed entrò nell'immenso giardino d'inverno, lì c'era un ecosistema a parte, come se non fosse nemmeno Parigi. Le immense vetrate colorate distorcono la vista dell'esterno e le piante alte dominavano lo spazio. Tutto lì era verde e splendente, centinaia di fiori diversi, piante esotiche e alcune specie di farfalle, tutto concentrato lì.

Tutta la bellezza del mondo e un solo giorno per cambiare prospettiva per sempre.

Era davvero così, perchè Gaspard non aveva più guardato quel luogo come quando aveva tredici anni, non riusciva più a coglierne la bellezza o il profumo, quel giardino era diventata una tomba.

Il biondo si diresse alla scrivania e si sedette lì, per un momento passò la mano sul legno levigato, poi aprì il cassetto e per un momento osservò tutti i ritagli di giornale che riportavano quell'evento ancora fisso nella sua memoria.

Distolse lo sguardo e recuperò quello che gli serviva, il computer e l'hard-disk esterno in cui erano conservate tutte le sue ricerche. Centinaia e centinaia di file, su chiunque fosse entrato in contatto con lui o Yves e Victoria. Era quella la sua ossessione, i segreti, la conoscenza, le vite degli altri e il marcio che maldestramente cercavano di nascondere.

Forse era quello che lo divertiva di più di quelle feste, sarebbe stato bello vederli annaspare quella notte, nel loro marciume. Convinti di essere al sicuro, ignari che qualcuno li stesse osservando molto da vicino e che li stesse giudicando colpevoli.

ANGOLO AUTRICI:

E rieccoci qui con una nuova avventura! Per chi non ci conosce e questa è la nostra prima storia che legge, noi siamo Black e Steel, due amiche che scrivono storie a quattro mani! Per chi invece sa bene chi siamo, ben ritrovati! Speriamo che il primo capitolo vi abbia affascinato e che deciderete di seguire la storia nel corso dei prossimi mesi!
Alcune precisazioni che ci sentiamo di dire: come avrete già notato la storia ha un linguaggio parecchio colorito, sono presenti tematiche di bullismo e razzismo da cui noi ovviamente ci dissociamo. Per motivi di trama non possiamo rivelare adesso tutti i contenuti immorali che ci sono all'interno di questa storia ma noi prendiamo seria distanza dai nostri protagonisti e dalle loro scelte in tal senso. Anzi, invitiamo chiunque a denunciare simili atti. Proprio per questo ci scusiamo con i nostri lettori più sensibili se qualcosa li offenderà e capiremo chi vorrà interrompere la lettura.
Non vogliamo spaventarvi ma è corretto da parte nostra mettere certe cose in chiaro da subito. Per il resto, grazie a tutti quelli che leggeranno, commenteranno e ameranno questa storia. Al prossimo sabato!

BlackSteel

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