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02; Meteora, il Regno dei Cieli





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Come ogni domenica mattina, anche quel giorno, a Meteora, gli abitanti del cielo si stavano preparando per la celebrazione settimanale dei loro rituali, vestiti tutti di un bianco candido tale da mimetizzarsi con le nuvole tutte intorno a loro.

Soprannominato Regno dei Cieli ed esistente sin dalla notte dei tempi, da ancor prima che la Terra nascesse, Meteora era un luogo magnifico, dove chi vi abitava non avrebbe potuto desiderare di meglio dalla vita, e, come dice la parola, si trovava proprio nei cieli, poco oltre l'atmosfera, ed era invisibile a chiunque non facesse parte della comunità celeste.

Era una specie di Intermundia, solo che, al posto di essere popolato dagli dei, ci vivevano pacificamente - o quasi - un numero imprecisato di persone, capeggiate da una figura molto importante, il Governatore.

Gli abitanti di quel luogo a primo acchito bizzarro si chiamavano Aetherii - eterei - proprio perché vivevano in questa dimensione inconoscibile ed intangibile. Erano simili agli umani per certi aspetti, fisicamente parlando, ma totalmente differenti per altri, come per il fatto di avere in dotazione alcune capacità aumentate, ad esempio saper fluttuare per aria, e soprattutto non aver bisogno di mangiare per mantenersi in vita.

Erano come una razza evoluta, che viveva in una dimensione parallela senza ricevere condizionamenti di alcun tipo dal resto del creato.

E vivevano beati quasi come nella rosa dei beati di Dante, pur non avendo fatto niente per meritarselo: erano sempre vissuti lì e basta.

Già... un sogno che si avvera. Ma allora, vi starete chiedendo, qual era il loro scopo nella vita? Beh, a dire la verità, non lo sapevano nemmeno loro.

Sapevano però dell'esistenza della Terra, ma a loro non interessava più di tanto: la sovrastavano, anche per un semplice fattore di gravità, e comunque ne erano superiori in tutto e per tutto.

Per i più curiosi, soprattutto i bambini, erano state installate delle specie di sfere di cristallo qua e là per la comunità, accessibili a chiunque in qualunque momento della giornata, in cui si potevano vedere degli stralci in diretta di vita terrena, come se fossero filmati da una sorta di telecamera nascosta nel mondo degli umani.

Queste sfere non avevano alcuno scopo se non quello di soddisfare la curiosità di sapere, di arricchire la propria conoscenza in modo fine a se stesso, quindi dovevano essere del tutto innocue, e continuare ad eseguire il loro compito per l'eternità.

Da questa prima descrizione, Meteora potrebbe dunque sembrare un luogo del tutto appetibile per la sua apparente perfezione, un mondo senza difetti.

Ma, sotto sotto, neanche lì, nonostante fosse un regno dove anche l'impossibile diventava possibile, tutto era rosa e fiori: c'erano spesso infatti delle liti e delle incomprensioni, a causa di alcuni individui birbantelli che si divertivano a mettere le cose sottosopra... le cosiddette piaghe della società.

Primo fra tutti gli Aetherii più negligenti della comunità era infatti Lee Dawon, dispettoso e pestifero giovanotto che spesso seminava zizzania tra i suoi compagni, facendo scherzi anche belli pesanti, che però tutti comunque decidevano sempre di perdonargli, vista la loro incredibile bontà di cuore, e in alcuni casi anche il loro timore reverenziale al solo pensiero di andarsi a mettere contro di lui, e quindi di conseguenza anche contro il Governatore.

Già, perché Dawon era il suo primo e unico figlio, e, potendo considerarsi il cocco del Governatore per antonomasia, era uno tra i giovani più viziati di tutti, e suo padre pareva sempre tenerlo su di un piedistallo, sebbene non gli avesse ancora mai conferito alcun incarico importante dalla sua nascita.

Non avendo appunto alcuno scopo nella vita, come del resto tutti gli altri Aethereii, Dawon passava la maggior parte del suo tempo a pensare come avrebbe potuto riempire la sua noia, e spesso e volentieri radunava i suoi fedeli e intimoriti scagnozzi per organizzare degli scherzoni alquanto memorabili, che lo divertivano sempre tantissimo, neanche avesse due anni.

Quel giorno in particolare, gli passò per la testa un'idea piuttosto malvagia, che non potè che sorprendere tutti i suoi fedeli amichetti non appena gliela ebbe esposta.

«Ragazzi, che ne dite di fare un bello scherzo al Governatore oggi?»

«Dawon-ah, ma è tuo padre! Non ne hai mai abbastanza di questi tuoi comportamenti?!» si sorprese Yves, l'unica ragazza facente parte del suo gruppetto.

«Che c'è, solo perché si tratta di mio padre devo riservargli un trattamento speciale?» disse allora Dawon, acido, cercando il consenso in tutti gli altri, che si limitarono a guardarsi l'un l'altro senza sapere cosa dire, lasciando calare un velo di imbarazzo nell'atmosfera già carica di tensione.

"A te che sei suo figlio, lui te lo riserva eccome... quando in realtà neanche meriteresti di stare qui." pensarono inevitabilmente tutti i presenti, dovendo trattenere a fatica multipli facepalm mentali.

«E sentiamo, che cos'avresti in mente questa volta?» gli chiese Zuho, un altro suo scagnozzo, sospirando rassegnato.

«Una cosa che sicuramente tutti quanti si ricorderanno per il resto della vita, e che sarà semplicemente magnifica!» esclamò Dawon, esibendosi poi in una malefica risata ad alta voce che di etereo aveva ben poco... anzi, tutt'altro: sembrava proprio Satana fatto persona.

«Voi dovrete soltanto aiutarmi a distrarre il Governatore... poi penserò a tutto io.» spiegò loro poco dopo, passandoli in rassegna uno ad uno con il suo sguardo carico di adrenalina. «Il resto lo vedrete con i vostri stessi occhi...» concluse, con fare evasivo, per poi allontanarsi dal gruppetto sentendosi chissà quanto ammirato, quando in realtà tutti pensavano al fatto che fosse matto da legare ogni giorno di più.


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Circa un'ora dopo, tutti gli Aethereii erano già pronti a cominciare la celebrazione del rito, inginocchiati a mani giunte sulle nuvole, con gli occhi chiusi, in attesa dell'arrivo del loro Governatore sul pulpito davanti a loro; quest'ultimo tuttavia a quanto pare stava tardando ad arrivare già di un paio di minuti, fatto piuttosto insolito, data la sua terribile puntualità quando si trattava della celebrazione.

Passarono altri cinque minuti, ma niente. Il governatore non si degnava di arrivare e di deliziare i sudditi con la sua divina presenza.

Fra gli sguardi persi dei presenti, la cui preoccupazione incrementava proporzionalmente allo scorrere del tempo, ad un certo punto si palesò Kim Mingyu, il consigliere ufficiale del Governatore, correndo presso il pulpito con affanno, prima di pronunciare ciò che aveva da dire. «Il signor Governatore Joshua ha perso il proprio ciondolo, anzi, sospettiamo gli sia stato rubato da qualcuno... quindi la cerimonia per oggi è sospesa! Egli vi invita tutti a cercarlo ovunque riusciate, e, se lo trovate, siete pregati di riportarlo presso la sua reggia!»

Tutti si scambiarono occhiate cariche di preoccupazione, non potendo credere alle proprie orecchie.

Il ciondolo infatti era un oggetto di fondamentale importanza per gli Aethereii, o meglio, per il Regno dei Cieli in generale: esso era l'unico e solo cimelio ufficiale di Meteora, appartenente un tempo al fondatore della comunità, e durante i riti domenicali degli Aethereii era venerato come una reliquia da questi ultimi. Senza di esso, infatti, sarebbe stato impossibile dare un vero e proprio senso alle loro cerimonie, basate soprattutto sull'adorazione dei padri fondatori del Regno.

Perdere quel ciondolo equivaleva per tutti gli Aethereii a perdere un pezzo della propria identità, e, tutti ne erano sicuri, chiunque fosse stato il colpevole di un tale riprovevole atto, non se la sarebbe cavata tanto facilmente. Non sarebbe bastata una semplice punizione – proporzionale al danno arrecato - per redimere il proprio peccato, come di solito era in uso fare presso Meteora, ma come minimo ci sarebbero voluti mesi, se non anni, di pentimento, in base alla pietà del governatore verso l'imputato.

«Il reo si costituisca e confessi immediatamente, o il Governatore sarà costretto ad adottare misure estreme!» continuò Mingyu, con concitazione, affidandosi al timore reverenziale dei suoi sudditi verso il Governatore - che di solito funzionava sempre -, per poi correre via senza attendere alcun tipo di riscontro da parte loro, che continuavano a sentirsi disorientati come non mai.

«Chi avrà mai osato compiere un'azione così grave e sconsiderata?!»

«Il Governatore non merita questo tipo di trattamento, anzi, dovremmo essergli eternamente riconoscenti per tutto quello che fa per noi!»

«Il colpevole potrebbe anche essere qui in mezzo a noi in questo momento, e al solo pensiero mi vengono i brividi!»

In linea di massima, queste tre erano le frasi più quotate in quel momento, che, non appena pronunciate, si perdevano fra la massa intangibile di nuvole candide che contornavano tutto il loro regno, rendendolo come un piccolo scrigno prezioso ora però pieno di bisbiglii e timori di cospirazioni varie.

Fatto sta che, in mezzo al disordine generale, alcuni decisero subito di recarsi alla propria abitazione, altri cominciarono a cercare a destra e a manca il ciondolo perduto perquisendo ogni angolo del Regno con precisione scrupolosa, mentre altri ancora rimasero a confabulare presso il luogo di culto ancora per un po', cercando di riflettere sulle ragioni che il possibile ladro potesse avere nel compiere un simile atto.

Chi più e chi meno, ci stavano mettendo tutti la propria parte di impegno nell'aiutare il governatore, il quale, sentendosi male per una perdita così grave, intanto se ne stava a letto cercando di riprendersi.

Tuttavia, dopo due o tre ore di meticolosa ricerca, ancora non si riusciva proprio a cavare un ragno dal buco, e, più il tempo passava, più la situazione pareva restare sempre uguale a se stessa.

«Oh Signore, come farò?! Come è possibile, come è possibile compiere un'infrazione del genere! Possa essere maledetto quell'incosciente debosciato che si è azzardato a mancare di rispetto a me e ai padri fondatori del Regno dei Cieli!» continuava intanto a disperarsi, sudando freddo mentre si teneva la testa fra le mani, e il cuore pareva spezzarglisi in mille pezzettini ogni secondo di più passato in quello stato di totale agonia.

Quando, dopo altre innumerevoli ore che parevano essere infinite, non si era ancora venuti a capo di niente, essendo i luoghi pubblici fondamentalmente vuoti e senza alcun indizio di dove potesse effettivamente trovarsi il ciondolo, il consigliere Mingyu suggerì al Governatore di indire delle perquisizioni mirate in ogni singola abitazione degli Aethereii, di modo da poter stroncare con più facilità l'eventuale nuovo possessore della reliquia, che magari teneva nascosta in casa propria senza alcun ritegno.

All'approvazione immediata del Governatore di questa idea molto tattica, Mingyu fu incaricato di emanare l'annuncio ufficiale tramite il microfono della camera del Governatore, collegato agli altoparlanti presenti in ogni angolo di Meteora, di modo che tutti potessero sentire, dovendo quindi poi obbedire alle direttive dei superiori senza alcuna scusa.

«A breve indiremo dei mandati di perquisizione nelle case di ciasciun Aetherius, per essere sicuri che l'eventuale ladro non abbia nascosto il ciondolo nei meandri della propria abitazione!»

A questo annuncio improvviso, la maggior parte degli Aethereii reagì in modo abbastanza ponderato, con la coscienza pulita di non essere colpevoli e di non rischiare dunque alcun tipo di punizione.

Fra questi, tranquilli quasi come se non fosse appena successo niente di chissà quanto grave, c'era anche Kang Chanhee, Chani per gli amici, un giovane Aetherius che era sempre stato molto diligente sotto ogni punto di vista, e, essendo tra i pochi ad essersi conquistato sin dalla nascita la piena fiducia del Governatore, viveva la sua vita in modo onesto e sincero, sapendo di avere comunque una buona probabilità di poter diventare, un giorno, guardia giurata del Governatore, suo sogno nel cassetto.

Peccato per lui che però, quando le guardie del Governatore irruppero presso la sua umile abitazione, rovistando tra le varie cianfrusaglie presenti sopra, sotto e dentro i mobili di casa Kang, trovarono con immenso stupore, esattamente dentro ad un cassetto del comodino del letto di Chanhee, proprio l'oggetto che tutti stavano cercando da ore e ore a quella parte: il piccolo scrigno intarsiato d'oro e d'argento, che, una volta aperto, come previsto, conteneva nientepopodimeno che il ciondolo del Governatore in tutto il suo unico splendore.

«Signor Governatore, abbiamo trovato il ladro.» comunicò subito una delle guardie al diretto interessato per mezzo di un sistema di comunicazione consistente in una sorta di walkie talkie a forma di nuvola, sistema che gli umani avrebbero trovato piuttosto bizzarro.

Un'altra guardia, intanto, si era affrettata a prendere Chanhee di forza e a bloccargli le mani dietro la schiena, con tanto di manette ai polsi, nonostante il ragazzo si dimenasse sostenendo di non sapere assolutamente niente della faccenda.

«Fermi, io sono non c'entro niente, sono assolutamente innocente!» gridò, continuando ad agitarsi, mentre i suoi genitori non sapevano che altro fare se non assistere alla scena in silenzio, estremamente delusi dal loro caro figliolo.

«Madre, padre, dite qualcosa, per favore! Non sono stato io, aiutatemi!» urlò ancora Chanhee, mentre lacrime di dolore cominciavano a solcare il suo viso delicato.

«Prendetelo e portatelo al mio cospetto subito!» ordinò intanto il Governatore alle guardie con tono perentorio, ripresosi intanto dal proprio baratro di disperazione, che, sparita in un baleno, aveva lasciato spazio soltanto ad una forte sensazione di rabbia, la quale, d'improvviso, parve impossessarsi del suo corpo senza controllo, a discapito del povero Kang Chanhee. Quest'ultimo, infatti, non appena messo piede all'interno della reggia, si affrettò a proclamare la propria innocenza, terrorizzato al solo pensiero della punizione che avrebbe ricevuto di lì a breve, come mai lo era stato in diciotto anni di vita.

«Non sono stato io a rubarle il ciondolo, signor Governatore, ci deve essere stato sicuramente un errore! Sa che nutro una profonda stima nei suoi confronti e non potrei mai tradirla con un torto del genere, macchiandomi di questo imperdonabile peccato! Le sto dicendo la verità!» provò a discolparsi, anche se non poteva nemmeno stare a mani giunte per invocare pietà, ammanettato com'era.

Il Governatore lo guardò sprezzante dal suo seggio, dall'alto al basso come mai aveva fatto con quello che credeva uno tra i suoi sudditi più fedeli, da cui adesso si sentiva irrimediabilmente tradito.

«Tutte scuse, Kang Chanhee! Fino a prova contraria, il ciondolo è stato trovato in camera tua e tu sei soltanto uno sporco traditore. Non ti meriti nemmeno una punizione che possa redimerti per quello che hai fatto, ma soltanto la diretta ed inequivocabile espulsione da Meteora, senza possibilità di ritorno!» sentenziò poi, battendo entrambe le mani sulle ginocchia mentre lo fulminava con uno sguardo che a Chanhee fece paurissima, da quanto si sentì perforato da quei suoi occhi di fuoco, e allo stesso tempo gli crollò il mondo addosso dopo aver udito la drastica decisione.

Non avrebbe mai pensato che il caro e buon Governatore, da tutti amato e stimato per la sua bontà, fosse capace di una cosa del genere... ma, a quanto pare, quel ciondolo era più importante di ogni altra cosa, e, sebbene non fosse stato lui a rubarlo, ora si ritrovava a dover pagare per un peccato gravissimo che non gli era mai nemmeno passato per la testa di commettere.

«La prego, signor Governatore, sono veramente innocente, non le sto mentendo! Il vero colpevole è là fuori da qualche parte, e deve sicuramente avermi incastrato rubando il ciondolo e nascondendolo in casa mia!» trovò quindi la forza di biascicare Chanhee, anche se ormai il suo era più un arrampicarsi sugli specchi che un gesto compiuto nella speranza che il Governatore cambiasse veramente idea, cosa che in effetti non accadde.

Ormai il volere del Governatore era stato deciso, e andava rispettato senza fiatare.

«Silenzio! Ti spedirò fuori da qui, sulla Terra, in mezzo agli esseri umani, chiuso in una sfera di vetro, e dovrai affiancare per sempre la prima persona che ti troverà, esaudendo tutti i suoi desideri, senza però poter fare uso dei tuoi poteri in presenza di nessuno!» annunciò il Governatore, con parole dure che colpirono il ragazzo dritto nel suo più profondo orgoglio, rendendosi conto che d'ora in avanti avrebbe dovuto fare da schiavo ad un essere umano, la razza da lui meno stimata, poiché ritenuta immeritevole di qualsiasi contatto con qualunque cosa avesse avuto a che fare – anche solo indirettamente - con il Regno dei Cieli.

«Mi dica un modo per potermi riscattare e poter tornare qui, la prego... farò tutto quello che vuole pur di poter avere il diritto di rientrare a Meteora come suo fedele suddito, la scongiuro! Sono disposto a tutto, qualunque cosa!» Chanhee pregò quindi il Governatore, prostrandosi in ginocchio, con le lacrime che ormai erano arrivate a rigargli completamente il viso e ad arrossargli gli occhi, carichi di dispiacere, in cui però il Governatore non riuscì a leggere alcuno spiraglio di verità.

«Dimostra di essere disciplinato e obbedire rigorosamente a tutto quello che ti ho appena ordinato di fare, e, forse, se riuscirai a farlo al meglio e i miei sudditi saranno d'accordo, la mia clemenza avrà la meglio e riuscirai ad essere riammesso in questa comunità!» gli comunicò il Governatore, senza abbandonare quel tono di voce sprezzante che a Chanhee causava soltanto ancor più sofferenza di quanta già non provasse.

Tuttavia, di fronte anche alla soltanto minima speranza di poter rientrare nel proprio Regno che tanto amava e far sì che il Governatore a cui era tanto devoto riacquistasse fiducia nei suoi confronti, Chanhee, essendo un ragazzo maturo e con la testa sulle spalle, provò a farsi coraggio, e, dopo aver inspirato ed espirato profondamente, smise di colpo di piangere, stringendo entrambi i pugni nascosti dietro la schiena.

«Vedrà, le dimostrerò di essere degno di questo Regno con qualunque mezzo a mia disposizione... sino a che non potrò ritornare qui tra voi» furono le sue ultime parole pronunciate all'interno di Meteora, parole cariche di adrenalina, ma anche di agitazione.

Rivolse poi annuendo uno sguardo carico di convinzione al Governatore, il quale, subito dopo, come per magia, avvicinando le proprie mani tra loro e creando un potente fascio di luce tra esse, non esitò un secondo ad investire con quest'ultima Kang Chanhee, facendolo sparire in quattro e quattr'otto - per un tempo indeterminato - da Meteora, il Regno dei Cieli in cui aveva sempre vissuto, e aprendogli la strada verso un mondo a lui più che sconosciuto: la Terra degli umani.

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