00; Un futuro rapper e un dio greco sceso in terra
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Seoul, Corea del Sud;
27 aprile, ore 17:00.
Come ogni sabato pomeriggio da due mesi a quella parte, Jeon Heejin, giovane e vivace tudentessa dell'ultimo anno di liceo, stava tranquillamente lavorando presso il bar vicino a casa sua, intenta a preparare due milkshake per i clienti appena arrivati, quando vide comparire sulla soglia qualcuno di alquanto familiare.
Camminata dinoccolata che gli faceva tintinnare il medaglione da rapper che era solito indossare dalla notte dei tempi, indumenti molto leggeri nonostante non fosse ancora così caldo, inconfondibile cappello da pescatore di color rosso fuoco in testa, sotto al quale, nascosti tra i capelli scuri, trionfavano uno sguardo di pura gioia e un sorrisone a trentadue denti, che contagiò immediatamente la ragazza.
«Yah, Hwiyoung-ah! Qual buon vento?» salutò quindi il suo migliore amico storico, poggiando i milkshake sul bancone - in attesa di essere consegnati ai tavoli fuori - e allungando la mano per dargli un cinque.
Fu allora che l'interpellato si avvicinò a lei con uno scatto, piegandosi in avanti e assumendo un'espressione misteriosa.
«So che non è il momento più adatto per dirtelo, ma... ci sono big news, very big news» sussurrò, lasciandola sulle spine per un paio di secondi, durante i quali Heejin non potè che pendere inevitabilmente dalle sue labbra. «Youngbin, quel ragazzo dell'altra sezione di cui ti parlavo l'altra volta, ha fatto vedere le lyrics della mia canzone ai produttori di quella casa discografica che ti dicevo, mettendo una buona parola per me, e... loro hanno detto che mi faranno esibire per darmi una possibilità!» concluse poi, esaltato all'ennesima potenza.
A quelle parole, Heejin si mise a saltellare tutta contenta, e dovette oltrepassare il bancone del bar per andare a gettarsi tra le sue braccia con tanto affetto.
«Omo, omo, le mie più sincere congratulazioni, davvero! Sei un grande!» esclamò, per poi accorgersi che lo stava stritolando e staccarsi dall'abbraccio. «Quando e dove ti faranno esibire?»
«Sabato prossimo, in un locale a Itaewon, il quartiere dell'alta borghesia coreana!» rispose Hwiyoung, battendo le mani con immensa euforia, davanti ad una Heejin sempre più incredula.
«Wow... allora fai davvero sul serio!»
Certo, aveva sempre saputo che il suo migliore amico avesse del talento da vendere in quel campo, ma mai avrebbe immaginato che sarebbe arrivato addirittura ad esibirsi in un locale di uno dei quartieri più ricchi della città!
«Io faccio sempre sul serio, non dimenticartelo mai. Anzi, fatti fare un autografo prima che sia troppo tardi, così potrai vantarti di avermi già incontrato durante il mio predebutto!» le ricordò Hwiyoung, con un occhiolino provocante, che la fece scoppiare a ridere, in una risata così calorosa che sarebbe stata capace di sciogliere i ghiacciai del polo.
La ragazza stava poi per fargli una domanda la cui curiosità di sapere la risposta la stava assillando da qualche tempo a questa parte, ma una giovane voce severa proveniente dalla cucina del bar sul retro la riportò alla realtà.
«Jeon Heejin, sei in orario di servizio adesso, quindi smettila di chiacchierare vai a servire i milkshake al tavolo 7. I clienti non vanno mai fatti aspettare troppo!»
«Mi scusi, Rowoon-ssi... agli ordini!» rispose prontamente Heejin, ritornando velocemente dietro il bancone, posando i milkshake su un vassoio e facendo per riprendere a lavorare sotto lo sguardo dispiaciuto ma comprensivo di Hwiyoung, che però mutò da così a così non appena l'amica gli mormorò fra i denti: «Pssst, intanto tu siediti da qualche parte nei tavoli fuori, così passo a chiederti l'ordinazione e possiamo continuare a parlare un po' senza che il capo mi veda»
«Che furbetta questa ragazza...» ridacchiò lui sottovoce, scuotendo la testa e facendo come gli era stato detto.
Dopo che Heejin ebbe servito il famoso tavolo 7 in cui erano sedute due ragazze dall'accento strano che avevano l'aria di essere super pettegole, si recò subito poco più in là, dove si era accomodato il suo amico, il quale stava ora sfogliando distrattamente il menu.
«Oggi mi prendo un bel frullato con...» cominciò il ragazzo, alzando un dito, ma Heejin non gli diede nemmeno il tempo di concludere, sedendosi di fronte a lui e battendo una mano sul tavolo.
«Allora, sentiamo, a quale delle tante ragazze che ti fanno il filo l'hai dedicata?» lo interruppe, porgendogli finalmente la fantomatica domanda, sapendo che Hwiyoung, nonostante le apparenze, fosse piuttosto conosciuto e ammirato all'interno della scuola.
Heejin poi conosceva quella canzone ormai per filo e per segno, tante erano state le volte che Hwiyoung gliel'aveva fatta leggere, durante e dopo la composizione: il testo era per metà rappato e per l'altra metà cantato, e parlava di un giovane ragazzo molto popolare che a scuola faceva strage di cuori, ma che, sfiga delle sfighe, era innamorato proprio dell'unica donna che non lo avrebbe mai considerato.
Romantica, ma con un retrogusto di amarezza, composta in quello stile inconfondibile che non avrebbe potuto essere di nessun altro se non di Kim Youngkyun.
Questo infatti era il suo vero nome di battesimo, ma il ragazzo odiava essere chiamato così, indi per cui si era inventato un soprannome - che sarebbe poi diventato il suo nome da rapper - con il quale tutti, anche a scuola, dovevano chiamarlo: Hwiyoung. Semplice ma d'effetto, come diceva sempre lui.
«Aigoo... quante volte devo dirtelo, lo sai che non mi importa un fico secco delle mie spasimanti, per quante ce ne possano essere: c'è solo una ragazza nel mio cuore» fu la risposta che il giovane aspirante rapper diede a Heejin, la quale non potè che scuotere la testa con rassegnazione.
Questo lo sapeva, e lo sapeva anche troppo bene, ma c'era un solo problema: Hwiyoung non aveva mai voluto comunicarle chi fosse. Era un segreto, continuava a dire lui, che forse un giorno le avrebbe rivelato, quando sarebbe arrivato il momento giusto.
«Troppo mistero! Ora che sarai introdotto alle luci della ribalta, voglio saperlo!» sbuffò Heejin, improvvisandosi gelosa.
«Quando gliel'avrò confessato, sarai la prima a saperlo, fidati e aspetta» provò a rassicurarla Hwiyoung, anche se ormai queste tattiche espressamente vaghe non attaccavano più con una come lei.
«Tsk, io direi piuttosto aspetta e spera! Su, sentiamo, quando avresti intenzione di dirglielo?» insistè quindi Heejin, incrociando le braccia al petto, spazientita.
Dal canto suo, l'amico continuava a darle risposte incerte, che però non facevano sorgere in Heejin neanche il minimo sospetto che ci potesse essere qualcosa di strano sotto.
«Non saprei, devo solo trovare le parole giuste. Sai, non è facile, e tu dovresti capirmi meglio di chiunque altro»
Nonostante anche la ragazza avesse qualcuno che le piaceva ormai da tempo, ciò che intendeva dirle Hwiyoung era una cosa che andava ben oltre i loro soliti discorsi in amicizia, e che Heejin non avrebbe potuto concepire nemmeno nell'anticamera del cervello. Ma lui sapeva che lei non lo faceva apposta. Era così e basta.
E poi... a lei piaceva pure un altro, ben più che inarrivabile per Hwiyoung, sia per quanto riguardava i suoi ideali di bellezza, che per tutto il resto.
Ergo, non c'era soluzione. O almeno, non ancora.
«In un certo senso ti capisco... però tu sai chi è la mia fiamma, mentre io no!» gli fece notare Heejin, puntandogli un dito contro il petto con fare accusatorio.
«Ascolta, Heejin-ah, è complicato, molto più complicato di quel che sembra, okay? Non è che non voglio dirtelo, è che non poss-...» provò a mantenere la calma Hwiyoung, facendo uno sforzo immane per trattenere i suoi impulsi da ragazzo innamorato, ma l'amica non lo stava già più ascoltando.
Dietro alle spalle di Hwiyoung, infatti, in perfetta linea d'aria, in quell'esatto istante, stava proprio passando il suo principe azzurro.
Grandi occhi scuri, sguardo espressivo sotto a quella frangetta ribelle di capelli color bluette molto curati, carnagione olivastra che dipingeva un viso dai lineamenti molto delicati per essere un ragazzo, ma pur sempre apprezzabilissimi, e labbra affascinanti; per non parlare del look, che con quella giacca di pelle e quei pantaloni in tinta neri lo faceva sembrare appena uscito da un set cinematografico.
Poi, quando il ragazzo si passò distrattamente una mano tra i capelli, poco prima di sparire dietro l'angolo, il cuore di Heejin esplose: lui sarebbe stato il principe azzurro perfetto, il vero amore, quello che lei andava cercando disperatamente da diciotto anni a questa parte, tanto che più e più volte si era già immaginata il loro matrimonio insieme, e la loro futura famiglia composta da due gemelli - un maschio e una femmina - e un golden retriever, a vivere spensieratamente in una villetta fuori città.
«Yah, ci sei? Terra chiama Jeon Heejin!» provò a riportarla alla realtà Hwiyoung, scuotendole confuso una mano davanti alla faccia, ma invano.
Heejin infatti era ancora tutta presa dal mangiarsi con gli occhi Yoo Taeyang, il re della Hanyeong School, nonché suo compagno di classe, che nel corso di tutti quegli anni di liceo aveva fatto incontrollate stragi di cuori tra tutte le ragazze, e che, con il suo unico sex appeal da famoso ballerino, si era anche inevitabilmente preso un posticino nel povero cuore di Heejin, la quale avrebbe voluto fare di tutto per toglierselo dalla testa, dato che ultimamente era diventato la sua ossessione.
Era dallo scorso anno che il sorriso eye catching e il misterioso fascino di Taeyang l'avevano conquistata in modo irreversibile, nonostante i due non si fossero quasi mai parlati, e, continuando a pensare a lui 24 ore su 24, chissà quanto tempo ci sarebbe voluto a Heejin per superare questa tipica cotta da liceale.
Per di più, i due erano anche vicini di casa, e, dato che finestra della camera di Heejin dava su un giardino interno al di là del quale si trovava la camera del suo prince charme, spesso e volentieri lei non riusciva a fare a meno di spiarlo di nascosto da dietro la tenda mentre si esibiva nei più svariati balli con movimenti così fluidi ed espressivi che era praticamente impossibile distogliere lo sguardo.
Tuttavia, Heejin se ne rendeva conto, il suo amore non avrebbe avuto alcuna prospettiva futura, se lei avesse continuato ad osservarlo sempre e solo da lontano, senza il coraggio di fare la prima mossa.
Quindi anche lei era bloccata in una situazione di stallo, in attesa di un qualcosa che probabilmente non sarebbe mai arrivato.
«Ehi, ma guarda un po' chi c'è» borbottò con ovvietà Hwiyoung, che aveva capito tutto al volo dopo essersi girato di centottanta gradi, in direzione dello sguardo della ragazza, che stava ancora seguendo il suo unico amore, continuando a fantasticarci sopra.
«Ho appena visto passare un dio greco sceso in terra...» biascicò Heejin, ancora imbambolata, quando Taeyang fu scomparso dal suo campo visivo.
Nei quasi tre mesi che lavorava in quel bar, Heejin non l'aveva mai visto passare di lì, e forse anche quel giorno sarebbe stato meglio non vederlo proprio. Anche perché, adesso, avrebbe continuato a pensare a lui per tutto il resto della giornata, senza via di uscita.
Chissà con quale ragazza si doveva vedere, questa volta? Aveva avuto talmente tante fidanzate da averne perso lui stesso il conto, ma del resto... come biasimarlo? Aveva tutto il diritto di far valere il suo fascino, anche se spesso con le sue occhiatine e i suoi sorrisi causava decessi a destra e a manca.
«Yah, hai tutta la bava alla bocca! Un po' di contegno, signorina!» ridacchiò Hwiyoung, sforzandosi di mostrarsi divertito e allugandosi un po' in avanti con un tovagliolo per purlirle delicatamente l'angolo delle labbra.
«Heejin-ah, ora torna a lavorare, dai, o poi il tuo capo si arrabbierà e io non voglio essere responsabile del tuo licenziamento!» le suggerì poi, con un gesto del braccio, esagerando giusto un tantino.
La ragazza lo fulminò con lo sguardo, dopodiché scosse la testa, sconsolata, per poi alzarsi di malavoglia.
«Uff... che palle! Perché a me?!»
«Questo lo dico io, dato che non mi hai nemmeno fatto ordinare il mio frullato!» le rispose a tono Hwiyoung, alzandosi a sua volta. Poi si allontanò dal bar incavolato, con un gesto molto poco carino.
"Tsk... uomini." pensò Heejin, mentre ritornava dentro, preparandosi psicologicamente al fatto che forse ora avrebbe dovuto sorbirsi una sgridata da parte di Rowoon, il suo capo.
"Tsk... donne." pensò in contemporanea Hwiyoung, affranto, camminando a passo celere verso casa. Avrebbe dovuto essere un dialogo solo tra loro due, ed effettivamente lo era stato, però come al solito quel borioso di Taeyang sbucava sempre fuori nei momenti meno opportuni, trasformando l'umore di Heejin da così a così, ed impedendole di intendere e di volore.
Sulla via del ritorno, mentre era immerso in queste riflessioni con le mani in tasca e la testa bassa, uno stuolo di ragazze del primo anno della sua scuola lo adocchiò da lontano - colpa del suo cappello rosso sin troppo visibile - e lo braccò per strada, circondandolo e chiedendogli insistentemente di passare un po' di tempo con loro. Hwiyoung ovviamente declinò con gentilezza l'invito, seppur sentendosi lusingato, inventandosi subito un inesistente impegno molto importante a cui non poteva mancare.
Così, quando fu scampato per grazia divina al terribile olocausto, imbucando una via più tranquilla, si mise a canticchiare con un fil di voce la sua canzone, pensando a lei.
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