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You on my mind

[And I still don't understand
Why I got you on my mind]


[Marc]


<<Marc, che dici di questa maglietta? L'ho comprata questa mattina per l'occasione.>>

Alex entra nella nostra stanza, aprendo le braccia in modo da farmi notare meglio la sua maglietta blu, in perfetto contrasto con i suoi occhi verde nocciola.

Sbuffo silenziosamente, cercando di non farmi vedere da Alex.

Non vorrei discutere con lui, per questo.
Però sono seccato, e non poco.

Non perchè esce con Angel (anche se devo ammettere che in realtà la cosa mi urta parecchio) ma perchè continua a chiedermi pareri e cose varie, a ripetermi di quanto non vedesse l'ora di uscire con lei, eccetera.

Come può non notare il mio fastidio? Io ho notato eccome il suo malumore la scorsa settimana, quando ha saputo che io e Angel saremmo usciti insieme e ho cercato in tutti i modi di non disturbarlo, di non fargli notare la mia euforia.

Invece Alex pare non notare nulla, o forse non vuole notare notare nulla.

Stacco per un istante lo sguardo dallo schermo del televisore, stringendo più forte la presa sul joystick.

<<Ti sta molto bene.>> mi limito a dire, e lo vedo sorridere, con la coda dell'occhio.

<<Bene, allora vado...non vorrei fare tardi. Tu cosa farai?>> alzo le spalle.

<<Non lo so ancora. Probabilmente resterò qui, a casa.>> concludo, con un sospiro.

<<Be', allora io vado! A più tardi, fratello!>> esclama, facendomi l'occhiolino e prendendo le chiavi della sua macchina, per poi chiudersi la porta alle spalle.

Resto immerso nel silenzio della mia stanza interrotto soltanto dal ronzio appena accennato che proviene dalla televisione.

Non ho terminato la mia gara di F1 e sono andato a sbattere contro il guardrail, tutta colpa di Alex che mi ha distratto.

Mi getto sul letto, abbattuto, sconfitto, con un peso sul cuore che non riesco a spiegare.

Ora Alex andrà a prendere Angel, rideranno e scherzeranno e faranno tutte quelle cose che abbiamo fatto insieme io e lei la scorsa settimana.

Solo l'idea mi toglie il respiro, e ho il presentimento di essere sul punto di impazzire.

Sento il telefono sul comodino vibrare, e lo prendo, pigramente.
È un messaggio di mio cugino, che mi chiede se ho voglia di raggiungerlo per una birra.

Sto per rispondergli che non sono dell'umore giusto, ma mi blocco, pensando che è sempre meglio che restare chiuso nella mia stanza a rimuginare su Alex ed Angel.

Scendo dal letto, mi infilo le scarpe e chiudo la finestra, per poi uscire dalla mia stanza e avvertire i miei genitori che raggiungerò mio cugino Juan in un locale.

Salgo in macchina, quando sento il cellulare nella tasca dei pantaloni vibrare nuovamente.
Lo tiro fuori, pensando sia mio cugino ancora una volta, ma invece, non è così.

Angel > "Marquez, non mi hai ancora mandato la foto che ci siamo scattati la scorsa settimana, gradirei avere un souvenir del mio pomeriggio da fatina. Attendo con impazienza, buonanotte piccolo."

Istintivamente, un sorriso va a colorarsi sulle mie labbra.

Soprattutto per quel "piccolo", che mi fa sentire stranamente coccolato, e per il fatto che deve essere in macchina con mio fratello, insomma, sta trascorrendo del tempo con lui, come lo abbiamo trascorso noi la scorsa settimana, ma ha scritto a me.

Quando lunedì scorso abbiamo passato la serata insieme, non ha preso il telefono in mano neanche una volta.

Decido di inviarle subito la foto in questione.

Apro la galleria, e come un idiota, non appena clicco sulla foto, resto a fissarla per diversi minuti.

Angel versione fatina era un qualcosa di meraviglioso, incantevole, ma soprattutto, sexy.

Il suo sorriso, la sua mano sul mio petto, il mio braccio intorno alla sua vita, semplicemente, noi.

Penso che sia una delle foto più belle di noi due insieme.
Sento il sangue iniziare a scorrere più velocemente nelle mie vene, la testa pulsarmi.
Non siamo così male, anzi, direi quasi che siamo perfetti, insieme.

Scuoto la testa, e gliela invio.

Marc > "Ecco la foto alla fatina. Ps: guarda che schianto sei.".

Solo in quel momento mi rendo conto di quanto assordante sia il silenzio nell'abitacolo della mia auto.

E in quel silenzio, il suono della risata di Angel, si perde come un eco da un angolo lontano della mia mente.

Prendo un respiro profondo, mentre cerco di far acquietare il battito frenetico del mio cuore.
Infilo il telefono in tasca e metto in moto, cercando di smettere di pensare ad Angel.

~·~

<<Eccolo, il campione!>> esclama a gran voce Juan, non appena mi vede entrare nel locale. Aumento il passo, facendogli segno di zittirsi.

<<Abbassa la voce, non voglio essere assalito, voglio stare in pace stasera!>> sibilo, fulminandolo con lo sguardo, mentre mi siedo al suo fianco.

Dopo qualche secondo vedo Javier, suo fratello, nonché mio cugino, raggiungerci.

<<Finalmente sei arrivato cugino, non ne potevo più di aspettarti!>> esordisce, sedendosi di fronte a noi.

<<E Alex?>> mi domanda Juan, <<ho scritto anche a lui ma mi ha detto che aveva un impegno improrogabile. Secondo me c'entra una ragazza.>> conclude, abbassando il tono della voce e inarcando le sopracciglia. Mi irrigidisco all'istante.

<<Infatti.>> mi limito a dire, guardandomi intorno, alla ricerca di un cameriere.

Ho voglia di birra, di smettere di pensare ad Angel almeno per qualche minuto.

Il locale è pieno, la luce soffusa che riempie la stanza concilia quasi a lasciarsi andare.

<<Con chi è uscito?>> domanda Javier, e la mia irritazione torna a crescere.

<<Con Angel, va bene?>> sbotto, nervoso.

<<Ah...è tutto chiaro allora.>> esclamano all'unisono i miei cugini. Li guardo, confuso.

<<Che significa?>>

<<Sappiamo quanto tu sia legato ad Angel. Andiamo, sei geloso della tua amicizia con lei! Devo rivelarti che quando l'hai conosciuta, e non facevi altro che parlarne, noi due eravamo convinti che ti fossi innamorato di lei!>> le parole di Juan mi lasciano a bocca aperta.

È come ricevere uno schiaffo in pieno viso.

Io...innamorato di Angel?

No, non è possibile.
Non lo sono mai stato, né lo sono ora. Ne sono più che sicuro, come sono sicuro del fatto che mi chiamo Marc Màrquez Alenta.

Sento lo sguardo dei miei cugini su di me, e devo rispondere qualcosa, non posso restare così, facendogli credere che avessero ragione.

<<Idioti, addirittura!>> esclamo, sogghignando, facendo scoppiare a ridere di rimando anche loro.

Ordiniamo tre birre, poi Javier riprende a parlare.

<<Be' dai, poteva sembrare. Ma comunque, Alex ed Angel sarebbero proprio...interessanti insieme.>> resto di sale, con il boccale di birra in mano, mentre Juan dà corda a suo fratello.

<<Ma sai che hai ragione? Una tipa come Angel sarebbe perfetta per uno come Alex.
Lui è così placido e tranquillo, testardo sì, ma molto malleabile. Angel invece con quel caratterino impetuoso, ma allo stesso tempo freddo e glaciale...si completerebbero alla grande.
E poi diciamocelo: io adorerei farmi dominare da una come Angel.>>

Sento la rabbia divampare dentro di me come un incendio, la stretta intorno al mio boccale di birra si fa così forte che temo quasi che possa andare in mille pezzi da un momento all'altro.

<<Possiamo cambiare discorso per favore?>> domando, nervoso, quasi in preda a una crisi di nervi, mentre prendo un sorso di birra.

I continui discorsi su Alex e Angel mi stanno quasi facendo impazzire. Sento lo sguardo indagatore dei miei cugini su di me.

<<Marc...non sarai mica geloso, vero?>>

Resto per qualche secondo immobile, poi scoppio a ridere, una risata che dentro la mia testa suona più come isterica che altro.

<<Ma...certo che no! Insomma, andiamo...semplicemente non mi piace sentire questi discorsi sulla mia migliore amica...e su mio fratello. Semplice, no?>>

Con la coda dell'occhio noto Juan e Javier scambiarsi un'occhiata.

<<Comunque, il vostro quadretto è molto affascinante, ma dimenticate un piccolo particolare.>> accenno, per poi prendere un sorso di birra.

<<Sarebbe?>> mi domanda Juan, incuriosito.

<<Che ad Angel le relazioni non interessano. Preciso: non interessa nessun tipo di relazione che non sia l'amicizia, con i ragazzi. Quindi...>>

Juan e Javier si guardano nuovamente per un secondo, confusi, poi paiono capire.

<<Aspetta...Angel è lesbica?>> mi domanda Juan, spalancando gli occhi.

Come al solito, non hanno capito niente.

<<No, non è lesbica. Se togliamo almeno il fatto che straveda per Emilia Clarke.>> accenno, scuotendo la testa.

<<Ma...voi non conoscete la storia di Angel, quindi non potreste capire. Le relazioni, che siano amorose, o semplici avventure, da una botta e via, non le interessano. Lei si sente bene così, senza complicazioni di nessun tipo. Trova che i ragazzi siano adatti solo per l'amicizia, anzi, ricordo che una volta mi disse che non sono adatti neanche a quello.>>

Juan e Javier si guardano nuovamente.

<<Velenosa, la regina dei ghiacci, eh?>> sogghigna Javier, sgranando gli occhi.

<<Se la pensa così deve essere stata ferita molto, credo. Tu lo saprai sicuramente più di me, ma sono fatti di Angel, non miei. Comunque, nonostante le sue convinzioni, con te ha un legame molto intenso.
Evidentemente, di te si fida.>>
dice Juan, senza guardarmi, prendendo una patatina e immergendola in una salsa color arancio che non ho ancora assaggiato.

In realtà però non mi attira particolarmente.

Mi sono sempre sentito particolarmente fortunato ad essere considerato da Angel, una che tendeva ad allontanare tutto e tutti, a non avere fiducia nei ragazzi, ma in me sì.

Proprio per questo, mi sono sempre sentito privilegiato.

Come fai a non sentirtici, quando una persona che tende a non avere fiducia negli altri, di te invece si fida?

E automaticamente, Angel è diventata per me una creatura importante, fondamentale, necessaria.

Lei e i suoi sguardi di disappunto, il suo sarcasmo, la sua ironia, la sua freddezza e il suo essere travolgente, inafferrabile, vicina, ma allo stesso tempo irraggiungibile.
Una creatura magica, ammaliante, irresistibile.

<<Però ora basta parlare della regina dei ghiacci, stasera gradirei rimorchiare, possibilmente una ragazza molto più accessibile di lei.>> esclama Juan, battendo una mano sul tavolo, seguito da Javier.

<<Niente di complicato, grazie.>> concorda, per poi guardarsi intorno.

<<Io...torno a casa.>> dico, in un sospiro, bevendo l'ultimo goccio di birra.

<<Ma no, perchè? La serata è appena iniziata! Tu tra l'altro sei il più avvantaggiato tra noi, ti cascano ai piedi senza fare nulla!>>

"Chissà come mai" penso, ma mi limito ad alzare le spalle.

<<Lo so, ma stasera non ne ho voglia, sono stanco. Sarà per un'altra volta.>>

<<Devi essere messo proprio male, allora.>> nota Juan, squadrandomi come se fossi malato.

<<Va bene, come vuoi. Allora ci vediamo, cugino.>> li saluto, per poi uscire dal locale e salire in auto.

Niente di troppo complicato.

Peccato però che le cose complicate alla fine si rivelano essere le migliori.

Resto in auto per qualche minuto, assorto nei miei pensieri.
Davanti ai miei occhi passano decine e decine di momenti di me e Angel, come la pellicola di un film.

Non ho mai incontrato nessuno complicato e imperscrutabile come lei, ma allo stesso tempo puro, immacolato, capace di ipnotizzarti con quegli occhi grandi e limpidi, profondi come un baratro oscuro.

La vibrazione del mio cellulare nella tasca dei pantaloni mi riporta alla realtà.
Lo tiro fuori e noto che è un messaggio di Angel.
Sono le undici passate, immagino sia tornata a casa, dato che mi ha risposto.

Angel > "Riesco solo a notare tutto quel lilla sui miei capelli. Piuttosto, guarda che bello il tuo sorriso. Sembri un bimbo, da quanto brillano i tuoi occhi."

Un sorriso spontaneo si colora sulle mie labbra e non riesco più a resistere.

Decido di chiamarla, senza pensare alla possibilità che sia ancora con mio fratello.

Dopo diversi squilli, mi risponde.

<<Marc?>> esordisce, ridacchiando con aria sorpresa, <<a cosa devo questa chiamata improvvisa?>> alzo le spalle, come se potesse vedermi.

<<A niente...cioè, ecco...volevo solo sentire la tua voce, ti pare strano?>>

La sento esitare dall'altra parte del telefono, come se non sapesse cosa dire e mi maledico mentalmente per ciò che ho detto.

<<Assolutamente no, anzi. Capita anche a me, tipo...pochi minuti fa. Forse siamo telepatici!>> conclude, sogghignando sommessamente.

<<Sei a casa?>> le domando subito, ricordandomi di Alex.

<<Sì, sono arrivata un quarto d'ora fa. Tu?>>

<<Sono in macchina, pronto a tornare a casa. Sono stato a bere una birra con Juan e Javier.>>

<<Ah sì, Cip e Ciop, in pratica.>> rido per l'ennesima volta a quel suo modo di chiamare i miei cugini.

<<E ora che stai facendo?>> continuo, portando un braccio dietro la testa e posizionandomi meglio sul sedile, in modo da poter vedere meglio la luna piena che con il suo chiarore illumina l'interno dell'abitacolo della mia auto.

<<Sono a letto, e sto leggendo un libro.>>

La immagino sotto le coperte, piccola e infantile con una delle mie magliette dei mondiali conquistati indosso, i capelli lunghi raccolti in una treccia.

<<Tu che leggi...niente di nuovo insomma. E cosa stai leggendo?>> la sento ridere dall'altra parte, e sento il cuore fare le capriole nel mio petto.

<<Quante domande, Marc! Comunque, sto leggendo "Il bacio della Sirena".>>

<<Interessante.>>

<<Posso immaginare il tuo interesse.>> commenta, con aria ironica.

<<No, davvero. È un titolo interessante. E di cosa parla?>> mi rendo conto di sembrare un completo idiota, ma ormai la mia parte emozionale ha preso totalmente il controllo, e pur di continuare a parlare con Angel e di ascoltare la sua voce, le chiederei persino di leggermi l'elenco del telefono.

La sento sospirare dall'altra parte.

<<Sai che non sono brava a fare le sintesi...di nessun genere.>> dice, sommessamente, e sento il desiderio di lasciarle una carezza sul viso, un desiderio impossibile.

<<Provaci, ti prego.>> la imploro, e la sento lamentarsi dall'altra parte.

<<E va bene, sei un vero rompiscatole, lo sai?>>

<<Sì, lo so.>> gongolo, soddisfatto.

<<Allora...parla di un legame magico che si unisce dopo un bacio.>>

<<In che senso?>>

<<In parole povere, con un semplice bacio, tra i due protagonisti si instaura un legame, che solamente il padre della protagonista, che è una sirena, può sciogliere, con il rito della separazione, in quanto il legame in questione sarebbe come un matrimonio terrestre.
Ecco il perchè di questo titolo, che mi ha affascinato subito.
È anche per questo che l'ho comprato. Se non mi risponderai capirò che ti sei addormentato, e tranquillo, ti comprenderò.>> scuoto la testa, divertito.

<<No, non sto dormendo, Angel. Comunque, trovo anch'io interessante questo tema del bacio...>>

<<Immagino, Marquez.>> ribatte, ironica, e aggrotto le sopracciglia.

<<Che intendi?>>

<<Niente. Solo che...al giorno d'oggi nessuno crede più in queste cose.
Sai, gli innamorati antichi, pensavano che un bacio unisse le loro anime, perchè lo spirito era contenuto nel respiro.
Chi dà così tanta importanza ad un bacio, al giorno d'oggi?
La gente non fa altro, continuamente, come se fosse una cosa banale, come il bere un bicchiere d'acqua.
Hanno inventato giochi, baciano anche chi conoscono da appena tre secondi.
Hanno distrutto il valore di ogni cosa, e anche di questo, ovviamente.
Può apparire strano, detto da una come me, glaciale come un iceberg, è così che dicono, no?
Ma è proprio a causa di ciò, che io sono fredda, scettica riguardo ai sentimenti delle persone.
Perchè ormai, questi pensieri, questi ideali, sono svaniti.
Ecco, lo vedi?
Da una cosa leggera e spensierata, siamo passati a cose serie. Con me tutto diventa così.>> conclude, il tono freddo e tagliente.

So cosa si nasconde dietro la durissima e glaciale scorza che avvolge il cuore e l'anima di Angel.

E il tono della sua voce, non fa altro che avvalorare la mia tesi.

Il dolore che le persone le hanno causato, una in particolare, l'hanno resa così, dura, inflessibile e scettica nei confronti degli altri.

Ripenso alle sue considerazioni su una cosa intima come il bacio.

È vero, ha ragione, ormai nessuno, o quasi, trova importante un bacio, figurarsi altro.

Mi sento in parte chiamato in causa, perchè anche io sono così.

Quando mi capita l'occasione, ossia molto spesso, anch'io mi perdo in queste cose futili, in avventure da una notte senza senso.

Mi sento così piccolo rispetto ad Angel, così profonda, così al di sopra di chiunque.

<<Scusami, Marc. Sono sempre la solita. Senti...sono stanca. Buonanotte.>> la voce di Angel mi riporta alla realtà e mi rendo conto che dopo il suo discorso, io non ho proferito parola. Non possiamo chiudere così questa conversazione.

<<No, Angel, aspetta. È vero...tu sei sempre la solita, splendida creatura che sei. Le tue parole mi hanno spiazzato, certo, sapevo già come la pensavi, ma...sentirtelo dire fa sempre un certo effetto.
A volte penso solo che...meriti di essere amata. Tanto. E spero che...un giorno, riuscirai a trovare quella persona, a cui unire la tua anima, con un bacio.>> sento una fitta allo stomaco mentre le parole escono dalle mie labbra. Perchè una parte di me vorrebbe che fossi io quella persona, vorrebbe che fossi io quel bacio, il suo primo e ultimo bacio.

Vorrei essere io.

La sento ridacchiare.

<<Oh Marc, sei così carino. Ma ne dubito fortemente. Sono terribile, lo sai. E sai anche che in realtà non è un qualcosa che mi interessa.>> dice, con il suo solito tono ironico,
<<comunque, vai a casa e mettiti a letto. Io, sono stanchissima, e ti saluto. Buonanotte, piccolo. Fai bei sogni.>>

<<Buonanotte, Angel. Sogni d'oro.>> chiudo la chiamata a malincuore, e il mio sguardo cade sull'orologio che ho al polso.

Accidenti, manca un quarto d'ora a mezzanotte.

Metto in moto, e in pochi minuti sono a casa.

Entro in casa cercando di fare il minor rumore possibile.

So che i miei genitori sono ancora svegli, ma non mi va comunque di fare il mio solito trambusto.

Passando davanti alla loro camera da letto, gli auguro la buonanotte.

Entro in camera mia e trovo Alex steso a pancia in giù sul suo letto, a guardare la televisione.

<<Marc! Avevi detto che saresti rimasto a casa! Sei uscito con Juan e Javier?>>

<<Già.>> mi limito a dire.

<<Ti stavo aspettando! Ti devo raccontare tutto!>> esclama, euforico, rotolando sul letto, e saltando in piedi. Mi blocco di colpo, per poi voltarmi lentamente verso di lui.

<<Cosa?>>

Vuole raccontarmi tutto?
Ma si sente bene?
Io non gli ho raccontato niente della mia serata con Angel, anche se lui poi mi ha sottoposto al terzo grado, invece lui non vede l'ora di tormentarmi?

Penso che questa sera finiremo col litigare.

<<Certo, come ogni volta. Sei mio fratello, no?>> mi sfilo la maglietta, stringendo le labbra, per impedire alle parole che mi salgono con velocità alla bocca, di uscire fuori e offenderlo.

Mi siedo sul letto, sconfitto, abbattuto. Poi alzo lo sguardo verso di lui.

<<Allora?>> non sono affatto pronto ad ascoltarlo mentre mi racconta ciò che hanno fatto, ciò che si sono detti.

<<Allora, per prima cosa, siamo andati a mangiare un boccadillo da Pepe, uno strappo alla regola si può sempre fare una volta ogni tanto, no?
Ah, la mia maglietta ha avuto successo, sai?
Ha detto che mi stava benissimo, perchè faceva risaltare il colore dei miei occhi!>> sento il sangue salirmi alla testa.

Mi sento quasi ridicolo, perchè non riesco a comprendere ciò che provo, né perchè io senta questa rabbia montare dentro di me.

So che Alex al mio fianco sta continuando a parlare, ma io non lo sto più ascoltando.

Immagino Angel a ridere, e a scherzare con lui, senza di me, e sento una fitta colpirmi al petto.

<<Poi, dopo aver fatto una passeggiata, e aver ascoltato i musicisti che suonano in piazza, l'ho riaccompagnata a casa, e...accidenti, ti rendi conto di quanto per me sia stata una serata...incredibile, meravigliosa? Angel è...non ho parole per descriverla, ma...tutto ciò che sogno.>>

Mi volto di scatto verso di lui, il cuore che perde un battito.

<<Come hai detto?>> mormoro, con un filo di voce. Alex arrossisce di botto, abbassando lo sguardo.

<<Be', ecco...sì, cioè...>> ormai penso che sia più che chiaro.

Penso di aver capito.

Mio fratello con gli occhi luccicanti, il rossore costante spruzzato sulle guance, il suo farfugliare. Lo interrompo subito.

<<Alex, qualunque cosa tu stia pensando...è meglio che lo cancelli subito dalla tua mente.>> dico, secco, cercando di apparire il classico fratello maggiore che avverte il fratello più piccolo che sta sbagliando, indipendentemente da ciò che sto provando.

Il sorriso sparisce dalle sue labbra.

<<Cosa vuoi dire?>>

<<Alex...tu conosci Angel. Non potrà mai essere, né darti ciò che tu stai sognando.>> lo vedo deglutire a fatica, mentre i suoi occhi si fanno lucidi.

Ricomincia a farfugliare.

<<Cosa...ma io non...perchè?>> conclude, a fatica, allontanandosi di poco da me.

So cosa sta provando adesso, so sotto quale luce mi sta vedendo adesso.

Sono come una specie di grillo parlante, che gli sta aprendo gli occhi su qualcosa che fino adesso non ha mai voluto vedere, o a cui non ha mai fatto caso.

<<Alex, la conosciamo da cinque anni, o meglio, io la conosco da cinque anni, ma non è questo il punto. Non hai mai ascoltato i discorsi di Angel sui sentimenti e le relazioni?>>

Alex resta immobile, lo sguardo perso in chissà quali pensieri. Prendo il suo silenzio per un "no".

<<Be', avresti dovuto farlo.>> riprendo, togliendomi le scarpe.

<<E cosa ne pensa?>> domanda, trovando nuovamente la voce.

<<Non sarò io a dirtelo. Devi sentirlo dire da lei.>> affermo, cercando di usare un tono più dolce.

Mi sento improvvisamente in colpa.

In colpa per aver ferito i sentimenti di Alex.

So di aver agito da fratello maggiore, ma so anche che una parte di me non può tollerare neanche l'idea di Angel e Alex insieme.

Alex si alza dal mio letto senza dire una parola ed io ne approfitto per uscire dalla mia stanza e infilarmi in bagno.

Non saprei cosa dire per farlo stare meglio, perchè so che in questo momento sta soffrendo.

Tutt'a un tratto mi sento a disagio, come mai prima, con mio fratello.

Avrei preferito dirgli ciò che avrebbe voluto sentirsi dire, ma la vita non è così.

Gli ho detto che deve sentirselo dire da lei, ma non ho idea di come possa accadere.

Andare da lei e dirle: "Ehi Angel, puoi dire a mio fratello che le relazioni con l'altro sesso non ti interessano?", sarebbe un colpo bassissimo.

Mi sciacquo la faccia dopo essermi lavato i denti, e torno in camera.

La televisione è spenta, e l'unica luce che illumina la stanza è quella del lampione stradale che filtra dalla serranda socchiusa.

Alex è a letto, ma so che non sta dormendo.

So perfettamente che sta fissando il soffitto, perso in chissà quali pensieri incentrati su Angel. Mi infilo sotto le lenzuola, con un sospiro.

<<È vero, Marc.>> dice, all'improvviso Alex, spezzando il silenzio assordante che riempiva la stanza.

<<Cosa?>> domando, confuso.

<<Provo qualcosa per Angel.>> e sento il mio respiro smorzarsi in gola.

[Spazio Autrice]

Lo premetto: sono totalmente incapace con gli spazi autrice, mi sento sempre in ansia quando devo scriverli, sono una patata 😂

Detto ciò, mi ripeto, ma per me è importante: vorrei tanto sapere che cosa ne pensate almeno per il momento della storia, vorrei sapere che cosa vi aspettate, cosa vorreste leggere.
Preferisco i commenti ai voti, perché il vostro parere è tutto per me.
Sono indecisa se portare avanti o meno questa storia, nonostante abbia una marea di idee in testa, ma se non so se vi intriga o meno, non ha molto senso.
In attesa di un vostro parere, vi mando un bacio 💋

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