With or without you
[My hands are tied
My body bruised
she got me with
Nothing to win and
Nothing left to lose
And you give yourself away
And you give yourself away
And you give
And you give
And you give yourself away
With or without you
With or without you, oh
I can't live
With or without you]
[Angel]
Mancano poche settimane al Natale.
La valle, interamente ricoperta di neve, ha iniziato a risplendere di luci colorate, per le festività natalizie, già da due settimane.
Mi era mancato tutto questo.
Mi era mancato passeggiare per le vie della mia cittadina, stretta nel mio cappotto blu scuro, mi era mancato essere circondata dalle montagne.
Non vivevo tutto questo da troppo tempo, e ora, finalmente, sono tornata a casa.
Sta ricominciando a nevicare, e io mi stringo un po' più al collo la sciarpa che mia nonna mi ha regalato. La usava sempre lei, e ora ha deciso di donarla a me.
Sto iniziando ad abituarmi alla mia nuova vita, molto più simile a quella che ho lasciato quando sono andata via da qui, giusto per quanto riguarda la solitudine, perché per il resto, non ho più i miei vecchi compagni di scuola a darmi noia.
Non posso fare a meno di sorridere, mentre i fiocchi di neve, sospinti da un vento leggero ma pungente a causa del freddo, danzano di fronte al mio viso.
Stare lontana da tutti, tornare a casa, trascorrere del tempo solo con i miei nonni, era ciò di cui avevo bisogno.
Forse, avevo bisogno di una simile rivoluzione nella mia vita.
Quella parentesi che era stata la mia vita per sei anni, era finita.
Ero pronta a ricominciare in quello che era il mio posto, la mia casa.
Stringo al petto il libro che ho appena acquistato, Le notti bianche di Dostoevskij.
Sento ancora quell'eccitazione che provo ogni volta che compro un libro, pizzicarmi al centro del petto.
Mi sento viva e felice quando acquisto un libro, e mi sento in pace con il mondo ogni volta che passo del tempo in una libreria.
È come un balsamo curativo per la mia anima.
È proprio da lì che vengo, dopo averci passato la bellezza di un'ora e mezza.
Apro il cancello di casa, e non appena lo richiudo alle mie spalle mi abbasso il cappuccio del cappotto e sollevo la testa verso l'alto, verso il cielo coperto dalle nuvole cariche di neve.
I fiocchi di neve si posano sul mio viso, e mi scappa una risata, mentre inizio a girare su me stessa.
Mi sfilo i guanti, dopo aver messo il libro nella borsa, e apro i palmi delle mani per raccogliere più fiocchi di neve possibile.
Sono sempre stata innamorata della neve, sin da piccola.
Così fredda, così immacolata e apparentemente perfetta.
La sentivo simile a me, anche se io non ero bella da togliere il fiato come lei, né perfetta, neppure all'apparenza.
Corro verso la porta di casa, e sbatto i piedi sullo zerbino sotto il portico, per togliere più neve possibile dalle scarpe e scuoto la testa per togliere i fiocchi di neve che si sono posati tra i miei capelli. Sicuramente, tra poco, inizieranno ad arricciarsi ancora di più.
Apro la porta, e la richiudo alla velocità della luce, per impedire che Duchessa possa uscire.
Non si è ancora abituata al trasferimento e so che se avesse l'occasione di uscire, cercherebbe di tornare a quella che per lei, è sempre stata casa.
Il timore che Duchessa potesse stare male a causa del trasferimento, era stata l'unica cosa a cui avevo pensato prima di fare il grande passo di tornare a casa mia.
Mi ero organizzata per bene per renderle tutto il meno stressante possibile.
<<Sono tornata!>> esclamo, a gran voce, mentre mi sfilo il cappotto per posarlo sull'attaccapanni allingresso.
Quando non giunge nessuna risposta, mi rendo conto di essere sola.
<<Bene, non c'è nessuno.>> commento, mentre Duchessa scende le scale a gran velocità per venire ad accogliermi.
Mi segue come un'ombra da quando siamo giunte qui, anche se si sta lentamente abituando ai miei nonni.
Però so che sente la mancanza della sua vecchia casa.
Si abituerà presto alla sua nuova vita, l'importante per lei è essere con me, la sua padrona.
Il pensiero di lasciarla a Cervera non mi aveva neppure sfiorato la mente, nonostante avessi lasciato lì tutti i regali di Marc, dal primo all'ultimo.
Duchessa era stato il suo primo regalo, ma potevo separarmi da tutto, tranne che da lei.
<<Il mio cuore, vieni qui tesoro.>> mormoro, mentre Duchessa mi viene incontro. Affondo il viso nel suo morbido pelo candido, mentre lei continua a miagolare con insistenza e impazienza, fissando la porta, <<ehi, come mai sei così nervosa?>> le chiedo, mentre la lascio andare. Lei va a sedersi proprio accanto alla porta e io le faccio cenno di allontanarsi.
<<Allontanati dalla porta, brutta gattaccia!>> lei miagola contrariata, però mi obbedisce.
Poso il libro sul tavolo e decido di farmi una doccia.
Recupero il pigiama, ed entro nel bagno. Avrei voluto mettere la musica, far partire la mia playlist preferita degli Abba, oggi ho proprio voglia di ascoltare la loro musica, ma essendo sola in casa, non me la sento.
Duchessa mi raggiunge e va ad accucciarsi dentro il bidet.
Mi scappa una risata, mentre le lascio una carezza.
<<Anche tu hai scoperto i benefici del bidet, visto? Come ho fatto a vivere senza per sei anni, qualcuno me lo deve spiegare. Però, per fortuna, ora non lo lascerò più.>>
Mi spoglio e lego i capelli sopra la testa, poi, resto lì, ad osservare il mio riflesso.
Mi sento più forte, più sicura di me.
Dopo lo strappo netto che ho dato a quello che ora per me è il passato, so di potercela fare.
So di poterlo dimenticare davvero, e mi sento potente, indistruttibile, l'Angel di prima, fiera e priva di sentimenti.
Quella di questi ultimi mesi era pericolosa, troppo pericolosa.
Era una Angel che avevo dovuto scacciare via, in una recondita parte di me, e che presto o tardi, dovrò distruggere.
Una Angel troppo debole e fuori controllo che avrebbe finito per uccidermi, e io non potevo permetterlo.
Io dovevo mantenere il controllo di ogni mio pensiero, di ogni mia emozione, dovevo avere cura del mio orgoglio e della mia dignità perché nessuno, nessuno doveva permettersi di calpestarla.
Io ero la cosa più importante.
Io, nella mia scala di valori, dovevo venire sempre al primo posto.
Ho smesso di piangere, o meglio, ogni volta che sento le lacrime pungermi agli angoli degli occhi, le ricaccio indietro piena di rabbia verso me stessa.
Era vero, le prime due settimane avevo passato le notti a piangere, erano l'unico momento in cui mi sentivo libera di togliere la maschera che indossavo durante il giorno, e buttare fuori tutto quello che aveva dentro, ma ora avevo smesso di fare anche quello.
Spesso qualche lacrima ribelle sfuggiva al mio controllo, ma poteva capitare.
Dovevo darmi tempo.
Sarebbe passata, e avrei smesso di pensarci, sempre.
Abbasso lo sguardo e mi preparo per entrare nella doccia, quando il cellulare inizia a trillare.
Lo prendo e non riesco a trattenere un sorriso.
<<Pronto?>>
<<Come sta lo scricciolo più bello del mondo?>> mi porto una mano a coprirmi il viso, mentre sento che il sorriso sulle mie labbra si allarga ancora di più.
<<Bene. Sono stata in libreria e ho comprato un libro, se vuoi ti mando la foto! Poi sono stata un po' sotto la neve e ora sto per fare una doccia.>>
<<Interessante. E poi? Cosa hai in mente di fare stasera?>>
<<Mh, vediamo...cenare con una bella porzione di polenta ai funghi, e poi sono indecisa se guardare Mamma Mia o Rapunzel. Ma dato che non ho voglia di piangere, penso che opterò per Mamma Mia, ergo: passerò la serata a ballare e a saltare sul divano.>>
<<Queste sono le ingiustizie della vita. Io che non potrò vederti ballare e saltare sul divano perché sono troppo lontano da te. Non lo accetto.>> piagnucola lui, e io scoppio a ridere.
<<Potremo guardarlo insieme, un giorno. E potrei anche farti assaggiare la polenta. Scommetto che non l'hai mai mangiata.>>
<<In realtà...no, lo ammetto. Ma spero di poterlo fare molto presto.>>
<<Anch'io, davvero. In più, potrei portarti a fare un giro per il paese, e nei boschi qui intorno. Ora ho perso un po' il senso dell'orientamento dopo sei anni, ma domani il nonno mi porterà di nuovo nei boschi, così ricomincerò a prenderci un po' la mano.>>
<<Adoro questa cosa.>> lo sento dire, dall'altra parte.
<<Cosa?>>
<<Sentirti fare progetti con me, e ascoltarti mentre mi racconti la tua quotidianità. È una cosa stupenda, sai?>>
Alzo il viso verso il mio riflesso e noto il luccichio nel mio sguardo. Sento qualcosa pizzicarmi al centro del petto.
<<Davvero?>> gli chiedo, ingenuamente.
<<Davvero.>> lo sento sospirare e chiudo gli occhi, mentre ascolto il suo silenzio, <<Io invece, ho appena finito di usare la moto da cross, mi sono un po' allenato. L'altro giorno sono stato a Madrid per un evento, l'ultimo dell'anno, e ora...sono già in modalità vacanze.>>
<<Sì, so che sei stato a Madrid, ho...ho visto il tuo post.>> replico, mentre la foto che ha pubblicato appare dietro le mie palpebre chiuse. C'era anche Marc con lui, oltre al Morbido.
<<Hai visto allora che c'era anche ->>
<<Sì, l'ho visto, ma perché parlarne, Joan caro? Voglio parlare di te, e solo di te.>> lo sento sorridere dall'altra parte, mentre io cerco di allontanare il suo viso dalla mia mente.
Ce la posso fare.
<<Hai ragione. Anche io voglio parlare di te, e solo di te. Mi manchi tantissimo, Angel.>> la sua voce si fa più carezzevole e sento nuovamente quel qualcosa pizzicarmi alla bocca dello stomaco, questa volta.
<<Anche tu mi manchi tanto, Joan.>>
<<E ho tanta voglia di vederti.>> continua lui, sempre più dolcemente.
<<Allora vieni da me.>> replico, inclinando la testa di lato.
<<Non dirmelo con quel tono, perché sono capace di salire sul primo aereo e farlo veramente.>>
<<Fallo, io ti aspetto.>> continuo, sempre più risoluta.
Joan mi manca davvero tanto, e ho davvero tantissima voglia di vederlo, di parlare con lui, di abbracciarlo.
Aspetta qualche secondo prima di rispondere.
<<Lo farò quando meno te lo aspetti.>>
<<L'importante è che vieni.>> sogghigno io.
<<Perché sei così lontana? Certo, eri lontana anche a Cervera per me, ma ora sei troppo lontana! Dimmi che tornerai, ti prego.>> scuoto la testa anche se lui non può vedermi.
<<Joan, ti prego->>
<<Non dico che devi tornare a Cervera, anzi, ci sono tanti altri posti in Spagna, tipo...Maiorca...>> accenna lui, e io trattengo una risata.
<<Che strano, proprio Maiorca...>>
<<Ma non per me, eh!>>
<<Certo, e chissà per quale motivo dovrei venire a Maiorca.>>
<<Perché è bellissima e si sta benissimo. E poi beh, prenderesti due piccioni con una fava, perché potresti stare da me, e sai, da cosa nasce cosa. Tu hai una gatta, io ho un cane, siamo già un bel gruppo. Poi ovviamente ci trasferiremmo ad Andorra, tra le montagne come piace a te, immersi nella natura e ci sposeremmo l'ultimo dell'anno, occasione perfetta per poter festeggiare per tre giorni di seguito.>>
Scoppio a ridere, scuotendo la testa. Joan sa che io non ho nessuna intenzione di sposarmi, ma probabilmente non lo ricorda. Questo non mi impedisce però di ascoltare i suoi vaneggiamenti.
<<Vedo che hai ingranato la sesta marcia.>> mi limito a dire, smettendo di ridere.
<<Direttamente la settima, in realtà.>> commenta lui, <<comunque ho in mente di fare una cosa...o meglio, devo fare una cosa.>>
<<Ossia?>>
<<Non posso dirtelo. Ma vedrai, eccome se vedrai.>>
<<Joan, mi devo preoccupare? Che significa? Cosa hai in mente?>>
<<Ma niente di che, non ti devi preoccupare, scricciolo. Dico solo che mi tocca fare una cosa nei prossimi giorni, e sto già pensando ai tuoi commenti.>>
<<Ecco, adesso mi farai stare in ansia.>>
<<Ma non serve, davvero, è una stronzata, Angel, sul serio. Anzi, fa anche ridere, in realtà.>>
<<E va bene...beh, io ora vado. Ci sentiamo più tardi, se vuoi.>>
<<Certo che voglio, devi mandarmi la foto del libro che hai comprato!>> mi ricorda lui.
<<Giusto! Allora a dopo, Joan.>>
Chiudo la chiamata e resto a fissare lo schermo del telefono per diversi istanti, poi scuoto la testa ed entro nel box doccia.
Ci rimango più del dovuto, persa in pensieri che vedono protagonisti Marc, Alex, Joan e la sottoscritta.
Dovrei riuscire a chiudere definitivamente col passato a cui appartengono i primi due, solo che a volte sembra impossibile. Non posso cancellare sei anni in un mese.
Esco dalla doccia rabbrividendo per il freddo come al mio solito e afferro l'asciugamano, che avvolgo intorno al corpo. In quel momento, vedo Duchessa drizzare le orecchie all'improvviso, e saettare fuori dal bagno come impazzita.
La osservo, stralunata.
<<Mi ci mancava solo la gatta pazza.>> mi limito a dire, mentre indosso la maglia del pigiama e un paio di pantaloncini, poi, le mie immancabili calze azzurro chiaro fin sopra al ginocchio.
Adoro camminare scalza per casa, e qui posso farlo.
Afferro il telefono, e faccio partire Does your mother know degli Abba, mentre esco dal bagno e raggiungo la mia stanza.
<<Well, I can dance with you honey
If you think it's funny
Does your mother know that you're out?>>
Osservo il mio riflesso allo specchio mentre ballo, poi scoppio a ridere.
Esco dalla mia stanza continuando a ballare, e noto una giacca a vento al piano di sotto, appeso all'attaccapanni all'entrata.
Evidentemente i nonni devono essere tornati, perché non mi hanno avvertito?
Scendo le scale continuando a ballare e a cantare, e poso il telefono sul tavolino all'ingresso, e noto che ho lasciato il libro all'entrata.
<<Nonna? Hai visto? Ho comprato un libro nuovo!>>
Mi sembra di star parlando da sola dato che non arriva nessuna risposta. Solo in quel momento mi accorgo che la giacca a vento all'ingresso è completamente diversa da quelle indossate dai miei nonni.
<<Ma...avete comprato una giacca nuova?>> prendo il libro e mi avvicino alla piccola libreria all'ingresso dove i miei nonni tengono i loro libri. Voglio mostrare a mio nonno quanto la copertina dell'ultimo libro che ho acquistato ricordi quella di uno dei suoi volumi preferiti.
<<Dannazione.>> mormoro, non appena mi accorgo che il libro in questione è troppo in alto per me, <<ora che sono tornata a casa dovreste rendere tutto ad altezza di questo tappo!>> protesto, ed in quel momento una mano appare nel mio campo visivo per afferrare il libro in questione.
<<Grazie, no ->>
Il sangue mi si gela nelle vene.
Sento il cuore mancare un battito, la testa girarmi, il respiro smorzarsi in gola.
Non è possibile.
Non può essere vero.
Marc.
Marc.
Marc è qui davanti a me, ad un passo da me.
Deve essere un'allucinazione.
Lui non può essere qui.
Sono rimasta letteralmente impietrita, gli occhi fissi su di lui, che è rimasto immobile esattamente come la sottoscritta, una mano ancora tesa verso di me per porgermi il libro che stavo cercando, gli occhi che però paiono bruciare, mentre continuano a scrutare il mio viso in modo talmente penetrante, da farmi sentire nuda sotto il suo sguardo.
Non è davvero qui.
È solo un sogno.
È solo la mia immaginazione.
Sto solo sognando.
[Marc]
Gli occhi di Angel si piantano nei miei e mi osservano come se fossi frutto della sua immaginazione.
Ovviamente, mi aspettavo una simile reazione da lei.
Le sono piombato in casa all'improvviso, letteralmente, grazie alle chiavi che mi ha passato sua nonna.
È stato solo grazie a lei se sono riuscito ad incontrare Angel. Se avessi bussato alla sua porta, me l'avrebbe chiusa in faccia, ora invece, è costretta ad ascoltarmi.
Ho passato tutto il pomeriggio davanti casa sua in attesa di vedere sua nonna, e quando ho visto Angel uscire, ho capito che era arrivato il momento giusto per parlare con sua nonna.
Le ho spiegato ogni cosa e lei mi ha lasciato semplicemente le chiavi, ricordandomi che Angel bisognava metterla alle strette.
Mi aveva avvertito però, che nell'ultimo mese era diventata ancor più risoluta e orgogliosa.
Non riuscivo ad immaginare un' Angel ancor più orgogliosa di quella che avevo conosciuto io, ma ero pronto.
Mi aveva chiesto di lasciarla stare, se la amavo.
Lo avevo fatto per un mese.
Ora, ero dell'idea che se l'amavo, dovevo fare di tutto per riprendermela.
Avevo passato il tempo che mi divideva dal fatidico incontro in macchina, nel tentativo di prepararmi.
Che cosa le avrei detto?
Mi avrebbe preso a schiaffi?
Avrebbe ripreso ad urlarmi contro?
Il fatto di non sapere quale versione di Angel mi sarei trovato di fronte mi destabilizzava.
Sicuramente, avrei trovato un'Angel piena di rabbia e orgoglio.
Soprattutto quest'ultimo.
Quando poi l'avevo vista arrivare, sotto le luci aranciate dei lampioni, sotto i fiocchi di neve che avevano ripreso a cadere, avevo sentito il cuore allargarsi nel petto.
Mi era mancata come l'aria, come poche cose al mondo.
Come solo ciò che brucia nella tua anima e ti è penetrato sotto la pelle può mancarti.
L'avevo vista girare su se stessa sotto la neve, mentre rideva.
Sentirla ridere mi aveva fatto venire la pelle d'oca, e un pensiero aveva attraversato la mia mente.
Sembrava stare bene senza di me, anzi.
Sembrava stare anche meglio senza di me.
Forse avrei dovuto lasciarla in pace come desiderava, girare i tacchi e tornarmene a casa e provare a dimenticarla una volta per tutte.
Solo che non potevo.
Non potevo lasciarla andare così.
Non poteva finire così, a causa di una bugia.
L'avevo vista entrare in casa e avevo preso un profondo respiro, per poi uscire dall'auto, fermarmi sotto il portico per diversi minuti, in attesa di capire che cosa fare.
E se avessi aperto la porta e me la fossi ritrovata lì, ad un metro di distanza?
E se fosse stata talmente veloce da richiudermi la porta in faccia e io fossi rimasto con un pugno di mosche in mano?
Dovevo rischiare, come in ogni aspetto della mia vita.
Avevo aperto la porta e avevo visto Duchessa apparire in cima alle scale e lanciarsi verso di me, per poi iniziare a strusciarsi contro le mie gambe.
Avevo chiuso la porta cercando di fare il minor rumore possibile, poi, mi ero accovacciato ad accarezzarla, lei, che mi stava riempiendo di feste, felice di rivedermi dopo un mese.
Almeno una creatura era felice di vedermi.
E probabilmente sarebbe stata l'unica.
Avevo sentito poi una canzone partire, mentre mi sfilavo il cappello dalla testa e la giacca a vento.
L'avevo vista camminare lungo il corridoio al piano superiore, ballando a tempo di musica, per poi cantare.
Avrei potuto restare fermo lì, davanti alla porta ad aspettarla, e dedicare tutta la mia attenzione a Duchessa, invece, come uno stupido, sono finito per andare a nascondermi.
Quando mi sono sporto dalla cucina per vedere cosa stesse facendo, e ho notato che era tesa verso un libro posto troppo in alto per lei, ho deciso che quello era il momento giusto.
Con un passo, l'ho raggiunta e ho afferrato il libro in questione.
<<Grazie, no ->>
I suoi occhi.
I suoi occhi.
Quegli occhi di cui sono follemente innamorato ora sono di nuovo posati su di me.
Mi sta osservando come se fossi un fantasma, mentre io probabilmente la sto guardando pieno di desiderio, quel bruciante desiderio che mi infiamma il sangue e mi manda il tilt il cervello ogni volta che me la ritrovo davanti, o la penso.
Non so con quale forza sto resistendo alla pazza voglia che ho di baciarla.
<<Tu - tu come ->> farfuglia, battendo le palpebre come se non riuscisse a credere ai suoi occhi, poi, annuisce appena e le scappa una risatina, mentre scuote la testa, <<mia nonna, vero? Voleva che mi confrontassi con te, ebbene, ti ha dato persino le chiavi per entrare e farmi una bella sorpresa. Amo il modo in cui la mia famiglia mi ascolti ogni volta e rispetta le mie scelte, ma va bene, sono pronta. È giusto così.>> il suo sguardo saetta verso il basso, verso Duchessa che è tornata da me, per riprendere a strofinarsi contro le mie gambe.
<<Gattaccia traditrice! Adesso capisco perché ti sei comportata così, poco fa!>> esclama, chinandosi e scacciandola via dalle mie gambe.
Poi torna a guardarmi, e inarca un sopracciglio.
<<Beh, ora che sei qui...vuoi bere qualcosa? Hai fame?>>
Resto semplicemente senza parole per la sua reazione.
Ha davvero capito che sono io?
Sta bene?
Se non fossi già in piena confusione, direi che c'è persino l'accenno di un sorriso sulle sue labbra.
Mi ha colto totalmente alla sprovvista e non ho idea di cosa dire.
<<Io...sì, grazie.>> mi limito a dire, e lei mi supera, per poi voltarsi.
<<Potresti accendere il fuoco, per favore? Inizia a fare un po' freddo.>> mi osserva per un istante, per poi sparire dietro l'angolo.
Questa reazione mi spaventa.
Non ero pronto a questa Angel, mi sta trattando come se non fosse successo niente.
"O come se non le importasse più niente", pensa malignamente un angolo della mia mente.
Non ho idea di come impostare il discorso ora che lei si è posta in questo modo con me.
Accendo il fuoco, mentre continuo a pensare a quell'impercettibile sorriso che le ha incurvato appena le labbra.
<<Dato che è quasi ora di cena posso darti del vino rosso, se vuoi? Va bene per te?>>
<<Va benissimo.>> replico, mentre mi alzo in piedi quando noto che è tornata in sala.
Devo mostrarmi sicuro di me, altrimenti, la partita è già finita.
Angel mi porge il bicchiere, e i miei occhi scorrono su di lei.
Sento la tenerezza, quella squisita tenerezza che ho sempre provato per lei in certe situazioni, riempirmi il cuore.
È scalza, e indossa un pigiama azzurro chiaro, i capelli sciolti lungo la schiena.
Pare così piccola e fragile, così tenera e dolce, eppure so che è l'esatto contrario.
Ora non è né dolce, né fragile.
<<Pensavo che avessi ricevuto il mio messaggio.>> dice, senza guardarmi, mentre si siede sulla poltrona accanto a me, di fronte al fuoco.
Bene.
È ora di iniziare.
<<L'ho ricevuto. E ho aspettato. Poi ho pensato che non potevo mollare, e che dovevo lottare per ciò che volevo. Sapevo che saresti stata troppo orgogliosa per tornare, così ho deciso di venire a prenderti.>>
Angel abbassa lo sguardo e sorride. Un sorriso compiaciuto che si allarga sempre di più.
<<Citare Gabriel Garcia Marquez non ti servirà a niente, mio caro. Io non ho intenzione di tornare da nessuna parte. È qui che voglio stare, ed è qui che starò, per sempre.>> posa lo sguardo privo di emozione su di me e sento una fitta al cuore. Il primo gancio destro lo ha tirato, ma la partita è appena iniziata, <<ora, vuoi mangiare qualcosa?>>
<<No, non voglio mangiare, grazie, non ho fame. Ho altro da fare ora, di molto più importante. Devo riuscire a portarti a casa con me.>> Angel sogghigna e prende un sorso di vino.
<<Ma sai benissimo anche tu che non ci riuscirai. Godiamoci quest'ultima serata insieme, e poi, ognuno per la sua strada.>>
Sento la disperazione farsi largo nel mio cuore, attanagliarmi allo stomaco, ma non posso mollare.
<<Angel, io non posso. Io ti amo.>> vedo le sue mani tremare impercettibilmente mentre continua a tenere lo sguardo fisso sul suo bicchiere.
<<E tu ti aspetti che io ti creda?>> dice, lentamente mentre alza lo sguardo su di me, e mi sento morire.
<<Devi credermi. Ci conosciamo da sei anni, non ti ho mai mentito una volta, perché dovrei iniziare ora?>>
<<Perché le cose sono cambiate, niente è più come prima. E tu non sei più il mio migliore amico, come io non sono più la tua migliore amica. Ora è tutto diverso.>>
<<Cosa è cambiato, cosa? Siamo sempre io e te, Marc ed Angel!>>
<<Ma tu pensi davvero che io possa crederti dopo quello che hai fatto?>> esplode, saltando in piedi.
<<Ma io non ho fatto niente Angel, niente, niente, niente!>> grido, al colmo della disperazione. Sento le lacrime pungermi agli angoli degli occhi.
<<Quindi è stata un'allucinazione quella che ho visto? Un'allucinazione collettiva a quanto pare, dato che siete finiti sui giornali. O forse non eri tu quello con le labbra incollate alle sue? Ero io, dici?>>
<<Mi si è buttata addosso, Angel, credimi, ti prego, se fossi stata due secondi in più ad osservarci avresti visto come l'ho allontanata!>> Angel spalanca gli occhi, il viso che si trasforma in una maschera di rabbia.
<<Hai ragione, avrei dovuto godermi lo spettacolo invece, magari sgranocchiarmi anche dei popcorn, vero? Come ho osato distogliere lo sguardo da quello che credevo essere il mio ragazzo intento nel baciare un'altra?>> mi porto le mani tra i capelli e li tiro, sempre più disperato.
Non c'è verso, non ci riuscirò mai.
<<Ma perché avrei dovuto baciarla, lì, davanti a tutti, me lo spieghi? Pensi che io sia così stupido da baciare un'altra davanti a tutti, ben sapendo che tu lo scopriresti subito? Pensi davvero che, se avessi voluto, non avrei potuto nascondermi da qualche parte, portarmela nel retro box e baciarla lontano da occhi indiscreti?>>
Angel mi osserva, in silenzio, il petto che si alza e si abbassa per il respiro affannato.
<<L'hai baciata. Sotto i miei occhi. Puoi dire qualunque cosa, non cambierà niente. Niente. Hai solo giocato con me. Sapevi bene che mi sarei lasciata andare solo se avessi saputo che dall'altra parte c'era del sentimento nei miei confronti, e hai usato questa cosa a tuo vantaggio. Per avermi, sempre, come volevi tu. Sono caduta ai tuoi piedi, e hai vinto. Ma sai...in questo periodo ho pensato molto.>>
Ha pensato molto.
È finita.
<<Ho capito che io e te siamo troppo diversi. Apparteniamo a due pianeti diversi, e in quanto tali, ogni rapporto tra di noi è impossibile. Fino a quando eravamo amici, andava tutto bene. Era tutto più facile. Eri il migliore amico dei sogni, ci incastravamo alla perfezione. Ma tra un migliore amico e un fidanzato, c'è un abisso di differenze. E tu sei troppo immaturo, non sei pronto per stare con qualcuno. Non ne sei capace. Io so bene come sei fatto tu. Ti conosco, ho visto come ti comporti, e quello che ho visto non mi piace. Tu non sei fatto per queste cose. Tu ami giocare, divertirti, non avere problemi, e io sono complicata, contorta, difficile, piena di problemi. E per te esiste solo la moto, la moto e la moto, come è giusto che sia. Io ho bisogno invece di qualcuno che mi faccia sentire...amata, voluta, desiderata, che mi faccia sentire al sicuro, protetta, che possa dedicarmi un po' del suo tempo. Tu non puoi darmi queste cose. E soprattutto, voglio qualcuno di cui potermi fidare. E io, di te Marc, non mi fido. Mi è impossibile anche solo concepire l'idea di fidarmi di te. Te lo dissi anche in Australia, quando ti ho visto con quella ragazza. Ti ho creduto solo perché ho visto quello che è successo. Lo capisci, vero, che è impossibile costruire un rapporto se non c'è la fiducia? Mi logorerei nel dubbio e nella paura ogni volta che saresti lontano, per un weekend di gara. E io non voglio questo. Non voglio soffrire, né soffocarti. Io so bene di essere troppo diversa dal tipo di ragazza a cui sei abituato e che hai sempre apprezzato. Non sono alta, non ho le gambe chilometriche, non ho un fisico da bomba sexy e non sono una femme fatale. Sono totalmente diversa da loro. Non sono quella che vuoi veramente.>>
<<Fantastico, ora vuoi anche sapere meglio di me quello che voglio o meno?>> sogghigno, le lacrime agli occhi e la disperazione che ormai mi annebbiano il cervello.
Non si fida di me.
Non potrà mai fidarsi di me.
Mi sento a pezzi, distrutto, svuotato di ogni più piccola emozione.
<<Sì, perché ti conosco. Sei impulsivo e ti fai prendere dall'istinto. Ora pensi di volermi e di amarmi, e magari, pensi addirittura che possa durare per sempre. Ma tra due mesi, ti stancheresti e inizieresti a cercare qualcosa di nuovo, perché sei fatto così. Ti veniva l'orticaria anche solo al pensiero di instaurare un legame romantico con qualcuno, e sei ancora così. Tu non vuoi stare con me. E neppure io voglio stare con te. Non sei la persona giusta per una come me.>>
Il mio cuore manca un battito.
<<Non vuoi...non vuoi stare con me?>> farfuglio, tornando a sedermi sulla poltrona, come se, con quest'ultimo colpo, mi avesse abbattuto.
<<No. So quel che voglio. E non sei tu. Voglio qualcuno con cui condividere tutto, i miei interessi, le mie passioni. Qualcuno che ha le mie stesse passioni, o ha voglia di scoprirle con me. Io e te non abbiamo niente in comune. Io sono piena di passioni, di hobby, di interessi, tu...tu hai solo la moto. Io voglio andare alla scoperta di musei, di città d'arte, andare a teatro, leggere libri, tu vuoi andare a fare cross e andare al bar a bere birra con quei cretini dei tuoi amici e al limite, andare al mare con loro e passare tutte le sere per locali ad ubriacarti e a fare altro. Siamo troppo diversi! Non sei la persona che voglio avere accanto a me. Finirei per annoiarmi con te. E oltretutto...voglio qualcuno con una vita normale. Qualcuno di straordinario, ma con una vita normale. Non qualcuno di...normale con una vita straordinaria.>> alzo lo sguardo su di lei, le lacrime che mi offuscano lo sguardo.
<<E io sarei...qualcuno di normale, vero?>> replico, con un sorriso che altro non è che una smorfia di dolore.
<<Tu sei una creatura straordinaria quando sei in moto, il Marc pilota è...è magico. Ma sceso dalla moto, sei...come tanti. Non hai niente di unico e particolare. Sei solamente un ragazzo. Un ragazzo tra i tanti.>>
<<E tu invece vuoi la creatura straordinaria, ma dalla vita normale, no? È surreale. È la prima volta che qualcuno mi dice che non mi vuole perché non sono un ragazzo con una vita normale.>> sollevo la testa verso il soffitto, mentre inizio a ridere istericamente.
Mi sembra di essere sul punto di uscire fuori di testa.
<<Io non sono come quelle che ti corrono dietro perché sei un pilota pieno di soldi e per la tua fama. Quelle che se non fossi Marc Marquez non ti guarderebbero nemmeno. Se tu fossi un ragazzo normale, forse...sarebbe diverso. Ma in realtà, questo è il minimo. Il problema è quello che sei. E quello che sei è troppo lontano da me.>>
<<Bene.>> mi alzo in piedi, il cuore a pezzi, ma l'anima in fiamme, <<hai parlato tu, ora parlo io. Pretendi di sapere quello che voglio, quello che provo, appellandoti a quello che ero prima. E hai ragione, ero così, volevo divertirmi, non volevo neppure sentir parlare di storie, ma poi, Angel, io...mi sono accorto che mi ero innamorato di te. È successo all'improvviso o ti ho sempre amata sin dall'inizio, solo che non me ero reso conto? Non lo so, non ne ho idea, sta di fatto, che ora, ora non mi interessano più quelle cose. Sei diversa da tutte quelle che mi sono scopato? Sì, è vero. Ma loro per me sono state solo sesso.
Tu, invece, sei l'amore per me, sei quella con cui voglio fare l'amore ogni giorno, per sempre, fino alla fine dei nostri giorni. Sei quella che voglio avere accanto a me ad ogni vittoria, ad ogni sconfitta, sei quella con cui voglio addormentarmi tutte le sere. Incredibile, vero? Mi sono innamorato anche io, e mi hai fatto capire cosa significa amare davvero.
Sono noioso e non ho interessi oltre la moto? È vero, ma ti dissi anche che volevo diventare una persona migliore, per te. Ma lo posso diventare solo se ho te accanto.
Io voglio scoprire nuove cose con te, o forse, voglio semplicemente ammirarti mentre tu osservi con quegli occhi pieni di sogni ciò che ti appassiona, vederli brillare, sentire la tua anima vibrare. Non puoi rinnegare il mese che abbiamo passato insieme, Angel, hai visto, devi aver sentito quanto è forte quello che ci lega. Non era semplicemente passione, era intimità, era impegno, era complicità, era l'amore perfetto. Non puoi non averlo sentito, non puoi. Perché ti avrei chiesto di venire con me in Asia, di essere sempre accanto a me se avevo una fidanzata, conosciuta dalla stampa, tra l'altro? Perché ti avrei chiesto di venire con me al galà? Perché avrei comprato dei biglietti per il Sudafrica, perché avrei mosso mari e monti per ottenere la maglia del tuo calciatore preferito autografa da lui, se non per farti capire chiaramente che ti amavo? Perché rischiare di mandare all'aria il mio rapporto con Alex, se non per l'immenso amore che provo per te? Avrei potuto tenerti nascosta, partire per l'Asia e divertirmi benissimo con tutte quelle che mi capitavano a tiro.>>
Le sopracciglia di Angel si aggrottano, batte le palpebre con fare pensieroso e capisco di essere riuscito a mandarla in confusione.
Faccio un passo verso di lei, poi un altro, e lei non si allontana.
<<Angel, te amo con todo mi corazón, con toda mi alma.>> la vedo socchiudere gli occhi, e faccio un altro passo verso di lei, <<ti prego, non buttare via tutto per una bugia. Un amore come il nostro è qualcosa di unico, di raro. Dammi un'altra opportunità. Riprendiamo da dove hai interrotto.>> faccio un altro passo verso di lei e ora sono così vicino da sentire il suo calore, dal vedere il suo corpo tremare appena.
Sento il cuore pompare come impazzito nel petto, e mi chino verso di lei, per poi posare le labbra sulle sue. Sento ogni mio nervo concentrarsi sulle nostre labbra unite, la mia anima urlare, il mio cervello andare letteralmente in tilt.
Le sue labbra sulle mie, dopo un mese. Mi sembra di essere sul punto di morire e rinascere nello stesso momento.
Angel resta lì, immobile, le labbra contro le mie, e allora prendo coraggio.
Poso le mani sul suo viso, la tengo vicina a me, e la sento respirare forte.
Porto una mano sulla sua schiena e l'avvicino di più a me e lei non oppone resistenza.
E lo sento.
Le sue braccia vanno a circondare il mio collo, per affondare tra i miei capelli e mi sembra di morire per la felicità.
Le nostre lingue si incontrano e mi sfugge un gemito dalla gola.
La voglio da impazzire, voglio portarla a casa con me ora, adesso.
Ma a un certo punto, la sento irrigidirsi e porta le mani sul mio petto, per allontanarmi.
<<No, no, no!>> esclama, a gran voce, sfuggendo dalla mia stretta, <<non puoi venire qui e pensare che...che bastino due parole e baciarmi per sistemare le cose! Ogni volta che chiudo gli occhi, io...io vedo te con lei, vedo le tue labbra sulle sue.>> mi porto le mani al viso, al colmo del dolore. Vorrei piangere e singhiozzare come un bambino.
<<Ti prego, Angel, credimi, devi credermi. Non è successo niente tra noi due, era finita. Lei ha minacciato di andare da Alex per raccontargli tutto, affermando di avere delle prove sul fatto che io e te stavamo insieme. Se io avessi accettato di portarla con me al galà non avrebbe detto nulla. Ho bluffato, e le ho detto che non avevo niente da nascondere, per cui, poteva andare benissimo da Alex a raccontargli quello che voleva. Quando l'ho messa con le spalle al muro, ha capito che l'unico modo per ottenere l'ennesima copertina, era baciarmi. Mi si è buttata addosso, prendendomi alla sprovvista, e quando mi sono reso conto di quello che stava succedendo, l'ho allontanata. Perché avrei dovuto continuare a voler una come lei accanto a me? Non mi serviva più stare con lei, tu e Alex vi eravate lasciati. Ho sempre voluto te, sin dalla scorsa estate. Ti prego, credimi, ti prego. Perché dovrei preferire una come te, fiera, orgogliosa, diffidente e intelligente ad una che invece mi vuole solo per i soldi, a cui non interessa se me la spasso in giro, che mi renderebbe la vita estremamente semplice, se è come dici tu? Voglio te perché ti amo, ti amo alla follia.>
Angel scuote la testa, con vigore.
<<No, non mi ami. Mi vedi come una sfida, vincere la ragazza di ghiaccio fiera e orgogliosa che non si piega mai è molto più difficile che vincere la ragazza a cui interessi solo per il tuo nome. Non mi ami in realtà.>>
<<No, non è così. Tu sei la mia persona, non una sfida. E ti amo, puoi pensare quello che vuoi, ma i miei sentimenti non li puoi cambiare.>>
<<Beh, allora...vedrai, passerà.>>
<<Come?>> la osservo, confuso.
<<Ti passerà. Ogni cosa finisce. Niente dura per sempre. Ti passerà prima di quanto credi, e mi ringrazierai. Vedrai.>>
Resto impietrito ad osservarla per la freddezza con cui mi sta parlando.
<<Mi passerà?>> le chiedo, la voce che mi si spezza in gola.
<<Assolutamente sì. Non preoccuparti.>>
Mi sembra di essere sul punto di morire.
Angel mi ha letteralmente ucciso.
Non ho più forze.
<<Io...non posso crederci. Tu anni fa mi hai detto che un giorno avrei avuto il cuore spezzato. Ma non avrei mai creduto al fatto che saresti stata proprio tu a spezzarmelo.>> una lacrima mi scorre lungo la guancia, <<e pensare che persino Alex mi ha spinto a venire qui.>>
<<Alex?>>
<<Gli ho raccontato tutto.>> la vedo sbiancare.
<<E mi ha detto che avrei dovuto lottare per te, e venirti a prendere per riportarti a casa. Ci ho provato, ho lottato, ma non posso fare niente contro i muri che hai alzato contro di me. Mi passerà, dici? Lo spero, anche se non credo. Ti auguro di trovare quello che cerchi, anche se so bene come andrà a finire.>> piango di rabbia, mentre le punto un dito contro, <<verrai a chiedermi scusa, ti renderai conto dell'errore che hai fatto e allora sì, penserai a questo momento e desidererai di avermi creduto, di non avermi trattato in questo modo. Ti sentirai in colpa e cercherai di trovare il coraggio da qualche parte per venire da me a chiedermi scusa. Andrà così, Angel, e io aspetto solo che quel momento arrivi.>>
Angel scoppia a ridere.
<<Pensi davvero che io verrò mai a chiederti scusa per questo? Sei un povero illuso che si crede un dio, quando sei come tutti gli altri. Non verrò mai a chiederti scusa, mai.>>
Vorrei andarmene immediatamente da qui, eppure, ho paura che questa sia davvero l'ultima volta che la vedrò, e vorrei che questo momento non finisse mai.
Ho davvero pensato che lei potesse credermi, che potesse decidere di venire con me, di tornare a Cervera, per me?
Vorrei piangere ancora di più di quello che sto facendo, perché non sono pronto a vivere senza di lei.
Mi è impensabile.
Eppure, mi rendo conto che dovrò iniziare a immaginare la mia vita senza di lei.
<<Non può finire così.>> mormoro.
<<Invece penso che è proprio così che finisce.>> replica lei, secca.
Alzo lo sguardo su di lei, ma noto la tempesta nei suoi occhi. Vuole farmi credere di non star provando il minimo sentimento, ma non può nascondere il suo cuore, il suo animo, che si riflettono nei suoi occhi.
<<Il tuo orgoglio ti distruggerà, Angel. Spero solo che ti renderai conto dell'errore che stai facendo prima che sia troppo tardi. Io ti aspetterò a braccia aperte, ma non so fino a quando.>> la osservo per un ultimo istante, poi afferro la giacca a vento e il cappello ed esco da quella casa, e probabilmente, dalla vita di Angel.
È davvero la fine.
Ma sarà davvero così?
[Spazio Autrice]
All'una passata, ho pubblicato IL capitolo. Ho pensato spesso a come concludere questa storia. Ho pensato spesso al momento in cui la canzone che fa da sfondo al capitolo, With or without you degli U2, che è anche la canzone da cui è nata questa storia, assieme a Solo due satelliti di Mengoni, avesse fatto da sfondo ad un capitolo. Ed è questo il capitolo.
Non sarebbe stato da Angel credere a Marc e snaturare se stessa. Deve sbatterci la testa, deve capire e deve fare un percorso.
Ora lo chiedo io, a voi: credete davvero che sia finita?
Aspetto le vostre risposte e poi, vi farò sapere in cosa consiste la sorpresa di cui vi ho parlato tempo fa.
Vi chiedo solo di restare connessi, perché aggiungerò un'altra parte dopo il capitolo dove chiarirò ogni cosa sulla sorpresa in questione.
Vi voglio bene, e spero che un po' me ne vogliate anche voi ❤
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