Wildest dreams
[He's so handsome as hell
He's so bad but he does it so well
I can see the end as it begins my one condition is
Say you'll remember me
Standing in a nice dress, staring at the sun set babe
Red lips and rosy cheeks
Say you'll see me again even if it's just in
Your wildest dreams
You see me in hindsight
Tangled up with you all night
Burn it down]
[Angel]
<<Angel, penso che tu mi debba dare qualche spiegazione.>>
<<Perché, mamma?>> domando, nascondendo il viso dietro la porta d'entrata del nostro appartamento.
<<Perché!? Hai voglia di scherzare?>> esclama mia madre, allargando le braccia come a volermi mostrare l'interno del nostro salotto.
Come se già non lo vedessi da sola.
Uno dei due fattorini mi fa un cenno di saluto mentre mi passa davanti, e io dopo aver ricambiato con l'accenno di un sorriso, gli chiudo la porta alle spalle.
<<Il nostro salotto è stracolmo di fasci di rose rosse e gigli bianchi!>> ripete, per la millesima volta, con gli occhi fuori dalle orbite.
<<Sì, l'ho notato...>> mi limito a dire, portandomi una mano sulla fronte.
Se lo prendo lo uccido.
E ora cosa dico a mia madre?
Come giustifico tutti questi fiori?
<<Tulipani rossi, rose rosse, gigli bianchi; casa nostra si è trasformata in una serra!>>
<<Oh mamma, mi dispiace, davvero, non so cosa dire!>> continuo, mortificata.
Non voglio che mia madre capisca tutto, ma ormai la cosa è più che palese.
<<Dirmi chi è che ti manda tutti questi fiori, per esempio. Sicuramente, qualcuno che se lo può permettere. E il messaggio mi pare più che chiaro.>>
<<Dici?>> sogghigno, nervosamente.
Ci metterà un secondo a capire tutto.
<<Dimentichi che conosco il linguaggio dei fiori, al contrario di te. Tulipani rossi, vero amore; rose rosse, lo sanno tutti, amore intenso e passione travolgente; gigli bianchi, candore, purezza, fierezza e regalità. Quella che in fondo sei tu. E saranno sicuramente più di una cinquantina. A me pare una dichiarazione d'amore in piena regola.>>
Sento una fitta allo stomaco, colpirmi in maniera talmente forte, da togliermi il respiro e farmi tremare.
Una dichiarazione d'amore?
<<Non ho idea di chi sia, mamma, davvero.>>
<<Angel, perché non me ne vuoi parlare? È impossibile che tu non sappia chi sia, sei arrivata da Aragon con quei tulipani. È sicuramente qualcuno che fa parte del mondo delle corse.>>
<<Mamma>> sbotto, portandomi le mani al viso, <<non ho idea di chi sia. I tulipani me li ha portati uno degli addetti alla sicurezza. Non so chi me li ha mandati, va bene?>>
Mi sento in colpa a non dirle la verità, perché io e mia madre ci siamo sempre dette tutto. Ma ho paura che questa volta non potrebbe capire, perché in fondo, neanche io riesco più a capire nulla.
Questa volta è così diverso che voglio tenermelo solo per me.
Almeno per ora.
<<E va bene. Come vuoi. Io inizio ad andare, ti aspetto tra dieci minuti di sotto. Il nostro turno è iniziato già da cinque minuti.>> mia madre mi lancia una lunga occhiata, poi recupera la sua borsa ed esce di casa, lasciandomi sola, immersa in quell'intenso profumo di gigli e rose. Dovrei darmi una mossa, tra meno di dieci minuti dovrò essere al bar.
Dopo qualche istante sento qualcuno bussare alla porta. Mi scuoto, e mi alzo sulle punte per raggiungere lo spioncino. Non vedo altro se non rose rosse e gigli bianchi.
<<Oh cielo, ancora?!>> esclamo a gran voce, posando la testa contro la porta, per poi aprirla, <<non ho più idea di dove metterli, ho la casa pie->>
<<Dici che ho un tantino esagerato?>> il viso di Marc, coperto da un paio di occhiali da sole scuri e un cappellino nero, emerge dall'ennesimo mazzo di fiori.
Sento qualcosa pizzicarmi al centro del petto non appena lo vedo, e lo afferro per la maglietta.
<<Vieni dentro, avanti!>> sibilo, tirandolo dentro casa. Lo sento ridere, e il cuore mi fa le capriole nel petto.
Oramai sono diventata così.
Lo vedo e mi sento mancare il fiato.
Lo sento ridere, parlare, e il mio cuore, come in risposta, esplode nel petto.
Lo sento sfiorarmi, e la mia pelle si riempie di brividi.
È come se da domenica, io fossi sotto effetto di droghe.
E quella voce, nella mia mente, pare essere sparita.
<<Ho aspettato che tua madre uscisse per portarti l'ultimo mazzo di fiori. E no, non mi ha visto nessuno, tranquilla. Non ce la facevo più, dovevo vederti. Mi sei mancata tantissimo.>> mormora, mentre io gli prendo il mazzo di fiori dalle mani.
<<Oh Marc, tu sei completamente impazzito.>> replico, affondando il viso tra i fiori.
<<Impazzito per te, sì, hai ragione.>> lo sento prendermi per i fianchi, e posa le labbra sulle mie.
Ogni volta, ogni volta che mi bacia, è come vivere un'esperienza mistica. Una scossa elettrica mi attraversa la spina dorsale e sento che potrei passare il resto della mia vita così, stretta a lui e con le sue labbra incollate alle mie.
Porto una mano sulla sua guancia, così morbida e calda, e la accarezzo appena. Lo sento sorridere contro le mie labbra, ma non appena mi sfiora con la punta della lingua il labbro inferiore, mi allontano, in un sospiro.
Se non mi stacco subito da lui, rischio di non riuscire più a farcela.
Intuisco lo sguardo contrariato di Marc su di me.
<<Che succede?>>
<<Marc, ho il turno al bar, tra dieci minut- anzi, sono già scaduti, dovrei già essere al bar!>> esclamo, correndo verso la mia stanza. Poso il mazzo di fiori sul letto e mi tolgo la maglia con sopra disegnati due gattini, che uso come pigiama da qualche giorno.
Indosso subito il reggiseno.
<<Che bel vedere.>> lo sento commentare, e gli lancio un'occhiataccia mentre recupero la camicia. È poggiato con una spalla contro lo stipite della porta, le braccia incrociate e un sorrisetto compiaciuto dipinto sulle labbra. Si è tolto sia il cappellino che gli occhiali da sole.
<<Hai un serio problema di vista, Marc, e la cosa è grave, dato che rischi di sfracellarti contro il muro a 300 chilometri orari.>>
<<Ci vedo benissimo, invece, anzi.>>
Viene verso di me, e mi abbraccia da dietro, afferrandomi per i polsi.
<<Marc, è già tardi!>> piagnucolo, e lui mi posa un bacio sul collo. Un brivido mi saetta lungo la spina dorsale.
<<Guarda quanto sei bella.>> mormora, la voce bassa e calda, prendendomi il mento con due dita, per permettermi di osservare il mio riflesso allo specchio.
Le sue mani mi sfiorano appena il ventre, scorrono sul reggiseno per arrivare alla curva del collo.
Il mio corpo risponde al suo tocco, e mi viene la pelle d'oca.
<<Hai gli occhi annebbiati. Sono così piccola e minuta, dalle forme appena accennate, come fai a dirmi che sono bella quando nel tuo ambiente ->>
Marc mi fa girare il viso verso di lui con un gesto così repentino da farmi girare la testa, e mi bacia, interrompendomi. Mi abbandono completamente contro di lui, che mi morde il labbro inferiore, per poi sfiorare la punta del naso contro il mio.
<<Non voglio loro, voglio te. Voglio te e solo te. E non ho la vista annebbiata, sei unica nel tuo genere e speciale, bellissima e diversa da tutte. Io amo ogni più piccola parte di questo bellissimo corpo, e devi amarlo anche tu, perché sei tu quella che conta di più.>>
Sento gli occhi pungermi per le lacrime, e mi volto verso di lui, intrecciando le braccia intorno al suo collo.
Quel sorriso dolce che gli increspa le labbra mi fa tremare il cuore, quel suo modo così intenso di guardarmi, come se non ne avesse mai abbastanza di osservarmi, come se mi stesse mangiando con gli occhi, mi fa venire da piangere. Probabilmente io lo osservo allo stesso modo, perché se dovessi scegliere una sola cosa da osservare per il resto dei miei giorni, sarebbe lui.
<<Marc, io...>> lo sguardo di Marc saetta tra le mie labbra e i miei occhi e si morde il labbro inferiore, per poi baciarmi. Infilo le dita tra i suoi capelli e li tiro appena, mentre la lingua di Marc scivola tra le mie labbra. Lo sento mugolare appena, e le sue mani si insinuano all'interno delle mie culottes.
Trattengo un gemito, e mi allontano da lui, controvoglia.
<<Mia madre mi ucciderà!>> esclamo, allacciandomi la camicia, per poi infilarmi i pantaloni.
<<Le dirò che hai fatto tardi per colpa mia! Che ero troppo impegnato a baciarti.>> sogghigna lui, mentre inizio a farmi la treccia.
<<Fallo e sarò io ad uccidere te. Già mi ha fatto il terzo grado per tutti quei fiori, ed ha ragione. Ma cosa ti è saltato in mente, ancora non capisco. Non è proprio da te.>>
Marc mi si avvicina, mentre infilo le scarpe.
<<Non ci vuole un genio per capirlo, in realtà. Forse perché non mi sono mai sentito così prima, per questo non è da me. Ma lo hai capito, Angel? Lo hai capito? Non puoi non averlo capito, dopo tutti quei fiori.>>
Sento il cuore aumentare i battiti, e una sensazione talmente bella riempirmi il cuore. Così bella da non sembrare possibile che sia vera.
<<È solo che...mi pare...impossibile. È come se non riuscissi a crederci. Ma non pensi che qualcuno si possa insospettire? Sanno che sei stato tu ad ordinare tutti quei fiori.>>
<<Non preoccuparti di questo, so quello che devo fare e come lo devo fare. Non preoccuparti di niente, angioletto.>> mi lascia una carezza sulla guancia, <<comunque sono cento rose rosse e settanta gigli bianchi. Quello che volevo dirti, l'ho detto attraverso di loro.>>
Poso una mano sulla sua, ancora posata sulla mia guancia, e mi sento morire dalla felicità. Vorrei urlare, correre, ballare, cantare, vorrei ridere e piangere, e vorrei stargli vicino, sempre.
<<Ceniamo insieme, stasera?>>
<<Certo che sì.>> rispondo, subito, intrecciando le dita con le sue, per poi portarlo con me fuori dalla mia stanza.
<<Però stacco alle otto, stasera.>> ricordo, mentre usciamo da casa mia.
<<Vorrà dire che passerò a prenderti verso le nove e mezza. Tanto avremo tutta la notte per stare insieme.>> mi ricorda, sussurrandomi all'orecchio, mentre scendiamo le scale.
Stringo più forte la presa sul suo braccio, e lo sento sogghignare.
<<Angel.>> mi riprende mia madre, non appena entro al bar.
<<È stata colpa mia.>> replica subito Marc, alle mie spalle, e io mi volto a guardarlo preoccupata, <<non ci siamo sentiti per tutta la mattinata perché ho avuto un'intervista a Barcellona, e le sono piombato a casa mentre si preparava, per salutarla, e le ho fatto perdere tempo. Mi dispiace, Dina.>>
<<Tranquillo, Marc.>> dice mia madre, mentre la raggiungo dietro il bancone, <<allora hai visto anche che il nostro appartamento si è trasformato in una serra di rose, gigli e tulipani.>>
<<Sì, l'ho notato.>>
Marc non riesce a trattenere un largo sorriso, e io spero solo che mia madre non l'abbia notato, perché basterebbe quello per risolvere i suoi dubbi.
<<Sono molto belli, non è vero?>> continua, appoggiandosi contro il bancone.
<<Oh certo, bellissimi, ma troppi! Ed Angel non vuole dirmi chi è questa persona che ha perso letteralmente la testa per lei.>>
Marc inarca le sopracciglia, e si volta a guardarmi.
<<Hai sentito tua madre? Questa persona ha perso la testa per te.>> mi fissa negli occhi, mentre continua a mordersi le labbra, e io evito il suo sguardo.
<<Ma certo! Alex!>> erompe mia madre, puntandomi un dito contro, <<e se fosse lui? Probabilmente vuole riconquistarti.>>
Il sorriso dalle labbra di Marc sparisce all'istante.
<<Posso affermare con certezza che non si tratta di Alex.>> replica subito lui, grattandosi la nuca.
<<Beh, ovvio, tu lo sapresti...>> lo sguardo di mia madre si illumina nuovamente, <<quel ragazzo che è venuto l'altro giorno! Com'è che si chiama? Corre in Moto3...>>
<<Joan, mamma?>> accenno io, in un sussurro, e il ricordo del dolce sorriso di Joan riaffiora nella mia mente.
<<Ecco, sì, lui. L'ho visto come ti guardava. Era letteralmente perso ad ammirare i tuoi gesti.>> con la coda dell'occhio noto il cambiamento d'umore di Marc. I tratti del viso induriti, le labbra tirate, la fronte aggrottata e un piede che batte nervosamente sul pavimento.
<<Io non penso che lui possa per->>
<<Rafi! Buon pomeriggio!>> interrompo Marc, posandogli una mano sulla bocca e salutando la nuova arrivata che entra nel locale, salutandoci calorosamente.
<<Mi fai un bel cappuccino, ragazza?>>
<<Al volo.>> mi limito a dire, mettendomi al lavoro.
<<Mi hai risposto a monosillabi agli ultimi messaggi. È da sabato sera che non ci vediamo e ->>
<<Sabato sera? Ma come, non ha dormito a casa tua?>> la interrompe mia madre con aria confusa, e a me per poco non scivola la tazza dalle mani.
Oddio, sta per scoppiare un casino, me lo sento.
<<A casa mia? Ma ->>
<<Dina, ma Rafi era completamente ubriaca sabato sera! Per questo non si ricorda. Le ho accompagnate io a casa sua, e probabilmente il giorno seguente si è svegliata a mezzogiorno, quando Angel se ne era già andata da un pezzo. Non è così, cugina?>>
Marc le stringe un braccio intorno ai fianchi, guardandola fisso negli occhi.
<<Sì, Rafi, non ti ricordi?>> mi aggiungo io, posandole il cappuccino davanti, e pregandola con lo sguardo.
Lo sguardo di Rafi saetta da me a Marc nel giro di un istante, poi si porta una mano alla fronte, mentre sgrana gli occhi verde scuro.
<<Ma certo! È vero, Dina, io quando mi ubriaco non ricordo più niente. Angel ha passato la notte con me, perché non voleva lasciarmi sola. È stata così cara, ed è un peccato che io non me la ricordi.>> Rafi mi fissa negli occhi, inarcando un sopracciglio.
<<Oh beh, potrete recuperare stasera, no? Angel mi ha detto che verrà a dormire da te anche stanotte per un...un...>>
<<Un pigiama party! Sì.>> termino la frase di Marc, e Rafi spalanca gli occhi.
<<Oh sì, certo! Pensa come ci divertiremo, insieme. Non vedo l'ora.>> Rafi si passa la punta della lingua sulle labbra, e mi osserva, rivolgendomi un sorriso sornione.
<<Prima però, verrà a cena con me.>> esclama Marc, sollevando appena le spalle, per poi lanciarmi un'occhiata di sottecchi.
<<Io davvero non capisco perché tu non me ne voglia parlare, tesoro. Si vede che si tratta di qualcuno che ti rende felice. Vi rendete conto che da domenica pomeriggio e tutto ieri, anche durante il turno, non ha fatto altro che cantare con un sorriso stampato sulle labbra?>>
Resto completamente impietrita a fissare mia madre perché non so se riuscirei a reggere lo sguardo di Marc.
Nasconderle la verità mi si sta ritorcendo contro, perché sta confermando tutto ciò che provo nei confronti di Marc senza saperlo, facendomi uscire allo scoperto e rendendomi vulnerabile.
Con la coda dell'occhio colgo l'enorme sorriso che va a disegnarsi sulle labbra di Marc, un sorriso che gli ho visto dipinto in volto solo quando si porta a casa i mondiali.
<<E ti chiedo scusa Marc, e anche a te Rafi, ma non l'ho mai vista così felice quando stava con Alex, ora ha anche gli occhi che brillano come due stelle.>> mia madre mi prende il mento con due dita, e io vorrei solo nascondermi dallo sguardo di Marc che brucia come un marchio sulla mia pelle.
<<Tranquilla Dina, mi dispiace per Alex ma sono molto, molto felice per la mia migliore amica.>> replica Marc, in modo languido, allungandosi verso di me.
Per tutta risposta lo spingo via, guardandolo male, e lui scoppia a ridere, quel sorriso di vittoria che non abbandona le sue labbra.
<<Beh, io vado, devo andare in palestra. Ci vediamo più tardi.>> mi saluta Marc, e lo seguo con lo sguardo, mentre si allontana.
Lo odio, perché mi fa sentire in questo modo.
Vulnerabile ma allo stesso tempo fortissima.
Dio, non vedo l'ora che arrivi stasera.
<<Vado anch'io. Allora a stasera, Angel.>> Rafi mi fa l'occhiolino, per poi scoppiare a ridere e uscire dal bar.
<<Non è che è stata lei a mandarti i fiori?>> esordisce mia madre, dopo diversi istanti di silenzio.
<<Mamma! No, te lo assicuro.>> mi limito a dire, non riuscendo a trattenere una risata.
Ora non mi resta che contare le ore che mi separano dal rivedere Marc.
E per l'ennesima volta, mi sento una cretina.
~·~
Dopo aver finito il turno, mi lancio al piano di sopra, e mi spoglio in tutta fretta. Mi faccio una doccia veloce, e mi lavo i capelli, poi, non appena esco dalla doccia, mi spalmo sul corpo la mia crema preferita, al cioccolato. Asciugo poi i capelli, lasciando il loro mosso naturale, e mi limito a sistemare la frangetta.
Decido di truccarmi un po', una leggera passata di ombretto viola sulle palpebre e un po' di mascara. Un tocco di fard sulle guance e di gloss color carne sulle labbra.
Mi dirigo poi verso l'armadio, indecisa su cosa indossare. Non ho più nulla di nuovo, forse, e sottolineo forse, mi tocca andare a fare un po' di shopping, cosa che odio.
I miei occhi poi vanno a posarsi sul vestito rosso carminio che ho indossato il giorno del mio compleanno, e che mi rievoca ricordi indimenticabili di me e Marc.
Mi alzo sulle punte dei piedi e lo afferro.
Mi scappa un sorriso, mentre lo osservo.
Direi che è perfetto.
Lo indosso, e vi abbino un paio di tacchi alti dello stesso colore, le mie scarpe preferite.
Manca solo un piccolo dettaglio.
Gli orecchini che mi ha regalato Marc per il mio compleanno.
Li indosso, e in quel momento sento il cellulare vibrare, e leggo il messaggio che Marc mi ha mandato, prima di infilarlo nella borsa. Il cuore mi batte come impazzito nel petto, all'idea che tra qualche minuto me lo ritroverò davanti.
Osservo il mio riflesso allo specchio, e faccio un cenno col capo.
Perché non riesco ad amarmi?
Perché nonostante le parole di mia madre, di Marc, di Alex, di Joan, Rafi ed Anna, io non riesco ad apprezzarmi, a volermi bene?
Il mio orgoglio e la mia dignità non ammettono la minima mancanza di rispetto da parte degli altri, ma sono proprio io a non amare il mio aspetto, la mia mente, la mia anima.
Probabilmente, se fossi più simile alle altre, se fossi come le ragazze a cui Marc è più abituato, mi amerei di più.
Scuoto la testa e decido di cancellare quei pensieri dalla mia testa.
Marc mi sta aspettando.
Esco dalla mia stanza e mia madre posa subito lo sguardo su di me.
<<Amore, sei bellissima!>> esclama, spalancando gli occhi.
<<Grazie, mamma. Beh, io vado. Ci vediamo domani. Ho il turno di mattina, vero?>>
<<Non preoccuparti, se resti a dormire da Rafi, puoi fare il turno pomeridiano. Va bene? Così puoi prendertela comoda, domattina.>>
<<Sarebbe fantastico, sì, grazie mamma!>>
Mia madre mi osserva per diversi istanti, poi sospira.
<<Vai, avanti.>>
<<Buonanotte, mamma.>>
Esco dal mio appartamento, e scendo lentamente le scale. Quando apro il portone la brezza di questa sera di inizio ottobre mi accarezza le spalle. Fa ancora abbastanza caldo, nonostante l'autunno sia appena iniziato.
Marc è lì, appoggiato con la schiena contro la sua auto, lo sguardo puntato sul marciapiede. Quando chiudo il portone, solleva il capo verso di me e spalanca la bocca.
<<Cazzo.>> commenta, e non posso fare a meno di ridere.
<<Finalmente una parolaccia in italiano, Marc. Sono praticamente la prima cosa che hai imparato della mia lingua, mi piacerebbe sentirtele dire molto più spesso.>> replico, raggiungendolo e chiudendogli la bocca posandogli un dito sotto il mento.
<<Sei...non esistono parole. Bisognerebbe inventarne qualcuna di nuova per descriverti, ma non penso di esserne capace.>> dice, senza riuscire a staccarmi gli occhi di dosso.
<<Grazie. E tu? Con questa camicia blu notte? Vogliamo seriamente parlarne?>>
<<Parliamone. Possiamo andare direttamente da me, e cenare dopo.>> mormora, provocandomi un brivido lungo la schiena, ma quando noto che è sul punto di sporgersi verso di me, lo blocco posandogli una mano sul petto.
<<Potrebbero vederci. E poi sai come sono fatta. Le cose mi piace godermele molto lentamente. Così durano di più, Márquez. L'attesa del piacere non è forse essa stessa il piacere?>>
<<Se mi sussurri in quel modo però faccio fatica a resisterti.>> replica lui, fissando le mie labbra.
Sento le guance prendere colore e faccio un passo indietro, ridendo.
<<Vogliamo andare? Sono le nove e mezza passate e avrei fame.>>
<<Ai suoi ordini, mia regina.>>
Marc si scosta dall'auto nera come la notte e mi apre la portiera. Scivolo sul sedile in pelle e socchiudo gli occhi, beandomi di quella fresca sensazione contro la pelle.
<<Addirittura la BMW nera, per questa sera.>> soffio, non appena Marc va a sedersi al posto di guida.
<<Visto? Ho pensato a tutto per il nostro primo appuntamento ufficiale.>>
<<Ufficiale?>> sogghigno io, inclinando la testa di lato.
<<Per noi due, sì. Io e te siamo la cosa più importante.>> ribatte, scostandomi una ciocca di capelli dal viso. In quel momento nota gli orecchini che ho scelto di indossare. Un largo sorriso va a disegnarsi sulle sue labbra.
<<Gli orecchini che ti ho regalato per il tuo compleanno.>>
<<Sorpresa!>> sogghigno io, per poi posargli una mano sul braccio.
<<Allora dove mi porti?>>
<<Vediamo se indovini.>>
Faccio finta di pensarci un po' su.
<<Se non è la mia pizzeria preferita puoi anche farmi scendere.>>
<<Invece...>> sogghigna lui, e io batto le mani.
<<Oh sì, ho proprio voglia di pizza! Grazie, Marc.>>
<<E di cosa, angioletto? Io, io dovrei dire grazie a te. Per tutto.>> non mi guarda, ma lo vedo sbattere le palpebre più velocemente, e quando posa una mano sul cambio, ne approfitto per posare la mia sulla sua.
È così piccola e candida rispetto alla sua, grande e dorata.
Toccarlo è un qualcosa di meraviglioso.
Ogni volta, ogni nervo, ogni fibra del mio corpo, pare concentrarsi su quell'unico esatto punto del mio corpo.
Marc ferma l'auto davanti alla pizzeria, e posa lo sguardo sulle nostre mani.
<<Lo vedi?>>
<<Cosa?>> gli chiedo, confusa.
<<Che siamo bellissimi, insieme. Rasentiamo la perfezione. Anzi, siamo la perfezione.>> mormora, portandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Il suo respiro mi accarezza le labbra e socchiudo gli occhi.
<<La perfezione non esiste.>>
<<E noi invece esistiamo per affermare l'esatto contrario.>>
Non resisto, e gli poso un bacio sulla guancia.
Non sono abituata a questo Marc, eppure, è tutto così naturale.
Come se il nostro rapporto non potesse evolvere altro che in questo modo.
<<Andiamo.>> sussurro, per poi scendere dall'auto.
<<Ho prenotato un'intera sala solo per noi. Così possiamo avere tutta la privacy che vogliamo.>>
<<Ma non pensi che Paco possa insospettirsi? Siamo sempre venuti a cena da lui e non gli hai mai rivolto simili richieste...>>
<<Gli ho già spiegato che stasera invece volevo stare per conto mio, senza essere disturbato. Ha compreso subito, tranquilla angioletto.>>
Entriamo nel locale, e mi stringo nelle spalle, facendo attenzione a dove metto i piedi.
<<Marc, Angel! Vi stavo aspettando! Abbiamo tenuto riservata la parte del locale preferita da Angel solo per voi due.>>
<<Oh Paco, grazie!>>
Paco è un omone sulla cinquantina dalla stazza enorme, ma con un cuore di panna. Un sorriso disegnato perennemente sulle labbra nascoste da due spessi baffi bianchi e i capelli lunghi, anch'essi bianchi, perennemente legati in un codino basso.
<<Non ringraziarmi, Angel. Marc ha bisogno di trascorrere una serata tranquilla con la sua migliore amica. Anzi, ci tengo a dirti che mi dispiace che tra te e Alex sia finita. Gli voglio bene, ma come si fa a lasciare un tesoro come te?>>
Abbasso il capo, sogghignando, e sento la mano di Marc andare a posarsi alla base della mia schiena.
<<Beh, alla fine ad Alex voglio sempre bene.>> mi limito a dire alzando le spalle.
<<Ah sì, ma per lasciarsi scappare una come te...comunque, venite, vi porto al vostro tavolo.>>
Paco ci fa un cenno con una mano, e lo seguiamo.
La mia parte del locale preferita ha le pareti ricoperte di pietra, che mi rimandano al calore delle montagne. Le finestre, che danno sulle colline di Cervera, sono coperte da sottili tende bianche.
Ci sediamo al tavolo, e non posso fare a meno di sorridere.
<<Volete già ordinare?>> ci chiede subito Paco.
<<Io non ho problemi, vorrei il solito! E dell'acqua minerale.>>
<<Poi berrà la birra dal mio bicchiere.>> ribatte Marc, e Paco scoppia a ridere, mentre io lo guardo male.
<<Per me una pizza cotto e funghi. Niente ananas stasera, va bene, Angel?>>
<<Ci mancherebbe anche, Márquez.>> mi limito a dire, inarcando un sopracciglio, <<vado a lavarmi le mani, vengo subito.>>
Attraverso il corridoio e raggiungo il bagno. Mi lavo le mani e osservo il mio riflesso allo specchio.
Eppure, continua a sembrare tutto un sogno.
Raggiungo Marc, e vedere quel largo sorriso dipinto perennemente sulle sue labbra scatena in me qualcosa di intenso e sconosciuto.
<<Ho fatto una richiesta speciale.>> mi dice, poggiando le braccia sul tavolo.
<<Ossia?>>
<<Come dessert, il tortino al cioccolato dal cuore morbido.>> spalanco la bocca.
<<Ce l'hanno, stasera? Lo fanno così raramente!>>
<<Invece stasera sarà tutto tuo. Solo il meglio per la mia ragazza.>>
Non appena quelle tre parole lasciano le sue labbra, il mondo intorno a me pare fermarsi. L'unica cosa che sento è il cuore, che pare essere sul punto di scoppiarmi nel petto, l'unica cosa che vedo è lui, con quei suoi occhi scuri che paiono risplendere, quel sorriso che è la cosa più bella del mondo.
Se questo è l'universo di Marc, se questo è l'effetto che ha su di me, non voglio più tornare sulla terra, non voglio più vivere senza di lui.
<<Cosa hai detto?>> gli chiedo, una mano al petto come se bastasse quel gesto per calmare il mio cuore.
<<Che stasera sarà tutto tuo.>>
<<No...la frase...dopo.>>
<<Solo il meglio per la mia ragazza.>> ripete, e allunga una mano verso di me. La osservo per qualche secondo, i brividi che mi scuotono.
Lo imito, e le nostre dita si sfiorano, si toccano, fino a quando Marc non le fa intrecciare.
Una morsa mi attanaglia allo stomaco, così forte da fare quasi male.
Ma è un dolore bellissimo.
Resto lì, ad osservarle, e so di essere sul punto di piangere.
Chi avrebbe mai immaginato che da quell'incontro sotto le mura imponenti della Sagrada Familia, in una caldissima giornata di luglio, sei anni fa, saremmo arrivati a questo?
Ho imparato a conoscere ogni sfaccettatura di Marc, i pregi, i difetti, i rischi, e voglio prendermi tutto, come ho sempre fatto, ora in un modo diverso, ma sempre con ogni briciola della mia anima.
<<La tua ragazza.>> ripeto, la voce che si spezza.
Marc mi accarezza appena il dorso della mano con il pollice.
<<Sì. La mia ragazza. Io...sono lo stesso per te?>> alzo lo sguardo, e incrocio quei suoi caldi occhi neri che mi faranno sempre sentire a casa.
<<Il mio ragazzo.>> dico, lentamente, le parole che escono dalle mie labbra con estrema facilità.
Un lampo attraversa i suoi occhi, e mi pare quasi di vederlo tremare appena. Mi prende la mano e se la porta alle labbra, baciando ogni polpastrello.
Una fitta dolcissima mi colpisce al basso ventre e stringo le gambe, ma quando noto che Paco sta tornando verso di noi, tolgo bruscamente la mano dalla stretta di Marc e afferro il tovagliolo per andare a posarmelo sulle gambe.
<<Ecco le vostre pizze! Buon appetito, ragazzi!>>
<<Grazie, Paco.>> lo ringraziamo in coro, poi Marc, non appena nota che sto per afferrare le posate, mi ferma con un cenno.
<<Posso scattarti una foto? Sei talmente bella da sembrare ultraterrena.>>
<<E va bene.>> mi limito a dire, abbassando lo sguardo.
Poso il viso contro il pugno chiuso della mano, e Marc mi porge il telefono, per mostrarmi le foto che mi ha scattato.
<<Una dea non reggerebbe il confronto.>>
<<E smettila, straparli.>> lo riprendo, in un sorriso, e prendo il mio telefono.
<<Che fai?>>
<<Passo le foto sul mio telefono, così posso pubblicarne una. Mi vedo decente, e mi piacerebbe pubblicarla.>>
<<Devi.>> porgo il telefono a Marc, e ne posto una su instagram.
<<Marc, l'ho pubblicata da cinquanta secondi e c'è già il tuo like!>>
<<Ci mancherebbe altro!>> commenta lui, per poi mettere via il telefono.
Mi godo la mia pizza, e quando finiamo di mangiare, Marc afferra nuovamente il cellulare. Lo vedo fare una smorfia.
<<Che succede?>>
<<Posso rispondere al caro Joan?>>
<<Perché? Marc, hai preso la residenza sul mio profilo, per caso?>>
<<E quest'altro biondino chi è?>> mi chiede, mostrandomi il telefono.
<<Oh, è Andrew, non te lo ricordi? Suonava la chitarra elettrica, al galà a Barcellona, quando ci siamo esibiti. Siamo sempre in contatto, nel caso mi venisse voglia di fare qualche altra pazzia.>> sogghigno, mentre i ricordi di quella serata mi ritornano alla mente.
Dio, come mi sono sentita potente e invincibile.
<<Cosa hanno detto?>> chiedo curiosa, e Marc alza gli occhi al cielo.
È quasi comico sotto questa veste.
<<Joan ti ha scritto "un ángel maravilloso" con un cuore accanto, e il biondino, che in pratica spacchi.>>
<<Bene, domani risponderò ad entrambi, ora metti via quel telefono, voglio guardare i bellissimi occhi del mio ragazzo. >>
Marc mi lancia una lunga occhiata, per poi infilarsi il telefono nella tasca dei pantaloni.
Paco arriva per portare via i piatti.
<<Angel, c'è una sorpresa per te!>>
<<Il tortino al cuore morbido! Marc me l'ha detto!>>
<<E ha rovinato la sorpresa. Non ce la fai proprio a tenere la bocca chiusa, ragazzo, eh?>> scoppio a ridere, mentre mi godo lo sguardo stralunato di Marc.
Paco ritorna dopo qualche minuto, servendomi quello che è il mio dolce preferito.
<<Dal modo in cui lo stai guardando inizio a pensare che ami più lui di me.>>
<<Arrivano tutti dietro al tortino al cioccolato, mi spiace Márquez.>>
Lo divido e mi godo la vista del cioccolato che fuoriesce dall'interno.
<<Ne vuoi un po'?>>
<<Devo dire di no.>> risponde Marc, sollevando un angolo delle labbra verso l'alto.
<<Un vero peccato...>> mormoro, assaggiandone un po' e tenendo lo sguardo fisso su Marc. Lo vedo deglutire a fatica, mentre i suoi occhi si spalancano.
<<Sicuro sicuro? Posso rinunciare ad un pezzettino piccolo piccolo...>> continuo, non staccando lo sguardo dal suo.
Vedo gli occhi di Marc incupirsi, e gli accarezzo appena la caviglia sotto il tavolo con la punta della scarpa.
<<Angel.>> lo sento dire, la voce bassa e roca.
Sorrido, mordendomi il labbro inferiore e prendo un po' di cioccolato con il cucchiaino.
<<Avanti, Marc...non dirmi di no...>> sussurro, tendendogli il cucchiaino.
Marc non stacca gli occhi dai miei, si limita ad aprire lentamente la bocca.
Sento una fitta colpirmi tra le gambe quando vedo la sua lingua accarezzare con delicatezza l'acciaio del cucchiaino che scivola nella sua bocca.
<<Andiamo?>> dice subito, e io lo guardo confusa.
<<Ma non ho ancora finit->>
Marc si alza subito in piedi e mi afferra per un polso, e faccio solo in tempo a recuperare la borsa.
Dopo aver pagato quasi corre verso l'auto e mi scappa da ridere.
Saliamo in macchina e nell'oscurità dell'abitacolo, Marc mi tira verso di sé, per poi baciarmi, con una voracità che mi toglie il respiro. Tutte le mie obiezioni svaniscono in una nuvola di fumo, sento solo l'immenso e doloroso bisogno di lui.
Lo sento gemere, e il mio corpo pare rispondergli. Si allontana da me a fatica, e mette in moto. Mi posa una mano sulla coscia nuda e resto letteralmente paralizzata contro il sedile. È la sensazione più profondamente sensuale e calda che io abbia mai provato.
Ad ogni tocco di Marc è come se la mia anima prendesse fuoco ogni volta di più.
Arriviamo nel suo pied-à-terre e non faccio in tempo a scendere dall'auto che Marc mi prende tra le braccia, baciandomi con un'intensità tale da fermarmi quasi il cuore. Corriamo su per le scale, e scoppiamo a ridere, come due bambini, perché dal giorno in cui ci siamo incontrati non siamo stati altro che bambini.
Ci guardiamo negli occhi per un istante nella penombra del salone, poi mi solleva il mento con due dita e posa nuovamente le labbra sulle mie. Mi tira giù la zip del vestito, che scivola ai miei piedi, mentre io sbottono lentamente i bottoni della sua camicia che in pochi secondi raggiunge il mio vestito.
Dio, è così bello, così bello da non sembrare vero.
Poso le labbra sul suo collo e bacio ogni più piccolo lembo di pelle, mi godo questo splendido capolavoro, che mi afferra i capelli, e che con un gesto secco mi prende tra le braccia, per portarmi in camera da letto.
Si sfila i pantaloni, poi i boxer e si stende sopra di me, le labbra che si incollano alle mie, le mani che mi accarezzano ovunque, fino a scivolare tra le mie gambe.
Continua a baciarmi, ricoprendo i miei gemiti, il mio bisogno di sussurrare il suo nome, quel suo nome che mi rimembra il suo essere selvaggio, passionale, indomabile, e non posso fare altro che ammettere che sono sempre, sempre stata sua, e che lo sarò sempre.
<<Marc ->> gemo, e lo vedo sorridere, un sorriso che ha lo stesso sapore della vittoria.
<<Vieni, mi amor. Vieni, solo per me.>> mormora al mio orecchio, per poi afferrare tra le labbra la pelle sotto l'orecchio, e iniziare a succhiare.
Mi sfugge un gemito fortissimo, mentre la schiena mi si inarca e la vista mi si annebbia, le sue dita che continuano a muoversi in me. Mi aggrappo alle sue spalle, mentre i contorni della stanza paiono confondersi dietro le mie palpebre.
Mi lascio andare sul letto, cercando di riprendere fiato, e Marc mi ricopre il viso di baci tenerissimi.
Lo sento allungarsi verso il comodino, mentre io riprendo a baciarlo, perché lo voglio, lo voglio ogni istante da impazzire, lo voglio ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
Lo vedo indossare il preservativo e
intreccio subito le gambe intorno ai suoi fianchi. Lo sento entrarmi dentro con una lentezza esasperante e lo guardo negli occhi, i suoi occhi che paiono bruciare.
Mi tira su, e ci ritroviamo così dannatamente vicini che sento che potrebbe scoppiarmi il cuore. Inizio a muovermi lentamente e Marc riprende a baciarmi, accarezzandomi la schiena con la punta delle dita. Mi sfugge un gemito, o forse è solo la risposta del suo.
Sento la mia anima esplodere, e quasi senza accorgermene, inizio a piangere.
<<Amore, perché piangi? Ti sto facendo male?>> lo sento dire, mentre si ferma.
Scuoto la testa, e poso la fronte contro la sua, mentre riprendo a muovermi sopra di lui.
Le lacrime mi scorrono lungo il viso.
<<No, mai, mai, nessun dolore, amore mio...è solo che...mi sento così felice...>> rispondo, e lo sento trattenere il respiro, mentre continuo a muovermi.
<<Hai detto amore mio. Mi hai chiamato amore.>> dice, sospirando.
Non me ne sono neppure accorta.
Ci guardiamo negli occhi e Marc incolla le labbra alle mie, sospingendomi contro il letto e sovrastandomi nuovamente.
<<Angel, ti amo.>> mi dice, a fior di labbra, trattenendo un gemito, e mi pare quasi di finire in paradiso.
Scuoto la testa, mentre Marc inizia a muoversi sempre più velocemente dentro di me.
<<Amare...e essere innamorati sono due cose diverse...>> dico, mentre non riesco a trattenere un gemito.
<<Ed io ti amo. Ti amo, Angel, ti amo...>>
Continuo a piangere, mentre un sorriso spontaneo mi nasce sulle labbra e affondo le dita tra i suoi capelli, tirandoli appena.
Neanche nei miei sogni più selvaggi sono arrivata a immaginare tanto.
Marc intreccia le dita delle mani con le mie mentre raggiungo il culmine, e lui subito dopo.
Crolla su di me e io lo stringo, talmente forte, come se avessi paura che possa sparire da un momento all'altro. Lo sento posarmi dei baci lenti sul collo e realizzo che questo è il paradiso. Averlo, averlo in ogni senso possibile e in tutti i modi possibili.
<<Hai proprio un debole per i miei capelli.>> lo sento dire, e le sue labbra, mentre parla, mi accarezzano il collo. Mi scappa un sorriso.
<<Non te ne andrai domattina, vero?>> mi chiede, e io gli circondo nuovamente i fianchi con le gambe.
<<Mai, amore mio. Non me ne vado più.>>
[Spazio Autrice]
SEMPRE PIÙ TARDI, MA ci voleva proprio. Volevo pubblicare da sabato questo capitolo, ma avevo scritto solo due righe e poi sono stata tutto ieri senza connessione internet, ma ALLA FINE eccolo qui il nuovo capitolo.
Io ve lo dico: scriverei sempre di questi due in questo modo.
Spero che il capitolo sia piaciuto a voi tanto quanto è piaciuto a me, e niente, vi voglio bene e vi ringrazio sempre per il vostro sostegno ❤
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