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Scontrarsi

[Marc]

<<Allora, quando andiamo a fare questo giro in barca?>> ripete per l'ennesima volta Miguel, mentre spalma della marmellata di ciliege su una fetta biscottata.

<<Non appena avremo finito di fare colazione, sarà la terza volta che te lo dico, Miguel.>> sbuffa mio fratello, scuotendo appena la testa.

Abbiamo pensato di fare una gita in barca, o meglio su uno yacht.
Miguel ne va pazzo, ama stare al timone e sinceramente è anche l'unico che sa come si guida una barca.

Sapendo bene che Angel soffre il mal di mare, ho cercato uno yatch abbastanza grande da impedire che sentisse il movimento delle onde, che le danno la nausea.

Le getto un'occhiata.

Da quando siamo usciti dalla palestra ieri pomeriggio, non abbiamo più parlato.
O meglio, ho avuto la netta sensazione che stesse facendo di tutto per evitarmi.

Non riesco a capire cosa sia successo.

Tutto si era concluso con noi più vicini che mai, con il mio desiderio di fare un ulteriore passo avanti verso di lei.

Poco prima in palestra, avevo osservato Angel, i suoi gesti, la sua reazione, i suoi occhi che non riuscivano a staccarsi da me, che continuavano a cercare il mio corpo.

E avevo perso completamente il controllo, Alex, la paura di rovinare l'amicizia tra me e Angel, ogni più piccolo dubbio o problema era letteralmente sparito.

La voglia di stringerla a me, di baciarla, aveva spazzato via tutto, almeno fino a quando lei non mi aveva richiamato alla realtà.

E le paure erano tornate a prendere possesso della mia testa.

Ma ora, ora non riesco a capire perchè mi sta alla larga.

Come al solito è particolarmente silenziosa.
È qui, presente fisicamente in mezzo a noi, ma in realtà è lontana migliaia di chilometri.
A volte vorrei provare a raggiungerla, ma so che non ci riuscirei mai.
Il mondo in cui si rifugia è un qualcosa che fa parte solo ed esclusivamente di lei.

<<Bene, abbiamo finito, andiamo?>> domanda Miguel, alzandosi da tavola.

<<Stai diventando stressante.>> dice Javier, guardandolo male. Con la coda dell'occhio vedo Angel alzarsi.

<<Bussate alla mia porta quando sarete pronti.>> soffia, prima di scomparire.
Alex si volta a guardarmi.

<<Ma che cos'ha?>> alzo le spalle.

<<Non ne ho idea.>>

Saliamo poi ognuno nelle proprie stanze.
Mi lavo i denti, mentre indosso il costume e una maglietta.
Recupero il telefono e il portafogli, ed esco dalla mia stanza.

Non appena alzo lo sguardo noto, fuori dalla finestra, Alex ed Angel fermi, seduti accanto alla piscina.

Alex le porta un braccio intorno alle spalle e le dice qualcosa che la fa scoppiare a ridere.

Sento una fitta di dolore colpirmi allo stomaco.

Colpisco lo stipite della porta con un pugno, in un moto di rabbia.
Non ho idea di cosa mi stia succedendo.

Davvero sono arrivato a questo punto?
Mi sento un perfetto idiota.

Però non posso negare, né nascondere gli assurdi sentimenti che sto provando.

<<Ehi cugino, che stai facendo?>> mi volto di scatto verso Juan, apparso dal nulla alle mie spalle.

<<Juan, mi hai spaventato.>>

<<Scusami, si può sapere che stai facendo con la testa contro la porta della tua stanza? Stai bene?>>

<<Sì, certo...stavo solo...pensando.>> in quel momento ci raggiungono anche Rafi, Anna, Javier e Miguel.

<<Allora, possiamo andare? Ci siamo tutti?>> domanda Miguel, un cappello da marinaio già posato sulla testa.

<<Sì, Angel e Alex sono già di fuori che ci aspettano.>>

<<Quei due non me la contano giusta, continuo a pensare che in realtà stiano insieme.>> esclama Javier, mentre ci avviamo verso l'uscita della villa.

Il sangue pare gelarsi nelle mie vene al suono delle parole di mio cugino.

So bene che è impossibile, ma solo immaginare mio fratello ed Angel insieme...no, in realtà non ci voglio neanche pensare.

<<Stai vaneggiando, Javier!>> ribatto, ridacchiando appena, nervosamente.

<<Perchè?>>

<<Lo sai già il perchè, te lo dissi quella sera al pub.>>

<<Beh, ma Angel potrebbe anche cambiare idea. Prima o poi dovrà innamorarsi anche lei, no? Anche se pare una cosa quasi impossibile.>> si intromette nel discorso Juan.

Nella mia mente riecheggiano le parole che Angel mi ha ripetuto circa un centinaio di volte: "la sottoscritta non si innamora."

Salpiamo poco prima delle dieci e trenta.
Lo yacht che abbiamo prenotato ha un'ampia zona prendisole a prua, una cuscineria esterna per una maggiore comodità e una pratica discesa a mare con una scaletta, per fare un bagno in completa tranquillità.

Noto subito lo sguardo agitato di Angel non appena ci allontaniamo dalla riva.
Per lei è difficile concepire lo stare lontano dalla terraferma.
Mentre Miguel ci guida lungo la costa andalusa, la cuscineria si riempie in fretta, ma Angel non c'è.

È seduta lontano, nella zona prendisole, sulla prua.
Osserva un punto indefinito all'orizzonte, mentre si mantiene il più distante possibile dai margini della barca.

Osservo gli altri che stanno già discutendo animatamente su cose futili, e mi allontano, per raggiungere Angel.

Io sono già in costume, mentre lei indossa ancora il suo vestito bianco.

<<Ehi.>> esordisco, sedendomi accanto a lei.

<<Ciao.>> mormora lei, gettandomi un'occhiata di sfuggita.

Vorrei sapere a cosa sta pensando, cosa le passa per la testa.

<<Va tutto bene?>> Angel si limita ad alzare le spalle.

<<Lo sai che puoi dirmi tutto, Angel.>>

<<Non preoccuparti Marc, è una giornata un po' così, capita.>>

<<Sicura? È da ieri pomeriggio che mi sembri strana.>>

<<Intendi più strana di quanto io sia di solito?>>

Ahia.
Oggi mi trovo di fronte la versione di Angel dove ogni tua parola sarà totalmente sbagliata.

<<Tu sai cosa intendevo dire.>> ribatto, continuando a guardarla, come se così facendo riuscissi ad attirare il suo sguardo verso di me.

<<Sì, lo so.>> dice, in un sospiro, <<ora, se non ti dispiace, gradirei stare un po' per conto mio. D'accordo?>> tira fuori dalla borsa da mare un paio di occhiali da sole, e dopo averli indossati, alza per la prima volta lo sguardo su di me.

Cerco di mascherare la mia delusione con una smorfia e dopo aver fatto un piccolo cenno di assenso, ritorno sui miei passi.

Torno a sedere, continuando a guardarla.
Si è tolta il vestito e si è stesa completamente, come se volesse prendere il sole.
Conoscendola, mi pare una cosa assolutamente non da lei.
Ha sempre sostenuto di tenere al colore candido della sua pelle e di detestare di stare sotto il sole per abbronzarsi.

<<Vedo che Angel ha ascoltato il mio consiglio. Ieri sera le ho suggerito di usufruire un po' della zona prendisole della barca, però avrebbe potuto farlo più tardi, e restare qui a parlare con noi.>> accenna Rafi, mentre sulle mie labbra si disegna un sorriso.

Angel ha deciso di stendersi subito al sole proprio per non dover restare qui a parlare con noi.

Javier scende sottocoperta e accende lo stereo, la musica si propaga anche al di sopra della barca, grazie agli altoparlanti.

<<Sentite ragazzi, perchè non giochiamo a trenta domande?>> propone ad un tratto Anna, illuminandosi.

<<Trenta domande? Ma noi ci conosciamo benissimo, che gusto c'è?>> ribatte Juan, guardandola confuso.
Anna lo fulmina con lo sguardo.

<<Tu pensi di conoscermi bene, Juan.>>

<<Allora, detto ciò, direi che potremo anche giocare.>> concorda Javier.

<<Non restiamo qui però, raggiungiamo Angel, così la coinvolgeremo al nostro gioco. Sta sempre per conto suo!>>
mia cugina ha appena avuto una pessima idea.

Angel non vuole essere coinvolta in questi giochi stupidi, come li chiama lei, vuole essere lasciata in pace.

Mentre gli altri continuano a discutere sulle regole del gioco, io ritorno da Angel.
Mi siedo accanto a lei, e mi accorgo che ha le cuffie alle orecchie, il telefono stretto in una mano e sta muovendo appena la testa a ritmo di musica. Le tolgo una cuffia e si volta subito verso di me.
So benissimo che mi starà trucidando con lo sguardo.

<<Marquez, cosa vuoi?>> mi domanda, scandendo le parole.

<<Solo avvertirti che gli altri hanno intenzione di giocare a trenta domande.>> attende qualche secondo prima di rispondere.

<<E dunque?>>

<<Dunque, intendono coinvolgere anche te.>> Angel scoppia a ridere.

<<Che idiozia! Non ci giocherei neanche se mi pagassero.>> afferma, scuotendo la testa, l'ombra della risata ancora sul viso.
In quel momento ci raggiungono gli altri, sedendosi in cerchio accanto a noi.

<<Angel, conosci trenta domande?>> le domanda Javier, mentre si siede vicino a me.

<<No, ma conosco trenta modi per mandarti a quel paese.>> ribatte Angel, rimanendo impassibile e facendo scoppiare a ridere il resto dei ragazzi.

<<Allora, praticamente, a turno ci faremo delle domande, trenta per l'esattezza, e ognuno di noi ha a disposizione tre "passo" per poter evitare di rispondere a delle domande a cui preferisce non rispondere. Tutto chiaro?>> spiega Anna, rivolgendosi a tutti, ma concentrandosi su Angel, che accenna un espressione di disappunto.

<<Ecco il momento in cui i sonniferi avrebbero potuto essermi utili.>> afferma, in italiano, in modo che gli altri non la capiscano.

<<Cos'è che ha detto?>> domanda Rafi, guardando prima me, poi Alex.

<<Niente!>> esclamo, la voce più alta del normale. Sento Angel ridacchiare accanto a me.

<<D'accordo basta, iniziamo.>> esclama Miguel.

<<Chi inizia?>>

<<Faccio la conta, aspettate.>> annuncia Anna, scostandosi i capelli castano chiaro dal viso.

Angel è ancora stesa al sole, del tutto impassibile.

Penso che nella sua testa ci abbia già mandato davvero a quel paese in trenta modi differenti.

Anna termina la conta con il dito puntato su Rafi.

<<Inizi tu, tesoro!>>

<<Grande, ma come faccio a capire a chi devo rivolgere la domanda?>>

<<Che geni.>> mormora Angel, mentre un sorriso tra l'ironico e lo sprezzante si disegna sulle sue labbra.
Mi volto a guardarla, e i miei occhi inevitabilmente scorrono sul suo corpo.
Pare una sirena, una piccola sirena, baciata dal sole, con quel costume rosso intenso e i capelli castani il cui dorato brilla sotto i raggi del sole, ad incorniciarle il volto, come se rilucesse di luce propria.

<<Potremmo usare una bottiglia!>> propone Juan.

<<Peggio mi sento.>> continua Angel, ovviamente in italiano.
Trattengo a stento una risata.

<<Perfetto, tremate ragazzi, su chi si fermerà la bottiglia?>> tempo qualche secondo, e la bottiglia si ferma sul sottoscritto.

<<Allora, cugino...il tuo momento più imbarazzante lo conosciamo già...>>

<<Chi lo dice? Facciamoglielo dire, magari c'è n'è uno peggiore di quando stava per vomitare nel casco a dodici anni!>> si intromette Javier, come se io non fossi qui seduto di fronte a lui.

<<Grazie per averlo ricordato, Javier!>> dico, a denti stretti, e so, sento, di stare arrossendo.
Angel stesa accanto a me pare ancora ignorarci, ma so per certo che ora è interessata al discorso.

<<D'accordo, allora Marc...qual è stato il tuo momento più imbarazzante?>>

<<Solo uno?>> dice Alex, accanto a me, trattenendo una risata.
Lo fulmino con lo sguardo.

<<Non devo rispondere per forza, potrei usare anche il famoso "passo"!>>

<<E se poi ti rivolgeremo domande ancora più imbarazzanti o intime? Pensaci, amico!>> guardo Miguel come se lo volessi incenerire.

<<Siete pessimi.>> affermo, per poi incrociare le braccia al petto.

<<Comunque...il mio momento più imbarazzante...forse...quando sono salito su un tavolo, leggermente brillo, con quella specie di parrucca rossa e tutta riccia, alla festa del mio ultimo compleanno...>>

<<"Leggermente brillo".>> sottolinea Alex, per poi scoppiare a ridere, seguito dagli altri.
In questo momento vorrei gettarli tutti in acqua.

<<Eri davvero molto figo Marc, impossibile dimenticarti.>> afferma Angel portandosi una mano alla bocca per coprire la smorfia provocata dalla risata che sta cercando di trattenere.

Sbuffo, scuotendo la testa.

<<Va bene, basta ridere, adesso tocca a me!>> esclamo a gran voce, per sovrastare il suono delle loro risate. Prendo la bottiglia e la faccio girare su se stessa.
Si ferma puntando Angel.
Interessante.

<<Uh, Angel...>> esclama Anna, sfregandosi le mani.
Penso che non esista creatura più curiosa al mondo di lei.

<<Se Marc mi conosce come dice, allora sa che non dovrà rivolgermi alcuna domanda!>> non posso vederlo, ma riesco ad avvertire lo sguardo d'avvertimento che mi ha scoccato attraverso gli occhiali.

<<Tra l'altro, io non sto giocando, perchè non ho nessuna intenzione di giocare!>> esclama, a gran voce, senza neppure sollevarsi.

<<Non è propriamente così, Angel, tu stai giocando, ti ho inserito anche nella conta!>> ribatte Anna, e sento Angel trattenere un verso di stizza.

<<Avanti Marc, fai la tua domanda ad Angel.>>

Mi volto con un sospiro verso di lei, che ha incrociato le braccia al petto in segno di disapprovazione e rabbia.

<<Allora Angel...il tuo più bel ricordo?>> le domando, voltandomi a guardarla.

La vedo stringere le labbra, con fare pensieroso.

<<Beh,  ce ne sono diversi di quando ero piccola, quando vidi le montagne per la prima volta, le mie montagne...ma penso che il più bello sia...il momento in cui ci siamo incontrati.>>

Una fitta mi colpisce allo stomaco, per poi raggiungere il petto ed esplodermi in testa come tante schegge dorate.

Mi volto a guardarla, sorpreso.

<<Ovviamente ci tengo a precisare che non è stato l'incontro in sé a diventare un bel ricordo, ma lo considero come tale perchè poi da lì è nata la nostra amicizia, è nato tutto questo...>>

Intuisco che è in difficoltà e so che non le piace parlare delle sue emozioni o di ogni cosa che la riguarda in presenza altrui, per cui mi chino su di lei, e le poso un bacio sulla fronte.

<<Grazie Angel, è lo stesso per me.>> mormoro, fissandola nelle lenti scure degli occhiali.

Il suo viso è così vicino, il suo calore e la sua pelle morbida sono come una specie di calamita, per me.

Mi impongo di allontanarmi da lei alla svelta, e così faccio.

Nel rimettermi a gambe incrociate noto lo sguardo di Alex.

Forse gli ha dato fastidio il bacio che ho dato ad Angel?

Sinceramente, anche se fosse, non mi importa granché al momento. Come ho già detto diverse volte non cambierò il mio rapporto con lei per questo.

<<Angel, toccherebbe a te girare la bottiglia.>> le fa notare Miguel, e la sento trattenere un sospiro esasperato.

Si gira a pancia sotto, e gira la bottiglia, che dopo qualche secondo si ferma, indicando Javier.
Sulle labbra di Angel si disegna un sorrisino compiaciuto.

<<Sii buona, ragazza di ghiaccio.>> la implora, congiungendo le mani, con aria ironica.

<<Tranquillo, la mia domanda sarà semplice. Ci sei nato così testa di cazzo o ci sei diventato?>> si alza un'improvvisa quanto scontata risata generale, mentre Angel continua a guardare Javier con aria seria e incuriosita al tempo stesso, come se fosse in attesa di una risposta, che in realtà è ciò che sta aspettando.

<<Quando distribuivano la simpatia tu eri in prima fila, vero Angel?>> ribatte lui, incrociando le braccia al petto. Angel alza le spalle.

<<Tu sicuramente non eri neanche in ultima fila.>> non riesco a smettere di ridere.

Sto adorando questo botta e risposta tra Angel e Javier, ma soprattutto sto adorando Angel, come la maggior parte delle volte.

<<Ti decidi a rispondere, fratello?>> dice Juan, dandogli una leggera spallata.
Javier per tutta risposta lo fulmina con lo sguardo.

<<Probabilmente è tutta natura!>> replica, incrociando le braccia al petto.

<<Bene! Quindi è vero, è dalla nascita, almeno questo è chiaro.>> conclude Angel, battendo le mani.

<<Avanti Javier caro, ora puoi girare la bottiglia.>> mormora Angel con tono finto suadente, accennando un sorrisetto ironico.

Mi aspettavo che roteasse nuovamente sulla sua schiena, tornando a ignorarci, invece resta lì, a pancia sotto, a seguire con espressione annoiata la bottiglia che gira più volte su stessa.

Dopo domande imbarazzanti, diversi passo, e risate, la bottiglia torna nuovamente a puntare Angel.

<<Ma questa è una congiura!>> si lamenta lei, scuotendo la testa.

<<Bene bene, Angel...allora, quando è stato il tuo primo bacio?>> resto per un istante impietrito quando sento la domanda di Juan, per poi lanciare uno sguardo con la coda dell'occhio ad Angel accanto a me.

Gli occhiali scuri nascondono quelle due perle nere che ha al posto degli occhi, celando anche le emozioni che li stanno attraversando.
Ma so bene, so ciò che sta provando.

<<Che belle queste domande originali e per niente scontate. Non me l'aspettavo proprio sai? E mi pare giusto darti una risposta inaspettata, ossia...passo.>>

<<No! Non puoi dire passo!>> esclama a gran voce Juan, mentre sui visi degli altri si dipinge un'espressione di delusione.

<<Certo che posso, non ne ho usato neanche uno, e le regole sono chiare, mi pare.>> ribatte Angel, incrociando le braccia al petto.

<<Ma...non su queste domande, dai!>>

<<Juan, smettila per favore. Ha detto passo, non vuole rispondere, è così difficile accettarlo e andare avanti?>> mi intrometto, cercando di restare calmo, ma fulminandolo con lo sguardo.

Odio quando i miei cugini si comportano così.
D'accordo che per loro tutto questo è un semplice gioco, ma per Angel queste domande non lo sono e non voglio che lei soffra o si senta più a disagio di quanto già non si senta normalmente.
Juan si limita a sbuffare, mormorando un "e va bene" e Angel fa girare la bottiglia su se stessa.

Mentre attendiamo che si fermi, sento la sua mano sfiorarmi il ginocchio.
Mi volto subito a guardarla e noto il piccolo sorriso che si è formato sulle sue labbra.
È il suo tacito modo per ringraziarmi.
La bottiglia si ferma davanti a Miguel.

<<Per favore, non farmi una delle tue domande crudeli!>> la prega, congiungendo le mani.

<<Tranquillo, in questo momento non ho idea di cosa chiederti!>> ammette Angel alzando le spalle.

<<Allora, vediamo...la cosa più stupida che hai fatto da sbronzo?>>

<<Tra una settimana staremo ancora qui.>> afferma Alex, con nonchalance, mentre Miguel lo guarda malissimo.

<<Penso...chiamare la mia ex fidanzata alle due di notte e dirle che era stata una vera cretina a mollarmi, perchè aveva lasciato andare un gran bel di Dio, diciamocelo.
E poi iniziare a piangere come un idiota e chiederle di riprovarci per poi smettere, infuriarmi e dirle che non la volevo più vedere. Non mi ricordo altro, ho fatto qualcos'altro, Marc?>> mi domanda.

<<Sì, hai vomitato.>>

<<Ah. Questo non me lo avevi detto, ti eri fermato alla mia splendida scenata!>>

Angel accanto a me continua a scuotere la testa, cercando di trattenere una risata.

<<Avrei voluto esserci.>> afferma, stringendo le labbra per evitare di scoppiare a ridere.

<<Bene, tocca a me!>> riprende Miguel, facendo girare la bottiglia che si ferma nuovamente davanti a me.

<<Ho sperato che si fermasse su di te, amico.>> sibila, strofinandosi le mani e io lo guardo, confuso.
Cosa diavolo avrà in mente?

<<Hai mai fatto sesso prima di una gara?>> resto per qualche secondo impietrito, con gli occhi sgranati.

Eppure avrei dovuto aspettarmi domande simili, sia da miei cugini che da Miguel.
Scoppio a ridere, imbarazzato.

<<Ma che domande fai, Miguel...>>

<<Il tipo di domande che ci piacciono, avanti, rispondi Marc!>> ribatte subito Javier.

<<Beh, ecco...solitamente, quando capita, lo si fa dopo una gara, questo è ovvio...->>

<<Proprio per questo ti ho chiesto se lo hai mai fatto prima di una gara...>> inizio a ridacchiare nervosamente, sentendomi un perfetto idiota.

<<A Valencia. È successo a Valencia nel 2014, il venerdì.>> rispondo, continuando a ridacchiare.

So che le mie guance stanno arrossendo, ne sono più che sicuro e vorrei nascondermi per l'imbarazzo.

Tutti intorno a me iniziano a ridere e ad ammiccare con fare allusivo.

<<Non poteva essere altrimenti, Marc acchiappa come nessun altro!>> afferma Juan.

<<Comunque bravo, a titolo già conquistato, mi pare più che giusto!>> continua Rafi, inarcando un sopracciglio.

<<Oh, avanti, smettetela adesso, per favore!>> protesto, allargando le braccia.

Proprio in quel momento Angel accanto a me si alza in piedi, arrotolando le cuffie intorno al telefono.

<<Dove vai?>> le domanda Alex, alzando lo sguardo verso di lei, preoccupato.

<<Non ho più voglia di giocare a questo...gioco. Vado sottocoperta, voglio stare un po' da sola, scusatemi.>> e si allontana, per poi scomparire dalla nostra vista.

<<È successo qualcosa e non ce ne siamo accorti?>> domanda dopo qualche secondo, Anna.

<<È parecchio lunatica la ragazza, eh?>> sogghigna Javier.

<<Allora...Marc, tocca a te girare la bottiglia.>> sento dire, ma non ci faccio più caso.

Voglio solo andare da Angel, e sapere che cosa le sia successo all'improvviso.

<<No, sentite ragazzi...ci pensa Alex a farlo al posto mio. Vado un attimo da Angel.>> dico, alzandomi.

<<Sicuro? Hai sentito il tono di Angel, penso che sia meglio lasciarla sola.>>

Alex al mio fianco fissa gli occhi verde nocciola nei miei.
So che è irritato, che non è particolarmente contento di vedere me e Angel così vicini, ma lei è una delle persone più importanti della mia vita, e non posso lasciar perdere così.

<<Sicuro. Torno subito.>> e la seguo, sottocoperta.

Abbasso di poco la musica che proviene dallo stereo e inizio a guardarmi intorno.

Non c'è da nessuna parte, né seduta sulle poltroncine del tavolo da pranzo, né seduta sul ripiano della piccola cucina.

Può essere solo in una delle tre stanze da letto, o in bagno.
Cerco di cogliere anche il più piccolo rumore che mi indichi dove si trovi, ma la musica mi complica le cose.

Poi ad un tratto sento un gran getto d'acqua aprirsi, e capisco che si trova in bagno.
Busso contro la porta.

<<Angel? va tutto bene?>> non sento risposta, per cui riprovo a bussare.

<<Che succede, Angel? Non stai bene?>>

<<Marc...vattene, per favore.>> risponde, la voce chiara, limpida, e allo stesso tempo dura.

<<Non me ne andrò fino a quando non capirò cosa sta succedendo!>> la porta si apre di scatto, cogliendomi di sorpresa, e faccio un passo indietro.

<<Non sono fatti tuoi.>> sibila Angel, gli occhi che mandano lampi.

È furiosa, ma non riesco a capire cosa sia successo, così all'improvviso.

<<Sono sempre anche fatti miei, Angel. Sempre.>> ribatto, facendo un passo verso di lei.

Sulle sue labbra si disegna un sorrisetto di scherno.
Ha sempre voglia di ferire, quando lo fa.

<<Sì, certo Marc...per favore, puoi lasciarmi sola? Torna dai tuoi amici, ti stai perdendo tutto il divertimento.>> soffia, una punta di acida ironia nella voce.

Mi supera, per poi aprire la porta di una delle stanze da letto, ma infilo un piede prima che possa richiuderla.

<<Che cazzo di problemi hai? Non ci senti? Ti ho detto di andartene, vattene! Non ti voglio qui!>> esclama a gran voce, in italiano, piena di rabbia, ma i suoi occhi la tradiscono.

Sono lucidi, pieni di dolore, e so, so che è sull'orlo del pianto.

<<Non ho intenzione di lasciarti sola in questo stato.>> Angel spalanca gli occhi, guardandomi come se fossi pazzo.

<<In quale stato, Marc? Ho solo voglia di stare per i fatti miei, ti dà così tanto fastidio?>>

<<Deve essere successo qualcosa, Angel, ti conosco, quando cambi così improvvisamente umore è perchè è successo qualcosa. Perchè abbiamo detto qualcosa che ti ha ferito o ti ha dato fastidio, io voglio solo sapere cosa.>>

Angel chiude gli occhi, incrociando le braccia al petto e mordendosi le labbra quasi a sangue.

<<Mi conosci...tu pensi di conoscermi, Marc. Tu pensi di capirmi, di potermi capire, ma non puoi. Non puoi farlo, nessuno può farlo. Neanche io riesco a farlo, figurati! Ora, per favore, torna dagli altri. Non ho voglia di discutere con te, voglio solo essere lasciata in pace.>> conclude, con un sospiro, accasciandosi sulla poltrona, posizionata proprio sotto l'oblò da cui filtrano i raggi del sole.

Forse dovrei ascoltarla.
Forse dovrei girare i tacchi e andarmene, tornare dagli altri.
Ma non ci riesco, è più forte di me. Devo restare qui, con lei, capire cosa la sta tormentando.

<<È perchè Juan ti ha chiesto del tuo primo bacio? È per questo...?>>

Angel si porta le mani alla testa, esasperata, per poi balzare nuovamente in piedi.

<<No, non è per questo, ma se anche fosse, ripeto, tu non puoi capire.
Hai già avuto le tue prime volte, ne hai avute così tante che ormai immagino siano tutte uguali, Marquez, non è così?
La tua timidezza par venire fuori solamente quando vuoi tu, a quanto vedo.
Perchè quando ti si presenta un'occasione che interessa anche a te, magicamente sparisce, vero?Peccato che la timidezza che conosco io è praticamente onnipresente nella vita di tutti i giorni, quasi come una sorta di maledizione.
Ma forse c'è differenza tra la timidezza spagnola e quella italiana, che dici?
Come funziona?
Quando una ragazza, che non sia ovviamente sotto il metro e settanta e che sia formosa al punto giusto, ti fa l'occhiolino, si disattiva in un battito di ciglia?
Avanti, spiegamelo, sono curiosa.>> conclude, con il fiatone, come se dire queste parole per lei fosse costata tanta fatica, ma so che non è così.

Le ha gettate fuori, urlate, tutte d'un fiato, come se se le fosse tenute dentro per troppo tempo.

Mi rendo conto di essere rimasto letteralmente impietrito davanti a lei, a fissarla, ma è come se non riuscissi a muovermi, neppure a parlare, a risponderle.

Alla fine, poi, che cosa potrei dire? Non mi aspettavo minimamente che dicesse simili parole.

Pensavo mi conoscesse.

Angel continua a tenere lo sguardo fisso su di me, i grandi occhi neri lucidi e attraversati da un lampo di dolore.

Ad un tratto sento dei passi farsi sempre più vicini e dopo qualche secondo, la voce di mio fratello alle mie spalle.

<<Ehi, va tutto bene qui?>>

Angel prende un respiro profondo, scostando gli occhi dai miei, per poi rialzare la testa e accennare un sorriso.

<<Sì...sì, tutto bene, Alex.>> mi lancia un ultimo sguardo, di sfuggita.

<<Ho solo bisogno di stare da sola.>> ed esce dalla stanza, lasciando me ed Alex da soli.

<<Ma che è successo?>> mi domanda, posandomi una mano sulla spalla.

<<Niente.>> quasi non riconosco la mia voce quando esce dalla mia bocca.

Un nodo mi stringe alla gola, una morsa mi attanaglia allo stomaco e una fitta continua a colpirmi ripetutamente al petto.

Non avrei mai immaginato che le parole di Angel potessero ferirmi a tal punto.

E ora non ho più voglia di giocare.

[Spazio Autrice]

Due aggiornamenti in una settimana, per farmi perdonare dato che la scorsa settimana non sono riuscita a pubblicare!
Abbiamo avuto il primo (dei tantissimi) scontri tra Angel e Marc.
Secondo voi cosa ha scatenato la rabbia di Angel??
Fatemi sapere le vostre opinioni con un commento e lasciate un voto se vi va 🌠
Un bacio ❤

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