Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Qualcosa di grande

[And isn't it just so pretty to think
All along there was some
Invisible string
Tying you to me?]

[Angel]

Come avevo potuto essere così sciocca?

Come avevo potuto non accorgermi che quello che stavo abbracciando, accarezzando, non era Alex ma Marc?

Marc era più robusto, dalle spalle larghe e il fisico più scolpito, Alex era più slanciato, sottile, era diverso.

Ma quando quelle braccia mi avevano stretta in quel modo così caldo e urgente, quando quelle labbra si erano posate sulla mia pelle, avevo perso completamente la cognizione di ogni cosa.

Per me, non poteva essere altri che Alex.

Non avrei mai pensato che Marc sarebbe arrivato a tanto, che avrebbe sferrato un colpo così basso per i suoi standard.

Eppure, lo aveva fatto.

Ed io ci ero cascata come una stupida.

Per quanto ci provassi, non riuscivo a smettere di pensare al modo in cui mi ero sentita mentre mi stringeva tra le braccia, mentre mi toccava, mi baciava. Era stato come un incendio, che con un suo tocco, aveva iniziato a divampare dentro di me, incessante.
Avevo provato le stesse, devastanti e struggenti emozioni che avevo provato la notte che avevamo passato insieme, e che provavo ogni volta che mi era troppo vicino, o che mi toccava.

Forse, avrei dovuto insospettirmi sin da quando la sua pelle aveva sfiorato la mia. Avrei dovuto capire che non era Alex. Ma, come una sciocca, credevo che all'improvviso, fosse scattato dentro di me quel minuscolo qualcosa che mi mancava quando stavo con Alex, che io non avevo mai ritenuto importante, e che continuo a non ritenere importante.
Quella bruciante sensazione che mi colpiva allo stomaco quando ci baciavamo, il respiro che mi mancava, i brividi che mi annebiavano la vista.
Con Alex era diverso, squisitamente dolce, ma non sentivo di diventare un'unica cosa con lui, era come se non mi fondessi con lui per diventare un unico corpo e un'unica anima.

Il modo in cui mi toccava Marc era completamente diverso da quello di Alex. Marc era lento ma allo stesso tempo urgente, caldo, come se avesse paura che potessi sparire da un momento all'altro, come se avessi potuto sfuggirgli dalle braccia. Quel modo così languido e al tempo stesso possessivo, mi mandava fuori di testa.
Alex era più delicato, quasi timoroso.

Avrei dovuto farci caso.

Avrei dovuto accorgermene subito, e non poco alla volta, non nel momento esatto in cui avevo sfiorato la sua mano sinistra e avevo sentito quella cicatrice, che Alex non aveva.

Come aveva potuto farlo?

Perché lo aveva fatto?

Perché continuava a comportarsi in quel modo con me?

Come poteva fare questo ad Alex?

Continuava a deludermi e pareva non interessargli.

Pareva quasi che si divertisse a confondermi. Il pomeriggio mi faceva una scenata perché avevo il desiderio vivo nel mio cuore di tornare a casa, e la sera si nascondeva nel buio per stringermi e baciarmi come se fosse l'ultima volta in cui avrebbe potuto farlo.

Come se avesse paura di perdermi.

Ma lui non mi aveva mai avuto.

Avevo passato il giorno seguente a fingere che non fosse successo nulla, più che altro perché non volevo far insospettire i miei nonni. Ma penso che alla fine si siano accorti comunque che qualcosa non andava. Avevo parlato il meno possibile con Marc, al contrario del giorno precedente.

Per quanto ci provassi, non riuscivo a fingere.

Stamattina abbiamo preso l'aereo diretto a Bologna e ora siamo in autostrada, pronti a raggiungere Misano.

<<Angel?>>

Sento la voce di Alex chiamarmi e sollevo lo sguardo verso lo specchietto retrovisore, dove incrocio il suo sguardo. So che Alex avrebbe voluto che mi sedessi accanto a lui, sul sedile del passeggero, ma i sedili posteriori mi facevano sentire più al sicuro dagli occhi di Marc, anche se era una bugia. Sentivo lo sguardo di Marc attraverso lo specchietto retrovisore esterno, per questo mi ero spalmata contro il sedile, nel vano tentativo di sfuggire ai suoi occhi.

Alex mi fa un cenno col capo ed io scuoto la testa.

<<No, Alex, puoi attaccare il tuo di telefono?>>

Alex mi rivolge uno sguardo sorpreso.

<<Tutto bene, tesoro? Vuoi sempre decidere tu la musica.>>

<<Oggi non ne ho voglia.>> taglio corto.

<<Ci penso io.>> sento dire da Marc, che tira fuori il telefono dalla tasca dei pantaloni.

Torno al mio posto, osservando i campi che scorrono ad alta velocità fuori dall'auto.

Le note di Secrets dei One Republic si diffondono nell'abitacolo dell'auto.

Ha davvero avuto il coraggio di scegliere questa canzone?

Come se attendesse una mia reazione, punta lo sguardo nello specchietto esterno e i suoi occhi incrociano i miei.

La musica è l'unico strumento di comunicazione che si può avere con me quando mi chiudo in me stessa. La musica penetra tra le crepe dei muri insormontabili che ho costruito intorno a me, lascia andare i miei freni inibitori.

E lui lo sa.

Sento quelle note, quelle parole, ed è come tornare al giorno in cui ci siamo incontrati. Mi viene da piangere al pensare a quante cose sono cambiate, a quanto noi siamo cambiati.

A quanto lui sia cambiato.

Scuoto la testa con stizza e tiro fuori il mio telefono dalla borsa.

Pensa davvero che con me basti così poco?

Non ho intenzione di ascoltare ancora questa canzone. Mi infilo le cuffie e faccio partire una playlist a caso. Schiaccio le cuffie nelle orecchie, anche a costo di diventare sorda. Mi stendo sul sedile e le note di Questa è la mia vita tratta dal Principe D'Egitto mi riempie i timpani e la mente.

Amo questa musica.

È così bella, così magica, sento la mia anima tremare. È come tornare bambina quando non facevo altro che guardare questo film, e desideravo vivere al tempo degli antichi Egizi. Se possibile, questa pellicola fece crescere ancora di più il mio amore per questa civiltà.

<<Io sono il Principe D'Egitto, il figlio di una grande dinastia, questa è la realtà!>>

Canticchio, l'ardore che mi fa tremare il cuore.

La musica che cresce a mano a mano con l'intensità delle parole, in un'opera di perfezione.

Fatemi tornare bambina, per favore.

Ad un tratto sento qualcuno toccarmi una gamba e riapro gli occhi, contrariata.

<<Angel, che fai, dormi?>> mi chiede Alex, sogghignando, senza staccare gli occhi dalla strada.

<<Stavo ascoltando una mia playlist, quelle di Marc sono orrende.>> commento, senza degnarlo di uno sguardo, mentre mi sollevo.

<<Ma come, quella di prima non era la vostra canzone?>> continua Alex, e io sbuffo.

<<Alexito, mi hai chiamato solo per questo?>>

<<No, ma per farti sentire una delle tue canzoni preferite.>>

Solo in quel momento mi accorgo che Circle of life del Re Leone risuona nell'abitacolo.

<<Il Re Leone!>> esclamo, posandogli una mano sulla spalla.

<<Così puoi immaginarti nella tua amata savana.>> commenta lui, ironico.

<<Non vedo né gazzelle né ghepardi all'orizzonte.>> replico, amara, mentre mi posiziono dietro il suo sedile per circondargli il collo con le braccia. Sento Alex prendermi una mano per posarci sopra un bacio delicato.

Non posso evitare di vedere Marc contratte la mascella e scostare lo sguardo verso il finestrino.

<<It's the circle of life
And it moves us all
Through despair and hope
Through faith and love
'Til we find our place>>

Sento Alex stringermi una mano, mentre canto.

<<Corazón, non smettere mai di cantare con quella voce da sirena che hai.>> sorrido e gli lascio una carezza sulla guancia.

Non appena la canzone finisce faccio ripartire la mia playlist, e Ascoltaci tratta sempre dal Principe d'Egitto, mi riempie le orecchie.

La musica è l'unica cosa in grado di donarmi un piacere estremo e senza confini.

Quasi non mi accorgo che ci siamo fermati. Riapro gli occhi e noto un autogrill dall'altro lato del parcheggio. Vedo Alex chiedermi con un gesto se voglio andare con lui, e rifiuto, con un sorriso.

Non appena noto che anche Marc però non ha intenzione di seguirlo, decido di scendere dall'auto. Stringo più forte la presa sul telefono e mi appoggio contro la portiera, mentre la musica si fa sempre più potente, riscaldando la mia anima. Un sorriso di beatitudine si disegna sulle mie labbra.

Sono finita in paradiso grazie a queste melodie.

Quando però sento le note di Can you feel the love tonight una fitta mi colpisce al petto e riapro gli occhi di scatto.

La cambio immediatamente e sento una cuffia sfilarsi dal mio orecchio.

<<Perché l'hai cambiata?>>

Ah.

La cuffia non era sfuggita da sola. Non mi ero accorta che era sceso dalla macchina anche lui. Recupero la cuffietta senza degnarlo di una risposta e mi allontano.

<<Non mi rispondi neppure?>>

<<Per me tu non esisti neppure.>> ribatto, fredda.

<<Sì, questo me lo hai fatto capire molto bene.>>

<<E allora non farmi domande stupide. Mi hai reso insopportabile l'ascolto di una delle mie canzoni preferite perché hai deciso di usarla come sottofondo per uno dei tuoi tanti giochetti. Almeno evita di fare il finto tonto.>>

Faccio ripartire la musica, senza aspettare una sua risposta.

La playlist del Principe d'Egitto continua, e When you believe inizia.

Mi allontano, per raggiungere un piccolo spazio verde al limite dell'autogrill.

<<There can be miracles
When you believe
Though hope is frail, it's hard to kill
Who knows what miracles you can achieve?
When you believe, somehow you will
You will when you believe.>>

So che la sto cantando ad alta voce, anche se ho le cuffie. Sento una lacrima rigarmi la guancia. Questa melodia al contrario, delle altre, mi commuove.

La musica è il mio unico credo, e gli effetti che ha su di me mi lasciano ogni volta sconcertata.

Riapro gli occhi, mentre continuo a girare su me stessa e a cantare e Marc è lì, poco lontano da me come se avesse paura di avvicinarsi troppo, lo sguardo fisso su di me.

La musica finisce e mi lascia completamente svuotata.

Mi dirigo verso di lui, ma solo per superarlo, non appena lo raggiungo.

<<Mi dispiace.>>

Mi fermo, non appena gli sento dire quelle due parole.

<<Mi dispiace davvero, Angel.>>

<<Non dire cose che non pensi davvero.>> rispondo, secca, senza guardarlo.

<<Cosa? Pensi che...che non mi dispiaccia davvero?>> fa per posizionarsi davanti a me, ma io lo scanso e lui mi afferra per un braccio.

<<Lasciami.>> sibilo, continuando ad evitare il suo sguardo.

<<Rispondimi.>> replica, ignorando ciò che gli ho detto.

<<Penso che non ti dispiaccia davvero. Tu volevi farlo. E scommetto che lo rifaresti anche adesso. Pensi che basta dire ogni volta un 'mi dispiace', per sistemare le cose? È andata bene a Jerez. Due volte no. Tra l'altro...cos'è, ti diverti a fare lo stronzo e a farti odiare da me?>>

Lo guardo, e leggo lo smarrimento nei suoi occhi. Se non sapessi che sta giocando anche in questo preciso istante, direi quasi che quella specie di dolore che vedo nei suoi occhi, sia sincero.

<<Ragazzi?>>

Sento Alex, appena uscito dall'autogrill, chiamarci e mi allontano da Marc.

<<Stavamo prendendo una boccata d'aria fresca, tesoro. Oggi fa davvero molto caldo.>> gli dico, mentre saliamo in macchina, <<manca ancora molto per raggiungere Misano?>>

<<Siamo nei pressi di...Ravenna>> pronuncia il nome della città con fare incerto, e, intenerita, gli accarezzo il ciuffo, <<non dovrebbe mancare molto.>>

Raggiungiamo Misano poco dopo l'una del pomeriggio. Non sono riuscita a vedere molto del posto, anzi, non sono riuscita a vedere nulla, dato che non appena siamo usciti dall'autostrada Alex ha raggiunto la statale. Il quartiere dove si trova il circuito di Misano però, intitolato a Marco Simoncelli, è davvero molto carino, e mi pare anche un posto molto tranquillo. Certo, quando non ci sono weekend di gara.

<<José ha detto che tra poco il pranzo sarà in tavola.>> ci informa Marc, non appena entriamo in circuito.

<<Allora corriamo che sto morendo di fame.>> Alex quasi non si butta fuori dalla macchina. Recuperiamo le nostre valigie e ci dirigiamo verso l'area privata.

Alex mi affianca e mi posa un braccio sulle spalle.

<<Ho passato due giorni bellissimi dai tuoi nonni.>> mi volto a guardarlo, sollevando il viso verso di lui, che mi sovrasta, e di molto, con la sua altezza.

Gli prendo la mano che ha posata sulla mia spalla e sorrido.

<<Davvero?>>

<<Eccome. Il luogo da dove provieni è meraviglioso, proprio come te. Capisco perché vi sei così legata.>>

<<Magari potremo tornarci, un'altra volta. Da soli.>> sussurro, tirandolo per la maglietta e facendolo chinare verso di me per potergli posare un bacio sulla guancia.

Lo sento sorridere, mentre mi stringe forte a sé. Raggiungiamo il motorhome e cerco di trattenere una risata quando vedo José ai fornelli.

<<Guarda che ti ho visto, Angel!>> mi redarguisce, mentre io mi dirigo verso la stanza di Alex.

<<Ma io non stavo facendo nulla! È solo che beh...si vede che sei un talento ai fornelli, José.>> sogghigno, mentre Alex mi supera scuotendo la testa.

<<Da che pulpito arriva la predica.>> replica José, inarcando un sopracciglio.

<<Touché.>> mi limito a dire, prendendo la mia valigia ed entrando nella stanza di Alex.

José ha preparato un semplice piatto di spaghetti al sugo.

<<Forse avrei fatto meglio ad andare in hospitality.>> commenta Marc, osservando il suo piatto di spaghetti con fare disgustato.

<<E invece no, dovete stare tutti qui, perché devo dirvi una cosa.>> ribatte José, schiarendosi la voce.

<<Ovvero?>> domanda Alex, dopo aver buttato giù un boccone di spaghetti.

<<Ho intenzione di chiedere a Nuria di sposarmi.>>

<<Sei serio?>> gli domanda Marc, il viso che è una maschera di sorpresa.

<<Certo! Stiamo insieme da diversi anni, la amo tantissimo...voglio che diventi mia moglie.>> continua José, un largo sorriso a disegnargli le labbra.

<<Lasciami dire che sei un ragazzo molto fortunato.>> dico, per poi dargli una leggera spintarella.

<<Congratulazioni, José! Stai per fare un grande passo!>> esclama Alex, dandogli una pacca sulla spalla, mentre Marc annuisce.

<<Congratulazioni, amico. Adesso...attendiamo il momento in cui le farai la proposta.>> esclama Marc, prendendo un sorso d'acqua.

<<Già, ci devo pensare. E devo ancora prendere l'anello. Quando torneremo da Misano inizierò a girare per gioiellerie.>>

Sento il cellulare nella tasca dei pantaloncini vibrare, e quando lo sblocco, e noto di che notifica si tratta, non riesco a trattenere un sorriso.

"Ci vediamo alla curva del Tramonto?"

"Dimentichi che io non conosco il circuito." rispondo, mentre i ragazzi continuano a parlare dell'imminente dichiarazione di José a Nuria.

"Allora ci vediamo sulle tribune davanti alla pitlane. Che dici?"

"Va bene. Sto ancora pranzando, ci vediamo tra una mezz'oretta. A dopo."

<<Scusate, vado un attimo in bagno. Ancora tantissimi auguri, José. Sono felice per il passo che stai per fare.>> gli lascio un bacio sulla guancia, e raggiungo il bagno.
Mi do una rinfrescata e do una leggera pettinata ai capelli, per poi raggiungere la camera da letto di Alex e recuperare un pacchetto all'interno della mia valigia.

<<Ragazzi, vado a fare un giro. Ci vediamo più tardi.>>

Alex mi raggiunge.

<<Dobbiamo ancora...sistemare le valigie.>>

<<Io lo farò più tardi, Alexito. Non ti preoccupare, torno presto.>> gli lascio un bacio sulla guancia, per poi uscire dal motorhome.

Cammino a passo spedito verso l'uscita dell'area privata, mentre infilo il pacchetto nella borsa.

<<Angel!>>

Non posso crederci, mi sta venendo dietro.

<<Non ora.>>

<<No, tu adesso ti fermi.>> Marc mi prende per un polso, e mi fa voltare verso di sé.

<<Cosa diavolo vuoi? Ho da fare.>> cerco di togliere il polso dalla sua stretta, ma lui stringe la presa, con una disarmante delicatezza.

<<Dove stai andando?>>

<<A fare un giro, l'ho appena detto.>>

<<Hai detto che hai da fare.>> precisa lui.

<<Semplicemente perché voglio liberarmi di te.>> replico, sollevando un angolo delle labbra.

<<Ci vuole ben altro per liberarsi di me.>>

<<Sì, d'accordo, ora fatti da parte.>> tolgo il polso dalla sua stretta, e riprendo a camminare.

<<Chi ti sta aspettando? Migno? Ah no, no, aspetta...Joan. Stai andando da Joan. Ho indovinato?>>

Mi blocco, il desiderio di tirargli un pugno in faccia che mi invade tutt'a un tratto.

<<Ebbene sì, sto andando da Joan, dunque? Venerdì è stato il suo compleanno e vorrei semplicemente fargli gli auguri dal vivo. Ora puoi anche smettere di comportarti come un bambino geloso. Non ne hai alcun diritto.>>

Lo sento sogghignare, mentre continua a venirmi dietro. Ha davvero l'intenzione di farmi uscire fuori di testa?

<<Sei sicura che lui non ti piaccia neanche un po'?>>

<<Ti ho già detto che Joan mi piace, ma non nel senso che intendi tu. Il fatto che io voglia passare del tempo con lui non significa che voglia fare altro con lui. Non sono te, che se fai il carino con una ragazza è solo perché vuoi portartela a letto.>> sibilo, guardandolo dall'alto al basso.

Lui assottiglia lo sguardo.

<<Ora sei ingiusta.>>

<<Come vuoi. Ho di meglio da fare che stare qui a discutere con te per delle stronzate. Io sto con Alex, ed è solo con lui che voglio stare. È chiaro?>>

Esco dall'area privata, ma lo sento venire ancora dietro di me.

<<Vuoi levarti dalle palle, per favore?>> sbotto, voltandomi verso di lui, che per poco non mi viene addosso.

<<Dato che non ho niente da fare, pensavo di venire con te.>> soffia, con aria suadente, mostrandomi un largo sorriso.

<<Ma ti piace così tanto comportarti da stronzo, con me? Che ti ho fatto di male? Perché ti diverte così tanto giocare in questo modo con me? Non hai nient'altro da fare?>> distolgo subito lo sguardo da lui, e noto, in lontananza, un gruppetto di ombrelline ridere e scherzare.

Inarco un sopracciglio.

<<Te le sei fatte tutte?>> domando, cambiando discorso.

<<Cosa...?>> mi domanda, con aria confusa.

<<Quelle ombrelline, te le sei fatte tutte? Rispondi, sei hai il coraggio!>> esclamo, sardonica, portandomi le mani ai fianchi.

Lo vedo mordersi l'interno della guancia, mentre assottiglia lo sguardo.

<<Sì, me le sono fatte tutte. E allora?>> replica, con aria compiaciuta.

<<Disgustoso. Quasi mi dispiace per Linda.>>

<<Addirittura.>> sogghigna lui, inarcando un sopracciglio.

<<Sì, mi dispiace per lei. Ma a lei non importa in fondo. A me darebbe il voltastomaco andare con qualcuno che si è scopato centinaia di ragazze. Il problema è che ci sono andata. E mi fa schifo.>> sibilo, con la chiara intenzione di ferirlo.

Ma so bene che è impossibile ferirlo, fargli del male. So di esserci riuscita solo quando gli ho sbattuto in faccia le sue insicurezze fisiche, e me ne ero pentita. Era un qualcosa che non andava mai fatto.

Ma sapevo che nel campo del sesso lui era molto sicuro di sé, e che quindi, le mie parole non lo avevano toccato minimamente.

Il suo viso si incupisce e capisco che devo continuare, devo continuare a provare a ferirlo.

<<Ma ora le ragazze non famose non ti interessano più, vero? Mi è capitata sotto gli occhi un'intervista che hai rilasciato a gennaio, e l'ho letta, l'ho recuperata. Hai detto che ti sarebbe piaciuto frequentare ragazze conosciute, modelle, attrici, vero? Per uno con un grande ego come il tuo deve essere una cosa estremamente piacevole. E beh, ora l'hai trovata. Le ragazzi normali, non conosciute, non vanno più bene per te, non appagano abbastanza il tuo ego. Io sono una di queste, per cui, vedi di girarmi al largo.>>

Gli volto le spalle, convinta di essermene liberata, ma Marc non demorde, e continua a venirmi dietro. Ad un tratto mi supera e mi si para davanti, afferrandomi per entrambi i polsi.

<<Angel, io mi sono sempre divertito anche con ragazze conosciute. Ho semplicemente sottolineato che, nonostante io sia una persona estremamente riservata sulla mia vita privata, questo non significava che non avrei potuto divertirmi con una ragazza conosciuta. Certo, non potevo usare questo verbo, ma era quello il senso delle mie parole. Solo che con le altre, non sono finito sui giornali. Siamo sempre stati discreti. Anche con Linda doveva andare a finire così, ma, questa volta, sono finito sui giornali perché lei aveva avvertito i paparazzi. Come hai detto tu, il suo obiettivo era quello di usarmi.>> mi fissa per un istante, poi abbassa il capo e lascia andare i miei polsi, per poi rialzare lo sguardo su di me, un sopracciglio inarcato.

<<Posso farti una domanda?>> chiede, e io gli do le spalle.

<<No.>> sibilo, mentre inizio ad avviarmi.

<<Beh, io te la farò lo stesso.>> replica lui, continuando a venirmi dietro.

La cosa sta iniziando a diventare ridicola.

<<Bene, e io non ti risponderò.>>

<<Perché ti interessa così tanto delle mie relazioni con altre ragazze? È un qualcosa che hai sempre saputo, perché nell'ultimo anno però paiono darti quasi...fastidio?>>

Sento la rabbia invadermi come un fuoco nelle vene. Mi fermo di scatto e mi volto a guardarlo.

<<E tu perché continui a intrometterti nella mia storia con Alex?>> sibilo, il mento sollevato, gli occhi fissi nei suoi.

<<Sono stato io a farti una domanda per primo. Rispondi prima tu.>> ribatte, chinando di poco il viso verso di me, un angolo delle labbra tirato impercettibilmente verso l'alto.

Lo guardo con tutta la rabbia di cui sono capace.

<<Bene. Non mi interessano le tue centinaia di relazioni con le altre, ciò che mi ferisce è il dover realizzare che del ragazzo che io ho conosciuto sei anni fa, non c'è più niente. Che quel ragazzo timido e riservato che mi aveva conquistata a tal punto da fidarmi di lui, non esiste più. È stato sostituito da uno che gode del proprio titolo di pilota campione del mondo e ne approfitta per scoparsele tutte. Ecco cosa mi ferisce. Se tu fossi stato già allora quello che sei ora, non sarebbe mai potuto nascere niente tra di noi. Non mi sarei mai fidata di te. Non ti avrei mai aperto il mio cuore.>>

Continuo a fissarlo, gli occhi che mi pungono per le lacrime che vorrebbero uscire, ma queste non sono lacrime di rabbia. Sono lacrime di delusione e dolore, il dolore per qualcosa che non esiste più. Perciò le scaccio via, le trattengo, le inghiotto, perché le uniche lacrime che devono vedere gli altri, sono quelle dovute alla mia rabbia.

Non gli ho raccontato tutta la verità. Non avrei mai potuto ammettere che oltre a ciò, inspiegabilmente, mi feriva vederlo con altre, mi feriva da impazzire, mi procurava un dolore atroce al centro del petto.

L'impercettibile sorriso dalle labbra di Marc è sparito. Vedo i tratti del suo viso indurirsi.

<<Ora tocca a te rispondere. Avanti.>> lo incito, incrociando le braccia sotto il seno, in attesa.

<<Perché penso che non sia la scelta giusta per te, e che tu faccia parlare più la tua testa che il tuo cuore.>>

Devo ignorare quello che ha appena detto.

Non mi interessa ciò che pensa.

<<Bene, ora che abbiamo entrambi ricevuto le risposte che stavamo aspettando, possiamo andare.>> gli do ancora una volta le spalle.

<<Non hai niente da dire su ciò che ti ho appena detto?>> lo sento dire.

<<Assolutamente no. Non mi interessa ciò che pensi della mia relazione con Alex. Conta quello che penso io e quello che pensa lui. Nient'altro. I tuoi giochetti con me, Marc, non funzioneranno. E tra l'altro, penso che anche a te non importi quello che ti ho detto io, un istante fa. Ti basta sapere che ovunque andrai ci saranno sempre ragazze pronte a caderti ai piedi senza che tu debba fare o dire nulla. Ma vedrai Marc, vedrai, arriverà il momento in cui l'unica che vorresti che cadesse ai tuoi piedi ti ignorerà e capirai cosa vuol dire essere feriti e scottati. Capirai cosa vuol dire volere una cosa, una cosa soltanto, desiderarla a tal punto da stare male e non poterla avere. Allora sì, capirai.>>

Lo fisso con tutta la rabbia e l'ardore di cui sono capace, perché desidero da impazzire che le mie parole si realizzino, che Marc trovi sulla sua strada quella ragazza in grado di farlo impazzire, di strappargli il cuore dal petto, di fargli perdere almeno un po' quella estrema sicurezza che ha di se stesso. Che gli infierisse lo stesso dolore che lui infierisce agli altri.

Marc non risponde, resta semplicemente lì, immobile, a fissarmi. Gli occhi sono così cupi e duri da farmi quasi sentire una morsa alla bocca dello stomaco. Serra la mascella e porta la punta della lingua tra le labbra.
Lo fa sempre quando cerca di trattenere la rabbia.
Sembra quasi sul punto di urlarmi contro, invece mi da le spalle e si allontana.

Non riesco a trattenere un sorriso di vittoria. Ce l'ho fatta.

Controllo l'ora sul telefono e noto che sono in ritardo per colpa di quell'idiota.

Mi dirigo a passo svelto verso la tribuna indicatami da Joan, e, quando mi fermo davanti alle scale, mi sistemo per un'ultima volta i capelli. Salgo lentamente gli scalini, e inizio a guardarmi intorno.

<<Scricciolo!>> sorrido, non appena sento la sua voce chiamarmi in quel modo.

<<Joan!>>

Inizia a scendere di corsa verso di me, dato che si era seduto nella parte più alta della tribuna. Joan mi prende per i fianchi, per poi attirarmi a sé e girare su se stesso.

<<Sono così felice di vederti, scricciolo!>>

<<Anche io sono molto felice di vederti, Joan! E ancora...tanti auguri!>>

<<Non vedevo l'ora di sentirti dire queste parole qui, al mio orecchio.>> esclama, ironico, mettendomi giù, <<ora siamo entrambi ventenni.>> ammicca, inarcando le sopracciglia e chinandosi verso di me.

<<Smettila, avanti. Sediamoci, così ti do il mio regalo.>> vedo un lampo passare nei suoi occhi.

<<Mi hai fatto un regalo?>> domanda, sorpreso.

<<Certo! Ma non è niente di che, ti avverto.>>

<<Qualsiasi cosa ricevuta in dono da te sarà bellissima.>> replica, venendosi a sedere accanto a me.

Gli lancio uno sguardo, e tiro fuori il pacchetto dalla borsa.

Joan mi rivolge un sorriso dolcissimo mentre scarta il pacco. Il pensiero di aver comprato qualcosa che possa non piacergli attraversa la mia mente.

<<Non conosco così bene i tuoi gusti da sapere se può piacerti o meno, al limite puoi passarlo a qualche tuo amico o gettarlo via ->>

Joan prende tra le dita il braccialetto che gli ho regalato, osservandolo attentamente. È realizzato in legno, con disegnati dei motivi tribali.

<<È così particolare!>> esclama, alzando gli occhi su di me.

<<Sì, lo so...>>

<<È bellissimo. Mi piace tantissimo! Anzi>> lo indossa, <<eh? Che dici, mi dona?>>

<<Assolutamente sì.>> sorrido, <<ti piace sul serio?>> gli chiedo, incerta.

<<Eccome! Grazie, scricciolo, sei preziosa.>> si china verso di me, e mi posa un bacio sulla guancia.

<<Ora, però>> annuncia, alzandosi in piedi e tirando fuori un piccolo pacchetto dalla tasca, <<devo darti anch'io il mio piccolo pensierino. Ricordi? L'ho preso a Formentera.>>

<<Certo che mi ricordo. Ma ripeto, non dovevi, Joan!>>

<<Non potevo non prenderlo. Quando l'ho visto, mi ha fatto subito pensare a te.>>

Scarto il pacchetto e tiro fuori quello che sembra un ciondolo.

<<Ma...Joan! È stupendo!>>

Il pendente, in bronzo, raffigura il corpo sinuoso di un drago.

<<Ho notato che ti piacciono i draghi, quindi, quando l'ho visto a Formentera, su una bancarella vicino alla spiaggia, ho pensato subito a te e al fatto che poteva piacerti.>>

<<Ed è così Joan, mi piace tantissimo! Grazie!>> gli getto le braccia al collo e gli poso un bacio sulla guancia, <<mi aiuti ad indossarlo?>> gli chiedo, dandogli le spalle e sollevando i capelli di lato.

<<Subito!>> sento le sue dita sfiorarmi il profilo del collo, <<ecco fatto.>>

Lascio andare i capelli e mi volto verso di lui.

<<È bellissimo. Io ho un debole per i draghi, li adoro tantissimo. Ed è così bello avere qualche cosa che li raffiguri. Grazie ancora, Joan.>>

<<Di nulla, scricciolo. Ora>> si alza in piedi, <<andiamo a festeggiare?>>

<<Come?>> gli domando, confusa.

<<Dobbiamo festeggiare il mio compleanno! Allora, che ne dici di un bel gelato solo io e te?>> ammicca, inarcando le sopracciglia e sorridendo.

<<Un gelato. Qui.>>

<<Ma no! Andiamo a Misano. O a Riccione. Che dici?>>

Osservo Joan, per qualche secondo. Trascorrere del tempo con lui è come respirare una boccata d'aria fresca dopo tutte le tensioni tra me e Marc. Allontanarmi un po' dai due Márquez non può farmi altro che bene.

<<E va bene. Ho proprio voglia di una coppa di gelato crema e cioccolato!>> afferro la sua mano e scendiamo le scale.

Raggiungiamo una piccola coupé nera come la notte.

<<Ti piace? L'abbiamo noleggiata a Bologna.>>

<<Anche noi ne abbiamo noleggiata una simile a Bologna. In un autonoleggio a cui ho ovviamente chiesto conferma della disinfezione delle loro auto.>> aggiungo, mentre mi allaccio la cintura. Joan mi lancia un'occhiata, mentre cerca di trattenere una risata.

<<Fissata con microbi, germi, e cose varie?>>

<<Tutti dovremmo esserlo. E staremmo tutti sicuramente meglio.>>

<<Confermo.>> mette in moto e usciamo dal circuito.

<<Stiamo andando a Misano?>> gli chiedo, non appena noto che sta uscendo dalla statale.

<<No, a Cattolica. Mi sono appena ricordato che ho mangiato un ottimo gelato lo scorso anno in una gelateria sulla spiaggia.>>

Annuisco, e abbasso il finestrino.

<<L'odore del mare!>> esclamo, sporgendomi dal finestrino, non appena raggiungiamo il lungomare.
Sento Joan sogghignare.

<<Attenta, scricciolo!>>

Dopo diversi minuti parcheggia l'auto.

<<L'ultimo tratto dovremo farlo a piedi.>> mi informa, mentre scendiamo dall'auto.

Mi guardo intorno, mentre camminiamo l'uno accanto all'altro.

<<È così carino qui. È davvero un bel posticino.>> commento, osservando i negozi di abbigliamento e di oggettistica, i ristoranti che superiamo mano a mano che ci avviciniamo alla spiaggia, in questo momento poco affollata.

<<Sì, vero? Sono felice che tu sia qui con me. Mi sei mancata molto.>> lo sento dire, mentre mi accarezza una guancia con il dorso della mano. Sorrido, scuotendo la testa.

<<Incredibile, anche tu.>> lo vedo inarcare le sopracciglia, mentre il sorriso sulle sue labbra si allarga.

<<Un passettino alla volta e non potrai più vivere senza di me.>> mi sussurra all'orecchio, e io allungo il passo, allontandomi da lui, ridendo e scuotendo la testa.

<<Cretino, ti ricordo che ho un ragazzo.>>

Joan, per tutta risposta, sbuffa.

<<Aspetto il giorno in cui mi dirai che sei tornata single.>>

Spalanco la bocca, mentre lo guardo sbalordita.

<<Joan!>> lo rimprovero.

<<Sì, è il mio nome. Non è male, vero?>> ammicca, mentre mi apre la porta della gelateria.

<<Mi lasci sempre senza parole.>>

<<Allora sono sulla buona strada.>> replica, facendomi un cenno col capo, <<vieni, andiamo a sederci fuori.>> lo seguo, e usciamo su una terrazza che affaccia sul mare.

<<Che meraviglia!>> commento, non appena ci sediamo ad un tavolo.

<<Già. È anche per questo che apprezzo questo locale.>> fa un cenno a qualcuno all'interno dello stabile, <<tu sei già pronta ad ordinare, vero?>>

<<Certo!>>

Dopo aver ordinato, Joan si toglie il cappellino e si passa le dita tra i capelli, per poi rivolgermi un largo sorriso.

<<Allora, come sta andando questo nostro primo appuntamento?>> mi chiede, posando i gomiti sul tavolo e fissandomi dritto negli occhi. Inarco un sopracciglio, sogghignando.

<<Ma...questo non è un appuntamento.>> lui spalanca gli occhi, con fare sorpreso.

<<Ah, no? A me pare proprio di sì. Insieme, da soli, in un locale sulla spiaggia...è un appuntamento.>> continua, gongolando.

<<E va bene. Per te è un appuntamento, per me non lo è. È un'uscita con un amico.>> Joan sbuffa.

<<Attendo solo il momento in cui da amico passerò alla fase 'ragazzo'. Più precisamente, il tuo.>>

Non riesco a trattenere una risata.

<<Quanto sei sfacciato.>>

Joan inarca le sopracciglia, sorridendo.

<<È anche per quello che mi adori.>>

<<Mi tocca ammetterlo.>> sospiro, scostando una ciocca di capelli dal viso, per poi afferrare il suo cappellino e indossarlo.

<<Una dea appena scesa sulla terra che fa il tifo per il pilota giusto.>> commenta, ammirandomi e mordendosi il labbro inferiore. Poi tira fuori il telefono dalla tasca dei pantaloncini.

<<Posso farti una foto?>> mi chiede, rivolgendomi un'occhiata implorante.

<<Solo se mi prometti che non la pubblichi su instagram.>> si porta una mano al petto.

<<Giuro sulla mia moto.>>

<<Allora vai>> lo osservo mentre mi scatta la foto, <<puoi passarmela?>>

<<Certo. Ammetto, però, che faremmo prima su whatsapp, se solo avessi il tuo numero di telefono...>>

<<Accontentati di instagram.>> ribatto, mentre il cameriere ci serve i nostri gelati.

<<Hai ragione. Devo avere pazienza. Coloro che avranno pazienza sono coloro che alla fine vinceranno.>>

<<E questa? Filosofia tibetana?>> sogghigno, assaggiando il gelato.

<<No, mia>> replica, ridendo, per poi osservare il suo gelato, <<vuoi assaggiare il mio gelato?>> lo guardo, sorpresa.

<<Oh...va bene. Vaniglia e nocciola sono comunque buonissimi.>> commento, mentre allungo il mio cucchiaino verso il suo gelato, <<tu vuoi un po' di crema e cioccolato?>>

Non ho mai condiviso i miei dolci con nessun altro, sono molto golosa, di cioccolato soprattutto, e questa è la prima volta che chiedo ad un'altra persona se vuole assaggiarne un po'.

Joan solleva appena le spalle, accennando un sorriso.

<<Certo. Anche se tra il cioccolato e la vaniglia preferisco quest'ultima.>>

<<La nostra amicizia finisce qua.>> replico, facendo per alzarmi.

<<No, Angel>> sogghigna, <<per così poco?>>

<<Io sono il cioccolato fatto persona!>> replico, e lui inarca un sopracciglio, rivolgendomi un'occhiata compiaciuta.

<<Allora, in questo caso, sarei molto felice di assaggiarlo.>>

<<È per caso una battuta che nasconde un doppio senso...?>> gli chiedo, incerta e lui scoppia a ridere, per poi guardarmi intensamente.

<<Posso dire che Alex ha ragione? Sei così pura, candida e senza malizia...è davvero fortunato.>> soffia, gli occhi neri fissi nei miei e il viso serio.

Resto a guardarlo, senza sapere che dire, e ci pensa lui a cambiare discorso.

<<Ho visto che sei stata in montagna!>> mi scuoto, e sorrido.

<<Oh sì, sono stata a trovare i miei nonni. È da lì che vengo. Ne ho apprifittato per presentar loro Alex...e anche Marc.>>

Joan annuisce, poi pare ricordarsi di qualcosa.

<<Ecco, c'era una cosa, stupida, che volevo dirti.>>

<<Okay, dilla.>> sogghigno.

<<Oggi, mentre eravamo in macchina per raggiungere Misano, è passata una canzone alla radio e ho capito chi mi ricordi.>>

<<Ti ricordo qualcuno?>> annuisce.

<<Quella cantante americana...ah sì, Ariana Grande. È così che si chiama? Non so, comunque, fisicamente intendo, siete identiche. Cioè, stessa altezza, fisico uguale...lo avevo realizzato questa mattina e avrei voluto scrivertelo, ma ho pensato che dirtelo dal vivo sarebbe stato meglio.>> sogghigno.

<<Onestamente, me lo hanno detto anche altri. Ammetto che da quando l'ho vista mi sono sentita un po' meno sola e un po' meno strana.>>

<<Ma se sei uno schianto. Davvero. Sei bellissima e particolare. Ancor più per quello che ti porti dentro, per l'anima e la mente che hai. Devi amarti, perché sei un capolavoro.>>

Sento qualcosa pizzicarmi al centro del petto mentre lo guardo. Poso una mano sulla sua, mentre accenno un sorriso.

<<Sei un tesoro, Joan. C'è tanto, dietro quella sfacciataggine.>> lui sogghigna.

<<A poco a poco mi scoprirai.>> replica, e lo sento accarezzarmi il palmo della mano. Un brivido del tutto inaspettato mi attraversa il braccio e ritiro la mano quasi di scatto.

<<Sai come mi chiamavano a Cervera fino a qualche anno fa? L'Elsa di Cervera.>>

Ma che mi è preso? Perché ho detto la prima cosa che mi è passata per la testa?

Lui inarca un sopracciglio.

<<Elsa? Perché?>>

<<Hai presente il film della Disney? Frozen?>>

<<Certo! E tu...saresti Elsa?>>

<<O anche regina dei ghiacci, e simili. Te lo dissi, non mi conosci ancora così bene. Sono sempre stata una persona estremamente fredda e solitaria.>>

<<Con me finora non lo sei mai stata.>> nota lui, poggiando il viso contro il pugno chiuso della mano.

<<Se continuerai a passare del tempo con me, prima o poi lo vedrai.>> ammetto, scostando lo sguardo dal suo, <<facciamo un giro?>> propongo, sorridendo.

<<Certo! Pago e ->>

<<Paghiamo.>> lo interrompo.

<<No, ti prego Angel! Ti ho invitata io, lascia che paghi io. Se ci sarà una prossima volta pagherai tu, va bene?>> lo guardo, contrariata.

<<E va bene.>>

Esco fuori dal locale mentre lo aspetto e mi siedo sul muretto che affaccia sulla spiaggia. Dopo qualche minuto, Joan mi raggiunge.

<<Stiamo un po' qui?>> mi chiede e io annuisco. In quel momento sento il telefono trillare nella tasca dei miei pantaloncini.

<<È Alex!>> annuncio, preoccupata, <<oddio, e adesso che gli dico?>>

<<Che sei in spiaggia con me, no?>>

<<Sì, certo!>> replico, contrariata. Rispondo.

<<Alex, tesoro!>>

<<Angel, ma dove diavolo sei finita?>>

<<Ehm...sono nel...sono nel motorhome della Leopard Racing.>> Joan mi rivolge un'occhiata tra l'ironico e lo sconcertato.

<<Perché...perchè sei nel motorhome della Leopard?>>

Pare un tantino alterato. E ha ragione.

<<Joan mi ha invitato al taglio della torta per il suo compleanno. Non potevo dire di no ad una torta, ti pare? Ti giuro che tra dieci minuti sono lì, va bene? Scusami tesoro, non ho minimamente pensato al tempo che passava. Sono una pessima fidanzata.>> sospiro.

<<Ma che dici. Sai che ti amo, ero semplicemente preoccupato. Mi avevi detto che eri andata a fare un giro e non ti vedevo arrivare, pensavo ti fosse successo qualcosa.>>

<<Hai ragione, tesoro. Non ti merito. Torno tra poco. Faccio gli auguri a Joan e vengo.>> chiudo la chiamata e mi volto verso Joan.

<<Devo tornare in circuito prima di subito.>>

<<Che palle!>> commenta Joan, mentre mi aiuta ad alzarmi.

<<Cretino. Avrei voluto fare una passeggiata...e...>> vedo due tizi psssarmi davanti con una piadina tra le mani, <<assaggiare la piadina! Io devo assaggiare la piadina!>> piagnucolo e sento Joan sogghignare.

<<Usciamo insieme una di queste sere, così la potrai assaggiare!>>

<<Sì! Questa è una grandissima idea! Usciamo tutti insieme a cena, domani!>>

<<Tutti...chi?>>

<<Io, tu, Marc, Alex, Migno, Pecco...ci divertiremo un sacco!>>

<<Sicuro!>> sogghigna Joan, mentre saliamo in macchina, <<hai i numeri di tutti quanti?>>

<<Non serviranno. Siete tutti invitati alla festa di stasera.>>

Non ho idea di quello che io stia dicendo, né da dove esca questa festa.

<<Ci sarà una festa, stasera?>>

<<Sì, in onore di José. O meglio, José ancora non lo sa, ma sarà entusiasta quando glielo dirò. Ha in mente di chiedere alla sua fidanzata di sposarlo. Bisogna festeggiare, no?>>

<<Certo! Io vengo, puoi essere sicura della mia presenza, Belle.>>

<<Belle?>> gli chiedo, confusa.

<<Hai parlato della Disney prima e ho pensato a quale principessa Disney somigliassi, per me...tu sei Belle!>>

La Bella e la bestia ovunque.

Raggiungiamo il circuito e scendo dall'auto alla velocità della luce, per poi tornare indietro e abbracciare Joan. Lascio un pezzettino di carta nella sua mano.

<<E questo cos'è? Un fazzoletto?>> sogghigna, mentre lo apre. Vedo un lampo di sorpresa quando nota ciò che c'è scritto sopra.

<<Così ti sarà più facile mandarmi la foto.>> gli lascio un bacio sulla guancia e corro verso l'area privata.

~·~

Alla fine José è stato più che entusiasta di sapere che avevo in mente di organizzare una festa nel nostro motorhome. Ho invitato Joan, Pecco, Nicco, Migno, e gli altri, e ora sono alla postazione musica, dato che sono io a dirigerla.

<<Questa sera non canti, scricciolo?>> mi urla Joan nelle orecchie e io scuoto la testa, <<stasera niente canti.>>

<<Mi sono ricordato di dirti che ho visto un video di un galà a Barcellona, di due settimane fa...eri davvero tu? Quella con indosso quello smoking? Dark Angel?>>

<<Sì!>> sogghigno, annuendo e vedo Joan spalancare la bocca e gli occhi.

<<Sposami. Ti prego.>> gli do una leggera spinta e in quel momento Pecco ci raggiunge.

<<Angel!>>

<<Pecco!>> lo abbraccio.

<<Amo la musica che stai mettendo. Per avere solo un telefono stai facendo grandi cose.>>

<<Grazie. Ci sarai domani sera, vero? A cena!>>

<<Migno mi ha già detto tutto e certo che ci sarò! Posso portare la mia ragazza? Mi farebbe piacere che tu la conoscessi!>>

<<Certo!>>

Inserisco una canzone gitana nel mio medley musicale, una di quelle da ballare intorno ad un falò, e Joan mi prende una mano.

<<Almeno un ballo me lo concedi, scricciolo?>>

<<Ma certo!>> mi prende per i fianchi e iniziamo a ballare, <<così, guarda!>> gli faccio vedere i vari movimenti, mentre continuo a ridere e realizzo che mi sento felice. Come se fossi brilla, quando in realtà non ho bevuto neanche un goccio d'alcol. Gli prendo la mano e iniziamo a girare su noi stessi, nella confusione del motorhome.

<<Ora dovrei cambiare partner! Il ballo è così!>> gli urlo e lui mi guarda implorante.

<<Non farmi finire a ballare con Migno, ti prego!>> non riesco a trattenere una risata mentre giro su me stessa, e nella confusione, finisco addosso a qualcun altro che mi afferra prontamente per i fianchi.

<<Oddio, scusa ->> le parole mi muoiono in gola quando noto che si tratta di Marc.

Restiamo immobili a fissarci per diversi istanti, poi lui riprende a ballare, lo sguardo fisso nel mio, la presa sui fianchi salda e quasi possessiva. Le luci soffuse mi impediscono di notare quanto penetrante il suo sguardo sia.

La sua mano grande e calda accarezza la mia schiena nuda e trattengo un sospiro. Intuisco che i miei occhi vorrebbero chiudersi ma lo impedisco e mi allontano da lui. Lo fisso per un istante che pare interminabile e il modo in cui ci stiamo fissando è più chiaro di mille parole.

Ma scaccio via quei pensieri, quella che sembra una realtà che io non posso accettare.

Gli do le spalle, e inizio a cercare Alex. Il motorhome non è propriamente grande, ma con tutta questa gente pare immenso.

<<Alex!>> lo chiamo, e lo sento afferrarmi per una mano.

<<Corazón!>> lo sento dire e io lo tiro giù, verso di me per baciarlo, baciarlo con tutto il fiato che ho in corpo.

<<Wow.>> lo sento sospirare, <<è proprio vero che la musica ti fa impazzire.>> accenno un sorriso e lo stringo a me.

Ho Alex.
Non posso volere, né desiderare altro.

~·~

<<Chi lo ha scelto il locale?>>

<<Io, hai qualcosa da ridire?>> replica Migno, alla domanda di Nicco, <<Angel mi ha lasciato carta bianca, e si dia il caso che questo sia il posto dove servono la piadina migliore della Romagna!>> gongola Andrea, lanciandomi uno sguardo.

Ci troviamo in un piccolo ristorantino poco distante dalla spiaggia, a Cattolica. Devo ammettere che Andrea ha scelto bene.

<<Ha dato scelta a me, questa è una dichiarazione d'amore.>> ammicca Migno, lanciandomi un'occhiata dall'altro lato del tavolo.

<<Migno è cotto, eh?>> commenta con ironia Domizia, la ragazza di Pecco. È davvero una ragazza simpatica e molto carina.

<<Migno è cotto di tutte!>> continua Pecco ridendo.

<<Angel è al primo posto!>> ribatte Migno, lanciandomi un bacio volante.

<<Vi ricordo che io sono qui!>> si intromette Alex, e io gli lascio un bacio sulla guancia.

<<Il piccolo Márquez deve sempre marcare il territorio, eh?>> nota Nicco, e scoppiano tutti a ridere.

<<Comunque, Angel, posso dirti che sei elegantissima? Hai uno stile fantastico.>> dice Domizia, rivolgendomi un dolce sorriso.

Arrossisco.

Ho scelto di indossare un paio di pantaloni neri a sigaretta, una camicia bianca, infilata dentro i pantaloni e una cravatta nera legata direttamente al collo.

<<Grazie Domizia, sei gentilissima. Anche tu stai benissimo con quell'abitino!>>

<<Peccato che non ti sei portata lo smoking che hai indossato al galà di due settimane fa! Vederti con quello indosso mi fa impazzire!>>

<<Alex!>> esclamo, e per farlo stare zitto gli infilo un pezzo di piadina in bocca.

<<Uno smoking? Un galà? Perché non hai pubblicato nulla su instagram?>>

<<Se volete, ho io un video del galà! È presente sul profilo dell'hotel dove si è svolto. C'è un frammento dell'esibizione di Angel - ops, pardon - Dark Angel.>> aggiunge Joan.

Mi nascondo dietro il tovagliolo.

<<È buonissima questa piadina, non avevo idea che fosse così buona!>> cerco di cambiare discorso, ma non attacca.

<<Chi è Dark Angel?>> domanda Migno e Alex mi indica. Lo guardo male.

<<Stasera dormi sul divano.>> lo informo.

Vedo Joan porgere il telefono a Migno e tutti si alzano in piedi per vedere il video.

<<Ma...sei tu, Angel!>> esclama Pecco, mentre sento la mia voce proiettarsi dal telefono, <<non sapevo avessi una band!>>

<<No, è...è stata la follia di una serata.>> mi limito a dire.

<<Follia!? Con la voce che hai?>> replica Domizia, con tono sorpreso.

<<Ma alla fine sono svenuti tutti?>> domanda Joan, inarcando un sopracciglio e rivolgendomi un largo sorriso.

<<Quasi quasi ti mollo per lei, amore.>> esclama Domizia, voltandosi verso Pecco, che scoppia a ridere.

<<Ti capirei benissimo.>> replica lui, per poi darle un bacio.

<<Torna in Italia a benedirci, ti prego!>> piagnucola Migno, e io sogghigno.

<<Presto tornerò, Andrea, vedrai! Ci sono le mie amate montagne che mi aspettano.>>

<<...Cosa?>>

Solo in quel momento mi rendo conto di quello che ho detto. Le parole mi sono uscite di bocca senza che potessi far niente per impedirlo. Tutti si voltano verso Alex, e così anch'io. Il suo sguardo smarrito mi ferisce.

<<Ma...niente, tesoro, stavo scherzando.>>

<<No, tu non stavi scherzando. Io ti conosco, Angel. So quando scherzi e quando no. Tu...tu hai in mente di tornartene a casa tua!>> si alza di scatto dalla sedia ed esce dal locale sbattendo la porta.

Sento l'imbarazzo impadronirsi di me, così come sento gli sguardi di tutti su di me.
Cerco di non curarmi di ciò che è appena successo.

<<Che stavamo dicendo?>> esordisco, fingendo un sorriso.

Sento una mano afferrare la mia e incrocio lo sguardo di Marc, accanto a me. Sospiro, e raggiungo Alex. Lo trovo che cammina avanti e indietro sul marciapiede.

<<Alex, avanti. Non c'è bisogno di prdndersela in questo modo.>> lui si ferma di scatto e viene verso di me.

<<Tu dici? La mia ragazza non ha in mente un futuro con me, perché vuole tornarsene a casa sua. Io non dico che devi già vederti all'altare con me, anzi, figurarsi, stiamo insieme da sei mesi, ma Angel tu ti vedi con me a festeggiare il Natale? Hai dei piccoli progetti da condividere con me? Tu vuoi costruire un futuro con me?>>

<<Alex, io...certo che mi immagino a trascorrere il Natale con te! Tu sei importantissimo, per me. È con te che ho scelto di provare ad amare. Ti prego, non badare a delle stupide parole, dette senza...pensare.>>

<<Ma so che è quello che vuoi, Angel. So che sogni di tornare a casa tua. Solo che pensavo che io...avrei potuto farti...cambiare idea.>> vedo i suoi occhi verdi farsi lucidi e lo raggiungo. Gli prendo il viso tra le mani, e lo bacio. Lo sento sciogliersi contro di me.

<<Ho solo bisogno di tempo. Abbi pazienza, Alex. Ti prego. Non pensiamoci ora.>>

<<Dobbiamo pensarci. Ora, che stiamo insieme da sei mesi. O vogliamo pensarci quando magari, e io lo spero, perché tu sai quanto io ti ami, Angel, saranno passati anni? Quando io avrò già iniziato a pensare alla casa in cui vivremo insieme e tu magari verrai da me per dirmi che te ne torni a casa?>>

<<Sono solo parole, Alex. E ora io voglio stare con te. Ti prego...dimentica quelle parole. Ora sono qui, e ho intenzione di restare a Cervera ancora per tanto.>>

<<Io voglio che tu rimanga a Cervera perché ti rende felice restarci. Non perché ti senti costretta a farlo.>> gli prendo il viso tra le mani.

<<Io resterò ancora a Cervera. È lì che voglio stare ora. Con te.>>

Alex mi osserva per qualche istante, per poi posarmi un bacio leggero sulle labbra.

<<Torniamo al motorhome?>> annuisco.

Mentre torniamo in circuito in taxi, ripenso a quanto stupida sono stata. Come ho fatto a farmi sfuggire quelle parole? Non voglio rischiare di perdere Alex per una sciocchezza del genere.

Io non posso perderlo.

~·~

Il weekend inizia nel peggiore dei modi, per Alex. Chiude il primo turno di prove in prima posizione, ma allo scadere del tempo incappa in un violentissimo high side, che mi fa tremare il cuore. Vederlo trasportato fuori dalla pista in barella, mi fa quasi stare male.

Esco dall'hospitality della Marc VDS e inizio a correre verso una direzione a caso, perché non ho idea di dove si trovi la clinica mobile.

<<Angel!>> mi blocco di scatto non appena sento una voce chiamarmi.

José si ferma davanti a me.

<<Vieni, sali!>> salgo subito sul motorino e raggiungiamo la clinica mobile. Alex deve essere già arrivato.

Seguo José all'interno della clinica mobile, ma l'unica cosa che ci dicono è che dovremo aspettare, perché stanno sottoponendo Alex a diversi esami.

Dopo diversi minuti Marc ci raggiunge, e ci informano che Alex ha riportato una piccola frattura dell'acetabolo sinistro, un osso del bacino. Il gran premio per lui è finito.

<<Possiamo vederlo?>> chiede Marc, e il medico annuisce.

Raggiungiamo Alex, e vederlo steso su quel lettino, con quella flebo attaccata al braccio, fa stringere il mio cuore in una morsa.

<<Alexito.>> lo chiamo, e gli prendo una mano.

<<Corazón, sei qui. Ci siete tutti.>> mi chino a posargli un bacio leggero sulle labbra. Ha rimediato un piccolo taglio anche sul labbro inferiore.

<<Ci hai fatto prendere un bello spavento, fratellino. Non provarci più.>> lo redarguisce Marc, e Alex sogghigna.

<<Senti chi parla.>> replica e mi stringe la mano.

<<Il weekend è finito per me. L'idea di dover tornare già a casa mi fa rabbia. Ma non posso fare altro.>>

<<Vedrai, la prossima andrà meglio, tesoro. Ora devi riprenderti. Vado...vado a fare le valigie.>>

<<Va bene. Grazie, Corazón. Averti qui è importante per me.>> gli poso un bacio leggero sulle labbra, per poi uscire dalla clinica mobile.

Dovrò raggiungere l'area privata a piedi.

<<Angel, ti accompagno io.>> la voce di Marc mi arriva del tutto improvvisa alle spalle.

<<Va bene. Grazie.>> mi limito a dire, mentre salgo sul motorino alle sue spalle.

Raggiungiamo l'area privata in pochi minuti. Non appena Marc apre la porta del motorhome raggiungo la stanza di Alex, e inizio a riporre i miei vestiti nel trolley.

<<Te ne vai anche tu?>> lo sento dire, mentre mi raggiunge.

<<Certo! Perché dovrei restare qui?>>

Marc inizia a riporre i vestiti di Alex nella sua valigia.

<<Perché...per me?>> la sua pare quasi una domanda. Scuoto la testa.

<<Alex ha appena rimediato una frattura. Io devo andare con lui! Non posso restare qui. Ha bisogno di me.>>

Lo sento dire qualcosa a bassa voce, che non capisco.

<<Come?>>

<<Nulla.>> chiude la valigia, poi lo vedo alzarsi.

<<Puoi allungarmi la crema sul comodino?>> Marc mi osserva per diversi istanti mentre termino di riempire la mia valigia.

<<Angel, resta qui con me.>>

Mi alzo di scatto, osservandolo sconvolta.

<<Perché dovrei restare?>>

<<Perché te lo chiedo io. Alex sa che ami stare qui, sarebbe ben più felice se ti sapesse qui che accanto a lui.>>

<<Ne sarebbe più felice lui o tu?>> gli domando, subdola.

Marc alza gli occhi su di me, sorpreso per quella domanda.

<<Anche io ho bisogno di te. Per quanto possa sembrare strano, è così.>>

<<Tu non hai bisogno di nessuno. Tanto meno di me, io sono inutile per il tuo successo in moto.>>

<<Questo è vero.>> conferma lui, <<non mi riferivo a questo, infatti. L'aver bisogno di te non si riferiva alla gara, alla moto. È semplicemente Marc a sentire il bisogno di averti vicino.>>

Marc fa un passo verso di me, e pare così disarmato, che mi pare di avere di nuovo di fronte il Marc degli inizi. Il Marc che ho conosciuto.

<<Io...ora è Alex quello ad avere più bisogno di me. Devo andare, Marc.>> esco fuori dalla stanza di Alex portandomi dietro i trolley. Noto che José è già arrivato con la macchina.

<<E se ci fossi io al posto di Alex? Torneresti a casa con me?>> lo osservo, sorpresa per quella domanda.

<<Sono la ragazza di Alex, non la tua. Resterei qui con lui, come è giusto che sia.>>

Apro la porta del motorhome, e José mi prende le valigie dalle mani.

<<Angel, io sarò anche uno stronzo che fa uno sbaglio dopo l'altro, con te. Ma per quanto tu possa provare a nasconderlo, quello che c'è tra noi non lo puoi dimenticare. Non potrai mai avere con nessun altro quello che hai con me.>>

Resto lì, sulla soglia della porta a fissarlo, l'oscurità e l'intensità dei suoi occhi mi fanno quasi sentire nuda di fronte a lui. Lo vedo tremare appena, come se si stesse trattenendo dal fare qualcosa.

<<Buona fortuna per la gara.>> mi limito a dire, per poi raggiungere José in macchina.

[Spazio Autrice]

Finalmente sono riuscita a pubblicare 🎉
Ci ho messo un'eternità a scrivere questo capitolo, me ne rendo conto, e vi chiedo scusa 🙏🏻
Spero però che l'attesa sia stata ripagata e che questo capitolo vi sia piaciuto!
Siamo arrivati ad un punto cruciale, ve lo dico 👀 e ammetto che soffrirò nello scrivere i prossimi capitoli che stanno per arrivare.
Detto ciò, si rivede Joan ❤ e Marc si fa sempre più strano.
Cosa pensate che accadrà?
Ho un'ultima domanda per voi: cosa vi piace di Marc e Angel insieme e cosa vi piace di Alex ed Angel insieme? Voglio sapere la vostra opinione!
Vi ringrazio per il vostro continuo sostegno, vi voglio bene ❤
Approfitto di questo spazio per augurarvi buon anno e augurarvi gioia e felicità ❤

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro