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Poison

[Ho bisogno di perderti
Per venirti a cercare
Altre duemila volte
Anche se ora sei distante]

[Marc]

L'ha baciata.

Alex ha baciato Angel.

Mi chiudo la porta alle spalle, per poi appoggiarmici contro, e affondare le dita tra i capelli.

Non posso credere che l'abbia fatto davvero.

Solo il pensiero delle labbra di mio fratello contro quelle di Angel, mi provoca una lancinante fitta al cuore.
Mi accorgo di avere il fiato corto, come se avessi appena corso una maratona.

Sta andando tutto a rotoli.

Tutto.

Anche il mio rapporto con Angel.

Non ho idea di come riuscire a chiarire con lei.
Mi tiene a distanza come mai prima.

Devo dedurre che quindi la situazione è nettamente peggiore rispetto a quella volta in cui le ho versato il caffellatte sul libro di arte e storia egizia.

Quella volta non mi parlò per tre giorni, questa volta temo che ci vorrà di più.
Vado a sedermi sul letto, portandomi due dita alle tempie.

Alex sarà riuscito a sentire il sapore delle labbra di Angel?

La loro morbidezza, il loro calore?

Spero di no, spero che non abbia sentito nulla e che si sia pentito subito di averla baciata.

Non potrei sopportarlo.

Non posso sopportarlo.

Non posso sopportarne neanche il pensiero.

Devo parlargli.

Ho bisogno di sapere che cosa gli sia passato per la testa.

Tiro fuori il telefono dalla tasca dei jeans, e digito il suo numero.
Risponde dopo qualche squillo.

<<Cosa c'è, Marc?>> la sua voce è spezzata, incrinata dal dolore.

Mi acquieto un po' nel sentire la sua sofferenza.

La rabbia che provavo fino a pochi secondi fa si dilegua all'istante.

È mio fratello.

E vederlo e sentirlo soffrire è terribile per me.

<<Dove sei?>>

<<No, voglio...stare un po' da solo, per favore.>>

<<Alex, so tutto. Avanti, dimmi dove sei, ti raggiungo.>> lo sento esitare dall'altra parte.

<<In che senso sai tutto...? Comunque sono al parco.>>

<<Cinque minuti e sono lì.>> chiudo la chiamata ed esco dalla mia stanza.

Raggiungo subito il parco, e inizio a cercare Alex.
Lo trovo dopo qualche minuto seduto ai piedi di una quercia, la schiena contro la corteccia, le lunghe gambe distese sull'erba.

<<Ehi.>> lo chiamo, mentre mi avvicino.

Infilo le mani nelle tasche dei jeans.

Alex non è mai riuscito a nascondere ciò che prova.
Le sue sensazioni appaiono sempre sul suo viso.

Infatti ora ha lo sguardo basso, le labbra piegate in una smorfia di dolore.

Sapevo che Angel gli avrebbe spezzato il cuore.
E so che ora Alex ha paura di aver rovinato tutto.

<<Sono un idiota, Marc.>> dice subito, iniziando a giocherellare con dei ciuffi d'erba.

<<No, non lo sei.>> ribatto, dolcemente.

So quello che sta provando.
Lo provo anch'io, ogni volta che guardo Angel.

<<Sì, invece! Ho baciato Angel, ti rendi conto?
O meglio, ho provato a baciarla, perchè lei...lei ovviamente si è staccata all'istante.
Io non ho idea di quello che mi sia passato per la testa, solo che...la stavo guardando, ed era così...così bella e irresistibile, e non ce l'ho fatta.
Ho ceduto come un idiota.
Ed ora, ora ho rovinato tutto.>> conclude, nascondendo il viso tra le braccia.

<<Oh avanti, vedrai che tutto tornerà come prima.
Certo, dovrete prima parlare e chiarirvi, ma...non penso che Angel ti farà fuori dalla sua vita perchè provi qualcosa per lei.
Certo, so, anzi, sappiamo che per lei è difficile avere a che fare con questo tipo di sentimenti, e con ogni tipo in generale, ma...col tempo tornerà tutto a posto.>>

<<Temo di no, dovevi vederla.
Era sconvolta, e...ha iniziato a piangere.
Penso per la rabbia, immagino che volesse prendermi a sberle.>>

<<Beh, Alex, lei pensa di aver perso qualcosa a cui teneva molto.>>
Alex mi guarda confuso.

<<Cosa?>>

<<Il suo primo bacio.>> Alex continua a guardarmi confuso.

<<Quello che tu le hai dato...anche se si è trattato di un istante...lei non aveva mai baciato nessuno, prima.>> mi mordo le labbra.

È difficile parlare di queste cose, soprattutto con l'immagine continua di Angel e Alex nella mia testa che si baciano.
Mio fratello mi guarda sorpreso, non lo sapeva.

<<Davvero?>> mi domanda, a voce bassa. Annuisco.

<<Ho provato a spiegarle che quello che le hai dato non può essere considerato un vero e proprio bacio, perchè è durato la frazione di un secondo, ma lei soffre comunque per questo.
Se lo immaginava diverso, semmai fosse successo un giorno.>>

<<Ma allora è vero, sono proprio un idiota!>>

<<Avanti, come potevi saperlo?>>

<<Beh, tu lo sai!>> non so cosa rispondere, per cui non dico niente.

<<Ma...pensavo che voi due aveste litigato!>> riprende, dopo qualche secondo di silenzio.
Mi mordo il labbro inferiore.

<<Infatti, ma...in quel momento aveva bisogno di me, e dovevo esserci.>> taglio corto, alzando le spalle, <<però, non ha ancora voglia di vedermi...>> soffio, poggiando la testa contro l'albero alle nostre spalle.

<<Siamo nella stessa situazione, fantastico.>> sbuffa Alex, imitandomi,
<<so che Angel non potrà mai ricambiare ciò che provo per lei, ma...pensi davvero che le cose potranno tornare come prima, tra di noi?>> mi domanda, insicuro.

So che in questo momento ha bisogno di me, che lo rassicuri, da bravo fratello maggiore.

Angel è imprevedibile, ma vuole bene ad Alex, e sono sicuro che dopo che si saranno chiariti, potrà tornare tutto come prima, tra di loro.

<<Certo. Ci vorrà del tempo, ma...ne sono sicuro.>> concludo.

Restiamo poi in silenzio, entrambi con un solo pensiero in testa.
Un pensiero di nome Angel.

~·~

<<Quindi, dove andremo stasera?>> domanda Juan, voltandosi verso Miguel.

<<Al Paradise, stasera c'è la serata anni '80.>>

Sbuffo.

Ho proprio bisogno di una birra, anzi due.
O forse tre.

<<Ma Rafi?
Di solito era lei una delle prime a scendere!>> sogghigna Javier, senza staccare lo sguardo dal suo telefono.

<<Lei ed Angel erano impegnate a fare non so cosa...ah sì, degli "esperimenti".
Non ho ancora capito a cosa si riferissero.>> spiega Miguel, per poi alzare le spalle.
Mi volto verso di lui.

<<Quindi verrà anche Angel stasera?>>

<<Penso proprio di sì.>> risponde lui, guardandomi attentamente.

Distolgo prontamente lo sguardo.

Miguel sa già ciò che provo per Angel, non voglio che continui nei suoi tentativi di psico analizzarmi.

Alex e Anna ci raggiungono dopo qualche secondo e vengono a sedersi accanto a noi, sul divano.

<<Quanto ci mette Rafi?>> sbuffa Anna, scuotendo la testa.

Tempo cinque minuti e Rafi spunta dall'ultima rampa di scale.

È da sola.

Immaginavo che Angel non sarebbe venuta.

<<Pensavamo che sarebbe venuta anche Angel, stasera.>> fa notare Juan.
Rafi fa un cenno, come a dirgli di stare zitto.

<<Avevo detto a Miguel che avevo delle cose da fare con Angel.
Ora, mi raccomando, sta scendendo, e so che non è propriamente a suo agio, ma volevo tirarle fuori quella grinta che sotto sotto brucia in lei.
Mi raccomando, mostrate nonchalance.>> torna sui suoi passi sotto i nostri sguardi confusi.

Riappare dopo qualche istante, trascinando Angel per un braccio, che prontamente strattona via dalle grinfie di Rafi, prima ancora di apparire ai nostri occhi.

Rafi discute con lei per qualche istante, per poi prenderla nuovamente sottobraccio.

Mi si smorza il respiro per un istante, non appena la vedo.

È meravigliosa.

Più che meravigliosa.

Non esiste aggettivo per descriverla.

Indossa un tubino nero smanicato dallo scollo arrotondato, lungo fino a metà coscia, ai piedi un paio di decollète anch'esse nere che slanciano le sue gambe affusolate.

Ha lasciato i capelli lunghi mossi, che le danno un'aria ancor più aggressiva e selvaggia.

E ora capisco qual è stato "l'esperimento" di Rafi.

Angel è truccata.

L'ombretto viola sulle palpebre è perfettamente in contrasto con lo scuro dei suoi occhi, e l'eyeliner e il mascara rendono il suo sguardo ancor più penetrante.

Sulle labbra è steso un filo di lucidalabbra rosato.

Quando scende l'ultimo scalino scocca un'occhiata verso di me che pare quasi trafiggermi il cuore come una freccia.

I suoi occhi paiono ancora più grandi del solito.

Sono rimasto letteralmente imbambolato a fissarla, le labbra separate a formare una "O" per la meraviglia.

Angel abbassa lo sguardo, portandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

<<Eccoci qua, ora ci siamo tutti. Andiamo?>> cinguetta Rafi, sbattendo le palpebre.

Anche gli altri sono rimasti leggermente sbalorditi, e ci mettono qualche secondo a riprendersi.

<<Certo!>> esclama Javier, schiarendosi la voce.

Angel si volta per un istante a guardare me ed Alex, per poi tornare a guardare davanti a sé.

<<È da togliere il fiato.>> mormora Alex, al mio fianco, quasi con tono sofferente.

<<Già.>> dico, con un filo di voce, mentre sento una stretta allo stomaco.

<<E ci ha completamente ignorati. Fa...male.>> mi volto a guardarlo, mentre usciamo dall'hotel.

<<Lo so Alex. Fa malissimo.>> ci fermiamo davanti alle auto.

Siamo in otto, e solitamente ci dividiamo, cinque in una e gli altri tre in un'altra.

Gli altri tre siamo sempre io, Alex ed Angel.
Ma qualcosa mi dice che questa volta non sarà così.

<<Andiamo, ragazzi?>> dice Miguel, avvicinandosi a noi, prima che possa scatenarsi un momento imbarazzante.

Angel sale in auto con gli altri senza neanche guardarci.

E ha ragione Alex.

Fa più che male.

È la prima volta che succede da quando ci conosciamo.

Se una come lei, che detesta stare con gli altri, che ama stare per conto proprio e lontana da tutti, preferisce salire in auto con persone con cui non ha un legame profondo come quello che ha con noi, allora la cosa è grave.

Va bene che negli ultimi giorni lei e Rafi paiono aver legato un po', ma la cosa diventa sempre più seria ogni giorno che passa.

Devo parlare con lei, dobbiamo chiarire.

Raggiungiamo il Paradise, ed Angel ordina una birra.

Non è abituata a berla, in realtà non è abituata a bere alcolici, dato che prende solo qualche sorso di birra dalla mia bottiglia e qualche sorso di vino ogni tanto a pranzo o a cena.

<<Angel, ti va di ballare?>> le domanda subito Javier.

<<Perchè no?>> risponde lei, alzandosi e prendendo la sua birra.
Sono sempre più sbalordito.

<<Angel è uno schianto. Cioè, è sempre uno schianto, ma stasera...pare bella carica.
Non l'ho mai vista così.>> nota Juan, non appena Rafi e Anna raggiungono Angel e Javier in pista, che si fa sempre più piena.

Se Alex accanto a me pare quasi sull'orlo della disperazione, io non riesco a staccare gli occhi da quei due in pista.

Angel prende un altro lungo sorso di birra, per poi scoppiare a ridere, quando Javier le dice qualcosa all'orecchio.

Poi, del tutto inaspettatamente, i suoi occhi si scontrano con i miei.

Dio, quanto è bella.

È ipnotizzante, ammaliante come una sirena.

È veleno allo stato puro, che scorre nelle mie vene.

E io ormai ne sono completamente intossicato.

Senza staccare gli occhi da me, Angel allontana di poco Javier da lei, e inizia a ballare, attirando l'attenzione della gente che la circonda.

L'alcool pare aver cancellato via tutto.

La sua timidezza, la sua claustrofobia, il suo evitare in tutti i modi di attirare gli sguardi della gente.

Alcune ragazze vicino a lei iniziano a battere le mani e a imitarla, mentre Javier le avvolge un braccio intorno ai fianchi, attirandola nuovamente vicino a sé.

E per me è troppo.

Mi alzo di scatto e in due falcate li raggiungo.

Non ho idea di cosa io voglia fare.

Prendo Angel per un polso, e lei si volta di scatto verso di me, gli occhi che mandano lampi.

<<Che diavolo vuoi, Marquez?>> sibila, guardandomi dalla testa ai piedi.

<<È meglio se andiamo a prendere un po' d'aria, ne hai bisogno.
Non ti dispiace, vero Javier?>> domando, asciutto.

In realtà non mi interessa la sua risposta.

Lui mi guarda malissimo, mentre Angel prova a togliere il polso dalla mia stretta.

Se pensava di provarci con lei ha sbagliato di grosso.

Le prendo la bottiglia di birra dalle mani, mentre la porto fuori.

<<Lasciami, brutto stronzo!>> urla, in italiano, cercando di sovrastare il suono della musica,
<<non ho bisogno d'aria!>> piagnucola, mentre usciamo fuori.

Siamo poco distanti dalla spiaggia, e la voce del mare che si infrange sugli scogli e l'unica suono che giunge alle nostre orecchie.
Non contando le risate e dei canti in lontananza.

Lascio andare Angel che si ferma davanti a me, gli occhi infuocati.

<<Come cazzo ti sei permesso di portarmi via?
Chi cazzo ti credi di essere, eh?>> grida, iniziando a spingermi ripetutamente.

Avrei dovuto immaginarlo.

Si porta poi una mano alla testa.

<<Oddio, mi gira tutto...>>

<<Hai bevuto un po' troppo per i tuoi standard.>> esordisco, posandole una mano sulla spalla, mano da cui lei si allontana come se bruciasse, fulminandomi con lo sguardo.

<<Chi cazzo sei per dirmi quello che devo o non devo fare?
Non sei mio padre, Marquez.>> tuona, lo sguardo che non cede neppure nel dire quella parola.

<<Non sono tuo padre, ma sono tuo amico, e ti voglio bene.
E intendo prendermi cura di te.>>

Angel scoppia a ridere, una risata amara, che mi ferisce.
Ma non ho intenzione di farglielo vedere.

<<Oh, per favore, fatti gli affari tuoi. Non perdere tempo qui con me, vai a trovarti qualcuna da scopare.>> sibila l'ultima frase, avvicinandosi a me e guardandomi con aria sprezzante.

<<È per questo che mi tratti come se fossi uno straccio?
Davvero Angel?
Per quale motivo ti ha dato così fastidio?>> lei mi guarda con i grandi occhi neri spalancati e lucidi, le labbra strette come se stesse cercando di trattenere le parole che vorrebbe dire.

Sbatte poi un piede per terra, lasciandosi andare in un verso di stizza, mentre si porta le mani tra i capelli.

<<Te lo ripeto, non sono fatti tuoi.
Come potresti capire?
Tu sei come tutti loro, esattamente uguale a tutti gli altri!
Vedi di starmi lontano!>> si volta, iniziando ad allontanarsi, per poi fare un giro su se stessa, portandosi una mano alla testa.

No, in questo momento non riesco a capire, ma è Angel la prima a non volere che io capisca.

La raggiungo, ignorando le sue parole, prendendola per i fianchi.

<<Angel, è meglio tornare a casa.>> scosta all'istante le mie mani dai suoi fianchi, non appena termino la frase.

<<Ti ho detto di farti i cazzi tuoi, tornaci tu se ti fa piacere!
Cos'è, ti dà fastidio vedere che mi diverto con qualcun altro che non sei tu?>> domanda, tra l'acido e l'ironico, avvicinandosi a me a tal punto dal riuscire a sentire il suo calore.

<<Divertirti con Javier?
Hai scelto il migliore, ti faccio i complimenti.
Ma sai benissimo anche tu che non è alla tua altezza.>>

Angel inarca un sopracciglio, sollevando un angolo della bocca in un mezzo sorriso sarcastico.

<<E chi sarebbe alla mia altezza, Marquez?
Tu, forse?>> continua, con quel tono canzonatorio, portandosi le mani sui fianchi e facendo scorrere lo sguardo su di me.

Angel è sempre stata senza filtri, ma il bere quei diversi sorsi di birra l'hanno sciolta ancora di più.

Sostengo il suo sguardo, guardandola fisso negli occhi.

Siamo così vicini, basterebbe allungare il viso verso di lei per baciarla, e il desiderio di farlo mi fa quasi male.

<<Perchè no?>>

Le parole lasciano le mie labbra prima ancora che io possa fermarle.

La noto sussultare appena, e trattenere il respiro per un istante.

Pare però che non abbia intenzione di prendermi realmente sul serio.

Scoppia a ridere, di cuore.

<<Mi sa che sei tu quello che ha bevuto troppo, Marquez!
Per favore, vattene.>> conclude, spingendomi via e facendo per tornare dentro, quando io la prendo nuovamente per il polso.

<<Perchè non mi prendi sul serio?
Cosa ci sarebbe di così strano?>> continuo.

Ormai non posso più fermarmi.

Lei sogghigna, passandosi una mano tra i capelli.

<<Tutto, Marquez. Tutto.
Sei un ragazzo, è praticamente impossibile prenderti sul serio.
E ora smettila di scherzare, mi stai dando sui nervi.>> fa per allontarsi nuovamente, ma vedo che è leggermente incerta nel camminare, e io la fermo, per l'ennesima volta.

<<Angel, non sto scherzando, hai bevuto troppo.>>

<<Forse perchè mi va?
Forse perchè mi va di non pensare a nulla?
Ci hai pensato a queste eventualità?>> ribatte lei, voltandosi a guardarmi, i grandi occhi neri lucidi e in tempesta.

La guardo per qualche istante, mentre sento il cuore allargarsi nel petto.

<<Mi dispiace, Angel.
Mi dispiace di averti ferito, perchè anche se non so in che modo esattamente io lo abbia fatto, so di averlo fatto, e credimi, non volevo. Ti chiedo scusa, perdonami.
Per me sei importante, la più importante.
Ti prego...mi manchi.>>

Angel alza lo sguardo verso di me, gli occhi che fremono sotto le lunghe ciglia nere.

La vedo tremare appena, mentre si morde il labbro inferiore.

<<Tu no.>> soffia, con un tono per niente convincente.

Infatti sospira, togliendo il polso dalla mia stretta.

<<Sei odioso.
Assolutamente odioso.
E odio, odio il fatto che anche tu in realtà mi sei mancato.>> non riesco a trattenere un sorriso e lei mi fulmina subito con lo sguardo.

<<Togliti quel sorriso di soddisfazione dalle labbra o ti prendo a pugni.>> mi minaccia, inarcando un sopracciglio.

Allargo le braccia con aria innocente, mentre trattengo a fatica una risata.

<<Scusami, ma come potrei non sorridere?
E ci tengo a precisare che non è un sorriso di soddisfazione, ma è un sorriso di felicità.>> concludo, circondandole la vita con un braccio e avvicinandola di più a me.

Angel continua a guardarmi male, ma noto che sta cercando di trattenere un sorriso.

Mi osserva per qualche istante negli occhi, per poi gettarmi le braccia al collo e abbracciarmi.

<<Ti odio.>> la sento dire, e le accarezzo i capelli.

<<Sì, anch'io.
Non sai quanto.>> rispondo, stringendola più forte.

<<Possibile che tra noi debba sempre finire così?
Com'è possibile che...passiamo dal litigare all'abbracciarci nel giro di pochi minuti?>> domanda, poggiando il viso contro la mia spalla.

Sospiro, stringendola ancora più forte a me.

<<Non lo so, sai?
Con te è sempre stato tutto così...estremo e assolutamente naturale.>>

<<Scusami per come ti ho trattato. Divento davvero una stronza, quando...sono infuriata.
E grazie per avermi portato fuori, avevi ragione, prendere una boccata d'aria è ciò di cui avevo bisogno, la testa non mi gira più come prima. Grazie, Marc.>> sentirle nominare nuovamente il mio nome è come tornare a respirare.

Sentire il modo in cui lo pronuncia, il tono in cui lo dice, sentirlo venir fuori dalle sue labbra morbide mi fa salire la pressione.

Mi scosto di poco da lei, per poterla guardare in viso.

<<Figurati. In questi anni ho imparato a conoscerti, per cui...ora, sono solo felice del fatto che abbiamo fatto pace.>>

Angel accenna un sorriso, poi il suo viso si rabbuia nuovamente.

<<E ora cosa c'è?>>

<<Cosa devo fare con Alex?>> domanda subito, di getto, alzando nuovamente lo sguardo su di me,
<<so che forse tu sei la persona meno indicata con cui parlare di questo, dato che Alex è tuo fratello, ma...tu sei l'unica persona che ho.
Oltre a mia madre, ovviamente.>> non pensavo che questo momento sarebbe arrivato.

Il momento in cui avrei dovuto parlare con Angel di ciò che mio fratello prova per lei.

<<Tu lo sapevi, vero?>> mi domanda, stringendosi nelle spalle.
Mi limito semplicemente ad annuire, dopo qualche secondo.

<<Oh, è un casino, Marc, un grande casino!>> esclama, affranta, portandosi le mani alla testa.

Non sai quanto è davvero grande questo casino, Angel.
E forse, è meglio che tu non lo sappia mai.

<<Io non voglio farlo soffrire, non voglio ferirlo, ma cosa dovrei fare? Come devo comportarmi, ora, con lui?
Io non...queste cose non mi appartengono, e anche se mi appartenessero, io...provo un grande affetto per Alex, ma...non provo lo stesso che prova lui per me.>> conclude, voltandosi verso il mare.

Sento un turbinio di emozioni contrastanti.
Il dispiacere per Alex, nel realizzare la sofferenza che deve provare in questo momento, e un senso di sollievo che pervade il mio cuore.

Se io fossi diverso, se Angel fosse diversa, se Alex non fosse cotto di lei quanto invece lo è in realtà, ora, in questo preciso istante, con questa luna piena che troneggia solitaria nel cielo e con questo sottofondo creato dalla voce del mare che si infrange contro gli scogli, seguirei le mie emozioni, e bacerei Angel.

Io però non sono diverso, e nonostante sia sempre stata una persona pronta a seguire i propri sentimenti, non farei mai del male ad Alex.

<<Comprendo benissimo, Angel. Comprendo entrambi.
Ma purtroppo i sentimenti sono così. Non possono essere controllati, non puoi decidere di chi innamorarti e non puoi decidere di smettere di amare qualcuno.
Succede tutto da sé.
È uno schifo, lo so.>> ammetto, con una nota amara nella voce.

Se avessi potuto, non avrei mai scelto di innamorarmi di Angel.

La vedo fare una smorfia.

<<Ecco perchè ho sempre voluto evitare questo schifo.
Ora però mi ci ritrovo invischiata, e non so che fare.>>

<<Dovete parlarvi, ecco tutto.>>
Angel si volta di scatto verso di me.

<<Parlarne?
Oh no, vorrai scherzare, io...mi sento in imbarazzo solamente a guardarlo, pensa a parlarne!>>

<<Be' presto o tardi dovrete affrontare la cosa, no?
O preferisci mantenere questo clima d'imbarazzo per i prossimi mesi, anni, secoli?>>

Angel mi guarda male.

<<Sempre esagerato.>> poi sospira, <<hai ragione. Dovremo parlarne, ma...non sono ancora pronta.>> conclude, scostandosi una ciocca di capelli dal viso.
La guardo per qualche istante.

<<Ti ho già detto che sei...un incanto? Sei così...wow, non sono abituato a vederti così.>> ammetto, senza staccare gli occhi dai suoi.

Lei accenna un sorriso compiaciuto.

<<Già, me ne sono accorta.>> non posso evitare di arrossire, e scosto lo sguardo da Angel per evitare che lo noti.

Fa scivolare, poi, all'improvviso, la sua mano nella mia.
Il tocco della sua pelle mi manda in pura estasi.
Le emozioni che sento sono così travolgenti, che sento il mio cuore tremare.

<<Che dici, balliamo insieme?>> mi domanda, accennando un sorriso.

<<Mi stavo domandando quando me lo avresti chiesto.>> rispondo, per poi condurla con me dentro il locale.

Sarà una bella soddisfazione sentire lo sguardo infastidito di Javier su di me.

[Spazio Autrice]

Buonasera ragazze!
Come va?
Come state?
Come avete visto, ho mantenuto la promessa e ho pubblicato un nuovo capitolo!
Angel e Marc hanno fatto pace, contente? 😂❤
Diciamo che scrivere mi aiuta parecchio in questo periodo estremamente difficile...
Speriamo finisca il più presto possibile!
Se vi va, lasciate un commento o voto, mi farebbe un grande piacere! ❤
Un bacio 💋

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