Love is a losing game
[For you I was a flame,
Love is a losing game
Five story fire as you came,
Love is a losing game
One I wish I never played,
Oh what a mess we made
And now the final frame,
Love is a losing game
Played out by the band,
Love is a losing hand
More than I could stand,
Love is a losing hand
Self professed, profound
‘Til the chips were down
Know you’re a gambling man,
Love is a losing hand]
[Angel]
Avevo fissato il soffitto per così tanto tempo, che ormai ne conoscevo perfettamente ogni più piccolo dettaglio, anche se si trattava di un semplice soffitto bianco da cui pendeva un lampadario in ottone.
Avevo smesso di piangere da diverso tempo, il che poteva essere da cinque minuti ad ore che io non riuscivo a quantificare.
Potrei essere stesa su questo letto da dieci minuti come da un giorno intero, ho perso completamente la concezione del tempo.
In questo momento, il silenzio che mi circonda mi terrorizza, ma paradossalmente, non ho intenzione di spezzarlo.
Non saprei neanche come.
Sono sola, in una stanza d'albergo, e ne sono spaventata, perché non ho mai fatto niente del genere prima, né mi sono mai trovata prima in una situazione del genere.
Mi fa sentire vulnerabile, facilmente attaccabile, il non avere qualcuno con me.
La mia mente non può fare a meno di pensare al peggio, come ogni volta.
La luce aranciata dei lampioni penetra dalla finestra, illuminando di un caldo calore l'interno della stanza.
Vorrei scappare via, vorrei salire in questo preciso istante su quell'aereo che mi attende domattina, e volare via il più lontano possibile da lui.
Se penso a come avrebbe dovuto concludersi questa serata.
A quest'ora avrei dovuto sfilare sul tappeto rosso al suo fianco, avrei dovuto sentirmi in qualunque altro modo, tranne in quello in cui mi sto sentendo ora.
Certo, avrei dovuto camminare al suo fianco, se non fosse stato tutto una bugia.
Scuoto la testa, e chiudo gli occhi, e torno a sentire tutto.
Quel dolore sordo al centro del petto, come se stessi sanguinando, come se qualcuno mi avesse pugnalato al cuore.
Non riesco a credere che Marc mi abbia fatto questo.
Non è possibile, non riesco a crederci.
Eppure è così, non posso non credere ai miei stessi occhi.
Lo avevo lasciato entrare nel mio cuore e nella mia anima, mi ero fidata, io, quella che non si fida mai di nessuno.
E avevo sbagliato.
Non appena avevo perso di vista il mio obiettivo, quello di restare fedele a ciò che mi ero ripromessa anni prima, di far sì che i sentimenti non mi intaccassero, ero stata ferita.
Ero stata distrutta, e ora ero devastata e senza forze.
Provo vergogna per me stessa, per aver tradito ciò che ero, ciò che mi ero giurata, per aver fatto sì che mi si mancasse di rispetto.
E per cosa?
Per un ragazzo.
Per un maschio.
Io, che avevo passato mesi, anni, a detestarli e a tenerli alla larga, ci ero cascata come un'ingenua.
Perché questo ero stata.
Un'ingenua.
Un'ingenua a credere ad un tipo del genere, perché io sapevo benissimo com'era fatto, lo avevo visto con le altre, sapevo come la pensava.
Come avevo potuto credergli?
Mi prendo la testa tra le mani, perché ora che ripenso ad ogni cosa mi chiedo come accidenti io abbia fatto a cadere nella sua trappola.
Perché questo è Marc, una trappola, una trappola per falene, per quelle come me.
Ti attira, con quel suo sorriso, quel suo essere magnetico e affascinante, con quel suo essere amabile, e tu finisci per avvicinarti così tanto fino a che non ti brucia.
Ciò che era peggio, che mi lasciava senza scusanti, era il fatto che io sapevo tutte queste cose. L'averlo conosciuto prima, l'essergli stata amica avrebbe dovuto darmi un vantaggio, avrebbe dovuto risparmiarmi questo dolore.
Io invece, gli avevo creduto.
Avevo creduto che per una volta, per la prima volta nella sua vita, fosse stato sincero, in quell'ostico mondo che erano i sentimenti, per lui.
Invece, ero stata solo un gioco.
Una sorta di rivalsa, di vendetta, per essere stata con Alex, forse l'unica cosa giusta di tutta questa storia.
Dio, provo un profondo senso di disgusto per lui.
Era passato persino sopra ad Alex, e al fatto che provasse ancora dei sentimenti per me, pur di soddisfare il suo ego e la sua voglia di conquista, la sua voglia di conquistare il trofeo più duro di tutti.
Una lacrima mi riga la guancia e mi sfugge un lamento per il mal di testa che mi sta uccidendo da oggi pomeriggio, a causa di tutte le lacrime che ho versato, lacrime che lui non merita assolutamente.
Meriterebbe qualcos'altro da me.
Tutte le sue parole, tutte quelle parole che mi avevano fatto sciogliere il cuore, tornano ad affollarmi la mente. Tutti i suoi gesti, le sue dimostrazioni, che altro non erano che crudeli bugie per far crollare i miei muri, per farmi cadere ai suoi piedi, iniziano a passare davanti ai miei occhi come le sequenze di un film.
Era stato tutto una bugia, non mi aveva mai amata.
Aveva mandato in pezzi persino la nostra amicizia, la cosa più sacra che avevamo, per uno stupido gioco.
Non avrei mai immaginato che sarebbe arrivato a tanto.
Un simile individuo non poteva essere il Marc che avevo conosciuto, il mio Marc.
Non poteva essere così, non poteva, doveva essere solo un brutto sogno, forse avevo visto male.
Non poteva farmi questo, dopo tutto quello che avevamo vissuto insieme. Non può avermi fatto questo, ho visto il modo in cui mi guardava, ho sentito il modo in cui mi baciava, il modo in cui mi stringeva a lui, il modo in cui voleva sempre starmi vicino, il modo in cui mi pregava di dormire insieme, anche a costo di risultare ridicolo.
Non dopo l'avermi detto che voleva prendere Paquito con me, non dopo l'avermi detto che ci appartenevamo, che lui era mio, come quella notte, a settembre, quando è arrivato da me ubriaco fradicio.
Non dopo l'avermi regalato la maglia di Dybala autografata proprio da lui, e Dio solo sa cosa deve aver fatto per riuscire a farmela avere direttamente da Paulo, con il suo augurio di vedermi presto allo stadio.
Non dopo i biglietti per il Sudafrica.
Mi sollevo dal letto e sblocco il telefono, l'immagine di Daenerys in sella a Drogon, immagine che uso come sfondo, appare davanti ai miei occhi.
Ho tolto la modalità aereo già da un'oretta, non ne potevo più di sentirlo suonare e vibrare per tutte le chiamate e i messaggi che Marc, ma anche Alex, Josè, Rafi e gli altri mi hanno mandato.
Fino ad un certo punto è stato come essere sotto attacco, Marc mi ha mandato un'infinità di messaggi, messaggi che io non ho aperto, né tantomeno letto.
Poi ad un certo punto, è sceso il silenzio. Né Marc né Alex mi hanno più cercato, probabilmente a causa del galà.
Dove avrei dovuto essere anche io.
Questo però non ha impedito agli altri di continuare a cercarmi.
Controllo l'ora, e noto che è l'una di notte. Le ore stanno scorrendo così lentamente, mi sembrano passati anni da oggi pomeriggio.
Vorrei dormire, per non avere l'aspetto di uno zombie domani mattina, quando dovrò prendere l'aereo per Barcellona, dove prenderò un treno per tornare a Cervera.
Sento la paura al centro del petto, perché non ho mai fatto queste cose da sola, e mi sento impreparata, ma devo farlo.
In quel momento il cellulare riprende a suonare, ma rispondo subito quando noto di chi si tratta.
<<Joan, perché mi chiami a quest'ora?>>
<<Accidenti, Angel, stavi dormendo?>> lo sento urlare, per sovrastare il suono della musica.
Ricordo benissimo la festa dopo il galà a cui sono stata lo scorso anno.
Esattamente come un anno fa, mi ritrovo a soffrire per Marc.
Solo che l'anno scorso era diverso.
Il dolore che provo ora non può esservi neppure paragonato.
Un anno fa davo il mio primo bacio, e lo davo ad Alex.
Perché non ho perso completamente la testa per lui?
È sempre stato lui il tipo giusto per me.
Sempre.
<<No, figurati, dormire, io? Non riuscirò a chiudere occhio neppure per sbaglio.>> sogghigno, e una lacrima mi scorre lungo la guancia.
<<Stai piangendo, scricciolo?>>
<<No, no, non sto piangendo, stavo...stavo ridendo. Ma non pensare a me, Joan, pensa a divertirti e a festeggiare il tuo mondiale!>>
<<Sai quante altre occasioni avrò di festeggiarlo? Una marea. Ma tu...tu avresti dovuto essere qui. E avresti dovuto essere qui con me.>> il suo tono di voce è più serio che mai.
<<Non avrei mai potuto restare lì, Joan, non potevo, io ->>
<<Quindi, mi sembra giusto, che sia io a venire da te, se tu non puoi venire da me.>> scuoto la testa, sogghignando, mentre cerco di pensare a tutt'altro che a Marc.
<<Non ci provare e resta lì a divertirti. Ti ho già dato troppi problemi, da oggi pomeriggio.>>
<<Problemi? Io non ne ho visti.>>
<<Smettila. Mi hai aiutato a trovare l'hotel nonostante i tuoi impegni. Mi hai accompagnato in hotel nonostante dovessi andare al galà. Hai fatto tanto, davvero.>>
<<Non ho fatto niente. E preparati, sto per arrivare.>> Joan chiude la chiamata prima ancora che io possa anche solo provare a ribattere.
Immagino come si starà divertendo, Marc.
Immagino che penserà che faremo pace non appena tornerà a Cervera, come tutte le altre volte.
Ma questa volta, non è come le altre volte.
Questa volta è diverso, questa volta non ce la faccio a perdonarlo.
Non è una sciocchezza, non è come quando ha rovesciato una lattina di Red Bull su uno dei miei libri sugli antichi egizi, non è perché non credo al suo non volersi sposare un giorno, questa volta è qualcosa di serio, serio come non mai.
D'improvviso, avverto la sua mancanza.
Sento la mancanza della sua voce, della sua pelle, delle sue carezze, del suo tocco, del suo sguardo su di me, dei suoi baci.
Sento la sua mancanza struggermi l'anima, ma non posso.
Non posso, dopo quello che ha fatto.
Non posso dimostrarmi debole, mentre a lui non frega nulla di me.
Dovrò fare i conti con la sua mancanza, ma presto passerà.
Presto mi abituerò, perché in fondo, ci si abitua a tutto, no?
Joan mi scrive un messaggio, avvertendomi che è arrivato davanti alla porta della mia stanza.
Mi alzo dal letto e raggiungo la porta, non prima di essermi data una sistemata ai capelli.
Sembro una scappata di casa.
<<Joan.>> dico, subito, non appena entra nella mia stanza.
Mi volto a guardarlo, e mi ammutolisco per un istante, esattamente come quando l'ho visto diverse ore fa.
Lo osservo, mentre si toglie la giacca a vento, per posarla sull'attaccapanni accanto all'ingresso.
Non indossa più la giacca dello smoking, ma solamente la camicia bianca, con i primi due bottoni sbottonati.
È proprio un figurino, e quel viso dolce, dove risplendono un paio d'occhi neri, completano il tutto.
È davvero bello, ed è dolce e sensibile come pochi.
Meriterebbe di trovare qualcuno che ricambi i suoi sentimenti, non una incasinata come me.
<<Non avresti dovuto venire. Non sono di buona compagnia, anzi. Guardami, ho un aspetto orribile.>> non lo guardo neppure, mi siedo sul letto, portandomi le ginocchia al petto.
<<Ho fatto bene a venire, invece. Ho promesso prima di tutto a me stesso, che ci sarei sempre stato per te. E tu non sei mai orribile, ma sempre bellissima.>> si siede al mio fianco, e mi porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Sento le lacrime pungermi agli angoli degli occhi, ma non per Marc, o per la delusione, per il dolore che mi ha causato.
Ma per la tenerezza di Joan, che è tutto ciò di cui avevo bisogno.
<<Allora devi essere ubriaco fradicio.>> replico, ironica, ma non riesco a trattenere una lacrima.
Nascondo il viso tra le braccia, e sento Joan abbracciarmi.
<<Scricciolo, io non voglio sapere niente di quello che è successo, non voglio farti stare ancora più male di quanto stai, però voglio solo che tu sappia che sono qui, quando avrai voglia di parlarne.>>
<<Penso che non avrò mai voglia di parlarne, Joan, ma grazie. Sei un tesoro.>>
Joan mi osserva per diversi istanti, poi abbassa lo sguardo.
<<A che ora hai l'aereo, domattina?>>
<<Alle 10:30.>> mi punta un dito contro.
<<Ti accompagno io, te lo dico già.>>
<<E non posso fare niente per impedirtelo?>>
<<Assolutamente no. Posso diventare un grande rompiscatole, se mi va.>>
<<Mai quanto me, te lo assicuro.>>
Restiamo a parlare per non so quanto tempo, fino a quando Joan non si addormenta e io resto lì, a guardarlo. Riprendo a piangere, perché accanto a me avrebbe dovuto esserci Marc. Avrei dovuto passare la notte a guardare lui, non Joan.
Vado a sedermi sotto la finestra, come faccio quando sto a casa mia, e finisco per farmi del male, perché sono la più grande masochista che esista sulla faccia della terra.
Le foto di me e Marc, le ultime foto che abbiamo scattato a Cervera, il giorno in cui siamo andati a fare una passeggiata con Paquito, scorrono davanti ai miei occhi. Resto a lì, a fissare quella dove le nostre labbra si scontrano, mentre Love is a losing game di Amy Winehouse risuona nelle mie orecchie, facendomi piangere il doppio di oggi pomeriggio.
L'amore è un gioco in cui si perde.
Ed è vero.
È il gioco più crudele che esista, soprattutto per chi ci crede veramente, per chi mette tutto se stesso, anche se gli costa fatica.
E io ho perso, perché Marc è stato un giocatore migliore di me.
Un gioco a cui non avrei mai voluto giocare.
Mi fermo ad osservare una foto scattata probabilmente da Marc, di me con lo sguardo basso, e sento una fitta al cuore nel notare come mi guarda.
Mi guarda come se fossi la cosa più preziosa del mondo.
Perché allora mi ha fatto questo?
Perché, perché, perché?
Faccio per lanciare il telefono contro il muro, ma mi trattengo dal farlo. Finirei solo per avere un problema in più che non risolverebbe le cose, anzi.
Stamattina ero tra le sue braccia, ora sono in un hotel di cui non ricordo neppure il nome in attesa di tornare a casa.
E ora ho paura a chiedermi dove potrò essere fra una settimana.
~•~
Sapevo che tornare a Cervera sarebbe servito a poco, anzi, a nulla.
In ogni angolo ci sono bandiere con i colori e il numero di Marc, nella piazza principale c'è persino uno striscione gigante con una sua immagine.
Anche mia madre ha addobbato a festa il locale, e la prima cosa che ho fatto, non appena sono arrivata, è stata quella di strappare via lo striscione che pendeva sulla mia testa, con rabbia.
Marc ha ripreso a chiamarmi e a tempestarmi di messaggi sin dalle due di notte, e non so ancora cosa mi abbia fermato dal bloccarlo.
Può chiamarmi e scrivermi quanto vuole, non ho intenzione di rispondergli.
Mia madre, non appena mi ha visto lì, sulla soglia del bar, è rimasta a dir poco sorpresa. Avrei dovuto tornare giovedì, con Marc, ma lei non sa quello che è successo.
E so bene che non troverò il coraggio di dirle che in fondo, aveva ragione.
Entro in casa, e Duchessa mi corre incontro, miagolando felice.
Affondo il viso nel suo pelo morbido, e scoppio a piangere.
Vorrei dimenticarlo, vorrei che esistesse una gomma speciale per poter cancellare ciò che non vuoi più avere nella mente. Vorrei strapparlo via dalla mia testa, farlo fuori dai miei pensieri, invece, ogni cosa mi parla di lui, ogni angolo di questa maledetta cittadina, ogni angolo di questo appartamento.
Persino il letto della mia stanza mi ricorda la mattina in cui è venuto da me dicendomi che mi amava, e che era mio, come io ero sua.
M
i ricorda tutte le notti che abbiamo passato abbracciati, a parlare, a dormire, mi ricorda tutte le volte in cui mi sono persa nei suoi occhi mentre facevamo l'amore, mi ricorda tutte le volte in cui ci siamo confidati nel corso degli anni.
Mi porto le dita tra i capelli, e li tiro, forte. Vorrei strapparli via, vorrei non provare niente. Vorrei non essermi mai innamorata di lui.
Ieri gli ho persino detto che lo amavo, ma per fortuna, non mi ha sentito.
Non meritava anche quella soddisfazione.
Per la prima volta nella mia vita, avevo detto a qualcuno che lo amavo.
Per la prima volta, amavo qualcuno.
Solo che avevo sbagliato persona.
Mi spoglio e mi faccio una doccia, sperando che l'acqua calda, lavi via anche i pensieri.
Peccato che, quando mi avvolgo nell'asciugano, sono ancora tutti lì.
Mi asciugo i capelli, poi indosso una maglia lunga e torno nella mia stanza.
Mi fermo ad osservare le foto che costellano la parete sopra la scrivania.
La rabbia mi infiamma il cuore e inizio a staccare via tutte quelle che ritraggono me e Marc.
In un modo o nell'altro, voglio cancellarlo, voglio che sparisca.
Inizio a piangere per la rabbia, mentre le stacco e le infilo dentro un cassetto della scrivania.
Neppure mi accorgo che mia madre è tornata dal bar, e mi ha raggiunto.
<<Angel, che stai facendo?>> mi chiede, confusa.
<<Sto togliendo quello che non serve più.>> mi limito a dire, secca.
<<Ma...sono le tue foto con Marc.>>
<<Appunto.>>
<<Che diavolo è successo? Perché sei già tornata?>>
<<Non sei felice? Sono tornata prima.>>
<<No, non ne sono felice se hai quella faccia. E smettila, guardami.>> mi prende per un braccio e mi fa voltare verso di lei. Evito il suo sguardo, perché so che potrei scoppiare a piangere da un momento all'altro e ora non voglio essere debole, voglio essere forte, intoccabile.
<<Che è successo? Perché sei tornata prima?>>
<<Perché non avevo più nessun motivo di restare.>>
<<Marc ->>
<<Mamma, ti prego, puoi non nominarlo?>> la interrompo, nervosa. Mi urta anche solo sentire il suo nome.
<<Hai strappato uno degli striscioni che avevamo appeso all'entrata del bar. Cosa è successo? Penso di avere il diritto di saperlo.>>
<<Cosa è successo, vediamo...ieri pomeriggio, dopo la gara, è arrivata la sua ragazza, te la ricordi, no? Bene, quindi, io ho ritenuto di non avere più nessun motivo per dover restare lì, con lui.>>
Mia madre mi guarda come se le avessi detto che ha tre teste.
<<La sua ragazza? Sei tu la sua ragazza.>>
<<È quello che pensavo, quello che aveva detto lui, ma una cosa sono le parole, e un'altra le dimostrazioni.>>
<<A me pareva che tu lo fossi anche nelle dimostrazioni.>> precisa mia madre, che mi costringe ad affrontare un argomento che volevo evitare.
<<Perché è bravo a giocare, glielo devo riconoscere.>>
<<A me pareva sincero. Ti ha voluto con lui in Asia, mi ha parlato di ciò che provava per te guardandomi negli occhi e guardando te come solo chi ama veramente e profondamente può fare. Ha rischiato il suo rapporto con Alex, lo ha detto ad Josè, a Rafi e ad Anna, ti ha regalato la maglia del tuo calciatore preferito, e ha organizzato una vacanza solo per voi due nel posto che hai sempre sognato, e Dio solo sa quante altre cose ha in testa quel ragazzo che concernono te!>>
<<Beh, hai sbagliato mamma, anche il tuo radar infallibile può sbagliare, forse proprio perché lo conoscevi da prima! Ma avevi ragione, ho sbagliato a lasciarmi andare, perché Marc è uno pronto a passare sui sentimenti degli altri pur di ottenere quello che vuole, anche sopra quelli di Alex, che per lui sicuramente, è molto più importante di me. Ha fatto tutto solo per vedermi capitolare ai suoi piedi, per conquistare la ragazza di ghiaccio che tutti ritenevano irraggiungibile. Avrei dovuto immaginare che avrei scatenato il suo spirito da competizione. È stato solo questo, mamma. Ieri l'ho visto baciare quella serpe di Linda. Serpe uno e serpe due.>> concludo, mentre una lacrima mi riga la guancia.
<<Lo...lo hai visto?>> mi domanda, la sorpresa e il dolore nella voce.
<<Sì. Hai bisogno di altre prove?>> mi volto a guardarla, ed è incredula.
<<No, certo che no, amore mio. Solo che...non mi sembra possibile. Non mi sembra da Marc. Lo conosco, mi hai sempre detto tutto, e...so che si è divertito, come è normale che sia, ma non ha mai preso in giro nessuno, non ha mai fatto questi giochetti subdoli. Io, davvero, Angel...a me pareva sincero. Conosco i suoi occhi. Ed era sincero. Angel, lo hai detto anche tu che quella è una serpe, farebbe di tutto per guadagnare un briciolo di attenzione, una copertina; e se lo avesse baciato a tradimento, senza il suo consenso?>> scoppio a ridere, scuotendo la testa.
<<Oh certo, poverino, lo immagino, costretto a baciare una ragazza, immagino la sua sofferenza.>>
<<Pensi che non possa succedere? Avvicinarsi quel tanto che basta per baciare qualcuno per una frazione di secondo, prendendolo alla sprovvista? Non penso che tu sia stata lì a fissarli, in tempo per notarlo se era un bacio voluto da entrambi e la sua durata, no?>>
<<Penso che se fossi stata lì ad ascoltarlo come mi ha chiesto, mi avrebbe propinato una cazzata del genere pensando probabilmente che io sarei stata tanto stupida da credergli, o totalmente partita di testa da credere a qualunque stronzata che mi avrebbe raccontato.>> mi siedo sul letto, <<ma meglio così. Meglio adesso. Meglio all'inizio, prima che...che diventasse troppo doloroso. Io non sono una di quelle che perdona. Me lo hai insegnato tu, ricordi? Alla prima mancanza di rispetto, bisogna scappare. I tradimenti non si possono perdonare, non si devono perdonare, perché chi ti ama veramente non ti fa del male volontariamente. Non può mancarti di rispetto. È quello che sto facendo io. Non c'è amore che tenga, niente conta quanto me.>>
<<Sì, amore, è così, io non sto dicendo questo. Io sto solo dicendo che...che forse le cose possono non essere come sembrano.>>
<<No, mamma, ti prego! Non è possibile, stai dalla sua parte dopo quello che mi ha fatto?>> esplodo, non riuscendo a trattenere le lacrime.
<<No, no, sono sempre dalla tua parte, sempre! È solo che...mi fa male vederti così e non riesco a credere che ->>
<<Neppure io, ma è così, è così!>> mia madre mi abbraccia, stringendomi forte a sé e sento mancarmi il respiro.
Per la prima volta, sento che non mi basta l'essere tornata a Cervera.
Vorrei mettere più chilometri possibili tra me e lui.
Vorrei allontanarmi da lui il più possibile, perché, restare qui, significherà continuare a vivere il solito circolo vizioso.
Lui tornerà, continuerà a cercarmi, farà di tutto per riuscire a parlarmi, e conoscendolo, riuscirà a trovare un modo, a qualunque costo.
Il che non significa che gli permetterò di farlo, né che lo ascolterò, ma non voglio essere costretta a trovarmelo davanti, quando vederlo è l'ultima cosa che voglio in assoluto.
Non ne uscirò se continuerò a restare qui, se lui saprà che nonostante tutto, io resterò sempre qui, che potrà continuare a fare quello che vuole perché tanto Angel ci sarà sempre.
<<Io non posso continuare a restare qui.>> mormoro, e mia madre allontana il viso dal mio.
<<Che stai dicendo?>>
<<Non risolverò nulla così. Lui giovedì tornerà e non pensi che farà di tutto per vedermi, per parlarmi. Io voglio solo cancellarlo, voglio solo dimenticarlo, e qui tutto mi ricorda lui. Non ce la faccio a restare qui.>>
<<Angel, ti prego, non dirmi che stai pensando a quello che penso io. Ti prego, fallo per me. Non permetterò che ti si avvicini e vedrai, smetterà di cercarti prima di quanto pensi.>>
Scuoto la testa.
<<No. Lo conosci, mamma. Lui non molla mai. Bisogna estirpare il problema alla radice. Più lontano da lui sto, meglio è. Anche a costo di soffrire, io devo dimenticarlo. E restare qui non risolverà le cose. A mali estremi, estremi rimedi.>>
Solo che non so se riuscirò a trovare il coraggio proprio adesso.
[Love is a losing hand
Though I batted blind
Love is a fate resigned
Memories mar my mind
Love is a fate resigned
Over futile odds
And laughed at by the gods
And now the final frame
Love is a losing game]
[Spazio Autrice]
Sono un mostro, lo so.
Ma vi dico subito, come avrete già capito, che io amo lo struggimento nelle storie.
E in questa storia mancava da un po'.
So che mi starete odiando, ma anche a costo di essere odiata, questa storia deve andare avanti, questi due hanno un percorso da fare E LO FARANNO, FOSSE L'ULTIMA COSA CHE FACCIO.
so che starete anche odiando Angel, ma in fondo, non è difficile comprenderla, no?
Piuttosto, chissà cosa avrà in mente...🤔
Detto ciò, spero che, nonostante tutto, questo capitolo vi sia piaciuto.
Vi voglio bene, grazie per sopportarmi e soprattutto, sopportare questa testa pazza che sono ❤
Alla prossima ❤
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