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Lost in Japan

[Do you got plans tonight?
I was hoping I could get lost in your paradise
The only thing I'm thinking 'bout is you and I
'Cause I can't get you off my mind]

[Angel]

<<Penso che la mia valigia scoppierà durante il viaggio. Ne sono certa. I miei vestiti faranno esplodere l'aereo.>>

<<Sei sempre così catastrofica.>> commenta Marc, sarcasticamente, raggiungendomi e abbracciandomi da dietro. Avvolge le braccia intorno al mio collo, stringendomi così forte a sé che mi sento protetta da ogni cosa.

<<Io non sono catastrofica, Marc. Cioè, è vero, penso sempre al peggio, ma non posso farci niente. Ti rendi conto che sono quindici ore di volo? Mi verrà un infarto. Io non riesco ad immaginarmi con i piedi staccati dal terreno per così tanto tempo. Mi imbottirò di sonniferi, così risolverò ogni problema. E se dovesse accadere il peggio, non me ne accorgerò neppure. Si chiama essere previdenti.>>

<<No, si chiama essere ansiosi.>> ribatte Marc, posando il mento sulla mia testa e una mano sul mio petto, <<senti come batte il tuo cuore. Angel, tranquilla, andrà tutto bene. Andrà tutto bene. Neppure io amo prendere gli aerei, è la cosa che più odio del mio lavoro, ma ho dovuto per forza di cose, abituarmici. Ti giuro che ci penserò io a farti distrarre.>>

<<Non vedo come. Non è semplice distrarmi in certe situazioni.>> replico, continuando a fissare la mia valigia come se attendessi da lei chissà quale risposta.

<<Io un'idea ce l'avrei, solo che è vietato fare certe cose in pubblico.>>

Sento le guance prendere fuoco, e mi porto una mano al viso.

<<Marc, sei impossibile.>>

<<Cosa c'è, so che in quel modo riuscirei a distrarti completamente. Della serie che non te ne fregherebbe più nulla di dove ci troviamo.>>

Marc scosta il viso dalla mia testa e si accosta alla mia guancia, mentre io vado a posare un bacio sul suo braccio, stretto ancora intorno al mio collo.

<<Guarda che bella che sei.>> Marc cerca di farmi alzare il viso verso il nostro riflesso allo specchio posto davanti a noi, ma io continuo a tenerlo sulla valigia posata proprio di fronte allo specchio.

<<Marc, oggi ti becchi davvero un pugno in pieno viso. Ho metà faccia presa d'assalto dai brufoli a causa di questo ciclo di merda.>> replico, furiosa.

<<E pensi che bastino dei brufoli a farti diventare brutta?>>

<<Sì.>> dico, secca, e sento Marc andare a posare un bacio proprio su uno dei brufoli che mi sono spuntati negli ultimi due giorni sulla guancia destra, <<ma che fai?>> gli chiedo, scostandomi per guardarlo bene in viso.

<<Bacio le insicurezze della mia ragazza per farle capire che è sempre bellissima, con o senza brufoli.>> sospira Marc, per poi rivolgermi un largo sorriso. Sento il cuore farmi le capriole nel petto, e mi volto, per trovarmi faccia a faccia con lui.

<<Si può sapere dove sei stato fino adesso? Io questo Marc non lo conosco.>>

<<Sono sempre stato così, con te.>>

<<Ora sei molto più dolce.>>

<<È l'effetto che mi fai. È l'effetto che mi fa amarti e stare con te.>> si limita a dire, per poi posare la fronte contro la mia.

Marc invece, su di me, ha lo stesso effetto di una canna e un numero infinitesimale di drink. Non ho neppure idea di chi sia questa Angel, di dove sia finita quella di una settimana e mezza fa. E la cosa che mi lascia senza parole è che non me ne frega niente. Anzi. Vorrei provare queste sensazioni per sempre.

<<Siamo due pazzi.>> dico, nascondendo una risata e socchiudendo gli occhi.

<<E sai cosa sono due pazzi insieme?>> riapro gli occhi e li punto nei suoi, <<inarrestabili.>> sorrido, e gli circondo il collo con le braccia.

In quel momento, con la coda dell'occhio, noto la figura di mia madre fermarsi davanti alla porta della mia stanza. Scosto bruscamente il viso da quello di Marc e lo avrei anche allontanato da me se lui non avesse serrato la presa intorno ai miei fianchi.

<<Bene, così siete in partenza.>> esordisce, osservando la mia valigia posata ai miei piedi.

<<Dovremo essere in aeroporto tra due ore.>> esclama Marc, lasciandomi andare.

<<Allora...buon viaggio. Buona fortuna per le gare, Marc. Mi raccomando Angel, stai tranquilla per il viaggio. Andrà tutto bene.>>

<<Sentito? Ora che l'ha detto anche tua madre sei convinta?>> mi domanda Marc, voltandosi verso di me, mentre recupero lo zaino e afferro la mia valigia.

<<Sicuro!>> commento, sarcastica.

Mia madre mi osserva per qualche istante, per poi abbracciarmi, stringendomi forte.

<<Divertiti tesoro, e stai attenta, state attenti!>> sottolinea l'ultima parte della frase alzando la voce, <<ti voglio bene. Ricordati di chiamarmi ogni volta che puoi, di mandarmi tanti messaggi e tante foto. Goditi il Giappone, l'Australia e la Malesia. E ti prego, stai calma e non farti dominare dall'ansia. Io sono qui che ti aspetto.>>

Sento le lacrime pungermi agli occhi. Non mi sono mai separata per così tanto tempo da mia madre. Il massimo è stato una giornata durante la gita in prima liceo sui monti Sibillini, poi non ci siamo più separate. Mi sento come se mi si stesse strappando qualcosa da dentro, che mi procura un dolore sordo, ma al tempo stesso lancinante. Come se, ora che sono sul punto di attraversare quella porta e andarmene dall'altra parte del mondo per quasi un mese, stessi per diventare grande. E io invece mi sento ancora una bambina, e mi ci sentirò per sempre.

La stringo forte e mi ripeto che non sarò sola. Avrò accanto a me le persone di cui più mi fido al mondo oltre mia madre, e che considero parti della mia famiglia.

<<Ti voglio bene anch'io, mamma. E ti chiamerò sempre. Cercherò di regolarmi con gli orari, però!>> sogghigno, e lo stesso fa lei, mentre ci separiamo, <<ti porterò dei regali.>> aggiungo, e lascio delle carezze sulla testa di Duchessa.

<<Mi raccomando, e parlo ad entrambi: state attenti, non voglio che facciate casini. Non voglio che soffriate, non voglio che Angel soffri.>> ripete mia madre, e il suo sguardo saetta tra me e Marc con fare nervoso.

<<Capisco le tue preoccupazioni Dina, ma davvero, io e Angel non siamo due sprovveduti. Ci penserò io a lei, d'ora in avanti. Non sono mai stato più serio in vita mia.>>


Marc prende la mia mano e va ad intrecciare le dita con le mie. Non resisto dal guardarlo, mentre mi sento come se stessi sprofondando in un dolce e caldo nettare.
Ho sempre dato un'immagine di me di ragazza dura, forte, che non ha bisogno di nessuno, che non ha bisogno, né desiderio, di essere protetta, eppure, ora che lo sento parlare in questo modo, mi sento a casa, e al sicuro.
L'orgoglio mi ha sempre infiammato il cuore, è sempre stato la mia unica fonte di sostentamento; ora sto scoprendo una nuova Angel, e questo mi fa sentire in parte estremamente vulnerabile, oltre che spaventata.

Mia madre tiene lo sguardo fisso su Marc. Pare quasi sorpresa nel sentirlo parlare così, eppure capisco che sente che sta dicendo la verità.

<<Bene. Mi sembri molto convinto. Però ti ricordo che è molto orgogliosa e autoritaria. Ma questo lo sai già.>>

<<Lo so bene, e voglio prendermi il pacchetto completo.>> ribatte Marc, sbuffando una risata, per poi togliermi la valigia di mano.

<<Marc!>> lo richiamo, ma lui inizia ad attraversare il corridoio senza degnarmi di uno sguardo.

<<Senti come pesa, ma cosa ci hai messo qua dentro?>>

<<Niente di particolare...ho portato qualche libro.>>

<<Ma non li hai messi nello zaino?!>> mi chiede, sorpreso.

<<Certo...ma non ci stavano tutti.>>

<<Angel, non partiamo per tre mesi.>> replica Marc, mentre apre la porta.

<<Io ho bisogno dei miei libri, Marc.>> taglio corto, per poi abbracciare nuovamente mia madre.

<<Ti voglio bene. Fai buon viaggio, stai tranquilla e chiamami quando arrivi. Anche se sarà piena notte. Tanto non riuscirò a dormire finché non mi chiamerai. Mi mancherai, tesoro.>>

<<Anche tu, mamma. Ti chiamerò non appena scenderò dall'aereo.>> la guardo ancora per qualche istante, poi raggiungo Marc, sulle scale.

<<Stavo pensando...che non potrò darti un bacio per le prossime...venti ore. Quindi, ne faccio scorta ora.>>

Marc mi posa una mano sulla guancia e preme le labbra contro le mie. Sistemo meglio lo zaino sulle spalle, e lo stringo forte a me.

Dio, è così bello. Ogni volta, ogni volta è più bello del bacio precedente.

Starei sempre con le labbra incollate alle sue, e mi sento una ragazzina di tredici anni alla prima cotta.
Solo che Marc è in ogni senso, il mio primo, vero, grande amore.
E vorrei con tutto il cuore che fosse anche l'ultimo.

Si allontana da me sbuffando, e gli scosto un ricciolo dalla fronte.

<<Cosa c'è?>>

<<Non sono ancora sazio ma dobbiamo andare. Tanto ne avremo di tempo per recuperare.>> sussurra al mio orecchio, mentre scendiamo le scale. Lo scosto sogghignando.

<<Marc, piantala. Avrò il ciclo almeno fino a venerdì.>>

<<Ah, non importa. Potrei aspettarti anche per anni.>>

<<Certo, e tantissime altre favolette, Marc.>> raggiungiamo l'auto dove José e Alex ci stanno aspettando. Dopo aver caricato la mia valigia e il mio zaino nel portabagagli, saliamo in auto.

<<Alex, possiamo andare!>> esordisce José, dando una gomitata ad Alex.

<<Oh sì, certo. Angel, una playlist delle tue che ci svegli?>>

<<Arriva subito, Alexito.>> replico, schioccando la lingua, mentre tiro fuori il telefono dalla tasca dei jeans.

<<Alexito. Sono tornato ad essere il tuo Alexito?>> mi chiede, lanciandomi uno sguardo attraverso lo specchietto retrovisore.

<<Certo. Sarai sempre il mio Alexito.>> dico, in un sorriso, mentre porgo a José il cellulare.

Mentre Welcome to the jungle dei Guns N' Roses riempie l'interno dell'abitacolo, incontro lo sguardo di Marc, fisso su di me, con un sorriso appena accennato dipinto sulle labbra.

<<Angel, hai sempre la risposta giusta in fatto di musica, sei una fottutissima dea.>> esclama José, mentre batte una mano contro il sedile.

<<Grazie José, lo so.>> replico, con un sorriso, senza staccare gli occhi da quelli di Marc. Allunga una mano furtiva verso la mia e intreccio le dita alle sue. Cerco di controllare il mio respiro, che, esattamente come il battito del mio cuore, si è fatto più rapido.
Ce la faremo a tenere tutto nascosto, solo per noi?
Temo così tanto che uno di noi due possa fare un passo falso.
Forse, se avessimo parlato sin da subito con Alex, ora non dovremmo nasconderci.
Dio, ma che diavolo sto dicendo.
Sarebbe scoppiato un casino, e in questa fase cruciale della stagione per Marc, è l'ultima cosa che dovrebbe succedere.
Che poi scoppierà comunque, fra più di un mese, è un altro discorso.

Ho così tanta paura di ferire Alex, che non lo merita. Sento Marc stringermi più forte la mano, e mi volto a guardarlo.

<<Que pasa?>> mima, aggrottando le sopracciglia, e io mi limito ad alzare le spalle, per poi scuotere la testa, come a dirgli che non c'è niente.

Alle otto raggiungiamo l'aeroporto, e un'ora dopo siamo sull'aereo.

<<Bene, ci sono tantissime cose che possiamo fare in aereo, che non includano l'infastidire José.>> mi volto appena verso Marc seduto accanto al finestrino. Soffrendo di vertigini, non mi siedo mai accanto al finestrino.

<<Infastidire José?>> gli chiedo confusa, cercando di restare calma. L'idea che sarò bloccata in volo su questo aereo per più di quattordici ore è fissa nella mia mente.

<<Io e Alex infastidiamo sempre José durante i lunghi tratti di volo.>>

<<Bambini.>> commento, scuotendo la testa, <<è vero, ora mi ricordo, ho visto i video che hai pubblicato su instagram. Siete terribili. Tu peggio di tuo fratello.>>

<<Sai che io sono il peggiore dei due.>> gongola, inarcando le sopracciglia e mostrandomi un largo sorriso, <<comunque, possiamo giocare a qualunque cosa tu voglia, meglio non a nascondino. Ma ecco, se hai voglia di spillarmi qualche soldo ho portato le carte, ce le ho nello zaino. Oppure potremmo vedere un film, se proprio ci tieni anche tutta la saga di Harry Potter, così ti tranquillizzi per bene. Potremmo anche dormire, ma dubito che tu ci riesca.>>

<<Ehi, Angel!>> sollevo la testa e vedo Alex, seduto proprio davanti a noi accanto ad José, chiamarmi.

<<Dimmi, Alex.>>

<<Ecco, io non ho ancora capito perché tu, che hai...beh, che hai così tanta paura degli aerei, abbia deciso di venire con noi per un volo lungo quasi quindici ore.>> mi domanda, candidamente.

Il mio sguardo saetta verso Marc, mentre il cuore riprende a battere come impazzito per l'agitazione.
E ora che diavolo gli dico?

<<Per l'Australia, ovviamente.>> replica lui, incrociando le braccia al petto.

<<L'Australia?>> chiede Alex, corrugando la fronte.

<<Sì, certo! Sai...sai quanto mi piace Phillip Island! Sogno di vederla da sempre, e ho deciso di venire! Sogno anche di andare in Sudafrica, ma lì è un po' più difficile perché sarei da sola. Invece qui ci siete anche voi, è più...facile, per me.>> spiego, alzando le spalle.

Non ce la faccio a guardare Alex, e Marc deve averlo intuito, perché mi porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio, sfiorandomi la guancia nel farlo.

<<Sì, lo capisco.>> replica Alex, posando una mano sulla mia, e io la stringo, accennando un sorriso.

Mi alzo poi in piedi e recupero il mio zaino, tirando fuori un libro.

<<Io so come passare almeno la prossima ora, Marquez.>> mormoro, tornando poi a sedermi accanto a lui.

<<E io cosa dovrei fare?>> piagnucola Marc.

<<Non so, vuoi leggere insieme a me?>> gli chiedo, mostrandogli il libro.

<<Sai che non mi piace leggere.>>

<<Lo so, e questo potrebbe ledere la nostra relazione.>> sussurro, inarcando un sopracciglio e aprendo il libro.

<<Scherzi, ovviamente.>>

<<Chi lo sa.>> mi limito a dire, alzando le spalle.

<<Tra l'altro è in italiano.>>

<<Ti farebbe bene, impareresti qualcosina in più. Nonna me lo ha spedito con il solito pacco mensile. Le avevo chiesto proprio questo, ed eccolo qui.>> esclamo, felice, stringendomelo al petto.

Amo poche cose al mondo come i libri.

<<E il libro che ti ho regalato Joan perfezione Mir che fine ha fatto?>>

<<L'ho finito, Márquez. Non ci metto molto a leggere i libri, soprattutto quando mi piacciono. E Frankenstein appartiene al mio genere preferito.>>

<<Hai un genere preferito? E Joan lo sa?>> annuisco.

<<Lui lo sa, sì. È per questo che me l'ha regalato. Certo, è un po' crudo, più o meno come Dracula, ma quando la curiosità e più forte del senso che mi fanno certe parti, allora riesco in tutto.>>

<<E quale sarebbe questo genere preferito?>>

<<Il gotico.>> sento lo sguardo di Marc su di me.

<<Chiaro.>> replica, e io cerco di trattenere una risata.

<<Ora però mi concentro su altro.>> mormoro, mostrandogli la copertina del libro.

<<Io...prima di te.>> legge, per poi sbattere le palpebre.

<<Deve essere bellissimo. Per questo non vedo l'ora di leggerlo.>>

<<E io che faccio mentre tu leggi?>>

<<Ascolta la musica. O guarda un film. Abbiamo quindici ore da impiegare, Marc.>>

<<E va bene, ascolterò un po' di musica. Il film voglio vederlo con te.>>

Nascondo un sorriso, mentre inizio a leggere il libro.

Sarà un viaggio molto lungo.

~·~

Alla fine Marc si è addormentato mentre ascoltava la musica, e ho recuperato una coperta leggera dal suo zaino per evitare che prendesse freddo. Ho passato le tre ore seguenti dividendomi tra la lettura del libro e il guardarlo mentre dormiva.
Abbiamo guardato poi il mio capitolo preferito di Harry Potter, La camera dei segreti, per poi passare ai primi due film del reboot di Star Trek. Abbiamo poi giocato a carte, e ho spillato a Marc cinquanta euro. Poi, alla fine, ho deciso di riposare un po' gli occhi.

Dopo essere atterrati all'aeroporto, saliamo su una macchina a noleggio per raggiungere il circuito di Motegi, immerso nel verde, e disteso tra due vallate a ridosso delle colline.

Osservo tutto con gli occhi pieni di sorpresa, come se fossi una bambina.

<<Sono stanchissimo. Non vedo l'ora di infilarmi sotto le coperte.>> sbadiglia José, quando siamo ormai nei pressi del circuito.

<<Alloggeremo in un hotel vicino al circuito. Spero ti piaccia, pequeñita.>> mi dice Marc, accarezzandomi una guancia con il dorso della mano.

Quando raggiungiamo l'hotel, scendiamo dall'auto, e Marc mi porge la mia valigia.

<<Te la porto io, Angel?>> si offre Alex, con un sorriso.

<<No, non serve, Alexito...>>

<<Certo che ti serve! Quella valigia peserà più di te.>>

<<Beh, questo è vero.>> ammetto, e Alex mi prende il trolley dalle mani.
Osservo Alex mentre si avvia verso l'entrata.

<<Il fratellino mi ha risparmiato una bella fatica.>> commenta Marc, ironico, affiancandomi, <<comunque: vengo io da te o tu da me?>>

Nascondo uno sbadiglio, e inclino la testa, socchiudendo gli occhi, mentre le luci dell'alba iniziano a tingere di colori pastello il cielo sopra le colline.

<<Non so, Marc, facciamo ognuno nel proprio letto? Sono distrutta. Ho bisogno di una dormita lunga come minimo dodici ore.>>

<<Se dormi così tanto non riuscirai ad abituarti al fuso orario di qui e passerai anche la notte seguente sveglia.>>

<<Se non dormo rischio di esplodere.>> replico, secca.

<<Anche io devo dormire. Ma sarebbe uno spreco farlo ognuno nel proprio letto, non pensi?>> mi sussurra Marc all'orecchio, e nonostante stia dormendo in piedi, sento un brivido scorrermi lungo la schiena.

<<E va bene, tu vieni da me. Mi farò una doccia veloce e poi via, a letto.>>

Saliamo tutti insieme al piano dove si trovano le nostre stanze. Dopo essermi chiusa la porta alle spalle, recupero il docciaschiuma dalla valigia, una maglia lunga come pigiama con sopra disegnata la tour Eiffel e corro in bagno a farmi una doccia veloce, per poi lavarmi i denti. Mi do una leggera pettinata ai capelli, mi infilo la maglia, e proprio mentre mi sto per infilare sotto le coperte, sento il telefono vibrare, ed è un messaggio di Marc che mi avverte che è davanti alla porta della mia stanza. Mi precipito ad aprirgli per evitare che qualcuno lo veda, e lo tiro dentro.

<<Sempre così impaziente.>> sogghigna lui, mentre io mi chiudo la porta alle spalle.

<<Non devono vederti, no?>> mi limito a dire, superandolo, per poi infilarmi sotto le coperte, <<avanti Marc, vieni.>> lo chiamo, facendogli un cenno.

<<Sto arrivando, amore.>> lo sento raggiungermi, per poi circondarmi i fianchi con le braccia e attirarmi a sé.

<<Buonanotte, Marc.>> gli poso un bacio leggero sulle labbra.

<< Buonanotte, angelo. Ti amo.>> soffia lui, posandomi un bacio tra i capelli. Non riesco a nascondere un sorriso, e mi accoccolo ancor più contro di lui, per poi raggiungere velocemente il mondo dei sogni.

~·~

Il giorno seguente Marc visita la sede della Honda, mentre io trascorro la giornata insieme ad Alex, dopo essermi svegliata poco dopo mezzogiorno, e dopo aver fatto una sostanziosa colazione.

Mercoledì invece, Marc, dopo pranzo, va a sedersi sul balcone della sua stanza, che, come la mia, affaccia sulle colline, per guardare la gara dell'anno precedente, quella dove ha conquistato il suo quinto titolo mondiale.

La guardiamo tutti e tre insieme, io, lui e José e mi godo i loro commenti, mentre analizzano ciò che è accaduto.

<<Quest'anno è prevista pioggia, il giorno della gara.>> sospira Marc, stirando le braccia sopra la testa.

<<Questo potrebbe essere un bel vantaggio per il Dovi.>> noto, inclinando la testa.

<<Vero, ma io farò di tutto per vincere. Vorrei concludere la questione prima di Valencia, ma temo che sarà dura.>>

José si alza, portandosi una mano dietro il collo.

<<Vado a fare un po' di stretching, ragazzi. A più tardi.>>

Restiamo solo io e Marc e osserviamo l'orizzonte in silenzio. Mi ricordo il giorno in cui Marc ha vinto il mondiale, l'anno scorso. Ricordo ancor di più il dopo, quando mi ha chiamato dicendomi che voleva fare l'amore con me. È stato quello il momento in cui è cambiato tutto tra noi. Anche se lui poi non ricordava nulla, e io ho dovuto fingere che non fosse mai successo nulla, per me è stato quello il momento in cui è cambiato tutto, per poi esplodere la notte del mio compleanno.

Quante cose sono cambiate dal giorno in cui ci siamo incontrati. Non riesco neppure a credere che siamo diventati questo.
Non riesco a credere che io e Marc ci siamo trasformati in tutto quello che credevo non saremmo mai diventati. Io, che so tutto, tutto, di Marc. A sentirlo, suona così strano.
Eppure, non lo è. A sentirlo, è tutto così normale e naturale.

Non importa se dovremo nasconderci. Va più che bene. Tutto, tutto pur di stargli accanto.

Nel pomeriggio, percorriamo il circuito a piedi, tutti insieme.

<<Posso venire con voi in circuito, i prossimi giorni?>> Marc si volta a guardarmi con un sopracciglio inarcato.

<<Che domande fai, Angel? Certo, anzi, devi venire, no? Sei qui per questo.>> mi fa l'occhiolino, e vorrei tanto tirargli una gomitata nelle costole.

<<È così bello questo posto. Così immerso nel verde, mi piace tantissimo. È nelle mie corde.>> sospiro, per poi prendere un profondo respiro.

<<Marc, dobbiamo andare. Angel, rimani qui? Ci vediamo in pitlane fra...un'oretta?>> mi chiede Alex e io annuisco.

<<Va bene.>> vago per la pista per una mezz'oretta, stringendomi nella mia felpa lilla chiaro.

<<Scricciolo!>> sento esclamare da una voce alle mie spalle e mi volto di scatto, sorridendo.

<<Joan!>> spalanco le braccia, e Joan corre verso di me, per poi prendermi tra le braccia e portarmi sulle sue spalle, per poi iniziare a correre tenendomi stretta a lui.

Inizio ad urlare, scoppiando a ridere, mentre mi porto le mani al viso.

<<Joan! Ti prego, soffro di vertigini!>> esclamo, a gran voce, tirando dei pugni sulla sua schiena.

Joan si ferma di scatto, rimettendomi giù.

<<Oh scricciolo, mi dispiace! Stai bene? Non dirmi che ti viene da vomitare!>>

<<Un po', ma passerà.>> soffio, prendendo fiato.

<<È colpa mia, sono un idiota.>>

<<Ma smettila, tu non sei un idiota! Sei un adorabile ragazzo.>> ammetto, inclinando la testa di lato.

<<Mai quanto te. Ma...perchè sei qui? Sono...così felice di vederti!>>

<<Visto? Ti ho fatto una sorpresa!>> sogghigno, mentre iniziamo a camminare l'uno accanto all'altro.

<<Una bellissima sorpresa. Tutto quello che desideravo, oltre il mondiale, è che tu assistessi alla mia vittoria. Ho un primo match point qui a Motegi. Spero di riuscire a sfruttarlo.>>

<<Devi rendermi orgogliosa, Joan. Qui, a Phillip Island, o in Malesia, non importa. Basta che lo vinci.>>

<<Lo vincerò, vedrai.>> replica, facendomi l'occhiolino, <<comunque, ti è piaciuto il mio libro? Frankenstein?>>

<<Moltissimo! Ti ringrazio ancora tanto per avermelo regalato.>>

<<Non devi ringraziarmi per l'ennesima volta, Angel. Ma senti...ora che sei qui...avremo mai l'occasione per uscire a cena insieme, io e te?>> mi fermo di colpo, e sento il cuore aumentare i battiti nel mio petto. Abbasso il capo, e mi mordo il labbro inferiore.

<<Ecco...Joan, io...davvero, non so se...ecco...se...>>

<<No, ehi, va bene, non avrei dovuto chiedertelo. Hai rotto da poco, e...me lo hai già detto chiaro e tondo. Ti chiedo scusa.>>

<<No, Joan, non chiedere scusa. Scusa di cosa? Sei un caro ragazzo, e ti voglio bene e non voglio perdere la tua amicizia.>>

Joan allunga un braccio, e mi abbraccia.

<<Però...un gelato a Phillip Island me lo devi.>>

<<Vada per un gelato.>> rido, per poi allontanarmi da lui.

<<Che sciocco, Alex. Come si fa a lasciare una perla rara come te?>>

<<Un vero sciocco, in effetti.>> gli do corda io.

<<A proposito...domenica sera, io e Vierge organizziamo una piccola festa in un localino qui vicino, Indipendentemente da come andranno le nostre gare. Ti va di venire? Ovviamente sono invitati anche Marc e Alex. O, e José.>>

<<Certo! Verremo sicuro.>>

Continuiamo a passeggiare per la pista, Joan mi scatta diverse fotografie con la luce del tramonto, e mentre torno con gli altri verso l'hotel, ne pubblico una su instagram, accompagnata dalla frase: "ragazza italiana e tramonto giapponese".

Joan clicca sul cuore dopo meno di un quarto d'ora, aggiungendo un semplice e chiaro commento che non lascia spazio a dubbi: "e fotografo spagnolo".

Non riesco a trattenere un sorriso, mentre appoggio il telefono sul lavandino e mi spoglio. Mi faccio una doccia veloce e indosso il mio pigiama personale. Non mi sono ancora abituata al jetlag, e sono ancora un po' stanca. Cenerò in camera, per poi filare a letto.
Il telefono mi suona tra le mani e noto che si tratta di Alex.

<<Alex, dimmi.>>

<<Angel, dove sei?>>

<<Sul letto. Ho appena indossato il pigiama, e sono pronta per cenare per poi andare a letto. Risento ancora del jetlag.>> mi lamento e lo sento sogghignare.

<<Va bene, allora cambiamento di programma. Cenerai in camera, immagino. Ti va se ti raggiungiamo?>> lo sento parlottare con qualcun altro lì presente.

<<Certo, vi aspetto qui.>> chiudo la chiamata e noto che Marc ha messo like alla foto. Avrà sicuramente visto il commento di Joan, per cui, mi preparo già ai suoi prossimi commentini.

Dopo mezz'ora, Alex, José e Marc sono nella mia stanza. Ceniamo in terrazza, con del sushi.

<<È d'obbligo assaggiare il sushi in Giappone. Sarebbe un crimine non farlo.>> esclama José, giocando con le bacchette.

<<Sarebbe come andare in Romagna e non assaggiare la piadina, in pratica.>> replico, mentre mi gusto la mia porzione di sushi. È delizioso.

<<Esattamente.>> concorda Alex, mentre Marc cena in silenzio.

Dopo cena, ci vediamo un film tutti insieme sul mio PC. Optiamo per Rush, uno dei miei film preferiti, che mette tutti d'accordo.

Si siedono tutti e tre per terra ai piedi del letto, mentre io mi stendo a pancia sotto, sopra le coperte.
Quando finisce, Alex si lascia andare ad un sonoro sbadiglio.

<<Sarà meglio andare.>> borbotta, alzandosi per poi lasciarmi un bacio sulla guancia. José mi augura la buonanotte, mentre Marc resta lì, seduto ai piedi del letto.

<<Ti hanno tagliato la lingua, campione?>> gli domando, arruffandogli i capelli. Quando non lo vedo rispondere, sbuffo, e mi infilo sotto le coperte, <<quando ti saranno passate le paturnie, vedi che vuoi fare. Se andartene in camera tua o raggiungermi a letto.>> spengo la luce e chiudo gli occhi. Dopo diversi minuti lo sento muoversi e raggiungermi sotto le coperte. Si accosta a me e mi avvolge i fianchi con le braccia. Posa il viso nell'incavo del mio collo e preme le labbra sulla mia guancia.

<<Scusa.>> mormora, la voce sommessa.

Mi limito ad accarezzargli i capelli.

<<Dormi, campione. Voglio che mi regali la vittoria, domenica.>>

<<Farò di tutto per conquistarla, Angel.>>

<<Bene. Ora dormi.>>

~·~

Nella giornata di venerdì, Marc dimostra subito di aver un buon feeling con la sua Honda, sull'acqua.
Sabato invece, conquista la terza posizione in griglia di partenza.
Il giorno di gara arriva e Alex mi regala una bella vittoria. Fa abbastanza freschino, per cui mi sono vestita con una bella felpa calda, della Honda, e un paio di skinny scuri.

Attendo Marc in griglia di partenza con l'ombrello aperto, e quando mi raggiunge, focalizzo la mia attenzione tutta su di lui, che riempie i miei occhi e mi ipnotizza con ogni suo più piccolo gesto. Si sfila il casco, poi i guanti, e io gli passo gli occhiali da sole, che indossa subito. Si consulta con Santi, poi con il suo telemetrista, infine porta la sua attenzione sulla pista davanti a lui. Osservo con attenzione la curva delle sue labbra, il suo profilo perfetto e vorrei così tanto poter ammirare quello sguardo da predatore nascosto dietro le lenti degli occhiali. Sono così persa nell'ammirarlo che quasi non mi accorgo che è arrivato il momento di sgomberare la pista. Marc mi porge nuovamente gli occhiali, indossa i guanti, poi il casco. Io chiudo l'ombrello e gli poso un bacio sul casco.

<<Buona fortuna, mio campione. Rendimi orgogliosa.>> raggiungo il box, e indosso subito il suo cappellino, mentre vado a sedermi alla sua postazione. Capisco subito che sarà una gara serrata sull'asfalto completamente bagnato, e soprattutto, che Motegi sarà il teatro dell'ennesima sfida tra Dovizioso e Marc. Incrocio le dita esattamente come Julià, che ci ha raggiunto in Giappone un giorno più tardi, e inizio sussurrare a Marc le mie solite paroline, il mio solito mantra. Serro la presa sui braccioli della postazione ad ogni sorpasso e contro sorpasso di quei due pazzi che se le stanno dando di santa ragione. Per l'ennesima volta, Marc tenta il sorpasso sul Dovi, che però riesce ad incrociare e a tagliare il traguardo per primo.

Sollevo gli occhi al cielo, dopo essermi portata una mano al petto, per cercare di calmare i battiti del mio cuore. Raggiungiamo Marc al parco chiuso, e dopo aver abbracciato tutti, tocca a me stringerlo forte.

<<Cretino, quando imparerai che se esci ad alta velocità dalle curve poi vai largo e permetti al Dovi di incrociare?>>

Marc inarca un sopracciglio.

<<Sempre un angioletto con il tuo migliore amico, eh?>> replica Marc, ma il suo sguardo e il sorrisetto dipinto sulle labbra, contraddicono completamente l'ultima parte della frase. Resto sotto il podio beandomi delle note del mio inno in onore del Dovi, poi torno al box di Marc.

[Marc]

Come tutte le altre volte, anche quest'ultima sconfitta nei confronti del Dovi mi bruciava. Bruciava enormemente come una ferita sulla pelle, ma sapevo bene che ciò che più contava era portare a casa il mondiale. Dopo le varie interviste e un briefing con la squadra raggiungo l'hotel dove alloggiamo. Angel ha detto che Joan ci ha invitato ad una festa stasera, e ovviamente non intendo perdermela, soprattutto perché voglio tenere d'occhio il caro Joan. Mercoledì avevo notato il suo commento sotto la foto di Angel che lasciava intendere che avevano passato del tempo insieme, e come al solito, non avevo potuto fare a meno di ingelosirmi.

Sapevo benissimo che lui corrispondeva di più al prototipo del ragazzo ideale di Angel, al contrario di me. Lo aveva ripetuto così tanto spesso che alla fine le sue parole mi erano penetrate nel cervello. Io ero sempre stato tutto ciò che lei non voleva, e certo, ora sapevo che lei voleva me, ma se un giorno avesse aperto gli occhi e si fosse resa conto che era lui quello perfetto per lei?

Mi vesto, indossando una semplice maglietta nera e un paio di skinny scuri. Dopo la gara il sole è tornato a fare capolino tra le nuvole e la temperatura si è alzata nuovamente. Osservo il mio riflesso allo specchio, poi recupero il cellulare ed esco dalla mia stanza, per poi raggiungere quella di Angel.

Dopo qualche istante viene ad aprirmi, e resto letteralmente a bocca aperta. Indossa un vestito nero dalle maniche lunghe e che non lascia scoperto neppure un centimetro di pelle. Segue le sue forme come una seconda pelle, per poi terminare proprio a metà coscia. Le gambe sono fasciate in un paio di collant neri e un paio di stivali a tacco alto.

<<Marc, tutto bene?>>

<<Certo.>> replico subito, serrando le labbra, <<andiamo?>>

<<Aspetta, recupero la giacca...>> torna dentro e va a posarsi sulle spalle la giacca di Yves Saint Laurent che ha indossato la sera in cui Alex l'ha lasciata, <<e sono pronta!>>

<<Sei bellissima, amore mio. Non ho mai visto niente di più bello di te.>> ammetto, mentre raggiungiamo l'ascensore. La vedo arrossire e scostarsi una ciocca di capelli dal viso.

<<Oh, avanti Marc, smettila.>>

Perché non mi crede? Eppure è una creatura divina in cui grazia, candore e sensualità si uniscono.

Raggiungiamo gli altri e non posso fare a meno di notare la lunga occhiata che Alex le lancia. So che si pente praticamente ogni giorno di averla lasciata.

Raggiungiamo il localino poco distante dal circuito indicatoci da Angel, e noto subito come, con il suo portamento elegante e aggraziato, attiri gli sguardi di tutti, maschi e femmine.

<<Angel!>> riconosco subito la voce di Joan che ci raggiunge, e la abbraccia. Assottiglio lo sguardo mentre lo guardo, <<sono contento che siate venuti! Angel, posso offrirti da bere?>> lo sguardo di Angel saetta su di me e come a chiedermi scusa, si morde il labbro e sbatte le ciglia.

<<Certo. Marc, vieni anche tu?>> non posso trattenere un sorriso.

<<Ovviamente.>> vedo un lampo di delusione attraversare lo sguardo scuro e limpido di Joan, mentre raggiungiamo il bar.

<<Io...vorrei una birra, grazie.>> ordina Angel, e io le lascio un pizzicotto sul braccio. Lei per tutta risposta mi guarda male, poi si porta la birra alle labbra.

<<Lo stesso per me, grazie.>>

<<Mi dispiace per come è andata la gara, Joan. Ma vedrai, alla prossima vincerai il mondiale. È più bello vincere a Phillip Island!>> esclama Angel, in un sorriso, dopo aver preso un sorso di birra.

<<Oh, lo so, è stata un disastro. Ma la prossima andrà sicuramente meglio. Nel frattempo...balli con me?>>

Mi rizzo su come se fossi stato punto da una vespa.

<<Va bene.>> Angel mi lancia uno sguardo, poi si allontanano tra la folla, insieme. Cerco di non perderli con lo sguardo, ma è un po' difficile. Vedo Alex raggiungermi.

<<Hai visto Joan? Sbaglio o ci sta provando con Angel? E sbaglio o è stato lui a regalarle quel mazzo di tulipani?>>

<<Non sbagli in entrambe le affermazioni, Alex.>> replico, bevendo la mia birra.

<<Dio, ma l'hai vista? È un incanto. Sono un idiota.>>

Non oso replicare. Cosa dovrei dirgli? Torno a guardare verso la pista e noto che non c'è più traccia di Joan, né di Angel. Un terribile pensiero si fa largo nella mia testa.

<<Vengo subito, Alex.>> mi incammino verso l'uscita, ma non li vedo da nessuna parte. Poi, sento la voce di Angel.

"Luna tu parli solamente a chi è innamorato
Chissà quante canzoni ti hanno già dedicato
Ma io non sono come gli altri
Per te ho progetti più importanti, Luna"

Poi la sento ridere, ed è proprio la sua risata ad indicarmi la strada da seguire. Scorgo lei e Joan, nell'area all'aperto del locale, ma non li raggiungo, resto fermo, immobile, nascosto dietro la colonna del patio.

Angel ha il viso sollevato verso il cielo dove troneggia la luna, e gira su se stessa, leggiadra come una farfalla, mentre Joan la osserva, con un largo sorriso che gli schiude le labbra, la testa inclinata appena verso sinistra.

<<Hai una voce d'angelo, scricciolo. Sapessi quello che mi fai sentire quando canti, quando parli o quando mi sei vicino, Angel...>> vedo Joan andarle a posare una mano sulla guancia, mentre Angel lo osserva un po' persa. Impercettibilmente, lo vedo avvicinarsi ad Angel, nel cui sguardo balena un lampo, e la vedo fare per allontanarsi, proprio un istante prima che io esca dal mio nascondiglio.

<<Angel?>>

<<Oh, Marc! Sono venuta a prendere un po' d'aria! Tutta quella confusione...>> il suo sguardo saetta tra me e Joan, che mi fissa come se fossi un fantasma.

<<Sì, lo so. Ma ora andiamo? Che dici?>>

<<Sì, va bene.>> la prendo per mano e la porto con me, senza degnare Joan di uno sguardo. Chiamo José e Alex, e torniamo in albergo. Entro nella mia stanza, ma in realtà non riesco a non pensare al momento in cui Joan era sul punto di baciare la mia ragazza.

La mia ragazza.

Esco dalla mia stanza, e busso contro la porta di quella di Angel. Viene ad aprirmi, si è già cambiata e sta finendo di struccarsi.

<<Marc, che ci facevi dietro quella colonna?>> mi domanda, subito.

<<Niente.>> mi limito a dire, alzando le spalle.

<<Mi stavi spiando, non è vero?>>

<<Non stavo spiando te, semmai il caro Joan, che stava per baciarti! Te ne sei resa conto?>>

Angel punta lo sguardo nel mio.

<<Mi stavo allontando.>>

<<Lo so, l'ho visto. Ma lui ha provato a farlo, Angel. È di lui che non mi fido, non di te!>> esclamo, cercando però di mantenere il tono di voce basso.

<<Ma odio sentirmi controllata! È una cosa che non tollero.>>

<<Io non controllo te, Angel. Ma non è una situazione facile. Cosa pensi che dovrei fare?>>

<<Io...dio, Marc, smetterla di pensare a Joan, forse. Tu devi capire che voglio te, non lui. Voglio te, lo capisci? Te, te, te ->> la raggiungo e premo le labbra sulle sue.

La voglio così tanto, ogni istante.

Angel mi attira a sé, inspirando forte, tirandomi i capelli, e mordendomi il labbro inferiore.

<<Voglio te, diavolo di un ragazzo, come devo fartelo capire?>> ripete, posandomi una serie di baci lungo la mandibola, gli occhi infuocati che mi guardano come non hanno mai guardato nessun altro.

<<Guardandomi con quegli occhi fino alla fine del tempo.>>

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