La pizza hawaiana no!
[Even electricity can't compare to what I feel when I'm with you]
[Marc]
Manca un quarto d'ora alle otto, e io sono ancora qui, davanti allo specchio, indeciso su cosa indossare. Mi sento davvero patetico, mentre osservo i miei abiti all'interno dell'armadio. Da quando in qua mi importa di come vado in giro vestito?
A meno che non si tratti di un'intervista, o di apparire davanti alle telecamere, dove devo ovviamente indossare abiti che riportino il logo dei miei vari sponsor, prendo la prima cosa che mi capita a tiro, e la indosso. Ma questa sera, ho come la sensazione di non voler apparire banale.
Vorrei che Angel restasse colpita quando mi vedrà.
Una camicia? No, troppo elegante.
Non voglio darle l'impressione che ho pensato e ripensato alla nostra uscita insieme, anche se alla fine è stranamente così.
Allungo una mano e prendo una maglietta a maniche corte, bianca. L'avrò indossata circa un centinaio di volte, ma stasera, non appena la indosso, la trovo quasi insignificante.
Me la tolgo, sbuffando, e vado a sedermi sul letto. Spero che Alex non entri da un momento all'altro, perché mi sentirei ancor più ridicolo di quanto mi stia sentendo in questo momento. E perchè una parte di me è sicura che non ha digerito il fatto che io e Angel usciamo insieme stasera.
Scuoto la testa e guardo la sveglia posata sul comodino accanto al letto.
Mancano all'incirca cinque minuti alle otto, e devo fare in fretta, non ho intenzione di fare aspettare Angel, soprattutto perchè non è una tipa paziente.
Mi infilo quasi letteralmente dentro l'armadio alla ricerca di una maglietta da indossare, fino a quando non me ne capita una nera tra le mani. Decido di indossarla e osservo la mia figura riflessa. Non sono ancora del tutto convinto, ma ormai è tardi, e devo scappare.
Recupero il portafogli, il telefono, e le chiavi della macchina. Scendo le scale alle velocità della luce, giusto il tempo per salutare mia madre e avvertirla che cenerò fuori, e sono in auto.
Angel vive poco distante da me, in un appartamento sopra il bar che gestisce assieme a sua madre e a sua zia. Dopo tre minuti sono sotto casa sua. Mentre scendo dalla macchina noto la madre di Angel dietro il bancone mentre serve dei cappuccini a due clienti, mentre sua zia sta pulendo i tavoli.
Suono al videocitofono e attendo una sua risposta, che pare non arrivare. Riprendo a suonare, nel momento in cui si apre il portone e la figura di Angel appare ai miei occhi.
<<Marquez puoi anche smetterla di tormentare il mio citofono, sono qui.>> esordisce, continuando a tenere lo sguardo basso verso non so cosa. Poi ad un tratto sbuffa spazientita, scostandosi una ciocca di capelli dal viso.
<<Non ho voglia di andare da mamma per farmi fare questo benedetissimo nodo alla cravatta, eppure stamattina c'ero riuscita! Vorrà dire che ne farò a meno.>> conclude, alzando le spalle. L'ammiro per un istante. Indossa una camicia a righine bianche e azzurre, i primi due bottoni sbottonati e il colletto lasciato largo. Un paio di skinny azzurro chiaro le fasciano le gambe affusolate.
Uno dei punti deboli di Angel è l'altezza, soffre molto il fatto di essere "appena un metro e cinquantaquattro", come dice lei, ma è un incanto, perchè è assolutamente perfetta così com'è. È così piccola e minuta che non può che scatenare tenerezza nei cuori di chi la guarda.
Il fatto è che lei vede solo i suoi difetti, che per me sono splendidi pregi, ma è difficile far aprire gli occhi a qualcuno che non riesce a vedere ciò che ha sotto il naso.
<<Dammi qui.>> le dico, accennando un sorriso. Angel mi porge la sua cravatta e scende l'ultimo gradino che ci allontana. Con i tacchi che indossa arriva quasi alla mia altezza. Faccio per prendere il colletto, quando lei mi ferma.
<<No...voglio legare la cravatta direttamente al collo.>> mi informa, alzando i grandi occhi neri verso di me. <<è per quello che ho lasciato il colletto così.>> conclude, roteando gli occhi. Faccio scorrere la stoffa bianca della cravatta contro la sua pelle, e dopo qualche secondo riesco finalmente a legarle la sua adorata cravatta al collo.
<<Grazie, Marc!>> soffia, rivolgendomi un largo sorriso.
<<E di cosa, ma non era nera quella di stamattina?>>
<<Sì, ma non stava bene con la camicia!>> mi informa, mentre le apro la portiera per farla salire sull'auto.
<<Oh, ma come siamo galanti! Piuttosto, dove siamo diretti? Hai un'idea oppure ci toccherà fare a caso?>> il suo tono ironico mi fa quasi sorridere.
<<Io avrei fame, tu?>>
<<Sono le otto passate, genio, secondo te io non dovrei aver
fame?>> ribatte, trattenendo un sorriso, mentre si allaccia la cintura. Alzo gli occhi al cielo.
<<Quando risponderai come una persona normale, fammelo sapere, grazie!>> affermo, avviando il motore.
<<Ma io non sono una persona normale, Marquez.>> mi ricorda, mostrandomi un grande sorriso. Scuoto la testa, non riuscendo a trattenere un sorriso.
<<Che sciocco, eppure dovrei averlo capito da tempo.>>
<<Allora, dove siamo diretti?>>
<<In pizzeria. Ti va una pizza?>>
<<Domanda inutile. La pizza mi va sempre, ad ogni ora del giorno.>>
<<Perfetto, allora.>>
<<E dopo? Cosa hai in mente di
fare?>> mi limito ad alzare le spalle. Avevo proposto ad Angel di non fare programmi per la serata, ma avevo dimenticato il suo bisogno di totale controllo di ogni più piccola cosa.
<<Non ne ho idea, Angel, qualunque cosa ci vada di fare. Tu hai in mente qualcosa?>> la vedo portarsi un dito alle labbra, come fa sempre quando è assorta nei suoi pensieri.
<<Mi piacerebbe andare a fare il bagno alla Barceloneta.>> soffia, voltandosi verso di me, con aria sognante. La guardo tra l'ironico e il sorpreso.
<<Alla Barceloneta? Vuoi andare a Barcellona? Lo sai che dista all'incirca cento chilometri? Però se vuoi andare, ci andiamo di corsa, dopo cena.>> Angel scuote la testa, accennando un sorriso malinconico.
<<No, Marc, figurati, stavo scherzando...>>
<<Sicura? So che tu non sei tipa da pazzie, o colpi di testa, so che sei una che frena parecchio i suoi istinti, anche se riguardano cose così...piccole.>> sento lo sguardo di Angel su di me, uno sguardo profondo, intenso, che riesce inspiegabilmente a farmi venire la pelle d'oca.
<<Già, sono proprio così. Solo che...a volte vorrei smettere di pensare e buttarmi, nelle cose. Seguire quel desiderio, quella voglia che mi prende. Magari, un giorno...>> conclude, la voce sempre più bassa. Allungo una mano, per afferrare la sua.
<<Ehi, non voglio vederti triste, questa sera dobbiamo divertirci, te lo sei dimenticato?>> sento la mano di Angel accarezzare dolcemente la mia, e un gran calore mi pervade, da capo a piedi.
<<No, non l'ho dimenticato.>> risponde, accennando un sorriso.
<<Comunque...prima non sono riuscito a dirti che...sei molto bella, Angel. Una vera favola.>> le dico, quasi a fatica, voltandomi a guardarla, approfittando del fatto che siamo fermi ad un semaforo.
La vedo sorridere e abbassare lo sguardo, mentre le sue guance arrossiscono. Le succede ogni volta che qualcuno le fa un complimento, o quando si sente a disagio o in imbarazzo. Vorrei tanto sapere di quale caso si tratti, ora.
<<Grazie, Marc. Fa sempre un certo effetto sentirselo dire da chi è abituato a vedere stangone vestite in abiti succinti, sul luogo di lavoro!>> soffia, riferendosi alle ombrelline, incrociando le braccia al petto e sorridendo con aria di scherno.
<<Non capisco se ciò che ti ho detto ti ha fatto piacere o...?>> accenno, confuso, e la sento ridere appena.
<<Ma certo, Marc! Anzi, devo ammettere che anche tu stai molto bene, stasera. Quella maglietta nera ti dona, davvero. Sei molto...carino.>> dice, e non riesco a trattenere un sorriso. Mi ha definito "carino", se si tratta di Angel è una specie di successo.
<<Se stasera sto molto bene, vuol dire che tutte le altre volte in cui ci siamo visti non ero tutto questo granché?>> le domando, ironico, immaginando già la sua reazione.
Sul viso di Angel si disegna la sua solita espressione di disappunto.
<<La prossima volta farò prima a dirti che sei un cesso, così non mi porrai domande idiote.>> ribatte, secca. Scoppio a ridere a crepapelle, in modo totalmente inaspettato, anche per me. Sento lo sguardo di Angel su di me, poi la vedo scuotere la testa.
<<Niente birra stasera, Marquez, sei già abbastanza brillo per i miei gusti.>> dice, incrociando le braccia al petto, senza staccare gli occhi da me.
<<È colpa tua, Angel, sei terribile.>> soffio, di getto, senza pensarci. Angel non risponde, si limita a guardarmi, e io spero sinceramente che cambi discorso, perchè non avrei idea di cosa dirle in merito alle mie parole.
<<Quando arriviamo, campione? Avrei fame.>> domanda lei, voltandosi dall'altra parte, scrutando il paesaggio fuori dal finestrino.
<<Siamo arrivati, tranquilla.>> rispondo, parcheggiando davanti alla pizzeria preferita di Angel. Scendiamo dall'auto, ed entriamo nel locale, molto affollato. Il proprietario del locale ci mostra un tavolo piuttosto appartato, non ho voglia di essere disturbato, stasera.
<<Io so già cosa voglio, possiamo ordinare?>> piagnucola Angel, poggiandosi contro lo schienale della sedia. Sorrido, guardandola di sottecchi.
<<Aspetta un secondo...io sono ancora indeciso.>>
<<Davvero? Non stai forse pensando di prendere quell'insulto di pizza con l'ananas, ma non sai se prenderla dato che molto probabilmente te la tirerei in faccia?>> dice, senza neanche guardarmi, inarcando un sopracciglio, con aria minacciosa. La guardo, timoroso.
In effetti sì, vorrei ordinare la pizza hawaiana, ma ho paura della sua reazione. Quando ha saputo che quella era la mia pizza preferita ho quasi rischiato di essere preso a sberle. In quanto italiana, Angel non la può proprio tollerare, ma cosa ci posso fare se a me piace? Ogni volta che affrontiamo il tema "pizza" Angel si altera con me. La cosa la rende ancora più adorabile ai miei occhi.
<<In realtà...avevo in mente di ordinare una prosciutto cotto e funghi.>> rispondo, continuando a consultare il menù. Sento il suo sguardo su di me, poi, la sento toccarmi la gamba con il piede, sotto il tavolo.
<<Marc, non sei costretto a mangiare qualcosa che non vuoi. Se desideri prendere...l'hawaiana, prendila. Io scherzo, lo sai.>>
<<No, davvero, voglio una cotto e funghi. Prenderò l'hawaiana quando non ci sarai tu.>> le dico, ironico, mentre lei mi lancia un'occhiataccia.
<<Come accidenti fa a piacerti quella roba, lo sai solo tu.>> ribatte, guardandomi sprezzante. Scoppio a ridere, mentre un cameriere ci raggiunge per prendere i nostri ordini.
<<Io vorrei una pizza margherita e dell'acqua naturale, grazie.>> dice Angel, candidamente, porgendo il suo menù al cameriere.
<<Io una cotto e funghi e...una birra piccola, grazie.>> Angel attende che il cameriere si sia allontanato, per riprendermi.
<<E meno male che ti avevo detto che non dovevi bere! Io nel caso, ti lascio qui e me ne vado, con la tua macchina. Non voglio che tu finisca a vomitare su quei tappetini così carini.>> scuoto la testa, trattenendo una risata.
<<Tranquilla, Angel, non sono brillo e non lo sarò a fine serata, te lo garantisco.>> la rassicuro, posando il viso sulla mano, mentre la osservo.
Avevo sperato di non apparire banale ai suoi occhi, invece, sono io a sentirmici accanto a lei, che è una vera meraviglia, casual, ma allo stesso tempo elegante e di classe. La vedo portarsi una ciocca di capelli dietro l'orecchio e la vedo mordersi ripetutamente il labbro inferiore, con aria titubante, come se volesse dirmi qualcosa ma non ne fosse sicura.
<<Angel, che succede?>>
<<Nulla, solo...Alex non ti ha dato l'impressione di essersela presa per questa nostra...uscita, vero?>> la osservo per qualche istante, non sapendo cosa risponderle. Dovrei dirle che sì, mi è parso di capire che per un qualche motivo Alex non abbia gradito questa nostra uscita, o forse è meglio non dirle niente, perchè in fondo...non è così importante?
Ma il fatto è un altro: perchè Angel continua a preoccuparsi di Alex, per una cosa così sciocca?
Appoggio i gomiti sul tavolo, sporgendomi verso di lei.
<<Angel, per caso tu...provi qualcosa per Alex?>> le domando, sentendo una strana fitta allo stomaco e una pesantezza improvvisa sul cuore. Stranamente, ho paura di ciò che potrebbe rispondere.
Sul suo viso si dipinge un espressione sorpresa, i grandi occhi neri spalancati, la bocca semiaperta, come se non sapesse cosa dire.
<<Be', io...gli voglio bene, sì. Tutto qui. Non voglio ferirlo, ecco. Alex mi dà sempre la costante impressione di dover essere...protetto.>> le ultime parole di Angel continuano a rimbombarmi nella testa, e quasi non mi accorgo del cameriere che ci serve le nostre pizze.
Sento lo sguardo preoccupato di Angel su di me.
<<Marc? Tutto bene?>> sento la sua mano posarsi sulla mia per scuoterla leggermente, e mi risveglio all'istante.
<<Sì, scusami ero...sovrappensiero.>> borbotto, accennando un sorriso tirato.
Ma Angel non pare convinta. Continua a tenere la mano sulla mia, e una parte del mio cervello le sta urlando di toglierla il prima possibile, o al limite, a me di allontanarla.
Ma non ci riuscirei mai, perchè non ne ho la forza e sinceramente, neanche la voglia.
Sentire il calore della sua pelle contro la mia è una sensazione mistica.
Non ho idea di cosa stia succedendo, ma non vorrei mai che finisca.
<<Marc, ti conosco, e so riconoscere un sorriso vero da uno falso e tirato. Cosa c'è che non va?>> toglie la mano dalla mia e sento tutt'a un tratto freddo.
La cosa non mi piace.
<<Niente, stavo pensando. Non ha importanza, Angel, davvero. Dobbiamo vivere questa serata senza pensieri.>> dico, prendendo un sorso di birra fresca.
Noto lo sguardo incuriosito di Angel, e le porgo il boccale.
<<Vuoi?>> ovviamente so già la risposta, infatti, Angel si morde il labbro mentre annuisce appena, e prende il boccale tra le mani.
Chiude gli occhi, prendendo un sorso di birra, per poi strizzarli, come ogni volta che beve qualcosa di vagamente alcolico.
Le piace la birra, ma riuscirebbe a prenderne solo qualche sorso, per questo tende sempre a prenderne un po' dal mio boccale o dalla mia bottiglia.
Il fatto di bere dalla stessa caraffa mi dà una sensazione di profonda intimità con lei.
<<Deliziosa.>> commenta, inarcando le sopracciglia e schioccando la lingua.
Poi iniziamo a mangiare e a parlare, passando da un argomento all'altro. Con Angel puoi parlare di ogni cosa, è sempre pronta ad esprimere il proprio parere se se ne intende e ad ascoltare e imparare se invece non ne sa niente.
Ha una mente viva, intrigante, brillante, misteriosa.
È impossibile non restare affascinati da lei.
<<Te lo posso assicurare, la mia cotta per Leonardo DiCaprio non passerà mai.>> ripete, per l'ennesima volta, mentre usciamo dalla pizzeria.
Annuisco, senza riuscire a togliermi il sorriso dalle labbra.
<<Come siamo finiti a parlare di Leonardo DiCaprio, scusami?>> le domando.
Angel si ferma davanti alla portiera dell'auto, le sopracciglia aggrottate.
<<Quando abbiamo iniziato a parlare di Titanic, ricordi?>>
<<Ah, sì, certo.>>
<<Dunque, ora che facciamo?>> mi domanda, voltandosi verso di me dopo essersi allacciata la cintura di sicurezza.
Vedo i suoi occhi brillare, la vedo felice, e mi sento un po' responsabile di quella felicità.
Mi prende l'improvviso desiderio di darle una carezza, ma la mia mano si blocca, a mezz'aria.
Angel, la osserva, stranita, continuando a sorridere.
<<Ti è venuta una paresi, Marc?>> esclama, trattenendo una risata.
Le faccio la linguaccia.
<<Simpatica.>>
<<Cretino.>> ribatte lei, inarcando un sopracciglio.
Scuoto la testa, allontanandomi da lei.
<<Allora...vuoi andare a ballare?>> Angel si volta a guardarmi.
<<A ballare? Con te? Il più grande talento dell'ultimo secolo? Mi farebbe piacere, ma dove andiamo a ballare di lunedì, a Cervera?>> faccio finta di non aver sentito la prima parte della sua frase.
<<Potremmo andare a Barcellona.>> ripropongo, alzando le spalle.
<<Ora tocca a te proporre Barcellona? Faremmo tardi, troppo tardi, e domattina alle sette devo essere al locale e tu devi allenarti...se fosse sabato andrebbe bene, ma oggi...e poi dimentichi che ho un po' di problemi a stare in mezzo ad una folla che ti sta praticamente appiccicata...>> dice, ricordandomi il suo problema di claustrofobia.
Le lancio un'occhiata.
<<Sai anche che conosciamo locali dove poter ballare senza avere gente attaccata al corpo.>>
<<Hai ragione, ma non pensi sia tardi?>> riprende Angel, indicando con un cenno del capo l'orologio. Mancano cinque minuti alle dieci e io riconosco che è troppo tardi per andare a Barcellona, ma non voglio tornare già a casa.
<<Ti chiederei se ti andrebbe di andare a bere qualcosa in un pub, ma io ho già bevuto la mia birra e tu non hai voglia di alcolici.>> Angel annuisce subito, facendomi capire che ho ragione.
<<Potresti venire a casa mia, a vedere un film.>> propone, con aria titubante, alzando le spalle.
Mi volto a guardarla, sorpreso per la sua proposta.
Non tanto per la proposta in sé, ma per il fatto che lei abbia pensato di fare qualcosa che io avrei voluto fare da tempo, con lei.
Socchiudo le labbra, mentre sento il mio cuore aumentare stranamente i battiti.
<<Sempre se non ti dà fastidio mia madre e i suoi programmi di fitness in salotto, e Duchessa che necessita di acciambellarsi sul letto, contro qualcosa di caldo.>> riprende Angel, portandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio ed evitando il mio sguardo.
Sorrido, non vedendo l'ora di poter passare altro tempo con lei.
<<Nulla di tutto questo potrebbe mai darmi fastidio. Direi che è un'ottima idea.>> rispondo, avviando il motore. Angel sorride, mordendosi il labbro inferiore, gli occhi luccicanti.
<<Andiamo, allora.>> tempo dieci minuti, e siamo sotto casa di Angel. Il bar è chiuso, la strada illuminata dalle luci dei lampioni.
Saliamo le scale in silenzio, fino al primo piano, dove si trova l'appartamento di Angel e sua madre.
<<Mamma?>> chiama, non appena apre la porta di casa.
Le stanze sono avvolte nel buio, segno che non c'è nessuno.
<<Ma cosa diavolo...ah, che sciocca!>> esclama, mentre accende la luce, illuminando il salotto,
<<avevo dimenticato che mi aveva detto che sarebbe andata dalla zia, stasera, dato che io sarei uscita con te...>> conclude, con aria sollevata. Poi tende l'orecchio verso il soffitto, da cui provengono rumori di passi e musica ritmata.
<<Infatti. È di sopra a fare zumba con mia zia.>> poi, si volta a guardarmi, sorridendo.
<<Dato che siamo soli, potremo metterci qui, in salotto, ti va bene? Altrimenti saremmo dovuti andare in camera mia, e via dicendo...>>
<<Ma certo, va benissimo qui!>> le rispondo subito, strofinandomi le mani l'una contro l'altra, guardandomi intorno.
Con la coda dell'occhio la vedo sfilarsi la cravatta.
<<Avanti, siediti, ti senti a disagio a casa mia?>> mi domanda, ironica, ridacchiando.
Mi sento avvampare e giurerei di stare arrossendo.
Angel fa un passo verso di me, guardandomi, sorridendo.
Spero che non abbia notato il rossore spruzzato sulle mie guance.
<<Fai come se fossi a casa tua, siediti sul divano!>> dice, la voce carezzevole, come se fossi un bambino.
Annuisco, accennando un sorriso, mentre Angel si dirige verso la postazione dei DVD, posta accanto al televisore.
Sento l'irresistibile desiderio di stendere le gambe, e per fortuna, il divano color cioccolato di Angel è dotato di una penisola su cui potersi rilassare completamente.
<<Allora, hai qualche idea?
Certo, io potrei proporre Titanic, perchè gradirei passare le prossime ore con gli occhi incollati a DiCaprio, ma lasciamo stare il genere romantico.
Che ne pensi di Harry Potter?
Sono arrivata al terzo film, quindi toccherebbe al Calice di Fuoco.>> dice Angel, voltandosi verso di me, per poi inarcare un sopracciglio,
<<ti sei già messo comodo, vedo. Rompiscatole, così occupi tutta la penisola, volevo mettermici io!>> afferma, venendo verso di me con le mani sui fianchi.
La guardo, battendo le palpebre con aria innocente.
<<Guarda che ci stiamo in due, tu sei così piccola...>> le labbra di Angel si increspano per il disappunto.
<<Grazie per avermelo ricordato. Allora, hai qualche idea?>>
<<Harry Potter andrà benissimo.>> soffio, sorridendo.
Vorrei dirle che sinceramente non me ne può fregar di meno del film, perchè l'importante è stare con lei. Mi rendo conto di star facendo dei pensieri alquanto strani, ma in realtà, li ho sempre fatti da quando conosco Angel, quindi, mi pare una cosa più che normale.
La nostra è sempre stata un'amicizia particolare.
Angel torna verso di me dopo aver inserito il DVD nell'apposito lettore. Mi rivolge i suoi grandi occhioni da cerbiatta, mordendosi il labbro inferiore.
<<Puoi davvero farmi posto?
Ci stiamo secondo te?>> mi sposto di poco, avvicinandomi al muro del salotto.
<<Provare per credere!>> le dico, allargando le braccia.
Angel mi guarda per qualche istante, poi inizia a togliersi le scarpe.
<<Toglile anche tu, Marquez, avanti.>> mi ordina, con tono calmo ma che non ammette repliche.
Obbedisco, e mentre le note della colonna sonora di Harry Potter invadono la stanza, Angel prima spegne la luce, poi viene a stendersi accanto a me, poggiando la schiena contro uno dei cuscini che decorano il divano.
Un brivido saetta lungo la mia schiena, mentre il mio stomaco si contorce su se stesso, nell'esatto momento in cui Angel si posa contro di me.
Per stare entrambi sulla penisola dobbiamo praticamente stare attaccati e la cosa mi provoca una reazione ancor più forte rispetto a ciò che immaginavo.
<<Vuoi dei popcorn? O delle patatine?>> mi domanda Angel, richiamandomi alla realtà.
Mi volto a guardarla, e solo in quel momento mi rendo conto di quanto sia vicina a me, il suo viso è a pochi centimetri dal mio. Credo che non riuscirò ad arrivare a fine serata se questo turbinio di emozioni che si stanno scontrando dentro di me continuerà ancora per molto.
<<Io sto a posto così, grazie.>> mormoro, approfittando della quasi totale oscurità che inonda la stanza per posare gli occhi sulle sue labbra. Non ho idea del perchè abbia sentito il bisogno quasi fisico di farlo, so solo che ora che l'ho fatto, sento le mie labbra iniziare a pulsare.
E non ho idea del perchè, è la prima volta che mi capita.
D'un tratto sento qualcosa sulle mie gambe e mi risveglio subito dai miei pensieri.
<<Ah, eccoti Duchessa, iniziavo a preoccuparmi, tesoro!>> cinguetta Angel con tono caldo e carezzevole, mentre prende tra le braccia la sua gatta candida come la neve.
<<Vai subito sulle gambe di Marc, ti sembra questo il modo di trattare la tua padrona?>> soffia, posandola nuovamente sulle mie gambe.
<<se ti dà fastidio la sposto ai piedi del divano.>> mi dice, voltandosi a guardarmi.
Mi limito a scuotere la testa, sorridendo.
Iniziamo a guardare il film, in canonico silenzio.
O meglio, Angel ha iniziato a guardare il film, perchè io ho passato la maggior parte del tempo a guardare lei.
Così bella, così assorta in quel mondo magico e fantastico di cui lei pare quasi far parte.
Dopo circa mezz'oretta inizio a sentire i muscoli delle braccia indolenziti ed Angel se ne accorge.
<<Lo dicevo che dopo un po' ti saresti stancato, aspetta, mi sposto.>> la blocco prima ancora che possa allontanarsi.
<<No, non c'è n'è bisogno.
Devo solo...stendere le braccia, almeno uno. Posso...?>> accenno, ed Angel sorride, interrompendomi.
<<Certo che puoi.>> mormora, prendendomi il braccio tra le mani e posandolo sul cuscino dietro le sue spalle,
<<Meglio?>> mi domanda, facendo scorrere la sua mano sulla mia e soffermandosi lì, dove inizia a disegnare piccoli cerchi immaginari con il pollice.
La vedo mordersi il labbro inferiore, gli occhi fremere sotto le lunghe ciglia.
Annuisco, spostando il braccio sulle sue spalle e avvolgendola completamente.
<<Immagino che anche tu avrai i muscoli indolenziti. Se vuoi, puoi appoggiarti contro di me, so essere molto comodo!>> le dico, sorridendo, abbassando lo sguardo su di lei.
Ho il cuore che batte nel petto come un forsennato, e ho quasi paura che lei possa sentirlo.
<<Proposta allettante...che non posso rifiutare.>> conclude, spostandosi di lato e posando la testa nell'incavo del mio collo, mentre mi avvolge i fianchi con un braccio.
Mi sento andare letteralmente a fuoco.
Sento Angel sorridere, mentre affonda completamente il viso nella mia spalla e mi pare di non riuscire a capire più nulla.
<<Oh Marc...non potevo sperare in un amico migliore di te.>> la sento dire.
Le sue parole mi provocano una fitta lancinante al petto.
Non ha detto niente di diverso da ciò che ho sempre pensato anche io, allora perchè mi fa questo effetto sentirglielo dire?
Angel torna a concentrarsi sul film, mentre io mi perdo nei miei pensieri.
Se ora sua madre entrasse in casa, e ci trovasse così abbracciati, quasi intrecciati, cosa penserebbe? Probabilmente che io e Angel non siamo amici, ma qualcosa di diverso. Angel sposta il braccio dai miei fianchi, per posare la mano sul mio petto.
<<Marc, a cosa stai pensando?>> mi domanda, ad un tratto.
Abbasso di poco il viso verso di lei.
<<A niente, perchè?>>
<<Perchè ti sento distante. Non stai guardando il film, sei perso in chissà quali pensieri.>> osserva, continuando a tenere lo sguardo fisso sul televisore.
<<Hai ragione, scusami. Prometto che d'ora in avanti mi concentrerò sul film, d'accordo?>> mormoro, accarezzandole la spalla e posandole un bacio tra i capelli.
Mantengo la promessa, tornando a concentrarmi sul film.
Il film sta entrando nella sua parte finale, e Angel inizia a seguire ogni scena con il fiato sospeso, come se lo stesse vedendo per la prima volta.
Poi, ad un tratto, nasconde il viso nella mia spalla, stringendosi di più a me.
<<Povero Cedric.>> mormora, riferendosi al ragazzo che è stato appena ucciso da Voldemort.
Il suo respiro caldo mi accarezza la pelle del collo e un brivido mi attraversa da capo a piedi.
La vedo allontanare il viso dalla mia spalla per potermi guardare, mentre io cerco di non staccare gli occhi dal televisore.
Poi i suoi occhi paiono chiamarmi e abbasso lo sguardo verso di lei.
<<Va tutto bene?>> mi domanda, accennando un piccolo sorriso.
<<Certo. Tu?>> Angel annuisce, e torna a posarsi nuovamente contro di me.
Osservo la lotta tra Harry Potter e Voldemort mentre accarezzo appena la spalla di Angel con le dita, disegnando cerchi immaginari sulla stoffa della sua camicia.
Sento il cellulare nella tasca dei pantaloni vibrare e Angel se ne accorge.
<<Deve esserti arrivato un messaggio.>> mormora, senza guardarmi.
<<Controllerò dopo.>> mi limito a rispondere.
Angel si accoccola ancora di più contro di me e chiudo gli occhi per un istante, mordendomi il labbro inferiore.
So, che quando il film terminerà Angel si staccherà da me e queste sensazioni travolgenti si dilegueranno all'istante.
Infatti, tempo cinque minuti e i titoli di coda iniziano a scorrere davanti ai nostri occhi.
<<Ho sempre avuto un debole per Ron Weasley.>> afferma, mentre l'oscurità ci avvolge completamente, spezzata ogni tanto dalle immagini provenienti dalla televisione.
Si stacca di colpo da me e sento tutt'a un tratto freddo.
Il calore di Angel mi era diventato quasi indispensabile.
La guardo.
<<Davvero?>>
<<Sì, dolce, imbranato, sfigato, ossessionato dal cibo, sempre bistrattato...avanti, mi fa sciogliere il cuore! E poi, quei capelli rossi...trovo affascinanti i ragazzi dai capelli rossi. Diversi dagli altri, diciamo.>> inarco un sopracciglio, anche se lei non può notarlo.
Una fitta mi colpisce allo stomaco, sentendo le sue parole.
Io non avrò i capelli rossi, ma penso di non essere poi tanto male, no?
Ma che accidenti sto pensando?
Angel mi si avvicina nuovamente, posando il mento sulla mia spalla.
<<Vuoi restare ancora un po', qui, così?>> annuisco.
<<Mi piacerebbe restare un po' a parlare con te.>>
<<Vuoi che accenda la luce?>>
<<No, io sto benissimo, ma se vuoi...>>
<<Magari sollevo la serranda, per far entrare la luce dei lampioni...>> dice, alzandosi e camminando in punta di piedi fino alla finestra. Duchessa scende dalle mie gambe, seguendola e accovacciandosi accanto ai suoi piedi. Angel le lascia una carezza, poi torna verso di me. La luce color arancio che penetra dalla finestra mi permette di osservarla per qualche istante, prima che torni a sedersi vicino a me.
Quanto è bella.
<<Ma tua madre?>> le domando, voltandomi a guardarla.
<<Lei e la zia si saranno fermate a parlare. Conoscendo la zia, starà tormentando mia madre.>> risponde, scuotendo la testa.
<<Dunque...dopodomani andrai a Barcellona, al Montmelò. Il weekend di gara è alle porte, eh?>> annuisco, sapendo che per cinque giorni non potrò vederla.
"Potresti venire", pensa la mia mente, ma no, Angel non è mai venuta ad una gara prima, ed io sinceramente non gliel'ho mai chiesto, non so ancora esattamente perchè, ma non inizierò a chiederglielo proprio ora.
<<Già. Non vedo l'ora di tornare in moto.>> Angel prende il mio viso tra le mani, cogliendomi di sorpresa.
<<Vedi di rendermi orgogliosa, mi raccomando.>> sussurra, posando prima gli occhi sulle mie labbra, poi fissandoli nei miei.
<<Farò il possibile, lo sai.>> rispondo, sorridendo.
Angel annuisce appena, senza staccare gli occhi dai miei, poi posa nuovamente la testa sulla mia spalla.
<<Forse dovrei andare a letto, dato che è mezzanotte passata, ma sono sveglia come un grillo e non sono per niente stanca.>>
<<Stessa cosa io.>>
<<Domani pomeriggio ho anche la festa di compleanno di Soledad, e sua madre mi ha pregato in tutte le lingue di andare ad aiutarla con i bambini, quanta pazienza mi toccherà avere!>> piagnucola, portandosi una mano sul viso. Sogghigno appena.
<<Avanti, non dovrai truccarti da gatto, questa volta.>> ribatto, ironico.
<<Se domani pomeriggio passerai da casa mia mi vedrai vestita da fatina, altroché.>> mi scosto in modo da poterla guardare bene in viso.
<<Che cosa?>> le domando, a bocca spalancata.
Angel vestita da fatina?
Neanche nei miei sogni più reconditi.
<<Sì, Soledad ha voluto una festa di compleanno a tema fantastico e ha detto espressamente che mi vede come una fatina. Ergo, domani mi dovrò vestire da fatina, e non ho ancora idea di come fare ad uscire di casa senza farmi vedere.>>
<<Perchè non vuoi farti vedere? Sarai uno spettacolo.>> la sento muoversi, e in un secondo me la ritrovo davanti, seduta sulle mie gambe.
<<Marquez, semplicemente, non ho voglia che la gente mi veda vestita da fata. È come se uno uscisse di casa vestito da Capitan Uncino o da Biancaneve. Non mi piace avere gli occhi della gente addosso. Se fosse inverno potrei indossare un cappotto, ma siamo a fine maggio, per cui...>>
<<Puoi sempre indossare quel soprabito bianco che tanto ti piace.>> le suggerisco, portando entrambe le mani dietro la testa. Angel si appoggia contro il muro, continuando a stare sulle mie gambe.
<<Ma lo sai che hai ragione? Grazie per l'aiuto, non mi era venuta neanche in mente questa soluzione! Ero troppo presa dall'ansia...>>
<<Figurati. Comunque immagino che tu abbia qui quel vestito da fatina...posso vederlo?>> le domando, mostrandole i miei famosi occhi da cucciolo indifeso. Angel incrocia le braccia sotto il petto, inarcando un sopracciglio e increspando le labbra con la sua ben nota aria di disappunto.
<<Mi dispiace, Marc, ma non è possibile. Mi basta che mi vedano i bambini, mia madre, la madre di Soledad, e probabilmente i suoi parenti, e già è troppo.>> la guardo di traverso.
<<Ma io non sono gli altri. Io sono il tuo amico, il tuo...migliore amico?>> mi rendo conto che l'inflessione della mia voce fa sembrare le mie ultime parole come una domanda, e forse è davvero così. Angel sospira, guardandomi per qualche istante, per poi avvicinarsi a me.
<<Ma sì, Marc, è vero, ma...il vestito indossato è di tutt'altro effetto.>> precisa, rivolgendomi un sorrisetto malizioso.
<<Poi>> riprende, <<dovrò spruzzarmi sui capelli una specie di lacca colorata che ho preso dalla parrucchiera all'angolo, perchè dovrò ricreare dei riflessi lilla, come il colore del vestito...la parrucca sarebbe stata di troppo.>> sospiro, affranto.
<<Almeno potrai farti una foto, in modo che io ti veda?>> Angel sorride, annuendo.
<<Va bene.>> restiamo in silenzio per diversi istanti, poi la sento parlare.
<<Ho voglia di un panino alla mortadella.>> dice, provocandomi una risata.
<<Cosa ridi?>>
<<È mezzanotte passata e tu vuoi un panino alla mortadella!>>
<<Perchè, ci deve essere necessariamente un orario, per la mortadella?>> mi limito a scuotere la testa.
<<Ne vuoi un po'?>> mi domanda, mentre scende dalle mie gambe e si alza.
<<Lo sai che non potrei...>>
<<Oh, avanti, te ne darò solo un pezzettino piccolo piccolo...>> dice, inclinando la testa di lato.
<<E va bene.>> soffio, sorridendo. Angel corre in cucina, mentre io mi ricordo del messaggio. Tiro fuori il telefono dalla tasca dei pantaloni, e noto che è un messaggio di Alex.
"Va tutto bene?" mi domanda, semplicemente.
Gli rispondo un sì, dicendogli che a breve sarò a casa.
Mi rendo conto che ormai starà dormendo, e che io e Angel dovremo essere entrambi sotto le coperte, ma sinceramente non mi importa e non voglio che questa serata finisca. Abbiamo trascorso del tempo insieme da soli, senza Alex dopo secoli, ed è stato in poche parole, tutto splendido.
Raggiungo Angel in cucina e l'aiuto a terminare i due panini.
<<Non vorrei sporcare...>> accenno, timidamente.
<<Figurati, non preoccuparti, le briciole vanno sempre messe in conto.>> risponde, per poi dare un morso al suo panino, che è il triplo del mio.
<<Che delizia.>> mormora, chiudendo gli occhi. Mangiamo in silenzio l'uno accanto all'altro, poi Angel mi porge un bicchiere d'acqua fresca, e sentiamo la porta aprirsi.
<<Oh ragazzi, siete ancora qui. Ciao, Marc.>> esordisce la madre di Angel, entrando in casa.
<<Salve, signora.>>
<<Ti sei divertita con la zia, mamma?>> le domanda Angel trattenendo una risata.
<<Ho la testa che gira, da quanto parla.>> afferma, con un sospiro, per poi sparire lungo il corridoio.
<<Be'...sarà meglio che vada.>> dico, posando il bicchiere accanto a lavandino.
Angel mi segue, per poi aprirmi la porta.
<<Stai attento, mi raccomando.>> mormora, appoggiandosi contro lo stipite della porta. Sorrido, voltandomi a guardarla.
<<Lo farò, ma guarda che abito a tre viali dal tuo.>>
<<Dettagli.>> taglia corto lei, agitando una mano davanti al viso.
<<Mi piacerebbe tanto...rifarlo. Intendo...questa serata, io e te.>> affermo, schiarendomi la voce, e infilando le mani nelle tasche dei jeans. Angel sorride, annuendo.
<<Anche a me, davvero.>> soffia, inclinando la testa di lato, guardandomi negli occhi.
Restiamo in silenzio per un istante, poi la vedo sporgersi verso di me per posare le sue labbra sulla mia guancia, in un bacio dolce e delicato, che mi fa sciogliere il cuore.
<<Buonanotte, Marc. Fai bei sogni.>> sussurra, sorridendo.
Resterei a guardarla per ore. Resterei ad ammirare quel viso che è un capolavoro, quel viso dolce e infantile e assolutamente perfetto. Resterei ad ammirare i suoi occhioni da cerbiatta, le sue labbra morbide e ben disegnate, le sue orecchie piccole e che ricordano una conchiglia, la sua pelle candida.
<<Buonanotte anche a te, Angel. Sogni d'oro.>> soffio, ricambiando il suo bacio.
Mi allontano, iniziando a scendere le scale e intuisco il suo sguardo su di me.
Quando svolto l'angolo, sento la porta chiudersi e mi sento vuoto.
Sento già la sua mancanza e la cosa mi preoccupa non poco.
È la prima volta che provo simili emozioni e non so come comportarmi.
Sto continuando a ripetermi che è tutto sotto controllo, che ciò che provo per Angel è pura amicizia.
E se non fosse così?
Salgo in macchina, poggiando la testa contro il volante.
E se non fosse così, sono in un fottutissimo casino.
[Spazio Autrice]
Hola chicas 💁🏻♀️
Se siete arrivate fino alla fine di questo capitolo devo farvi un applauso 😂
Dunque, anche Marc Márquez ha un difetto: la pizza hawaiana 🤦🏻♀️
Anche voi come Angel prendereste Marc a sberle? Io sì, sono sincera 😂 (ti voglio bene Marc, anche se hai provato a farmi venire un colpo anche stanotte)
So, secondo voi cosa sta capitando a Marc?
Lasciatemi un commento e una stellina, fatemi sapere se il capitolo vi è piaciuto! ❤
Un bacio
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