Ice and fire
[Non c'è posto in cui può smettere questo nostro pazzo amore
Non c'è posto poi per l'ombra dove batta forte il sole
Siamo solo due satelliti che si crederanno liberi
Su quest'orbita si gira senza mai uscirne fuori]
[Angel]
Ho desiderato ardentemente che il giorno della partenza arrivasse, l'ho desiderato ogni istante dei giorni precedenti, e ora che è arrivato, ora che mi ritrovo seduta di fronte alla mia valigia, non ne sono più così sicura.
Rafi e Anna ci raggiungeranno solo venerdì, e io non ci avevo minimamente pensato.
Sarò costretta a dormire nel motorhome dei ragazzi, e non voglio neppure pensare a questa opzione.
Sopportare la vista di Alex per tutto quel tempo è impensabile, per me.
Mi sono già preparata ad affrontare le ore in auto, ma anche quello no. Cenare insieme, dormire nello stesso luogo di quello che ora è il mio ex fidanzato, non ci riesco.
Abbiamo rotto da tre giorni, o meglio lui ha rotto con me, non sta né in cielo né in terra, come opzione.
Perché non ci ho pensato?
Gli hotel nei paraggi saranno tutti già stracolmi.
Dove dovrei dormire, nel bel mezzo dell'area privata?
Continuo a fissare con insistenza la mia valigia, come se stessi attendendo una risposta da lei su ciò che devo fare, da un momento all'altro.
Sbattere in faccia ad Alex, per qualche ora, che non mi importa del fatto che mi abbia lasciato, che non ha idea dell'errore che ha fatto e farlo pentire per la scelta che ha preso, fargli mangiare il fegato, era qualcosa che potevo sostenere.
Ma avevo bisogno anche io di togliermi quella maschera, quella corazza dietro cui mi trinceravo, per proteggermi.
Perché non potevo negare che mi aveva ferito, perché per l'ennesima volta mi ero sentita abbandonata, non voluta.
Ero cresciuta con quel senso di abbandono perenne in un angolo del mio cuore e della mia mente, quando in realtà avrei dovuto essere felice di essere stata abbandonata da quello che non riuscivo neanche più a chiamare padre.
L'avevo vissuto come una perdita, invece era stata una benedizione.
Mi ero rifugiata nella solitudine, tenendo a distanza chiunque per evitare di essere ferita, tradita, giudicata. Perché quando apri il tuo cuore agli altri, doni loro un immenso potere nei tuoi confronti.
Io non volevo dare questo potere a nessuno.
Preferivo passare per quella glaciale e solitaria, per quella "strana" a cui non interessava stringere nessun tipo di legame, con nessuno.
Tutto, tutto, pur di non soffrire.
La solitudine mi dava forza e sicurezza. E inconsapevolmente, dentro di me, sviluppavo altre paure, a cui non riuscivo a dare una spiegazione.
Avevo paura del contatto fisico con gli altri, mi urtava parecchio il dover stringere le mani durante le presentazioni, odiavo sentire la pelle degli altri contro la mia, il loro calore, mi prendeva il panico, sentivo una strana sensazione di paura e disgusto.
Non ero mai riuscita a dare una spiegazione a ciò, ma ora che sapevo quale fosse la verità, temevo che le mie fobie, e i miei blocchi, fossero dovuti a ciò che avevo visto da piccola, e che la mia mente aveva rimosso in una sorta di difesa.
Ero un disastro, un disastro vivente, con la mente che urlava in preda alla paura e il cuore che bruciava.
Ero un concentrato di problemi, paure, di fuoco, ghiaccio e cenere, mi sentivo intrappolata in un corpo e in una mente che mi stavano uccidendo.
E io volevo solo fuggire via, fuggire via da me stessa, evadere da questa gabbia anche solo per un giorno, sentirmi libera, spensierata, senza paure.
Avrei voluto essere un'altra.
Avrei voluto essere sempre quella che ero stata su quel palco, ad agosto.
Ma quella non ero veramente io.
Quella vera è questa.
Quella che vorrebbe sparire, che si sente sopraffare da se stessa.
Che è stanca di combattere una guerra che non vincerà mai.
Poi però Marc si era abbattuto sulla mia strada con la stessa forza di un uragano.
Il primo muro è caduto quando sono riuscita a sfidare la mia fobia, e gli ho preso una mano, dopo che mi aveva portato nel suo posto preferito di Cervera.
Non era sfuggito al mio sguardo il suo voler trovare un contatto fisico con me, perché per gli altri era la normalità.
Ma io non ero mai stata come gli altri.
Non ero mai stata normale.
E mi ero ritrovata spesso a desiderare di essere, alla fine, come tanti.
Normale.
Io ero scappata più e più volte dal più piccolo contatto con lui, ma poi, poi ho sentito qualcosa di dolce scaldarmi il cuore, e avevo seguito quell'impulso.
E grazie a lui, ero riuscita a superare quello scoglio.
Il secondo muro era caduto quando avevo iniziato a costruire un rapporto con lui e con Alex.
Non avevo mai avuto stima dell'altro sesso, avevo sempre odiato gli uomini e continuavo a trovarli tutti detestabili, tranne loro due.
Marc era stato il primo maschio, non tenendo conto di mio nonno, di cui mi fossi mai fidata. Il primo e unico a cui io avevo aperto il mio cuore.
Ma riconoscevo che c'erano altri problemi, altre mie paure, che neppure lui poteva aiutarmi a risolvere. Che non sarei mai riuscita a risolvere da sola.
Il trillo di un campanello mi risveglia dai pensieri. Sono arrivati e io non so ancora che diavolo fare.
Sento i passi di mia madre farsi sempre più vicini.
<<Angel! Non hai sentito il campanello? I ragazzi ti stanno aspettando.>>
<<Sì, ecco, lo so>> mi alzo in piedi, e accenno un sorrisetto nervoso, <<ma non penso che io, ecco, non penso di andare.>>
Mia madre mi osserva confusa, per un istante.
<<Perché? Che succede? Va tutto bene?>> mi domanda, con apprensione.
<<Io, non...non ho voglia di andare adesso con loro. Li raggiungerò con Rafi e Anna, venerdì.>> continuo, nervosamente.
<<Ma è successo qualcosa, Angel? Qualcosa con Alex? Negli ultimi giorni mi sei parsa così strana...>>
Non ho ancora detto a mia madre che Alex mi ha mollato.
È il momento giusto per farlo?
Non lo so.
<<Io e Alex abbiamo rotto.>> ammetto, tenendo lo sguardo puntato sul soffitto, le braccia incrociate sotto il seno.
<<Come? Quando?>> mi chiede mia madre, venendomi incontro.
<<Domenica. Ma non importa. Io...vorrei solo non dover stare troppo tempo in sua presenza. E stare nel motorhome con loro, significherebbe trascorrere ulteriore tempo con lui. E io non voglio.>>
<<Allora perché vuoi andare? Non è meglio se resti qui, tesoro? Oh, perché non me lo hai detto prima?>>
<<Perché ero furiosa. Sono ancora furiosa, non ne hai idea, mamma. Ma io voglio andare ad Aragon. Non voglio mica darla vinta ad Alex. Solo...penso che sia meglio andare venerdì con gli altri.>> torno a sedermi di fronte alla valigia, mentre il campanello suona nuovamente.
Questa volta, quello della porta.
Mia madre mi osserva ancora per un istante, poi sparisce, probabilmente per andare ad aprire la porta.
Continuo a tenere lo sguardo fisso sulla valigia e non mi accorgo dei passi veloci che attraversano il corridoio.
<<Angel? Che diavolo ci fai ancora seduta lì per terra?>>
Marc mi osserva con fare impaziente, mentre si porta le mani ai fianchi. Inarco un sopracciglio.
<<Márquez, io vi raggiungerò venerdì.>> Marc spalanca gli occhi, sorpreso.
<<Cosa? Perché - voglio dire - perché?>> mi domanda, venendosi a sedere accanto a me.
<<Non ci penso proprio a dormire con voi nel motorhome. Non avevo minimamente pensato a questo dettaglio.>> soffio, socchiudendo le palpebre.
<<Ma...qual è il problema?>> mi domanda, stupidamente, aggiungerei.
<<Non so Marquez, secondo te?>>
<<Alex?>> mi domanda, guardandomi quasi incredulo.
<<No, José.>> ribatto, incrociando le braccia al petto e roteando gli occhi.
<<Pensavo volessi farlo impazzire...>> mormora, avvicinandosi di più a me.
Mi volto a guardarlo, e me lo ritrovo così vicino, che il suo volto riempie tutto il mio campo visivo.
<<Voglio farlo impazzire>> replico, accennando un sorrisetto diabolico, <<ma da venerdì. Non posso stare nel motorhome con lui.>>
<<Avanti Angel, non farti frenare da queste cose! Se resti a dormire da noi, in questi due giorni, lo farai impazzire ancora di più, perché ti vedrà dormire lì, in salotto, e non più con lui nella sua stanza. Sarà un bel colpo, per lui.>> sogghigna, e io lo guardo nascondendo un sorriso.
<<Marc! È tuo fratello!>>
<<E tu sei la mia migliore amica>> si alza in piedi e mi porge una mano, <<io sono imparziale in questa storia. Sto vicino a lui, ma voglio stare anche vicino a te>> il suo sguardo si fa più intenso, <<allora, che fai? Vieni?>>
Osservo la sua mano per diversi istanti, poi sollevo lo sguardo, ad incrociare il suo. Lui inarca le sopracciglia, mostrandomi un largo sorriso, e io non posso fare a meno di afferrare la sua mano e tirarmi su. Marc mi schiocca un sonoro bacio sulla guancia, che mi intontisce per un istante. Mi riprendo subito e lo noto prendere la mia valigia, per poi uscire dalla mia stanza.
Saluta mia madre con un tono di voce stranamente allegro, e io lo seguo. Mia madre mi abbraccia e io ricambio, stringendola forte.
Raggiungo poi Marc, che è già sul portone.
<<Chi ti ha dato il permesso di prendere la mia valigia, Marquez?>> lo rimprovero e lui scrolla le spalle.
<<Con te bisogna fare così.>> si limita a dire, per poi dirigersi verso l'auto. Vedo José sistemare qualcosa nel portabagagli.
<<Finalmente, Angel! Ti sei fatta attendere, eh?>> mi schernisce lui.
<<Capita anche ai migliori.>> replico, mentre osservo Marc sistemare la mia valigia accanto alla sua.
<<José, ti dà fastidio se mi metto dietro con Angel?>> gli domanda Marc, mentre José chiude il portabagagli.
<<No, certo.>>
Salgo in auto e avverto subito la presenza di Alex al posto di guida, nonostante io abbia evitato accuratamente di guardarlo.
Sento invece il suo sguardo puntato su di me, ed è come se tutta l'aria presente nell'abitacolo fosse stata risucchiata.
Quasi non mi accorgo che siamo partiti, fino a quando non sento Marc sfiorarmi un braccio.
<<Angel, musica?>> mi domanda José, guardandomi attraverso lo specchietto retrovisore.
<<Oh sì, certo. Aspetta José, scelgo la playlist e poi ti passo il telefono.>>
Non riesco a trattenere un sorriso mentre porgo il cellulare a José. Voglio fare impazzire Alex in ogni modo possibile e immaginabile.
Rolling in the deep di Adele riempie l'abitacolo dell'auto, ed io stendo le gambe, andando a posarle su quelle di Marc, mentre mi sistemo meglio contro il sedile.
"The scars of your love remind me of us
They keep me thinking that we almost had it all
The scars of your love they leave me breathless
I can't help feeling
We could have had it all
Rolling in the deep
You had my heart inside of your hands
And you played it to the beat"
Canto, seguendo Adele e punto gli occhi in quelli di Alex.
Sapevo che mi stava guardando. Gli rivolgo un ghigno diabolico e lo vedo scostare lo sguardo in un istante.
Marc posa una mano sulla mia caviglia nuda e la stringe, mentre I'm still standing di Elton John sostituisce Rolling in the deep.
Mi volto verso Marc e lo trovo a fissarmi. Mi rivolge un sorriso appena accennato ma dolce, e io lo osservo, perdendomi nei suoi occhi scuri. Non ho più pensato a quello che è successo domenica sera, tra noi.
Ricordavo poco di quello che avevo detto in quel locale, ricordavo di aver ballato con lui, e poi del viaggio di ritorno verso casa.
Ciò che mi aveva tolto il respiro, era stata quella sua ultima frase.
Ricordava ciò che gli avevo detto quasi due settimane fa, e io non potevo ammettere a me stessa di aver sbagliato a lasciarmi andare con lui.
Convinta che non avrebbe ricordato, avevo ammesso un qualcosa che non potevo accettare, che non potevo permettermi di accettare.
Ero sua.
Sono sua.
Solo sua.
Non poteva essere vero, non potevo vivere con una simile condanna. Perché Marc, in fondo, è tutto ciò che non voglio.
Tutto quello che non fa per me.
È l'amico migliore che si possa trovare, ma non si può dire lo stesso nell'ambito delle relazioni amorose. So come si comporta.
Lo conosco benissimo.
So che è un pessimo fidanzato e che con le ragazze si diverte soltanto, per poi spezzare loro il cuore.
Sarei una pazza a cadere nello stesso tranello.
E non voglio perdere Marc per sempre.
Per cui me lo godo così. In uno sguardo, che dice tanto, o forse niente. Me lo godo così, con una sua mano sulla mia pelle, vicino, talmente vicino da poter diventare tutto ma non abbastanza da poterlo avere veramente.
Voglio Marc, ma non voglio tutto il resto.
Non voglio tutto il resto che comporta l'averlo.
Anche se più lo guardo, più i contorni del suo viso sembrano diventare l'unica cosa in grado di riempirmi lo sguardo, l'unica cosa che vorrei guardare per il resto dei miei giorni, l'unico che vorrei avere così vicino.
Perché posso continuare a raccontarmi tutte le bugie possibili e immaginabili, ma tutte le notti che avevo passato abbracciata ad Alex, non potevano essere paragonate neppure per un istante a quell'unica notte trascorsa con Marc.
Non reggevano neppure l'accenno di un confronto.
I tocchi e le carezze di Alex non li ricordo neppure, ma quelli di Marc, di ormai nove mesi fa, li ricordo come se fossero di ieri.
I baci di Alex non avevano smosso neppure un frammento dell'emozione che mi avevano donato quelli di Marc.
Quella notte era stato come la nascita di una stella, o l'esplosione di una supernova.
Marc aveva disegnato galassie e costellazioni sulla mia pelle, con il tocco delle sue dita, aveva lasciato carezze sui graffi della mia anima e baci sulle cicatrici delle mie mani.
Eravamo diventati un'unica entità, un'unica cosa, ogni parte del suo corpo, ogni affranto, ogni angolo, pareva essere stato creato per riempire i miei angoli, i miei affranti.
Ricordare ogni cosa faceva così male, era come morire, come se una parte della mia anima venisse strappata via.
<<Marc, ma Linda? Verrà ad Aragon?>> la domanda di José mi riporta alla realtà. Scuoto la testa e riprendo il controllo della mia mente.
<<José, io e Linda non ci vediamo dal galà di quasi un mese fa.>> si limita a dire Marc, con noncuranza.
<<Per questo te l'ho chiesto, ho notato che è da un po' che non viene a Cervera, ma pensavo che avesse degli impegni di lavoro. C'è qualcosa che non va tra di voi?>>
Marc si volta verso di me, e non stacca gli occhi dai miei mentre risponde.
<<Io, veramente, ho intezione di lasciarla.>>
Lo osservo, sgranando gli occhi.
<<Davvero?>> sussurro, mentre sento qualcosa pizzicarmi al centro del petto. Perché mi ha fissato in quel modo mentre diceva che voleva lasciarla?
Marc annuisce.
<<Anzi, per me la storia è finita da quel giorno. E se devo essere proprio sincero, in realtà non c'è mai stata nessuna storia, tra noi.>>
<<E come pensi di farglielo sapere, se lei non viene a Cervera e tu non vai a Madrid?>> gli domanda, con tono canzonatorio, José.
Marc agita il telefono con una mano e io aggrotto la fronte.
<<La vuoi lasciare per telefono? Marc, non si fa!>> gli lascio un pugno sul braccio.
Marc mi osserva con fare innocente.
<<Ops.>>
<<Cosa vuoi dire con quell' "ops"?>>
<<Che le ho già scritto un messaggio dove le ho detto che più tardi la chiamerò perché dobbiamo parlare.>>
Continuo ad osservarlo con uno sguardo di rimprovero dipinto sul volto.
Ecco, è esattamente questo quello che intendevo.
L'ennesima conferma del fatto che Marc non ha rispetto per i sentimenti altrui.
Marc mi si avvicina, scivolando al mio fianco, continuando a tenere una mano sulle mie gambe.
<<So cosa stai pensando, Angel>> inizia, mentre Forever and Always di Taylor Swift copre i nostri discorsi, <<ma non abbiamo occasione di vederci. Io non voglio andare a Madrid, e non ne ho neanche il tempo, e non voglio che lei venga a Cervera. È l'unico modo che ho.>> dice, cercando il mio sguardo.
Poi mi lascia una carezza sulla guancia con il dorso della mano.
<<Sei sempre così...giusta, Angel. Lei si è comportata malissimo con te, eppure tu continui ad essere corretta e a pretendere la stessa cosa dagli altri.>> gli lancio uno sguardo, non sapendo cosa dire.
<<Perché proprio adesso?>> gli chiedo, e sento il suo pollice, sulla pelle della mia gamba, iniziare a disegnare dei cerchi immaginari.
Mi viene la pelle d'oca, perché ad ogni più piccolo, impercettibile, gesto di Marc, il mio corpo risponde. Sempre.
<<Perché era il momento giusto. Avrei dovuto farlo quel giorno stesso, in realtà.>>
Restiamo poi così, in silenzio, ad osservarci, mentre il viaggio verso Aragon prosegue.
~·~
Sbuffo, scostando una ciocca di capelli dal viso, non appena finisco di sistemare i miei vestiti nello spazio di armadio che Marc mi ha lasciato libero.
Alex non ha fatto altro che fissarmi di sottecchi nel tragitto verso il motorhome, e mentre entravo nella stanza di Marc.
Può guardarmi quanto gli pare, anzi.
Più mi guarda, più sento qualcosa alla bocca del mio stomaco ribollire.
<<E questo?>> mi volto verso Marc che ha preso qualcosa dalla mia valigia.
Sorrido, inarcando le sopracciglia e mordendomi il labbro inferiore.
<<È il libro che ho iniziato a leggere ieri sera.>> accarezzo con la punta di un dito la copertina di un nero quasi spettrale, più scuro della notte, mentre da un lato, un rosso intenso, si contrappone all'oscurità.
Una colata di sangue nel buio.
<<Dracula.>> continua Marc, guardandomi con fare incredulo.
<<Sì, Dracula. Perché fai quella faccia?>>
<<Angel, tu non sopporti neppure la vista del sangue, e immagino che in questo libro se ne parlerà molto.>> ribatte, con quel sorriso canzonatorio dipinto sulle labbra.
<<È un rischio che voglio correre, papà>> replico, strappandoglielo di mano, <<il gotico è il mio genere preferito, e Dracula è uno dei capolavori del genere, e io non posso non leggerlo, capisci? In più, mi sento molto in vena.>> continuo, posandolo sul suo comodino.
<<Posso lasciarlo qui?>>
Marc annuisce e io, dopo aver notato di aver finito di sistemare tutto, apro la porta.
<<Beh, io ora vado a fare un giro.>>
<<Non ti perdere per il circuito come al tuo solito, angioletto.>> mi schernisce Marc, e io mi limito a rivolgergli il dito medio.
<<A più tardi.>>
Con la coda dell'occhio, noto Alex uscire dalla sua stanza proprio nel momento in cui io mi chiudo la porta del motorhome alle spalle.
Scendo gli scalini di fretta, e mi incammino per l'area privata.
<<Angel!>>
Sapevo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato, solo che ora non mi sento ancora pronta a parlargli.
<<Angel, ti prego, aspetta...>>
Mi fermo, chiudendo gli occhi e stringendo i pugni. Quando li riapro, l'alta figura di Alex si staglia davanti a me.
Devo avere uno sguardo davvero truce, perché lo vedo fare un passo indietro, mentre un lampo attraversa i suoi occhi.
<<Io...volevo chiederti scusa. So che è inutile, e che sono solo parole, ma Angel, ti giuro, io...sono davvero distrutto.>>
<<Immagino, Alex caro.>> sibilo il suo nome, come se fosse un veleno.
<<Angel, credimi, davvero, è così. Penso...penso di aver fatto un grandissimo sbaglio, con te. Ho sbagliato tutto, tutto. Ma...io ti chiedo perdono, Angel. Perdonami, ti prego. Lo so, che...che mi hai detto che da quella scelta non potevo tornare indietro, ma io ti chiedo di fare un'eccezione, con me. Dammi un'altra possibilità, ti prego.>>
Alzo lentamente lo sguardo su di lui.
So che è sincero, gli occhi limpidi di Alex non possono nascondermi niente.
<<Hai preso una decisione Alex, ora non puoi tornare indietro. Avresti dovuto pensarci prima. Se torniamo insieme, le cose non potrebbero più essere come prima. Si è rotto qualcosa. Tu hai mandato in frantumi tutto. E ora non puoi tornare sui tuoi passi. Mantieni il punto. E mi dispiace, ma...con me no, non si torna indietro.>> abbasso il capo, perché vedere quello sguardo nei suoi occhi mi ferisce.
Voglio ferirlo, sì, voglio farlo soffrire, ma penso che stia già soffrendo senza che io ci metta il mio carico da novanta.
Lo supero, e riprendo la mia strada.
Il paesaggio che circonda il circuito di Aragon è estremamente brullo e desertico, sembra quasi di stare sulla luna. Mi siedo sull'erba fresca del prato, e non cerco l'orizzonte con lo sguardo. Non cerco nulla.
Le fiamme che divampavano nel mio cuore si sono spente, ed è rimasta solo cenere.
Volevo sbattere in faccia ad Alex il fatto che aveva commesso un grande errore nel lasciarmi, volevo seguire quella scia di fiamme per scoprire fino a dove mi avrebbero portato, volevo indossare lo smoking di Yves Saint Laurent, ma avevo deciso di lasciarlo a casa, perché non sarebbe stato il massimo indossarlo con quaranta gradi all'ombra.
Inizio a giocherellare con dei ciuffi d'erba e mi sento sfinita, senza forze.
Quanto vorrei essere l'Angel di domenica sera tutti i giorni.
<<Scricciolo!>> mi volto, e il sorriso limpido e bello di Joan è la prima cosa che vedo.
<<Joan!>> lo chiamo, tendendo un braccio verso di lui. Lui inizia a correre nella mia direzione e quando mi raggiunge, mi prende tra le braccia con estrema facilità.
<<Ehi! E questa accoglienza?>> gli domando, non appena smette di girare su se stesso e mi posa nuovamente a terra.
<<Io ti accolgo sempre così, scricciolo.>> sussurra, accarezzandomi la punta del naso con l'indice, <<mi sei mancata tantissimo. Non ti sei fatta più sentire da domenica, pensavo di aver fatto qualcosa di male o che ti fosse successo qualcosa!>>
Abbasso lo sguardo, e torno a sedermi sull'erba.
<<Ti chiedo scusa, hai ragione, solo che...ho voluto prendermi un po' di tempo per me. Io non sono una che sta molto appresso al telefono, ho preferito dedicarmi alla musica e ai libri.>>
<<È successo qualcosa?>> mi domanda, sedendosi accanto a me.
<<Io e Alex ci siamo lasciati.>> dico, in un sospiro, alzando lo sguardo verso l'orizzonte.
Per qualche secondo ascolto solo il silenzio. Poi lo sento parlare.
<<Vi siete lasciati?>> chiede, con tono quasi incredulo.
<<Già. O meglio, lui ha lasciato me.>>
<<Lui ha lasciato te!?>> continua, ancora più incredulo.
<<Esatto.>>
<<Non ci si crede. Mi dispiace, Angel.>> lo guardo, per niente convinta.
<<Ti credo, Joan.>>
<<No, davvero. Mi dispiace vederti triste. Voglio vederti sorridere, sempre.>> fa sfiorare le nostre braccia, e mi volto a guardarlo.
<<Ehi! Non preoccuparti, ho già in mente di farlo soffrire, e molto anche!>>
<<Io sono disponibile ad aiutarti in qualunque progetto tu abbia in mente.>> scoppio a ridere, e gli do una spinta leggera, che lo fa finire sull'erba.
<<Cretino. Non ce la fai proprio a non fare l'idiota almeno per un istante, eh?>>
<<Lo sai, con te il cervello mi va letteralmente in pappa!>> cinguetta, avvicinando il viso al mio.
<<Forse non sono io il problema, ma è questione di natura.>>
<<Così mi ferisci, scricciolo!>> piagnucola, portandosi una mano al petto, <<comunque...ora posso chiederti di uscire?>>
Apro la bocca, letteralmente esterrefatta dalla sua audacia.
<<Joan! Non ti pare un po' troppo presto? Alex sarà il tuo futuro compagno di squadra, ci tengo a ricordartelo.>>
<<Ti ho solo invitata ad uscire, così ti tirerò un po' su il morale, non ti ho ancora chiesto di sposarmi. A quello ci arriveremo con calma.>> soffia, rivolgendomi un sorriso sornione.
Scuoto la testa, sogghignando.
<<Sai già che io e te ci sposeremo?>>
<<Certo! Come ho detto però, faremo le cose con calma. Usciremo insieme per un po' e tu scoprirai di non poter vivere senza di me. Lascerai Cervera, troppo lontana e sperduta e verrai a Palma di Maiorca con me. Poi magari ci trasferiremo ad Andorra o giù di lì, prenderemo un cane, che andrà d'amore e d'accordo con la tua gatta, ti chiederò poi di sposarmi, e saremo felici e contenti. Ti porterò la colazione a letto tutte le mattine, e una rosa rossa ogni volta che tornerò a casa, e ovviamente verrai sempre alle gare con me. E ci ameremo ogni giorno di più.>>
Lo osservo, e sento qualcosa pizzicarmi alla bocca dello stomaco.
<<Hai finito?>>
<<No, queste cose sono solo la minima parte di ciò che faremo insieme.>> replica, posando entrambi i palmi delle mani sull'erba.
<<Vedo che sei molto convinto. Hai pensato proprio a tutto!>> lo schernisco, posando il mento sulla sua spalla.
<<Penso a queste cose prima di addormentarmi, lo ammetto>> abbassa il capo, grattandosi la nuca, mentre noto le sue guance arrossire, <<oppure quando vedo qualcosa che so che potrà piacerti.>> gli accarezzo la schiena e per me Joan non è mai stato più dolce di adesso.
<<Sei adorabile, Joan. La ragazza della tua vita sarà molto fortunata.>>
Lui alza lo sguardo, e punta gli occhi nei miei.
<<Io penso di averla già trovata.>> replica, e questa volta non c'è ombra di un sorriso sul suo volto.
È più serio che mai.
Mi allontano da lui, sogghignando nervosamente.
<<Non essere così avventato. Serve tempo, ricordalo.>>
Mi alzo, e lui mi imita.
<<Senti, ti va di venire stasera nel mio motorhome? Ci saranno anche gli altri, tranquilla. Giochiamo un po' alla Playstation, stoniamo al karaoke e cose simili. Che dici?>>
<<Va bene. Sì, perché no? Mi va di passare un po' di tempo con gli altri. Almeno così passerò ancora meno tempo con Alex.>>
Joan sorride, annuendo.
<<Allora a stasera. Ti aspetto, scricciolo.>> mi posa un bacio sulla guancia, per poi tornare sui suoi passi.
Sì, mi serve proprio una serata con gli altri.
~·~
<<Ti ringrazio per avere accettato di venire con me. È vero, ormai li conosco, ma presentarmi lì, da sola...non mi andava proprio.>>
<<È un piacere, Angel. Spero solo che Joan perfezione Mir non rimanga troppo deluso nel vedere che non sei sola.>> replica Marc al mio fianco, con aria canzonatoria.
<<Si può sapere perché continui a chiamarlo in quel modo? Ora non sei ubriaco.>>
<<Ricordati che sono sempre sincero, quando sono ubriaco. Con me, il detto 'in vino veritas', è una grande verità.>>
I miei piedi vorrebbero piantarsi sull'asfalto non appena Marc ammette candidamente quel particolare.
Vuole farmi credere che lui davvero si considera...mio?
Vuole farmi davvero credere che vuole me, e che è mio, anima e corpo?
È qualcosa di inconcepibile, di assurdo, di incredibile.
Non è mai stato mio.
E non potrà mai essere realmente mio, anima e corpo.
Non ne è capace, non ne è in grado.
Affretto il passo, e salgo i gradini che portano al motorhome di Joan.
Busso contro la porta, mentre Marc mi affianca.
<<Scric - oh, hai portato anche il maggiore dei Márquez!>> esclama, con tono sorpreso Joan, non appena apre la porta. Sembra un po' deluso.
<<Gira che ti rigira, un Márquez dobbiamo sempre averlo tra i piedi!>> esordisce Migno, prima ancora che io possa vederlo.
<<Ho portato il Márquez più basso, quello che mi si addice di più, in fondo!>> ribatto, mentre raggiungo gli altri e abbraccio Andrea.
<<Ragazzi, mi spiace, è venuta di corsa ad abbracciarmi, questo è amore, io ho vinto e voi avete perso.>> gongola Migno, non appena sciolgo l'abbraccio.
<<Arrivi sempre dopo il suo ragazzo, Mig.>> ribatte Pecco, mentre si alza per abbracciarmi.
<<Non c'è più nessun ragazzo, in realtà!>> confesso, alzando le spalle.
<<Cosa!?>> esclama Migno, la voce più alta di un'ottava.
<<Abbiamo rotto.>> continuo, sedendomi sul divano accanto a Marc.
Sui visi di tutti quanti è dipinta un'espressione di sorpresa, tranne che su quello di Joan.
<<Mir, com'è che tu non sei per niente sorpreso?>> fa notare Diggia.
<<Io lo sapevo già, me lo ha detto oggi pomeriggio!>> replica Joan, rivolgendo agli altri un sorrisetto sghembo.
<<Oggi pomeriggio?>> esordisce Marc, guardando prima me, poi Joan.
<<Sì, ci siamo incontrati in giro per la pista!>> ammetto, alzando le spalle.
<<Bene, ora quindi posso provarci ufficialmente con te.>> riprende Andrea, strofindosi le mani l'una con l'altra.
<<Meglio di no, Mig.>> replica Nicco, spingendolo contro il divano.
<<Sei morto, riccio.>> borbotta Andrea, mostrando i pugni.
<<Mi sembra di essere finita all'asilo.>>
<<Asilo nido.>> concorda Marc, sussurrandomi all'orecchio.
<<Almeno dacci qualche dritta sul tuo tipo ideale, così mi preparo e domani sarò l'uomo dei tuoi sogni. Qualcuno ha un foglio e una penna?>>
<<Mig che prende appunti, neppure a scuola.>> lo prende in giro Pecco, scoppiando a ridere.
<<Sarà dura assomigliare a Luke Hemmings, Mig!>> continua Joan, facendomi l'occhiolino.
<<Chi?>> domanda Marc, con aria confusa.
<<Joan!>> esclamo io invece, alzandomi in piedi e afferrando un cuscino, per poi iniziare a colpirlo, mentre lui scoppia a ridere, correndo intorno al divano.
<<Poi eravamo noi quelli dell'asilo?>> si lamenta Diggia, e io mi fermo di scatto, per poi lanciare il cuscino sulla faccia di Joan.
<<Rana dalla bocca larga!>> esclamo, in italiano, e i ragazzi scoppiano a ridere.
<<Ti piace Luke Hemmings? Quello dei 5 Seconds of Summer?>> mi chiede Pecco, un sopracciglio inarcato.
<<Nel 2014 era qualcosa di favoloso, Pecco. Avevo una cotta per lui all'epoca, ma te l'ho detto due settimane fa, Joan, non è il mio tipo, ma nonostante questo mi piaceva. Quel piercing al labbro, l'unico ragazzo a cui donava e su cui lo trovavo sexy.>>
<<Okay, lunedì vado a farmi il piercing al labbro. Per il resto ci posso lavorare.>> esclama Migno, annuendo.
<<Non ci provare, Migno.>> lo redarguisco, puntandogli un dito contro.
<<Tu non mi aiuti però, ragazza.>> piagnucola Andrea, sbuffando.
<<Io penso che quando ci si innamori non si bada a queste sciocchezze. Al fatto che una persona sia o meno il tuo tipo. I sentimenti sono liberi, vanno dove vogliono. Purtroppo, non li puoi controllare. Sarebbe molto più facile, no? Scegliere chi amare. Si risparmierebbe molto dolore.>> mi accorgo che il mio sguardo è andato a posarsi su Marc, e lo scosto subito, <<se però, lo volete proprio sapere, sembra che io abbia una predilezione per i bruni occhi scuri, non molto alti, perché non mi piace essere sovrastata, mi sento come se mi si stesse togliendo l'aria, un viso dai tratti fanciulleschi ma allo stesso tempo virili, un bel sorriso, e...beh, la parte più importante è la personalità. Vorrei una persona onesta, di sani e saldi principi, umile forte, coraggiosa, ma al tempo stesso fragile, che non abbia paura di mostrare il suo lato debole con me. Una persona ironica e sarcastica.>>
<<Esiste?>> si domanda Pecco, guardando gli altri.
<<Certo! Eccomi, sono qui!>> esclama Migno, e mi prende una mano, <<per le qualità fisiche no, ma per quanto riguarda il carattere sono io in tutto e per tutto ragazza, hai detto che quando ci si innamora non si bada a queste pippe mentali sull'aspetto, e sono totalmente d'accordo con te, e sono convinto che quando ti innamorerai di me persino Luke Hemmings sparirà al mio confronto.>>
Scoppiano tutti a ridere al sentire le parole di Andrea e io gli lascio un bacio sulla guancia.
<<Sei un mito, Andrea.>> mi alzo dalla spalliera del divano.
<<Comunque, sto bene da sola, anzi, il mio obiettivo è di restarlo per il resto della vita, perché, nonostante tutto quello che io ho appena detto, non riesco a fidarmi di nessuno, degli uomini ancora meno.
E a me va bene così, davvero. Per me la cosa più importante nella vita è riuscire a stare bene con se stessi e ad essere soddisfatti di ciò che si riesce a realizzare. Il resto, è qualcosa di non necessario.>>
<<Mi dispiace, Angel. Nel senso, che tu non riesca a fidarti. Non voglio sembrare un ficcanaso, ma...perchè?>> osservo Nicco per un istante, poi scuoto la testa, iniziando a camminare per la stanza.
<<Scusami Nicco, ma preferisco non rispondere, io ->>
Marc allunga una mano e afferra la mia. Lo guardo, e specchiarmi nei suoi occhi è come tornare a casa.
Mi sento d'improvviso al sicuro.
<<Bene, riprendiamo a giocare? O qui qualcuno preferisce cantare?>> esordisce Joan, spezzando il silenzio, <<sai...canta che ti passa.>> mi fa nuovamente l'occhiolino, e sorrido.
<<E va bene. Ma solo se tu canti con me, futuro marito!>>
<<Cosa!? Ho...ho sentito bene?>> Marc salta in piedi come se fosse stato punto da una vespa.
Lo osservo tra il confuso e il sorpreso.
<<Marc, è uno scherzo, tranquillo.>>
<<Sì, Marc, non...era un modo per mancare di rispetto ad Alex, figurati, era solo uno scherzo.>> si aggiunge Joan, alzandosi in piedi e raggiungendomi.
Lo sguardo di Marc passa tra me e Joan un'infinità di volte, poi lo vedo fare un respiro profondo e annuire.
<<Sì, scusatemi.>>
<<Beh, allora, cosa ci cantate?>> cambia discorso Pecco, e lo ringrazio mentalmente. Mi volto verso Joan.
<<Conosci Don't go breaking my heart di Elton John?>>
<<Certo! Ottima scelta!>> solleva la testa e indica i ragazzi.
<<Voi ci dovete fare da coro, vi avverto.>>
Scoppio a ridere, e dopo qualche minuto, la musica inizia.
Io e Joan ci scambiamo sguardi, sorrisi, mentre gli altri ridono e ci fanno da coro sempre nei momenti sbagliati. Joan mi prende per una mano e mi fa avvicinare a lui, e Nicco esplode in una specie di ululato.
<<Qualcosa mi dice che Angel ha già trovato qualcuno che corrisponde al suo tipo ideale...>> esclama Pecco, non appena terminiamo di cantare.
<<Cosa vorresti dire, Pecco? Ti avverto che stai toppando alla grande.>> replico, e in quel momento Marc si alza in piedi.
<<Scusatemi, ma devo andare.>> fa un cenno di saluto a tutti quanti, ed esce dal motorhome.
Resto immobile per diversi istanti, non sapendo cosa fare.
<<Forse è meglio che vada anche io. Ci vediamo nei prossimi giorni, va bene ragazzi?>>
Mi salutano calorosamente, e dopo essermi chiusa la porta alle spalle, raggiungo Marc.
<<Marc, aspetta!>> lo prendo per un braccio, e lui in un primo momento si ritrae, poi si ferma. I tratti del suo viso sono contratti, pare furioso.
<<Che ti è preso, si può sapere?>> continuo, cercando di incontrare il suo sguardo.
<<Niente, Angel. Niente.>> sibila quelle parole con rabbia, e questo mi colpisce ulteriormente. Non riesco a capire quella sua reazione del tutto inaspettata.
<<Quando fai così davvero, non ti capisco.>> abbasso lo sguardo sulla mia maglietta nera dove il simbolo dei Guns N' Roses è in bella mostra.
<<Esatto, Angel, tu non capisci.>> il suo tono di voce, pare così esausto, come se fosse sfinito. Sollevo la testa di scatto e incrocio i suoi occhi, le luci del paddock che si riflettono nel suo sguardo scuro. Non dice più nulla, si limita ad osservarmi per un istante, per poi riprendere a camminare.
~·~
Ho trascorso l'intera giornata di giovedì in giro per il paddock, tra un passaggio di Migno ed uno di Nicco, e soprattutto, ho passato il tempo a leggere e a rispondere alle chiamate di mia madre.
Torno al motorhome poco prima del tramonto. I ragazzi sono già lì, a giocare alla Playstation.
<<Posso farmi una doccia?>> chiedo, e Marc annuisce.
<<Io l'ho già fatta e Alex la farà dopo cena.>>
<<Cenerò col resto del team, per questo...>> spiega Alex, alzando timidamente lo sguardo verso di me. Mi limito ad annuire, poi Alex riprende a discutere con Marc sull'andamento della loro partita.
<<Non ci hai fatto più sapere nulla della questione di Linda. Com'è andata a finire?>> mi fermo davanti alla porta del bagno, in attesa della risposta di Marc.
<<Stai cercando di farmi distrarre?>> replica Marc, sogghignando.
<<Assolutamente no...>>
<<Comunque, è finita. L'ho lasciata.>>
Sento una fitta alla bocca dello stomaco, qualcosa pizzicarmi al centro del petto. Mi sento stranamente felice, ma cerco di nasconderlo persino a me stessa.
Sto per entrare nel bagno, quando sento bussare alla porta del motorhome. Osservo i ragazzi e noto che non se ne sono neppure accorti. Scuoto la testa, sospirando e vado ad aprire. Davanti a me appare l'alta figura di uno degli addetti alla sicurezza.
<<Hanno portato questi all'ingresso del circuito, dicendo di doverli portare al motorhome dei fratelli Marquez.>>
Ho smesso di ascoltare non appena è apparso davanti ai miei occhi un enorme mazzo di tulipani rossi, avvolti in un nastro di raso dorato.
Sento dei rumori di passi alle mie spalle, mentre afferro quel meraviglioso mazzo di fiori.
<<Cosa? E chi diavolo lo ha mandato?>> esclama Alex, più che sorpreso.
L'uomo si limita ad alzare le spalle e a scuotere la testa, per poi fare un cenno di saluto e sparire.
Noto un biglietto, attaccato al nastro di raso e lo prendo.
"Vola alto, scricciolo, non lasciare mai che ti vengano tarpate le ali. Segui sempre quel vento che ti urla dentro. J."
<<"J"!? Chi cazzo è questo, adesso?>> continua Alex e io stacco a fatica lo sguardo da quello splendido mazzo di fiori.
<<Calmati Alex, non mi pare che tu abbia più il diritto di fare domande, o sbaglio?>>
Alex fa un passo indietro e serra le labbra, un lampo ad attraversargli lo sguardo in questo momento più scuro del solito.
<<Io vado, mi staranno aspettando.>> si limita a dire e afferra il suo cappellino posato sul divano, per poi uscire.
Marc non ha ancora detto neppure una parola, ma onestamente, non riesco a guardare nient'altro se non quei bellissimi fiori.
<<C'è un vaso?>> gli chiedo, e lo vedo allontanarsi, per poi ritornare sui suoi passi con un vaso di vetro tra le mani.
<<Te li ha mandati Joan, vero?>> esordisce, all'improvviso, la voce che gli si spezza in gola.
Annuisco e lo vedo mordersi le labbra.
<<Vedo che le sue intenzioni si fanno sempre più concrete.>>
<<È un ragazzo adorabile. E questo pensiero mi scalda il cuore.>> replico, riempiendo il vaso d'acqua e immergendovi i gambi dei fiori. Li porto poi sul tavolino di fronte al divano.
<<In bella vista, dove meritano di stare.>>
<<Ah sì? Non dirmi che Pecco allora aveva ragione...>>
<<Marc>> mi volto verso di lui, guardandolo male, <<io ora ho solo voglia di sentirmi apprezzata. Voglio...voglio sentire il fuoco nelle vene, voglio urlare al mondo che ci sono anche io, voglio andarmelo a prendere quel posto che mi spetta, voglio sentirmi viva. Non mi interessa quello che pensi, ma Joan si sta dimostrando davvero un tesoro, con me. Ma non ti preoccupare. Non lo voglio un altro. Non voglio nessun altro.>>
Marc mi osserva così intensamente, come se volesse leggermi dentro.
<<E ora scusami, vado a farmi una doccia.>> apro la porta del bagno, per poi richiudermela alle spalle. Non prima di aver gettato un'ultima occhiata a quei bellissimi fiori.
Tiro fuori il biglietto dalla tasca dei pantaloncini, e lo rileggo più volte. Non riesco a trattenere un sorriso, e sento qualcosa smuoversi dentro di me.
Tiro fuori il cellulare, e invio subito un messaggio a Joan.
Angel > "Tu sei pazzo."
Joan > "Arriverà il momento in cui anche tu sarai pazza. Di me."
Angel > "Sono bellissimi, davvero. Ma non dovevi."
Joan > "Invece sì, scricciolo. Tu meriti molto, molto di più. Spero di averti fatto sorridere."
Angel > "Hai fatto molto di più. Grazie, Joan. Sei sempre un tesoro."
Poso il telefono sul ripiano del bagno, e mi spoglio, senza riuscire a smettere di pensare neppure per un istante allo splendido pensiero di Joan.
~·~
<<Il bimbo si è messo in modalità, da gara, a quanto vedo.>> commenta Rafi, non appena vede il mazzo di fiori posato sul tavolino.
<<Finora sono state solo qualifiche, ora la gara è aperta!>> continua Anna, mentre io mi guardo per un'ultima volta allo specchio.
<<Ma la volete piantare?>>
<<No!>> sogghignano, mentre io afferro la borsa.
<<Avresti dovuto portarli con te, invece li hai lasciati qui. Anche noi meritiamo di vedere un simile spettacolo.>> continua Anna.
Venerdì mattina le ho raggiunte in hotel, e ho dovuto lasciare i fiori al motorhome.
<<Spiegami come avrei dovuto fare a portare i fiori con me, Anna.>>
<<Ma lasciarli sotto gli occhi di Alex è un colpo basso.>>
<<E anche sotto quelli di Marc.>> aggiunge Rafi, facendo schioccare la lingua.
<<Non potevo fare altrimenti.>> replico, nuovamente, <<vuoi che andavo in giro con un vaso pieno di tulipani? Già mi toccherà tenerli per ore in mano durante il viaggio di ritorno verso casa.>>
<<La gara della Moto3 sta per terminare, angelo.>>
<<Sì, arrivo. Come sto?>>
Indosso il vestito nero che ho indossato domenica scorsa, questa volta senza giacca sulle spalle.
<<Una dea. E questi orecchini pendenti, che la sottoscritta ti ha prestato, ti donano da morire.>> cinguetta Rafi, scostandomi una ciocca di capelli dal viso.
<<Sarà l'ombrellina più mozzafiato di tutte.>> continua Anna, mentre usciamo dal motorhome.
<<E tante altre favole che ti racconti, Anna.>> borbotto, mentre seguo l'andamento della gara della classe minore tramite il telefono. Joan taglia il traguardo in prima posizione.
<<Il tuo fidanzatino ha vinto?>> chiede Rafi, sogghignando.
<<Rafi, sei già ubriaca a mezzogiorno. Questo è un successo.>>
Raggiungo la pitlane e mi tengo a distanza. Quando vedo Joan arrivare al parco chiuso e abbracciare il suo team, gli faccio un cenno per attirare la sua attenzione e lui mi nota subito. Lo vedo spalancare la bocca, mentre fa scorrere il suo sguardo su di me, per poi lanciarmi un bacio volante.
<<Che scena romantica.>> piagnucola Anna, facendo finta di asciugarsi una lacrima inesistente.
<<Ma la volete smettere?>>
<<No, scusaci Angel. Immagino che Marc sia sull'orlo dell'esaurimento nervoso.>> sogghigna Rafi, ma io lascio cadere il discorso.
<<Andiamo a fare gli auguri ad Alex?>> chiedo loro, che si limitano ad annuire.
Quando entro nel box di Alex, il suo sguardo si posa subito su di me. Non posso fare a meno di notare che è triste. Questa volta farò da ombrellina solo a Marc.
<<Mi mancherai in pista.>> ammette, quando ci raggiunge.
<<Lo so.>> replico, candidamente, <<buona fortuna, Alex.>> non attendo neppure una sua risposta, perché esco dal box in tutta fretta.
Sento le lacrime pungermi agli angoli degli occhi, perché mancherà anche a me stargli accanto in pista, nel suo box durante la gara.
Mi mancherà, e sapevo che sarebbe andata così.
Raggiungo l'hospitality di Alex assieme alle altre, ma la gara di Alex non dura molto. Finisce per ritirarsi, e mi dispiace.
In fondo, è sempre il mio Alex.
Quando arriva il momento di raggiungere il box di Marc, lascio le ragazze e mi incammino per il paddock.
<<Joder Angel, sei uno schianto!>> esordisce José, non appena raggiungo il box della Honda.
<<Grazie José. Marc?>>
<<Sta per arrivare.>> dice, facendo un cenno col capo.
Dopo qualche secondo me lo vedo sfilare davanti. Mi lancia un'occhiata veloce, poi si abbassa la visiera del cappello e va a sedersi alla sua postazione.
Resto nel retro del box, quando in realtà avrei voluto continuare a fissarlo, perché ogni suo movimento pare arte, un capolavoro realizzato da un grande artista.
Recupero l'ombrello, quando arriva il momento di scendere in pista.
Respiro a pieni polmoni, mentre mi incammino per raggiungere la prima posizione in griglia di partenza, quella da cui partirà Marc.
Quando Marc si ferma al mio fianco, sento un brivido attraversarmi la schiena.
È sempre così maledettamente irresistibile quando è sulla sua moto.
Si sfila il casco e lo appoggia sul serbatoio, poi i guanti.
Si volta poi verso di me, e lo sguardo che mi rivolge mi toglie il respiro.
I suoi occhi scorrono lungo il mio corpo molto lentamente, e terminano la loro corsa nei miei.
<<Sei uno splendore. In questo momento mi staranno invidiando tutti. Anche Joan perfezione Mir. Perché alla fine, è al mio fianco che scegli di stare. Nessuno può dire di avere un'ombrellina che è anche una vera sostenitrice interessata solo e puramente alla persona e non a tutto il resto, alla fama, al denaro. Un'ombrellina che ti fa poi la ramanzina se sbagli anche la minima cosa in gara. E che è anche la tua migliore amica.>>
È così ipnotizzante.
Dio, mi toglie il fiato.
<<Vivi proprio tutto come se fosse una gara, eh?>> lui mi guarda come se fosse una cosa ovvia.
<<Non è una gara. Questo, è un dato di fatto.>> si sporge di poco verso di me e io volto il capo dall'altra parte.
<<Marc, siamo circondati da telecamere. Concentrati sulla tua gara, e vedi di vincere. Rendimi orgogliosa.>>
Lui mi fissa ancora per un istante, poi si infila gli occhiali da sole e torna a concentrarsi sul rettilineo che si snoda davanti a noi.
Quando arriva il momento di lasciare la pista chiudo l'ombrello, e gli lascio un bacio sul casco, augurandogli buona fortuna.
Marc mi lascia i suoi occhiali da sole, e io li indosso subito. Raggiungo il suo box e mi siedo alla sua postazione. Indosso anche il suo cappellino, e sento José stringermi la mano.
La gara non è altro che l'ennesima, splendida cavalcata di Marc verso la vittoria. È una gioia raggiungerlo al parco chiuso e festeggiare con lui, abbracciarlo e stringerlo forte.
<<Andiamo a prendercelo questo mondiale.>> gli sussurro e lui in risposta mi fa l'occhiolino.
Io, Anna e Rafi giriamo il paddock in lungo e in largo, incontro anche Pecco, a cui do un abbraccio e presento le ragazze.
<<Noi torniamo in hotel, Angel, io ho i piedi che chiedono pietà. Ci vediamo stasera?>>
<<Va bene, Rafi. A più tardi.>> mi incammino verso l'area privata e mi sento leggera. Il cielo si tinge dei colori del tramonto, e mi godo lo spettacolo. Dopo diversi minuti sento il rumore di un motorino farsi sempre più vicino.
<<Eccolo, il re di Aragon!>>
Marc scende dal motorino e mi abbraccia, stringendomi forte.
<<Mi rendi sempre orgogliosa. Sei un incanto.>>
<<Anche tu. E il sentirti dire quelle parole, prima che inizi la gara...mi fa impazzire. Mi fa impazzire l'idea che è grazie a me se sorridi, se sei felice, se ti si illumina lo sguardo. Mi fa impazzire l'idea di essere il tuo preferito, di essere quello che ti riempie lo sguardo.
Mi fa impazzire perché anche se non lo ammetti e non lo ammetterai mai, io lo so.>>
<<È vero. Quando sei in pista, vieni al primo posto per me. Lo sai.>>
<<Solo in pista?>> mi domanda, appoggiandosi contro il motorino.
Lo guardo, confusa.
<<Cosa?>>
<<Angel, tu lo sai che quello che c'è tra me e te non potrai mai averlo con nessun altro. Ma tu non capisci. O forse, non lo vuoi capire.>>
Marc si stacca dal motorino, e fa un passo verso di me. Il suo sguardo è così languido, così carezzevole, che mi trema il cuore.
<<Allora, sarò più esplicito.>> mormora, suadente, muovendosi lentamente verso di me.
Che gli prende?
<<Angel, tu non hai idea...io ogni volta che ti guardo penso...penso a quello che abbiamo fatto insieme, la notte del tuo compleanno. Non posso fermare la mia mente, non posso. Rivedo ogni cosa, davanti ai miei occhi. Joder, Angel, non puoi neanche immaginare quello che vorrei farti. Quello che ti farei, ora, adesso, in questo preciso istante e in ogni, in ogni istante della giornata.>>
Il mio cuore pare fermarsi.
Mi gira la testa e il respiro mi si smorza in gola.
Sento le ginocchia cedermi, le gambe farsi molli come gelatina, ma inspiegabilmente, resto in piedi.
Il mio cervello è andato completamente in tilt e mi pare di essere sul punto di esplodere.
Questa volta non posso trovare scuse.
È sobrio.
Io sono sobria.
Lo ha detto davvero.
Marc continua ad avvicinarsi, e io, come in risposta, inizio ad indietreggiare.
<<Cosa - cosa mi faresti? Perché...perchè mi dici queste cose? Non ne hai il diritto!>> replico, ma non ho neppure la forza di parlare.
<<Quei tuoi occhi innocenti mi fanno impazzire. Cosa ti farei? Vuoi che ti faccia un disegnino? Preferirei fartelo vedere nella pratica.>> continua, la voce bassa e talmente calda che non pare quasi la sua.
Una fitta al basso ventre, unito ad un inspiegabile calore, mi colpisce.
<<Angel, non hai ancora capito quello che io provo per te?>>
Continuo ad indietreggiare, fino a che non finisco con la schiena contro la parete del motorhome, e sulle labbra di Marc va a disegnarsi un sorriso compiaciuto.
Mi raggiunge e posa le mani ai lati del mio corpo, bloccandomi. Il suo profumo mi inebria totalmente, sento il calore della sua pelle nonostante non lo abbia neppure sfiorato. I suoi occhi sono più scuri della notte, talmente cupi da farmi scuotere tutta.
<<Cosa devo fare di più per fartelo capire?>> sussurra, lentamente, e i miei occhi si focalizzano sulle sue labbra, come una falena è attratta dalla luce.
Marc inizia ad avvicinarsi, gli occhi che scorrono dai miei alle mie labbra ripetutamente. Li socchiude, ad un tratto e sento il cuore battere come impazzito nel mio petto. Un angolo della mia mente inizia ad urlare, e io, come presa da un impulso, scivolo giù lungo la parete e sfruttando il mio essere minuta, sfuggo dalle grinfie di Marc.
Resto lì, immobile a fissarlo.
Il respiro, così veloce, che mi scuote il petto.
Marc non appena se ne accorge, si volta a guardarmi, un ghigno diabolico a colorargli le labbra piene.
<<Cosa fai, angelo? Scappi via da me? Non puoi sfuggirmi, lo sai. Non puoi più sfuggirmi.>>
Non capisco più niente. Le emozioni che provo sono così intense che non riesco a non tremare.
Questo Marc è in grado di rendermi come creta nelle sue mani, e quanto vorrei, quanto vorrei lasciarmi modellare da quelle mani. Ma non posso, è fottutamente sbagliato.
È il fratello di Alex.
Il fratello del mio ex.
È impossibile.
<<Io - io...>> non riesco a dire nient'altro, per cui scappo via da quello sguardo, quello che sguardo che mi fa sentire nuda e vulnerabile.
[Spazio Autrice]
Salve ragazze!
Non vedevo l'ora di farvi leggere questo capitolo, e finalmente sono riuscita a pubblicarlo!
Ho amato scriverlo, soprattutto l'ultima parte...👀
Marc ormai è venuto allo scoperto; e Joan sta affilando le armi: che succederà secondo voi?
Vi chiedo anche di tenere bene a mente Linda, non dimenticatela, mi raccomando 👀
Domani sarà il compleanno di Marc e volevo semplicemente dire che mi riempie il cuore ❤
Spero che il capitolo vi sia piaciuto! Vi ringrazio per il vostro continuo sostegno, siete le migliori!
Vi mando un bacio 💋
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