Heart on fire
"Saperti amante e non poterti avere, star lontano da te quando in cuor m'ardi,
Aver la lingua e non poter parlare, udir quest'acqua e non chinarsi a bere,
Correre in lingua quando a lenti e tardi lassi
Vorrei pensosamente andare."
[Umberto Saba]
[Angel]
Respiro a pieni polmoni, mentre l'asfalto corre sotto le ruote dell'auto come un fiume verso il mare.
Socchiudo gli occhi e li riapro mentre fatico a trattenere un sorriso.
Muovo una mano a tempo di musica, seguendo le note di Speed of sound dei Coldplay che riempiono l'abitacolo dell'auto.
<<Ci siamo quasi...ci siamo quasi...>> mormoro, mentre percorro quelle strade, a me così familiari, che non vedevo da anni.
<<Marc, guardala com'è felice! È più luminosa del sole, pare sul punto di esplodere!>>
<<Come una supernova tesoro, ti correggo. Una stella, prima di esplodere, si trasforma in una supernova.>> dico la prima cosa che mi passa per la testa, perché sono talmente elettrizzata e su di giri che mi pare di non capire più nulla.
<<A me pare una che si è appena scolata tre bottiglie di birra!>> esordisce Marc, dai sedili posteriori, fissando lo sguardo nello specchietto retrovisore. Incrocio i suoi occhi e mi limito a mostrargli il dito medio.
Alex scoppia a ridere, per poi iniziare a canticchiare Violet Hill.
Siamo atterrati all'aeroporto di Bolzano diverse ore fa, Trento e la sua provincia distano all'incirca una sessantina di chilometri e ormai siamo quasi arrivati.
Abbiamo noleggiato una macchina nei pressi dell'aeroporto e mi sono messa subito alla guida, dato che ricordo il tragitto verso casa a memoria.
Mi piace essere alla guida con due campioni del mondo accanto.
Mi fa sentire potente.
Sento gli occhi pungermi per le lacrime quando intravedo il profilo delle mie amate montagne, e il cuore mi esplode nel petto, quando le strade della mia cittadina tornano a riempirmi le pupille.
I miei nonni abitano in uno chalet poco fuori dal centro, sui pendii delle montagne.
Quando, girato l'angolo, il suo profilo appare alla mia vista, sento il respiro smorzarsi in gola per un istante.
Il verde brillante dei prati sconfinati, la voce dei ruscelli in lontananza, il suono dei campanacci dei collari delle mucche che costellano i pascoli, il canto degli uccellini.
Non riesco ancora a crederci.
Sono tornata a casa.
Mi scappa un sorriso, mentre una lacrima mi scorre lungo la guancia.
<<Corazón...>> sento dire da Alex, e con la coda dell'occhio lo vedo venire verso di me per posarmi un bacio sulla tempia.
Nello stesso momento sento la portiera posteriore aprirsi con un gesto secco, e nello specchietto retrovisore intravedo Marc afferrare il suo trolley.
Mi scuoto, e scendo anch'io dall'auto.
Il profumo di casa.
Spalanco le braccia e sollevo il viso verso il cielo, mentre la brezza di montagna mi accarezza.
Sento qualcuno chiamarmi, poi, in lontananza e che mi richiama alla realtà. Mi infilo tra Marc e Alex e afferro la mia valigia, per poi voltarmi verso quella che è stata casa mia per anni, prima del trasferimento a Cervera.
<<Nonna!>> esclamo a gran voce, scavalcando il muretto che delimita la proprietà e iniziando a correre lungo l'esteso prato verde che circonda lo chalet. È leggermente in salita e per poco non casco davanti agli scalini di casa.
<<Nonna!>> ripeto, e mi fiondo tra le sue braccia.
<<Oh piccina, finalmente! Come ti sei fatta grande!>> la sento singhiozzare. L'altezza o la mia poca altezza, se vogliamo essere precisi, l'ho presa tutta da lei. È alta esattamente come me, solo più rotonda. Il fisico magro e affusolato l'ho ereditato da mia madre, che a sua volta lo ha preso da mio nonno.
Il mio essere così minuta ed esile invece, è tutta farina del mio sacco, ovviamente. Dovevo pur metterci qualcosa di solo mio in tutto questo.
<<Davvero, nonna? Non sono esattamente uguale a quando me ne sono andata?>> le domando, poco convinta, continuando a stringerla.
<<Di viso, sì. Ma fisicamente sei diventata più affusolata ->>
<<Ma in altezza non ho guadagnato neppure un centimetro.>> continuo io, staccandomi da lei.
<<Anche i discorsi che fai sono uguali.>> mi rimprovera, mentre mio nonno appare in cima alle scale.
<<Nonno!>> esclamo, salendo di corsa gli ultimi scalini che mi separano da lui.
<<Oh, ecco la mia piccola nipotina!>> noto subito i suoi occhi lucidi, quegli occhi che mi ricordano tanto quelli di Alex, <<ogni giorno lontano dal mio piccolo fiore è sembrato quasi eterno.>> aggiunge e io sento le lacrime pungermi agli angoli degli occhi.
<<Anche voi mi siete mancati tantissimo!>>
<<È stata una grande emozioni vederti in televisione, sai? Anche se per un istante. Ora, giù in paese, sono diventato una specie di celebrità.>> mi informa, con un pizzico di orgoglio.
<<Allora, dov'è questo famoso ragazzo? Alex, vero?>> domanda all'improvviso mia nonna, osservando fuori dalla porta, per poi sussultare appena, <<oh, eccolo! Eugenio, vieni a dargli una mano con i bagagli!>> aggiunge mia nonna, voltandosi verso mio nonno con aria di rimprovero.
<<Non penso che abbia bisogno di aiuto con i bagagli, ve lo assicuro.>> sogghigno io, mentre vedo mia nonna afferrarlo per un braccio e attirarlo a a sé in un abbraccio.
<<Come sono contenta di conoscere il fidanzato di mia nipote! Io sono Rosa, e tu devi essere Alex!>>
Sento le mie guance prendere fuoco, quando noto che mia nonna ha sbagliato persona.
<<No, nonna!>> esclamo, scendendo le scale di corsa, la voce più alta di un'ottava, <<lui non è Alex, è Marc, suo fratello, nonché mio migliore amico!>>
Osservo Marc, le sue guance rosse, il sorriso pieno di imbarazzo che si è disegnato sulle sue labbra.
<<Oh, mi dispiace tanto! Credevo che fosse lui Alex, il tuo migliore amico!>> continua mia nonna, con aria confusa.
<<No, no...è lui Alex, eccolo!>> esclamo, prendendolo per una mano, non appena sale gli scalini che conducono all'entrata di casa.
Mia nonna sorride, annuendo.
<<Ah già, è vero, è lui, ora ricordo!>>
Alex le rivolge un largo sorriso, grattandosi la nuca.
<<Piacere di conoscerti caro, io sono Rosa, la nonna di Angel!>> mia nonna lo abbraccia, per poi posargli un bacio sulla guancia.
<<Encantado, signora! Io sono Alex.>> mi posa un braccio sulle spalle, mentre mio nonno fa un passo in avanti, e dopo aver stretto la mano a Marc, la tende verso quella di Alex.
<<Io invece sono il nonno, Eugenio. Spero che sia un vero piacere. Più tardi parleremo un po'.>> lo informa, più serio che mai.
<<Oh nonno, non me lo spaventare!>> lo rimprovero, stringendo Alex più forte.
<<No, Angel, è normale, anzi! Non vedo l'ora di parlare con lei, signore!>> alzo la testa verso Alex, che mi accarezza la nuca dolcemente.
Con la coda dell'occhio intercetto lo sguardo di mia nonna posato intensamente su Marc, accanto a noi.
<<Oh, ma non restate lì impalati, Angel, mostra a questi bei giovanotti la stanza degli ospiti! Vi toccherà dormire insieme, ragazzi, a meno che ->>
<<No, nonna, Marc e Alex sono abituati a dormire nella stessa stanza! Lo fanno da sempre, praticamente.>> sogghigno, per poi posare una mano intorno al manico della mia valigia, <<ma la stanza degli ospiti è ancora...>>
<<La casa non è cambiata di una virgola da quando l'hai lasciata, piccolo fiore.>> dice mio nonno, con un sorriso.
<<Tra una mezz'oretta sarà pronto il pranzo!>> trilla mia nonna, mentre entra in cucina.
<<Seguitemi, ragazzi.>> mi limito a dire, facendo un cenno col capo.
Salgo le scale, e loro mi vengono dietro, senza dire una parola.
Accarezzo con la punta delle dita il corrimano in legno, le pareti anch'esse in legno. Quando arrivo in cima alle scale, mi dirigo subito verso quella che era la mia stanza.
È tutto rimasto uguale.
La scrivania contro la parete sotto l'ampia finestra da cui si gode la vista dell'intera valle e il profilo delle montagne in lontananza.
I quadri con le riproduzioni delle opere di Van Gogh, Botticelli...mia nonna ha rivestito il mio letto con le mie lenzuola preferite.
Dio, è così bello essere a casa.
<<Angel, tutto bene?>> mi domanda Alex, posando il mento sulla mia spalla.
<<Sì, sì certo. Scusate, ora vi mostro la stanza...>> lascio la mia valigia accanto al letto, e mostro loro prima il bagno, poi quella che sarà la loro stanza per la notte.
<<Eccola qui! Assomiglia molto alla vostra stanza di Cervera, però...una vista così lì non l'avete.>> ammicco, scostando la tenda alla finestra. La vista è la stessa che si gode dalla mia stanza.
<<È un incanto. Davvero.>> concorda Alex, abbracciandomi da dietro.
Marc, alle nostre spalle, si schiarisce la voce.
<<Vado un attimo in bagno, a rinfrescarmi.>>
<<Sarà meglio che lo faccia anche io! Userò il bagno del piano di sotto.>> poso un bacio sulla guancia di Alex, e scendo al piano di sotto.
Il profumo del ragù preparato da mia nonna mi inebria per un istante, così come il sentirla parlare con mio nonno, con la televisione in sottofondo.
Solo ora mi rendo conto di quanto mi sia mancato tutto questo.
<<Amore, finalmente ci rivediamo!>> esclamo, a gran voce, non appena entro in bagno, lanciando un bacio al bidet.
Dopo aver finito, inizio a scendere le scale per raggiungere la cucina, ma mi blocco, non appena noto Marc in piedi di fronte alla credenza del salotto, davanti all'ampia finestra.
<<Marc!>> lo chiamo, non appena lo raggiungo, <<che stai facendo?>> gli chiedo, con un sorriso, accarezzandogli dolcemente la schiena e posando il viso contro la sua spalla.
Noto solo in quel momento, che tiene in mano una foto, una delle tante che costellano la credenza.
Nella foto ci sono io, da piccola, a tre - quattro anni, con indosso una giacca a vento con delle rose disegnate, su un prato verde brillante, il vento che mi sferza i capelli già lunghi e con la frangetta.
La cosa che più sorprende però, è che rido. Rido, felice, probabilmente per il vento, rido, con gli occhi che brillano, rido come non faccio da una vita intera.
Quasi non mi riconosco.
Non riconosco quell'Angel allegra, piena di vita, di gioia, di felicità.
È come se fosse un'altra.
Non riesco a ritrovare dentro di me niente che me la ricordi.
Quell'Angel non era fredda, scostante, malinconica, piena di paure e diffidente, introversa e incomprensibile.
<<Eri meravigliosa già da piccola. Ed eri così felice...>> lo sento dire, e accenno una risatina amara.
<<Già. Peccato che non ho ricordi di quell'Angel. Non riesco più a riconoscere, né a trovare dentro di me quei lati della mia personalità che avevo allora.>>
<<Perché l'hai uccisa.>> ribatte Marc, continuando a tenere lo sguardo fisso su quella foto, <<le tue paure, le esperienze che hai vissuto, la tua mente, il tuo contatto con il mondo intero, tutto questo ha annientato il lato più genuino e libero della tua anima. Tutti lo fanno, per difendersi dal mondo esterno. Tu, più di altri.>>
Mi volto a guardarlo, e lo osservo, mentre posa la foto al suo posto, per poi incrociare il mio sguardo.
Mi sento d'improvviso nuda, fragile, senza più difese, perché Marc mi ha letto dentro come nessuno prima è mai riuscito a fare.
Mi sento vulnerabile, per cui scappo dal suo sguardo, e decido di spostare l'attenzione su di lui.
<<Anche tu sei cambiato da quando eri bambino. Hai nascosto il bimbo timido, sostituendolo con quello sbruffone e sicuro di sé per nutrire il tuo ego e lenire le ferite che ti hanno inflitto sin da piccolo, quando ti prendevano in giro per la tua altezza e la tua corporatura.>>
Marc non risponde, si limita a tenere lo sguardo puntato fisso nel mio, uno scintillio ad attraversarlo.
Sento il cuore tremarmi nel petto, e mi tendo verso di lui, per poi intrecciare le braccia intorno al suo collo.
<<Ma lo sai che con me puoi essere ancora quel bambino. Con me puoi essere fragile.>> sussurro al suo orecchio, per poi appoggiare il viso contro la sua guancia.
Marc mi posa una mano alla base della schiena, per poi scostare il viso dal mio per potermi guardare nuovamente negli occhi. Li vedo tremare sotto le ciglia, il suo sguardo è talmente intenso e struggente che sento qualcosa pizzicarmi alla bocca dello stomaco.
<<Anche tu.>> si limita a dire, dopo diversi secondi.
<<Ragazzi?>> mi volto di scatto e mi allontano da Marc alla velocità della luce non appena mia nonna appare in sala, <<è pronto in tavola.>> ci informa, con un tenero sorriso.
<<Arriviamo.>> mi limito a dire, per poi fare un cenno a Marc col capo e avvertire Alex.
<<Allora ragazzi, com'è andato il viaggio?>> domanda subito mia nonna, non appena ci sediamo a tavola.
<<Tutto bene! Io e Marc come al solito abbiamo fatto di tutto per distrarci; nessuno dei due ama prendere l'aereo.>> ammetto, scrollando le spalle, <<l'unico che si diverte è Alex.>>
<<In fondo cosa fareste senza di me?>> domanda lui, ironico, inarcando le sopracciglia.
Marc lo osserva, sollevando un angolo delle labbra.
<<Saremmo persi, in effetti.>> ribatte e io sogghigno, scuotendo la testa e accarezzando appena la mano di Alex seduto all'altro capo del tavolo.
<<Quindi, Alex>> riprende mia nonna, <<tu sei un pilota!>>
<<Lo sono entrambi, cara.>> si intromette mio nonno, prima che Alex possa rispondere, <<ma in due categorie diverse, vero? Non sono un grande appassionato di motori, lo ammetto.>>
<<Sì, è così, nonno, Alex corre in Moto2, la categoria intermedia, Marc, invece, nella classe regina. Ed è uno spettacolo guardarlo. È incantevole sulla moto.>> mi volto a guardarlo, e lui mi osserva sorpreso, <<cioè, entrambi sono spettacolari. Ma Alex è più metodico, pensa di più, esattamente come me, per questo stiamo così bene insieme, non è vero, Alexito?>>
Alex annuisce, sfiorandomi una mano.
<<Marc invece si butta. Sempre. È puro istinto e fuoco che brucia. Per questo mi fa impazzire il triplo di più.>> lo rimprovero, e lui inarca un sopracciglio, mordendosi il labbro inferiore.
<<È proprio perché sono così che sono un campione.>> ribatte, candidamente e io gli rivolgo un'occhiataccia.
<<Sono sei anni che ti sopporto, prima o poi mi farai venire un infarto. A me, a Julià e Roser!>>
<<Sono carini, vero Eugenio?>> la voce di mia nonna attira la mia attenzione, <<tutti e tre, si vede che siete molto legati. Sono felice di vedere che andare in Spagna ha cambiato in meglio la tua vita. Era quello che speravo. E sono felice di vedere che hai conosciuto due bravi ragazzi.>>
Sento il cuore aumentare i battiti nel mio petto. Sono così felice di avere i miei nonni di nuovo davanti a me, in carne e ossa. Allungo una mano e stringo quella di mia nonna.
<<In più, senti come parlano bene l'italiano. Angel vi ha dato qualche dritta?>> continua mio nonno.
<<Sì e no. Ha detto che non voleva che perdessimo il nostro accento e il nostro modo di pronunciare le parole o di costruire le frasi.>> ribatte Alex e io sogghigno.
<<E non avevo ragione?>>
Prendo il cesto del pane e lo porgo a Marc.
<<Prendine una fetta. Senti quanto è buono.>>
<<Sto già mangiando più di quello che dovrei.>> replica, in un sussurro.
<<Oh, per una volta, non rompere! Vedo che il ragù di mia nonna ti è piaciuto.>> sogghigno, e Marc scuote la testa.
<<Odiosa.>>
<<Sì, lo so.>>
<<Bene, ragazzi>> annuncia mio nonno, non appena terminiamo di pranzare, <<vorrei fare due chiacchiere con questo giovanotto!>>
<<E io farò da terzo incomodo!>> aggiunge mia nonna, sorridendo.
<<Non me lo maltrattate, per favore!>> piagnucolo, mentre mi alzo da tavola.
<<Faremo solo il nostro dovere. E in fondo siamo simpatici.>> ribatte mio nonno.
Io mi limito a sbuffare, per poi prendere Marc per un braccio.
<<Allora noi andiamo fuori. A dopo!>> esco fuori, in giardino, portando Marc con me, che sogghignando, si fa trascinare. Poi, ad un tratto, lo lascio e mi getto sul prato, con una risata, il sole che mi accarezza. Spalanco le braccia, e respiro a pieni polmoni.
<<Finalmente.>> mormoro, per poi voltarmi su un fianco. Marc si è seduto accanto a me, un sorriso a colorargli le labbra.
<<È bellissimo vederti così felice.>> commenta, scostandomi una ciocca di capelli dal viso. Mi limito a sorridere e gli poso una mano sul braccio. Getto un'occhiata alla casa dei miei nonni, piccola ma al tempo stesso ben fatta. È una casa semplice ma calda, accogliente. So che è molto diversa rispetto ai gusti da ricco che Marc ormai ha sviluppato, nonostante viva ancora nella casa a schiera dei suoi genitori, però è un rifugio pieno di fascino e ricordi. E ha una vista impareggiabile.
<<Il sole batte forte, eh?>> nota Marc, ad un tratto.
<<C'è un abete dietro casa dove possiamo ripararci. Vieni.>> mi alzo e raggiungo il retro della casa. Ritrovo l'albero dove andavo a nascondermi ogni volta che volevo stare sola. Poso la schiena contro la corteccia e tendo le braccia verso Marc.
<<Vieni, Marquez.>> lo invito, sorridendo, e lui inarca un sopracciglio.
Si siede accanto a me, per poi posare la schiena contro il mio petto.
<<Sono troppo pesante, ho paura di farti male.>> lo sento dire, e io gli circondo il collo con le braccia, sorridendo e posando il viso contro la sua nuca.
<<Tranquillo. È così che voglio tenerti.>>
<<Come mai così affettuosa? Che succede?>> domanda, ironico.
<<Nulla. Anzi, approfittane. Ho solo voglia di coccolare un po' il mio migliore amico.>> aggiungo, per poi posargli un bacio tra i capelli mossi.
Non so perché in questo momento io senta così tanto il bisogno di avere un contatto con Marc, di toccarlo, di stringerlo a me, di accarezzarlo.
So solo che tenerlo così stretto a me provoca in me una reazione fortissima, come se intere galassie e costellazioni stessero nascendo in me. Una sensazione talmente forte in grado di togliermi il respiro.
Lo sento sorridere, mentre posa una mano sulla mia coscia nuda. Un brivido mi attraversa, e non posso nasconderlo, né negarlo. Il tocco delle sue dita sulla mia pelle nuda mi sta quasi facendo sentire male.
Tiro fuori il telefono dalla tasca dei pantaloncini e lo sblocco per controllare l'ora.
<<Pensavo avessi una tua foto con Alex, come sfondo.>> nota Marc.
<<No, andiamo, ti sembro il tipo? In più amo quest'immagine, sai quanto ami la bella e la bestia.>> ribatto, posando il telefono sull'erba accanto a me.
<<Sì, lo so. Allora, c'è un po' di romanticismo, in te...>> continua, e io lo guardo male, anche se non può vedermi.
<<Non nella vita reale. Questa è fantasia, la realtà è un'altra cosa, e nella realtà no, queste cose non mi appartengono.>> replico, con tono sprezzante.
<<Con me non puoi nasconderti, Angel. Non potresti apprezzare questo genere di cose se non avessi neanche un briciolo di dolcezza in te. Faresti di tutto per non sembrare debole o presa da sentimenti romantici; ancora una volta stai annientando te stessa. Tu sei entrambe le cose; sei dolcezza e freddezza. Entrambe racchiuse in un'unica personalità. Perché cerchi di distruggere una parte di te?>>
<<È vero, sono tante cose, Marc. Tante. Ci sono ancora tanti luoghi inesplorati e selvaggi dentro di me, che tu non hai idea.>> ammetto, e lui si solleva dal mio petto per voltarsi a guardarmi.
<<Credimi, ce l'ho.>> poi torna ad osservare lo sfondo del mio telefono, <<in fondo, quel film si ricollega ad Alex, no? Non lo stavate guardando quando...beh...no?>> borbotta, senza guardarmi, iniziando a giocherellare con dei fili d'erba.
<<Sì...come fai a ricordartelo?>> domando, confusa.
<<Non lo so. Me lo ricordo e basta.>> poi solleva lo sguardo su di me, mentre sulle sue labbra si disegna un sorrisino compiaciuto, <<però, in realtà, lo hai visto con me la prima volta. È stata con me, la prima volta.>> sento una fitta colpirmi alla bocca dello stomaco, per poi propagarsi al basso ventre, in una calda carezza.
Sostengo il suo sguardo, e mi avvicino al suo viso.
<<È vero. È stata con te la prima volta. Ed è stata indimenticabile.>> vedo un lampo attraversargli lo sguardo, come se non si aspettasse le mie parole.
Il suo sguardo scivola più giù, sulle mie labbra chiuse, e mi pare di vederlo tremare, appena. Poi si allontana, posando la schiena contro la corteccia dell'abete. Si schiarisce la voce, e torna ad osservare la casa poco distante da noi.
<<È molto carina casa tua.>> dice, cambiando discorso.
<<Grazie, lo so. È il mio posto sicuro. È come se dopo anni, dopo un tempo infinito, fossi tornata al mio posto. Al posto che mi spetta. Al luogo dove voglio stare. Ho pensato spesso al giorno in cui sarei tornata, e oggi un po' di più. Penso al giorno in cui tornerò qui, a casa mia.>> ammetto, senza filtri, sollevando la schiena dal tronco dell'albero per abbracciare le mie ginocchia e portarmele al petto.
<<Tornare...? In che senso?>> lo sento dire a fatica.
Mi volto a guardarlo, le sopracciglia aggrottate. Il suo viso è una maschera di sorpresa.
<<Beh, lo sai. Io tornerò qui, un giorno. Non so ancora quando, ma presto o tardi tornerò. È questa casa mia, è qui che voglio stare. È qui che voglio vivere.>>
Vedo Marc impallidire tutt'a un tratto. Continua a tenere lo sguardo fisso su di me, gli occhi sgranati, il respiro più veloce, la mascella contratta, sembra che abbia visto un fantasma.
<<Ma...io...io pensavo che tu in questi anni...avessi...cambiato idea...che ti fossi ambientata a Cervera.>> farfuglia, scuotendo la testa.
<<Ed è così. Mi sono ambientata a Cervera, sto bene a Lleida, soprattutto grazie a te, e ad Alex, ma...non è il posto dove io voglio trascorrere la mia intera vita. È questa casa mia, Marc. Ed è qui che voglio vivere.>>
Marc si solleva dal tronco dell'albero e si posiziona davanti a me, i gesti veloci, le mani che tremano.
<<Ma...casa non è necessariamente un luogo. Casa è...è altro.>>
<<Per me, casa è questo posto. Nient'altro.>> ribatto, secca, guardandolo dritta negli occhi.
Marc inarca un sopracciglio, annuendo impercettibilmente, come se avesse compreso qualcosa che prima non era riuscito a capire.
<<Nient'altro...>> tira le labbra, mentre vedo gli occhi, più lucidi, tremare sotto le ciglia, <<e Alex? Lo sa? Sa che la sua ragazza ha in mente di andarsene lontana da lui per tornarsene a casa?>> domanda, il tono di voce più alto e che lascia trasparire una rabbia trattenuta.
<<Perché dovrebbe saperlo? Non è una cosa immediata. Non so quando tornerò, perché dirglielo?>>
Marc si alza in piede, portandosi le mani tra i capelli.
<<Perché!? Perché state insieme, state costruendo qualcosa, no? Lui sta costruendo qualcosa con una persona che ha intenzione di andarsene già da adesso, non è un fulmine a ciel sereno, non è un trasferimento improvviso, allora si prendono delle decisioni perché non si può fare altrimenti. Tu hai già deciso il tuo futuro, no? Un futuro che non comprende...che non comprende lui. Dovrebbe saperlo.>>
<<Stiamo insieme da sei mesi, Marc, non da anni. Probabilmente quando deciderò di tornare, io e Alex ->>
<<Vi sarete lasciati. L'ho conclusa bene, la frase?>> mi interrompe, incrociando le braccia, <<per Alex tu non sei una delle tante. Non sei una storiella. Lui, vuole costruire qualcosa con te, sta lì dentro a parlare con tuo nonno per quale motivo, per puro divertimento? Lui magari pensa già al Natale che trascorrerete insieme, alle vacanze che farete insieme non appena finirà la stagione. No, non si è già immaginato sposato con te con cani e gatti al seguito, ma sta progettando un futuro prossimo con te perché ti ama. E tu invece sai già che tra voi finirà. Okay, va bene, forse fai bene a pensarla così, o forse no; non dico che dovresti pensare al fatto che starete insieme per sempre, perché il futuro no, non lo si può prevedere, e perché ci si crea, forse delle illusioni; ma a piccole cose del tuo futuro che concernono anche lui, sì. Quando ami, ti viene naturale farlo. Anche se forse, secondo te, io non so niente dell'amore, secondo me è così.>>
Resto letteralmente immobile, sommersa dalle parole di Marc. Sono confusa e frastornata, come se non riuscissi a capire che cosa sia successo. Osservo la figura dell'ampia schiena di Marc che inizia ad allontanarsi, per poi tornare sui suoi passi.
<<È bello comunque notare che nel tuo futuro né io, né lui, siamo contemplati.>> mi lancia una lunga occhiata e vorrei trovare le parole per ribattere, per infuriarmi, il mio orgoglio me lo sta urlando da una parte del mio essere, ma non ci riesco. Non riesco a dirgli nulla.
E mi limito ad osservarlo mentre si allontana da me, diretto verso casa.
~·~
Ho passato tutta la sera ad osservare Marc, a cercare il suo sguardo, anche a cena, dove la polenta è stata la regina della tavola.
Mio nonno, dopo aver discorso con Alex, ha voluto fare due chiacchiere anche con Marc, probabilmente su suggerimento di mia nonna.
Ho notato che ci ha osservato per tutto il giorno.
Non riuscivo a capire.
Perché il mio desiderio di ritornare a casa, nel luogo dove ero nata e cresciuta, lo feriva così tanto?
Come faceva a non comprendere?
Perché avrei dovuto restare a Cervera?
Anche se un giorno me ne andrò, la nostra amicizia non finirà. Certo, so bene che non potremmo più vederci come facciamo ora, ma cresceremo, lui magari troverà qualcuno a cui legarsi e si dimenticherà di me. Avrà qualcun altro a cui pensare, con cui trascorrere il tempo.
Anche se mi fa male pensare a lui con qualcun altro, al nostro rapporto non più stretto e indissolubile come quello di adesso, io voglio tornare a casa.
Io non appartengo a Cervera, appartengo a questo luogo.
Passiamo la serata a chiacchierare, seduti in salotto, le finestre spalancate da cui si intravedono le luci della cittadina, come tante piccole lucciole in una sera di inizio settembre.
Io mi limito a rispondere a monosillabi, troppo concentrata sul ragazzo seduto di fronte a me che, al mio contrario, discorre amabilmente come al suo solito, come se tra noi non fosse successo nulla.
<<Angel, tutto bene, corazón?>> Alex richiama la mia attenzione accarezzandomi la guancia.
<<Come? Sì, certo, Alex caro. Ero sovrappensiero.>> mi limito a dire.
In quel momento, con la coda dell'occhio, noto Marc alzarsi.
<<Scusate, penso proprio che andrò a riposare. Sono piuttosto stanco.>>
<<Oh, certo caro. Va pure. Buonanotte.>> lo saluta mia nonna, che lo ha già preso in simpatia.
Lo osservo, mentre inizia a salire le scale, per poi sparire al piano superiore.
<<Torno subito.>> dico, appena, per poi raggiungerlo.
<<Marc!>> lo chiamo, prima che si chiuda in bagno, <<aspetta, un secondo solo.>>
Marc, senza dire una parola, si appoggia contro lo stipite della porta.
<<Tu per me sei importante. Tu ed Alex siete importanti, lo sai! Mi conosci, Marc, meglio di chiunque altro. Perché discutere oggi di qualcosa che non esiste?>>
Gli occhi di Marc tremano sotto le ciglia.
<<Perché anche se oggi non esiste ancora, è già presente nella tua mente.>> fa per chiudersi la porta alle spalle, quando io lo fermo, di nuovo.
<<Marc...>>
Lui si volta nuovamente e solleva un angolo delle labbra.
<<Oh, Angel...come vorrei che tu potessi capire.>> lo osservo, confusa, mentre lui fa un passo verso di me, per poi posarmi un bacio sulla fronte.
Torna poi sui suoi passi, e io ritorno da Alex, al piano di sotto, che mi prende una mano per poi stringerla.
<<Oggi non sono riuscito a stare solo con te neppure un istante.>> mi sussurra all'orecchio, mentre i miei nonni discutono su chi debba andare al bagno per primo esattamente come quando ero piccola.
<<Possiamo rimediare.>> suggerisco, sorridendo, cercando di non pensare alle parole di Marc.
Che cosa non riesco a capire?
<<Ossia? Vengo nella tua stanza, più tardi?>> scuoto la testa.
<<La mia stanza è attaccata a quella dei miei nonni. Potremmo aspettare che vadano a letto, poi scendere qui in salotto, e stare un po' insieme, da soli.>> Alex sorride, per poi posarmi un bacio sulla guancia.
<<Ottima idea.>>
<<Verrò io da te, per avvertirti, va bene? Però dovremmo fare piano, per non svegliare Marc.>>
Lui si limita ad annuire, e mi posa un altro bacio leggero sulle labbra.
Dopo essermi preparata per andare a dormire, attendo che i miei nonni siano andati a letto. Nel frattempo osservo la valle, illuminata dalla luce tenue della luna.
Quando ogni rumore si spegne e la casa si riempie di silenzio, esco dalla mia stanza, a passi leggeri. Cammino lungo il corridoio e raggiungo la stanza dei ragazzi. Abbasso la maniglia senza fare il minimo rumore ed entro, per poi chiudermi la porta alle spalle.
<<Alex?>> mormoro, nel buio, in un bisbiglio appena accennato, <<Alex?>> ripeto, usando lo stesso tono di voce.
Che si sia addormentato?
Ad un tratto una mano calda prende la mia, per attirarmi verso di sé. Allora non era scivolato nel mondo dei sogni.
Finisco sul letto, poi lo sento abbracciarmi.
<<Dobbiamo andare giù in salotto, non ti ricordi?>> sussurro, per poi accarezzargli la pelle calda della schiena, i muscoli che si tendono sotto il mio tocco.
Gli poso un bacio proprio sotto l'orecchio, nonostante non mi abbia ancora risposto. Sento il suo respiro farsi più rapido, mentre mi stringe ancor più a sé. Gli finisco a cavalcioni, senza sapere bene come, e inizia a posarmi una serie di baci lenti e caldi sulla spalla, per poi salire sul collo e sfiorarmi la linea della mandibola con le labbra.
Sento un brivido scuotermi tutta, fin nella parte più profonda e inesplorata di me, e un sospiro mi sfugge dalle labbra.
Alex mi morde lentamente il lobo dell'orecchio e mi porto una mano alla bocca, per trattenere un grido.
Gli avevo detto che volevo scendere al piano di sotto anche perché non volevo svegliare Marc, se n'è forse dimenticato?
Probabilmente dovrei ricordarglielo, ma non ci riesco, non riesco più a formulare una frase di senso compiuto, né un pensiero.
Lo sento iniziare a posarmi una serie di baci leggeri sulle guance, per avvicinarsi sempre di più alle labbra. Mi sembra di impazzire, sento ogni più piccolo nervo del mio corpo concentrato solo su quel punto, basta che siano le sue labbra a toccarlo.
Non mi sono mai sentita così prima con Alex, mai. Non mi sono mai sentita con i sensi allo spasmo fino a questo punto, non mi sono mai sentita scuotere e bruciare in questo modo al tocco delle sue labbra, delle sue mani sulla mia schiena, sulla mia pelle.
Gli prendo il viso tra le mani e poso le labbra sulle sue. Lo sento tremare appena, trattenere il respiro, per poi stendersi sul letto, tenendomi stretta a lui, ancora di più, con fare possessivo, come non ha fatto mai. Mi morde il labbro inferiore e per poco non conficco le unghie nella pelle del suo petto scolpito.
Sento il cuore esplodermi nel petto, il modo in cui mi sta toccando, accarezzando, come non ha fatto mai, il fuoco che sta accendendo in me come solo -
Mi sollevo, di scatto, e per poco non casco per terra.
Sento il cuore mancarmi un battito solo al pensiero, ma non può essere possibile.
<<Alex?>> dico, non più in un sussurro.
All'ennesimo silenzio, allungo una mano tremante verso l'interruttore della luce che dovrebbe essere da qualche parte, qui su questo lato del muro.
Trattengo un urlo quando accendo la luce.
Non è Alex.
È Marc.
È Marc.
Mi si gela il sangue nelle vene, mentre i miei occhi si piantano nei suoi, scuri come la notte e languidi, lui che rimane letteralmente immobile sotto di me, le labbra rosse e gonfie, i capelli arruffati.
L'ho baciato.
Ho baciato Marc.
Mi sento come risucchiare, come se la stanza si stesse rimpicciolendo.
No.
Non sono stata io a baciarlo.
È stato lui ad attirarmi a sé.
Come diavolo è potuto accadere?
Salto in piedi, con uno scatto felino, guardandolo come se fosse un fantasma.
Non riesco a dire neppure una parola.
Eppure, una parte di me non può fare a meno di trovarlo assolutamente irresistibile.
Con quegli occhi, quelle labbra, quella pelle...
No.
È sbagliato, fottutamente sbagliato.
Esco fuori dalla stanza, e mi appoggio alla ringhiera della scala, e non riesco a trattenere un singhiozzo.
Non riesco neppure a piangere, non riesco a buttare fuori l'uragano di emozioni che ho dentro.
Sento le ginocchia cedermi, mentre il ricordo delle sue labbra sulle mie mi annebbia la mente.
<<Angel?>> la voce di Alex mi arriva come ovattata. Sollevo le palpebre e lo vedo, giù in salotto.
<<Che...che ci fai lì?>> sussurro, confusa, mentre nella mia testa si agitano pensieri inarrestabili.
<<Sono sceso prima perché volevo preparare un piccolo angolo per noi davanti alla finestra, in modo da poter vedere le stelle anche senza dover uscire.>> mi spiega, iniziando a salire le scale, <<poi sarei venuto a chiamarti. Lo so, avevamo deciso altro, ma volevo farti una sorpresa.>> aggiunge, prendendomi una mano.
Io mi limito a scuotere la testa, accennando un sorriso tremante, in preda all'agitazione. Non so che fare, mi sembra di impazzire, vorrei solamente urlare.
<<Corazón, stai bene? Sei pallidissima.>>
Osservo i suoi occhi chiari e limpidi e gli getto le braccia al collo.
<<Portami a vedere le stelle, Alex. E tienimi stretta a te.>>
[Spazio Autrice]
Sempre più tardi 😂
Forse avrei dovuto aspettare domani per l'aggiornamento ma non ce la facevo più dovevo pubblicare!
Ora: capitolo movimentato, che dite? 😏
Voglio sapere che pensate di tutto quello che è successo in questo capitolo, di Marc e di Angel e poi: secondo voi che succederà nei prossimi capitoli?
Come al solito vi ringrazio per il vostro sostegno e vi chiedo di lasciarmi un voto o un commento se vi va!
Spero che il capitolo vi sia piaciuto!
Un bacione 💋
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