Fiamme
"Pericoloso e tenero
Il volto dell'amore"
[Jacques Prévert]
[Marc]
<<Sono sempre stata tua, Marc. Lo sono sempre stata e lo sarò sempre.>>
Come fare a starle lontano dopo quelle parole?
Come fare a sopportare ulteriormente la vista di lei con mio fratello?
Come fare a resistere alla tentazione di stringerla tra le braccia, di non lasciarla andare mai più, di fondermi con lei per diventare una cosa sola?
Non riuscivo a pensare ad altro se non a quelle parole che Angel mi aveva sussurrato, a due millimetri dalle mie labbra, perché certe cose, per una persona come Angel, si ammettono soltanto così, con un soffio di voce, al buio, in una dimensione dove solo io e lei esistiamo.
Come potevo restare lì, sotto il getto dell'acqua calda, nel bagno di casa mia, mentre sapevo che ora lei era con mio fratello?
E sapevo bene quello che stavano facendo, lo sapevo, lo sapevo.
E avrei voluto precipitarmi a casa di Angel, fare un casino, fare una piazzata, sì, anche rendermi ridicolo, perché lei non poteva più stare con lui, non poteva più vivere quella bugia.
Doveva stare con me, perché lei era parte di me, lo era sempre stata.
Era stata fatta per me.
Non per Alex.
Non ragionavo più.
Angel mi aveva letteralmente fottuto il cervello e stentavo ancora a crederci.
Sapevo solo che la volevo, la volevo, la volevo da impazzire, in tutti i modi possibili in cui si può volere una persona.
Chiudo il getto dell'acqua calda ed esco dalla doccia. Afferro l'asciugamano e lo cingo intorno ai fianchi, dopo essermelo passato con poca grazia sui capelli bagnati. Mi appoggio contro il lavandino, e poso la fronte umida di doccia contro il vetro appannato dello specchio.
Ho un disperato bisogno di lei.
Disperato.
Sollevo le palpebre, e osservo il mio riflesso. Mi sfugge una risatina.
Sono penoso. Questo non posso essere io. Non posso essere diventato così. Io, quello abituato a spezzare i cuori, si ritrova a sua volta con il cuore spezzato.
Angel me lo ha augurato così tante volte nel corso degli anni, e ironia della sorte, è proprio lei ad avermi strappato il cuore dal petto.
Non ricordo neanche più chi ero prima che entrasse nella mia vita. Mi ha fatto appassionare al suo mondo, perché lei, al contrario di me, è piena di hobby e passioni.
Io ho solo la moto, lei, un universo intero.
Prima che lei entrasse nella mia vita, ero convinto che non avrei mai passato una serata intera a vedere un documentario sugli antichi egizi solo perché una mia amica ne era innamorata; avrei girato i tacchi all'istante e sarei fuggito via.
Continuavo a domandarmi che cosa mi avesse fatto Angel, perché era diventata così indispensabile per me, perché mi mancava ogni volta che non eravamo insieme, perché fosse così dannatamente unica e speciale, una sirena incantatrice in grado di ammaliare chiunque la conoscesse.
Recupero il telefono ed entro su instagram; come se l'avessi chiamata, un nuovo post di Angel mi appare davanti agli occhi.
Resto letteralmente abbagliato, nel fissare quella foto.
Angel è accanto alla finestra, inondata di luce, un raggio di sole che le finisce proprio sulla metà del viso che la tenda bianca non nasconde, il colore dei suoi occhi messo in risalto dal riverbero della luce, i capelli che le ricadono in morbide onde sulle spalle.
L'intensità del suo sguardo mi colpisce come se fosse qui, in carne ed ossa davanti a me, e la frase che accompagna il post mi attira come una falena alla luce.
"You're a dragon. Be a dragon."
Noto solo in quel momento che stringe tra le dita un ciondolo a forma di drago.
Non sapevo ne avesse uno.
Sicuramente sarà stato Alex a scattarle quella foto, lui che può toccarla, accarezzarla, stringerla a sé...scuoto la testa per cercare di rimuovere quel pensiero che attraversa la mia mente per la millesima volta.
È tutto il pomeriggio che è da lei, quando accidenti tornerà a casa?
Sono stanco di questa storia, stanco di vederli insieme, è come avere una spina conficcata nel cuore che scava sempre più in profondità, e non posso fare niente per strapparla via.
Osservo per un'ultima volta la foto di Angel, prima di cliccare sul cuore.
In quel momento sento un rumore provenire dalle scale, poi una porta che sbatte. Che Alex sia tornato?
Esco dal bagno, ed entro nella mia stanza. Mio fratello è lì, seduto sul pavimento ai piedi della finestra, entrambe le mani a sorreggere la testa come se fosse troppo pesante per il resto del corpo. Lo osservo, confuso.
Ogni volta che torna a casa, dopo essere stato con Angel, ha sempre dipinto in viso un largo sorriso, come se tornasse dal paradiso.
Oggi invece, pare essere appena tornato dall'inferno.
<<Alex, che succede?>> mi siedo sul mio letto, e gli poso una mano sulla spalla.
Alex solleva il capo, per poggiarlo contro il muro alle sue spalle, e i suoi occhi mi ammutoliscono in un istante. Sono rossi e colmi di lacrime, il viso è stravolto. Sento una fitta al cuore, nel vederlo così.
È mio fratello, il mio tutto.
<<Ma che diavolo è successo?>> gli chiedo, per l'ennesima volta, sperando in una risposta.
<<Ho fatto la più grande cazzata della mia vita.>> soffia, soffocando una risatina isterica. Solleva una mano e noto che sta rigirando tra le dita un anello, un anello dal colore rossiccio, intrecciato come i rami di un albero.
È l'anello che ha regalato ad Angel.
Perché lo ha lui?
<<Cosa intendi dire?>> continuo, titubante. Non voglio infierire sul suo dolore con le mie domande, perché ha dipinto in volto il suo stato d'animo, ed è la prima volta che vedo mio fratello in questo stato.
<<Ho mollato Angel.>>
Sento il cuore perdere un battito, una fitta alla bocca dello stomaco come se fosse scoppiato un fuoco d'artificio nelle mie viscere.
E mi sento un mostro.
Mio fratello è qui, distrutto, e io non posso provare queste emozioni nel realizzare che ha lasciato la ragazza per cui entrambi proviamo un sentimento che non avevamo mai provato prima per nessun'altra.
Perché diavolo avrebbe dovuto lasciarla?
È innamorato di lei, è perso di lei.
Cerco di riprendermi.
<<Cosa? Perché - perché lo hai fatto?>>
<<Perché dovevo essere sotto effetto di qualche droga, ecco perché!>> sbotta, alzandosi in piedi.
Tira un calcio contro il muro, per poi riprendere a girare su se stesso.
<<Perché ho pensato che...che fosse la cosa giusta da fare. Perché non sono la persona giusta per lei. E non - non potevo continuare a tenerla legata a me. Lei è troppo importante per me per continuare a...vivere una bugia. Anche se è stato così bello, Marc, stare con lei.
Io...forse mi sono sbagliato.
Forse - sì, forse potrei andare da lei, chiederle scusa e...ricominciare.
Non posso pensare che non potrò baciarla mai più.
Sì, forse...potrebbe fare un'eccezione, con me, e...ricominciare.
Dovevi vederla, Marc, era una furia. Ma...mi sa che tu l'hai già vista così.>> ricorda, voltandosi a guardarmi, mentre io gli rivolgo un sorrisino tirato.
<<Mi ha detto che...da quella scelta non potevo tornare indietro. E mi ha lanciato addosso questo.>> osserva l'anello, con la bocca che si distorce in un'espressione di dolore.
<<Marc, cosa ho fatto!? Ho perso la creatura migliore che avessi mai incontrato!>> si tira un pugno sul capo, e io gli vado incontro, tirandolo in un abbraccio.
<<Ci pensavi da giorni, vero?>>
Alex annuisce.
<<Ho pensato che fosse la cosa giusta per lei, soprattutto. Ho voluto pensare a lei, e non essere egoista, e bearmi del fatto che avevo al mio fianco la ragazza che mi aveva affascinato sin dalla prima volta che l'ho incontrata. Lei ha bisogno di qualcuno che le faccia provare le stesse emozioni che fa provare a me. E quella persona non sono io.>>
Lo stringo forte in un abbraccio.
In questo momento non conto io, né quello che provo per Angel.
In questo momento conta solo Alex.
<<Ma...pensi che potrebbe perdonarmi? Se - se le dicessi che ho fatto uno sbaglio, che dovevo essere impazzito, pensi che...che potrebbe perdonarmi?>>
L'ennesima fitta allo stomaco mi colpisce.
Angel, perdonare qualcuno?
Mai.
Ma non voglio infierire ulteriormente sul dolore di Alex.
<<Alex, ora...non pensare a questo. Non puoi tornare da lei dopo...dieci minuti e dirle che ci hai ripensato. Ti ucciderebbe. Ora è normale che tu...ti senta così.>>
<<Avevo dimenticato che, appena si saprà, tutta la città finirà per odiarmi, perché ho lasciato la piccola Angel che aveva deciso di fare il grande passo con me. Mi odieranno anche i nostri concittadini, perché Angel già mi odia.>> piagnucola, e io cerco di rincuorarlo.
<<Non esagerare, avanti! Non ti odieranno mai!>>
<<Angel invece mi odia, vero?>> continua lui, guardandomi con gli occhi verde nocciola lucidi.
<<Ehm...no, tranquillo...>>
Chissà come deve stare lei.
Sarà seduta sulla sua poltrona, accanto alla finestra, con Frank Sinatra al massimo volume nelle orecchie.
E a giudicare dalla frase che ha scelto per accompagnare il post che ha pubblicato poco fa, starà guardando Game of Thrones.
Probabilmente la scena in cui Daenerys brucia l'esercito dei Lannister.
Anche lei ha bisogno di me.
Devo andare da lei, ma non posso abbandonare mio fratello in questo momento.
Ci pensa Alex a darmi la spinta necessaria.
<<Forse...forse...dovresti andare a vedere come sta. In fondo, sono io ora, quello che non vorrà vedere neppure in fotografia.>> sogghigna, ma in fondo non è così.
Angel non ha cancellato la foto che ha pubblicato quando sono stati in Italia per due giorni, è ancora lì, sul suo profilo instagram.
<<Vai da lei, per favore. Ho bisogno di sapere come sta. Ora io mi farò una bella e lunga doccia, quindi...>>
<<Sempre se sarà in vena, ecco...forse non vorrà vedere nessuno, neppure il sottoscritto.>> replico, scuotendo la testa.
<<Avanti, Marc, sei tu. Vorrà sempre averti accanto.>>
Osservo Alex per un istante, poi annuisco. Gli lascio un bacio sulla guancia, poi mi vesto, indossando i primi indumenti che trovo nell'armadio.
È quasi ora di cena, per cui avverto mia madre che nel caso, cenerò più tardi. Salgo in macchina, e resto per un attimo immobile, nel silenzio dell'abitacolo.
Vedere mio fratello stare male è terribile, e pensare a come dovrà stare Angel mi fa stringere il cuore, ma una parte di me non può fare a meno di pensare che è finita.
Non li vedrò più insieme.
Non dovrò più voltarmi dall'altra parte per evitare di vederli mentre si scambiano un bacio.
Non riesco a crederci.
Questi mesi sembrano essere durati secoli.
Mi sento un mostro nel pensare queste cose, ma non posso negare, né fingere, che una parte di me non sia sollevata.
Ora, temo solo per le conseguenze.
Angel non vorrà sicuramente venire ad Aragon, probabilmente vorrà evitare Alex ad ogni costo.
Che sia davvero la fine del nostro trio?
Metto in moto, e mi dirigo verso l'appartamento di Angel. È domenica, per cui il bar è chiuso.
Parcheggio sotto il suo palazzo, e prendo un bel respiro.
Posso affrontarla.
Posso farcela.
È solo Angel.
Suono al citofono e la voce di sua madre mi invita a salire. Pare di buon umore, che Angel non le abbia detto nulla?
Quando arrivo sul pianerottolo, sento la musica ad alto volume giungere da un punto non identificato del palazzo.
Dina spalanca la porta, e mi accoglie con un sorriso.
<<Ben arrivato, Marc! Io stavo andando di sopra, da mia sorella. Cenerò da lei, Angel mi ha fatto intendere che vuole restare da sola. Mi sta facendo impazzire oggi, non ho idea di cosa le sia preso.>> sbuffa, socchiudendo la porta alle sue spalle, mentre in una mano stringe le chiavi di casa.
<<Addirittura?>> sogghigno io, nascondendo il mio nervosismo.
Mi caccerà di casa?
Beh, alla fine non sarebbe la prima volta.
<<Tappati le orecchie, se vuoi entrare. È da tre ore precise che sto assistendo ad un concerto rock, ho le orecchie che fanno male.>> mi fa un cenno con il capo, a mo' di saluto e sparisce su per le scale.
Prendo l'ennesimo, profondo respiro, ed entro in casa.
Mi chiudo la porta alle spalle e sento la musica, ad altissimo volume, provenire dalla stanza di Angel.
Starà progettando come uccidere mio fratello con musica rock anni '70 in sottofondo?
Le luci del tramonto mi tagliano lo sguardo per un istante, mentre attraverso il corridoio, e la musica si fa sempre più forte.
Come farò a farmi sentire da lei? Non posso aprire la porta tutt'a un tratto.
Busso contro il legno della porta, ma non arriva risposta. Mi toccherà aspettare quei pochi secondi di silenzio tra una canzone e l'altra.
Mi appoggio contro lo stipite della porta, iniziando ad immaginare tutte le sue possibili reazioni.
Mi urlerà contro sicuro, dicendomi che sono la persona meno indicata per essere lì, in quanto fratello di colui che l'ha appena mollata.
La musica finisce, e ne approfitto per bussare contro la porta. Non arriva risposta, in compenso però A Song of Ice and Fire, tema d'apertura di Game of Thrones, inizia.
Busso nuovamente alla porta e questa volta sento la voce di Angel invitarmi ad entrare.
Quando i miei occhi si posano su di lei, sento il mio cuore mancare un battito.
Mi aspettavo altro, tutto, ma non di ritrovarmela davanti in quello stato.
Angel non mi ha ancora visto, essendo voltata verso lo specchio. Si passa un dito su un sopracciglio, mentre io resto lì, sulla soglia della porta, come una statua di sale, a fissarla.
È una dea.
Indossa un vestitino nero, che le fascia il corpo come una seconda pelle, un paio di tacchi alti dello stesso colore le avvolge i piedi.
Sulle spalle, la giacca di Yves Saint Laurent che ha indossato durante l'esibizione al galà a Barcellona.
I capelli sono acconciati in morbide onde che le ricadono sulle spalle.
<<Lo so, mamma, è la terza volta che vedo questa scena, ma cosa c'è di meglio del vedere Daenerys che brucia l'esercito dei Lannister? In questo momento nulla, anzi. Lo avessi anche io un drago...>>
In quel momento si volta verso di me, e il suo sguardo mi colpisce come una freccia in mezzo al petto. Mi sento così ridicolo a restare così, a bocca spalancata di fronte a lei, e forse, lo sono.
È truccata, e nell'altra mano stringe una cravatta.
<<Oh, sei tu. Che dici, ci sta bene la cravatta? O è troppo?>>
Resto ancor di più senza parole.
Non ha battuto ciglio quando mi ha visto. Sposta lo sguardo sul televisore e un sorrisino compiaciuto si dipinge sulle sue labbra, mentre inarca un sopracciglio.
<<Dracarys.>>
Sussurra, insieme a Emilia Clarke. Le fiamme paiono quasi riflettersi nel suo sguardo.
Un brivido mi attraversa la schiena, perché questa Angel è capace di farmi esplodere il cervello nel giro di mezzo secondo, di rigirarmi intorno a un dito della sua mano come se fossi un fil di lana, di plasmarmi come creta, di proiettarmi in un universo completamente diverso da quello in cui sono nato e cresciuto, in un universo che appartiene a lei e soltanto a lei, un universo che ha le fattezze di un labirinto fatto di fuoco e ghiaccio, sperduto nei meandri di un bosco incantato.
Un universo che vive, brucia e si espande dentro di lei, che pare risucchiarmi come un buco nero ogni volta che le sono vicino, o che la penso.
Angel, una creatura magica in grado di essere ghiaccio e fuoco racchiuso in un solo corpo.
A song of Ice and Fire pare essere la melodia perfetta per descriverla, anche se lei neppure lo sa, neppure lo immagina, neppure ne è consapevole.
Angel vive trascinata da quell'oceano oscuro che si agita dentro di lei, seguendo le maree, le tempeste, le notti di luna piena, e da cui lei non riesce a fuggire.
Una mente di ghiaccio che cerca di controllare un cuore fatto di fuoco che brucia incandescente, sotto una spessa corazza.
Angel è così, capace di bruciarmi con un suo sguardo e di farmi gelare il sangue con il suono di una sola parola.
<<No, direi che è troppo. Sono già perfetta così come sono.>> commenta, tornando a guardare il suo riflesso allo specchio e lanciando la cravatta sul letto.
Afferra il telecomando e fa partire nuovamente la musica.
Crocodile Rock si diffonde ad alto volume nella stanza, mentre Angel si sfila le scarpe e salta sul pouf accanto al letto, iniziando a ballare. Si comporta esattamente come se io non esistessi.
Solo in quel momento noto il cartone di una pizza posato sulla scrivania.
<<I remember when Rock was young
Me and Suzie had so much fun
Holding hands and skimming stones
Had an old gold Chevy and a place of my own
But the biggest kick I ever got
Was doing a thing called the Crocodile Rock.>>
Angel si toglie lentamente la giacca dalle spalle e me la lancia, mentre osserva il suo riflesso nello specchio, un sorrisino compiaciuto a colorarle le labbra.
Alex l'ha mollata poche ore fa e mi aspettavo che stesse sotto le lenzuola ad osservare ripetutamente una scena in cui Daenerys dava alle fiamme qualcuno, immaginando che fosse Alex.
Almeno, questo era il modo in cui aveva sempre reagito agli eventi fino a quel momento.
Urlando, strepitando, come una furia, per poi infilarsi sotto le lenzuola con le serrande abbassate e Frank Sinatra in sottofondo.
Aveva sempre, sempre, la capacità di sorprendermi.
<<Márquez, hai intenzione di entrare a fare parte dell'arredamento della mia stanza? Nel caso non lo sapessi, ho già un'attaccapanni.>> mi riprende, risvegliandomi dai miei pensieri.
Scende dal pouf, mentre le note di Rocket Man prendono il posto di quelle di Crocodile Rock.
<<Ho pensato che era uno spreco restare in pigiama in una giornata come questa. Sono favolosa, sono troppo per tuo fratello, sai?>>
Mi strappa la giacca dalle mani e la indossa, mentre mi rivolge quel ghigno che da quando sono entrato nella sua stanza, non ha abbandonato le sue labbra neppure per un'istante.
Si china poi ad indossare le scarpe.
<<Non immagina neppure dell'errore che ha fatto. Ma in fondo, è meglio così. Valgo troppo, per voi maschi. Sapete solo fuggire via con la coda tra le gambe.>>
Si solleva, una ciocca a coprirle l'occhio destro.
E le vedo.
Le fiamme, bruciare nei suoi occhi. D'improvviso, mi sento come cenere sotto il suo sguardo.
<<Puoi anche tornartene a casa. Non ho bisogno di te, anche perché in questo momento sei la persona meno indicata con cui parlare. Dì ad Alex comunque, che ora potrà tornare a scoparsi tutto quello che gli capita a tiro. Sempre che non l'abbia fatto comunque, in questi mesi.>> osserva nuovamente il suo riflesso allo specchio, sistemandosi una ciocca di capelli.
Vorrei dire qualcosa, ribattere alle sue parole, difendere Alex e dirle che l'ha amata e la ama più di quanto abbia mai amato qualcun'altra, ma Angel mi ha svuotato di tutte le parole.
<<Quindi - quindi non verrai ad Aragon?>>
È la prima, stupidissima cosa che riesco a dire.
Angel mi lancia un dardo infuocato attraverso lo sguardo.
<<Certo che vengo ad Aragon. Ho in programma di divertirmi, e molto. Quanto si pentirà il caro Alex, neppure lo immagini, Marc. Mi sono già organizzata con Rafi e Anna.>>
Vedo il telefono, posato sul comodino, illuminarsi e vibrare. Angel lo afferra e vedo un sorriso più dolce disegnarsi sulle sue labbra.
<<Ora devo andare, ho un impegno. Mi dispiace doverti salutare.>> spegne il televisore e recupera la borsa, per poi farmi cenno di uscire dalla sua stanza. Faccio come dice, e le vado dietro.
<<Dove vai?>>
<<Esco.>> si chiude la porta di casa alle spalle e il mio cervello non può fare a meno di pensare per la millesima volta che è bella da togliere il fiato.
<<Con chi?>> continuo io, mentre scendo le scale con lei.
Angel non risponde, ma quando apre il portone, vedo Rafi seduta sul cofano della sua auto.
<<Buonas - porca vacca, Angel, sei uno schianto!>> commenta mia cugina, fissandola con gli occhi sgranati.
Angel le rivolge un largo sorriso.
<<Grazie Rafi, bisogna festeggiare, no?>>
<<Vedo che hai preso la cosa molto seriamente. Sei da svenimento.>>
<<Tanto meglio.>> replica Angel, inarcando un sopracciglio.
<<Che coglione mio cugino.>> sogghigna Rafi, e solo in quel momento si accorge della mia presenza, <<mi correggo: che coglioni i miei cugini.>>
Le lancio un'occhiataccia.
<<Andiamo?>> Angel le fa un cenno, e apre la portiera dell'auto di Rafi.
<<Ma...viene anche lui?>> le chiede Rafi, voltandosi verso Angel.
Parlano come se io non fossi qui.
<<Lui!? Certo che no!>> replica Angel, come se la cosa fosse ovvia.
Rafi mi scruta per qualche secondo con i suoi occhi verde scuro. Sta sicuramente pensando a qualcosa.
<<Io invece direi che è meglio se viene. Io ho voglia di bere, serve qualcuno di sobrio che guidi la macchina!>>
<<Scusate? Date per scontato che io non abbia niente da fare, stasera?>> mi intrometto, interrompendo i loro discorsi.
<<Esattamente Rafi, vedi? Márquez ha già un impegno. Se proprio vuoi, possiamo chiedere a qualcun altro, a Juan, o ad Javier.>> ribatte Angel e sentir nominare mio cugino, mi smuove qualcosa alla bocca dello stomaco.
<<D'accordo, se la mettete su questo piano, vengo.>>
Rafi scoppia a ridere, mentre sale in macchina, invece Angel si limita a sollevare gli occhi al cielo e a sbuffare.
<<Passare la serata col fratello del mio ex, che grande idea, Rafi.>> sibila Angel, mentre mia cugina mette in moto.
<<Ah, è questo che sono diventato? Solo 'il fratello del tuo ex'?>> replico, punto sul vivo, mentre mi allaccio la cintura.
Angel mi osserva dallo specchietto retrovisore.
<<Stasera sì.>>
<<Musica, prego!>> esclama Rafi, interrompendoci, e dopo qualche secondo dal telefono di Angel si propagano le note di Shout dei Tears for Fears.
Mi sembra di essere finito in un film degli anni '80.
Angel grida le parole della canzone, agitando il capo, un braccio fuori dal finestrino, le luci dei lampioni che disegnano ombre strane e inquietanti lungo le strade.
Ci fermiamo di fronte al Golden, un locale dove io e miei cugini veniamo spesso.
Quando entriamo, gli sguardi della maggior parte dei presenti vanno a posarsi su Angel.
È troppo elegante per un locale informale come questo.
Ed è troppo bella per non far girare le teste di ragazzi e ragazze.
Cerco di nascondermi dietro mio cugina, che è più alta di me, perché non voglio che vengano a disturbarci, né che passino la maggior parte della serata a guardarci e a indicarci.
<<Troviamo un tavolo appartato.>> dico a Rafi, che annuisce.
Le luci calde e soffuse del locale invogliano a lasciarsi andare, ma io non posso permettermelo. Non con un Angel di fuoco a pochi passi da me.
<<Tre birre, grazie!>> ordina Rafi al cameriere, battendo una mano contro il legno del tavolo a cui siamo seduti.
Angel osserva ogni cosa come se non le importasse nulla di ciò che la circonda, come se fosse una creatura piovuta da un pianeta superiore al nostro.
Pare così lontana e irraggiungibile, eppure è qui, a un passo da me.
Fa così male averla così vicina, tanto che mi basterebbe allungare una mano per sfiorarle un braccio, ma non poterlo fare. Non poterla avere come vorrei. Farmi bruciare nel modo in cui ho sempre sognato.
Perché io e Angel siamo sempre stati qualcosa di diverso.
Qualcosa di indefinibile, per cui forse, non esiste un termine giusto.
Non amici, non amanti, non innamorati.
Due anime che forse, si sono sempre appartenute. Nate per essere così vicine, a un soffio, a fior di pelle, ma mai abbastanza da potersi fondere per diventare un'unica cosa.
Nate per vivere in bilico, su un oscuro dirupo pronto a inghiottirci al minimo soffio di vento.
E forse, io sono sempre stato pronto ad affrontare quel salto nel buio, nell'ignoto.
Ad affrontare il dirupo.
Ma Angel no, e forse non lo sarà mai.
La osservo, mentre prende un sorso di birra e io lancio uno sguardo alla mia, posata di fronte a me. Vorrei poter affondare nuovamente i miei problemi nell'alcol, ma stasera non posso. Stasera voglio vivermi Angel da sobrio.
Vorrei poterle dire che ricordo quello che mi ha detto la scorsa settimana, che è sempre stata mia, ma sarebbe una follia.
Tutta questa storia, è una follia.
E noi ci siamo divertiti così tanto a complicare le cose come se fossero dei rebus.
Forse sono state impossibili sin dall'inizio, e a me non resta altro che doverlo accettare.
E quanta forza ci vuole ad uccidere il proprio cuore?
<<I piloti, il concentrato di tutti i difetti maschili possibili.>> sento la voce di Angel richiamare la mia attenzione, mentre si passa una mano tra i capelli, <<fin quando sono sulla moto sono così...'wow, che fighi' poi, scesi dalla moto, sono dei coglioni. Sai che ti dico? Basta con i piloti. Guardami Rafi, avanti. Io sono fatta di arte e musica, che ci sto a fare con gente che condivide un neurone in dieci? Voglio rapportarmi agli artisti come me, vorrei avere a che fare con qualcuno che...mi suoni il violino, o la chitarra, che viva di note e voce come me.>>
Rafi annuisce, facendo scontrare la sua birra con quella di Angel.
<<Brava!>>
Fulmino mia cugina con lo sguardo.
Ma brava cosa!?
<<Anzi, farò di meglio.>> Angel prende un lungo sorso di birra, per poi inarcare un sopracciglio, <<tornerò l'Angel di prima, quella che non considerava neppure i maschi. Voglio Emilia Clarke. O Dua Lipa. Da loro mi farei anche calpestare.>>
Per poco non mi va di traverso la birra.
<<Angel?>> replico, la voce più alta di un'ottava.
<<Cosa, Marquez? Gli occhi ce li ho e voi maschi fate pena. Vi odio, cazzo!>> continua Angel, battendo una mano sul tavolo.
<<E direi anche che hai buon gusto.>> le da corda Rafi, per poi scoppiare a ridere.
Angel le va dietro, ridendo, mentre io scuoto la testa. Rafi è già andata, Angel anche, mi sa.
<<Il Jukebox!>> esclama Angel ad un tratto, e si alza, per poi sorreggersi a fatica.
<<Aspetta.>> dico, prendendola per un braccio.
<<Riesco ancora a camminare, campione.>> replica lei, stringendosi nella giacca. Si appoggia poi contro il jukebox, e appoggia la testa contro la mia spalla.
<<Mettila tu la canzone, Márquez, le lettere sono così piccole!>> piagnucola.
<<Quale canzone devo mettere?>>
<<Saturday Night's Alright for Fighting di Elton John.>> soffia Angel al mio orecchio.
Non appena la canzone inizia, Angel mi prende per una mano.
<<Balliamo Márquez, avanti!>> mi guardo intorno e noto che tutti ci stanno guardando.
<<Balliamo gente, tutti insieme!>> si aggiunge Rafi, e ovviamente, i presenti non si fanno attendere. Spostano i tavoli e iniziano a ballare.
Angel si toglie la giacca, lasciandola sulla sedia dove ero seduto fino a poco fa, e si aggrappa alle mie spalle, ridendo. Il suo profumo di cioccolato e cocco mi travolge, così come la sua vicinanza, la pelle delle sue braccia scoperte che sfiora la mia ed è sbagliato, è sbagliato provare tutto questo per qualcuno che non potrai mai avere.
<<Amo, amo questa musica!>> urla Angel ridendo, e pare così leggera, così spensierata, la versione più bella di lei.
Balliamo per non so quanto tempo, so solo che ad un certo punto Rafi va a sedersi, e decidiamo che è ora di uscire a prendere un po' d'aria.
Rafi mi consegna le chiavi della sua macchina e va a sedersi sui sedili posteriori, mentre Angel si siede accanto a me.
Dal suo telefono partono le note di una canzone che non ho mai sentito prima, ma le note sono così giuste, così perfette per concludere questa serata. Ha aperto il finestrino, e la brezza di questa sera di metà settembre le accarezza i capelli.
<<Ballerina, you must've seen her, dancing in the sand, and now she's in me, always with me, tiny dancer in my hand.>>
Canticchia, con gli occhi chiusi e io cerco di concentrarmi sulla strada, di non guardarla.
Mi fermo davanti a casa di Rafi e Angel apre subito gli occhi.
<<Accompagno Rafi a casa.>>
<<Ti aspetto qui, allora.>>
<<Preferisco che tu venga con me.>>
Angel mi osserva per qualche istante, poi scende dall'auto e cerca di darmi una mano, mentre riporto una Rafi completamente addormentata nel suo appartamento.
La lasciamo sul divano, e Angel la ricopre con una coperta. Inciampa sulle sue stesse gambe, per poi ridere e vorrei che fosse sempre così. La stringo a me, e si lascia portare. Saliamo in macchina e questa volta non c'è musica. Ci siamo solo io e lei, nel silenzio dell'abitacolo. Con la coda dell'occhio, la vedo fissare un punto indefinito del cielo di fronte a sé.
<<Alla fine, si stancano tutti di me.>>
Mi ero quasi abituato a quel silenzio, e quando sento la sua voce, non posso fare a meno di sussultare.
Parcheggio l'auto sotto il suo palazzo e mi volto a guardarla.
<<Nessuno si potrà mai stancare di una come te. Tu sei peggio della droga, Angel.>> le dico, voltandomi a guardarla.
<<E allora perché mi lasciano tutti da sola, alla fine?>>
Allungo una mano, e le accarezzo una ciocca di capelli, e nel fare quel gesto, le sfioro una guancia.
Angel fissa quegli occhi dove ora non ci sono più fiamme, ma cenere, nei miei e mi sento stringere il cuore.
<<Forse hai semplicemente scelto di provare con la persona sbagliata.>>
Le parole mi escono dalle labbra da sole, senza che io possa fermarle.
Angel non risponde, e io continuo.
<<Ascolta quello che dice il tuo cuore, non la mente. Ascolta poi entrambi. Io sono sicuro che esiste già la persona in grado di mettere d'accordo sia la tua testa, che il tuo cuore.>>
<<Forse esiste quella che mi incendia il cuore>> replica Angel, abbassando lo sguardo e sento un brivido attraversarmi la schiena, <<ma che la mia mente non può accettare.>> alza lentamente gli occhi su di me, e resto così, con le labbra separate a fissarla.
Di chi sta parlando?
È una persona reale?
O sta parlando solo in via ipotetica?
<<Mi accompagni di sopra?>> mi chiede ad un tratto, aprendo la portiera, ed io annuisco.
Quando scendo, poso gli occhi sulla mia auto. Domani dovrò fare quattro passi per venirla a recuperare.
Circondo i fianchi di Angel con un braccio, e saliamo lentamente le scale, in silenzio. Tiro fuori le chiavi dalla borsa di Angel, e apro la porta del suo appartamento. Angel entra e si appoggia contro lo stipite della porta, per poi fissare gli occhi nei miei.
<<Quando vuoi sai essere squisitamente dolce, Marc. Vorrei che fossi sempre così. Sarebbe molto più facile per...>> chiude le labbra, come se si fosse resa conto di star dicendo qualcosa di sbagliato. Scuote la testa e i capelli le ricadono sul viso.
<<Grazie per avermi riaccompagnata a casa.>>
<<Forse hai scelto di provare con il Márquez sbagliato.>>
Perdo un battito quando mi rendo conto di ciò che ho detto. Angel solleva gli occhi su di me e scuote nuovamente la testa, sogghignando.
<<Sono mezza ubriaca, Marc. Non esagerare. Non rovinare tutto, come al solito.
<<'Sono sempre stata tua, Marc.' Non ti ricorda nulla?>>
Angel resta immobile a fissarmi, gli occhi lucidi per l'alcol improvvisamente più attenti, spaventati. La mano posata sulla porta trema, impercettibilmente.
<<Buonanotte, Marc. E grazie ancora.>>
E mi ritrovo nuovamente con una porta chiusa in faccia.
E forse, è meglio così.
[Spazio Autrice]
Alleluia *cori angelici*
Sono riuscita a pubblicare 🎉🎉🎉
Vi chiedo scusa, ma ho avuto dei problemi che mi hanno impedito di scrivere, negli ultimi giorni, e di ultimare il capitolo!
Vi dico subito che ho ADORATO scrivere questo capitolo, che avrebbe dovuto essere totalmente diverso in origine, ma grazie alla mia playlist anni '70 è venuto fuori questo e lo ritengo migliore rispetto all'idea iniziale.
Spero che sia piaciuto anche a voi come piace a me, e che questa Angel sia piaciuta anche a voi!
Stanno per arrivare momenti cruciali, ve lo dico 👀
Vi ringrazio come al solito per il vostro sostegno e vi mando un bacio 💋
Alla prossima!
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