Crash
[I didn't mean to kiss you
You didn't mean to fall in love
I never meant to hurt you
We never meant for it to mean this much]
[Angel]
Cosa stracazzo ho fatto?
Non posso crederci.
Ho baciato Alex.
Io, Angel, la creatura più timida, fredda e distaccata del mondo, ho baciato un ragazzo.
E non un ragazzo qualunque, ma Alex, uno dei miei migliori amici.
Vorrei sbattere ripetutamente la testa contro il muro.
Ho distrutto tutto, come farò ora a guardarlo in faccia?
Il nostro rapporto tornerà ad essere quello di qualche mese fa, dopo che aveva provato a baciarmi, quando eravamo in vacanza a Mojacar.
Comunicazione azzerata, sguardi tra noi inesistenti, silenzi imbarazzanti.
Sono una deficiente.
Tutta colpa sua.
È sempre colpa di quel...nano bastardo.
Mentre io ed Alex tornavamo al motorhome, nella mia testa non facevano altro che susseguirsi immagini confuse: io e Marc, il suo sorriso, bottiglie di birra, calici di champagne, e poi l'ultima immagine, quella che ha scatenato tutto.
Marc, con le labbra attaccate a quelle della bionda misteriosa.
Quella vista, mi ha mandato completamente in tilt il cervello.
O il cuore.
Non so cosa sia peggio.
Avrò dormito sì e no due orette scarse, probabilmente quel poco di sonno mi è stato conciliato dall'alcol.
Per il resto del tempo non ho fatto altro che pensare ad Alex, dall'altra parte del muro.
Marc da quel che ne so potrebbe anche essere rimasto a dormire fuori.
O meglio, "dormire".
Un raggio di sole mi finisce dritto in faccia, e mi costringe a sollevarmi di scatto dal letto.
Dio, perché la stanza ha iniziato a girare intorno a me?
Mi pare di essere finita su un ottovolante.
Mi porto le mani alla testa, poi mi guardo intorno.
Il motorhome è ancora avvolto in un totale silenzio.
Pare tutto sospeso nel tempo e nello spazio e da una parte, vorrei tanto che fosse davvero così.
Scendo dal letto e mi dirigo a fatica verso il bagno.
Tutta colpa dell'alcol che ho bevuto ieri sera.
Mi sciacquo il viso, poi mi pettino.
Esco dal bagno, e cercando di fare più silenzio possibile, apro il frigorifero e mi verso un po' di spremuta d'arancia in un bicchiere.
Sarebbe bello se restasse tutto così. Se le porte delle stanze di Marc e Alex non si aprissero mai, se magari questa notte fossero stati rapiti dagli alieni.
Sento la necessità di prendere una boccata d'aria.
Mi vesto, indossando i primi jeans che trovo e una maglietta slavata dei Rolling Stones, ed esco dal motorhome.
Il sole di questa mattina di metà novembre mi investe completamente.
Fa comunque un po' freschino, per cui decido di infilare la prima felpa che mi capita tra le mani.
Solo quando mi chiudo la porta alle spalle mi rendo conto che si tratta della felpa di Marc che lui stesso mi ha regalato qualche settimana fa.
Mi porto una mano alla fronte, la testa che ancora continua a girarmi, seppur più moderatamente rispetto a prima.
Accenno una risatina amara.
Lo odio, eppure mi ritrovo con una delle sue felpe addosso.
Non riesco a farlo uscire dalla mia mente, neppure quando mi lascia a pezzi.
Posso fare qualunque cosa, posso provarci in mille modi, persino baciando suo fratello, ma Marc non lascerà mai la mia testa, né il mio cuore.
Sento gli occhi pungermi per le lacrime, perché nonostante faccia male ammetterlo, non posso più nascondermi.
Le cose stanno così, forse l'unico a non averlo ancora capito è proprio lui.
Infilo le mani nella tasca frontale della felpa e mi incammino, allontanandomi dal motorhome.
Non ho idea di che ore siano, ma il paddock è ancora avvolto nel più completo silenzio.
La maggior parte dei componenti dei team hanno fatto tardi ieri sera, e oggi è giorno di riposo, in vista dei test di domani e dopodomani.
Osservo gli altri motorhome, tutti parcheggiati l'uno accanto all'altro, e realizzo che potrei restare qui, in questo mondo, per sempre.
Vado a sedermi sul muretto che delimita la zona privata e prendo un profondo respiro.
Ne avevo proprio bisogno, la mia testa è già più leggera.
Ripenso al viso di Alex, al modo in cui mi guardava ieri sera, così dolce, come se fossi qualcosa di bello, di prezioso, da difendere e proteggere.
Ripenso al modo in cui mi ha posato la sua giacca sulle spalle, alle piccole attenzioni che mi ha sempre dedicato.
Un sorriso si disegna sulle mie labbra.
Perché Alex scatena in me tutta questa tenerezza?
Lui è la quiete, la calma, la morbidezza, la dolcezza.
Marc invece è l'uragano, la tempesta, il fuoco che brucia nelle vene, lo stomaco in subbuglio, la rabbia, è pura intensità.
Ciò che provo per Marc non posso controllarlo e proprio per questo mi spaventa.
Quello che sento per Alex invece mi dà sicurezza proprio perché posso gestirlo e controllarlo.
Come devo comportarmi ora con lui?
Dirgli apertamente che ieri sera avevo bevuto qualche bicchiere di troppo, e che non avevo idea di quello che stavo facendo?
Forse è la scelta migliore.
Eppure...sarebbe così semplice scegliere Alex. Sarebbe così semplice amarlo. Ma a me evidentemente le cose facili non sono mai piaciute.
<<Ehi, Miss. Marquez!>> alzo la testa di scatto e a pochi metri da me vedo Lorenzo, una maglietta nera e un paio di jeans scuri a fasciare il suo fisico asciutto. Come al solito, indossa i suoi immancabili occhiali a specchio.
<<Buongiorno, sei già sveglio?>>
<<Avevo bisogno di una boccata d'aria. Tu? Come mai già in piedi alle otto?>>
<<Avevo bisogno di una boccata d'aria.>> ripeto le sue stesse parole, <<non sono riuscita a chiudere occhio questa notte.>>
<<Problemi?>> mi domanda, avvicinandosi a me.
Alzo le spalle.
<<Come al solito.>>
<<Ieri ti ho vista andare via con Alex Marquez, se non sbaglio. Siete andati via presto, mi pare siano state le due.>>
E per lui le due di notte è presto.
<<Di solito i fratelli Marquez non si separano mai.>> afferma, venendosi a sedere accanto a me e togliendosi gli occhiali, per potermi guardare dritto negli occhi. Sostengo il suo sguardo.
<<Ho chiesto io ad Alex di accompagnarmi al motorhome. Ero stanca. Non sono...abituata a tutto questo.>> getto uno sguardo intorno a me e lui pare capire quello che intendo.
<<Quella è una felpa di Marc?>> mi domanda, prendendomi alla sprovvista.
<<Oh...sì. Me l'ha regalata lui, ho sempre avuto un debole per questa felpa. Comunque è un qualcosa che ho sempre fatto, sin da quando ci conosciamo. A casa ho tutte le sue magliette celebrative dei mondiali, le uso come pigiama.>>
Perché mi sto giustificando con lui? Che gli importa se indosso una felpa di Marc?
Jorge mi osserva per qualche istante, poi scende dal muretto.
<<Hai fatto colazione?>> lo guardo, perplessa. Perché sta parlando con me? E perché pare così...strano? Spazia da un argomento all'altro come se fosse una cosa naturale parlare con me.
<<Veramente...no.>>
<<Ti posso invitare a fare colazione con me? In hospitality abbiamo delle vere delizie!>> afferma, sorridendo.
Inarco un sopracciglio.
<<Anche l'hospitality della Honda offre molte prelibatezze!>>
<<Ma dimentichi che io ho un contratto con la Yamaha. E non penso che Marquez si sentirà tradito nel caso ti vedesse nell'hospitality di una squadra avversaria.>>
<<Dici?>> domando dubbiosa.
<<Puoi sempre dirgli che questo sbruffone ti ha offerto la colazione. Penso che tu ne abbia bisogno. Andiamo con il mio motorino, così faremo prima.>>
Con il suo motorino? Non se ne parla. Non mi va di essere vista sul motorino del terzo pilota diverso, dopo Alex e Marc. Ci manca solo che vada sul motorino con Migno.
<<Ho capito. Non vuoi che qualcuno ti noti in motorino con me. Allora, facciamo così: vado a prendere qualcosa da mangiare e la porto qui, che dici? Muffin al cioccolato e caffelatte, vero?>>
Lo guardo sorpresa.
<<Come fai a saperlo?>>
Lui sorride, compiaciuto.
<<Ti ho sentito parlare con quella tua amica, l'altro giorno. Tu non passi inosservata qui nel paddock, Angel.>>
Si ricorda il mio nome.
Questo ragazzo continua a sorprendermi. E ha la capacità di lasciarmi senza parole.
<<È la cugina di Marc e Alex.>> rispondo alla cosa più inutile che ha detto, <<comunque...va bene. Mi piacerebbe un muffin al cioccolato.>> ammetto, sorridendo.
Lui sorride.
<<Allora vado, non ci metterò molto. Mi sarebbe piaciuto portarti in motorino però, avrei voluto mostrarti l'hospitality della Yamaha. Ma capisco le tue motivazioni. È un peccato trovare finalmente il punto debole di Marquez e non poterlo sfruttare.>> si allontana, lasciandomi per l'ennesima volta senza parole.
Lo vedo allontanarsi sul motorino dai colori blu della Yamaha, e scuoto la testa.
Ah, caro Jorge, non hai capito proprio niente.
Dopo una decina di minuti lo vedo ritornare, un sacchetto e due contenitori di carta per le bevande posate sulle gambe. Mi domando come sia possibile che non gli sia ancora caduto il tutto, ma noto che sta andando praticamente a passo d'uomo.
<<Eccomi qua!>> afferma, sorridendo.
Si siede di fronte a me e mi porge un bicchiere di carta colmo di latte e caffè, e un muffin al cioccolato che solo a vederlo mi provoca un brivido lungo la schiena.
<<Grazie Jorge, sei davvero gentile. Anche se non capisco perché tu lo sia così tanto con me.>> affermo, ad un tratto, prendendo un sorso di latte e caffè.
Lui alza le spalle.
<<Mi sei simpatica. Non lo so, basta guardarti per capire che sei...diversa e tutta particolare. Volevo conoscerti meglio, tutto qua. Non pensare male, non ci sto provando. Voglio solo che tu sappia che...se avessi bisogno di parlare, confidarti o altro, io sono qui. Ecco tutto.>> conclude, terminando la sua colazione.
Lo osservo, mentre prendo l'ultimo pezzo di muffin.
<<Oh...beh, grazie. Non me lo aspettavo.>>
<<Perché? Perché sei la migliore amica di Marc? Lui è fortunato ad avere un'amica come te. Sei genuina. Vera. Non posso dire di avere avuto la stessa fortuna.>>
Lo guardo per diversi istanti, gli occhi color petrolio che guardano verso la pista, non molto lontana da qui. Poso una mano sul suo braccio.
<<Allora facciamo che...nel caso avessi bisogno di qualcuno con cui parlare, sappi che io ci sono.>>
Jorge accenna un sorriso, e scende dal muretto, infilandosi le mani nelle tasche dei jeans.
<<Ti credo, eh.>> ribatte, ironico.
<<Angel?>> la voce di Alex ci interrompe. Rialzo lo sguardo e incrocio subito i suoi occhi verde nocciola fissi su di me, per poi spostarsi su Jorge, poco distante da lui. Ci sta guardando con fare interrogativo, ed è del tutto comprensibile.
<<Alex...ciao.>> farfuglio, agitata. Sento il cuore battere a gran colpi nel petto. Il ricordo delle sue labbra sulle mie mi travolge completamente.
Abbasso lo sguardo e noto Jorge porgermi una mano, per aiutarmi a scendere e la accetto.
<<A presto, Angel.>> mi saluta, lasciandomi la mano e allontanandosi.
Mi ha lasciato qualcosa in mano, ma decido di occuparmene più tardi.
Infilo le mani nella tasca della felpa, e rialzo lo sguardo verso Alex, che continua a restare in piedi davanti a me, in silenzio.
<<Cosa...cosa ci facevi con lui?>> mi domanda, guardandomi confuso.
<<Nulla, davvero. Sono uscita presto perché...avevo bisogno di prendere un po' d'aria e...me lo sono trovata davanti. Tutto qui. Poi mi ha offerto la colazione. Ecco tutto.>> concludo, alzando le spalle.
Alex annuisce e fa per allungare una mano verso di me ma poi si blocca, restando così, con una mano a mezz'aria.
La osservo, per poi prenderla tra le mie.
Lui mi guarda, accennando un sorriso.
<<Vorrei portarti in un posto.>> soffia, mentre il vento gli accarezza il ciuffo sulla fronte.
<<Andiamo, allora.>>
Poco più tardi siamo seduti gli spalti, più precisamente nel posto che ha occupato il fanclub di Marc per tutto il weekend.
Il bello di questo circuito è che non importa in che punto esatto tu ti trovi, vedrai sempre la pista in tutta la sua interezza. Ha un che di arena che affascina.
Il sole è ormai alto nel cielo di un azzurro intenso e la temperatura si è notevolmente alzata.
Mi sfilo la felpa e la ripongo sulle gambe. Poi mi volto verso Alex e ammiro il suo profilo perfetto.
È così bello il mio Alex, così simile a Marc ma al tempo stesso così diverso.
Si vede subito che sono fratelli, ma Alex ha i tratti del viso più dolci, più delicati, i colori degli occhi, della pelle e dei capelli più chiari.
Marc è più scuro, la pelle più dorata, gli occhi profondi e i capelli neri, i tratti del viso più squadrati ma al tempo stesso così fanciulleschi.
La calma e l'impetuosità riflessa anche nell'aspetto fisico.
Da una parte la calma di Alex, dall'altra l'impetuosità di Marc.
E io preferisco decisamente la calma.
Pensavo che mi sarei sentita a disagio in sua presenza, invece non è così. È come se non fosse successo nulla ieri sera.
Anche se so che dovremo affrontarlo.
<<Alex...dobbiamo parlare.>> lo sento prendere un respiro profondo, per poi annuire.
<<Sì, lo so. Non ha senso rimandare.>> risponde, voltandosi verso di me.
<<Oh, Alex, mi...dispiace. Non so che cosa mi sia preso. Ero...su di giri, probabilmente per tutto l'alcol che avevo bevuto, per quanto possa essere stato poco, per una come me che non ci è abituata era decisamente...troppo. Sappi però che...sono contenta che sia stato tu il mio primo bacio. In fondo, ho terminato quello che hai iniziato tu a Mojacar.>>
Lui sogghigna appena, scuotendo la testa.
<<Non fa una piega.>> poi alza lo sguardo verso di me.
<<Angel...tu non hai idea di quanto ho sognato che accadesse quello che è successo ieri sera. Ho desiderato di baciarti ogni giorno nell'ultimo anno. Ma so bene che quello di ieri sera non significa niente, o meglio...non significa niente di diverso dall'amicizia che tu provi per me. E sinceramente, va bene così. Mi ricordo quando raccontavi la leggenda degli amanti antichi che sostenevano che un bacio legasse indissolubilmente le loro anime. So quanta importanza tu davi e dai tutt'ora a questo gesto e sono...beh, mi sento onorato di sapere che hai scelto me. Anche se eri brilla. La tua anima ora è legata alla mia!>> conclude, facendo una voce profonda e muovendo le mani nella mia direzione come se volesse farmi il solletico.
Scoppio a ridere e mi allontano.
<<Ti voglio bene, Alex. E grazie, grazie per essere quello che sei. Un ragazzo fantastico.>>
Alex sorride, e mi porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
<<Sarà ora di tornare al motorhome, Marc sarà preoccupato.>>
Sento una fitta al cuore nel momento in cui Alex nomina il nome di Marc.
Era stato così bello, così leggero e così semplice, non pensare a lui per un po'.
Alex mi prende per mano e scendiamo dagli spalti.
Torniamo al motorhome a bordo del suo motorino.
Scendo non appena si ferma a pochi passi dalle scale, e gli poso una mano sul braccio, approfittando del fatto, che da seduto, mi è molto più vicino.
<<Alex, c'è una cosa che voglio che tu sappia. Non rinnego il nostro bacio di ieri sera, non lo considererò mai un errore. Neanche quello di adesso.>>
Mi sollevo di poco sulle punte e poso le mie labbra sulle sue.
È un bacio dolce e delicato, un modo per trasmettergli tutto l'affetto che provo per lui.
Il rumore di qualcosa che va in frantumi ci fa allontanare di colpo.
Mi volto di scatto verso l'entrata del motorhome, e Marc è lì, in piedi, gli occhi fissi su di noi, il volto stravolto è più bianco di un lenzuolo, come se avesse visto un fantasma.
Una mano sollevata come se stesse stringendo qualcosa, ma in realtà, il bicchiere che teneva stretto è ai suoi piedi, in mille pezzi.
Sento la rabbia tornare a ribollirmi nelle vene, esattamente come ieri sera.
Un sorrisino compiaciuto va a dipingersi sulle mie labbra.
Volevo ferirlo esattamente come lui ha ferito me, e ora ci sono riuscita, anche se non ne avevo intenzione. Non ho baciato Alex per quello, altrimenti lo avrei fatto di proposito davanti a lui, non appena varcata la soglia del motorhome.
Semplicemente, Marc non avrebbe dovuto essere lì.
<<Cosa...cosa...cosa significa quello che ho appena visto?>> domanda, la voce più alta di un'ottava, le palpebre che continuano a sbattere nervosamente.
Pare sul punto di esplodere.
<<Alex, vuoi fargli un disegnino?>> cinguetto, acida, voltandomi a guardarlo.
La pelle di Alex è talmente rossa che pare stia andando a fuoco.
<<Marc, ecco...adesso ti spieghiamo...>>
<<No, Alex>> lo interrompo, fulminando Marc con lo sguardo, <<se proprio ci tieni, tu gli spiegherai. Io non intendo parlare con lui.>> sbotto, stringendomi meglio la felpa intorno ai fianchi.
Do le spalle ad entrambi e mi allontano, mentre sento Alex chiamarmi.
Aumento il passo, con gli occhi che pungono per le lacrime.
Non voglio vedere Marc, non voglio parlare con lui.
Voglio solo stare sola.
Corro via, uscendo dalla zona privata, senza sapere dove andare.
Il paddock a quest'ora inizia a popolarsi.
I più sono i componenti dei team di Moto2 e Moto3 che stanno smontando i box per dirigersi a Jerez, dove si terranno i test d'inizio stagione.
Mi blocco all'istante.
Avevo dimenticato questo particolare. Alex tra poche ore partirà per Jerez e io e Marc torneremo a casa insieme, da soli.
Non è possibile.
Perché gli ho promesso di restare qui anche per i test?
Sono un idiota, la più grande idiota mai vista sul pianeta.
Sospiro, dirigendomi verso la pista sgombra, dove ieri i piloti hanno duellato per il podio, per la cosa da loro più ambita, la vittoria, e dove da domani inizierà la nuova stagione.
Sciolgo la felpa e in quel momento vedo cadere un pezzo di carta dalla tasca frontale.
Mi chino a raccoglierlo e noto che è un numero di telefono con sotto scritto semplicemente 'Jorge'.
Accenno un sorriso e me lo infilo nella tasca dei jeans.
<<Qui non ci sono boschi dove nasconderti.>> la voce di Marc scatena un brivido lungo la mia schiena.
Ricomincio a camminare pur di allontanarmi da lui, ma lo sento venirmi dietro.
<<Joder, Angel, ti vuoi fermare?>> mi afferra per un polso, tirandomi a sé, e per poco non gli finisco addosso.
<<Non mi toccare!>> ringhio, cercando di sfilare il polso dalla sua presa, ma lui non mi lascia andare.
Mi guarda dritto negli occhi.
<<Cosa succede tra te e Alex?>> mi domanda, e siamo così vicini che il suo respiro mi accarezza le labbra.
<<Non sono cazzi tuoi, Marquez. Io non ti chiedo di quelle che ti porti a letto, e a proposito, ti sei divertito con la biondina, stanotte?>> sibilo, inarcando un sopracciglio e guardandolo dall'alto al basso.
Marc mi guarda, confuso.
<<Se non sono fatti miei quello che succede tra te e Alex non sono fatti tuoi quello che faccio con le altre, o sbaglio?>>
Assottiglio lo sguardo, più furiosa che mai.
Dio, quanto lo sto odiando.
<<Comunque questa notte l'ho trascorsa da solo, nella mia stanza. Non ricordo ciò di cui stai parlando.>> riprende, con tono disinteressato.
<<E certo, facile così!>> sbotto, togliendo il polso dalla sua presa, e allontanandomi da lui.
<<Facile fare quello che più ti pare e piace e poi dire che non ricordi! Non ti interessa nulla dei sentimenti degli altri, Marc, esistono solo i tuoi e basta! Sì, ho baciato Alex, perché l'ho baciato io, e non questa mattina, ma ieri sera. Non avrei scelto altri che lui per il mio primo bacio. Tu lo batterai anche in pista, ma fuori da lì, non reggi il confronto. Tu rispetto a lui sei un bambino viziato e capriccioso.>>
Non aspetto una sua risposta, evito il suo sguardo ferito e confuso, e mi allontano.
<<Lo hai davvero baciato tu?>> mi domanda, venendomi dietro.
Non saprei descrivere la sua voce.
È spezzata, come se stesse soffrendo, ma so che non è così.
È il suo modo di giocare con me, e io non intendo cascarci ancora una volta.
Mi volto a guardarlo, trionfante.
<<Sì, esatto.>>
Dopo tutto quello che gli ho detto, questa è l'unica cosa che gli interessa?
Vedo il suo petto alzarsi e abbassarsi velocemente, come se avesse corso una maratona, gli occhi più grandi e lucidi.
<<Quindi...quindi ora voi due...state->>
<<No.>> lo interrompo subito, <<È stato bello, ma...non sono innamorata di Alex. Non è cambiato nulla rispetto a prima, per me. Ieri sera ero brilla, non avevo idea di quello che stessi facendo, anche se so che non è una scusa. Quello di stamattina però era un modo per fargli capire che non me ne pento, e che gli vorrò sempre bene.>>
Marc mi raggiunge, il viso più disteso, ma gli occhi ancora in fiamme.
<<Angel, senti, è successo lo stesso a me ieri sera. Solo che io al tuo contrario ero completamente sbronzo. Neanche mi ricordo di quella biondina di cui hai parlato. So solo che ieri sera io e te->>
<<Io e te cosa? Stavamo festeggiando, niente di più.>>
Lo vedo deglutire a fatica, mentre la delusione si dipinge sul suo volto.
<<Ho capito. È tutta colpa mia.>> soffia, ad un tratto, abbassando lo sguardo.
Che cosa ha capito?
<<Hai ragione, Angel. Tutto quello che hai detto prima...hai ragione. Ti chiedo scusa. Solo questo.>> mi osserva ancora per qualche istante, un sorriso triste e amareggiato sulle labbra, poi, così come è arrivato sparisce, lasciandomi sola nel silenzio della pista.
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