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Bruciare per te


"Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,
sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño."
[Pablo Neruda]

[Marc]

Quando raggiungo Angel ai nostri posti, la trovo con le guance in fiamme e lo sguardo che saetta intorno a lei.
Si porta le mani al viso e scuote la testa.

<<Márquez, guarda le cose che mi fai fare.>> sibila, in un sussurro.

Io non posso fare a meno di gongolare, nel vedere il suo imbarazzo e il rossore che le colora le guance. Mi fa sentire potente il fatto di essere l'unico in grado di farle perdere il controllo.
Mi avvicino al suo orecchio, sfiorandolo con le labbra e la sento tremare.

<<E cosa ti avrei fatto fare?>>

<<E se qualcuno ci avesse sentito?>> mi chiede, a voce talmente bassa che la sento appena.

Mi do una leggera occhiata intorno. Nessuno sembra essersi accorto di noi. Alcuni dormono, altri hanno le cuffie alle orecchie per ascoltare la musica o seguire un film.

<<Non ci ha sentito nessuno, tranquilla. In più, abbiamo fatto piano, mi piace baciarti per cercare di coprire i tuoi gemiti.>> soffio al suo orecchio, e la vedo assottigliare lo sguardo, mentre stringe le gambe.

<<Márquez, ti detesto.>>

<<Sì, lo so, si vede.>> sogghigno, e lei mi tira uno schiaffetto sul braccio, paonazza in viso.

<<Ma la vuoi piantare?!>> mi riprende lei, guardandomi tra lo sconvolto e il sorpreso.

<<Che posso farci se mi fai impazzire, amore?>> continuo, posandole un bacio sull'orecchio e un altro sul collo. La sento sospirare, e la sua presa si fa più stretta sul mio braccio.

<<Marc>> mi riprende Angel, guardandosi intorno, <<che ti prende, non riesci più a contenerti?>>

<<No, non ci riesco più.>> ammetto, alzando le spalle, e accarezzandole la guancia con il dorso della mano.

Angel punta gli occhi nei miei, e mi perdo, nel guardarla. È così bella, il suo viso è il più dolce che io abbia mai visto, i suoi occhi, così grandi e dalle ciglia lunghe e nere, sono un capolavoro. Quando mi perdo nel suo sguardo, mi sento come se venissi risucchiato per finire in un'altra dimensione, in un'altra galassia, sento il cuore esplodermi nel petto, le classiche farfalle nello stomaco che io non sono solito provare.

Angel socchiude gli occhi, e sorride, mordendosi il labbro inferiore.

<<Sei così bello, lo sai?>>

Sento il cuore tremarmi nel petto.
Dio, è possibile amare qualcuno così tanto?

<<E con questa arriviamo a tre! E solo nelle ultime tre settimane!>> gongolo. Angel, per tutta risposta, alza gli occhi al cielo.

<<È incredibile il fatto che tu le conti.>>

<<Ovvio che le conto! Le cose dette da te hanno tutto un altro sapore e un altro significato.>>

Mi passo la punta della lingua sulle labbra e solo in quel momento faccio caso al loro sapore.

<<Perché ho le labbra che sanno di cioccolato?>> Angel sogghigna.

<<Sono io. O meglio, è il mio burrocacao al cioccolato.>>

<<Lasciami morire sulle tue labbra, ti prego.>> le chiedo, in un sussurro, e Angel ride, scuotendo la testa.

<<Fai il bravo.>> mi prende il mento tra due dita, poi mi posa un bacio sulla guancia in modo del tutto inaspettato, <<guarda che bel profilo che hai, è ingiusto essere così perfetti! Non potevo nascere anche io con un bel nasino?>> piagnucola, e io la guardo male.

<<Dove sarebbe il problema nel tuo naso?>>

<<Di nuovo Marquez, hai un problema alla vista e corri su una moto ad alta velocità con il rischio di sfracellarti contro il muro. Perché se non vedi il mio naso, allora sei davvero cieco. Eppure, cerco sempre di evitare di far vedere il mio profilo a qualcuno!>>

Per la prima volta, smetto di ascoltarla mentre parla. Non mi piace quando si sminuisce, quando sottolinea quei difetti che io non noto, e che neppure gli altri perdono tempo a notare. Angel è molto più di un nasino perfetto alla francese.
Angel è una creatura ammaliante, di una bellezza delicata ed eterea, di paradiso. Non è sicuramente esplosiva e appariscente ma ti entra dentro e come una pianta rampicante mette radici nella tua mente. È di un magnetismo unico nel suo genere.
E il fatto che non se ne renda neppure conto, non fa che accrescere il suo fascino.

<<Márquez, che cazzo hai da sorridere?>> mi riprende ad un tratto, e ritorno alla realtà. Angel mi sta fissando con sguardo truce.
Mi ero perso nel pensare a quanto lei sia bella e ora penserà che io stia prendendo in giro lei e il suo naso.

<<Non stavo pensando al tuo naso, ci tengo a precisarlo.>> alzo le mani come a volermi discolpare e Angel increspa le labbra per il disappunto. Mi avvicino al suo viso e le poso un bacio sulla tempia, <<mi piaci proprio cosi come sei, angelo. Con questi occhi favolosi, che sono la finestra sulla tua bell'anima, con queste labbra morbide e deliziose, questa pelle delicata e che sa di cocco, con questo corpo che io amo da impazzire perché è il tuo corpo, amore mio. Pensala come vuoi, ma a me tutto questo piace da impazzire.>>

Angel si volta a guardarmi, e i suoi occhi lucidi mi fanno capire che è sull'orlo del pianto.

<<Oh, Marc ->>

<<Ehi, tutto bene?>>

Angel sussulta appena quando la voce di Alex la interrompe. Ci voltiamo in contemporanea e incrociamo lo sguardo di Alex, seduto alla postazione davanti alla nostra assieme ad Josè, che, al suo contrario, starà ancora dormendo.

<<Sì, certo, Alexito. Perché lo chiedi?>>

Alex osserva prima Angel, poi me per diversi istanti, poi accenna un sorriso.

<<Stavate parlando cosi fitto e pensavo ci fosse qualche problema.>>

<<No, nessun problema, solo tuo fratello che fa il cretino.>> replica Angel, lasciandomi un colpo leggero sul petto, <<gli avevo chiesto di presentarmi Lewis Hamilton, ma non vuole!>> sospira, alzando le spalle e abbassando lo sguardo.

La guardo ironico, inarcando un sopracciglio e sollevando un angolo delle labbra.

<<Lewis Hamilton?>> le chiedo, sbattendo le palpebre.

<<Sai che adoro quell'uomo! Ho proprio un debole per lui, probabilmente è l'unico per me ai livelli di Leonardo Di Caprio!>> Angel mi guarda come se la cosa fosse ovvia, quando io non avevo minimamente capito che oltre ad ammirarlo sportivamente, le piaceva anche in un altro senso. Scuote poi la testa, e solleva le spalle.

<<E a proposito di Leonardo, ho visto il suo documentario sul cambiamento climatico ed è triste realizzare che, oltre al fatto che stiamo distruggendo il pianeta, io non sposerò mai quell'uomo! Ed è l'unico che sposerei immediatamente, sì, sì, so che ho detto che il matrimonio per me è un grande no, ma per Leonardo Di Caprio diventerebbe un grande sì.>>

La guardo, cercando di non far trapelare minimamente la stupida gelosia che mi pervade. Ho sempre saputo della cotta di Angel per Di Caprio e sarebbe sciocco esserne gelosi.

<<Molto interessante. Lewis ha già il cuore spezzato.>> la canzono, e lei mi guarda male, facendomi la linguaccia.

<<Leonardo Di Caprio uomo molto fortunato senza neppure saperlo.>> Alex allunga una mano e le accarezza una guancia, e io cerco di apparire indifferente di fronte a quel gesto.
Angel accenna un sorriso, poi recupera un libro dal suo zaino.

<<Devo finirlo assolutamente.>> ci dice, con tono estremamente serio guardandoci. Poi si mette comoda e immerge il viso tra le pagine. Il mio sguardo continua a restare fisso su Alex, che osserva Angel per un altro istante, per poi lasciarsi andare ad un sospiro silenzioso.
E io sento una fitta al petto nel realizzare che ad Alex, Angel non passerà mai.
Essere quello che gli causerà dolore è innaturale, per me. È sempre stato qualcosa di impensabile, il mio obiettivo era sempre stato quello di proteggerlo. È il mio fratellino.
Invece sarò quello che lo ferirà più di chiunque altro.
E sento di non averne il coraggio, sento di non poter fare una cosa del genere.
Eppure devo farlo.
Devo.

Dopo qualche istante, sento una mano accarezzare la mia, con delicatezza. Mi volto di scatto, ed Angel è ancora immersa nella lettura del suo libro, ma la sua mano è posata sulla mia. Quel gesto basta a calmare l'agitazione in cui riversa il mio animo. Angel posa il suo sguardo su di me.

<<Tutto bene? Mi sembri un po' pensieroso.>> accenno un sorriso.

<<Sì, certo. Stavo solo pensando se tu amassi più me o Leonardo Di Caprio.>>

Angel sorride e mi si avvicina, continuando a tenere il libro aperto davanti al suo viso.

<<Ma tesoro, che domande fai? Ovviamente la risposta è Leonardo Di Caprio!>>

La guardo malissimo, e lei scoppia a ridere, per poi accarezzarmi i capelli proprio sopra l'orecchio.

<<Ma tu sei l'unico che mi fa tremare il cuore.>> aggiunge, sfiorandomi le labbra con il pollice.

Il sangue scorre più velocemente nelle mie vene, al sentire le sue parole, e sento male al cuore quando realizzo di non poterla baciare.

<<Ora, fammi finire questo libro, è da inizio mese che lo sto leggendo!>> piagnucola, e io sollevo gli occhi al cielo.

<<E va bene, pensa al tuo libro.>>

<<Márquez, te lo ripeto, il fatto che non ti piaccia leggere può diventare un ostacolo insormontabile per la nostra relazione.>> mi punzecchia, inarcando un sopracciglio e guardandomi con sufficienza.

<<Addirittura.>>

<<Sì.>> si limita a dire, per poi tornare a dedicare la sua attenzione al suo libro.
Sospiro rumorosamente, e recupero il PC per guardare la gara di Sepang dello scorso anno.
Dopo la conquista del titolo in Giappone, sono caduto a Phillip Island, poi in Malesia, ma sono riuscito a ripartire e a concludere la gara all'undicesima posizione.
Ho la possibilità di vincere il mondiale in Malesia, ma sarà dura. Il Dovi non è molto lontano in classifica generale, e Sepang non è una delle mie piste preferite.
Non appena finisco di vedere la gara, sento Angel tirare su con il naso, e singhiozzare.
Mi volto verso di lei e la ritrovo in lacrime, gli occhi rossi, così come la punta del naso.

<<Angel, che succede?>> le chiedo, sconvolto. Un'ora fa era di buon umore e sorridente, e ora sta piangendo come una fontana. Che diavolo può essere successo?

<<Ho finito il libro.>> singhiozza, stringendoselo al petto.

<<Ed è per questo che stai piangendo?>> la prendo tra le braccia, ed Angel affonda il viso nella mia spalla, annuendo.

<<Lo vedi? Era meglio se non lo leggevi. Adesso lo buttiamo dal finestrino.>>

<<Non ci provare!>> mi sibila Angel all'orecchio, scostando il viso dalla mia spalla e fulminandomi con lo sguardo, <<questo libro è un capolavoro, mi è entrato nel cuore, Marc. È giusto mezzo gradino sotto a Cime Tempestose e Jane Eyre. Ma è lì.>>

<<Ma ti fa piangere!>> replico, con dolcezza.

<<Mi fa piangere perché è struggente, perché la fine mi ha spezzato il cuore, ma mi ha fatto capire così tante cose...ed è così toccante...come posso spiegarti se tu non l'hai letto e non capisci la bellezza della lettura e dei libri, Marc!>>

Un po' mi dispiace non avere la sua stessa passione per i libri, per la lettura. Siamo così diversi su tante cose, ma allora perché stiamo così bene insieme? Avrei voluto essere uno di quelli un po' intellettuali, che hanno passione per le opere letterarie, invece mi sono totalmente indifferenti. Se penso che persino mio fratello, per amore di Angel, ha letto un libro dopo che l'ultimo che gli era capitato tra le mani era quello di spagnolo in terza liceo.
Forse dovrei provarci anch'io.
Provare ad avvicinarmi un po' di più al mondo di Angel, in punta di piedi.

<<Posso?>> le chiedo, posando una mano sul libro che stringe ancora al petto. Angel mi guarda, incerta, <<tranquilla, non lo lancio fuori dal finestrino.>> le sorrido, e osservo la copertina.

<<Io prima di te.>> leggo, in un sussurro.

Anche io, prima di scontrarmi con il mondo di Angel, ero completamente diverso. Solo quando mi fermo a pensarci su realizzo quanto questa ragazza mi abbia cambiato, prima lentamente, poi, quando mi ha strappato il cuore dal petto, tutto in una volta. Il Marc di prima che si innamorasse di Angel, è come se non mi appartenesse più. E il Marc di adesso, quasi non lo riconosco.
Ripongo il libro nello zaino di Angel, e le asciugo le lacrime.

<<Su, tesoro, avanti, vieni qui.>> Angel si tuffa tra le mie braccia e mi stringe fortissimo a sé, mentre inspira il mio profumo.

<<È così brutto perdere qualcuno che ami.>> dice, all'improvviso, <<prima riuscivo solo ad immaginarlo, ora...ora capisco. Marc, se ti dovesse capitare qualcosa, io...io impazzirei. Ogni volta che sali in moto, ogni volta che ti vedo cadere, il mio cuore trema per la paura. È una sensazione così brutta, mi si gela il sangue nelle vene.>>

In quel momento capisco che mi ha detto "ti amo".
In quel momento realizzo tutte le volte in cui me lo ha detto, in cui me lo ha dimostrato con i fatti, e le parole che mi ha appena rivolto, sono solo l'ultima prova di ciò che sente per me.

Punto gli occhi nei suoi, e sento che sta per venire da piangere anche a me. D'improvviso, l'intensità di ciò che provo per Angel mi travolge e mi toglie il respiro per un istante.

<<Anche io ho il terrore costante che possa succederti qualcosa, che tu possa soffrire, ho il terrore di perderti. Ho la costante paura di perdere il mio cuore, la mia persona. Perché tu lo hai capito, Angel, che sei la mia persona, vero?>>

Angel accenna un sorriso, mentre una lacrima le scorre lungo la guancia.

<<Oh, Marc, io...è normale sentirsi così? Mi sento come se fossi sotto effetto di droghe, come se non riuscissi più a pensare lucidamente. Mi sento come se vivessi in un'altra dimensione da tre settimane, completamente in fiamme e letteralmente abbagliata. È normale tutto questo?>>

Getto un'occhiata veloce ad Alex, e noto che è concentrato nel guardare un film. Poso allora un bacio sulla fronte di Angel.

<<Sì, amore mio, è normale, ma al tempo stesso non lo è. Non tutti hanno quello che abbiamo noi. Non tutti hanno la fortuna di provare quello che proviamo noi l'uno per l'altro. Non lo dobbiamo buttare via, non lo dobbiamo sprecare, dobbiamo prendercene cura.>> sussurro, e Angel intreccia le dita con le mie, socchiudendo gli occhi.

<<Marc Márquez Alenta, sei tu?>> sogghigna, guardandomi sorpresa, <<non ti credevo capace di dire simili cose. Tu...impegnarti?>>

Alzo le spalle.

<<Non avevo trovato l'amore della mia vita. Quando ami davvero la persona con cui stai, non può spaventarti il volerti impegnare, anzi. Non vedi l'ora che inizi.>>

Angel mi guarda come se mi vedesse per la prima volta.

<<Quanti baci dovremo recuperare quando arriveremo in hotel?>> mi chiede, guardandomi le labbra.

<<Mmh...un migliaio.>> replico, fingendo di pensarci su.

<<Allora li recupereremo tutti.>> sussurra lei, accarezzandomi una ciocca di capelli sulla fronte. Poi abbassa il capo.

<<Hai voglia di vedere una cosa?>> mi chiede, guardandomi un po' incerta.

<<Certo.>>

Angel tira fuori il telefono dalla tasca dei pantaloncini e dopo qualche secondo se lo porta al petto.

<<Ti ricordi il cottage che avevo in mente?>>

<<Come dimenticarlo?>>

<<L'ho trovato. Ho trovato il cottage dei miei sogni.>> mi guarda con aria solenne, poi mi mostra il telefono.
In una foto, è rappresentata la casa dei sogni di Angel.

È una piccola villetta immersa nel verde, in campagna, poco distante vi è un piccolo laghetto. È interamente in pietra, dal tetto spiovente, due gradini conducono al piccolo porticato e all'entrata. Vi sono due piccole lanterne accese ai lati della porta, di colore scuro. Un comignolo in pietra sbuca da un angolo del tetto, da cui si intravedono anche due finestrelle da cui è possibile ammirare il cielo.
Sembra la casa delle fiabe, quella che ti ritrovi davanti dopo esserti perso nel bosco.
Ed è così da Angel, cosi immersa nella natura, cosi intima e raccolta.

Quando pensavo alla casa in cui avrei vissuto, la mia casa personale e non quella dei miei genitori, immaginavo una casa sulle colline di Cervera, una casa moderna, abbastanza grande, con una bella piscina e un grande garage per le mie moto.
Ma ora che ho visto questa, penso che sarebbe perfetta per me e per Angel.
Il nostro regno dove vivere insieme.
Certo, potremmo allargarla da qualche parte per il mio garage e la mia palestra, oppure potremmo costruire una piccola dependance in funzione di palestra, e il garage lì accanto.

Dio, ma a cosa sto pensando?

Angel non mi ha compreso nella sua casa dei sogni, perché era troppo presto, e io penso addirittura a queste cose, a come potremmo sistemarla per le mie esigenze?

Mi sento un cretino, un idiota.

Sto immaginando un futuro con una ragazza, mi vedo con lei ad arredare la nostra casa, a decidere il colore delle pareti o a discutere su dove mettere i miei trofei.
E non ne sono spaventato.
Ne sono elettrizzato solo al pensiero.

Mi ripetevo sempre che la ragazza giusta, se mai fosse esistita, avrebbe dovuto farmi sentire come quando andavo in moto.
Ed ero convinto che una simile persona non poteva esistere, perché le moto, per me, erano uno standard a cui nessuno poteva arrivare.
Invece stare con Angel è come essere perennemente in gara.
Mi fa sentire allo stesso modo.
E non riesco a capire come ho fatto a non accorgermene prima.
Abbiamo sempre avuto un rapporto speciale, dovevo vederla e sentirla ad ogni costo, ogni giorno.
Lei, per me, è sempre stata come "casa".
Era diversa per me, rispetto alle altre mie amiche, a cui ho sempre voluto bene.
Era sempre stata diversa.

<<Allora, Marc? Che ne pensi?>>

Mi risveglio dai miei pensieri. Angel mi osserva con gli occhi pieni di attesa. Vuole sapere il mio parere.

<<È...bellissima questa casa. Ti ci vedo benissimo. È proprio fatta apposta per te.>>

Angel sorride, un sorriso pieno di felicità, di speranza. Mi stringe la mano.

<<Io in realtà vorrei anche una pianta rampicante lungo uno dei muri della casa, una pianta che poi fiorirà in primavera. E vorrei tanto un vialetto alberato che conduce alla casa. E un roseto, dovrà esserci un roseto in giardino. Ma...ti piace davvero? So che tu apprezzi uno stile più moderno...>>

<<Che tu ritieni freddo.>> preciso.

<<È freddo, Márquez. Che calore c'è in quelle case che sembrano dei cubi o dei parallelepipedi? Ma a te comunque piacciono. E non pensavo...>>

<<Mi piace perchè sa di te.>>

Angel mi osserva per diversi istanti, per poi lasciarmi una carezza sulla guancia.

<<Quanto cazzo ci mette questo aereo ad arrivare in Malesia?>>

~·~

[Angel]

<<Oh cazzo, ma questo posto è un forno!>> esclamo, non appena usciamo dall'aeroporto.

<<Più del 90 % di umidità.>> replica Josè, annuendo.

<<Dovrebbe essere proibito correre qui.>> continuo, mentre saliamo in auto.

Le luci della sera illuminano la città di Kuala Lumpur. Ci sarà tempo domani per scattarsi una foto davanti alle famose torri. Ora ho solo voglia di arrivare in hotel il prima possibile, farmi una doccia e infilarmi a letto.

L'hotel non è molto distante dal circuito. Non appena entro nella mia stanza, tiro fuori giusto l'occorrente per farmi la doccia e corro in bagno. Quest'umidità mi sta uccidendo, non sarà facile resistere fino a lunedì mattina. Non vedo già l'ora di tornare in Spagna. Ma mi sarebbe piaciuto moltissimo anche restare a Phillip Island.
Mi lavo anche i capelli, anche se penso che con questo clima mi toccherà lavarli praticamente ogni due ore.
Non appena finisco di asciugarli, noto il cellulare posato sopra il ripiano del bagno illuminarsi e vibrare.
È un messaggio di Marc che mi chiede se può raggiungermi. Gli rispondo un semplice "sì" e dopo qualche istante sento bussare alla porta. Corro ad aprire e lo tiro per il braccio, portandolo dentro. Lo sento sogghignare.

<<Come siamo impazienti.>> cinguetta, per poi bloccarmi contro la porta e premere il corpo contro il mio.

<<Sono molto impaziente.>> ammetto, intrecciando le braccia intorno al suo collo. Marc fa sfiorare la punta del suo naso con il mio.

<<Non hai idea di quanto lo sono io.>> mormora, sulle mie labbra, e sento le ginocchia tremarmi.
Gli prendo il viso tra le mani, e lo bacio, affamata. Sento Marc sorridere e mi posa le mani sul fondoschiena, mentre le nostre labbra si fondono, si uniscono, come per completarsi. Un brivido mi attraversa in ogni più piccola parte del corpo e mi esplode nel cervello.
Dio, quanto ne avevo bisogno.
Non riesco a trattenere un gemito incontrollato che mi sfugge dalla gola, e Marc come in risposta, mi morde il labbro inferiore e sento che potrei esplodere, per un bacio.
Marc mi afferra un lembo dell'asciugamano e io mi stacco dalle sue labbra.

<<Marc, sono stanca.>> gli dico, in un soffio, e lui mi accarezza la guancia con la punta del naso.

<<Anch'io lo sono. Ma possiamo metterci a letto e recuperare i baci che abbiamo in sospeso.>> soffia, con aria innocente, quando in realtà è un diavolo tentatore. Mi fissa negli occhi, e si accarezza le labbra con la punta della lingua e io non posso fare altro che sospirare e cedere.

<<Ti odio, Márquez.>>

<<Oh, lo so.>> sogghigna lui, posandomi un bacio sul collo. Poi rivolge un cenno all'asciugamano che mi avvolge ancora il corpo.

<<Non vorrai dormire vestita in questo forno, vero?>> mormora, con aria suadente. Lo guardo male per un istante, e gli afferro un lembo della maglietta.

<<E va bene. Ma vale anche per te. Spogliati, Márquez!>>

Marc scoppia a ridere e si sfila la maglietta, poi i pantaloni della tuta, e scioglie il nodo che teneva legato il mio asciugamano. Mi stringe a sé, e il contatto della mia pelle nuda contro la sua mi manda in iper ventilazione. Sono estremamente sensibile al suo tocco, così ricettiva da tremare ogni volta che mi tocca o mi è vicino.
Ogni volta che siamo pelle contro pelle, mi sembra di morire e rinascere nello stesso momento.
Lo prendo per mano e scosto le lenzuola del letto.

<<Joder, que hermosa eres, mi amor.>> mi sussurra all'orecchio, per poi posarmi un bacio sul collo.

Arrossisco e gli do una leggera spinta, mentre ci stendiamo sul letto.

<<Ma la vuoi smettere?>> lo riprendo, mentre lui mi prende tra le sue braccia. Inarca un sopracciglio, facendo una smorfia.

<<Non smetterò mai di dire quanto è bella la mia ragazza. Anzi. Non ti ho ancora mai detto che hai un fondoschiena da urlo.>> spalanco gli occhi e sto per riprenderlo nuovamente, quando lui preme le labbra contro le mie, sogghignando.

E io non potrei essere più felice di averlo nella mia vita, di perdermi in questa splendida sensazione che sa di eternità: poter averlo con me, sempre.

~·~

<<Non mi piace Sepang.>> sentenzio, guardando l'asfalto sotto i miei piedi. Marc aveva un evento organizzato da uno sponsor e io sono rimasta in circuito con Alex. O meglio, sono venuta in circuito con Alex, ma lui poi è stato giustamente preso dai suoi impegni. E io ho iniziato a girare per il circuito in lungo e in largo.
L'umidità e l'afa mi stanno letteralmente uccidendo, per una che soffre di pressione bassa non è il massimo questo clima.
E, per ultima cosa, in questo circuito si respira un'atmosfera strana che non mi piace per nulla.
Sarà forse perché è stato il luogo dove il Sic ha perso la vita, e nello stesso anno, Marc ha avuto un violento incidente, seguito di quello in Australia che lo ha portato ad avere problemi alla vista per mesi.
È un luogo soffocante, se fosse per me, toglierei questa pista dal calendario.

Sono stata per un po' davanti alla targa del Sic, alla curva 11, quella curva maledetta che gli ha strappato la vita. Ho lasciato un fiore, e sono stata lì, a pensare, a lui, a quanto questo loro mondo regali grandi gioie ma anche immensi dolori. Perché la vita sa essere dannatamente crudele e ingiusta, senza pietà. Ed è una cosa che mi spaventa tantissimo.

<<Lo so, me lo hai già detto quattro volte, Angel.>> replica Rafi dall'altra parte del telefono.

<<Scusa.>> le chiedo, stringendomi nelle spalle, anche se lei non può vedermi.

<<Da voi che ore sono?>> mi chiede, ad un tratto.

<<Sono...le 16.00. Lì?>>

<<Le 10.00. Io vado sempre in confusione con i fusi orari.>> sogghigna, per poi schiarirsi la voce, <<allora, come vanno le cose tra te e tu sai chi?>>

<<Voldemort?>> le chiedo, cercando di trattenere una risata.

<<Angel!>> mi riprende lei, e io sogghigno.

<<Tutto benissimo, Rafi. Va davvero...davvero bene. Non lo so, mi sembra di essere uscita di testa. Ho quasi...quasi paura che stia andando tutto troppo in fretta. Come se stessimo correndo troppo.>>

<<Forse perché è quello giusto, Angel?>> replica Rafi.

Le sue parole mi colpiscono e fanno iniziare a battere più forte il mio cuore.

<<Quello giusto?>> ripeto, portandomi una mano al petto.

<<Sì. Quello giusto. Dimmi, vuole dormire tutte le notti con te?>>

<<Sempre. Ma...da quando siamo stati insieme la prima volta, tre settimane fa, abbiamo sempre dormito insieme. L'unica volta in cui abbiamo dormito separati è stato quando è andato in Indonesia, e io sono andata in Australia con Alex.
Io non so perché, ma è come se avessimo il bisogno di stare sempre insieme, sempre vicini. Certo, non mancano le discussioni. Io non mi aspettavo che fosse un tipo geloso.>> Rafi si lascia sfuggire una risata.

<<Lo è sempre stato dei suoi affetti, sin da piccolo. E lo è sempre stato anche di te. Forse non te lo ha mai mostrato apertamente, né te lo ha mai detto chiaramente, ma io lo conosco, gli dava fastidio che tu potessi stringere un'amicizia forte come quella che era la vostra, con qualcun altro. All'inizio gli urtava anche che Alex volesse entrare nel vostro "rapporto esclusivo". Ha sempre temuto che potessi trovare qualcun altro più simile a te con cui dividere le tue passioni e che ti saresti dimenticata di lui.>>

Arrivo sul rettilineo di fronte alla pitlane, e resto sorpresa dalle parole che sono appena uscite dalle labbra di Rafi.

<<Davvero?>>

<<Già. Non è niente di nuovo. Solo che ora non riesce più a tenertelo nascosto. E questo significa solo una cosa, unita al fatto che non riesce a starti lontano.>>

<<Ovvero?>> le domando, iniziando a sventolarmi un ventaglio in faccia. Ho sempre avuto la passione per i ventagli.

<<Come ci si sente ad essere la ragazza che ha fatto perdere la testa a Marc Márquez?>>

Mi porto il ventaglio al viso, in pieno imbarazzo.
Non ce la faccio a realizzare che possa essere davvero così.

<<Rafi, io ->>

<<Ho spulciato il tuo profilo e ho notato che non si lascia sfuggire niente. Ieri ti ha messo like anche a quel post sull'oceano...in quel momento ho alzato le mani. Marc che mette like al post di un paesaggio, non lo avrei mai creduto possibile! Mi spiego, non voglio dire che non apprezzi la natura, ma lo sai, lui è un tipo più...concreto. E quindi, questa è l'ennesima prova che è letteralmente andato. Potresti pubblicare anche una foto della...della mummia di Tut - Tutarkathon?>>

<<Tutankhamon.>> la correggo.

<<Sì vabbè, quello lì, e a lui piacerebbe. Un po' mi fa ridere vedere come è partito per la tangente, ma dall'altra ne sono così felice. Poi spero comunque che mi dirai chi tra lui e Alex ->>

<<Rafi, ci sentiamo, devo andare.>> la interrompo e lei urla attraverso il telefono.

<<No, no, va bene, sto zitta, hai ragione. Ma comunque, a proposito di questo...hai sfoggiato il completino che abbiamo acquistato prima della partenza?>>

<<Oh. Ecco, ancora no.>> ammetto, arrossendo.

<<E cosa stai aspettando? Avanti signorina, quel completino merita di essere ammirato e poi, ovviamente, tolto.>> sto per risponderle, quando il cellulare mi vibra contro l'orecchio. Controllo che non ci sia nessuno e metto il vivavoce. Sono due notifiche di instagram.
Uno è un messaggio di Joan, un post su due alpaca che dormono l'uno accanto all'altro, e l'altra è una richiesta di follow.

<<Oddio, Rafi.>> esclamo, appoggiandomi contro il muro della pitlane.

<<Che succede? Hai perso il completin ->> tolgo il vivavoce.

<<Il modello di Paco Rabanne.>>

<<Cosa ha fatto?>> domanda, continuando ad usare un tono di voce concitato.

<<Non so come, ma mi ha trovato su instagram, e...mi ha appena inviato una richiesta di follow.>> infilo il ventaglio nella tasca laterale dei jeans e mi porto una mano tra i capelli.

<<Angel, Angel accettala e poi parlagli di me, ti prego, questa è la mia grande occasione, facci sposare, Angel!>> urla dall'altra parte del telefono.

Scuoto la testa, in piena confusione.

<<Dici che dovrei accettarla?>>

<<Angel, hai battuto la testa sull'asfalto di Sepang? Queste non sono domande da farsi! Bisogna chiedersi perché esistono i pezzi di frutta nello yogurt, o perché i cibi più buoni sono quelli con tremila calorie, non queste cose! Tu devi solo accettare e seguirlo di rimando, muoviti, è tua cognata che te lo ordina o te lo chiede in ginocchio, vedi un po' tu.>>

<<Tu non sei mia cognata.>> preciso.

<<Già, quello è Alex, e la cosa è molto divertente. Accettala, Angel. Ti tempesterò di chiamate e prenderò la residenza sul tuo profilo.>> osservo lo schermo per diversi istanti, poi chiudo gli occhi e accetto la richiesta, e di conseguenza, inizio a seguirlo anche io.

<<Brava ragazza!>>

<<Rafi, eri già sul mio profilo?>> le chiedo, sconvolta.

<<Certo! Ora, mi raccomando, alla prima occasione vedi di parlargli di me. E soprattutto: il completino, stasera. Ora Marc si ingelosirà sicuramente, serve qualcosa che lo distragga.>> sogghigna, per poi chiudere la chiamata.

Manipolatrice.

<<Belle!>>

Sento la voce di Joan chiamarmi e mi volto di scatto, riponendo il telefono nella tasca dei pantaloncini.

<<Campione del mondo!>> lo accolgo, allargando le braccia, e lui vi si tuffa come se fossi una piscina in piena estate.

<<Lo hai visto il mio messaggio? Il mio post sugli alpaca?>> mi chiede, gli occhi scuri che scintillano.

<<L'ho visto, l'ho visto. Sono bellissimi.>>

<<Quei due potremmo essere noi.>> afferma, posandomi un braccio sulle spalle, mentre ci incamminiamo lungo la pista.

<<Torni alla carica?>> lo schernisco e lui inarca un sopracciglio.

<<Non ho mai mollato, in realtà, anzi. Ora sono ancora più carico. Un poco alla volta, non ho fretta.>> sussurra, per poi mordersi il labbro inferiore.

<<Perché sei diventato campione del mondo?>>

<<No, perché sono sempre più convinto che io e te saremmo i più belli del mondo, insieme. Del paddock sicuro.>> scoppio a ridere, e gli do una leggera spinta.

<<Ah Joan, sei davvero tremendo!>>

<<Lo so.>>

<<Mi sono persa il tuo festeggiamento con il serpente sulle spalle, in Australia. Che peccato. Da alcune foto mi sembravi un tantino agitato.>> cambio discorso.

<<Solo un po', all'inizio. Ma mi sono abituato in fretta e mi è piaciuto. Mi sentivo a mio agio. Ti piacciono i serpenti?>>

<<No. Ma sono creature viventi che non meritano di soffrire, esattamente come le altre.>>

<<Sei proprio speciale, sai? E così appassionata.>> afferma, fermandosi a guardarmi e inclinando di poco il capo. Mi accarezza la guancia con un dito, poi scuote la testa, e riprende a camminare.

<<Lo sai che alloggiamo allo stesso hotel?>>

<<Davvero?>>

<<Già. Sarà molto più semplice vedersi...>> accenna, chinandosi verso di me.

<<Pensa che fortuna!>> lo schernisco io, dandogli una gomitata nelle costole.

<<Stavo pensando ad una cosa.>> dice, riprendendo a camminare.

<<Ossia?>>

<<Io e te non abbiamo ancora delle foto insieme!>> esclama, come se fosse qualcosa di irreparabile.

<<Ma allora dobbiamo rimediare subito.>> esclamo, tirando fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloncini.

<<Davvero?>> mi chiede, sorpreso, inarcando le sopracciglia.

<<Davvero. Non ho idea di come dovremo metterci in posa, facciamo semplicemente quello che ci pare.>> affermo, affiancandomi a lui.

<<Non dirmi così, perché avrei una mezza idea su cosa fare, se potessi.>> mormora al mio orecchio, abbracciandomi da dietro e abbassandosi di poco per raggiungere la mia altezza.
Spalanco gli occhi e lui posa la mano sulla mia e scatta una foto.
Scoppia poi a ridere, portando anche l'altro braccio intorno alla mia vita.

<<Impiastro, guarda che foto orrenda. Sembra che io abbia visto un fantasma!>> sentenzio, guardandola e lui sogghigna.

<<Io invece sono venuto benissimo.>> replica lui, sollevando le spalle, <<e a proposito, cosa vuol dire..."impasto"?>> chiede, corrugando la fronte.

<<Impiastro. Niente di offensivo, te lo assicuro. Ma te lo spiegherò un'altra volta. Ora, muoviamoci a farci queste foto.>> mi giro verso di lui e porto un braccio intorno al suo collo, mi sollevo sulle punte dei piedi e poso la fronte contro la sua guancia, per poi scattare una foto.

<<Non posso credere al fatto che tu sia cresciuto in questi mesi. Continui a crescere a vent'anni, io sono ferma a quest'altezza da quando ho quattordici anni, io queste le chiamo ingiustizie.>> piagnucolo, e lui mi prende il mento con due dita e mi fa alzare la testa con un gesto delicato.

<<Mi dispiace che tu soffra per questa cosa, ma sei bellissima così come sei, Angel, davvero. Sei così...adorabile, io non lo so perché, ma tu scateni un senso di tenerezza in chi ti guarda. In più, l'altezza non elude la possibilità di essere molto sexy, e tu lo sei, forse proprio per questo tuo aspetto da angelo appena sceso dal paradiso.>> scruta il mio viso con avidità mentre parla, per poi lasciarmi una carezza delicata sulla guancia.

<<Joan...grazie. Sei proprio un tesoro.>> gli poso un bacio sulla guancia, e lui posa nuovamente la mano sulla mia, per scattare un'altra foto.

<<Ma allora falle tu queste foto!>> mi lamento, sollevando gli occhi al cielo.

<<Grazie!>> esclama, prendendomi il telefono di mano e attirandomi ancora più a sé.

Scattiamo non so quante fotografie, ma tutte piene di allegria, dove ridiamo, facciamo facce buffe e un'altra dove io lo minaccio con un dito.

<<Dammi qua, che ne pubblico qualcuna. Sarà il mio modo social per farti i complimenti per il mondiale.>>

<<Mi sento onorato.>> esclama, portandosi una mano al petto. Poggia il mento sulla mia spalla mentre scelgo le foto e le pubblico, con la frase: "Io e il nuovo campione del mondo di Moto3"

Joan tira fuori il telefono dalla tasca dei jeans e mette subito mi piace al mio post e un commento.

"Però, siamo belli, eh?>>

<<Joan!>> gli do una spinta leggera quando leggo il commento che ha lasciato.

<<Che c'è, è vero! Mi piace il fatto che hai il profilo privato, così solo le persone che conosci potranno vederci. Migno ti segue?>>

<<Sì.>>

<<Allora ho vinto.>>

<<Cretino!>> lo riprendo, sogghignando.

<<Puoi passarmi la foto dove mi dai un bacio?>> lo guardo.

<<Solo se prometti che la terrai per te. Non mi piace apparire, e già il dover stare accanto a Marc in griglia di partenza, ed essere quindi potenzialmente visibile a chiunque in ogni parte del mondo, non mi piace.>>

<<Allora perché lo fai?>> mi chiede incuriosito.

<<Perché il volergli stare accanto è più forte di tutto. Amo il fatto di potergli stare accanto in quel momento, il poterlo ammirare con quello sguardo da predatore poco prima di scatenarlo. È un'esperienza mistica e mi sento estremamente fortunata ad avere questo privilegio, e a stare accanto a quella splendida creatura che è la sua moto. Il fatto di essere minuta comunque mi aiuta, cerco di nascondermi dietro Santi o agli altri, non sono un'ombrellina, non devo sorridere come se fossi finta e non devo mostrare nessuno sponsor. Giusto l'ombrello della Honda. Anche al parco chiuso, poi, mi nascondo sempre tra gli altri o dietro Alex e José.>>

<<Si, me ne sono accorto quando sei venuta ad abbracciarmi.>> mi accarezza nuovamente una guancia e vedo come un lampo di tristezza attraversargli lo sguardo, <<Marc è immensamente fortunato.>> sussurra, e mi pare quasi che abbia la voce rotta.

Restiamo lì, ad osservarci per diversi istanti, poi scuote la testa.

<<Comunque, te lo prometto. La terrò tutta per me, come è giusto che sia.>> sorrido, e gliela invio.

<<Angel!>> l'alta figura di Alex appare dalla pitlane e si avvicina a noi. Il suo sguardo si posa su Joan accanto a me, <<ciao, Joan. Complimenti ancora per la vittoria del mondiale.>>

<<Grazie, Alex. Il prossimo anno compagni di squadra, eh?>> sorride Joan.

<<Sarete un'ottima squadra, ne sono certa.>> affermo, guardando entrambi. Noto che Alex ci osserva di sottecchi, poi fa scivolare la sua mano nella mia.

<<Andiamo? Ho finito, per oggi.>>

<<Va bene. Allora...ci sentiamo Joan, okay?>> lui fa un cenno col capo.

<<Certo. A prestissimo, Angel.>> mentre ci allontaniamo, la stretta di Alex intorno alla mia mano si fa più forte per un istante.

<<Alex, tutto bene?>> gli chiedo, ad un tratto. Lui si ferma, di colpo e mi lascia la mano, per sfilarsi il cappellino dalla testa e passarsi le dita tra i capelli.

<<Sì. Sì, tutto bene, Angel. Andiamo?>> annuisco, ma non sono molto convinta della sua risposta.

Il cellulare nella mia tasca vibra e lo riprendo tra le mani.
È un messaggio di Rafi, dove mi mostra il mio ultimo post con Joan.

Rafi >> "Ecco, a questo non metterà like neanche sotto tortura. Ti toccherà fare gli straordinari stasera, divertiti pequeñita!>>

Sbuffo. Poi l'ultimo post di Marc appare ai miei occhi. Ha pubblicato, ha lasciato un like e un commento ad Alex, ma mi accorgo che Rafi ha ragione.
Ha ignorato il mio post con Joan.

~·~

Quando raggiungiamo l'hotel troviamo José nella hall. Sta parlando al telefono e ci fa un cenno con una mano non appena ci vede.

<<Come è andata la partita a badminton?>> gli chiede Alex, sedendosi accanto a lui.

<<Bene, Marc si è divertito parecchio!>> replica José.

<<E ora dov'è?>> gli domando, cercando di non sembrare eccessivamente interessata.
Voglio vederlo, voglio parlargli.

<<In camera sua, a farsi una doccia. Io sono già fresco e profumato.>> sogghigna lui, per poi farmi un cenno con una mano quando nota che Alex sta guardando il suo cellulare.

<<Angel, ti posso parlare un secondo?>>

<<Certo!>> mi alzo subito in piedi, e Alex alza lo sguardo su di noi.

<<Veniamo subito, Alex.>> gli dice José, come per tranquillizzarlo, quando lo affianco.

<<Vuoi bere qualcosa?>> mi chiede subito José, quando ci avviciniamo al bancone del bar.

<<No, grazie. Piuttosto, che succede? Cioè, Marc è davvero di sopra o ->>

<<Tranquilla Angel, è di sopra, dove vuoi che sia?>> accenna una risatina, e scuote la testa, <<ma mentre stavamo tornando in hotel ha visto il tuo post, le foto con Joan e il suo commento. Avresti dovuto vedere che faccia ha fatto.>>

Lo sapevo.
Sbuffo, portandomi una mano al viso.

<<Bene, sono pronta a discutere. Allora, vado da lui.>> faccio per alzarmi, ma José mi posa una mano sul braccio.

<<Lascialo sbollire un po'. Stava proprio fumando.>> lo guardo, sorpresa e al tempo stesso spaventata.

<<Addirittura?>> domando, il cuore che inizia a battere come impazzito nel petto.

José annuisce.

<<Senti, facciamo così: andiamo a cena ad un ristorantino spagnolo dove andiamo a mangiare di solito quando siamo qui, potrai così notare il suo umore. Poi, quando torneremo in hotel, potrete chiarirvi.>>

<<Io non so mangiare quando ho un problema, mi si chiude lo stomaco.>> piagnucolo.

<<Oh avanti, Angel! Posso insegnarti io come si fa.>> sogghigna lui, mentre ci alziamo dagli sgabelli.

Torno nella mia stanza, e mi faccio una doccia.
Avrei dovuto immaginare che se la sarebbe presa.
Ma Joan è solo un amico, come fa a non capirlo?

Mentre mi avvolgo intorno al corpo l'asciugamano, ripenso al momento in cui ieri, sull'aereo, ho mostrato a Marc la foto della mia casa dei sogni. Mentre lo guardavo, mentre gli parlavo di cosa mi sarebbe piaciuto avere in più, oltre a quello che si vedeva nella foto, per la prima volta nella mia vita, avevo visto qualcuno accanto a me, nel mio sognare ad occhi aperti.

Ed era lui quel qualcuno.

Lo avevo immaginato accanto a me a fare colazione in veranda, a discutere sulla disposizione dei mobili, lo avevo immaginato nel suo garage, garage che avremmo fatto costruire proprio accanto alla casa, mentre tirava fuori una moto da cross e io che lo guardavo, seduta sulle scale all'ingresso, incantata da ogni suo più piccolo gesto, esattamente come lo sono ora.

Quella specie di visione mi aveva letteralmente tolto il fiato.
Non mi era mai successo prima, e la cosa mi spaventa tantissimo.
Io non posso pensare ad un futuro con Marc.
Significherebbe crearsi delle aspettative, significherebbe soffrire il triplo nel caso...

Mi porto una mano al viso, e poggio la testa contro il muro alle mie spalle.

Da quando sto con Marc, il mio cervello ha smesso letteralmente di ragionare, di pensare. Sto vivendo solo di brividi, di cuore che batte forte, di voglia di averlo sempre con me, sto vivendo come se fossi finita in un mondo parallelo e al futuro, non ho mai pensato neppure per un secondo.
Marc è quello che è, siamo due bambini, potrebbe mai durare?

E i miei piani, Marc può davvero sconvolgerli in questo modo?
Io posso sconvolgerli per lui e decidere di non...di non tornare un giorno a casa mia, come ho sempre pensato?

Mi alzo e ripongo l'asciugamano sul ripiano del lavandino.

Non devo pensare.

Assolutamente.

Due ore più tardi siamo al ristorante di cui mi aveva parlato José.
Mi sono seduta accanto ad José, e Alex si è piazzato di fronte a me, mentre Marc al suo fianco.
Ovviamente, non ci siamo scambiati neppure una parola.
Il mio orgoglio ha iniziato a farsi sentire non appena i miei occhi si sono posati su di lui.
Perché diavolo dovrei chiedergli scusa?
Non ho fatto nulla di male, se non passare del tempo con quello che per me è un amico, e la sua gelosia sta iniziando a preoccuparmi.

Odio sentirmi controllata o limitata, e ritengo che un pizzico di gelosia sia normale, ma in generale le persone troppo gelose non mi piacciono. Mi fanno sentire come se fossi in gabbia e se una relazione deve essere una gabbia allora è meglio scappare a gambe levate il prima possibile.

Per cui, l'ho ignorato e ho passato il mio tempo a discorrere e scherzare con José e Alex.

<<Angel, vorrei solo una cosa>> dice ad un tratto Alex, tendendosi verso di me, <<che tu, in queste ultime due gare, mi facessi da ombrellina. Mi manca averti accanto a me prima dell'inizio della gara.>> mi prende una mano e io gliela stringo più forte.

<<Va bene. Voglio starti anche io vicina in quei momenti.>> Alex mi rivolge un largo sorriso, e con la coda dell'occhio vedo José accanto a me grattarsi la nuca. Poi, il mio sguardo viene catturato da Marc, dall'altro lato del tavolo.
Sta fissando le nostre mani intrecciate e io, come in risposta, stringo la mano di Alex ancora più forte.

Cretina io che ho dato ascolto a Rafi e ho indossato quel completino che mi aveva costretto a comprare.
Però almeno mi sono guardata allo specchio e mi sono piaciuta.
Per una volta, mi sono piaciuta.

Torniamo in hotel e Alex mi augura la buonanotte posandomi un bacio sulla guancia. Auguro la buonanotte anche ad José, poi entro nella mia stanza. Accendo la luce, e osservo il mio riflesso allo specchio, il vestito nero che ho scelto di indossare, che mi fascia il corpo come una seconda pelle.
Entro su instagram e noto che Migno e Joan si sono scambiati diversi messaggi sotto il mio post. L'ultimo è di Andrea, di qualche minuto fa.

"Angel, domani io e te all'hospitality della Honda. Dobbiamo chiarire chi è il tuo preferito tra me e Miraculous qui."

Sogghigno e rispondo.

"Cappuccino per tutti?"

Rispondono entrambi dopo qualche minuto.

"Solo se lo prepari tu. E porto anche gli altri." sentenzia Andrea.

"Non so se potrò prepararvelo io, ma nel caso, non mi tirerò indietro"

"Facciamo che vieni all'hospitality della Leopard così risolviamo ogni problema? Potrai preparare tutti i cappuccini che vuoi." Sorrido al messaggio di Joan.

"Perfetto."

Ci mettiamo d'accordo in privato per l'orario e proprio mentre gli sto augurando la buonanotte, sento bussare alla porta. Vado ad aprire senza controllare di chi si tratti, continuando a tenere lo sguardo puntato sullo schermo del telefono, un sorriso a colorarmi le labbra.

<<Sì?>> dico, e quando mi volto verso la persona che mi trovo di fronte, il sorriso dalle mie labbra sparisce.

<<Ti ho interrotta mentre messaggiavi con quello con cui staresti divinamente? Mi dispiace.>> esordisce Marc, gli occhi che mandano fiamme, un sorriso falsissimo a colorargli le labbra.

Resto immobile di fronte a lui, che ne approfitta per entrare in camera mia. Mi scuoto e chiudo la porta.

<<Non mi pare di averti invitato ad entrare.>> gli faccio notare, e lui alza le spalle.

<<Non mi interessa, sono entrato comunque.>>

<<Beh, io non ti voglio qui.>>

<<Oh, dici che intralcerei il tuo programma di continuare a parlare con Mister. Perfezione?>>

<<Tu e la tua ossessione per Joan finirete al manicomio. Ma io non ho intenzione di finirci per causa tua. E ora, ripeto, vattene.>>

<<Il tuo letto è più comodo del mio. Penso che resterò qui>> replica lui iniziando a togliersi le scarpe.

Sento la rabbia annebbiarmi la mente, e stringo i pugni per evitare di prendere il vaso di cristallo posto accanto all'entrata e di tirarglielo in testa.

<<E va bene. Fa pure. Chiederò a Joan se potrà ospitarmi per la notte.>> gli rivolgo un sorrisino e mi avvio verso la porta.

Lo sento afferrarmi per un polso e attirarmi contro di lui.

<<Mollami o ti tiro un pugno.>> sibilo, contro il suo viso.

<<Avanti, allora. Tirami un pugno. Tutto purché tu non vada da lui.>>

Tolgo il polso dalla sua stretta e gli do una spinta per allontanarlo da me, ma riesco giusto a farlo arretrare di un passo.

<<Smettila di fare il bambino geloso! Non ne hai motivo!>>

<<Angel, quelle foto mi hanno fatto male, lo capisci o no?>> esclama, portandosi le mani alla testa.
Lo guardo, confusa.

<<Male? Perché...perchè?>> chiedo, a voce bassa.

<<Perché? Perché vi vedo così vicini e lui è davvero perfetto per te. Ha tutte le caratteristiche del tuo tipo ideale, ed è pazzo di te. Ti ha riempita di attenzioni, dio, è venuto fino a Cervera, solo per te! Ho paura che tu presto...guardandomi con quegli occhi, con quello stesso sguardo, mi lascerai.>>

Resto senza parole.
Lo osservo, completamente svuotata. Apro la bocca come per dire qualcosa, ma la richiudo subito.

<<E preferisco soffrire e tenermi tutto dentro, solo che poi...poi esplodo e ->> una lacrima gli riga la guancia e sento il mio cuore spezzarsi nel petto.

Come ho fatto a non pensarci?
Mi porto una mano alla bocca perché ora viene da piangere anche a me.

<<Io non voglio farti sentire in gabbia, voglio che tu ti senta libera, tu devi sentirti libera, non voglio farti soffrire, Angel, non voglio, davvero. Ti amo da impazzire. Ho solo paura di perderti per sempre. Ho solo paura di perdere l'unica persona che...che è riuscita a stravolgermi la mente.>> un'altra lacrima gli riga la guancia e penso a quanto debba sentirsi esplodere Marc se è arrivato a piangere.

So come è fatto.
Non si è mai vergognato di mostrare le sue lacrime, quelle rare volte in cui è esploso davanti a qualcuno.
E mi maledico per essere stata io la causa di quelle lacrime.

<<Voglio solo che tu...che tu nel caso me lo dica, guardandomi negli occhi, quando deciderai di lasciarmi. Sarai sempre libera di andartene, Angel, sempre. Ma spero solo che sceglierai me, ogni giorno.>> resto a fissarlo, in silenzio, il cuore a pezzi nel vedere le sue lacrime.

<<Ti prego, dì qualcosa.>> sussurra.

Mi avvicino a lui.

<<Scusa.>> sussurro, <<non avrei mai voluto farti soffrire. Mai. Non ci ho pensato, davvero, era senza malizia, mio amore, davvero.>> gli asciugo le guance e lui accenna un sorriso.

<<Ora capisco che, se io fossi stata al tuo posto e ti avessi visto così con una ragazza...avrei reagito allo stesso modo. Marc, davvero, voglio te, voglio te e solo te.>> mi posa una mano alla base della schiena e dopo essermi persa in quella meraviglia che sono i suoi occhi, poso le mie labbra sulle sue.

Gli prendo il viso tra le mani e lo tengo il più vicino possibile a me.
All'inizio mi bacia quasi con timore, poi, non appena gli infilo le dita tra i capelli, lo sento respirare forte e mi tira su, le mie gambe a circondargli i fianchi. Un bacio timoroso si trasforma in un incendio e io mi sento bruciare fino in fondo all'anima.

Marc inizia ad arretrare, mentre continuiamo a scambiarci dei baci leggeri. Ci guardiamo negli occhi e ogni volta, i baci si fanno più squisitamente dolci. Marc finisce contro il mobile all'ingresso e il vaso di cristallo va in frantumi. Lo fissiamo per un istante, in mille pezzi sul pavimento, poi ci guardiamo e scoppiamo a ridere.

Dio, lo amo perdutamente.

Nel momento in cui la mia mente elabora quel pensiero trattengo il respiro contro le sue labbra.

<<Que pasa?>> mi chiede, mordendomi il labbro inferiore.

<<Nulla.>> mi limito a dire, per poi catturare nuovamente le sue labbra con le mie. Marc mi lascia tornare con i piedi per terra solo nel momento in cui si sfila la maglietta, e io ne approfitto per lasciar cadere il vestito ai miei piedi.
Vedo i suoi occhi spalancarsi e incupirsi ancora di più, mentre scorrono su di me, in modo talmente lento da farmi esplodere il cuore nel petto.
Sotto il suo sguardo mi sento bruciare.

<<Sorpresa.>> sussurro, accarezzando con un dito il reggiseno in pizzo bianco.

<<Vuoi davvero mandarmi al manicomio, angioletto.>> mormora, la voce bassa e roca. Mi attira a sé, e cadiamo sul letto.
Mi sollevo, mettendomi in ginocchio sopra di lui.

<<Dato che devo farmi perdonare, puoi chiedermi tutto quello che vuoi.>> sussurro, per poi iniziare a ricoprire di baci il suo collo.
La sua pelle è la cosa più deliziosa che io abbia mai assaggiato.

<<Tutto tutto?>> chiede, accarezzandomi le cosce. Non riesco a trattenere un sospiro. Vorrei vivere con le sue mani su di me fino alla fine dei miei giorni.
Annuisco, mentre scendo a baciargli le clavicole.
Marc affonda una mano tra i miei capelli, gemendo.

<<Nulla, amore mio. Voglio soltanto fare l'amore con te guardandoti negli occhi.>> replica, sollevandosi e posando le mani grandi e calde sulla mia schiena. Ci baciamo, la sua lingua accarezza la mia con dolcezza e neppure mi accorgo che ora sono io ad essere sotto di lui. Mi sfila il reggiseno, poi le culottes.

<<No tienes idea de cuanto te quiero.>>

Sa bene quanto il sentirlo sussurrare in spagnolo mi faccia impazzire. Sospiro contro le sue labbra e i miei fianchi vanno incontro ai suoi in una tacita preghiera. Marc, però, ha altri piani. Bacia ogni più piccolo centimetro del mio corpo, fino a quando non arriva alle palpebre.

<<Marc, ti prego...>> lo imploro, e lui mi lascia un bacio sulla fronte.

<<Arrivo, mi amor, un secondo solo.>> lo sento allungarsi verso il comodino e apro gli occhi per ammirarlo. Mi rivolge un sorriso più splendente di un raggio di sole, e con gli occhi immersi nei miei, entra lentamente in me. Mi sfugge un gemito e lui mi bacia in un modo talmente dolce da farmi quasi piangere.

Intreccia le dita con le mie, mentre inizia a muoversi gradualmente più velocemente, gli occhi che non si staccano dai miei.

<<Soy tuyo.>> mormora, il respiro affannato, minuscole goccioline di sudore gli imperlano la fronte.

Sorrido, e lo bacio, le lacrime che tornano a solcarmi le guance.

Sono perdutamente sua e perdutamente innamorata.

~·~

Il giorno dopo, subito dopo le varie interviste e la conferenza stampa dei piloti, mi dirigo verso l'hospitality della Leopard Racing assieme ad Alex.

<<Ma siete già tutti qui?>> esordisco, non appena varco la soglia.

<<Tutti in attesa della regina dei cappuccini.>> esclama Migno, sventolando il cappello.

<<Sei arrivata con Alex, esattamente come cinque mesi fa, solo che ora, Angel è una ragazza single. Grazie ancora, Alex.>> continua Migno, ed io non posso fare a meno di sorridere.

Alex gli fa il verso mentre va a sedersi accanto al Morbido.

<<Quindi, cappuccino per tutti?>> chiedo, oltrepassando il bancone.

<<Assolutamente sì.>> esclama Joan, battendo una mano sul bancone.

<<Sono in trepidante attesa.>> afferma Nicco, leccandosi i baffi.

<<Angel, il momento è solenne. Devi decidere chi è il tuo preferito tra me e Joan.>> il tono di Migno è più serio che mai.

<< Allora sceglierà me, perché sono io il suo preferito in assoluto, vero Angel?>> si intromette Alex, e gli do un buffetto sulla guancia.

<<Vero, Alex.>>

<<Ma questo è giocare sporco!>> esclama Migno, <<facciamo che gli ex restano fuori, va bene?>> continua, e Alex lo fulmina con lo sguardo.

<<Quello a cui consegnerò il cappuccino per primo sarà il mio preferito, va bene?>>

<<Perfetto.>> sentenzia Joan, sorridendo.

Alla fine, preparo due cappuccini e quando arriva il momento, li porgo nello stesso momento davanti ai due.

<<E questo che significa?>> domanda Migno, deluso.

<<Che voglio bene ad entrambi, e non posso scegliere.>>

<<Ma non si possono illudere le persone così. Mi spezzi il cuore, Angel.>> Andrea si porta una mano al petto e con l'altra, finge di asciugarsi una lacrimuccia.

<<Un attore nato.>> commenta Pecco, sogghignando.

<<Non osare prendermi in giro mentre soffro, Bagnaia!>> lo rimprovera Migno.

<<È permesso?>> poso una tazza colma di cappuccino davanti a Nicco, e sollevo il capo.

Marc sta avanzando verso di noi, le mani nelle tasche dei jeans, il cappellino calcato sulla testa.
Quando lo vedo, il mio cuore inizia a battere come impazzito.

<<Ora il quadro è al completo.>> esclama Joan, bevendo un ultimo sorso di cappuccino.

<<Posso avere l'onore anche io di bere un cappuccino?>> gli rivolgo un largo sorriso, mentre va a sedersi accanto ad Alex.

<<Direi di sì.>> mi limito a dire e gli volto le spalle.

Dopo qualche minuto, gli servo il cappuccino.

Mi sventolo poi il tovagliolo contro il viso. Più passano i giorni, più reggo sempre meno il caldo e l'umidità. Finirò per svenire, già lo so.

<<Angel, penso che tu sia l'unica a poter risolvere il dilemma che aleggia per il paddock da anni.>> esordisce il Diggia.

<<Dimmi tutto.>>

<<Chi è più bello tra i fratelli Márquez?>>

<<Sei un genio Diggia, sei come il pomo della discordia: adesso li fai litigare, così Angel molla entrambi e torna in Italia da noi!>> esclama Migno, ed io scoppio a ridere.

<<Per favore, Angel, non rispondere.>> replica Marc, ed io gli faccio l'occhiolino.

<<Tranquillo, Marc. Allora...Marc ha sempre detto che è Alex il più bello tra i due, ma io non sono d'accordo.>>

Marc spalanca gli occhi, così come Alex. Sui visi degli altri si disegna un espressione di pura sorpresa.

<<Secondo me il più bello è nonno Ramon!>> concludo, alzando le spalle, e Marc e Alex scoppiano a ridere.

<<Ma così non vale!>> piagnucola Nicco.

<<In effetti è vero, nostro nonno è ancora un bellissimo ragazzo, hai visto che bei capelli che ha ancora?>> esclama Marc, scuotendo la testa, per poi posare il viso contro il pugno chiuso della mano e guardarmi. Gli sorrido, e gli lascio una carezza sul braccio.

Sento lo sguardo di Alex e Joan su di noi, ma non mi interessa.
Temo di non riuscire più a nascondere quello che sento per Marc.

Ogni giorno che passa, cresce sempre di più, divampa come un incendio alimentato dal vento.

<<Avanti, Angel, i nonni non valgono!>> continua Migno, ma io mi metto a cantare, per ignorare i loro commenti.

<<L - is for the way you look at me
O - is for the only one I see
V - is very, very, extraordinary
E - is even more than anyone that you adore can

Love is all that I can give to you
Love is more than just a game for two
Two in love can make it
Take my heart and please don't break it
Love was made for me and you.>>

Non so perché mi metto a cantare proprio questa canzone, so solo che da quando mi sono svegliata stamattina tra le braccia di Marc, non riesco a togliermela dalla testa.
Incrocio il suo sguardo, il modo in cui mi guarda e sorride, e mi sento come se potessi spiccare il volo da un momento all'altro.

<<Con questa voce può fare quello che gli pare, dobbiamo stare solo muti ad ascoltarla.>> esclama Pecco, e io lo ringrazio mandandogli un bacio volante.

Voglio godermi questi momenti il più possibile.
Voglio godermi questa felicità il più possibile, perché ho paura che non dureranno per sempre.

~·~

Il giorno della gara arriva. Il cielo sopra Kuala Lumpur è carico di nuvole nere, e ha piovuto fino a qualche minuto fa e questo non fa che accrescere il tasso di umidità.
Mi porto una mano alla fronte, mentre mi dirigo verso il box di Marc.

Joan ha vinto la gara della Moto3, e il Morbido, in Moto2 ha conquistato il titolo mondiale, mentre Alex è caduto.

Queste condizioni, mi fanno stare ancora più all'erta.
Marc ieri durante le qualifiche è caduto, e il mio cuore come al solito, ha mancato un battito. Partirà dalla settima casella, e ha la possibilità di chiudere la pratica mondiale qui in Malesia.

Quando arrivo al box, mi appoggio contro la parete laterale, lontano dalle telecamere.
Oggi mi sento davvero male.
Mi sembra di essere sul punto di svenire da un momento all'altro.
Questa afa mi sta togliendo il respiro.

<<Tesoro, che succede?>> sento Marc raggiungermi e posarmi una mano su un fianco. Indossa già la tuta e a momenti dovremo scendere in pista.

<<Nulla. Solo un giramento di testa. Ma ora sto meglio.>>

Non voglio che si preoccupi, ha altro a cui pensare.
Annuisce appena, poi torna al suo posto.
Dieci minuti più tardi sono in pista accanto a lui.
Mi porge i suoi occhiali da sole e io li indosso e cerco di nascondermi dalla telecamera quando un giornalista arriva per intervistarlo.

Quando poi arriva il momento di andare, chiudo l'ombrello e gli poso un bacio sul casco.

<<Buona fortuna, amore.>> gli dico semplicemente, e mi allontano.

Torno al box e vado a sedermi alla sua postazione. Assisto alla gara con il cuore in gola per l'agitazione, ma alla fine, non arriva nessun titolo mondiale. Il Dovi ha tagliato il traguardo davanti a tutti e Marc ha concluso la gara al quarto posto.
La pratica mondiale è rimandata a Valencia.

Mi alzo dalla sua postazione e attendo che arrivi. Lo osservo, mentre scende dalla moto e attraversa il box. Vorrei correre da lui e baciarlo, ma non posso farlo. Aspetterò più tardi.

Dopo non so quanto tempo lo vedo venire verso di me. Mi fa un cenno col capo ed usciamo dal box. Saliamo sul suo motorino ed arriviamo alla zona dei container.
Si guarda intorno e mi prende per mano, poi, mi fa entrare con sé.
Gli poso subito un bacio sulle labbra.

È sudato, ma non mi importa.

<<Vedrai, a Valencia ce lo porteremo a casa questo mondiale.>> gli dico, mentre lui tira giù la zip della tuta e se la sfila, lasciandola cadere lungo i fianchi.

<<Lo spero.>> replica, per poi sfilarsi anche la maglia termica. Gli prendo il viso tra le mani.

<<Ho avuto tanta paura, oggi. Con quell'asfalto...>>

Marc mi accarezza una guancia, e posa le labbra sulle mie. Infilo le dita tra i suoi capelli umidi e mi avvinghio al suo collo, mentre lui mi solleva. Lo sento respirare forte quando accarezzo con la punta delle dita il suo petto scolpito.

Il modo in cui mi fa perdere il controllo mi lascia senza fiato.

Si mette seduto per terra e mi tira giù con lui.

<<Sai che giorno è domani?>> mi domanda, non appena mi stacco da lui.

<<Mh, lunedì?>> fa roteare gli occhi.

<<So che è lunedì, intendevo il giorno. Domani è il 30 ottobre. Sai che significa?>>

<<Ma certo! È il giorno prima di Halloween, la mia festa preferita!>>

Marc sospira.

<<Sarà un mese che stiamo insieme. Il nostro primo mese insieme. >>

<<Oh>> arrossisco, <<sai che sono pessima con le date, non ricordavo neppure che giorno fosse oggi.>>

<<Sì, lo so. Mi urta solo che dovremo trascorrerlo in aereo. Ma ho già in mente come festeggiarlo non appena torneremo a casa.>> dice, con aria maliziosa, inarcando le sopracciglia e rivolgendomi un largo sorriso.

<<Ovvero?>>

<<Sorpresa.>> si limita a dire, per poi schioccarmi un sonoro bacio sulle labbra.

<<Ora devo finire di cambiarmi.>> dice, alzandosi.

<<E va bene, ti aspetto qua fuori.>> esco dal container e faccio due passi.

Ad un tratto intravedo il motorino di Joan farsi sempre più vicino.

<<Scricciolo!>>

<<Joan! Sei stato fantastico oggi!>>

<<Grazie, Belle! Ora non resta che Valencia. Verrai, vero?>>

<<Certo!>> in quel momento, tutto diventa verde davanti ai miei occhi. Mi porto una mano alla fronte e sento come se il mondo intero fosse diventato un'enorme giostra.

<<Angel, che succede?>> la voce di Joan, preoccupata, è come se provenisse da chilometri lontana da me.

<<Io...io non...>>

Poi il buio.

~•~

[Marc]

<<Marc, hanno portato Angel al centro medico!>> la voce concitata di Alex arriva come ovattata alle mie orecchie.

<<Cosa?! Che diavolo è successo?>> chiedo, quasi urlando, alzandomi in piedi. Ero nel bel mezzo di un ultimo briefing con la squadra.

Sento la terra mancarmi sotto i piedi.

<<Non lo so, so solo che Mir l'ha portata al centro medico. >>

<<Arrivo subito.>> chiudo la chiamata, e con Josè, raggiungo la clinica mobile.

Quasi butto per terra il motorino quando arrivo, e mi getto all'interno della clinica.

<<Angel? Dov'è? Come sta?>> chiedo, in preda ad una crisi di nervi. Poco distanti da me ci sono Joan e mio fratello, in piedi di fronte ad una porta chiusa. Stanno per rispondermi, quando la porta si apre.

<<Tutti qui per la ragazza?>> domanda il medico, con aria confusa, ma nascondendo un sorriso.

<<Sì, e anche Migno e gli altri stanno attendendo notizie.>> replica subito Joan.

<<Bene, Angel ha avuto un brutto calo di pressione. Da quel che mi ha detto, soffre di pressione bassa, quindi questo clima è tremendo per lei. Ora sta un po' meglio, ma mi raccomando, deve bere molta acqua e sali minerali. Prendetevi cura di lei, nelle prossime ore, ha bisogno di riposare e di tornare in Spagna il prima possibile!>>

<<Possiamo vederla?>> chiedo, il cuore che inizia a battere regolarmente.

<<Certo, ma non toglietele l'aria, mi raccomando. Potrebbe svenire nuovamente.>> ci fa poi un cenno, e mi lancio dentro la stanza.

È stesa su un lettino, gli occhi chiusi.

<<Am - Angel, mi hai fatto prendere un colpo!>> mi correggo subito, prendendole una mano. Lei accenna un sorriso, mentre anche Alex ci raggiunge. Joan resta un po' distante.

<<Mi dispiace, non era mia intenzione. In questo posto, mi sento soffocare.>>

<<Partiremo il più presto possibile per la Spagna, corazon!>>

Sollevo lo sguardo su Alex. Non la chiamava così da quando si sono lasciati. Anche lui se ne accorge, ma non Angel.

<<Joan! Grazie per avermi portato alla clinica. >> Joan la raggiunge e le posa un bacio sulla guancia, sorridendo.

No. Non c'è spazio per la gelosia ora.

<<Non devi in nessun modo ringraziarmi, scricciolo. Sono felice di vedere che stai bene.>>

Restiamo con lei ancora per qualche minuto, poi usciamo dalla clinica mobile.

<<Marc, posso parlarti un secondo?>> mi chiede Joan, all'improvviso.

<<Oh...certo.>>

<<Senti...avrai capito che Angel mi piace moltissimo.>>

Cerco di non far trapelare il mio fastidio.

<<Sì, l'ho capito.>>

<<Dici che potrei chiederle di uscire, quando torneremo a Barcellona?>>

Mi mordo le labbra.

<<Penso che dovresti chiederlo a lei, non a me.>>

<<Beh, tu sei il suo migliore amico, puoi consigliarmi al meglio.>> replica, con un largo sorriso.

<<Sono il fratello del suo ex, non pensi che ti direi di non chiederglielo e di farti i fatti tuoi? Che lui sarà il tuo compagno di squadra, quindi sarebbe un po'...strano?>>

<<Oh, certo...>> inarca un sopracciglio, <<oppure potresti dirmi semplicemente che un altro dei motivi è che tu sei innamorato di lei, no?>>

Sento il cuore mancarmi un battito.

<<Cosa? Che diavolo stai dicendo?>>

<<Dico che ho visto come vi guardate. E penso che anche lei sia presa da te.>> ribatte, aggrottando le sopracciglia.

<<D'accordo, pensala come vuoi, Joan. Devo andare.>>

E senza aggiungere una parola di più mi allontano a bordo del mio motorino.

Accidenti, questa non ci voleva.

Spero solo che almeno Alex non arrivi a capire tutto.

Perché sarebbe un vero disastro.

[Spazio Autrice]

Salve ragazze!
Vi chiedo scusa per il ritardo, ma questo capitolo pareva non finire mai! (Infatti è lungo più di diecimila parole).
Joan ha capito (quasi) tutto: che pensate che accadrà?
Detto ciò, spero che il capitolo vi sia piaciuto ❤
Per il prossimo: si torna a Cervera 👀
Vi ringrazio per il vostro affetto e il vostro sostegno, vi mando un bacio ❤

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