Breath
"Quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari.
E pensò: ecco, questo modo d'essere è l'amore"
[Italo Calvino]
[Marc]
[Marzo 2015]
<<Márquez, smettila di ripetere nelle interviste che nel futuro ti vedi sposato e che desideri costruire una famiglia come la tua, non riesco a prenderti sul serio e evitare di scoppiare a ridere ogni volta che leggo le tue stronzate. Mi costringi poi a prenderti in giro.>>
<<Io sono serio! Lo penso davvero!>> ribatto, piccato.
Sono i primi di Marzo, eppure oggi è una giornata molto calda, tanto che ci siamo riuniti al parco. Angel è stesa al sole, la sua immancabile giacca di pelle a coprirle le spalle.
O meglio, in similpelle.
<<Sì, va bene Márquez. Ma con quale faccia me lo stai dicendo?>>
<<Con quella che ho. E poi in fondo mi riferisco ad un futuro molto molto lontano.>>
<<Conosco solo il regno di molto molto lontano, scusa Márquez.>>
<<Ti amo.>> esordisce Javier, seduto poco distante da lei. Lo guardo malissimo, anche se lui non nota neppure il mio sguardo, troppo impegnato a guardare Angel.
<<Grazie, Javier, in fondo è impossibile non amare una come me>> replica lei, sogghignando, <<ma ti consiglio di puntare una ragazza più alla tua portata. Non offenderti, tu non c'entri niente, ma io non sono alla portata di nessuno.>>
Javier tira un angolo delle labbra verso l'alto, ma noto che sta solo facendo buon viso a cattivo gioco.
<<Io in realtà ho già in mente qualcuno, irraggiungibile o meno.>>
<<Davvero? E chi è la sfortunata?>> questa volta tocca a me ridere.
Angel ha cambiato bersaglio per il suo sarcasmo, e io posso godermelo senza problemi.
Javier guarda me e Alex come se volesse ucciderci, e io per tutta risposta mi limito ad alzare le spalle.
<<Oh, avanti Angel, smetti di fare la cinica. Ho solo voglia di innamorarmi. Non è quello che vogliono tutti?>>
<<Parla per te, Ciop. Ci sono sette miliardi di persone sul pianeta, e credimi, non tutti vogliono innamorarsi, ma tutti vogliono essere amati e adorati. È questo quello che vogliono davvero tutti.>> replica, sollevando il mento, il tono della voce fiero, gli occhi che brillano d'orgoglio, <<oltretutto, solamente un pazzo psicopatico avrebbe voglia di innamorarsi. E io non faccio la cinica. Io sono cinica.>> conclude, alzandosi.
<<Bene, io vado. Márquez, se passi da me più tardi ti offro un caffè macchiato.>> mi fa l'occhiolino e dopo essersi infilata le mani nelle tasche dei jeans si allontana in silenzio.
~•~
<<Tu volevi chiederle cosa!?>>
Josè alza la voce di un'ottava e mi costringe ad allontanare il cellulare dall'orecchio.
Sto facendo una piccola pausa dall'allenamento in palestra e sentivo il bisogno di parlare con qualcuno, qualcuno che sapesse della mia storia con Angel.
Sospiro, e mi gratto la nuca, per poi prendere l'ennesimo sorso di Red Bull.
<<Volevo chiederle di venire a vivere con me.>> ripeto, rendendomi conto solo nel momento in cui lo dico per la millesima volta, che era un'idea ridicola, che era balenata nella mia mente mentre la guardavo, seduta di fronte a me con gli occhi lucidi, che saettavano da me ai biglietti che stringeva tra le mani.
Quella proposta stupida e insensata, mi era rimasta intrappolata in gola.
L'avrei spaventata, l'avrei fatta allontanare da me, o peggio, scappare via.
Mi aveva già detto che stavo correndo troppo e mi aveva chiesto di fermarmi ad aspettarla.
Se ora le proponevo una cosa del genere, dopo che lei aveva detto di non vedermi nel suo futuro perché era troppo presto, sarebbe fuggita via a gambe levate.
E poi, in fondo, era un qualcosa di irrealizzabile.
Nessuno sapeva di noi, ed era davvero troppo presto.
Anche se qualche passettino, Angel lo aveva fatto.
Aveva portato diversi indumenti da me, oltre ad un flacone di bagnoschiuma al cocco e di shampoo alla papaya.
A poco a poco, forse, potevamo arrivarci.
Però, quanto sarebbe stato bello vivere insieme.
Quella mattina, mentre facevamo colazione, non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Angel aveva indosso la mia camicia della sera prima, e muoveva la testa al ritmo di Black or white di Michael Jackson, che partiva ad alto volume dal suo telefono.
Prima di Angel, le mie mattinate non iniziavano mai con la musica.
Per lei invece, svegliarsi e mettere la musica, era una consuetudine.
La osservavo, e pensavo a quanto sarebbe stato bello svegliarsi così tutte le mattine.
<<Smettila di fissarmi. Lo sai che mi da fastidio essere guardata mentre mangio.>> mi aveva detto, abbassando il viso e coprendoselo con la mia camicia.
<<Scusa, mi ero incantato a guardarti.>> avevo ammesso, mentre finivo il mio caffè macchiato.
<<Certo, perché sono stupenda con i capelli tutti in disordine e la frangetta in questo stato.>> aveva replicato, roteando gli occhi e passando le dita tra i suoi capelli.
<<Per me lo sei sempre.>>
<<D'accordo, Márquez, ormai risulterei ripetitiva, quindi mi limito a non risponderti.>>
<<Oggi mi delizi con la tua skincare? Mi rilassa sentire le tue mani che mi accarezzano il viso.>>
<<Sì, certo>> aveva affermato, guardandomi poco convinta, <<di' semplicemente che sei troppo pigro per farlo da solo e non sai come spalmarti la crema sul viso in modo decente.>>
<<Io pigro!? Sei tu qui la regina della pigrizia!>>
<<Esatto, quindi so riconoscere un pigro quando lo vedo. E poi non posso Márquez, ho le creme a casa, non qui.>>
<<Potresti portarle qui, così non avresti problemi...>> avevo accennato, senza guardarla. Sentivo il suo sguardo su di me.
<<Perché dovrei portarle qui? Come faccio quando sono a casa? Dovrei portarle con me ogni volta, oppure comprarle delle altre da tenere qui e non è molto conveniente. Ora che torno a casa, se vuoi, mi prendo cura di quella bella pelle che hai.>>
Sapevo che avrebbe risposto così.
Non potevo chiederle di spegnere completamente il cervello per me, Angel aveva fatto dei grandi passi nell'ultimo mese rispetto alla "regina dei ghiacci" che avevo sempre conosciuto.
Io ero letteralmente andato, lei usava la logica.
Ed era giusto così.
<<Marc, sei uscito completamente di testa? Non ti sembra di correre un po' troppo? Non avete ancora neppure detto ad Alex di questa storia e tu vorresti andare a vivere con lei? Ragiona un po' come fa Angel, o come faceva lei, prima di venire dietro a te. Non fare come quando sei in pista e spegni il cervello quando sai che hai tutte le carte in regola per vincere. Non correre. Qui non serve correre, non sei in moto. Goditi il momento e non andare troppo in là. Di questo passo ho paura che fra due mesi tu le chiederai di sposarti.>>
Sto per replicare che non sarebbe male come idea, quando lui riprende a parlare.
<<Non ti azzardare neppure a pensarlo, Marc. Angel non ci metterebbe un attimo a scappare via, e avrebbe ragione. Ricordati che lei è quella che ha detto che piuttosto che sposarsi, avrebbe preferito vivisezionare insetti a vita.>>
Lo sapevo eccome.
Lo aveva rimarcato in Australia che non aveva mai pensato a sposarsi, quando immaginava il suo futuro.
Definitivamente, dovevo smettere di fare pensieri su me e Angel in futuro. Dovevo pensare al nostro prossimo futuro, e questo comprendeva noi due in Sudafrica.
Non avevo mai trascorso il mio periodo di vacanza così lontano da casa, più precisamente nell'altro emisfero, ma volevo portare Angel nel luogo che sognava di vedere da quando era bambina.
<<In più, tu non mi sembri propriamente un uomo di casa. Non sai neppure passare l'aspirapolvere.>> Josè sghignazza e io ritorno a concentrarmi su di lui.
<<Ehi! Questo non è affatto vero!>>
<<Ah sì? E allora perché non lo passi mai a casa?>>
<<Beh, ecco>> cerco di difendermi, <<il fatto che io non passi l'aspirapolvere a casa ogni giorno non significa che non lo sappia fare.>>
Josè scoppia a ridere e io sbuffo sonoramente.
<<Sareste comici, in realtà. Pagherei per guardarvi, tipo grande fratello.>> continua e io scuoto la testa.
<<Aspetta che rido, Josè. Comunque grazie per ascoltarmi sempre.>>
<<Figurati. È a questo che servono gli amici.>>
Chiudo la chiamata e noto che mi è arrivato un messaggio da un numero che non ho salvato in rubrica.
"Marc, dobbiamo parlare."
Riconosco la foto profilo.
È Linda.
Sento il cuore battere come impazzito nel mio petto per l'agitazione.
Cosa può volere, ora, da me?
Le avevo chiesto di non farsi più sentire, e fino ad ora, aveva rispettato la mia richiesta, ma avrei dovuto immaginare che non sarebbe durata a lungo.
E ora che cazzo faccio?
Le rispondo o la ignoro?
Decido per la seconda opzione.
Riprendo ad allenarmi, ma la mia mente continua a tornare a quel messaggio.
Di cosa vuole parlare?
Io non voglio più vederla neppure in fotografia, le ho dato anche troppe attenzioni.
Dopo un'altra ora di allenamento riprendo il telefono e noto che sono arrivati altri messaggi.
"Quindi non vuoi neppure rispondermi? Avrei dovuto immaginarlo, ma volevo evitare di metterti alle strette. Va bene, ci sentiremo presto."
Sento la rabbia infiammarmi il sangue.
Non voglio più darle neanche la minima attenzione.
So quello che sta facendo.
So che sui social sta ancora facendo credere che stiamo insieme, ancor di più, dopo che molti miei fan hanno pubblicato le foto di Angel al mio fianco in griglia di partenza, o al parco chiuso.
So che sta facendo credere che lei sapeva che la mia migliore amica, come ripeteva continuamente, sarebbe venuta in Asia con me, e più la gente le faceva notare che era praticamente da agosto che io e lei non avevamo interazioni, più lei si agitava e rimarcava il concetto.
Ma io sapevo bene come mettere fine al suo gioco.
Arrivare con Angel al galà della FIM la metterà a tacere una volta per tutte.
In quel momento il cellulare mi vibra tra le mani.
Questa volta, è un messaggio di Angel.
Sorrido subito, e lo apro.
Angel >> "Vieni da me appena hai finito in palestra? Sono al canile comunque, e volevo farti vedere una cosa. Ps: mi sei mancato tanto, oggi."
Le rispondo subito.
Tempo di una doccia e sono pronto per raggiungerla al canile.
Ogni brutta sensazione portata dai messaggi di quella serpe di Linda è stata letteralmente spazzata via da Angel.
Parcheggio l'auto accanto alla sua ed entro nel canile. Chiedo di Angel e mi danno il permesso di raggiungerla.
<<Angel?>> la chiamo non vedendola da nessuna parte.
In quel momento sento qualcosa leccarmi la caviglia.
Sussulto per lo spavento e mi volto di scatto.
La risata di Angel è la prima cosa che sento mentre abbasso lo sguardo e noto un cucciolo di golden retriever continuare a leccarmi i lacci delle scarpe.
<<Vedo che lo hai già conquistato.>> esclama Angel, venendo verso di me.
Dio, quanto è bella.
Ha i capelli spettinati, il viso arrossato dove brilla il più luminoso dei sorrisi, una felpa lilla e un paio di jeans chiari slavati.
Mi sono accorto che sono rimasto a fissarla senza dire una parola, e lei mi raggiunge, inclinando il capo di lato.
<<Devo accompagnare questo terremoto a fare una passeggiata. Vieni con noi?>>
Annuisco, sorridendo, e dopo dieci minuti, ci ritroviamo a camminare l'uno accanto all'altro in una delle tante stradine sterrate che attraversano le colline di Cervera.
Dopo aver controllato che non ci sia nessuno nelle vicinanze, la prendo per mano e la vedo sorridere, mentre si morde il labbro inferiore.
Con l'altra, tiene il guinzaglio a cui è legato il cucciolo che pare essere estremamente contento di questa "fuga".
Angel fa intrecciare le nostre dita, e si volta verso di me. Esattamente come ho fatto io pochi istanti fa, si guarda intorno, poi mi posa un bacio leggero sulle labbra.
Sento lo stomaco contorcersi in una morsa.
<<Mi sei mancato tanto, oggi.>> ammette, posandomi il mento sulla spalla.
<<Anche tu.>> replico, e le accarezzo la tempia con le labbra. Angel si avvicina ancora di più a me, e lascio la sua mano solo per farla scorrere lungo la sua vita e attirarla a me. La vedo sorridere, mentre posa la testa sulla mia spalla.
<<Adesso sì che si ragiona.>> si limita a dire, per poi posare nuovamente lo sguardo sul cucciolo che pare aver notato qualche insetto nell'erba.
<<Paquito, vieni, lascia stare gli insetti.>>
<<Lo avete chiamato Paquito?>> le chiedo, ironico, mentre il cucciolo in questione la ascolta e riprende a camminare davanti a noi.
<<Non l'ho deciso io il nome, quel giorno non c'ero, ero con te in Asia, ricordi? Se fossi stata presente mi sarei sicuramente opposta. Non darei mai simili nomi ad un cane.>>
<<E che nome gli daresti?>>
<<Non lo so, non ne ho idea...sono piena di nomi per gatti, ma neppure uno in mente per un cane, eppure avere un cane è uno dei miei prossimi obiettivi. Qualcosa di importante sicuro. Vorrei un pastore tedesco, amo incondizionatamente quella razza, mi fa sentire molto sicura. Ma non ho ancora pensato a come lo chiamerei.>> poi getta uno sguardo a Paquito, <<anche se, dato che voglio avere una casa piena di cani e gatti, prenderei anche questo piccolo tesoro, se solo avessi più spazio in casa, per lui. Non può vivere in un piccolo appartamento, ha bisogno di uno spazio dove vivere.>>
Potremmo adottarlo io e te e andare a vivere in una casa sulle colline di Cervera.
Quel pensiero attraversa la mia mente del tutto improvvisamente e mi fermo, per un istante.
<<Tutto bene?>>
<<Sì, certo.>> replico, accennando un sorriso, e posando la fronte contro la sua tempia. Angel a sua volta, si ferma un istante, spalancando gli occhi.
<<Che succede?>> le domando, mentre Paquito inizia a tirare il guinzaglio.
<<Niente, è che...mi è arrivato il ciclo poco dopo pranzo e...i primi due giorni sono sempre un po' difficili. Penso che non mi abituerò mai a certe sensazioni, tipo a quella che ho appena sentito.>> mi rivolge un mezzo sorriso, ed io le poso un bacio sulla fronte.
<<Amore mio, c'è qualcosa che posso fare per te?>>
<<Potresti venire da me, stasera, per cominciare.>> propone, voltandosi a guardarmi.
<<Da te?>>
<<Ti sembra strano? Ma ce ne staremo in camera mia a guardarci un film e a mangiare una pizza, sì, ho un'immensa voglia di pizza. Ti assicuro, mamma non ci importunerà, anzi. Sa di noi, quindi non c'è problema. È solo che...sono stanca, Marc, mi fa male la testa e ho solo voglia di mettermi a letto, mangiare la mia pizza e guardare la tv. Solo che mi piacerebbe farlo con te, però se preferisci divers ->>
<<Non dire altro. Certo che mi va, amore, voglio solo stare con te.>>
Angel mi porta una mano sulla nuca e si tende verso di me per baciarmi.
<<Che dici Paquito, torniamo indietro? Ah, domanda stupida, come potresti desiderare di tornare in quella gabbia.>> scuote la testa, poi osserva davanti a sé, l'orizzonte sconfinato, Cervera stesa lungo la collina.
<<Sai>> dice, all'improvviso, <<stavo pensando...che Cervera non è poi così male. Potrei...anche pensare di poter mettere radici qui, che ne pensi?>>
Il mio cuore manca un battito.
Realizzo subito quello che mi ha appena detto Angel.
Quello che sta a significare, quello che si nasconde dietro quelle parole.
Resto immobile a fissarla per diversi istanti, esattamente come lei, che continua a tenere lo sguardo puntato nel mio.
La prendo tra le braccia e la sollevo, e la bacio con tutto il trasporto di cui sono capace. Angel allaccia un braccio intorno al mio collo e mi bacia con la stessa intensità.
<<Dici davvero?>> le chiedo, in un sussurro, non appena mi stacco da lei, poggiando la fronte contro la sua. Angel annuisce, e mi accarezza una guancia, mentre sorride.
Ci scambiamo altri baci dolci e delicati, poi torniamo sui nostri passi, in silenzio.
In quei minuti, non riesco a non pensare al fatto che non aveva mai detto una cosa simile in sei anni e che fino a due mesi fa non contemplava neppure l'idea di restare a Cervera, ma desiderava solamente tornare a casa sua, presto o tardi.
Ora, sembra non essere più così.
Ora, sembra voler restare.
Voleva davvero restare...solo per me?
Mi aveva ferito enormemente, a settembre, sentirle dire che non aveva motivi per voler restare a Cervera.
Pensavo che io avrei potuto essere un buon motivo, che i rapporti che aveva instaurato qui fossero un ottimo motivo, eppure per lei sembravano non bastare.
Ora, invece, aveva davvero cambiato idea?
<<Che pizza vuoi, Márquez?>> mi domanda Angel, poco prima di entrare al canile, <<pensa bene alla risposta, mi raccomando.>>
La guardo, fingendo timore.
<<Quindi non posso ordinare la pizza con l'ananas?>>
<<Certo che puoi, poi però finisci a dormire con Duchessa.>>
Faccio una smorfia.
<<Allora mi conviene fare il bravo e prendere una semplice pomodoro e mozzarella.>>
<<Ottima scelta.>> commenta Angel, con un sorriso.
Lasciamo Paquito al canile, poi saliamo ognuno sulla propria auto. Mentre Angel va a prendere le pizze, io avverto i miei che passerò la serata con Angel.
Subito dopo aver terminato la chiamata con i miei genitori, Alex mi telefona.
<<Pronto, Alex, che succede?>>
<<Fratellone! Trascorrerai la serata fuori anche stasera?>> ha un che di sibillino nella voce, e capisco subito dove vuole andare a parare.
<<Passerò la serata con Angel, Alex.>>
<<Ma davvero? Mmh, nei sei sicuro? In Asia non ti sei scopato nessuna, non appena arriviamo a Cervera sparisci per due sere consecutive. E pensi davvero che io creda che tu trascorrerai la serata con Angel, dopo aver passato tre settimane sempre con lei?>>
Mi rendo improvvisamente conto di quanto sia inconcepibile per Alex anche solo l'idea di me ed Angel insieme.
Questo mi fa capire che per lui sarà ancora più difficile digerire la verità, quando gliela diremo.
<<Alex, davvero, chiedilo anche ad Angel, passerò la serata con lei, è stata proprio lei a chiedermelo.>> sto dicendo la verità, eppure Alex non ha intenzione di credermi.
<<Va bene, come vuoi fratello. Allora, divertiti.>> lo sento sghignazzare, poi chiude la chiamata. In quel momento Angel esce dalla pizzeria e mi fa un cenno con la mano.
Metto il telefono in tasca e avvio l'automobile. Arriviamo sotto casa sua, e saliamo al suo appartamento.
Mi sento un po' in imbarazzo all'idea che starò in casa con la mia ragazza con sua madre presente, ma in fondo conosco Dina da sei anni, per me è una di famiglia.
Spero solo che sia ben disposta verso di me come sembrava essere prima che partissimo per l'Asia.
~•~
[Angel]
<<Mamma, sono tornata!>> esclamo, non appena varco la soglia di casa. Faccio cenno a Marc di chiudere la porta con doppia mandata, poi di appoggiare le chiavi sul tavolino all'ingresso.
<<Ciao, tesoro. Oh, ciao Marc.>>
<<Buonasera, Dina.>> mia madre mi osserva incuriosita, e io le mostro le pizze.
<<Marc resterà qui, stasera, va bene? Abbiamo in programma di cenare insieme e di guardarci un film.>>
<<Oh, certo, va benissimo. Non devi neppure chiedermelo, tesoro.>>
Le lascio un bacio sulla guancia e le mimo un grazie, poi io e Marc raggiungiamo la mia stanza.
<<Mi faccio una doccia veloce, va bene? Tu intanto mettiti comodo, amore.>> gli poso un bacio sulle labbra, recupero la mia maglietta lunga e le calze, ed entro in bagno. Mi lego i capelli sulla sommità della testa, poi entro nel box doccia.
Ripenso a quello che mi sono lasciata sfuggire poco fa.
Ho detto a Marc che non sarebbe stato male mettere radici a Cervera.
Gli ho detto in pratica che non sarebbe stato male restare lì, con lui.
Non ho idea del perché io glielo abbia detto, non ho idea del perché io abbia iniziato a pensare a queste cose.
Non avevo mai preso in considerazione l'idea di restare a Cervera, prima.
Avevo in mente di ritornare a casa mia presto o tardi, e ora invece non ne ero più così sicura.
Iniziavo a pensare che non mi importava dove mi trovassi, l'importante era essere vicina a Marc, l'importante era essere con lui.
E questo mi spaventava enormemente, perché stavo iniziando a modificare i miei progetti per lui e questo non era possibile.
Afferro l'asciugamano, e dopo essermi asciugata, indosso le calze e la maglietta e lo raggiungo. Lo vedo in piedi accanto al letto, mentre si gratta la nuca.
<<Ehi, sei ancora così?>>
<<Ecco, stavo pensando che non è propriamente il massimo restare in boxer con tua madre di là...>> lo vedo arrossire e non riesco a nascondere un sorriso.
<<Penso di avere la soluzione.>> vado verso il comò e recupero la sua felpa che mi aveva dato lo scorso anno, <<puoi indossare questa, se vuoi.>>
Marc la osserva, poi guarda me, e si sfila la maglietta, poi i jeans, e indossa la felpa che gli ho dato.
<<Fila a lavarti le mani, io vado a prendere da bere. Ti va la birra?>>
<<Ovvio che mi va.>> replica, e io vado in cucina a recuperare due bicchieri e la birra, oltre all'acqua di cui io ho sempre bisogno.
Torno in camera e mi siedo sul letto e così fa Marc.
Ridiamo e scherziamo e penso a quanto sia bello averlo nella mia vita.
Mi sento così fortunata.
Dopo essere andati a buttare i cartoni della pizza, torniamo sul letto e Duchessa ci raggiunge, accoccolandosi accanto ai nostri piedi.
<<Sai cosa mi manca? Stare vicino al mare.>> dico, mentre accendo la tv. La testa poggiata sul petto di Marc, le sue braccia intorno alla mia vita.
<<Il mare? Strano da parte tua.>>
<<Ho sempre preferito la montagna al mare, ma però mi è sempre piaciuto. Mi piace andare alla Barceloneta, lo sai. Però ora non so...sento qualcosa qui dentro>> mi porto una mano al petto, <<che mi porta al mare. È come un richiamo. Non so a cosa è dovuto. Da quando sono stata a Phillip Island mi sento strana.>>
<<È il mare che hai dentro.>> lo sento dire, mentre mi accarezza i capelli, <<ora lo senti. Ora forse, lo stai finalmente sentendo.>> mi sollevo, e lo guardo.
<<Stai diventando un filosofo, Márquez?>> Marc sogghigna, mentre io mi stendo sul letto, e lui si sposta di lato, sorreggendosi la testa con una mano.
<<Mi stai facendo scoprire lati di me che non pensavo di conoscere, visto?>> nota, <<comunque anche a me manca fare una bella nuotata. Potevamo andare a Barcellona, così rimediavamo.>>
<<L'acqua inizia ad essere fredda, Márquez.>> gli ricordo.
<<Lo so.>> sbuffa, <<vorrei avere una piscina. Se avessi la piscina prenderei due piccioni con una fava: potrei farmi una nuotata ogni volta che vorrei, e mi sentirei più sicuro, dato che ho paura delle profondità dell'acqua.>>
<<Comprendo benissimo.>> commento, <<ma anche la piscina di inverno è inutile. Dovresti farti costruire una piscina coperta, così da poterla sfruttare ogni volta che vorresti.>> Marc mi osserva come se gli avessi aperto un mondo.
<<Hai ragione. La faremo costruire.>> dice, di getto.
Sento una fitta al cuore.
<<Cosa?>> chiedo, perché devo aver sicuramente capito male.
O deve essersi sbagliato.
Sento Marc tremare appena.
I suoi occhi si sgranano leggermente e capisco che ha realizzato solo ora quello che ha detto.
<<Cosa?>> mi chiede lui di rimando.
Si deve essere sicuramente sbagliato. Per questo decido di lasciar perdere.
<<Niente, non importa.>> replico, con un sorriso.
Marc accenna un sorriso nervoso e mi accarezza una ciocca di capelli, e l'intensità del suo sguardo crea un marchio sul mio cuore.
<<Comunque, non sarebbe male avere una piccola piscina. Anche se preferirei avere un piccolo specchio d'acqua naturale accanto al mio cottage.>>
<<Potresti avere entrambi.>>
<<Sì, hai ragione.>>
<<Comunque non mi hai ancora detto come vorresti l'interno del tuo cottage.>> mi fa notare, mentre mi accarezza con un dito il contorno del viso.
<<Ovviamente dovrà rispettare lo stile dell'esterno. Vorrei le travi a vista sul soffitto, un arco a collegare la cucina al soggiorno e un arredamento rustico, di legno, caldo. Una bella libreria piena di libri accanto ad una finestra luminosa. Dovrei avere qualche foto sul telefono da prendere come esempio, ma ora non ho proprio voglia di mettermi a cercarle.>> sbuffo una risata, e Marc accenna un sorriso, posandomi un bacio sulla fronte.
<<Spero che riuscirai a realizzare il tuo sogno, mi amor.>> sussurra, accarezzandomi una guancia con il dorso della mano. Mi posa un bacio sulle labbra e me lo godo, come se fosse l'ultimo.
Sento i brividi percorrermi da capo a piedi, ogni senso concentrato sulla sua bocca meravigliosa.
<<Te amo con cada fibra de mi alma.>> mormora, sulle mie labbra e il mio cuore fa una capriola con avvitamento triplo nel mio petto.
<<Amore mio.>> riesco solo a dire, la voce che si spezza per l'emozione. Marc mi abbraccia, e mi perdo nel suo profumo.
Non avevo idea che fosse così bello averlo nella mia vita, in questo modo.
Non ne avevo minimamente idea.
<<Allora, cosa guardiamo?>> mi chiede, tirandosi su.
<<Potremo ->> sto per proporre di guardare un film a sua scelta, quando, un frame appare davanti ai miei occhi, mentre faccio zapping, <<un documentario sugli antichi egizi!>> esclamo a gran voce, gongolando. Marc trattiene un lamento, e quando nota il mio sguardo truce, accenna un sorriso.
<<Che meraviglia, tesoro!>> commenta, e io sogghigno, posandogli un bacio sulla guancia. Mi sistemo meglio sul letto e alzo il volume.
<<Vieni giù.>> gli dico ad un tratto, mentre il tempio di Hatshepsut appare sullo schermo. Dio, quanto amo quel tempio e quel luogo. Ha un che di magico, di mistico, di ultraterreno.
<<Amore, dovresti spostarti un po'.>> sogghigna, e io scuoto la testa.
<<No, voglio tenerti un po' stretto a me. Vieni giù, avanti.>> Marc mi guarda un po' preoccupato.
<<Angel, sono molto più pesante di te. Ho paura di farti male, non voglio schiacciarti.>>
<<Metà peso su di me, metà sul letto. Avanti, buttati.>> spalanco le braccia e Marc si appoggia contro di me, la testa poggiata sul mio petto, un braccio intorno ai miei fianchi.
Lo stringo forte a me, chiudendo gli occhi e sorridendo. Poggio il viso contro la sua testa, e d'improvviso, persino una delle mie più grandi passioni, la civiltà egizia, sparisce.
Non so quanto tempo passiamo così, so solo che ad un certo punto il respiro di Marc inizia a farsi più profondo, e lui inizia a farsi più pesante su di me.
Mi sposto appena, per cercare di togliere la maggior parte del suo peso dal mio corpo e spostarlo sul letto.
Ci riesco almeno in parte, mentre la sua testa continua a restare sul mio petto e il suo braccio intorno ai miei fianchi.
Accarezzo la sua guancia, e inizio a posare una serie di baci delicati sui suoi capelli, per poi stringerlo nuovamente a me. Sento le sue dita accarezzarmi impercettibilmente il fianco e un brivido mi attraversa la schiena.
Ho il cuore che scoppia nel petto, e mi rendo conto che è questo quello che voglio vivere per sempre, fino alla fine dei miei giorni.
Sento bussare appena contro la porta e mormoro un "avanti" per evitare che Marc si svegli.
<<Pensavo steste dormendo, dato che non ho più sentito la tv, né vi ho sentito parlare.>>
<<Marc si è addormentato.>> replico, con un sorriso, per poi accarezzargli con delicatezza i capelli. Lo vedo aggrottare la fronte, e stringe ancor più il suo braccio intorno ai miei fianchi.
<<Lo vedi come mi stringe? Come se avesse sempre paura di perdermi o che io possa scappare via.>> sogghigno, e realizzo solo in quel momento che mia madre ci sta vedendo per la prima volta in questa nostra nuova versione.
<<Anche tu però vedo che lo stringi allo stesso modo.>> mi fa notare, inclinando la testa come per osservarci meglio. Sento il cuore iniziare a battere come impazzito nel mio petto. Marc si aggrappa ancor più a me e scuoto la testa.
<<Mamma, puoi passarmi la coperta? Non voglio svegliarlo per metterci sotto le lenzuola, quindi dormiremo così.>> mia madre fa come le dico, e mi aiuta a coprire me e Marc.
<<Ora...ora che vi vedo così...realizzo quanto vi amate. Il modo in cui vi stringete, il modo in cui lui si aggrappa a te, il modo in cui tu lo stringi forte a te. Ho visto il modo in cui ti guardava prima di partire per l'Asia. Anche se ti ha sempre guardato in modo diverso rispetto a tutte le altre. Ma ora, ora ho visto te. E ho capito quanto lo ami.>> sento le lacrime pungermi agli angoli degli occhi.
Chino il viso verso di lui, e gli poso un altro bacio tra i capelli.
<<Sì, è vero. Lo amo tanto.>>
La voce mi si spezza in gola ma, almeno per la prima volta da quando stiamo insieme, sono riuscita a dirlo a voce alta.
E mi sembra di esplodere.
Vedo mia madre sorridere, gli occhi nocciola lucidi.
<<Ma, mamma...io non sono ancora riuscito a dirglielo. Gliel'ho dimostrato in tutti i modi, e anche con altre parole, ma...quelle tre parole specifiche io non sono ancora riuscita a dirgliele e ho paura...che lui non abbia capito che io...>>
Mia madre mi posa una carezza sul capo.
<<Credimi, tesoro. Lo ha capito.>> si limita a dire, per poi lasciare una carezza anche sul capo di Marc.
Quelle parole mi riempiono il cuore.
Una lacrima mi attraversa la guancia, e mentre mia madre esce dalla mia stanza, dopo avermi augurato la buonanotte, ho tutt'a un tratto paura.
Paura di perdere tutto questo, paura che questo equilibrio prezioso e fragile come il cristallo, possa andare in frantumi. D'improvviso mi rendo conto che ho qualcosa da perdere.
Che ho tutto da perdere.
E mi sento nuda, vulnerabile, esposta al dolore e alla sofferenza.
E sono spaventata all'idea di poter perdere tutto questo.
[Spazio Autrice]
Buonasera ragazze!
Capitolo molto, molto importante: vi avevo detto di non dimenticare Linda, voi invece l'avevate già rimossa dalla vostra mente, vero? 😂🤭
Secondo voi, cosa vuole da Marc?
E che cosa accadrà tra Marc e Angel, che per inciso, si amano ogni giorno di più?
Fatemi sapere tutto quello che pensate con un commento, e soprattutto, fatemi sapere se questo capitolo vi è piaciuto.
Vi ringrazio infinitamente per il vostro affetto, vi voglio bene ❤
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