Aragon, baby (I)
[Feel this perfume in the air darling, this is life, real life]
[Angel]
<<Ricordami ancora una volta perché sono qui, per favore.>>
Sento la risata di Alex, mentre io stringo più forte la presa intorno ai suoi fianchi.
Alex ha insistito per portarmi con lui sul motorino che i piloti usano per spostarsi all'interno del paddock, e ora eccomi qui stretta a lui a causa della mia paura di cadere, nonostante la scarsa velocità di questi mezzi.
<<Perchè la piccola Sole ti ha espressamente chiesto di venire con lei. E sinceramente, se non lo avesse fatto lei, lo avrei fatto io.>> lo sento dire.
<<Sole voleva che andassi con lei sugli spalti, non che girassi per il paddock...ma qualcuno ha avuto la brillante idea di darmi un pass...volevi avermi intorno anche durante un weekend di gara, Alexito?>> gli lascio una carezza sullo stomaco e lo sento tremare appena contro di me.
<<Io voglio averti sempre intorno, Angel.>> afferma, continuando a guardare davanti a sé.
Non dico nulla, mi limito a stringerlo ancora più forte.
<<Allora, sei pronta a conoscere il mio team?>> mi chiede, fermandosi davanti all'entrata del box dell'Estrella Galicia dove troneggia il numero 73.
<<No? Andiamo, io non ero neanche pronta a sbarcare nel paddock, ma...eccomi qua.>> rispondo, mentre scendo dal motorino.
<<Su, vieni. Non vedono l'ora di conoscerti!>>
Alex mi prende per mano e varchiamo l'entrata del box.
Dopo un lungo corridoio si apre la zona del box dove la regina è lei, la moto.
Le saracinesche sono ancora chiuse, per fortuna, aggiungerei.
Non ho nessuna intenzione di essere ripresa dalle telecamere.
<<Buongiorno Alex! Ma aspetta, non mi dire: hai portato la famosa Angel?>> un meccanico viene verso di noi, pulendosi le mani.
<<Famosa? In che senso?>> domando, aggrottando le sopracciglia.
<<Beh, quando si tratta di parlare di ragazze Alex parla sempre e solo di t->>
<<Sì, perfetto Alvaro, grazie mille per il tuo intervento, la moto però non si sistema da sola!>>
So che Alex è in imbarazzo, ancor di più perché io so che ha una cotta per me.
Cerco di alleviare il suo imbarazzo.
<<Ma dov'è Guille?>> chiedo, guardandomi intorno.
<<Eccomi, Angel!>> Guille mi fa un cenno da dietro la moto, e io ricambio.
Guille segue Alex dagli inizi, da quando era poco più di un bambino.
Il loro rapporto va oltre quello che intercorre tra un meccanico e un pilota, sono veri amici.
<<Rimani qui per le prove?>> mi chiede subito Alex, prendendomi le mani.
Riprende a parlare prima che io possa ribattere.
<<Ti prego.>> se prima volevo dirgli di no, con quelle due paroline mi frega.
<<Rimarrò oggi pomeriggio, va bene? Soledad mi starà aspettando!>> Alex annuisce, per poi posarmi un bacio sulla guancia.
<<Non vedo l'ora di vederti seduta alla mia postazione!>> sussurra, indicando con un cenno del capo il sedile dove i piloti si siedono in attesa che la loro moto venga preparata.
Lo guardo sorpresa.
<<Vuoi che io mi segga lì?>>
<<Assolutamente sì. Sono sicuro che mi porterai fortuna!>> sussurra, sorridendo, <<ora vai, devo cambiarmi. Mi raccomando, non perdere il pass, altrimenti non potrai più entrare nel paddock!>>
<<Tranquillo, piccolo. A più tardi, e buona fortuna!>> esco velocemente dal paddock e mi dirigo verso gli spalti.
La Moto3 ha appena finito il suo primo turno di prove, tra pochi minuti la Moto2 scenderà in pista.
Raggiungo in fretta gli spalti e lego il pass al polso, affinché si noti meno.
<<Angel, sei qui!>> esclama Soledad, non appena mi vede, intrecciando le braccia intorno ai miei fianchi.
<<Certo piccola, sono venuta ad Aragon solo perché me lo hai chiesto tu, dove avrei dovuto essere?>>
<<Nel box di Marc!>>
Carmen scuote la testa, sorridendo.
<<È dalla festa di compleanno che continua a parlare di quanto siete carini tu e Marc, quando si mette una cosa in testa è difficile fargliela passare!>>
<<Ma è la verità!>> ribatte subito Sole scuotendo la testa, i lunghi capelli neri mi sfiorano dolcemente la pelle scoperta delle braccia.
<<Ora tocca ad Alex, e faremo il tifo per lui, vero?>> Sole annuisce, mentre un luccichio attraversa i suoi occhi.
È bello vederla così felice, so che sognava di assistere ad una gara da quando era nella culla, praticamente.
Nonostante settembre sia agli sgoccioli, l'aria è ancora calda e afosa, per fortuna siamo sedute sugli spalti coperti, altrimenti ci saremmo sciolte al sole.
Ci saranno quaranta gradi all'ombra, ma a me pare di percepirne minimo ottanta.
Il primo turno di prove non è andato benissimo per Alex, al contrario è andato alla grande per Marc, che ha stampato il miglior tempo della mattinata.
Sole non ha trattenuto un urlo di gioia quando Marc è passato per la prima volta davanti a noi, e nella foga del momento, ha rovesciato la sua aranciata sui miei pantaloncini.
Al termine delle prove decido di ritornare nel paddock, per cambiarmi.
Tiro fuori dalla borsa il giacchetto di jeans che avevo portato per sicurezza quando stamattina avevo notato dei nuvoloni scuri dalla finestra del motorhome, e lo lego intorno ai fianchi per coprire la macchia di aranciata.
Entro nel paddock ma mi rendo conto che non ricordo come fare per arrivare alla zona dei motorhome.
Mi dirigo da una parte all'altra, nonostante la confusione, e ad un tratto realizzo di dover ammettere la verità.
Mi sono persa.
Ma alla fine è possibile perdersi nel paddock di un circuito?
A quanto pare sì, forse perché è la mia prima volta tra questo via vai di gente, neanche fossimo a New York nell'ora di punta.
Il paddock della MotoGP pare una metropoli e io continuo a vagare senza una meta, o meglio, ce l'ho una meta, ma non ho idea di come raggiungerla.
Mi fermo di colpo, chiudendo gli occhi, e prendendo un respiro profondo.
È come se non esistessi in mezzo a questa massa indistinta di persone che continuano a corrermi intorno.
Avanti Angel, prova a chiedere a qualcuno in che direzione si trovino i motorhome.
<<Ehi, tutto bene?>> una voce improvvisa alle mie spalle per poco non mi spaventa.
Mi volto di scatto e mi ritrovo davanti Jorge Lorenzo.
È la prima volta che lo vedo dal vivo e non attraverso lo schermo di un televisore.
Non indossa più la tuta della Yamaha, e i suoi occhi sono coperti da un paio di occhiali a specchio.
<<Ecco, io...io...mi sono persa.>> ammetto, sbattendo le palpebre imbarazzata, mentre inizio a giocherellare con il pass che porto al collo.
Lui sghignazza appena, ma intuisco subito che non sta ridendo di me.
È come se fosse intenerito.
<<Dove dovresti andare?>>
<<Nella zona dei motorhome, è da lì che sono venuta stamattina ma ora...non mi ricordo più come fare per ritornarci...mi sembra di star girando sempre intorno allo stesso punto.>>
<<Be' è più o meno quello che stai facendo>> risponde lui, facendo un passo verso di me, <<è da un po' che ti osservo ed è la terza volta che ti vedo passare da qui.>> so benissimo di star arrossendo, per questo abbasso lo sguardo sulle mie scarpe.
Perché mi stava osservando?
<<Oh...fantastico!>> è l'unica cosa che riesco a dire mentre riprendo a giocare con il cordoncino del pass.
<<Sei ospite di...?>>
<<Alex Marquez.>>
<<Sei una parente...?>> continua lui, chinandosi di poco verso di me come se volesse guardarmi meglio.
<<Sono la sua migliore amica.
O meglio, sono la migliore amica di Marc e Alex.>>
<<Oh, chiaro. Non sei spagnola vero? Il tuo accento mi pare->>
<<Sono italiana. Ma mi sono trasferita a Cervera quando avevo sedici anni.>>
Non so perché mi sta facendo tutte queste domande, e non ho neanche idea del perché io gli stia rispondendo.
Basterebbe che mi desse l'indicazione giusta da prendere per raggiungere l'area dei motorhome, invece di trattenermi qui in una strana conversazione.
Lui annuisce appena e si toglie gli occhiali.
I suoi occhi cangianti color petrolio incontrano i miei.
<<Migliore amica di Marc hai detto? Però sei solo ospite di Alex, come mai non ti ha dato il suo pass?
Senza il pass non puoi accedere all'hospitality della Honda e->>
<<Grazie per l'interessamento Lorenzo, ma rimedio subito.>>
Marc, arrivato dal nulla alle mie spalle, mi mette al collo un secondo pass, che va ad adagiarsi sopra quello che mi ha dato Alex questa mattina.
<<Così non avrai problemi.>> aggiunge, parandosi al mio fianco e scostandomi una ciocca di capelli oltre le spalle.
Getta poi uno sguardo a Lorenzo che ci sta scrutando con fare incuriosito.
<<Andiamo, Angel? Immagino che sarai stanca.>> riprende, posandomi un braccio intorno alle spalle e avvicinandomi a sé.
<<Immagini bene.>> lancio uno sguardo a Jorge.
<<Grazie mille Jorge, buona fortuna per il weekend.>>
Ma grazie di che?
Lui si limita a fare un cenno del capo, poi Marc mi trascina via.
<<Buona fortuna?>> chiede subito lui, con tono offeso.
<<Beh, cosa avrei dovuto dirgli?
Non è che solo perchè non sei tu devo augurare agli altri piloti che la loro gara sia un disastro!>>
Marc mi lancia un'occhiataccia, ma cambia discorso.
<<Che ci facevi con lui comunque?>>
<<Nulla, mi ero persa e mi stava dando le indicazioni per raggiungere la zona dei motorhome, tutto qui.>> mi limito a dire alzando le spalle, mentre lui continua a condurmi lungo il caotico paddock.
Marc fa una smorfia.
<<A me lui pareva interessato a tutt'altro.>> mi volto a guardarlo confusa.
<<Che intendi dire?>>
<<Lascia perdere.
Comunque per fortuna ti ho trovata io, altrimenti chissà quando saresti riuscita a trovare la zona dei motorhome.>>
<<Sono un disastro, lo so. Non mi va di sentirmi un peso per nessuno dei due->>
<<Ma che stai dicendo, angioletto?
Tu non potrai mai essere un peso.>>
Marc si ferma e di conseguenza mi fermo anch'io.
Mi porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio e mi posa un bacio sulla fronte.
Il mio cuore aumenta drasticamente i battiti.
<<Mi dispiace di non averti dato il mio pass stamattina, me ne sono dimenticato come un deficiente. Domani, se vorrai, potrai fare un salto da me.>>
<<Spero di riuscirci, ho già promesso ad Alex di andare da lui.>> sento Marc irrigidirsi contro di me.
<<Allora mi prenoto per il giorno più importante, domenica.>> ribatte lui rivolgendomi uno sfavillante sorriso, negli occhi uno scintillio malandrino.
<<E va bene, però farò anche un salto da Alex, sono qui per sostenere entrambi, in fondo.
Ora però muoviamoci, devo cambiarmi, Soledad mi ha rovesciato la sua aranciata addosso.>>
Raggiungiamo l'enorme motorhome dei fratelli Marquez, nero scintillante dai dettagli color rosso fuoco che si staglia contro il cielo azzurro.
<<Faccio in un secondo!>> lo rassicuro, mentre entro nella sua stanza.
Dormo nel divano letto posto in salotto, ma non avendo dove sistemare i miei vestiti, Marc mi ha offerto la sua parte di armadio.
Mi sfilo i pantaloncini e inizio a cercare qualcosa di decente da indossare nelle poche cose che ho portato con me.
Alla fine opto per una gonnellina a fiori su sfondo nero, a balze, molto estiva e leggera, che si intona perfettamente con la maglietta nera che indosso.
Sento bussare alla porta proprio mentre mi sto guardando allo specchio.
<<Posso entrare?>>
<<Entra pure!>>
Mi volto verso di lui e noto subito il suo sguardo posarsi sulla mia gonna.
Inarca le sopracciglia.
<<Hai davvero messo una minigonna?>> lo guardo male.
<<Non è una minigonna, è...una gonnellina, che io reputo molto bella.
Me l'ha regalata mamma anni fa, ma l'avrò messa giusto due volte.
Questa è la seconda.
Non vado pazza per le minigonne, ma questa mi sembra l'occasione giusta per sfoggiarla.
Qui nessuno mi noterà, sono tutti presi da quelle bombe sexy delle ombrelline!>> concludo, sollevando un angolo delle labbra con ironia.
<<Non ne sarei così convinto.>> lo sento dire, lo sguardo perso nel fissare il pavimento.
<<Che intendi dire?>>
<<Nulla Angel, solo che devi smetterla di paragonarti a quelle ragazze.
Non sarai un'ombrellina, ma usi un tono dispregiativo per dirlo, come se tu fossi meno di loro, quando non è così.
Tu sei...bellissima, sei speciale, non ti rendi neanche conto che attiri gli sguardi con la tua purezza, che sei così piccola e minuta che scateni il desiderio innato di proteggerti in chi ti guarda.
Ti prego, impara a volerti bene, esattamente come te ne voglio io.
O Alex, tua madre, e tutti coloro che ti conoscono.>>
Lo guardo, senza sapere cosa dire.
Lui si toglie il cappello sospirando e passandosi una mano tra i capelli.
Lo raggiungo, fermandomi davanti a lui, senza smettere di guardarlo, e noto che evita il mio sguardo.
<<Ehi, tutto bene?>> il tono della mia voce è più dolce di quanto volessi e solo in quel momento realizzo quanto la sua vicinanza provochi sensazioni intense al mio corpo.
Non riesco a resistere dal toccarlo, e poso due dita sotto il suo mento, sollevandogli il volto.
Lo sguardo che mi rivolge è talmente intenso e struggente che sento un tuffo al cuore.
<<Sì, tutto bene. Comunque, preferirei che non girassi per il paddock da sola, non mi va che qualche pilota faccia il cascamorto con te!>> afferma, inarcando un sopracciglio.
Scoppio a ridere.
<<Non ti devi preoccupare Marc, anche se un pilota ci dovesse 'provare', puoi stare tranquillo, non mi interessano i ragazzi, ancor meno i piloti.>>
Lo noto irrigidirsi, mentre stringe le labbra.
<<Perchè? Che hai contro i piloti?>> gli lancio un'occhiata di sbieco.
<<Puoi immaginarlo benissimo, Marc. I ragazzi trovano l'occasione per riempirti di corna anche senza muoversi dal luogo in cui vivono, pensa se possono andarsene in giro per il mondo!
Circondati inoltre da ragazze bellissime e vestite in modo succinto, tifose e quant'altro...no, grazie.
Avanti, tu vivi in questo mondo, non dirmi che non è così!>>
Lui fa una smorfia, passandosi una mano dietro il collo.
<<Beh, devo ammettere che per la stragrande maggioranza è così, ma...dipende.
Io non sono legato a nessuno da anni, quindi è diverso, ma...penso che se mi innamorassi davvero...non avrei bisogno di nessun'altra.
Non vedrei semplicemente l'ora di tornare a casa per andare da lei.>>
Marc inizia ad accarezzarmi una guancia con la punta delle dita, e una serie di brividi mi attraversano la spina dorsale.
Continuiamo a fissarci negli occhi, è come se non riuscissi a staccarli dai suoi.
<<Non ci credo neanche se lo vedo. Sei sempre un ragazzo, Marc.>> replico, un sorrisino ironico dipinto sulle mie labbra.
<<Provare per credere.>> lo sento dire, mentre fa un passo verso di me.
Mi si smorza il respiro per un istante.
Cosa ha detto?
Probabilmente ho capito male.
Sto per chiedergli spiegazioni, quando sentiamo la porta del motorhome aprirsi e chiudersi subito.
<<Ehi, ecco dove eravate finiti!>> mi allontano di scatto da Marc non appena sento la voce di Alex.
Lui ci rivolge uno sguardo sospettoso.
<<Ho interrotto qualcosa?>>
<<No, assolutamente no! Ora io torno da Sole, ci vediamo più tardi, Alex!>>
Non rivolgo più uno sguardo nemmeno per sbaglio a Marc, ed esco dal motorhome.
~·~
Ho passato il resto del pomeriggio nel box di Alex.
È migliorato notevolmente rispetto al mattino, riuscendo ad entrare nella top ten.
Alla fine, Soledad mi ha detto che non c'è bisogno che io vada sugli spalti con lei, l'importante è che mi veda nel box di Marc.
Chissà cosa si è messa in testa.
<<Adoro sentire le tue braccia stringermi così forte!>>
Il sole sta tramontando su Aragon, e il cielo, dalle sfumature rosate, si riflette sugli occhiali a specchio di Alex.
Lo guardo, per poi lasciargli un colpetto sulla schiena.
<<È per quello che fai lo slalom tra la gente a questa velocità, affinché io ti stringa più forte!>>
<<Può darsi!>> ribatte, in una risata.
Parcheggiamo il motorino accanto a quello di Marc, saliamo le scale ed entriamo nel motorhome.
<<Siete arrivati finalmente!>> esordisce Marc, dal divano, <<sto morendo di fame!>> aggiunge, aspro.
<<Marc, lo so che tutta questa acidità deriva dal fatto che Angel è venuta sempre in motorino con me, sei geloso, eh?>> lo canzona Alex.
<<Ma che diavolo stai dicendo?>> ribatte Marc, voltandosi a guardarlo.
Cerco di cambiare discorso.
<<Dov'è José?>>
<<È andato ad Alcañiz, la cena la porterà Carlo dall'hospitality.>> mi informa Marc, senza guardarmi.
Noto che Marc si è già cambiato, quindi deve essersi già fatto la doccia.
<<Alex, ti dà fastidio se faccio prima io la doccia?>>
<<No anzi, figurati!>>
<<Grazie!>>
Entro in camera di Marc per recuperare qualcosa da mettere.
Opto per una maglietta lunga e larga con disegnata la Tour Eiffel e un paio di culottes rosa.
Proprio quando mi appresto ad uscire, la porta si apre e Marc appare alla mia vista.
<<Marc!>> esclamo, sorpresa.
Eppure non dovrei esserlo, questa è la sua stanza.
Lui resta lì, immobile davanti alla porta.
Sembra intenzionato a dirmi qualcosa, invece non parla, mi guarda e basta.
<<Tutto okay?>> gli domando, guardandolo.
Lui sorride, annuendo.
Conosco quel sorriso, è il sorriso che sfoggia quando sa di essere il migliore, colui che ha sempre un asso nella manica, che alla fine della giornata sa che sarà davanti a tutti i suoi avversari.
<<Sì, stavo solo...pensando ad una cosa.>> mi supera, e recupera qualcosa dall'armadio.
<<Non dimenticare l'asciugamano.>> dice, porgendomelo.
<<Grazie!>> esco dalla sua stanza ed entro in bagno.
Mi faccio una doccia veloce, mi vesto e mi lego i capelli in una treccia laterale.
Ceniamo con petto di pollo e contorno di patate, poi ci spostiamo sul divano.
Alex e Marc iniziano a giocare alla Playstation.
<<Marc è la terza volta che mi butti fuori strada!>> esclama a gran voce Alex, guardandolo male, <<guarda che non vinci lo stesso!>> continua, e tempo due giri, taglia il traguardo davanti al fratello.
Marc non trattiene un verso di stizza, e sbatte il joystick sul divano.
<<Vuoi la rivincita?>> gli chiede Alex, sorridendogli sornione.
<<No, ora voglio giocare con Angel!>>
Mi volto a guardarlo di scatto.
<<Come, scusa? Vuoi giocare con me solo per poter risollevare la tua autostima vincendo contro di me!>>
<<Non è detto che tu perda, Angel!>> ribatte Alex, inarcando le sopracciglia.
Guardo entrambi i fratelli per diversi istanti, poi afferro il joystick che Alex mi sta porgendo.
<<E va bene. Preparati a perdere, Marquez!>> esclamo, sedendomi meglio.
Io e Marc iniziamo a giocare, e, tempo dieci minuti, riesco a batterlo con uno sprint al fotofinish.
Non resisto, e salto in piedi sul divano.
<<Ti ho battuto Marquez!
Ti ho battuto!
Ora fila a nanna dai, che è tardi!>> io e Alex scoppiamo a ridere, e Marc sbuffa, alzandosi in piedi.
<<Sì bravi, ridete, ride bene chi ride ultimo!>> ribatte, entrando in camera sua e sbattendo la porta.
<<Uh, com'è permaloso!>> noto, con ironia, mentre Alex mi aiuta a scendere dal divano.
<<È fatto così, lo sai!>> annuisco.
<<Mi aiuti ad aprire il divano?>>
<<Certo! Ti aiuto anche a fare il letto!>>
<<Grazie Alex, sei un tesoro!>>
La porta della stanza di Marc si apre nuovamente, e noto che porta un cuscino sotto il braccio.
Me lo porge, senza dire una parola, poi ci aiuta a sistemare il letto.
Accidenti, quanto è lunatico.
Oserei dire che è peggio di me.
Ci auguriamo la buonanotte, e dopo essermi infilata sotto le lenzuola, scivolo lentamente nel mondo dei sogni.
~·~
Non è facile dover star dietro a due piloti in un weekend, ora capisco benissimo Julià, che tra l'altro, è arrivato questa mattina e alloggerà in un hotel qui vicino assieme a Roser, che arriverà domattina.
Ho trascorso la mattinata nel box di Alex, e penso che a Marc stia iniziando a dare fastidio il fatto che sto passando la stragrande maggioranza del tempo con suo fratello.
Per questo ho deciso che oggi e domani farò i salti mortali per stare accanto a tutti e due.
Le qualifiche della MotoGP inizieranno tra poco meno di un'ora, per cui mi dirigo di buona lena verso il box della Honda.
Lungo il tragitto incrocio una ragazza alta, dai capelli biondi e gli occhi azzurri vestita con i colori del team Honda, e un ombrello con il logo dell'ala dorata, che mi rivolge un sorriso tirato, per poi guardarmi dall'alto al basso.
Ecco un'altra che si crede una dea scesa in terra.
Entro nel box della Honda proprio nel momento in cui Marc esce dal camion posto di fronte all'entrata del box, con indosso la tuta.
Si ferma davanti ad una schiera di fan urlanti che non attendevano altro che di vederlo.
José, alle sue spalle, mi lancia un'occhiata e mi rivolge un saluto.
Pochi minuti dopo Marc mi raggiunge.
<<Non ci credo, sei qui!
Pensavo restassi con Alex o andassi nell'hospitality dell'Estrella Galicia!>> esordisce, con una punta di acidità.
Lo guardo male.
<<Marc, smettila di fare il bambino.>>
<<Come, scusa?>>
<<Mi rendo conto di essere stata più con Alex, ma ora sono qui, e ho intenzione di sostenerti con tutta me stessa come ho sempre fatto.
Però ora smettila di fare il bambino capriccioso.>>
Marc inarca un sopracciglio ed è sul punto di replicare, quando José si inserisce nel discorso.
<<A proposito di capricci...Victoria è rimasta male quando ha saputo che non ti avrebbe fatto da ombrellina.>>
<<Ho deciso così.>> si limita a dire Marc, con un'alzata di spalle.
<<È per caso una ragazza bionda, dagli occhi azzurri...?>>
<<Sì, esatto.>>
Ah, adesso capisco.
Ma perché mi ha guardata in quel modo?
<<Come mai non l'hai voluta come ombrellina?
Pensavo che voi piloti non aveste potere decisionale in questo.>>
<<Non lo abbiamo infatti, ho semplicemente detto che avrei preferito qualcun'altra per questo weekend.>> dice Marc, usando lo stesso tono noncurante di prima.
<<E questo non significa avere potere decisionale? Quando fai così->>
<<...ossia te, Angel!>>
Eh?
Cosa ha detto?
Devo aver capito male, e sarebbe la seconda volta in due giorni.
<<Prego, puoi ripetere?>>
<<Ho riferito al team che non volevo Victoria come ombrellina domenica perché volevo te.>> il modo in cui le parole escono dalle sue labbra, il tono in cui le sta dicendo, fanno sembrare la cosa come se fosse banale, quando non è assolutamente così.
<<Cosa hai detto?>> esclamo a gran voce, facendo girare il resto del team.
Marc solleva gli occhi al cielo.
<<Possiamo parlarne più tardi?
Ora avrei da fare.>>
<<Non ci sarà bisogno di parlarne più tardi, perché io non ho nessuna intenzione di farti da ombrellina domani, quindi il discorso è chiuso.>>
Marc mi guarda per qualche istante, accigliato, ma lascia cadere il discorso, quando Santi entra nel box.
Mi rivolge uno sguardo prima di salire in moto, ma io non gli dico nulla.
Lui allora si avvicina, il viso coperto dal casco ma gli occhi in bella vista a causa della visiera alzata.
<<Dimmelo Angel, come fai sempre.>>
Lo guardo malissimo, ma quando incrocio il suo sguardo sento una fitta al cuore.
<<Mettili tutti dietro di te.>> è questa la frase che gli dico il sabato, da quando ci siamo conosciuti, e questo per Marc è ormai una specie di rito.
Lo vedo sorridere sotto il casco, e senza aggiungere nulla, sale sulla moto ed esce dal box.
Dieci minuti più tardi è al parco chiuso, la pole position conquistata con un giro strepitoso.
Mentre gli altri lo raggiungono al parc ferme, io mi dirigo verso il box di Alex.
Sta ancora parlando con il suo team quando arrivo.
Mi lancia un'occhiata e sorrido.
Restiamo in silenzio, mentre indossa il casco e i guanti.
<<Buona fortuna, Alex. Porta a casa una bella prima fila.>>
<<Io spero di portare a casa qualcosa di più!>> ribatte ironico, per poi salire in moto.
Le prove durano più di tre quarti d'ora, e alla fine, Alex riesce a conquistare la seconda posizione in griglia di partenza.
<<Mi porti fortuna, Angel!>> esclama abbracciandomi, non appena torna al box.
<<Oh avanti, la gara è domani!>>
<<E sono convinto che mi porterai fortuna anche domani!>> sussurra, per poi posarmi un bacio sulla guancia.
È caldo e sudato, ma conserva ancora il profumo della sua acqua di colonia preferita.
<<Torno al motorhome, vi aspetto lì. Non preoccuparti, vado a piedi, ne approfitto per fare un giro nel paddock.>>
Lo saluto, ed esco dal box.
Questo posto, è un mondo a parte. Brulica di vita, di passione, di competizione.
Da quando Marc e Alex sono entrati nella mia vita, anche io ho imparato ad amare questo mondo.
Raggiungo la zona dei motorhome poco prima del tramonto.
Il motorino di Marc è già fermo davanti all'entrata e in quel momento mi ricordo del discorso che abbiamo iniziato, e anche chiuso, prima, nel suo box.
Aumento il passo ed entro.
Marc è seduto sul divano e quando mi vede abbassa subito lo sguardo.
<<Angel, senti->>
<<No, non c'è bisogno di parlarne, Marc>> lo interrompo, <<Il discorso è già chiuso. Io non ti farò da ombrellina domani, quindi non vedo perché ritornarci su.>>
Lui scatta in piedi.
<<È Alex il problema, vero?>> domanda, una nota di stizza nella voce.
<<E anche se fosse?
Se non volessi che lui pensasse che sto più dietro a te che a lui?>>
<<Chi se ne frega di Alex!>>
Ribatte lui alzando la voce, ma si pente subito di quello che ha appena detto.
Sotto il mio sguardo confuso, chiude gli occhi e si morde le labbra.
<<Non intendevo quello.
Volevo semplicemente dire che...insomma, non facciamo niente di male, non scopiamo mica davanti a lui!>>
<<Marc!>> esclamo, stupita.
Ma che gli prende?
Lui fa un gesto di noncuranza.
<<Siamo amici e voglio averti accanto a me in un momento per me importantissimo.
È così complicato?>>
Lo guardo, addolcita dalle sue parole.
<<Posso starti vicina anche rimanendo nel box.
Non mi va di stare in quel marasma, di stare davanti alle telecamere, anche se nessuno farà caso a me.>>
<<Ma non sarebbe la stessa cosa.
Io voglio sentirti accanto a me. Voglio sentire il tuo respiro al mio fianco, voglio un tuo bacio sul casco proprio prima di partire.
Voglio che tu sia lì con me, solo con me.>>
Le ultime parole mi insospettiscono.
<<C'entra Alex, non è così?
Tu vuoi rimarcare il concetto che io sono la tua migliore amica, non la sua.
Che tu sei 'arrivato per primo'.
Hai sentito le parole che ci siamo scambiati io e Lorenzo ieri, non è così?>>
<<E anche se fosse?
Comunque no, non mettere sempre in mezzo Alex!
Senti, se non ti va non importa.
Va bene così, non voglio costringerti a fare qualcosa che non vuoi.>> conclude, alzando le spalle e accennando un sorriso.
Ecco, ora mi sento in colpa.
Maledetto Marc Marquez.
Mi volta le spalle e io faccio un passo verso di lui.
<<Non pensarci neanche che io indossi quei vestiti striminziti che indossano loro!>>
Marc ritorna sui suoi passi, rivolgendomi un sorriso scintillante.
Mi lascia un bacio sulla fronte.
<<Puoi indossare quello che vuoi, non sei lì per sponsorizzare nulla, sei lì solo ed esclusivamente per me!>>
<<E scommetto che questo ti sta facendo gongolare parecchio...>>
<<Ma no, cosa te lo fa pensare?>> ribatte, mostrandomi lo stesso largo sorriso di prima.
Poi mi prende per mano e mi conduce in camera sua.
<<Non avevo pensato al fatto che sono troppo bassa per tenerti l'ombrello, i meccanici e gli ingegneri mi passerebbero sopra senza neppure vedermi in tutta quella confusione!>>
Marc scuote la testa, sogghignando.
<<Devi sempre esagerare.
È inutile che cerchi scuse, abbiamo qui la soluzione al 'problema'...>> e si china verso la mia parte d'armadio, per afferrare le décolleté rosso carminio dal tacco vertiginoso che mi ha regalato mamma l'anno prima.
<<Scommetto che domani mi invidieranno tutti. Come già fanno, in fondo.>> inarco un sopracciglio.
<<Diventi impertinente ed estremamente sicuro di te quando varchi i cancelli del circuito, sai?>>
<<Lo so.>> risponde, inarcando le sopracciglia.
Mi limito a scuotere la testa.
Domani mi aspetta una lunga giornata.
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