Apart
[You and me
We used to be together
Every day together always
I really feel
That I'm losing my best friend
I can't believe this could be the end
It looks as though you're letting go
And if it's real
Well, I don't want to know]
[Angel]
[Agosto 2011]
Odio Cervera.
Odio tutto di questa cittadina.
Vorrei poter tornare a casa mia, tra le mie montagne, tra i miei prati, tra i miei laghi.
Invece sono bloccata qui, lontana migliaia di chilometri.
Indosso la prima maglietta che mi capita a tiro ed esco.
La pioggia di questa mattina ha lasciato il posto al sole, e la gente si è riversata nuovamente in strada.
Cammino a testa bassa, senza una meta, o meglio, una meta ce l'ho, ma non so come raggiungerla.
Non so ancora come orientarmi in questo stramaledetto posto.
Giro l'angolo e finalmente eccolo il luogo che stavo cercando: il parco.
Mi tengo abbastanza lontana dai bambini urlanti che stanno assediando lo scivolo e l'altalena, e vado a sedermi su una panchina sotto un albero.
Una lacrima mi scorre lungo la guancia.
Riuscirò ad abituarmi a questo cambiamento?
Riuscirò ad ambientarmi in questa nuova cittadina?
Alla fine sono abituata alla solitudine, per cui non la temo.
Ho paura di non riuscire a sentirmi a casa, di svegliarmi ogni mattina e immaginare di aprire la finestra e trovarmi il profilo delle montagne all'orizzonte, quando invece mi ritroverò il palazzo di fronte.
Di non riuscire ad abituarmi a questo posto.
Voglio tornare a casa.
<<Angel!>>
Alzo la testa di scatto e proprio di fronte a me, a pochi metri, mi ritrovo Marc, il viso luminoso dove brilla un largo sorriso.
Tiene le mani dietro la schiena mentre avanza verso di me.
<<Ciao.>> mi limito a dire.
<<Sono passato a casa tua e tua madre mi ha detto che eri qui. Tutto bene?>>
<<No, ma non importa. Ci sono abituata.>> soffio, alzando le spalle.
<<Non ti piace proprio questo posto, eh?>> scuoto la testa senza guardarlo.
<<È comprensibile. Ma spero di riuscire a fartelo apprezzare, almeno un pochino. Magari chi lo sa, un giorno deciderai di restare qui per sempre.>>
Sogghigno appena.
<<Non accadrà mai. Tornerò a casa mia un giorno.>>
<<Questa è la tua intenzione, ed è giusta. Ma forse un giorno troverai un motivo per restare.>>
Alzo gli occhi su di lui.
Per nessun motivo al mondo resterei qui.
Non ci sarà mai nessun motivo.
<<Sei una tipa molto orgogliosa, eh?>>
<<Bravo, hai indovinato. 100 punti a Grifondoro.>>
Marc sogghigna, scuotendo la testa.
<<Volevo darti una cosa.>> riprende, facendo un ulteriore passo verso di me.
<<Un regalo per darti il benvenuto in questa cittadina sperduta della Catalogna!>> annuncia, venendosi a sedere accanto a me, e mostrandomi ciò che nascondeva dietro la schiena.
È una piccola scatolina bianca, piena di buchi. È legata da un sottile nastro di raso rosso, e cosa ben più importante, si muove.
La scatola si muove.
Sussulto, spaventata, e Marc sogghigna.
<<Non devi essere spaventata. Piuttosto, aprila.>> dice, mettendomela in mano.
<<C'è un pitone qua dentro?>>
Marc scoppia a ridere.
<<Data la grandezza della scatola al massimo ci può essere una lucertola!>>
Lo guardo male, poi decido di aprirla. Sciolgo il nastro e sollevo il coperchio.
La sorpresa si dipinge sul mio viso.
È un gattino, candido come la neve.
Lo tiro fuori dalla scatola, e me lo stringo al petto.
<<Oh, Marc, grazie! È...bellissimo. Hai avuto un pensiero davvero dolce. Non so come ringraziarti.>>
<<È il minimo che potessi fare. Ho pensato "Qual è la creatura più orgogliosa, testarda, fiera che esista? Ma ovvio, un gatto!" Più precisamente, una gatta. Mi ha fatto pensare a te. Spero che riuscirete ad andare d'accordo, e che grazie a lei, sarà più facile per te ambientarti qui. >>
<<Ti ringrazio tanto. Davvero.>> continuo, il tono della voce più dolce.
<<Hai già in mente un nome?>> mi domanda, accarezzando con un dito la testolina morbida della gattina.
<<Non saprei...>> sussurro, guardando negli occhi quella pallina di pelo.
Ha gli occhi chiari, come il cielo di prima mattina.
<<Duchessa.>> affermo, dopo qualche secondo.
<<Du...che?>> domanda lui, con aria confusa.
<<Duchessa, come la gatta degli Aristogatti.>>
<<Ah, Duquesa.>>
<<Sì, in spagnolo, ma in italiano è Duchessa, per cui lei sarà Duchessa.>>
<<Piacere di conoscerti, Duchessa, io sono Marc!>> si presenta, prendendole una zampina.
Non posso fare a meno di sorridere.
<<Allora, andiamo a prendere tutto l'occorrente per questa nuova componente della tua famiglia?>> propone, alzandosi in piedi e porgendomi una mano.
<<Andiamo.>> afferro la sua mano, e ci avviamo.
Lo osservo di sottecchi.
Da quando lui è arrivato nella mia vita per la prima volta mi sento meno sola.
Sento la linguetta calda e morbida di Duchessa accarezzarmi un dito.
Forse, dopotutto, non sarà difficile ambientarsi qui.
~·~
<<Duchessa, levati!>> mi lamento, aprendo gli occhi e sollevando le coperte per farla alzare dal mio petto.
Ultimamente me la ritrovo sempre addosso al mattino e i risvegli stanno diventando sempre più traumatici.
Se continua mi toccherà chiudere la porta della mia stanza in modo che non entri.
Sbuffo, sollevandomi dal letto.
Un'altra giornata del cazzo è arrivata.
Sono passate due settimane da Barcellona, da quella notte magica, e tra qualche giorno saranno due settimane dal nostro ultimo bacio, da quella specie di...addio?
Non ho ancora idea di che cosa sia stato effettivamente.
So solo che Marc mi manca, mi manca tremendamente viverlo in quel modo. A volte mi pare di essere sul punto di impazzire quando realizzo che le mie labbra non si poseranno mai più sulle sue, che non sentirò più la sua pelle contro la mia, che qualunque cosa sia stata tra di noi, è finita, alla stessa velocità di come è iniziata.
Una fiamma, che si è accesa e spenta in un battito di ciglia.
Solo che quella fiamma la sento ancora bruciare dentro di me, la sento ancora nel mio cuore, nelle mie vene, nel mio sangue.
Quella fiamma porta il nome di Marc e in me non c'è più ghiaccio in grado di contrastarlo, perché ogni parte di me si è sciolta sotto il suo sguardo, sotto il suo tocco.
La ragione sa che il punto che abbiamo messo io e Marc a ciò che è successo, è la cosa giusta.
Gli amici non fanno certe cose.
Ma il mio cuore continua ad urlare nel mio petto.
Il cuore vuole correre da Marc, restare avvolto tra le sue braccia per sempre, stare a guardarlo per il resto del tempo.
Ma il cuore si sbaglia, sempre.
Avevo sempre seguito la mia filosofia di vita, dove esisteva un'unica via da seguire: quella della mente.
Il cuore abbagliava, ingannava, le emozioni annebbiavano la vista e la ragione.
Solo la mente conosceva la verità.
E la verità è che Marc è quanto di più lontano ci possa essere, per me.
Innamorarsi per me è sempre stato fuori discussione, anche se so bene che quello che provo per Marc non è più amicizia.
È qualcosa di diverso, qualcosa di devastante.
E la mia mente sa bene che Marc è la persona peggiore di cui innamorarsi.
Le parole di Javier si sono insinuate tra le pieghe della mia mente come un veleno sottile, come un serpente.
Aveva ragione.
Sapevo già che uno come Marc non era il tipo giusto per una come me.
Non avrei augurato a nessuno di stare con un pilota, nemmeno ad una ragazza normale, figurarsi ad una come me.
Sarei impazzita nel pensare a tutto ciò che avrebbe fatto alle mie spalle mentre era lontano.
Ombrelline, fan, ragazze di ogni tipo.
Gli uomini mi davano il voltastomaco a prescindere, non avrei tollerato di avere un traditore al mio fianco, o uno che per categoria, pareva destinato a tradirmi per rispettare la tradizione.
Ero già stata tradita dall'uomo che avrebbe dovuto amarmi più di ogni cosa.
Prima che Marc mi penetrasse sotto la pelle sapevo bene ciò che volevo.
Tenere a distanza chiunque avesse provato ad avvicinarsi troppo a me, distruggere ogni tipo di sentimento romantico che avesse provato a incendiarmi il cuore, non permettere alle emozioni di rendermi debole.
Ci ero riuscita, per molto tempo, poi era arrivato lui, lui che faceva già parte della mia vita da tempo.
E aveva spazzato via tutto.
Avevo opposto resistenza a quelle emozioni dirompenti, ma alla fine mi ero fatta trascinare dalla corrente, da quel vortice che mi aveva spinta giù, sul fondo di quel lago oscuro che era il luogo dove vivevano i sentimenti.
Avevo provato ad ignorare anche le parole di Javier, i giorni seguenti, ma non c'ero riuscita.
Quel tarlo continuava a scavare in un angolo della mia mente, quel sibilo si era fatto sempre più persistente, e alla fine, avevo ceduto.
Mi ero ritrovata, i giorni dopo l'ultimo dell'anno, a fare ricerche su internet, a navigare per quei siti di gossip dove la gente si scambiava opinioni su chiunque.
In realtà vi ero capitata quasi per caso, tramite un link su instagram.
Avrei dovuto sapere che sarebbe stato meglio fermarmi.
Avrei dovuto trovare la forza di chiudere tutto e girare la testa dall'altra parte, ma io dovevo sapere.
Anche se avrebbe fatto male.
Ancora una volta, esattamente come quel giorno sullo yatch, quando Marc aveva ammesso di aver fatto sesso per la prima volta prima di una gara a Valencia 2014, ero rimasta ferita da ciò che avevo letto.
Ancora una volta, vedersi sbattere in faccia il fatto che Marc si divertiva, o meglio, che si era sempre divertito, mi faceva male.
Nonostante lo avessi sempre saputo, vederlo, o sentirselo dire, era tutta un'altra cosa.
Avevo trovato i commenti di alcuni utenti del sito, che raccontavano di quando lo avevano visto in vacanza a Mojacar, l'anno prima, quando io ero rimasta a Cervera, come tutti gli anni da quando ero arrivata in Spagna, chiudersi nei bagni con più ragazze nella stessa sera.
Della serie "prendi il numerino, ora è il suo turno, poi toccherà a te."
Ero rimasta senza parole.
Tre, quattro ragazze, nella stessa sera.
Nei bagni, per giunta.
Terribile.
Almeno la scorsa estate ha avuto la decenza di farlo in camera da letto.
Sapevo benissimo che le cose stavano così, che Javier aveva ragione, ma averne la conferma era tutta un'altra cosa.
Era quello il ragazzo con cui mi ero lasciata andare per la prima volta, a cui avevo donato la mia prima volta.
Uno che se le faceva tutte.
Eppure, se ripenso a quella notte...a come Marc era stato mio, al suo modo di toccarmi, accarezzarmi, baciarmi...se ripenso alle sue parole, la sera dell'ultimo dell'anno...quel confessarmi che in realtà quella che aveva vissuto con me era stata anche la sua prima volta...
Per una sera, andava bene.
Ma per sempre?
Marc non era quello giusto.
Non esisteva quello giusto per me, ma potevo affermare con sicurezza che lui non lo era.
Forse se fosse stato un ragazzo normale...
Scuoto la testa.
Porca miseria, sto impazzendo.
Ho bisogno di fare quattro passi, di prendere una boccata d'aria in questa domenica mattina di Gennaio.
Dopo colazione esco, dopo essermi avvolta nel mio giaccone rosso dalla tonalità violacee, e mi tiro su il cappuccio, circondato da una criniera di pelliccia sintentica.
Non c'è molta gente per strada, l'aria è gelida, cosa che io apprezzo molto.
Mi sono sempre sentita bene nel freddo, quello secco e puro delle montagne.
Non so dove sto andando, so solo che i miei piedi vanno da soli, come se sapessero loro dove devo andare.
Ogni affranto di questa cittadina è piena di ricordi di me e Marc.
Come posso levarmelo dalla testa, se ogni cosa mi ricorda lui?
Alzo la testa verso il cielo di un pallido azzurro e sento gli occhi pungermi per le lacrime.
Quando riporto il mio sguardo sulla strada, realizzo dove i miei piedi mi hanno portato.
La casa della famiglia Marquez si trova proprio di fronte a me, dal lato opposto della strada.
È tutto cambiato.
Solo fino a qualche settimana fa non mi sarei fatta problemi a suonare.
Ora invece non riesco a trovare il coraggio di farlo.
Io e Marc abbiamo distrutto tutto, e mi sento come se avessi perso una parte di me, per sempre.
Davanti a miei occhi scorrono tutti i momenti che abbiamo vissuto insieme. Le nostre risate, le nostre confidenze, il mio prenderlo in giro e stuzzicarlo sul fatto che non potesse mangiare certi cibi mangiando il gelato davanti a lui, o il cioccolato.
Le serate a guardare un film, o a giocare alla Playstation, o semplicemente a parlare, a guardarci negli occhi, senza paura.
Abbiamo perso tutto, o meglio, la cosa più importante: quella complicità, quell'intesa che ci univa, che ci legava, che ci rendeva diversi da tutti gli altri, che ci permetteva di capirci senza bisogno di parole.
Abbiamo perso la cosa che per me era più importante di qualunque cosa: la nostra amicizia.
Come posso tornare a fare la sarcastica e puntigliosa con lui, se ogni volta che chiudo gli occhi l'immagine di lui sotto di me, delle sue labbra piene da cui sfuggivano ansiti e sospiri, delle sue palpebre chiuse a causa dei miei baci, appare nella mia mente?
Ecco la conferma che non avrei mai voluto avere: lasciarsi andare era sempre un errore.
In quell'istante la porta di casa Marquez si spalanca e le figure di Alex e Marc appaiono alla mia vista.
Sono in tenuta da ciclista, pronti ad allenarsi sulle colline di Lleida.
Alex ritorna sui suoi passi e Marc gli fa un cenno prima di uscire e chinarsi sulla sua bicicletta.
Resto lì, immobile, a fissarlo, incapace persino di parlare o di fare un passo verso di lui.
Che stupida.
Ero convinta che la nostra amicizia sarebbe durata per sempre.
Per una volta, per la prima volta nella mia vita, avevo creduto che qualcosa potesse durare per sempre.
Che noi saremmo potuti durare per sempre.
E lo so che questo è solo l'inizio.
Che ci allontaneremo sempre di più l'uno dall'altro.
Tutte le nostre promesse sono state infrante.
Gli avevo chiesto di non lasciarmi mai, di far sì che la nostra amicizia durasse per sempre, ora dovrò iniziare a realizzare che lui non farà più parte della mia vita come prima.
D'improvviso, come se fosse stato chiamato, Marc solleva la testa nella mia direzione e i suoi occhi incrociano i miei.
Mi sento come attraversare da un brivido, mentre i miei occhi si riempiono di lacrime.
Tanto da laggiù non può notarle.
Restiamo a guardarci per un tempo che mi pare interminabile e capisco che anche lui sta pensando tutto quello che anch'io penso da giorni.
L'ennesima promessa infranta.
Sollevo una mano, per salutarlo, e lui fa lo stesso.
Questi non siamo noi.
I Marc ed Angel di sempre non si sarebbero comportati così.
Io sarei corsa nella sua direzione, lo avrei preso in giro per il casco da ciclista che si ritrovava in testa, lui mi avrebbe risposto per le rime dopo avermi riservato un'occhiataccia.
Ora ci sentiamo in imbarazzo per un semplice sguardo.
Mi fa troppo male guardarlo.
Dopo aver accennato un sorriso spezzato, distolgo lo sguardo da lui e riprendo il mio cammino.
Lontano da lui, lontano dai ricordi, nonostante sappia benissimo che non si può scappare da qualcosa che è dentro di te.
[Spazio Autrice]
Salve belle donzelle! Capitolo abbastanza noiosetto, me ne rendo conto, ma utile per entrare nella mente e nel cuore di Angel, dopo "l'addio" con Marc 💔
Ora, penso servisse un capitolo di questo tipo, un po' più calmo, anche perché dal prossimo, ecco...ehm...si ricomincia 😂🙈
Preparatevi ragazze, e non odiatemi per favore 🙏🏻
Lasciatemi un commento o un voto se vi va, il vostro parere è la cosa più importante ❤
Alla prossima 💋
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