A kiss under the moonlight
[Capisci i sentimenti quando te li fanno a pezzi]
[Angel]
<<Non sono venuta ad una gara per anni e ora due volte nel giro di un mese e mezzo.>>
<<Stai solo recuperando il tempo perduto, ragazza, com'è giusto che sia.>> cinguetta Rafi, avvolgendomi le spalle con un braccio.
Non lo avrei mai detto, ma il paddock mi è mancato moltissimo.
Penso di essermi irrimediabilmente innamorata di questo mondo, dell'aria che vi si respira.
Vorrei vivere qui dentro per sempre.
Manca poco all'inizio delle qualifiche di MotoGP, e io e Rafi ci stiamo dirigendo di buona lena verso il box di Marc, dopo essere state in quello di Alex.
<<Giusto in tempo.>> sussurra Rafi, prendendomi sottobraccio mentre affianchiamo Julià.
Marc è appena entrato in pista e attraverso lo schermo posto all'interno del box, noto che ha già iniziato a tirare per ottenere un buon tempo.
A metà turno torna al box, scende dalla moto, e dopo aver detto qualcosa a Ginetto, torna a sedersi alla sua postazione.
Si alza la visiera del casco e i suoi occhi scuri e profondi si scontrano con i miei.
Gli faccio un cenno col capo, per poi distogliere lo sguardo dal suo.
Ritorna in pista, e conquista la seconda posizione.
Mentre parte del box va al parco chiuso per congratularsi con lui, io e Rafi ci dirigiamo verso l'hospitality.
<<Ehi, ragazze!>> nonostante la confusione, riconosciamo subito la voce di Alex.
<<Non dovresti essere a lavorare, tu?>>
Alex lancia subito un'occhiataccia a Rafi.
<<È quello che ho fatto fino a pochi istanti fa, cugina adorata. Volevo solo chiedere ad Angel se più tardi->>
<<No.>> risponde Rafi al posto mio, prima ancora di farlo finire di parlare.
<<Scusa, "no" cosa? Io non ho ancora finito di parlare e poi da quando tu fai le veci di Angel?>>
Assisto alla scena come se non fossi presente e come se non stessero parlando di me.
Sposto semplicemente il mio sguardo da lui a lei, in continuazione.
<<Da adesso. Io e Angel abbiamo un impegno, quindi...>>
<<Ah, sì?>> esordisco, scuotendomi appena.
<<Che impegno?>>
<<Già, che impegno?>> ripeto io, voltandomi verso Rafi.
<<Angel cara, non ti ricordi che dobbiamo andare per negozi? Lo avevi dimenticato, vero, smemorina? Ma per fortuna che c'è qui la tua Rafi! A stasera, Alex!>>
Né io né Alex facciamo in tempo a ribattere perché Rafi mi trascina via.
<<Rafi spiegami, perché non ho capito niente di quello che è successo.>> dico, bloccandola.
<<Angel, domani sera ci sarà il galà, e faremo festa per tutta la notte.>> mi spiega, come se fossi una bambina da istruire.
<<Sì, e con questo?>>
<<Non hai portato neanche un vestito decente, quindi hai bisogno di trovarne uno. Ergo, dobbiamo andare per negozi. In più, dobbiamo muoverci, perché Valencia è a 26 chilometri da qui.>> Rafi mi riafferra per il braccio e ricomicia a trascinarmi verso la zona dei motorhome.
<<Non se ne parla proprio Rafi, io odio andare per negozi e non ho nessuna intenzione di farlo. Domani sera indosserò un paio di jeans e un top.>>
<<Che orrore.>> commenta Rafi, storcendo la bocca.
<<Vuoi essere completamente fuori contesto? Vuoi che TUTTI ti
notino?>> sussurra al mio orecchio, e sa bene di aver fatto centro, perché questo è esattamente il mio punto debole.
Ma non mi farò convincere così facilmente.
<<Non mi noteranno ugualmente se indosserò un vestito elegante e tacchi alti come tutte le altre?>>
<<Probabile, perché sarai bellissima. Ma ti noteranno sicuramente di più se ti vestirai in jeans e ciabatte.>>
<<Non indosserò le ciabatte.>> replico, offesa.
<<Infatti, perché indosserai dei meravigliosi tacchi a spillo. E ora avanti, andiamo, non abbiamo tempo da perdere.>>
Rafi riprende a trascinarmi verso il motorhome di Alex e Marc e io mi limito a sbuffare.
Ha vinto lei e non posso fare altro che assecondarla.
Un'ora più tardi siamo dirette a Valencia.
Ci abbiamo messo tre quarti d'ora per allontanarci dal circuito, data l'enorme affluenza.
Ho sentito una grande emozione nel vedere tutti quei tifosi felici di aver potuto vedere il loro pilota preferito dal vivo, le bandiere sventolare, i cappellini, le magliette, gli stand.
Ogni cosa mi parlava di profonda passione, ed ero felice di trovarmi lì.
Marc aveva insistito fino allo sfinimento, e io avevo finito per accettare.
Non solo perché così avrebbe smesso di tormentarmi, ma perché desideravo tantissimo tornare nel paddock.
L'improvviso pensiero di Marc mi provoca un brivido lungo la schiena.
Quando ho scoperto che non ricordava nulla di quello che mi aveva detto il giorno della sua vittoria del mondiale ho sentito per un istante una fitta al cuore; una parte di me era come se fosse delusa, una parte di me sperava che le ripetesse, ma non da ubriaco, da sobrio.
Ma la delusione ha lasciato presto il posto al sollievo.
Il suo non ricordare significava che non ricordava neppure ciò che gli avevo risposto io, la più grande assurdità che abbia mai lasciato le mie labbra.
E a me andava bene così.
Io potevo fingere benissimo che non fosse mai successo nulla, anche se con un po' di fatica.
Marc non ce l'avrebbe mai fatta.
<<Siamo arrivate, ragazza!>> trilla Rafi del tutto improvvisamente, risvegliandomi dai miei pensieri.
<<Evvai!>> fingo eccitazione e Rafi se ne accorge, infatti mi fulmina con lo sguardo.
Giriamo per diversi negozi, sotto il sole di Valencia.
Nonostante siamo quasi a metà novembre fa ancora decisamente caldo.
<<Questo è l'ultimo. Se non troviamo nulla di decente neanche qui, giro i tacchi e torno al circuito, e domani indosserò i miei jeans.>> la avverto, prima di entrare nell'ennesimo negozio.
<<La prendo come una sfida personale. Troveremo il vestito giusto per te ad ogni costo.>>
Entriamo nel negozio e io inizio a guardarmi intorno con fare annoiato.
Sono stanca, voglio tornare al motorhome e guardare Scooby Doo.
Sbuffo sonoramente, poi quando incontro lo sguardo della commessa accenno un sorrisino imbarazzato.
<<Angel, eccolo! L'ho trovato!>> non posso fare a meno di sussultare quando sento Rafi urlare da un angolo del negozio.
La vedo venire verso di me, con in mano una gruccia da cui pende un vestitino nero, semplice.
<<Provalo immediatamente!>> esclama, scandendo le parole.
<<Solo se abbassi il volume della voce.>>
<<Va bene.>> sussurra, iniziando a spingermi verso i camerini.
Afferra anche un paio di tacchi alti.
<<Assomigliano a quelli che ti sei portata da casa, anche se ti staranno un po' grandi, ma sono utili per completare l'outfit.>>
Mi porge il vestito e le scarpe e chiude la tenda del camerino dietro le mie spalle.
Sbuffo e mi spoglio, indossando prima l'abito, poi le scarpe.
<<Rafi, ho fatto.>>
<<Oh cazzo. Si dice così in italiano, vero?>>
Arrossisco, abbassando lo sguardo.
L'abito che Rafi mi ha costretto a provare, avvolge il mio corpo come una seconda pelle, lo scollo è dritto e ha due sottili spalline, la lunghezza è perfetta per me, mi arriva a metà coscia.
<<A Marc cadrà la mandibola, ci scommetto la manicure.>> sento una fitta allo stomaco e le lancio uno sguardo attraverso lo specchio.
<<Cosa c'entra Marc?>>
<<Marc c'entra sempre.>>
Si posiziona dietro di me.
<<Ovviamente lo prendiamo. Ti guarderanno tutti domani, o meglio ti sbaveranno tutti addosso.>>
<<Che schifo.>> commento subito, mentre mi tolgo il vestito.
<<Rafi, dimentichi che il motomondiale è popolato da ragazze strepitose. Io scompaio al loro confronto.>>
<<No, cara. Loro, per quanto belle, sono tutte uguali. Tu sei diversa, e proprio per questo, in un simile ambiente, spicchi ancora di più.>>
<<Cosa? In che senso?>>
<<Nulla, lascia perdere.>> afferra il vestito e sparisce dalla mia vista prima ancora che io possa voltarmi verso di lei.
Esco dai camerini e ad un tratto vedo un vestito meraviglioso.
Rosso carminio, dallo scollo a cuore e senza spalline, della stessa lunghezza e attillato come quello nero.
<<Angel, andiamo?>>
<<Penso di essermi innamorata di quel vestito.>>
<<Joder! Con questo lo uccidi letteralmente.>> le lancio un'occhiataccia.
<<Non mi interessa di Marc, né l'effetto che i vestiti che acquisto possano avere su di lui. Quel vestito mi piace da impazzire.>>
<<Bene, lo compriamo. Ci saranno le occasioni per indossarlo.>> afferma, sicura, afferrandolo.
Cinque minuti dopo siamo in macchina, dirette verso il circuito.
<<Bello stare nel motorhome dei Marquez bros, eh?>> esclama, poco prima di fermare la macchina per farmi scendere, la zona dei motorhome a due passi.
<<Rafi, ma cosa dici!>> ribatto, arrossendo.
<<Beh, la verità. Invece la cara dolce Rafi in hotel, ma va bene, anzi, meglio.>>
<<Comunque Rafi, volevo ringraziarti, sei stata un vero tesoro.>> lei sorride.
<<Figurati, questo ed altro per un'amica. A domani, pequeñita.>>
Apro la portiera.
<<E questo nomignolo da dove arriva?>>
<<È così che ti chiama Marc quando parla con me.>> non dico nulla, chiudo la portiera e la osservo, mentre si allontana a bordo della sua cabriolet nera.
Mi avvio verso il motorhome e busso contro la porta.
Un Alex dai capelli ancora umidi e spettinati per la doccia mi apre, e mi accoglie con un sorriso.
<<Angel, ti sei dimenticata di avere le chiavi?>>
<<Sì, ero...sovrappensiero.>> rispondo, superandolo.
<<Rafi ti ha lasciata andare?>>
<<Ha ottenuto quello che voleva!>> dico, mostrandogli le due buste contenenti i vestiti che ho acquistato.
<<Comunque, stavo leggendo questo.>> dice, mostrandomi Cime Tempestose.
Non posso fare a meno di sorridere.
Lo apro nel punto in cui ha piegato un angolo della pagina.
<<Non fare le orecchie ai libri, quando torniamo a casa ti presto un segnalibro.>>
<<Tu...che presti qualcosa? Non ci credo, domani il mondo finirà.>> gli lascio un pugno sul braccio e lui sogghigna.
<<Ah, sei arrivato a questo punto...stanno per arrivare alcune delle pagine più belle del libro, ma che dico, della storia della letteratura. Leggile prima di andare a dormire, poi ne parleremo appena sarai libero, e mi dirai che ne pensi.>>
<<Va bene.>> mi guarda, mentre gli restituisco il libro.
In quel momento sento una porta aprirsi.
<<Ah, buonasera. Vi ho disturbato? Ero a fare la doccia.>>
<<Grazie per l'informazione, Marquez.>>
<<Stavamo parlando di questo, fratello.>> esclama Alex, sventolandoglielo davanti alla faccia.
<<Ancora con quel libro?>> mi volto a guardarlo malissimo.
<<Se gli sguardi potessero uccidere adesso tu saresti stecchito, Marc.>> ride Alex, passandomi dietro le spalle.
Marc alza le mani come a volersi difendere.
<<Non mi permetterò mai più di usare quel tono per parlare dei tuoi libri.>>
<<Meglio.>> mi limito a dire.
Trascorriamo la serata a guardare la tv, poi mi aiutano a fare il letto.
Dopo esserci augurati la buonanotte, mi infilo sotto le lenzuola e poso il mio sguardo sullo spicchio di luna che si intravede dalla finestrella posta sopra la cucina.
In quel momento sento il telefono vibrare e lo afferro.
È un messaggio, di Alex. Getto uno sguardo verso la porta chiusa della sua stanza, poi apro il messaggio.
Alex > 'Avevi ragione, queste pagine sono bellissime. "Di qualunque cosa siano fatte le anime la mia e la sua sono uguali." Tu ci credi in queste cose, Angel? Buonanotte.'
Rileggo il messaggio più volte, mentre un sorriso si colora sulle mie labbra. Alex è di un animo così sensibile, non credevo potesse apprezzare un simile romanzo. Gli rispondo.
Angel > 'Sai già come la penso sui sentimenti, Alex. Non voglio preannunciarti nulla del libro, ma sentimenti indomabili e travolgenti possono portare alla pazzia. Inoltre questo romanzo non si basa sulle anime gemelle, ma su un altro tipo di anime. Emily Bronte ha messo dei piccoli indizi lungo tutto il libro. Detto ciò, sì, credo che esista l'anima gemella, ma pochi, pochissimi sono destinati a incontrarla. Ora, vai a dormire. Buonanotte, Alexito.'
Poso il telefono sul tavolino e chiudo gli occhi. Spero di riuscire a dormire, stanotte.
~·~
La gara di Alex è stata un disastro. Si è dovuto ritirare perché il dolore alle braccia, dovuto alla sindrome compartimentale, era diventato troppo forte.
Marc invece è arrivato secondo.
Dopo le varie interviste, tutto il team si riunisce nel box per festeggiare e per scattare nuove foto di rito.
Marc ha espresso il preciso desiderio che io restassi nel box, per cui, ora sono qui, seduta alla sua postazione, mentre mi ficco uno dei suoi cappellini in testa.
<<Angioletto, ti diverti?>> mi domanda, non appena si libera.
<<Tantissimo. Come sto?>> gli chiedo, accavallando le gambe sul bracciolo, e calcando di più la visiera del cappellino sulla testa, mentre gli faccio l'occhiolino.
Marc si china su di me e mi posa un bacio sulla guancia.
<<Ci stai meglio tu sulla mia poltrona che io.>>
<<Questo era scontato, campione.>> ribatto, restando vicina al suo viso.
Poi mi alzo, togliendomi il suo cappellino.
<<Andiamo? C'è un galà stasera, e Rafi mi starà aspettando.>>
<<Hai ragione, ragazzi, io vado!>> usciamo dal box e saliamo sul suo motorino.
Gli stringo le braccia intorno alla vita, e poggio la testa contro la sua schiena, non riuscendo a trattenere un sorriso.
<<Finalmente siete arrivati! Angel, dobbiamo prepararci!>> esclama Rafi, prendendomi per mano.
<<È colpa sua, ha preteso per forza che restassi nel box con lui!>>
<<Che cosa strana.>> sussurra lei.
Sto per chiederle spiegazioni, quando Alex ci interrompe.
<<No ragazze, il bagno è nostro, siamo noi a dover andare via per primi! Io ho già fatto la doccia, tocca a te, Marc.>>
<<Che screanzati!>> afferma Rafi, incrociando le braccia al petto.
Marc ed Alex non ci mettono molto a prepararsi: dopo un'ora sono già pronti.
<<Allora, come stiamo?>> mi ammutolisco completamente quando vedo Marc in completo giacca e cravatta.
Non l'ho mai visto vestito così dal vivo, e ora che me lo ritrovo davanti mi sento la bocca secca.
<<Benissimo. Sei divino, Alex.>> presa dalla vista di Marc, non avevo notato Alex, che, grazie al suo fisico alto e slanciato, sembra un figurino. Lui mi rivolge un largo sorriso.
<<Grazie, Angel.>>
Marc mi guarda di traverso.
<<Io invece faccio schifo, che bella migliore amica mi sono scelto!>>
<<La migliore che potessi trovare.>> gli sussurro, raggiungendolo e sistemandogli la cravatta.
Lui mi guarda per diversi istanti, poi si allontana.
<<A più tardi. Vi aspettiamo al palazzetto.>>
Li guardo mentre escono dal motorhome, e sento Rafi chiamarmi dal bagno.
<<Angel, muoviti, altrimenti non faremo in tempo! Io ho già fatto la doccia, tocca a te, io nel frattempo mi asciugo i capelli.>>
La raggiungo e inizio a darmi da fare.
Dopo essermi fatta la doccia, Rafi inizia ad acconciarmi i capelli.
Perfeziona il loro mosso naturale, poi inizia a truccarmi. Una passata di eyeliner, ombretto viola, in perfetto contrasto con i miei occhi scuri, e mascara, tanto mascara.
Solo una volta sono uscita truccata così, quando eravamo in vacanza a Mojacar e io avevo litigato sia con Marc che con Alex.
Una passata di lucidalabbra nude, e sono pronta.
<<Perfetto, ora vai a vestirti, poi spalmati questo olio brillante sul corpo. Sarai un sogno.>> mi fa l'occhiolino, mentre mi spinge fuori dal bagno.
Entro nella stanza di Marc e indosso l'abito nero, poi i tacchi, infine mi spalmo quell'olio dalle sfumature dorate che mi ha dato Rafi.
Dopo qualche secondo mi raggiunge, e resta a bocca aperta.
<<Accidenti, che sventola! Stasera farai conquiste, Angel, se Marc non si fa avanti con te giuro che se la vedrà con me!>> mi scappa una risatina nervosa.
<<Ma che stai farneticando, Rafi? È da giorni che continui con questa storia!>>
<<Perché ho capito.>> la guardo, confusa.
<<Che cosa?>>
<<Marc non ha mai guardato nessuna come guarda te.>> sento una fitta allo stomaco, mentre realizzo ciò che ha detto.
<<Perché sono la sua migliore amica. Solo per questo. Ora, andiamo.>>
Usciamo dal motorhome, e saliamo in macchina.
Raggiungiamo il palazzo dei congressi dove si terrà la cerimonia. Le luci, accecanti, mi fanno chiudere gli occhi per un istante.
Ci sarà così tanta gente...
Scendiamo dall'auto, e Rafi mi prende per mano.
Accediamo al palazzo tramite un'entrata secondaria, riservata agli ospiti e iniziamo a cercare la famiglia Marquez.
Sento gli sguardi di tutti su di noi, su di me, mentre ci avviamo.
<<Ehi ragazze, state cercando qualcuno?>> mi volto e mi ritrovo davanti un ragazzo dai capelli tagliati corti e un orecchino all'orecchio sinistro. Dal suo inglese e dall'accento, intuisco subito che si tratta di un italiano.
<<Sì, il nostro pilota!>> risponde subito Rafi, prendendomi sottobraccio.
<<Addirittura due ragazze, lasciatemi dire che è molto fortunato.>> ribatte, inarcando le sopracciglia.
<<Non farti strane idee simpaticone, si tratta del mio migliore amico e di suo cugino.>> replico, in italiano, indicando poi con un cenno Rafi accanto a me, che mi guarda stranita, mentre il ragazzo di fronte a me sussulta per la sorpresa.
<<Parli italiano?>>
<<Io sono italiana.>>
<<Non mi pare di averti mai visto, chi è il tuo migliore amico? Non sicuramente uno della mia banda.>>
<<Marc Marquez, caro. E ora dobbiamo andare, altrimenti inizierà a preoccuparsi. Addio!>> giro i tacchi, portando Rafi con me.
<<Che cosa gli hai detto?>> mi chiede, ma prima che possa rispondergli sento qualcuno gridare un "Aspetta!".
Mi volto di scatto e vedo il pilotino corrermi dietro.
<<Non mi sono presentato. Io sono Migno, Andrea Migno.>> annuncia, rivolgendomi un largo sorriso, negli occhi uno sguardo malandrino.
<<Angel. Ti basta sapere questo.>> e rivolgendogli un ultimo sguardo, ritorno sui miei passi.
<<Siamo qui da cinque minuti e hai già fatto colpo, prevedo una lunga serata!>> sogghigna Rafi accanto a me.
In quel momento vediamo la famiglia Marquez, proprio di fronte a noi.
Marc ci sta fissando, e incrocio il suo sguardo, nonostante ci siano ancora diversi metri a dividerci.
<<Ciao, cuginetto!>> trilla Rafi.
<<Ciao, Rafi!>> la saluta Marc, ma il suo sguardo è completamente incatenato al mio.
Sento lo stomaco attorcigliarsi in una morsa.
Starei qui, a guardarlo per sempre, non voglio nient'altro.
<<Io raggiungo Alex ragazzi, va bene? Sì, okay, vado...>> sento la voce di Rafi lontana milioni di chilometri.
È come se fossimo solo io e Marc.
Non mi sta toccando, non mi sta neppure sfiorando, eppure la mia pelle è ricoperta di brividi.
<<Sei...da togliere il fiato, Angel.>> sento la sua voce incrinarsi e so che se parlerò, anche la mia tremerà.
<<Grazie, Marc.>>
<<È pieno di gente, so che ti starai sentendo a disagio.>> dice, allungando una mano e scostandomi una ciocca di capelli dal viso.
Come fa a conoscermi così bene? Come fa a sapere ciò che sto provando senza che io dica una sola parola, senza neanche il bisogno di uno sguardo?
Le sue dita scorrono lungo il mio braccio e non posso impedire alla pelle d'oca di ricoprire la mia pelle.
So che se n'è accorto.
Non posso nascondermi né da lui, né dal suo sguardo.
<<Cosa voleva Migno?>>
<<Ha fatto semplicemente il cascamorto con Angel!>> si intromette con nonchalance Rafi, passandomi dietro le spalle.
Vedo la mascella di Marc contrarsi, mentre la segue con lo sguardo, poi torna a guardarmi, e accenna un sorriso.
<<Come dargli torto.>> afferma, il tono della voce più basso e suadente.
Mi prende poi una mano e la porta sul suo braccio.
<<Posso farti da cavaliere, stasera? Voglio che tutti capiscano che sei qui per me, e che nel caso volessero provare a competere con me, sapranno già che avranno perso in partenza.>> vedo un lampo scintillare nei suoi occhi. Sorrido.
<<Andiamo Marquez, il galà starà per iniziare.>> inizio ad avviarmi e lui con me.
So che, per l'ennesima volta, ci staranno guardando tutti, e si staranno chiedendo chi diavolo io sia.
Forse, chi si ricorderà di avermi visto nel suo box ad Aragon e la conseguente intervista di Marc, penserà che io sarò tutto, tranne che la sua migliore amica.
Ma non mi interessa.
Stanotte voglio stargli vicino, voglio tenerlo il più vicino possibile a me, come non ho fatto mai.
~·~
Dopo il galà ci spostiamo nell'ala del palazzo adibita alla festa.
La sala è ampia, e quando arriviamo, è già gremita di persone.
La musica pompa ad alto volume dalle casse, e se non fosse esagerato, oserei dire che la maggior parte della gente presente in sala è già mezza ubriaca.
Julià e Roser non mi sembrano per niente a disagio in questo ambiente, al contrario di me.
Sento una mano poggiarsi alla base della mia schiena e non posso fare a meno di sobbalzare, ma quando mi accorgo che è quella di Marc, mi tranquillizzo subito.
<<Andiamo a brindare!>> mi grida all'orecchio, per farsi sentire. Mi limito ad annuire, e ci addentriamo tra la folla.
Ci uniamo al resto del team di Marc, che ha già fatto più di un brindisi secondo me.
Un cameriere ci serve un vassoio colmo di bicchieri di champagne e Marc me ne porge uno.
Urlano qualcosa che io non capisco, poi sollevano in alto i calici, facendoli scontrare in un tintinnio assordante.
Bevo giusto un piccolo sorso di champagne, non sono abituata a bere e basterebbe solo questo calice a farmi ubriacare. In più, non vado pazza per lo champagne.
Marc del tutto improvvisamente mi stampa un bacio sulla guancia, per poi avvicinarsi al mio orecchio.
<<Sono così felice che tu sia qui, Angel!>>
<<Anch'io, Marc!>>
Quando mi volto intercetto lo sguardo serio di Alex fisso su di noi.
Allungo una mano a toccare la sua e lo vedo scuotersi, per poi accennare un sorriso tirato.
Ho paura che capisca che Marc sarà sempre quello che sceglierò tra i due, nonostante non sia giusto.
Ma il rapporto che ho con Marc è unico, è diverso, è così morbosamente profondo e intenso.
È l'unico a cui ho permesso di avvicinarsi a me, senza dover fare nessuno sforzo, senza quasi accorgermene l'ho lasciato entrare, come se fosse una cosa semplice e naturale.
Non mi sono mai fidata di nessuno come di Marc.
<<Andiamo a ballare, avanti!>> esclama a gran voce Rafi, alzandosi in piedi.
La pista da ballo è stracolma e penso subito che la mia claustrofobia mi causerà dei problemi.
Prima di andare in pista Marc ordina una birra, che poi porta con sé.
Dopo averne preso un sorso, mi porge la bottiglia, e io la accetto subito.
Mi prende una mano mentre iniziamo a ballare, e come se fosse qualcosa che faccio tutti i giorni, intreccio le dita con le sue.
Le sue labbra si aprono nel sorriso più bello che io abbia mai visto.
Cosa c'è al mondo di più bello del suo sorriso?
Nulla, assolutamente nulla.
Sento uno stormo di api assassine nello stomaco nel momento esatto in cui mi avvolge i fianchi con un braccio e mi attira completamente a sé. Inizio a muovere i fianchi a ritmo di musica, guardandolo dritta negli occhi.
Non mi riconosco più, chi cazzo è questa Angel?
Che cazzo sto facendo?
Marc sgrana gli occhi, mentre noto i muscoli del suo viso contrarsi.
Lo vedo deglutire ripetutamente, e la stretta intorno ai miei fianchi si fa più serrata.
Porto una mano tra i suoi capelli, e inizio ad accarezzarli dolcemente alla base della nuca, mentre continuo a muovermi contro di lui. Lo sento tremare contro di me e il cuore fa una capriola nel mio petto. Marc prende un lungo sorso di birra, senza staccare gli occhi dai miei.
D'improvviso mi accorgo che quello che ci siamo detti un mese fa era la pura verità, almeno da parte mia.
Voglio Marc, lo voglio in tutti i modi possibili e immaginabili.
Lo voglio ora, adesso, e per sempre.
Lo voglio, per sempre.
Voglio questa sensazione di lui contro di me, tutti i giorni.
Voglio il suo respiro sulle mie labbra, le sue mani su di me, la sua voce al mio orecchio d'ora in avanti e tutti i giorni della mia vita.
Mi sporgo verso di lui, posando il mio sguardo prima sulle sue labbra, poi sui suoi occhi, divenuti ancora più scuri e ardenti.
Non ho idea di che cosa mi prenda, non so chi sia questa Angel, né da dove provenga.
Ma in questo momento non vorrei essere altro che questa Angel.
La sua pelle è diventata più calda, la sua stretta su di me ancora più famelica.
<<Ho bisogno di un'altra birra, e di togliermi la giacca, sto andando a fuoco.>> la sua voce è così roca e profonda che pare provenire da un angolo lontanissimo di lui. Non sembra neanche la sua voce.
Senza che io dica nulla mi prende per mano e si dirige verso i divanetti, poi si toglie la giacca. Allungo le mani per slacciargli la cravatta e lui mi lascia fare, senza staccare gli occhi dai miei e continuando a mordersi il labbro inferiore.
Quanto vorrei togliergli anche il resto dei vestiti.
Ops.
Come posso resistere a questo Marc, in pantaloni neri e camicia bianca che mette ancora più in risalto il suo fisico scolpito?
Non posso, semplice.
Marc intreccia nuovamente le dita della mano con le mie, e ci dirigiamo verso il bancone.
<<Un'altra birra, grazie.>> il barista gli porge una bottiglia e lui la afferra subito, prendendo un lungo sorso di birra. Gliela strappo poi di mano, e mi porto la bottiglia alle labbra.
Marc non stacca gli occhi da me, il viso serio, la mascella contratta.
Schiocco la lingua, e lui si avvicina a me, talmente vicino che potrei baciarlo.
<<Angel...>> sussurra, e sento le mie labbra pulsare.
<<Dillo, Marc.>> soffio, sporgendomi per sfiorargli il naso col mio.
Ci guardiamo dritti negli occhi.
<<Dillo, avanti. Cosa aspetti?>> lo incalzo.
Voglio che mi dica nuovamente ciò che mi ha detto la sera in cui ha vinto il mondiale, ma guardandomi negli occhi.
Preferirei che fosse anche sobrio, ma non è possibile.
<<Ragazzi?>> sento una fitta allo stomaco quando sento la voce di Alex interromperci.
Forse è meglio così.
Non avrebbe mai trovato il coraggio di dirmelo, dato che neanche si ricorda di ciò che mi ha detto.
<<Posso parlarti un secondo,
Marc?>>
<<Fate pure! Io vado da Rafi, sai dov'è?>>
<<Laggiù!>> urla Alex, indicando i divanetti.
Lo ringrazio con un cenno del capo, e mi avvio nella direzione che mi ha indicato.
Sono incappata nella parte amara e malinconica della serata.
Io e Marc non potremo mai essere niente di diverso da ciò che siamo.
Siamo destinati ad essere amici, legati forse da qualcosa di più intenso e morboso ma che non potrà mai evolvere in qualcosa di diverso.
E forse è meglio così.
Lo perderei sicuramente, e non voglio perderlo.
Meglio lasciare tutto com'è che distruggere ogni cosa.
Vado a sedermi accanto a Rafi e lei avvinghia una mano intorno al mio braccio.
<<Sbaglio o tu e Marc stavate quasi per farlo lì in mezzo alla pista da ballo?>>
Arrossisco di botto, anche se lei non può vederlo.
<<Rafi, che diavolo stai dicendo?>>
<<Beh, la verità. Capisco che tu non te ne sia neanche resa conto, dato che eri completamente andata, però io l'ho notato.>>
<<Allora lo avranno visto tutti!>> esclamo, portandomi le mani al viso.
<<Ne dubito, sono tutti troppo sbronzi per avervi notati.>> ribatte lei, con noncuranza.
Che diavolo mi è preso?
Quella non ero io, l'Angel che conosco non si sarebbe mai lasciata andare.
La vera Angel non si permetterebbe mai di perdere il controllo.
Forse dovrei semplicemente non superare più quel limite, con Marc.
Non dovrei più avvicinarmi troppo a lui, o farlo avvicinare abbastanza da annebbiarmi la mente e il cuore.
Se non vogliamo rovinare tutto, è questo quello che dovremo fare.
Un raggio di luce psichedelica illumina il suo viso, mentre si volta proprio verso di me.
Sta ancora discutendo con Alex, e vorrei tanto sapere che cosa si stanno dicendo.
Lo vedo scuotere la testa, per poi passarsi una mano dietro la nuca.
Un cameriere si avvicina a me e Rafi, e ci offre dello champagne. Sono tentata di rifiutare, ho già bevuto abbastanza per i miei standard, ma da una parte, vorrei smettere di pensare, e lo champagne, nonostante non mi piaccia, sarebbe molto utile.
Ci pensa Rafi a prendere due calici per entrambe.
Me ne porge uno e lo accetto.
Ne bevo giusto un piccolo sorso, poi rialzo lo sguardo, verso il punto esatto in cui fino a pochi minuti fa si trovavano Marc e Alex, ma sono spariti.
Meglio così.
Passerò il resto della serata seduta ai divanetti, non voglio vedere Marc almeno fino a domattina.
<<Angel, non puoi pensare di mettere un freno a ciò che provi per Marc.>>
La voce di Rafi arriva totalmente improvvisa.
Come fa a sapere a cosa sto pensando?
<<Come? Guarda che io...>>
<<Il vostro rapporto è ciò di più completo, totalizzante, e intenso che possa esistere. È nato come una splendida amicizia, e si è semplicemente evoluto in qualcosa di diverso. Succede. I rapporti che nascono in questo modo sono i migliori. Conoscete tutto, l'uno dell'altra. I pregi, i difetti, ciò che amate, ciò che detestate. Persino ciò che pensate. Non devi aver paura di questo. Tutti vorremmo un rapporto così. Tutti vorremmo vivere un rapporto che si evolverà poi in questo modo. Perché avrai conosciuto una persona in tutti i suoi aspetti, che non aveva secondi fini, che ti ha mostrato ogni aspetto di sé, una persona di cui poterti fidare totalmente.>>
<<Ma per lui non sarei più la sua migliore amica, colei a cui raccontare tutto. Sarei una ragazza, la sua ragazza, quella a cui essere fedele sempre, anche quando è lontano, quella per cui esistono delle regole. Ai suoi occhi non sarei più la stessa Angel. Mi vedrebbe in modo diverso, è ovvio.>> le parole escono dalle mie labbra senza che io me ne accorga. Apro il mio cuore a Rafi, apro per la prima volta il mio cuore a qualcuno che non è Marc.
<<Anche in amicizia esistono delle regole, o sbaglio?>>
<<Ma non è la stessa cosa. Io non voglio perdere Marc. Io non voglio rovinare tutto.>>
<<Angel, tu per Marc sei la persona più importante, assieme ad Alex. Lui non potrebbe mai vivere senza di te. Tu...tu non sei una ragazza qualunque per lui, o la migliore amica. Tu sei LA ragazza. Quando ci sei tu, tutto il resto scompare. E quando non ci sei, sei sempre nella sua testa. Conosco mio cugino, da sempre. Ora, è il momento. Vai da lui, e mettilo alle strette. Avanti.>>
Mi tira su, e mi spinge verso la pista.
<<Rafi, non ci penso neanche. No, no, no. Io non sono pronta. Non->>
<<Allora, bacialo e basta. Sennò giuro, vi prendo per i capelli e vi faccio baciare io.>>
Mi scappa una risatina, e decido di ascoltarla. Forse è l'alcol che ho in corpo che decide di ascoltarla.
Marc sembra sparito.
Essere piccoli, tra la folla, nonostante i tacchi, non è un granché.
Non ho idea di che cosa farò quando lo vedrò, forse, semplicemente mi stringerò a lui, perché mai come in questo momento ho desiderato di averlo stretto a me.
Intravedo José, Ginetto e Santi, ma di Marc non c'è traccia.
Poi lo vedo.
Ed è come se una freccia mi avesse trafitto il cuore.
Il mondo crolla davanti ai miei occhi quando lo vedo, in mezzo alla folla di persone che occupa la pista da ballo, baciare una ragazza che non sono io.
Alta, capelli biondi, per quanto mi riguarda potrebbe essere quella Victoria.
Resto lì, in mezzo alla confusione, gli occhi pieni di lacrime, che continuano a fissarlo, mentre stringe il corpo della bionda al suo.
Mi sento in fiamme.
Tutto il ghiaccio che avevo in corpo e che ho difeso e custodito per anni, si è sciolto per diventare un fiume in piena, e la fiamma che ha sciolto il gelo che rivestiva il mio cuore sta baciando un'altra.
Intravedo Rafi, poco distante da me, intercettare il mio sguardo e dirigerlo verso il centro della pista.
Sul suo viso si disegna un'espressione di disgusto e delusione.
Non ho intenzione di restare qui a piangere davanti a tutti.
Questa soddisfazione non gliela darò.
Giro i tacchi e corro via.
Non so dove, basta uscire da qui, da questa sala che d'improvviso pare aver assorbito tutta l'aria che ho nei polmoni.
Le mie mani si appoggiano su un maniglione antipanico, apro la porta e la richiudo oltre le mie spalle.
Davanti a me lo sconfinato parcheggio del palazzo.
In lontananza sento delle risate e gente che intona canti stonati.
Una folata di vento mi fa rabbrividire.
La temperatura si è drasticamente abbassata.
Sotto la luce dorata dei lampioni che illuminano il parcheggio, capisco quanto io sia stata sciocca.
Sapevo che i sentimenti portavano sofferenza.
L'ho sempre saputo.
Volevo così tanto scoprire cosa si provava nel vederli distrutti?
Volevo così tanto avvicinarmi alla fiamma e scoprire quanto bruciasse?
Pensavo che Marc non mi avrebbe mai fatto del male.
Invece lo sta facendo, e la cosa non gli interessa minimamente.
Tanto sa che io sarò sempre qui.
Sarò sempre qui, da brava migliore amica, pronta a sostenerlo e a stargli accanto.
Dio, quanto lo odio in questo momento.
Vorrei ferirlo, vorrei farlo soffrire quanto lui sta facendo soffrire me, fargli capire cosa si prova.
Ma non potrei mai ferirlo.
Per essere feriti bisogna provare dei sentimenti.
E lui per me non ne prova.
Forse non mi ha neanche mai voluto bene davvero.
È un ragazzo.
E i maschi sono nati solo per farci soffrire.
Voleva fare l'amore con me, certo. In realtà avrà sentito la mia voce, e in quanto femmina, avrà sentito l'impellente bisogno di farmi sapere quello che avrebbe voluto fare. Se fossi stata un'altra non avrebbe avuto differenza. E probabilmente quella notte avrà trovato qualcuna con cui concretizzare il suo desiderio.
All'improvviso sento qualcosa posarsi sulle mie spalle e coprirle.
<<Angel...>>
<<No, per favore, voglio restare sola.>>
<<Ma che è successo?>>
<<Alex, per favore, ti ho detto di lasciarmi sola.>> esclamo, a gran voce, voltandomi a guardarlo. Non ho neppure sentito la porta aprirsi.
<<Va bene. Allora resterò qui, a debita distanza, e quando vorrai parlarmi sarò qui.>>
Si allontana da me e mi volto a guardarlo.
Mi ha posato la sua giacca sulle spalle, e ora mi sta offrendo la vista della sua schiena ricoperta dalla candida camicia.
<<Alex!>> lo chiamo, quasi con tono implorante, e gli corro incontro.
Lui si volta e mi prende tra le sue braccia, stringendomi a sé.
Scoppio a piangere come una stupida, inzuppandogli la camicia con le mie lacrime.
<<Angel...ma cosa succede? Qualcuno ti ha importunata? Ti prego, parlami!>>
Oh Alex, sei così dolce nonostante io ti abbia spezzato il cuore!
Ora capisco quello che hai provato, e non lo meriti.
<<Alex, scusami! Mi dispiace di averti ferito!>>
<<Ma che dici?>>
<<Sai cosa sto dicendo.>>
<<Forse hai bevuto troppo. Forse è meglio che torniamo al circuito.>>
Alzo la testa verso di lui, che mi sovrasta con i suoi centimetri.
Probabilmente è colpa dell'alcol, anzi, sicuramente è colpa dell'alcol e della ferita che ho al cuore, causata dalla freccia scagliata da Marc, ma i miei occhi iniziano a concentrarsi sulle sue labbra piene, così simili a quelle di suo fratello ma al tempo stesso così diverse.
Poi accade, prima ancora che il mio cervello possa impedire alle mie mani di muoversi.
Afferro Alex per la cravatta e le nostre labbra si scontrano.
Lo sento rigido contro di me, poi un istante dopo si scioglie, e mi stringe a sé.
Preme le sue labbra contro le mie, ed ora eccolo il mio primo bacio.
Lascio andare la sua cravatta e gli circondo il collo con le braccia.
Affondo le dita tra i suoi capelli e lo attiro ancora di più a me.
Le mie labbra incastrate tra le sue, che sanno di champagne.
Ho il cuore in gola perché non ho idea di ciò che sto facendo, ma ora ci sono dentro e voglio godermi questo momento appieno.
Il calore di Alex, la sua vicinanza, la sua dolcezza, erano tutto ciò di cui avevo bisogno.
Le sue labbra sono così morbide, non pensavo che un bacio potesse essere così.
Alex sarà per sempre il mio primo bacio.
Ed è giusto così, era ciò che volevo.
Il pensiero di Marc irrompe nella mia mente tutt'a un tratto, e mi allontano da Alex.
Abbasso il viso contro il suo petto e sento una fitta al cuore.
Il dolore è ancora lì.
Pensavo che Alex sarebbe riuscito a lenirlo, invece mi pare quasi di sentirlo di più.
<<Angel...cosa...io->> porto una mano sulle sue labbra, che paiono bruciare.
Rialzo lo sguardo su di lui, accennando un sorriso.
<<Non dire nulla, Alex. Questo è il mio primo bacio, tu sei il mio primo bacio. Non mi lasciare. Torniamo al motorhome.>> soffio.
Voglio andarmene da qui. Voglio mettere quanta più distanza possibile tra me e Marc.
Alex continua a guardarmi con gli occhi verdi ancora confusi, le guance rosse per il caldo, la sorpresa ancora dipinta sul volto.
Cerca di ricomporsi, poi mi sistema meglio la giacca sulle spalle.
<<Sì. Andiamo.>>
Mi stringo ad Alex, mentre l'immagine di Marc e la bionda appare nuovamente davanti ai miei occhi.
L'acqua spegne il fuoco più ardente.
Il fiume in piena che ora scorre in me tornerà ad essere puro ghiaccio, e come lui ha usato il suo fuoco per ferirmi, io userò i miei stalattiti per colpirlo al cuore.
[Spazio Autrice]
Mi sa che faccio prima a sparire perché so che mi vorreste riempire di mazzate 😂
Perciò dico solo: al prossimo capitolo ragazze, spero che questo vi sia piaciuto, perché in realtà non avete ancora visto niente 🙈💓
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro