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Day 28


Sono grata che la mia sicurezza non mi abbia lasciata durante la notte. Avevo paura succedesse e che i  miei pensieri positivi sarebbero rimasti per solo poche ore.

Ma non appena mi sveglio, posso sentire tutta l’energia tornare in me.

L’energia.

Le idee.

 

Speranza.

È tutto ancora qui.

Bene.

Abbasso lo sguardo e rido delle orribili cose che indosso.

Ma non importa. Sono solo dei vestiti. E sono puliti.

Non può cambiare ciò che sono.

E nemmeno i miei nuovi capelli corti cambiano il fatto che io sia ancora Hermione Granger.

Sorrido.

Poi mi guardo attorno, notando le cose nella cella. Devo cambiare qualcosa, far sembrare come se il Professor Piton non fosse mai stato qui con me. Fa male se penso al suo tradimento e sarebbe meglio se smettessi semplicemente di pensarci.

Pretendere di star bene fino ad iniziare a sentirmi davvero bene.

Mi alzo, camminando verso il suo materasso.

Odio quello che mi ha fatto.

Mentre la rabbia ritorna in superficie, afferro il materasso e inizio a trascinarlo per la cella. In qualche modo non è pesante come immaginavo.

Ma mio malgrado rimango  a corto di fiato quando raggiungo il mio lato di cella e sono costretta a raccogliere tutte le mie forze nel gettare il suo materasso sopra il mio.

Ecco.

Così è meglio.

Mi ci siedo sopra, sentendomi un po’ più serena.

Ed è pure molto più comodo in questo modo.

I miei occhi trovano la loro strada verso l’angolo in cui c’era il suo materasso.

È così… vuoto.

Qualcosa coglie la mia attenzione. C’è qualcosa lì sul pavimento.

Mi avvicino.

Oh.

Sono i miei capelli.

Quelli che la guardia ha tagliato.

Il mucchietto di capelli che lui aveva detto di aver nascosto così che non avrei sofferto ogni volta nel guardarli.

Avevo pensato fosse un bel gesto da parte sua.

È un tale bugiardo.

Non importa.

Non voglio nemmeno pensarci.

È ancora mattino presto, così decido di riposarmi e prepararmi mentalmente per la giornata.

***

Le sbarre si stanno aprendo.

Mi irrigidisco.

Mi irrigidisco sempre.

È quella guardia.

Quella di ieri.

Piton ha detto non l’avrebbe più lasciato avvicinarsi a me.

Bugiardo.

L’incidente di ieri era davvero solo un gioco.

Ma va bene.

“Hai riarrangiato la cella.” Dice, guardandosi attorno.

Noto che sta portando un piatto  di cibo.

La mia colazione.

Resto in silenzio, sperando che se ne vada lasciando giù il cibo. Ma non è fattibile. Non dopo quello che è successo ieri.

“Ti dona.” Commenta.

Silenzio.

“È da maleducati ignorare le persone.” Continua. “Specialmente quando ti fanno un complimento.”

Bastardo.

Ma lo sto irritando. E mi fa sentire bene.

Un rumore di schianto.

Sobbalzo per lo shock, mi giro verso di lui.

Il mio cibo.

È tutto sul pavimento. Rovinato.

Posso quasi sentire il mio stomaco lamentarsi alla vista.

“Non puoi ignorarci.” Sibila. “Quando lo imparerai?”

Mi irrigidisco e le parole mi sfuggono rapide. “Mai.”

La rabbia appare nei suoi occhi, ma compone un sorriso. “Lo vedremo.”

Non mi spaventa come una volta. Che altro possono farmi? Capisco che rimanga la tortura fisica, ci sono così tanti modi in cui potrebbero farmi implorare la morte, ma sono sopravvissuta alla tortura psicologica. Qualcosa di molto più distruttivo.

La guardia sghignazza. “Buon appetito.”

Con quelle parole esce dalla cella.

Guardo in basso sul pavimento, notando un pezzo di pane, completamente impregnato d’acqua. Le schegge sono già scomparse, lasciando un disastro.

Sono così affamata.

E ho sete.

Ho bisogno di cibo, ma non mangerò dal pavimento.

Non possono obbligarmi a farlo.

***

Sbadiglio,  non  aprendo ancora gli occhi.

Quanto tempo ho dormito?

Mi sembra così bello poter starmene a riposare.

Qualcuno si schiarisce la voce.

Scatto subito a sedere, irrigidendomi.

Poi lo vedo.

“Piton.” Esalo, la mia voce appena tremante.

Lui è comodamente seduto sulla sedia al centro della cella, intento ad osservarmi.

“D-da quanto tempo è qui?” Chiedo.

“Non ha importanza.”

“Ne ha.” Insisto. “Perché è qui?”

Mi stava guardando dormire.

Quel pensiero è così inquietante che decido di trascurarlo.

“Sai perché sono qui, Miss Granger.” Sospira, appoggiandosi allo schienale e incrociando le braccia sul petto.

Perché mi sta guardando così?

“Beh,” Inizio. “Qualsiasi sia la sua offerta, la mia risposta è no.”

Lui socchiude gli occhi. “Vedo che hai fatto un buon uso del mio materasso.”

“Perché è qui?”

Non voglio perdere tempo con inutili, piccole e stupide chiacchiere. L’unica cosa che voglio da lui è che spighi perché è qui e che se ne vada.

Solo questo.

Ma nulla è semplice quando si parla di lui.

Lui prende un respiro profondo, incontrando i miei occhi. E per la prima volta mi accorgo di quanto sembri stanco. Ha delle profonde occhiaie, sembra più vecchio e….stremato.

Alla fine parla. “Cosa vuoi?”

Questo mi sorprende. “Cosa voglio?”

“Sì, credo fosse questa la domanda.”

Sbatto le palpebre, cercando di guadagnare contegno. “Voglio uscire da qui. Lo sa.”

Annuisce. “E lo puoi fare.”

“Tradendo l’Ordine. Tradendo me stessa.” Dico, priva di emozioni.

Abbiamo avuto questa conversazione già molte volte fino ad ora. Sono nauseata e stanca di dire la stessa cosa ancora e ancora.

No.

 

Non mi unirò a voi.

 

Non vi aiuterò.

 

Non tradirò nessuno.

 

No.

 

No.

“Capisci ciò che ti stiamo offrendo?” Chiede Piton, alzando le sopracciglia.

“Non mi importa.”

“Conoscenza.” Dice. “Cose che non imparerai mai con l’Ordine. Credimi, ci sono cose che loro ignorano del tutto. E tu puoi averle tutte. Non lasciare il tuo potenziale andar sprecato.”

Mi ha appena fatto un complimento?

Dopo un momento mi limito a scuotere la testa. “Se ne vada e basta -”

“Non ho finito.” Interrompe. “La conoscenza non è tutto. Non sei stanca delle regole? So da esperienza personale che hai infranto una regola di troppo quando eri ad Hogwarts.”

“Questo non funzionerà. Non mi importa di queste cose. Io… voglio solo andare a casa.”

“Vendetta.”

Questo mi fa voltare verso di lui. “Cosa?”

Il suo viso si incupisce. “Potresti vendicarti di tutti quelli che ti hanno trattata male. Senza conseguenze.”

Sorrido debolmente. “Draco Malfoy? Potrei farla pagare a lui per aver reso la mia vita miserabile per tutti questi anni?”

“Quello potrebbe essere un problema.”

“Lo penso anche io. Sono sicura che il suo paparino avrebbe da ridire sulla faccenda.”

“Pensaci bene, Granger.” Replica Piton. “Quel ragazzo dal mondo Babbano? Quello che era stato un po’ rude con te?”

Mi irrigidisco alle sue parole, lanciandogli un’occhiata fredda.

Lui continua. “Potresti fargliela pagare. Potresti fargli implorare perdono.”

“Non parli di lui.” Sibilo.

Come osa parlamene?

“Granger-”

“Basta. Mi fidavo di lei. Le ho detto qualcosa di personale e ora si permette di usarlo contro di me?”

Mi alzo, livida di rabbia. “Non voglio più parlare con lei. Se ne vada.”

“Mi stai buttando fuori dalla cella?” Chiede, appena divertito.

“Esatto.”

Mi sta guardando con un espressione indecifrabile.

Mi irrita non riuscire mai a capire quello che sta pensando.

“Se è ciò che vuoi.” Dice, alzandosi.

“E pretendo del cibo.” Aggiungo, indicando il macello sul pavimento.

“Stai diventando troppo arrogante.”

Non rispondo.

Ma evidentemente l’espressione sul mio viso lo convince che sono seria e annuisce.  “Ti farò portare del cibo dalla guardia.”

“Quando?”

“Sii paziente.”

E poi se ne va.

Solo così.

***

Sono passate alcune ore e ancora niente cibo.

Sento i minuti passare uno per uno e la mia gola sta diventando sempre più dolorante.

In qualche modo credo che questa sia la peggiore delle torture.

Lasciata da sola a morire di fame.

E si arriva ad un punto in cui il cibo e l’acqua sono l’unica cosa a cui penso.

Anche  se è l’ultima cosa a cui dovrei pensare.

Ho così tanta sete.

***

Finalmente è arrivato qualcuno.

La guardia. Ma non il capo.

È un uomo giovane. Non l’ho mai visto prima.

Si muove senza degnarmi di uno sguardo mentre lascia il piatto sul pavimento e poi lascia la cella.

Senza perdere tempo, quasi mi getto sul bicchiere d’acqua, bevendo come un animale.

Beh, Piton almeno non ha mentito su questo. Ha mantenuto la promessa e si è assicurato che il cibo mi  venisse portato.

Hermione, smettila.

 

Smettila di inventare scuse per difenderlo.

 

È solo che non vogliono che tu muoia e questa è l’unica ragione per cui ti portano del cibo.

***

È di nuovo qui.

Piton.

Sono stanca di vederlo.

S’incammina nella mia direzione, cogliendomi di sorpresa.

“Granger, fammi vedere il tuo braccio,” Mi ordina, inginocchiandosi accanto a me.

“N-no.”

Non voglio stargli così vicino. E non voglio che mi tocchi.

“Mostrami il braccio. Devo vedere se la ferita è guarita correttamente.”

Scuoto il capo. “Perché ha importanza in ogni caso?”

Lui sospira, infastidito. “Non voglio usare la forza.”

Mi perdo nei suoi occhi per un momento.

“Allora?” Chiede.

Alla fine mi arrendo. Non voglio che sappia che ha una certa influenza su di me. Non voglio che sappia che il suo tocco mi agita.

Così gli porgo il braccio.

Lui lo prende gentilmente, togliendo la benda.

Il mio respiro è più pesante, posso sentirlo.

È la sua presenza. Ha sempre avuto un certo effetto su di me. Anche quando eravamo ad Hogwarts e lui controllava il mio calderone da dietro le mie spalle.

Così cerco di concentrarmi sulla ferita sul mio polso.

É… quasi andata. È rimasta solo una cicatrice.

Mi ha sempre stupito il trattamento medico nel Mondo Magico.

Solo due giorni fa la vena era tagliata, il sangue mi colava lungo il braccio e adesso… quasi più nulla.

Piton lascia andare il mio braccio e io mi schiarisco la gola, allontanandomi da lui.

“La mia presenza ti mette a disagio?” Chiede all’improvviso.

“C-certo che sì. Io la odio.” Le parole sembrano un po’ forzate.

“Il tuo tono di voce è difensivo,” Nota, divertito. “C’è qualcosa che desideri dirmi?”

Incontro i suoi occhi.

Sì, molte cose.

La odio.

Mi disgusta.

“Allora?” Chiede, fissandomi, guardando dritto nei miei occhi.

Lo sta facendo apposta.

“Sei… attratta da me, Miss Granger?”

Quasi mi strozzo. “C-cosa?”

“È questo il motivo per cui la mia presenza ti agita?”

“I-i-io sono agitata dalla sua presenza perché mi disgusta. Perché lei è un traditore!”

Velocemente, mi alzo e mi dirigo dall’altra parte della cella, lontano da lui.

Si alza anche lui e si posiziona di fronte a me.

“Calmati, Miss Granger.”

“Come osa accusarmi di una cosa del genere quando… lei è quello che…”

“Io cosa?”

Il mio volto s’irrigidisce. “Lei è il loro capo. Lei è quello che dà gli ordini qui. Ho visto il modo in cui le altre guardie la guardano. Lei è l’autorità qui.”

“Qual è il tuo scopo?”

“Lei ha architettato tutto questo. È stato lei a volere che fossimo obbligati a fare la doccia insieme, è stato lei che ha ordinato quella guardia di molestarmi, è stato lei che ha pianificato l’incidente di ieri,” Lo accuso. “Le è piaciuto veder togliermi i vestiti di dosso?”

L’oscurità travolge il suo volto. “Non parlare di cose che non conosci.”

“Ne conosco un sacco!”

“Smettila, Granger.”

“No!” Cammino verso di lui. “Credo che quella guardia stesse dicendo la verità quando ha detto che lei odia le donne. Quando ha detto che lei è violento.”

All’improvviso mi afferra il braccio e grido.

“Non. Ti. Permettere.” Sibila.

E in realtà mi spaventa. Non mi sta prendendo in giro o facendo un gioco. È serio adesso.

Alla fine mi lascia andare e quasi perdo l’equilibrio.

Un minuto scorre in silenzio.

Poi chiedo, con calma. “L-lei ha ordinato che quella ragazza fosse uccisa? Quella che è morta davanti ai miei occhi?”

Trattengo il fiato mentre aspetto la sua risposta.

Lentamente posa il suo sguardo su di me. “Vuoi davvero saperlo?”

“Sì.”

Voglio saperlo.

Ho bisogno di sapere di cosa è capace.

Così lo odierò ancora di più.

Prende un bel respiro, poi scuote la testa. “No.”

“No?”

Non ci posso credere.

“Lei non aveva n-niente a che fare con quello che è successo?” Chiedo, incredula.

“Non lo ripeterò ancora,” Dice, in modo freddo. “E non provare a fare di me un eroe di nuovo semplicemente per questo motivo.”

Torno bruscamente alla realtà. “N-non lo farò. Lo so cos’è lei davvero.”

“Bene.”

Se ne va, verso le sbarre, poi si volta nella mia direzione come se volesse dire qualcosa. Ma cambia idea e va via.

***

Perché sono diventata così difensiva?

Sono attratta da lui?

Un mese in questa cella e sto già diventando pazza.

Lui è il Professor Piton, per l’amor del cielo!

Lui è… vecchio e… vecchio.

Potrebbe essere mio padre.

E non è esattamente… bello.

Ma non ho mai dato tanta importanza all’aspetto fisico in ogni caso.

C’è semplicemente qualcosa di lui che fa battere più velocemente il mio cuore.

Quando eravamo insieme nella cella, abbiamo avuto un paio di conversazioni interessanti.

Lui è intelligente e… e… c’è qualcosa nel modo in cui formula le parole e ti fissa mentre parla.

E persino adesso, che non sta facendo finta di essere buono, non è interamente cattivo. Può ancora parlare in un tono leggero, può ancora essere… gentile. Non come quell’altra guardia.

Un momento!

Cosa sto facendo?

Cosa c’è che non va in me?

È un Mangiamorte. Lui è cattivo. Mi ha usata, mi ha manipolata, mi ha mentito.

E questo è tutto ciò che ho bisogno di sapere di lui.

***

Sta piovendo.

E sta già facendo buio.

Dovrei provare a riposarmi un po’. Il suono della pioggia mi aiuterà a rilassarmi.

Non appena chiudo gli occhi, le sbarre vengono spalancate.

È Piton, di nuovo.

E c’è qualcosa che non va.

É… arrabbiato.

Sbatte le sbarre dietro di lui e mi guarda.

 “Basta.” Sussurra.

Non riesco nemmeno a muovermi, c’è qualcosa nei suoi occhi, qualcosa che mi spaventa.

“Hai dimostrato chi sei,” Dice. “Adesso smettila di fare la parte della ragazzina coraggiosa.”

“Cosa…”

“Il Signore Oscuro sta diventando impaziente,” Risponde lui. “È mio compito farti passare dalla nostra parte e non desidero essere punito a causa del tuo sciocco orgoglio.”

“Punito?” Ripeto, notando che è un po’ a corto di fiato e… sofferente.

“Non perderò la mia vita, ragazzina, non adesso, non per colpa tua.”

Lentamente, mi alzo. “Beh, dovrà escogitare un altro modo per rendere fiero il suo Signore.”

Lui si avvicina a me. “Farò qualsiasi cosa, Miss Granger. Ne sei consapevole?”

Un brivido freddo mi attraversa. “Lo sono.”

Cade il silenzio.

Parlo di nuovo. “Lo so che morirò qui. Almeno morirò per una giusta causa.”

“Non c’è nessuna giusta causa per morire, stupida ragazzina!” Alza la voce. “Non devi morire.”

“Cosa le importa?” Lo aggredisco.

Gli ci vogliono un paio di secondi per rispondere. “Se non otteniamo niente da te, c’è in ballo anche la mia vita.”

Mi di forzo di sorridere. “Allora faccia quello che deve fare.”

“Granger.”

“Lo faccia!”

“Smettila di essere così testarda!”

“Dov’è la sua bacchetta?” Chiedo.

Lentamente la sfila dalle sue vesti.

Prendo un bel respiro. “Inizi. Faccia quello che deve fare. Poi mi uccida.”

È tutto qui?

È questa la fine?

Piton chiude gli occhi per un momento. “Tu mi stai obbligando a farlo.”

Io sto obbligando lei?” La mia voce trema. “È stato lei che mi ha portato qui! Mi ha torturata! Per colpa sua non vedrò mai più i miei genitori! Per colpa sua non lascerò mai questa cella!”

È come se tutta la mia rabbia, tutta la mia frustrazione stessero finalmente venendo fuori.

Lui mi lancia uno sguardo truce.

“Cosa sta aspettando?” Chiedo.

Poi il suo volto s’irrigidisce e punta la sua bacchetta verso di me, sussurrando qualcosa.

Grido nel momento in cui dei tagli profondi compaiono sulle mie gambe.

Brucia.

Ma in qualche modo riesco a trattenere le mie grida e guardo Piton, sfidandolo a continuare.

Non c’è alcuna emozione sul suo viso mentre si allontana da me di un passo, agitando la bacchetta contro di me.

Una forza invisibile mi lancia attraverso la cella e colpisco in malo modo una parete di pietra prima di atterrare al suolo.

Le lacrime iniziano ad appannarmi la vista, ma sbatto le palpebre furiosamente per mandarle via, aspettando che la prossima maledizione mi colpisca.

Piton mi guarda. “Desideri passare dalla nostra parte?”

“N-no.”

Compare un altro taglio, questa volta sul mio stomaco. Posso sentirlo e il sangue inizia a intravedersi attraverso la veste che sto indossando.

“Desideri passare dalla nostra parte?” Ripete.

“No.”

Prima che possa prendere fiato vengo sollevata in aria e levito così per un paio di secondi.

“Desideri passare – “

“No!” Urlo. “No, no, no!”

Vengo scaraventata a terra con forza e penso di essermi ferita il braccio.

Non fa male.

 

Non fa male.

Alzo lo sguardo verso di lui.

Sta fissando il muro sopra la mia testa.

Non riesce nemmeno a guardarmi.

“Così è un po’ troppo impersonale, S-signore,” Dico. “Perché non mette via quella bacchetta?”

I suoi occhi incontrano i miei.

Mantengo il contatto visivo mentre mi siedo in posizione eretta. “Sono qui. Mi strangoli. Mi rompa il collo. C-credo che le darà molta più soddisfazione che uccidermi con la magia.”

Lui punta di nuovo la sua bacchetta contro di me.

Chiudo gli occhi.

È finita.

Sto facendo la cosa giusta.

Lo sto facendo per l’Ordine.

Per Harry.

Per i miei genitori.

Per le persone buone.

Non voglio che vivano in un Mondo comandato da Voldemort.

Cade il silenzio.

Poi avverto qualcosa.

Qualcosa di strano.

Io mi sento strana.

Non riesco a sentire nulla.

Per un attimo penso che forse se n’è andato e sono da sola nella cella.

Ma poi sento il suo respiro.

Spalanco gli occhi.

Si sta inginocchiando accanto a me.

Alla fine parla. “Soddisfazione?”

Resto in silenzio, ricordandomi di respirare.

La sua mano improvvisamente è sulla mia coscia e la spingo via immediatamente.

“Desideri passare dalla nostra parte?” Mi chiede ancora.

Continua a ripetere la domanda.

“N-no.”

E io continuo a ripetere la risposta.

Lui annuisce. “Ti ricordi cosa mi hai chiesto un paio di giorni fa?”

Silenzio.

Credo di sapere a cosa si riferisce.

“Accetto.” Dice, prendendomi in giro.

M’immobilizzo completamente.

Lui continua. “Ma non sarò gentile.”

“N-non può farlo.” Dico, nel panico, cercando di allontanarmi da lui.

Lui afferra il mio braccio, spingendomi contro il pavimento, obbligandomi ad allargare le gambe.

Non so nemmeno perché sto lottando.

Questa è la fine.

Morirò dopo di ciò comunque.

Lui se ne sta in silenzio.

Nessuna parola.

Niente.

La mia biancheria intima è strappata.

Posso sentire il fruscio delle sue vesti.

E poi spinge.

Il dolore.

Urlo, afferrandogli gli avambracci.

“Desideri passare dalla nostra parte?”

La sua voce è persino calma, la situazione non ha nessun effetto su di lui.

E io mi sto mordendo la lingua per evitare di urlare.

Lui si muove di nuovo, facendomi spalancare gli occhi dal dolore.

“Desideri passare dalla nostra parte?”

Spinge di nuovo.

I suoi movimenti sono precisi, quasi tecnici.

E questa volta urlo, la mia gola brucia.

“Rispondimi.” Mi ordina.

Scuoto la testa, incapace di proferire parola.

Fa così male.

Cosa mi sta facendo? Non dovrebbe fare così male.

Sto per strapparmi in due.

Non riesco a credere a ciò che sta succedendo.

Sembra surreale.

All’improvviso smette di muoversi.

Chiudo gli occhi.

E poi lui non è più sopra di me.

E butto fuori il fiato.

Cosa sta succedendo?

Non sento più dolore.

Apro gli occhi.

Dov’è?

Perché… come mai sto indossando di nuovo la mia biancheria?

Mi volto ed eccolo lì.

È in piedi nell’altro angolo della cella dov’era prima.

La sua bacchetta puntata verso di me.

Cosa sta succedendo?

Lentamente, mi siedo, senza distogliere lo sguardo da lui.

“Cos’è s-successo?” Riesco a parlare a stento.

“Una visione,” Risponde. “Ho creato una visione e te l’ho mostrata.”

“Una v-visione?” La mia voce sta ancora tremando. “Non era r-reale?”

“No.”

Ma sembrava così reale.

Potevo sentirla.

“Bastardo.” Sussurro, le lacrime scorrono sulle mie guance.

“Desideri passare dalla nostra parte?”

“No! E la smetta di chiederlo! Non farò mai, mai, niente per Voldemort! Non farei mai niente per lei.”

Lui resta in silenzio.

I suoi occhi puntano su di me e io voglio leggere la sua mente. Voglio sapere perché mi sta guardando in quel modo.

“Bastardo.” La parola mi sfugge di nuovo.

“La visione può diventare realtà, lo sai?”

È così calmo.

Come potrebbe?

“La visione era una versione mite di cosa potrebbe accadere.” Spiega.

Le sue labbra continuano a muoversi, dicendo cose terribili, ma i suoi occhi… i suoi occhi mi stanno dicendo qualcos’altro.

C’è… odio.

E non credo sia me ciò che odia.

“Non le credo,” Mi obbligo a dire. “Perché mi mostrerebbe una visione?”

Lui resta di nuovo in silenzio.

È tranquillo.

E stanco.

Se ne sta semplicemente lì.

Quasi come se fosse sconfitto.

E io sono sul pavimento.

Le mie ferite sanguinano.

Il braccio mi fa male.

Ma mi sento più forte.

Più forte di lui.

“Tu non capisci…” Comincia, scavando nei suoi pensieri. “Tu…”

Ma non finisce la frase.

Abbassa semplicemente il capo e si dirige verso le sbarre.

Se ne sta andando?

Ma…

Mi aspetto che si volti e mi finisca.

Ma non lo fa.

Lascia la cella.

Non riesco nemmeno a muovermi.

Sono ancora viva.

Questo significa che ho vinto?

Non capisco più niente.

Non mi prendo nemmeno il fastidio di strisciare fino al mio materasso, resto sul pavimento. Non ci sarà riposo per me stanotte.

Posso ancora sentirlo.

Su di me.

Dentro di me.

Anche se non è successo davvero, posso vederlo nella mia mente.

E perché l’ha fatto?

Perché giocare con me?

Chi è il vero Severus Piton?

Lo scoprirò mai?

Respiro.

Sono viva.

È l’unica cosa che dovrebbe importarmi.

Credo che questo sia il capitolo che colpisca di più e che ti fa rimanere col fiato sospeso.
Ho amato questa storia anche per questo capitolo, anche se lo stupro è un atto ignobile in questo punto da alla vicenda veramente molto.
Qui Hermione rimane psicologicamente distrutta e io sono sadica quindi mi diverte😬😇😇

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