Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

{17° Capitolo}

[Capitolo diciassette]

Molly

Spengo le luci del laboratorio, chiudo la porta a chiave e mi dirigo a chiamare l'ascensore. Rimango ferma davanti alle porte, mentre mi infilo il cappello e mi sistemo la sciarpa. Cerco nella borsa i guanti e, quando sento il tin dell'ascensore, mi ci dirigo dentro a testa bassa.

«Molly, mi serve il laboratorio per delle analisi. Non ti dispiace rimanere un'altra ora, vero?» Una mano mi prende per le spalle, facendomi piroettare su me stessa.

«Cosa?» farfuglio, confusa, mentre un tipo alto con indosso un impermeabile mi supera a passo svelto. «Sherlock, mi dispiace, ma il mio turno è finito»

«Suppongo che un po' di straordinari non ti facciano male»

«Scusa se mi intrometto, ma credo che anche lei vorrà tornarsene a casa sua, no?» sbuffa una voce femminile alle mie spalle.

Mi volto: una ragazza, forse qualche anno più piccola di me, con i capelli castano-ramato e gli occhi verdi, se ne sta in piedi, con le braccia conserte, a qualche passo da noi. Mi metto a fissarla con sguardo stordito.

«Oh, sì» sbuffa Sherlock, annoiato. «Molly, Aldernis. Aldernis, Molly. Ora possiamo andare»

«Mi chiamo Jane!» borbotta la ragazza, per poi sorridermi. «Comunque, è un vero piacere, Molly» dice, tendendomi la mano.

Gliela stringo, ricambiando il sorriso. «Anche per me»

«Ad ogni modo, non ho rimpiazzato John: ha solo un appuntamento e la qui presente signorina Aldernis...»

«Jane!» lo interrompe la ragazza.

«Mi ha seguito mentre indagavo, prendendo un campione di sangue di uno dei presunti colpevoli» continua Sherlock, come se non lei non avesse parlato.

«Non mi stavo chiedendo...»

«Oh, sì invece» ribatte, con un sorrisetto.

«Comunque, sarebbe meglio fare questa cosa domani. Sono già le dieci e vorrei smetterla di fare la spola per tutta Londra»

«Potevi pensarci prima di seguirmi, Aldernis!» replica Sherlock. «Avrei già risolto questo caso, se tu non ci avessi fatto scoprire!»

«Mi chiamo Jane!» dice ancora lei, indignata. «Devo ripetertelo un'altra volta?»

Sospiro, mentre i due continuano a bisticciare. Mi avvicino alla porta, la apro con le chiavi che tengo ancora in mano, per poi lanciare un'occhiata di scuse alla ragazza. «Vado a mettermi il camice» dico, porgendo al detective le chiavi del laboratorio.

Mi dirigo con passo veloce verso lo spogliatoio, con un sorriso raggiante che mi attraversa il volto.

Jane

«La tratti sempre così?»

«Chi?»

«Quella ragazza, Molly» rispondo. «La tratti sempre così?»

«A lei non dispiace fare turni extra, ogni tanto»

«Glielo hai mai chiesto?»

«Fin'ora non si è mai lamentata»

Si toglie l'impermeabile e la sciarpa, per poi posarli sullo schienale di una sedia. Poi si avvicina con fare sicuro ad uno dei numerosi cassettoni di metallo, ne apre uno e ne tira fuori un bisturi.

«Dammi la scarpa» dice, voltandosi.

«Cosa vuoi fare con quell'aggeggio?»

«Dammi la tua scarpa» ripete, tendendo la mano, come se non mi avesse sentito.

«Non penserai di usare quel coso solo per analizzare del sangue, vero?»

«Serve per le indagini!» replica, avvicinandosi.

«Te lo scordi! Sono un regalo di compleanno di mio fratello, e ci sono affezionata!» ribatto.

«Dammi quella dannatissima scarpa!»

«Mai!»

Sbuffa e mi afferra il polpaccio, sbilanciandomi, e sarei caduta a terra, se non mi fossi aggrappata al tavolo che ho accanto. Holmes mi sfila velocemente lo stivaletto e lo poggia sul ripiano, per poi riafferrare pericolosamente il bisturi, che aveva posato per tentare di uccidermi facendomi perdere l'equilibrio. La lama brilla sotto le luci al neon del laboratorio.

«Giù le zampe!» urlo, afferrando in fretta la mia scarpa.

«Vuoi smetterla di fare la ragazzina?!»

«E tu potresti evitare di dissezionare la mia scarpa?!»

«Ti ho già detto che serve per le indagini!»

«Ehm... Scusate» mormora Molly che, senza farsi notare è entrata nel laboratorio, con indosso il camice.

«Che c'è?» ringhia Holmes, voltandosi verso di lei.

«Non potreste usare un tampone?» dice, con semplicità. «Sarebbe più facile»

La guardo stralunata, portandomi una mano in fronte.

«Uno dei modi più semplici per analizzare quel maledetto sangue era nel non tagliuzzare la mia scarpa, ma tu vai alla ricerca di quello più complicato?»

«Oh, sta' zitta Aldernis!»

«Piantala di chiamarmi "Aldernis"!» sbotto, alla fine, stanca di sentire quel dannato cognome così tante volte in una sola giornata. «Io mi chiamo Jane. Jane» ripeto, scandendo bene ogni lettera. «Devo farti un disegnino, per caso?» Gli lancio lo stivaletto, prendendolo in pieno ventre. «Vedi di smetterla di chiamarmi in quel modo, perché il mio cognome fa tutto tranne che identificarmi»

Mi avvicino alla porta zoppicando, la apro ed esco, sbattendola alle mie spalle. Mi volto verso destra, e appoggio la schiena al muro, per poi lasciarmi scivolare contro di esso lentamente, fino a toccare terra. Mi passo velocemente una mano sulla guancia, per asciugarmi una lacrima che è riuscita a sfuggirmi, in preda ai miei ricordi più dolorosi.

Sherlock

Prendo un tampone da uno dei cassetti e lo sfrego sulla punta della scarpa coperta di sangue. Poi lo metto in una provetta e lo porgo a Molly.

«Analizzalo, cercando ogni cosa che potrebbe essere anomala o fuori posto. Io devo fare alcune ricerche nella sala di informatica» Poi mi volto, per andare a prendere le mie cose, ancora appoggiate sulla sedia. «A proposito, la prossima volta che mi vedi litigare con Aldernis, non rovinarmi il divertimento»

Rimane in silenzio per un po', senza accennare minimamente a rispondermi. «Lo hai fatto apposta?» dice, infine, timidamente.

«È divertente irritarla. Si arrabbia per cose stupide»

«Magari la infastidisce il tuo comportamento da bambino di cinque anni»

«Può darsi, ma non ci giurerei molto»

«Non giureresti su parecchie cose, sai?»

«Perché considero tutto e arrivo alla risposta più ovvia, senza giurare su quelle sbagliate»

Serra la mascella, con fare irritato. «Certo» mormora, in tono freddo. «Analizzo il sangue» Si dirige verso una parte del laboratorio, prende un paio di guanti in lattice e comincia a lavorare.

Io rimango fermo per qualche secondo, per poi prendere la scarpa di Aldernis e mi avvicino alla porta. Ma mi blocco.

«Ti dà fastidio quando ti faccio fare degli straordinari?» chiedo, dando le spalle a Molly.

«Perché?»

«Per sapere»

Lei sospira. «Certe volte, vorrei che tu non dessi per scontato che ho sempre voglia rimanere per un'ora o due, invece di tornarmene a casa» dice. «Ma di solito mi fa piacere»

Annuisco. «Ci vediamo dopo» la saluto freddamente, dopo qualche secondo.

Apro la porta, trovando Aldernis alla mia destra, seduta sul pavimento, con la faccia nascosta tra le ginocchia.

«Andiamo» dico, tendendole la scarpa. «Devo andare nella sala computer»

Lei alza lentamente lo sguardo: prima lo punta su di me, poi sul suo stivaletto. Lo prende, lo indossa silenziosa. si alza e mi supera per andare verso l'ascensore. Preme il pulsante e rimane in attesa con le braccia incrociate al petto.

La raggiungo a passo svelto. «È su questo stesso piano»

«Me ne ritorno a casa» risponde, acida.

«Non puoi: mi servi ancora»

«E per cosa?»

«Dovresti saperlo bene, Ald...» Mi fermo, lasciando che le parole mi muoiano in gola. «Jane» mi correggo.

«Le domande alle quali è più difficile rispondere sono quelle la cui risposta è più ovvia» mormora. «O non sai semplicemente come rispondermi?»

Poso gli occhi su di lei. «George Bernard Shaw» mormoro. «Nobel per la letteratura 1925 e premio Oscar»

«Ho gusti originali»

«Se vuoi sapere come lavoro, ti conviene seguirmi»

«Perché questo repentino cambio di comportamento?» domanda, in tono tagliente.

«Hai detto che vuoi sapere come si indaga, io ti ho detto di sì, e ho intenzione di mantenere la mia promessa»

Inarca le sopracciglia, con sguardo inquisitorio e poco convinto.

«Sul serio»

La sua espressione non cambia.

«Okay, lo ammetto, più tardi mi serve un passaggio per Scotland Yard»

Ride. Non una risata vera e propria: è solo una specie di sorriso.

L'ascensore arriva: Aldernis ci si butta dentro e preme un pulsante. «Prendi un taxi»

«I taxi costano» dico, fermando le porte che si stanno per richiudere.

«Non la pensavi così quando sei andato all'autorimessa»

«Era più di un'ora fa: si può cambiare idea»

«E poi dici che sono io che faccio la ragazzina»

Mi fiondo accanto a lei e le porte si richiudono. «Sei maledettamente infantile» sbuffo.

«Se pensi che sia così orribilmente fastidiosa, perché mi stai seguendo?»

«Devo scoprire perché tuo padre ti ha abbandonata» rispondo. «E l'unico modo che ho è studiare le tue azioni e il tuo comportamento. Ma, dato che non sono ancora stato fornito della vista potenziata, devo farlo standoti vicino»

Mi guarda a bocca semichiusa, gli occhi pieni di stupore. Adoro questo tipo di sguardo: mi fa capire che ho ragione. Di solito, è l'unico tipo di sguardo che mi lanciano... Oltre a quello omicida.

«Come sai di mio padre?»

«Ti sei arrabbiata perché ti chiamavo per cognome, e hai detto di odiarlo. Quindi, come la maggior parte delle persone che odiano il proprio cognome, devi aver subito un torto da parte di tuo padre perché, se fosse morto, avresti un bel ricordo di lui. Ma, a quanto pare, non è così»

Rimane in silenzio, con la tristezza e la rabbia negli occhi. Distoglie lo sguardo verso le porte, che si aprono lentamente. Esce a passo svelto, prima dall'ascensore e poi dall'ospedale. Si avvicina alla macchina ed entra dalla parte del conducente. Imposta il GPS con gesti rapidi e veloci, mentre io invio un messaggio a Molly: "Cambio di programma: sono a Scotland Yard. Inviami lì un fax con i risultati. Ritorno tra un'ora. SH"

Mi avvicino e salgo, sedendomi accanto a lei, e solo allora fa partire l'auto. I primi cinque minuti sono silenziosi. Ma, forse, così è meglio: mi aiutano a pensare.

«Non credere che sia una ragazza depressa, Holmes» dice, rompendo il silenzio. «Detesto mio padre per avermi lasciata da sola, ma sto bene. Credo di stare meglio di chiunque altro»

«Come fai ad essere così... Felice?» faccio io, con tono disgustato.

«Dovrei non esserlo?»

«Sei molto strana, sai?»

«Essere normali è noioso» risponde. «Almeno, sono abbastanza imprevedibile»

«Non ci scommettere tanto»

Ancora quel suo sorriso strano, poi rimane di nuovo in silenzio per qualche minuto. «Vuoi davvero conoscere questa storia, o preferisci scoprirla da solo?»

«Ho dato prova delle mie capacità» rispondo. «Voglio solo sapere se ho ragione»

«Prometti di non fare il rompiscatole?»

«Mmh... No»

Sorride. «Cercherò di essere sintetica»

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro