Capitolo 12; "Insieme"
24 Marzo 1941
Era tutto pronto. Leah si era cambiata i vestiti, e aveva tagliato i capelli con una forbice portatagli da Amos.
Il ragazzo invece si era sporcato con la cenere del suo camino, e si era messo degli stracci al posto dell'uniforme.
«Pronta?» le domandò con dolcezza il soldato, mentre le loro mani erano intrecciate.
«Sì, con te.»
«Andrà tutto bene.»
«Sì.»
«Bene. Oggi terranno trasferiti molti ebrei in un campo più lontano da questo. Dobbiamo metterci con loro di nascosto ed entrare nel treno.»
«Ti amo.»
«Anche io.» sospirò Amos.
Uscirono dal dormitorio.
Fuori c'era una gran folla, e fu facile confondersi in essa.
Amos stava salendo sul treno; l'entrata era presidiata dal Rospo, che lo osservò in modo abbastanza esplicito.
«Tu mi ricordi molto qualcuno...» disse .
Amos deglutí spaventato.
«Sai che non mi convinci proprio? Vieni qui, sta qui.» continuò il Rospo.
Amos si accostò a lui con un brivido.
Poche persone dopo venne Leah. Il Rospo la osservò e poi sbottò «Voi due... Credevate di potermi ingannare?! Venite con me!» ruggì prendendoli per il braccio e trascinandoli verso l'ufficio del generale.
Leah e Amos cercarono di liberarsi, ma senza farcela.
«Lasciami, bastardo!» esclamò la ragazza.
«Sporca ebrea ti farò vedere io cos'è il rispetto!»
«Tu non le farai proprio nulla, io non te lo permetterò! »
«Certo, vedo che sei nella condizione di combattere.» lo guardò con disprezzo il Rospo.
«S-signore! Li ho presi mentre cercavano di scappare col treno degli ebrei!» esclamò io Rospo, affannato, entrando nella stanza del Generale.
«Oh! Non credevo che sarebbero arrivati a tanto!» esclamò lui scandalizzato.
«Ho sentito tutto, maledetti!» ruggì Amos.
«E così il nostro principe azzurro voleva salvare la sua principessina! » disse Barthel sarcasticamente e con disprezzo. «Portali entrambi nella piccola cella!» ordinò.
«No! Prenda me al posto suo! Mi uccida, ma lasci stare lei!» gridò disperatamente Amos.
«Certo che no! Sarete insieme fino all'ultimo! Non lo trovi commovente?» ribatté il generale, fingendo di asciugarsi una lacrima.
Il Rospo li portò nella cella. Era davvero piccola, i due ci stavano a stento. Era buia e umida.
Amos e Leah erano stati gettati lì, poi il Rospo aveva detto «Spero starete comodi! Vi assicuro che non avrete una morte molto bella! Sarò lì a ridere, sapete?» detto questo chiuse la porta a sbarre chiudendola a chiave con un tonfo definitivo e lugubre.
«Amos! Sapevo che non avrebbe funzionato!» iniziò a singhiozzare Leah.
«Mi dispiace così tanto... Ma immagino che non serva a nulla dirlo.» ripose Amos tenendola tra le braccia.
«Non è stata colpa tua. Io ho accettato; qualunque cosa accadrà la affronteremo insieme.»
«Sì.» rispose il ragazzo baciandola.
Amos si sentiva tremendamente in colpa. Era solo sua la responsabilità di quel che era accaduto. Era stato uno sciocco a pensare che ce l'avrebbero fatta, e ora erano entrambi prigionieri e sarebbero morti pochi giorni dopo.
“Lei dice che è anche colpa sua, ma non è affatto vero. Sono io che avuto questa orribile idea, ed ora lei morirà per causa mia...” quei pensieri lo facevano impazzire e stare malissimo.
“Almeno morirò anche io” si disse. Sarebbe stato peggio se lui fosse restato in vita condannando la sua amata, pensò guardandola mentre si era addormentata per la stanchezza sul suo petto.
Lui invece non riusciva a chiudere occhio.
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