Capitolo 8: The Eight Uninvited Player
La bella notizia di Ryan, l'aveva gelata. E si odiava infinitamente per non poter essere quella luce brillante ad accogliere, quello che per lui, era il raggiungimento di un sogno.
Tuttavia, quando pensava al radioso futuro a cui Ryan andava incontro, l'unica cosa che riusciva a pensare, era il fatto che lei, non sarebbe stata la persona al suo fianco.
Come poteva essere egoista in un momento così soddisfacente per lui. Colui che anche se in poco tempo, ma con costanza, non gli aveva mai fatto mancare il terreno sotto i piedi.
Che l'aveva accolta, sostenuta, coccolata e rassicurata. Colui, che l'aveva ammirata per l'ambizione e la tenacia con cui stava cercando di costruirsi un futuro. E quindi, come poteva essere così concentrata sui suoi sentimenti, quando lui stava facendo il suo stesso percorso.
La costruzione di obiettivi che avrebbero plasmato il suo futuro. E lei se ne stava lì, sulle sue ginocchia, con Ryan che con occhi esitanti, cercava di interpretare il suo sguardo vacuo.
Lui si concentrò a raccoglierle una ciocca di capelli biondi che le era caduto sul volto. "Parlami"
"Cosa stai pensando?" la spronò di nuovo. "Che sono egoista e tu troppo buono" "Se tu fossi davvero egoista, non mi piaceresti così tanto"
"Ti piaccio tanto?" lui annuì e scherzosamente poi, le mordicchiò il collo. L'aria resa più respirabile in confronto alla rarefatta pesantezza di poco prima. "Mi piaci così tanto che ti mangerei all'istante" Ava esalò un urletto tra la sorpresa e le risate, quando per la seconda volta la mordicchio.
"Sei stato bravo oggi e te lo meriti" sistemò la posizione sulle sue gambe. "L'esperta ha deliberato?" "Proprio così" gli passò le dita tra i capelli. "Hai oltrepassato ogni mia aspettativa."
"Perchè pensavi fossi scarso?" la sua risata risuonò a contatto con la pelle di Ava.
"Ovvio! Pensavo fossi uno dei soliti che si vantava per nulla" Fece scivolare le dita nel ciuffo di Ryan.
In quella sala da pranzo, da soli si guardavano negli occhi con sorrisi timidi. Quella sensazione di non volersi mai staccare, di rimanere tra le sue braccia faceva battere all'impazzata il cuore di Ryan che la strinse verso di lei.
"Cosa ne pensi di Shannon?" "Come mai questa domanda?"
"Voglio sapere che impressione ti ha dato" "Non ci ho parlato molto ed ero più concentrato a fare bella figura che a conoscerla."
"Bella figura?" "Si. Pensi che non sappia che il giudizio della migliore amica è essenziale per conquistare una ragazza?"
Senza che Ava avesse il tempo per rispondere, dalla porta entrò un ragazzo con l'espressione esitante ed il volto crucciato. In pochi secondi con falcate frettolose, sostò alle spalle del ragazzo. Si schiarì la voce e richiamò la sua attenzione: "Ryan"
Lui, si voltò mentre lo sguardo vagante del compagno di squadra trasmetteva l'incertezza di quella interruzione. "So che non è un buon momento. Ma cè Tommy che sta dando di matto." "Dando di matto?" Fece alzare Ava dalle sue gambe e scattò in piedi.
Tommy era una delle persone più stravaganti nella vita di Ryan, certo, ma non si poteva dire fosse impulsivo e avventato.
Poche volte l'aveva visto fuori di sè. E quelle poche volte non erano scaturite da ego od un problema legato alla gestione della rabbia. Succedeva solo in un caso: difendere l'onore di qualcuno a cui teneva.
Era successo, quando i bulli avevano preso di mira colei che all'epoca era la sua migliore amica. Quando la nuova compagna del padre, aveva fatto delle battute spiacevoli su Holly. Perciò l'unica conclusione possibile a cui Ryan arrivò, era che qualcosa era successo.
"Sì, un signore si è presentato alla porta e quando è andato ad aprire ha iniziato a dare di matto"
Si lasciò la voce del compagno quasi alla spalle tanta era la fretta di raggiungere il salotto. Come se già sapesse chi fosse alla porta, sebbene fosse un'informazione di cui era ignaro, lo stomaco gli si strinse.
Poteva pensare ad un solo 'signore' che avrebbe fatto ribollire il sangue alla flemmatica personalità del cugino. E non era nulla di buono.
Non se, il suo donatore di sperma si era scomodato per presentarsi alla porta. Proprio oggi. E credeva anche di sapere il motivo di quella visita.
Arrivò in salotto quando la musica che usciva dalle casse veniva abbassata e riconobbe la distinta voce di Dean propagarsi tra diversi mormorii e battutine che lo circondavano.
Per fortuna non tutti gli invitati guardavano dalla sua parte, ma solo coloro che potevano ascoltare la discussione intrattenuta davanti l'entrata.
"Non mi interessa perdere tempo con il suo avvocato difensore, se avessi voluto ne avrei pagato uno per lui, non gli avrei affidato un incapace. Ho bisogno di parlargli" Tuonò la voce grave di suo padre biologico.
"Un avvocato? Vedi se con i soldi che ti ritrovi puoi comprargli un nuovo padre piuttosto. Sarebbe meglio." "Tommy" Con mani esitanti, Holli si allacció all'avambraccio di lui. Il tono supplicante della ragazza gli rammentava l'attenzione che stava attirando su di loro.
Gli occhi curiosi seguivano Ryan, mentre si avvicinava al cugino ed entrò in contatto con lo sguardo del governatore del Tennessee. Lui gli stava davanti nel suo completo scuro e la postura, dritta come se la schiena fosse composta da titanio e non da vertebre.
"Come mai qui?" sospese quel botta e risposta tra Tommy e Dean. "Penso che tu lo sappia" Ryan annuì.
Sentiva gli occhi di tutti addosso, ma quelli che gli facevano più paura di tutti, erano quelli di Ava. Che alle sue spalle poteva solo immaginare cosa stesse pensando.
"Non voglio dare spettacolo" Gli fece segno di seguirlo fuori dalla porta dopo essersi guardato intorno.
Prima, verso al divano alla destra di Ryan, occupato da ragazzi con dei drink in mano. Sapeva che quella semplice cena si sarebbe trasformata in una festa in piena regola. Nonostante lui avesse protestato più di qualche volta. Era troppo chiedere una serata tranquilla?
Per quanto razionalmente si ripeteva di non dover far colpo su nessuno, tantomeno su Dean Thorne. Il velo di disagio gli calò addosso standogli stretto.
La musica stava continuando anche se a volume più controllato di qualche momento prima. Alla sinistra del ragazzo, Dean intravide Ava che provava a rassicurarlo, incrociando le dita come le sue.
Ryan avrebbe voluto proibirgli di osservare quel gesto. Era intimo e doveva rimanerlo. Ma come ogni volta che si trovava al suo cospetto si trovava impotente, ma più di tutto inadeguato.
"Non gli devi niente. Questo stronzo può ficcarsi tutto ciò che ti vuole dire, su per il" "Tranquillo" posò una mano sulla spalla del cugino.
Prima ci avrebbe parlato, prima avrebbe risolto, e sarebbe potuto tornare a festeggiare. Ryan si voltò verso Ava prima di seguire con fatica l'uomo. Le dedicò un sorriso, che lei ricambiò e poi lo vide uscire dalla porta.
Una volta che le larghe spalle di Ryan oltrepassarono l'ingresso, Ava passò ad osservare Tommy. Le frsutrazione a salirgli dal collo e macchiarlo di rosso sulle gote, a testa basse e i pugni chiusi ai lati della sua figura camminò dritto verso la cucina da cui uscì, seguito da Holly, con una bottiglia di birra tra le mani.
La fidanzata, al suo fianco cercava di distogliere l'attenzione del fidanzato dalla rabbia che lo infestava, rendendolo un pezzo di pietra. Si era completamente chiuso in se stesso, non accettando nemmeno il conforto fisico della sua ragazza.
E mentre osservava quella scena con così tante domande ad affollarle la testa, l'unica cosa che desiderava era sapere, che cosa stesse succedendo nel marciapiede davanti l'entrata della confraternita. L'amica riccia alla sua sinistra, cercò di acquietare il suo stato d'animo.
"Ti porto qualcosa da bere?" "No grazie" le rispose spostandosi davanti la finestra del salotto per osservare meglio la situazione.
"Ava, sono sicura che dopo ti dirà tutto. Ma ora goditi questa serata" "Secondo te cos'è successo?" Si voltò verso l'amica.
"Vedo che mi ascolti" rimarcò sarcasticamente. "Non ne ho idea e non voglio saperlo. Per quello dovresti chiedere a Tommy."
Si arrese e concesse una replica alla domanda di Ava. "Come se in quello stato riuscirebbe a farci sapere gli affari di Ryan"
L'uomo sconosciuto si trovava in piedi con le mani cacciate nelle tasche. Come poteva provare disdegno per un uomo che nemmeno conosceva? Si interrogò. Sembrava parlare a Ryan con tanta sufficienza e superiorità, che non si sarebbe stupita a sapere che l'uomo, pensasse di star facendo un favore al giovane davanti a lui.
Dall'altro lato della finestra, in mezzo ad una strada riempita dalla vivida vita notturna della confraternita, padre e figlio si guardavano.
Il giovane riconosceva i lineamenti dei suoi occhi ed il loro colore, in quelli dell'uomo davanti a lui. Ma non poteva pensare che presentassero lo stesso tipo di persona. Rifiutava del tutto l'idea di poter essere percepito come Dean.
L'uomo sulla cinquantina passata, lo scrutava con cotanta freddezza, come se stesse parlando ad un estraneo appena incontrato per la strada. Lo fece desistere dal continuare quella conversazione.
L'aura spavalda dell'uomo che non doveva chiedere mai perché tutto gli era dovuto, lo faceva spiccare al suo ingresso in una stanza. Un uomo alto e slanciato, che non si era lasciato andare nel curare il suo aspetto nemmeno con l'avanzare dell'età.
Nozione che aveva imparato da suo padre, che lo crebbe sin da fanciullo impartendogli lo stigma che "l'apparenza conta più di tutto".
I capelli tagliati corti con una precisione chirurgica, di un nero cenere, che scatenò in Ryan il dubbio che Dean se li tingesse. La barba poco più che accennata ed il completo da riccone con cui si era presentato per ostentare l'agiatezza in cui viveva, che tanti anni prima aveva rifiutato di condividere con il suo stesso figlio .
Questo studiarsi l'un l'altro stava mandando Ryan fuori di testa e lo portò a fare la prima mossa : "Quindi?" Chiese impaziente.
"Intanto stai attento ai toni. Il rispetto per gli adulti dovrebbe essere la prima cosa che ti insegnano. " A quel punto Ryan realizzò di essersi pentito a non buttarlo fuori a calci in culosi meritava.
Digrignò i denti e distolse gli occhi dallo sguardo di Dean. E mentre fuggiva dal colore nocciola uguale al suo, si imbattè nel limpido azzurro che lo spiava dalla finestra.
Un leggero sorriso apparve sulle labbra di Ava. L'appoggio che gli stava dando anche dall'altra parte della superficie di vetro, lo portò a resistere alla tentazione di scappare e rifugiarsi in camera, come un ragazzino spaventato. Una volta fattone tesoro, il ragazzo si voltò verso Dean.
"Credo che tu sappia il motivo per cui io sia qui." Ryan rimase in silenzio. "Spero tu sia abbastanza sveglio da capire ciò che ti sto chiedendo." Il ragazzo incrociò le braccia.
"Bene, ora hai iniziato a fare scena muta. Rispondere è cortesia. Sei stato male educato o è tutta famiglia del tuo sacco?"
Il desiderio di vederlo steso a terra con il naso sanguinante gli fece immaginare quanta gratificazione gli avrebbe dato muovere quel pugno serrato, che a braccia conserte, nascondeva.
"Almeno mi hanno cresciuto a differenza di qualcun'altro." "Ragazzo" fece un passo verso Ryan, ma il giovane non fece un passo indietro. Non accomodò il suo affronto. Era rimasto inchiodato con le scarpe al cemento.
Tanta adrenalina e ansia aveva in corpo, che sentiva il rumore del suo cuore in testa, ed il gusto della bile raggiungere la bocca ogni secondo di più. Dal quel suo trono invisibile che si era costruito in tanti anni ed un tono paternalistico continuò.
"Visto che a quanto pare qualcuno ha fallito nel metterti al corrente. Nella vita è fondamentale capire il proprio posto. Il tuo posto, è lontano da mia figlia." "Visto che hai fallito nell'insegnarglielo, se fossi in te lo rispiegherei a tua figlia."
"Cosa stai insinuando?" "Non sto insinuando niente. Sto dicendo come sono andate le cose." Scosse la testa.
"E pensi che io possa credere una parola che esce dalla bocca di uno come te?" Non ebbe il coraggio di chiedere quale fosse la definizione di 'uno come te'.
"E a me non interessa se ci credi o meno. Abbiamo finito?" "Pensi di decidere tu quando abbiamo finito o meno?" Ryan alzò le spalle in un cenno noncurante.
"Non abbiamo più niente da dirci. Il messaggio è arrivato forte e chiaro. Cosa ne farò di questa conversazione, non sono più problemi tuoi" "E invece lo sono, se coinvolgi mia figlia in circoli come questi!" Controbattè con un gesto della mano ad indicare la casa.
La compostezza inumana di Dean anche quando dava segni di rabbia lo fece rabbrividire. Il volto dell'uomo una maschera indisturbata da alcuna emozione.
Se Dean si era presentato davanti quella porta significava che fosse alterato, tuttavia nel suo tono o nelle sue movenze Ryan non ne intercettò nessuno spiraglio, nemmeno un granello.
"Circoli come questi?" "Ragazzo, pensi che io non riconosca l'odore di erba? Non consentirò a mia figlia di venire esposta a tipi del genere" "Come se con le amicizie che hai non sia stata esposta direttamente alla coca" sarcasticamente borbottò.
"Non sai niente delle mie amicizie"
"E per fortuna"
"Ragazzo, ti stai allargando un po troppo. Rimani al tuo posto e rispetta gli adulti." Tanto si stava tenendo dallo sbottare davanti a lui che le gengive stavano dando scariche di dolore dalla potenza con cui serrava i denti.
"Tu vedi di starle lontano e non mi intrometterò più nella tua vita" "Abbiamo finito?" "Tu rimarrai fuori dalla vita di mia figlia?" "Dipende da lei"
E così gli diede le spalle incamminandosi verso l'entrata. Con una camminata incalzante non si guardò attorno e andò spedito in cucina a prendersi una bottiglia di birra per poi sparire da tutti.
Era quasi divertente osservare come due personalità opposte, quali quelle di Tommy e Ryan, alla rabbia rispondessero allo stesso modo.
"Lascialo calmare. Se vai ora non ti ascolterà e di sicuro non parlerà" le afferrò il braccio Tommy mentre lei era già pronta a seguirlo.
"Lo so ma non vado lì per farlo sfogare. Vado a rimanere in silenzio" Si divincolò.
Non aveva la presunzione di conoscerlo quanto, e neanche più, del cugino con cui aveva passato tutta la vita.
Con tutta onestà, non era certa nemmeno di ciò che era successo davanti ai suoi occhi e fuori in giardino. Poco le importava, aveva questa necessità di stringergli la mano. Di abbracciarlo. Fare qualsiasi cosa in suo potere per non lasciargli seppellire la vicenda.
Pensava di avere capito come il ragazzo rispondesse a situazioni come queste ed avere una presenza a cui appoggiarsi anche senza verbalmente esprimersi, era certa gli avrebbe dato un minimo di conforto.
Con la mascella contratta e la testa che scuoteva, Tommy rimase in silenzio. Tuttavia, la sua espressione lasciava trasparire la sua irritazione. Ava non sapeva a cosa attribuirlo.
Se al diverbio con l'uomo che si era presentato dal nulla, o verso di lei, che con tutta probabilità ai suoi occhi, poteva star apparendo come una so tutto io.
Il cugino di Ryan, le diede le spalle come a volerle dire. "Fai come ti pare" scocciato, accompagnato da una previsione di fallimento.
Lei non si fece influenzare nemmeno dal "Ascolta Tommy" pronunciato da Shannon che con le braccia incrociate sembrò farsi piccola.
Ava riscontrò una sorta di paura di esporsi per non allargare la crepa tra di loro, da parte della compagna di stanza. Era l'unica ragione per cui il suo comportamento non stava rispecchiando per nulla l'amica che conosceva dall'asilo. Ma se ne infischiò.
Passando per la cucina, salì le scale, e dopo essersi lasciata alle spalle uno dei tre piccoli bagni di quella villetta, vide una vetrata. Questa si estendeva in una piccola e stretta terrazza che dava sul giardinetto del retro. Lo stesso posto in cui i due ragazzi bevvero un calice di vino sotto le stelle, prima dell'inzuppata che aveva giocato loro un brutto scherzo.
L'ombra della sera le concedeva di vedere solo il profilo.
Con una birra in mano, Ryan era proteso di spalle con i gomiti poggiati sulla ringhiera del terrazzino, pienamente scoperto alla volontà dal venticello fresco di metà Novembre che si occupava di far volare le foglie dagli alberi.
Seppur fosse stata una splendida giornata abbagliata dal riflesso del sole. In Tennessee, la temperatura poteva scendere di botto, soprattutto di sera.
Con la sua gonna nera accompagnata dalle parigine bianche, in tinta con la maglietta a maniche lunghe, che non la riparava per nulla dalla fresca temperatura, incrociò le braccia.
Sbucò dalla camera in cui era dovuta entrare, non sapendo nemmeno se fosse quella di Ryan o quella di qualcun altro.
Ryan, dal canto suo, era fuori di sé. Doveva stringere il vetro della bottiglia di birra, proveniente dal frigo, per non lasciarsi consumare da quella rabbia bruciante che saliva. Gli ribolliva il sangue.
E più quelle emozioni, quella spirale di frustrazione veniva imbottigliata e non sfogata, più le parole di quello che doveva essere suo padre, gli tornavano alla mente. In ripetizione.
Come si permetteva quel, quel, era arrivato persino ad essere incapace a qualificare quell'uomo.
Non solo, aveva rovinato la carriera di sua madre, il suo sogno. Non solo, in ventidue anni di vita non si era mai assunto la responsabilità delle porcate che aveva commesso. Non solo, gli aveva proibito di conoscere sua sorella.
Ma ora si presentava davanti alla sua porta, infrangendo quella che era stata una delle serate più appaganti che avesse vissuto, pretendendo di dettare legge sulle azioni di Ryan.
Voleva urlargli in faccia: "Come ti permetti!".
Tuttavia non aveva lasciato trapelare nessuna goccia della sua frustrazione. Non gli avrebbe concesso quella maledetta soddisfazione.
Quello voleva Dean. Desiderava vedere quanto la sua presenza lo affliggesse. Un narcisista dei peggiori.
Quanto aveva sofferto da bambino, quando davanti a tutti i suoi compagni delle elementari, aveva tirato la piccola mano di Emily, riproverandola con voce tuonante per aver parlato con lui. Il suo altro "figlio".
Quanta umiliazione aveva provato. Il magone allo stomaco ancora se lo ricordava. Le lacrime trattenute per non lasciarle scorrere sennò si sarebbe aspettato di essere inghiottito da un terreno senza fondo, lo tormentavano ancora.
Gli occhi degli altri bambini ad infiammargli il volto. E rieccolo il subdolo narcisista che si presentava alla porta della sua confraternita. Per farlo di nuovo, dietro alle sue false pretese di non voler fare nessuna scenata, aveva comunque avuto il coraggio e la volontà di bussare a quella porta e umiliarlo.
Sentì delle braccia avvolgerlo da dietro.
Abbassò lo sguardo verso le mani incrociate sul suo addome, dove le delicate dita che prima stava accarezzando, decorate da uno smalto dorato lo cingevano.
Sebbene volesse con tutto se stesso essere il solito Ryan che lei conosceva. Accoglierla con un sorriso ed abbracciarla di rimando, gli sembrava di essere un guscio vuoto senza più nulla da dare.
"Ava," sospirò senza girarsi. La ragazza non rispose a parole, ma lo strinse di più. "Scusa ma ora non me la sento di parlare"
Com'era possibile che il solo pronunciare quelle parole lo facessero vergognare. Avrebbe dovuto essere felice di averla accanto.
Era quello l'effetto che soltanto la presenza di Dean gli procurava. Lo rendeva qualcuno che lui stesso odiava.
La presa di Ava sul suo torace non si indebolì. "Scusami Ava, non è davvero il momento."
Buttò fuori l'aria con tanto fervore che avrebbe potuto benissimo avere il peso specifico di un mattone da quanto pesante lo percepiva sul suo torace.
"E chi ti ha detto che dobbiamo parlare?" Gli sussurrò con il volto premurò contro la sua schiena. "Staremo in silenzio e tu ti lascerai coccolare".
Solo dopo quel commento, Ryan si girò pienamente accettando quel gesto che rivelava a gran voce quello che i due, stavano piano piano costruendo.
Ava non perse tempo e si alzò in punta per avvolgere le braccia intorno il suo collo mentre il ragazzo trovò rifugio nell'accogliente profumo dei suoi capelli, del suo incavo, di Ava.
Ryan appoggiò la bottiglia di birra per terra e serrò le sue braccia sulla vita di Ava.
Rimasero avvinghiati per qualche tempo, fino a quando il ragazzo non si tolse il cappotto e lo poggiò sulle spalle di lei, che sebbene avesse le mani congelate, non aveva mollato la presa.
Lui fu il primo a staccarsi e rientrare in camera senza pronunciare parola. Ava rimase interdetta. Fu punta da un senso di delusione.
Era possibile che si fosse sbagliata e Tommy avesse avuto ragione? Si chiese. Non le sembrava proprio che gli dispiacesse la sua presenza.
Erano rimasti crogiolati nel torpore dei loro corpi per minuti che le sembrarono interminabili.
Il suo rimuginare venne interrotto dal rumore della vetrata che scorreva davanti ai suoi occhi. Ryan avanzò trasportando una poltrona pouf di medie dimensioni di colore blu con una coperta color cannella poggiata sopra.
"Così siamo più comodi se ti va. Sennò possiamo tornare giù" "Non so" ammise.
Si sentiva un'amica terribile al pensiero di aver invitato Shannon in un gruppo in cui lei non conosceva nessuno se non appunto, Ava. E oltretutto, averla lasciata tutto quel tempo con estranei.
Allo stesso tempo però non voleva pressare Ryan a tornare al piano di sotto se non se la sentiva.
"Secondo te Shann mi detesterà se la lascio da sola con i tuoi compagni di squadra?" "Se le piace divertirsi, fidati che lei si starà divertendo molto più di noi. Sennò dovrai pensare ad un regalo di scuse." Si sedette sul pouf a gambe aperte.
"Io direi che, anche noi ci stiamo più che divertendo." Ava si abbassò e tornò a sedersi sulle ginocchia di Ryan, proprio come poco prima che venissero interrotti. Trovò poi rifugio nel caldo della coperta che distese a coprirli.
"Non descriverei il silenzio assoluto come divertente" "Allora possiamo parlare se ti va. O magari potremmo" lasciò appesa la frase senza finirla. Gli occhi della ragazza caddero sulle labbra di Ryan, lasciando che questo parlasse da sé.
Lui fece scivolare le dita sulla chioma bionda di Ava, con le fronti a contatto, le parole: "Scusa prima non era in me" gli uscirono in un respiro.
"Vuoi parlarne?" Lui leggermente esitante annuì. Ci aveva provato un sacco di volte a raccontare quella parte di sé che riteneva di non dover essere spiegata.
Ma quella volta stava parlando con lei, colei che si era aperta, nonostante il poco tempo vissuto insieme. Voleva farla diventare parte della sua quotidianità. E magari aprirsi, avrebbe consentito a lei, di definire quella relazione ancora senza nome.
"Chi era lui?" Ava credeva di sapere la risposta. Ma dato che, gli occhi del giovane viaggiavano da ogni parte tranne che verso di lei, lo vedeva in difficoltà. Era sempre meglio iniziare da domande semplici.
Anche se, lui non l'avrebbe di sicuro definita semplice. Ci vollero alcuni istanti, riempiti solo dal movimento delle foglie, perché lui rispondesse.
"Il mio padre biologico" sputò quelle parole come se soltanto pronunciarle ad alta voce, lo stesse corrodendo dentro.
Ava gli accarezzò la guancia e lui si perse in quel contatto dolce chiudendo gli occhi.
"Ti ho detto che non ho mai avuto un bel rapporto con lui. E non è niente di speciale. Tanti hanno un rapporto difficile con il padre, non sono l'unico nella storia" iniziò ancora ad occhi chiusi mentre Ava si accoccolava a lui.
"Ma la maggior parte ha problemi risolvibili. Tipo un diverbio su diverse prospettive di vita, o che sò, caratteri tanto uguali da avere screzi continuamente. Beh, la mia famiglia non ha mai avuto di questi problemi perché lui non mi ha mai fatto da padre."
La ragazza sulle sue ginocchia poteva solo lontanamente immaginare come fosse stato per lui, cosa avesse comportato.
Lei stessa aveva una di quelle famiglie tanto unite da far invidia a tutto il vicinato.
Il padre si era sempre speso per qualsiasi suo desiderio. Malcom McCarthy aveva viziato immensamente le sue figlie in tutti i modi possibili, anche accompagnandole a concerti lontani quattro ore di macchina.
"Mia madre e Dean si sono conosciuti quando mia madre aveva appena finito l'università. Era appena stata assunta come assistente paralegale, in uno studio di avvocati e lui era il figlio di uno dei maggiori clienti. Non c'era nessun tipo di conflitto di interesse, perché non era lui il cliente. Non subito almeno. Così iniziarono ad uscire insieme e mia madre, in poco tempo, se ne innamorò." Si schiarì la voce Ryan.
Il magone in gola gli giungeva ogni volta che immaginava il volto giovane di sua madre innamorata di quello stronzo. Non si spiegava come un'anima pura quanto quella di Jenny potesse cedere, ed essere ingannata dalle lusinghe di Dean. Espirò leggermente e si portò una mano a sistemarsi i capelli, sotto lo sguardo di Ava.
"Peccato che fosse fidanzato. Si sarebbe dovuto sposare da lì a poco. Mia madre non ne sapeva nulla e ci cadde con tutte le scarpe in quel cumulo di" si fermò non volendo concludere la frase.
Non avrebbe liberato quell'odio che lo avrebbe trasformato, non davanti ad Ava, che tutto doveva sentirsi, tranne che detestata da lui.
"Ryan" rantolò quasi senza respiro la ragazza, alla vista degli occhi lucidi di lui.
Gli passò una mano sul torace come se quello potesse in qualche modo confortarlo.
"No ti prego, voglio continuare" Si fermò e poi annuì. Detestava vederlo così in difficoltà. Se avesse visto della pietà nei suoi occhi non avrebbe più continuato.
"Mia madre è sempre stata piena di gioia. Piena di ambizioni e vitalità. Quando lei scoprì di essere l'amante, lo affrontò. Era talmente, innamorata che l'avrebbe perdonato se avesse scelto lei. Ti rendi conto?" distolse lo sguardo da quello della ragazza.
La voglia di confidarsi si indeboliva ogni secondo di più. Strinse i denti, ricacciò le lacrime indietro e proseguì.
"All'inizio le disse che l'avrebbe lasciata , ma aveva bisogno di tempo. Le solite cazzate di chi tradisce. Finché due settimane prima del matrimonio le disse di non averla veramente lasciata. Ma, che il matrimonio sarebbe stato celebrato. Così mia madre cercò di rimettere in piedi la sua vita e superarla. Finché non le arrivò la comunicazione del licenziamento." "Mio dio" Si porto una mano alla bocca Ava.
Questa storia peggiorava sempre di più.
"La moglie aveva scoperto di essere stata tradita ed era amica del capo dello studio. Così lo aveva convinto a diventare suo cliente così che potessero licenziarla per giusta causa. Il conflitto di interessi. Proprio mentre tutto stava andando male, ha scoperto di essere incinta di me."
Accennò un sorriso triste. "Un anno dopo la mia nascita, Dean e Grace ebbero una figlia. Emily" "La tua sorellastra" constatò Ava.
Lui annuì mentre le sue dita sgattaiolavano sotto l'orlo della maglia sulla pelle nuda della sua schiena, come a trovare un conforto ancora primordiale dal calore del suo corpo.
"Un paio di giorni fa Emily ha chiamato mia madre. A quanto mi ha detto, Emily stava cercando di mettersi in contatto con me. O comunque creare una sorta di rapporto" "E questo come ti fa sentire?"
Alzò il volto verso le stelle per poi emettere un poco più accennato risolino. "Fottutamente bene" Il labbro di Ryan si spiegò in un sorrisetto.
"Mi ha fatto piacere. Sapere di essere cercato, nonostante il modo in cui i suoi genitori le abbiano parlato di me. Fa un bell'effetto. L'unica cosa a non farmi stare tranquillo è proprio questo. Cosa la sua famiglia le abbia potuto dire su me o mia madre"
"Beh se ha chiamato tua madre la cattiva reputazione di cui ti preoccupi non ha fatto effetto non credi?"
"Non l'ho mai vista così" ammise.
"Il giorno dopo la nostra conversazione ho deciso di chiamarla." Ava gli accarezzò la guancia dove un leggero filo di barba le punzecchiò i polpastrelli, mentre studiava i lineamenti illuminati dall'unica fonte di luce su di loro, la luna.
Un piccolo ago di gratificazione la punzecchiò allo stomaco. Era troppo presuntuosa?
"Ti ha risposto?" Ryan scosse la testa. "Non subito. Ma mi ha richiamato. E quando lo ha fatto, Dean ha scoperto che ci sentissimo. Dovevi sentirlo con Emily. Le ha praticamente fatto un interrogatorio mentre era al telefono con me. E poi mi ha messo giù."
"È per quello che oggi è venuto qui?" "Già." Sbuffò. "Non gli piace l'idea che io possa avvicinarmi a lei." "E perché mai?"
"Perché, e quoto, 'saresti una cattiva influenza. Non vorrai mai che lei inizi a frequentare questo tipo di compagnia" "Quale tipo di compagnia. Degli studenti? Lei non va all'università scusa?"
"Certo. A Princeton. Figurati se non frequentava un'ivy. Ma sia mai paragonarla alla nostra topaia."
"Topaia? Ha almeno visto gli alloggi della squadra di basket? O questo posto? Avete tre piani di villetta." ribattè.
Che standard aveva Dean per classificare il loro campus una topaia? Ok, non era una delle più prestigiose accademicamente. Ma i soldi che la Vanderbilt investiva nello sport, poche altre potevano eguagliarlo.
"E poi come pensa di proibirglielo? é un'adulta! Se vuole mettersi in contatto con te ha tutto il diritto di farlo" "Vallo a dire a suo padre."
"Sai che questo dice più su che persona è lui che su di te, Vero?" Ryan annuì.
"Questo lo so. Ma certe volte è difficile da ricordare." Dean era sempre stato eccellente nel farlo sentire un piccolo microbo che cerca di affrontare al mondo.
"Quando sarà difficile da ricordare guardati attorno. Tutte le persone che ti conoscono e sanno quanto vali sono qui oggi. Oltre tua madre ovviamente."
Occhi su occhi, le mani di Ryan esploravano con estrema calma le gambe di Ava che, coperte solo dalle sue amate parigine, lasciavano nuda la pelle delle cosce.
"Oggi hai spaccato tutto. Ti hanno addirittura fatto una proposta"
"Non è nulla di sicuro. Non è per forza detto che mi reclutino, però hanno mostrato interesse."
"Appunto. Tutti voglio una parte di te. La lega. Tua sorella. Io". Le mani vagabonde di Ryan l'accarezzavano e la scaldavano.
Quanto ammirava che il ragazzo non si vergognasse di farla percepire desiderata anche in un tale momento di vulnerabilità.
"E quale parte di me vorresti?" "Questa" Il pollice di Ava, fresco al contatto con la pelle del ragazzo, delineò un delicata linea verticale che partiva dal suo pomo d'adamo e scorreva per tutto il suo collo fino ad arrivare al colletto del maglione.
"Questa" Tornò a guardarlo negli occhi e poi, con l'altra mano, gli sfiorò le labbra.
Tenendosi in equilibrio sulle spalle di Ryan si alzò dal suo grembo, e si riaccomodò subito, questa volta a cavalcioni su di lui. "È troppo dire tutto?" Ryan scosse la testa.
Ava cercò il bacio e lo ottenne.
In pochi secondi, il suo corpo minuto sormontava il giovane che in balia del desiderio lasciò che le carezze aumentassero senza nessuna meta.
I capelli biondi di Ava, scivolarono come le tende di seta nei teatri, scesero a coprire i loro volti uniti in un furtivo ed intenso bacio. Lì all'aperto che chiunque avrebbe potuto vedere se avessero alzato lo sguardo.
I movimenti smaniosi dei due ragazzi portarono, la gonna di Ava, ad alzarsi più del decente e la coperta che li avvolgeva, a cadere per terra.
"Non è troppo. Anche io ti vorrei tutta" ansimò. "Tutta sempre".
Con più audacia dell'ultima volta Ava prese l'iniziativa. Le sue mani serpeggiavarono prima sul suo petto fino ad arrivare ai suoi fianchi dove, tra le dita, intrappolò l'elastico dei pantaloni.
Ava si sentiva fuori di sé, non si riconosceva. Non si era mai sentita così spavalda da fare la prima mossa. Cosa le stava facendo Ryan? La sicurezza con cui stava gonfiando il loro rapporto, la fiamma di complicità con cui la stava legando pian piano a sé, la facevano sentire di poter toccare le stelle con un dito. Temeraria.
La pressione della mano di Ava sull'erezione nei pantaloni del ragazzo, provocò un brivido per tutta la schiena del ragazzo. Guidato dall'esigenza di averla ancora più vicino a sè, le afferrò la nuca fece combaciare le loro bocche.
Puntellandosi sulle sue spalle con un braccio, con l'altra mano Ava si impegnava ad abbassargli l'elastico dei pantaloni.
Movimento interrotto da una vibrazione proveniente dalla tasca della felpa.
"Lascialo suonare" Rilasciò un respiro ad un millimetro dalle labbra di Ava.
"Potrebbe essere importante" "Se lo è richiameranno".
Il bacio riprese in tutta la sua passione. Le dita affusolate di Ryan risalivano la sua coscia fino ad afferrarle le natiche.
Proprio mentre i due giovani pensavano di poter continuare, il cellulare ricominciò e fu così che si staccarono una seconda volta.
"Alla fine hanno richiamato" sussurrò. "Purtroppo" buttò il volto all'indietro frustrato.
Ava sentiva piano piano le gote andare a fuoco tanto che sentì l'esigenza di coprirle. "Chi è?"
"Emily" "Rispondile!" Lo incoraggiò. "È la cosa più fraterna che potesse fare. Interrompere una pomiciata." per la prima volta dal diverbio con Dean, con ancora Ava a cavalcioni, Ryan esplose in una fragorosa risata.
Cari lettori, ᥫ᭡
Lo so, Lo so. So già cosa starete dicendo. Ma in che senso così lungo? Fidatevi ne vale la pena. O almeno lo spero ahaha.
Che ne pensate? Vi è piaciuto Tommy?
A me da morire! Soprattutto scrivere di lui.
Se siete arrivati a questo punto del capitolo, vi ringrazio. Grazie di cuore per aver dato alla mia storia una possibilità.
Vi chiedo pazienza e vi assicuro (o almeno spero) che i miei personaggi vi toccheranno e raggiungeranno nel profondo.
E si ho interrotto di nuovo una scena spicy, ma fidatevi ne arriverà una completa molto presto, anche se come sapete non sono brava a scriverle! Nonostante ciò spero che vi sia piaciuta lo stesso♡...
Se vi va, non siete obbligati in nessuna maniera, lasciatemi una stellina e qualche commento per farmi sapere come sta andando la vostra lettura e come me la sto cavando☆
Grazie ancora e al prossimo capitolo.
-Dairine ᥫ᭡
Se avete voglia di sostenere il mio percorso e la mia scrittura mi potete trovare anche negli altri social sotto i nick:
ig: dairine.rhodes
tiktok: dairine.rhodes
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro