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Capitolo 6: The Enchanting Sixth Feeling

"Siete già arrivati al secondo appuntamento? Non siete usciti tipo ieri?" Gli apparse alle spalle il cugino appena solcato l'uscio della camera. Ryan alzò la testa avvolto dall'asciugamano con cui si strofinava i capelli bagnati.

"In realtà è stato due giorni fa." "Cambia poco" fece spallucce.

"Quindi dove la porterai questa volta?" si abbassò per tirare su i calzini spaiati dal pavimento Tommy.

"Dovresti chiederlo a lei." "Sei messo male se per conquistare una ragazza, le lasci l'organizzazione del vostro secondo appuntamento. Urla: non sono interessato." Scomparse nel bagno con gli occhi che toccavano il cielo.

"Non se è stata lei a proporsi." ribatté. Intanto che Ryan si vestiva per l'uscita, il cugino rimase in silenzio. Non ricevendo risposta, tornò in camera con solo dei pantaloni tinta cannella in vita.

"Che c'è? Perché mi guardi così?" Il compagno di stanza non mosse un muscolo, rimase ad esaminarlo con occhi diffidenti.

"Mi stai prendendo in giro vero?" "Perche dovrei" rispose stizzito Ryan.

"Ho capito che non sono bravo nelle relazioni come te, ma non mi sembrava chissà che problema." Tommy ancora non si mosse finché, dal nulla, partì come una molla: "Oh è cotta!" esclamò il cugino.

Gli si avvicinò con un ghigno in volto e colpendolo con dei giocosi pugnetti sull'addome, sugli avambracci e sulle spalle, dai quali Ryan a disagio cercava di evitare.

"Il mio cuginetto ha un appuntamento con una ragazza che lo ama." Intonò una cantilena Tommy continuando a saltellare per la stanza. "Cos'hai quindici anni?" gli lanciò l'asciugamano addosso che gli finì in testa.

"Che pesantezza che sei. Sono decenni che aspetto il decollo della tua vita amorosa. è già tanto che non ti organizzo una festa." "Ma che stai dicendo. Sono uscito con delle ragazze e tu eri presente! Non sono mica senza esperienza" Si difese.

Non era uno che concedeva molta confidenza e si accontentava delle prime che gli dimostravano interesse. Sapeva di essere esigente. Ma aveva anche lui della storia alle spalle, non era mica vergine, santo cielo!

"Devi ancora raccontarmi com'è andata." si buttò spaparanzato sul letto il cugino. "Vi siete baciati?" "Ti ha mai detto nessuno che sembri una di quelle vecchie pettegole del Java Cafè?" "No ma in ogni caso ne vado fiero. Quindi non perdere tempo ad insultarmi, e dimmi se vi siete baciati."

"No" si limitò a dire. "Ma come? è riuscita a resistere al tuo bel faccino?" Ryan alzò le spalle in un poco più che accennato movimento. "Ti sei comportato da gentiluomo? Come ti ho detto?" il segugio era tornato a cacciare.

"Se ti comporti da scapestrato, nessuna ragazza ti vorrà" lo rimproverò. "Si mi sono comportato da gentiluomo." Lo assecondò, anche se di impulso lo avrebbe preso a schiaffi.

"Ti hanno rubato la lingua? Riesci ad elaborare una frase o oggi sai solo rispondere con tre parole messe in croce." Con un ghigno indisponente gli rispose con un secco. "Già". Se la sua vita sentimentale divertiva tanto il cugino, non gli avrebbe reso le cose facili e l'avrebbe provocato. Tanto per togliersi qualche sfizio.

"Visto che non vuoi parlare del tuo appuntamento, ti va di dirmi perchè hai iniziato a seguire Emily Cooper?" "E tu come lo fai a saperlo?" cadde come una pera cotta nella provocazione del cugino che sornione ghignava.

"Sai che so tutto" Ryan lo guardò infastidito, come faceva a cedere sempre in piedi? Se lo chiedeva da quando erano piccoli. Tommy arreso all'occhiataccia dell'altro esalò un sospiro, "Ipoteticamente parlando, potrebbe essere che tua madre mi abbia chiesto di vedere se era cambiato qualcosa tra di voi."

"Cospirate contro di me!"

"Lo dici come se avessimo preparato il tuo assassinio!" Ryan sbuffò. "Tua madre era solo curiosa di sapere la tua decisione. E visto che sei stato evasivo al telefono con lei, mi ha chiesto di indagare"

"E tu hai pensato fosse una buona idea fare tutto alle mie spalle?" "Prima di tutto, instagram è pubblico e davanti agli occhi di tutti. Quindi non proprio alle tue spalle. E poi, non so se l'hai notato, ma tu hai serie difficoltà ad aprirti quando si tratta di quella famiglia. Non ti biasimo, sia chiaro." Ryan si sedette sull'orlo del letto con le mani a massaggiarsi le tempie.

Rivalutò la decisione presa, ma non se ne pentì. Voleva con tutto se stesso instaurare quel rapporto. Lo aveva sempre voluto. L'unica nota negativa, era la presenza del suo donatore di sperma.

Tommy si accomodò vicino al cugino senza però invadere lo spazio personale di quella che sembrava essere una bomba ad orologeria.

"Lo so. Certe volte sono superficiale e non do la giusta importanza alle situazioni"
"È un modo elegante per dire che sei fuoriluogo?" il cugino ridacchiò. Seppur da infastidito, almeno era simpatico.

"Più o meno. Ma il punto è: anche se non sono il tuo confidente ideale, diciamo così. Con me puoi sfogarti, tirare qualche madonna, solo" enfatizzò l'ultima parola "se la situazione lo richiede ovviamente." Lo stuzzicò con una giocosa gomitata al fianco.

"Puoi parlarmi."

Per quanto quelle parole gli scaldassero il cuore, dette da colui che riteneva non solo famiglia di sangue ma per scelta, si sentì messo spalle al muro. Non era da lui far sì che i suoi problemi diventassero anche quelli di altri. Per quanto obsoleto quel ragionamento sarebbe risultato al cugino, era nella natura di Ryan non concedere parti e pensieri sepolti quasi un decennio fa, ad altri.

"Lo so. Se dovesse succedere qualcosa te lo dirò." "Prometti?" Ryan annuì.

Tommy scattò in piedi e con una mano sulla spalla del compagno di stanza lo incitò: "Ora preparati. E vai a goderti il tuo secondo appuntamento!" Ryan scosse la testa con un sorrisetto tenuto stretto tra le labbra.

Se nella stanza del ragazzo, un piccolo disguido si era chiarito attraverso un confronto. Nella camera condivisa da Ava e Shannon, la tensione invece di dissiparsi, era cresciuta, coltivata e nascosta sotto il tappeto. Poco a poco però, la silenziosa distanza tra le due stava creando crepe sempre più gravi nel loro rapporto ormai decennale.

"Com'è andato l'esame?" Chiese all'amica, Ava. "Non molto bene." Sussurrò l'amica mentre piegava il pigiama per riporlo nel borsone. "Mi spiace"

"Che ci vuoi fare. Non sono per niente portata per economia." Sollevò le spalle. "Non prenderla nel verso sbagliato. Ma non sarebbe il caso di cambiare percorso di studi." Shannon sbuff non continuando. Mettere indumenti dentro al borsone. "Lo detesti. Per te e una tortura!" Continuò Ava.

"Lo sai che se potessi lo farei subito. Ma non tutti abbiamo dei genitori come i tuoi" Finalmente si girò verso la compagna di stanza.

Quante volte avevano affrontato lo stesso discorso! Ava detestava così tanto i signori Makar, sin dal liceo, costringevano la loro figlia a seguire corsi che seguivano solo le loro volontà. L'amica le faceva tanta tenerezza sotto questo punto di vista. Per quanto Shannon si impegnasse, non riusciva mai ad eguagliare, figuriamoci superare, le loro aspettative.

Quella sera avrebbe trascorso la notte con il suo ragazzo, concedendo quindi ad Ava completo utilizzo della camera. "Ti prego non mi va di parlarne" scosse la testa con le mani tra i capelli. "Va bene." Annuì Ava.

"Tu sei sicura di voler rimanere sola con lui qui? Non sarebbe meglio uscire? Magari in un posto in centro. Non vi conoscete ancora così bene." "No Shann, davvero." La rincuorò Ava. La ragazza aveva passato due giorni a rifletterci. Era sicura. "Mi fido. E poi dove potrei trovare un proiettore gratis?" "Giusto. Per quel cartone sui draghi" "Potresti anche non dirlo con il disgusto scritto in faccia sai" Le rispose piccata, lo stesso tono che Shannon le aveva rivolto.

"Non capisco davvero cosa ti prenda in questi giorni." Le rispose quest'ultima, non trovando comprensione per quelle parole nel volto di Ava, ma solo confusione.

"Cosa prende a me?" Non sapeva se quella che considerava un'amica fosse sarcastica o stesse facendo di tutto per cercare il litigio. "Sei sempre irrita nei miei confronti. Dico una minima cosa e tu quasi mi salti addosso." Le spiegò.

"Perché non ti senti quando parli. Il problema non è il cosa dici, ma come lo dici" "è una nuova cosa il voler litigare prima dei tuoi appuntamenti? Ti diverti così ora? Cos'è un nuovo fetish?" "Ma ti senti? E poi sarei io a litigare?" Ribatté quasi spazientita da quel suo atteggiamento passivo aggressivo.

"Mi sono stufata di essere giudicata. Da te poi. Che ti stai facendo scappare l'opportunità di far tornare tutto come prima. Di sistemare le cose con il gruppo, solo perchè ora hai trovato una nuova sorgente di attenzione." "Giudicata, tu?" Ava quasi non credeva a quello che le sue orecchie avevano sentito ed era oltremodo stufa.

Ce ne aveva fino a sopra i capelli di subire, di giustificare i comportamenti degli altri, di essere il pungiball verbale di Shannon. Esausta di dover essere la persona matura della situazione, dimenticare, accantonare. Ava era la brava bambolina che prendeva sempre la decisione giusta per gli interessi degli altri.

Ogni giudizio degli ultimi anni da coloro che considerava amici le si erano legati alla gamba come un peso usato per affondarla. Era ora di liberare la rabbia, il senso di ingiustizia, la solitudine che le si era appiccicata alla pelle e la faceva sentire insignificante.

"Lex ti paga per fargli da sponsor. Gli hai pure trovato la nuova ragazza che sfoggia come fosse una macchina? è caduto così in basso che quella con cui mi ha tradito l'ha bidonato? Tu dovresti volere il mio bene o per lo meno la mia felicità! Ma a quanto pare preferisci vedermi ferita: piccola povera Ava che piange, piccola povera Ava che si chiude in camera.

Piccola povera Ava. Mi sono stancata di affrontare la tristezza con qualcuno che non cerca nemmeno di capire il motivo dietro ai miei comportamenti."

Shannon messa all'angolo era sbigottita, rimasta a bocca aperta da quel nuovo volto. Ava poteva bene comprendere lo sgomento, non si era mai permessa di parlarle così.

"Vuoi essere mia amica? Dimostramelo. Supportami quando sbaglio ed aiutami a rialzarmi quando cado. Ma non stare lì, in piedi, a guardarmi dall'alto al basso come se ogni cosa che faccio sia per le attenzioni di un ragazzo. Ok Ryan mi piace e quindi?

Le sue attenzioni sono quelle che mi stanno aiutando a capire che tipo di relazione voglio. Non mi accontenterò più delle briciole di un ragazzo insicuro che ha bisogno di sminuirmi. Quindi se vuoi starmi accanto bene, senno fra quattro mesi, potremo dimenticarci l'una dell'esistenza dell'altra." Shannon aprì la bocca ma Ava non le lasciò spiaccicare parola, che continuò: "Fino ad allora possiamo ignorarci." si girò di spalle.

Si doveva calmare. Tirò un respiro profondo, dentro e fuori, poggiò le mani alla scrivania e chiuse gli occhi. Aveva bisogno di qualcuno che non la giudicasse. Qualcuno che l'avrebbe ascoltata, e sarebbe stata dalla sua parte qualsiasi cosa avesse confidato. Aveva bisogno di sua sorella. L'avrebbe chiamata una volta che Shannon se ne fosse andata. E come aveva detto, fece.

Passò il pomeriggio a confidarsi con Kenzie. Le mancava così tanto il sorriso dolce di sua sorella. Ancora di più le mancava portarla a sé e stringerla in uno dei suoi abbracci soffocanti.

La sera era calata e Ryan sarebbe arrivato in poco tempo. Intanto che si guardava allo specchio, si passava le mani sulla minigonna verde bosco. Era pronta, voleva farlo sentire coccolato quanto lui aveva fatto la volta precedente. Per quella sera, Ava aveva avvisato Oliver di inserire Ryan nella sua lista degli ospiti approvati per la serata e così, in non poco tempo sentì qualcuno bussare.

"Ei" le sorrise.

"Ciao, entra pure." Ava si scansò dalla porta allontanandosi dall'uscio per farlo entrare. "Carina" Si guardò intorno. "Non è come la vostra villona, ma è sempre qualcosa." "Molto femminile." "Ho fatto un bel lavoro vero" replicò sorniona.

Con le mani intrappolate nelle tasche rimase a guardarla aspettando un indizio su come avrebbe dovuto comportarsi. Avrebbe dovuto aspettare che finisse di prepararsi per uscire? Gli avrebbe offerto qualcosa da bere?

Ava mise fine al supplizio del ragazzo: "Vuoi darmi il cappotto?" "Certo" scattò. "Tranquillo speedy l'attaccapanni non scappa" ridacchiò per il gesto fulmineo.

Ryan era nervoso, di solito preferiva avere lui il controllo della serata, ma non poteva negare che saperla indaffarata a sorprenderlo, gli facesse un effetto più che positivo. Mentre appendeva il giaccone gli spiegò: "Visto che la scorsa volta hai organizzato un appuntamento su misura per me, ho pensato di ricambiare il favore."

"Ah davvero?" "Proprio così. Infatti", si diresse verso la scrivania "ti ho comprato", continuò estraendo dal cassetto un pacchetto. Ryan con la vista della sua schiena ad ostacolarlo non riuscì ad intuire di cosa si trattasse. Lo capì solo dopo che lei si girò verso di lui. "Questi!" Tra le sue mani una confezione di orsetti gommosi e in volto un sorriso sgargiante.

"Tu sei" lasciò incompiuta la frase. "Tu sei" ripeté ancora imbambolato ad osservarla. "Sono?" Lo incitò Ava. "Incantevole" rispose, sembrava quasi senza fiato.

"Aspetta a parlare, il pezzo forte deve ancora arrivare!" "Cos'altro potresti aver fatto uscire dal cilindro magico?"

"Ti va una serata film?" "Certo, ma non mi pare di vedere un televisore qui intorno." Si guardò intorno.

La parete alla sua destra era decorata con foto di polaroid, sul davanzale proprio di fronte all'entrata, incorniciato da tende color panna, erano appoggiati dei piccoli vasetti con altrettante piccole piante carnivore. Alla sua sinistra, tuttavia, il muro bianco era spoglio di qualsiasi decorazione.

"Perché si è rotta il mese scorso. In compenso il ragazzo della mia compagna di stanza ci ha gentilmente concesso di usare", tolse il telo dal proiettore, "questo!".

"E cosa guardiamo di bello?" "È una serata fatta su misura per te, non vuoi indovinare cosa potrebbe essere?" "Non ne ho davvero idea." Si inumidì le labbra lui.

Dallo scaffale prese la cassetta di "Dragon Trainer" e gliela mostró.

"Tu sei davvero qualcos'altro" scosse la testa con un sorriso da imbecille. "In senso positivo spero." "Molto più che positivo".

Si rifugiarono sotto il piumone disteso tra cuscini e coperte per terra, così da poter vedere il film nell'unico muro libero, che era proprio quello della sua compagna di stanza.

Shannon non amava decorare il suo lato, e perché avrebbe dovuto? Era così tanto abituata a cambiare idea che quando finiva di scegliere cosa appendere, avrebbe dovuto disfare tutto per un'altra delle sue pazzie.

Il calore del corpo di Ryan era confortante, tanto quanto quello del piumone sotto il quale i due ragazzi unirono le loro mani. Passò la prima metà del film a rubare momenti del ragazzo, da sotto le ciglia. Di quando in quando infatti Ava si concedeva dei secondi per osservarlo.

In più occasioni gli occhi del ragazzo le apparivano vacui. Come se i suoi occhi puntassero verso le immagine del proiettore, ma il cervello fosse da tutt'altra parte. Perso nella sua testa.

"Tutto ok?" spostò goffamente le coperte per voltarsi interamente verso di lui. "Si" "Sicuro" "Si tranquilla" Le spostò un ciuffo dal volto, lui. "Ero sicura ti avrebbe fatto piacere guardare Dragon Trainer insieme." "Mi fa piacere" "Ma ti vedo distratto"

"Lo so e devo chiederti scusa. Ho tante cose che mi girano per la testa." "Possiamo rimandare se vuoi" "Non ci penso minimamente a sprecare questa serata a causa dei miei problemi. Ti sei fatta in quattro per me. Voglio che tu sappia quanto ho apprezzato questo gesto." Le accarezzò il volto raccogliendo un ciuffo biondo cadutole davanti.

"Vuoi parlarmene?" si sistemò meglio sotto il piumone. "Io e Tommy abbiamo avuto un battibecco. Ha detto delle cose che mi hanno", tracciò il labbro inferiore di Ava col pollice. "Destabilizzato?" Esalò Ava a completare la frase del ragazzo. "Già"

Lei chiuse gli occhi beandosi di quel tocco accorto, lento ed affettuoso mentre l'audio del cartone che stavano guardando, riempiva il silenzio lasciato cadere dai due. "Sei bellissima" le sussurrò Ryan ammirando come, ancora prima che le chiare iridi di Ava venissero scoperte, i bordi delle sue labbra si alzarono leggermente.

"Anche tu" Gli occhi appena aperti si posarono sull'immagine delle labbra del ragazzo.

Ma lei non aveva il coraggio di avvicinarsi per farle combaciare. Non solo per insicurezza personale, ma anche per non voler che quel momento che percepiva così solenne potesse essere spezzato.

Ryan dal canto suo non vedendo nessun cenno di agire da parte di Ava lasciò cadere il braccio a cingerle il fianco. "Per cosa avete discusso?" iniziò ad accarezzare il ciuffo moro del ragazzo. "Mi ha rimproverato il fatto di non aprirmi molto."

"Con lui?" Lui scosse la testa "In generale."

"Beh e tu digli che è proprio per questo che funzioniamo così bene. Io parlo tanto e tu per niente." Ryan ridacchiò. "Mi usi come psicologo quindi?" lei, da sotto le ciglia, si morse il labbro annuendo.

"Posso farti una domanda?" "Spara!" "Com'è avere una sorella?"

"Siamo filosofici oggi." sorrise. Ava non sapeva la motivazione dietro quella domanda, ma percepiva la vulnerabilità a cui Ryan si era esposto per porglierla. Lui non riusciva a guardarla negli occhi e così si distraeva a tracciare i bordi delle sue soppracciglia. Carezze che la rilassarono, e non poco.

"Mettiamola così," iniziò Ava, "è l'esperienza che più di tutte ti completa e ti snerva allo stesso tempo. Io non potrei vivere senza Kenzie, anche se certe volte non vorrei fare altro che disfarmi di lei, ma non davvero." Il polpastrello di Ryan passò a concentrarsi sul ponte del suo naso.

"Però dipende molto anche da che tipo di rapporto si ha. Il nostro è molto vicino. Non potrei mai non sentirla per più di due giorni. Siamo state cresciute condividendo la stanza, io che le pettinavo i capelli per la sua comunione. Non averla nella mia vita sarebbe come perdere un arto." Ava si interruppe per controllare che lui lo stesse ascoltando. "Ti ascolto, giuro" Confermò in poco più di un sussurro.

"Voglio pensare che i fratelli o le sorelle sono le persone con cui condividiamo più tempo possibile in questa vita. E vorrei che quel tempo, bello o brutto che sia, fosse tangibile e mi accompagnasse per ogni fase della mia vita.

Prima o poi i nostri genitori ci abbandoneranno contro il loro volere. Immagino, che desidererei che la loro traccia in questo mondo non si cancelli.
La famiglia per cui hanno lottato tanto non si separi.

La voglio al mio fianco. Una persona che ci resterà per tutta la vita.
Il mio ipotetico principe azzurro arriverà. Quando non lo so, ma sarà comunque arrivato dopo mia sorella. Che è l'unica metà che accetterò.

Odio l'idea di essere solo una parte di un "tutto" che si deve riunire. Io mi dovrei bastare. Ma lei sarebbe l'eccezione alla regola. é semplicistico ma è davvero confortante avere una presenza del genere nella tua vita."

Lui rimase a fissarla senza proferire parola. "Non volevo fare un monologo" abbasso lo sguardo in imbarazzo.

"Grazie" Ryan le accarezzò la coscia con l'altra mano. "Di cosa?" "Solo grazie."

Gli occhi del ragazzo la scrutavano con una luce che Ava vedeva per la prima volta. Non sapeva come potesse spiegarselo ma la connessione che sentiva tra di loro sembrava aver posato il primo mattoncino di un qualcosa non ancora certo. Le battute del cartone in sottofondo, erano state cacciate nel fondo della sua mente.

Non sapeva quanto tempo era passato, se secondi, minuti od ore, e Ryan le domandò: "Posso chiederti un'altra cosa?"

Lei era talmente rilassata tra il calore del corpo Ryan e quello del piumone, il respiro rallentato e a cadenza costante, che quasi non aveva le forze per rispondere. Quindi mugugnò. "é un si o un no?" Mugugnò una seconda volta annuendo sul torace di lui, al quale si strinse.

"So che sei molto impegnata perciò capirò se non potrai", iniziò, mentre lei si tirò verso di lui congiungendo le mani dietro il collo di Ryan.

"Venerdì ci sarà una partita di beneficienza. Il coach la sfrutta come una sorta di esibizione della squadra." Si inumidì le labbra il ragazzo, ammirando Ava comoda sul suo petto. "Mi hanno dato il via libera per giocare. Mi chiedevo se ti avrebbe fatto piacere venire." "Così potrò vedere se mi hai mentito." Disse, con voce resa roca da quello stato di abbandono totale, al torpore di quel contatto.

"Mentito?" Lei annuì. "Sull'essere bravo" Il torace di Ryan vibrò scosso dalla bassa risata. Il rapido ricordo della festa riemerse. "Si per sfoggiare le mie superlative capacità."

"Non con questa velocità", sospirò rifugiata nell'incavo del collo del ragazzo, "sarò io a giudicare" "Ah si? E cosa ti renderebbe qualificata?" "Non te l'ho detto? Sono un'esperta" si allontanò solo per poterlo vedere occhi su occhi. "Da quando?" "Da ora!"

"Va bene esperta. Allora che dici poi, di venire a festeggiare con noi? Faremo una cena in grande. Puoi portare anche la tua amica se ti fa piacere." "E se perdete?" "La facciamo lo stesso" fece spallucce. "Te l'ho detto è più un'esibizione che una vera partita"

"E devo dare una mano a cucinare? Perchè se vi servisse una pasticcera sarai perfetta. Ma per altro, potrei finire con il dare fuoco a qualcosa" Ryan ridacchiò "No tranquilla. Ordineremo qualcosa da farci portare."

"Allora molto volentieri. A patto che tuo cugino mi faccia dei brownies"

"Vieni per vedere me o per essere viziata da mio cugino?"
"Per essere viziata, mi pare ovvio. Quando mai troverò un ragazzo con delle mani magiche come le sue." Si allontonò leggermente per riuscire a guardarla negli occhi confuso.

"Holly non sarebbe molto felice di sapere che hai provato le sue mani" Ava lo schiaffeggiò. "Non è questo che intendevo. Mani magiche a fare brownies. Mi sembrava ovvio"

Ryan si portò una mano tra i capelli, sollevando così di poco le coperte e dando spazio a lei di tornare a fare il koala. "Certo certo, ovvio" "Sei tu che pensi male." Ribatté la bionda, accolta da un sorrisetto poco più che trattenuto e lo scuotere del volto, rassegnato.

"Fammi sapere se vuoi che aggiunga un posto per la tua amica" "Ancora non so, non è un periodo molto bello tra di noi. è già la quinta volta nel giro di tre settimane che litighiamo. Quindi non so davvero che cosa fare." "Come mai?"

"Hai presente il discorso sui colori?" Lui annuì intanto che con i polpastrelli carezzava la coscia di Ava. "Ecco lei è l'esempio pratico. Sembra che dall'oggi al domani abbiamo smesso di viaggiare alla stessa frequenza."

La luce del proiettore sul muro si interruppe, lasciando un quadrato nero sul muro.

"Mi dispiace hai organizzato tutto questo solo per poi non guardare nemmeno un secondo" "Ti assicuro" gli sfiorò la guancia Ava, "Che non avrei voluto passare in altro modo questo appuntamento." "Nemmeno io." Sussurrò Ryan avvicinandosi ad un palmo di mano, dal congiungere le loro labbra

"In effetti, non è vero" lui insinuò le dita tra i capelli della ragazza "Ah no?" Scosse la testa il moro. "Cos'altro ti piacerebbe fare". Il ragazzo si concentrò sulle labbra di Ava come se fosse rapito da un qualche tipo di magia. Non poteva esserci cosa terrena in grado da creargli quel tumulto interiore. Lei si strinse al torace di lui.

"Mi piacerebbe baciarti" le sussurrò, mentre Ava sovrappose la sua gamba a cingere la vita di Ryan. "Solo baciarmi?" "No" mormorò.

"Sai", si sistemò meglio tra le braccia del moro, "mi è stato consigliato di essere più diretta" "Ah si? Chi è l'intelligentone" "Chi ha detto fosse un ragazzo?" si morse il labbro tracciando dei cerchi sul pomo d'adamo del ragazzo.

"Non lo era?" "Beh si ma non è importante. Quello che volevo dire è che voglio seguire il suo consiglio." Lui fece scendere la mano verso la sua coscia.

"Ryan", infilò le dita tra i capelli nella nuca del ragazzo, "Voglio che tu mi baci"

Tanta era la loro vicinanza che i loro respiri condensarono in uno e stregati da quella sensazione che dava loro la testa, fecero combaciare le labbra. Prima delicatamente, come se avessero paura di esercitare troppa pressione, per il pericolo di rompersi.

Poi, più audacemente, con le mani di Ryan che viaggiavano per tutta la coscia di Ava. La afferrò dalle natiche ad avvicinarla nel loro punto di congiunzione.

La ragazza si strinse a lui, lo guidava ad approfondire il bacio incoraggiata dal calore che sentiva confluire tra le gambe. Per soddisfare quella montante voglia che le bruciava dentro, mosse il bacino contro di lui. Ryan ansimò.

Intrappolò poi le ciocche bionde della nuca della ragazza tra le sue dita, prendendo il controllo. Mentre Ava si era ritrovata sopra di lui, con la presente insistenza della sua erezione a spingere fra le sue gambe, coperte solo dalla gonna a scacchi.

Tra sospiri affannosi e l'incalzante battito dei loro cuori, lui interruppe il bacio per iniziare una discesa di venerazione sul suo collo. "Ryan" si lasciò sfuggire con voce spezzata.

Quella soave risposta di Ava, aprì i cancelli per un desiderio ancora più ardente. Il ragazzo mugugnò e con la mano posata sulla coscia di lei si fece strada sotto la gonna, lasciando la frenesia della ragazza sotto il suo controllo.

"Sei incantevole" le sussurrò con ancora il capo avvolto nell'incavo del suo collo. Lei non rispose ma mosse il basso ventre su di lui. Ryan le strinse le natiche e lei ripetè il gesto. Il calore della mano di Ryan la accarezzava da sotto la gonna ed il ragazzo rimase sorpreso quando non trovò nient'altro che un sottile filo di pizzo.

"Ti prego" gemè Ava, inarcando la schiena come a spronare l'avanzata di quelle carezze sul suo corpo. "Mi era sembrato volessi mani magiche" Tenendola a sé e puntellando il gomito contro il materasso, Ryan capovolse la loro posizione. Ava si ritrovò distesa sul materasso, il peso del corpo di lui che cercava di non farglielo gravare e la mano calda del ragazzo all'esterno della sua coscia.

Ava si aggrappò alle sue spalle, gli agguantò il volto e ricominciò il bacio. Un bacio che quasi tolse il respiro ai due giovani.

Lei allacciò le gambe ai fianchi di Ryan, mentre lui la esplorava con carezze avide sotto la maglia. I loro respiri affannati riempivano la stanza. Il caldo e la passione che sentiva scorrere tra le vene era tale da soffocarlo, ma tanto, troppo lieta come sensazione per rinunciarci o abbandonarla.

Ava inclinò il volto sul cuscino, voleva dargli il massimo accesso. E lui accolse l'invito, la preghiera. Ryan approfondì il bacio, mentre le dita di Ava timide sgattaiolare sotto la felpa. E poi la maglia.

Lentamente lei iniziò ad esplorare quel nuovo corpo che le aveva scaturito tale emozione. I polpastrelli di Ava tracciavano sul suo petto, percorsi sempre più sicuri di voler essere esplorati, ancora ed ancora.

Il calore della mano di Ryan si spostava in una scia che non lasciava altro che un senso di elettricità. Nessun lembo di pelle veniva dimenticato. Quel tocco deciso e quasi fremente di procedere sotto la camicetta, a ricalcare la forma dei capezzoli. Che più venivano stuzzicati, più si inturgidivano.

La loro sensibilità era tale, che Ava sentiva il bisogno di strusciare le gambe tra di loro, ma con il corpo di Ryan ad impedirlo, si trovò ad inarcare il basso ventre e sfregarlo contro la coscia del ragazzo. Lui intanto continuava la sua ascesa di baci verso il primo bottone slacciato della camicetta di Ava.

Se non avesse fatto ricombaciare le loro labbra, lei sentiva che avrebbe potuto smettere di respirare. Come se, per ogni bacio, Ryan le infondesse l'ossigeno di cui nutrirsi.

Afferrò i capelli di lui, guidando il suo volto verso il suo e di nuovo si lasciò andare a quella bocca che era poco lontana dal farla impazzire. La grande e calda mano di Ryan scese tra le sue gambe dove non diede altro che una poco più che accennata carezza attraverso le mutandine di pizzo ormai fradice, che Ava gemette.

Il pollice di lui stuzzicò il clitoride dall'altra parte del tessuto e quel contatto portò la ragazza ad ansimare. Quasi contemporaneamente, in quel torpore fatto di eccitazione e desiderio, occhi su occhi venivano aperti con lentezza.

Ryan, in quel preciso momento decise di stuzzicare di nuovo il clitoride ed Ava fremette. A quel punto la coperta era stata tolta di mezzo, e l'aria fresca in contrasto con la pelle che percepiva quasi febbricitante la fece sospirare.

Le dita scavalcarono l'ostacolo delle mutandine e la sensazione della calda pella a contatto con il clitoride le suscitarono brividi che la percorsero per tutta la schiena. Si inarcò per andare in contro ai suoi tocchi. Non le sembrava mai abbastanza.

L'adrenalina fluiva, la voglia cresceva. Ava intrappolò il labbro di Ryan, tra la morsa delicata dei suoi denti. "Strega" la ammonì lui.

Intanto che Ryan spostò il tessuto per stuzzicare con più libertà il clitoride, decise di scendere verso le sue cosce. Con una premura che la fece arrossire, Ryan depositò dei baci sul suo interno coscia. Tratteggiando un percorso che la risaliva, fino ad arrivare a pochi centimetri dal pizzo bordeaux che la ragazza indossava.

Il contatto delle labbra del ragazzo così vicino alla sua parte così sensibile e pronta, il respiro caldo di Ryan che la sfiorava, la portò ad impugnare i ciuffi del ragazzo e far combaciare le grandi labbra, alla sua bocca. Un gemito poco più che soffocato si liberò nell'aria.

Quel suono soddisfatto, non lasciò Ryan indifferente. Se già era duro prima, dopo quel suono, oltre a provare una grande gratificazione, la sua erezione si indurì ancora di più. Non avrebbe desiderato altro che aprire la zip dei pantaloni per allentare la tensione che sentiva imprigionata dai jeans neri. Ma non l'avrebbe fatto. La sua priorità era Ava.

Beato dal suo profumo e dal liquido che gli inondava la bocca, dalle gambe che ai lati erano tremolanti, alzò di poco lo sguardo. Trovò Ava ad occhi chiusi, ansimante a trattenere gli ansimi mordendosi le labbra. Tornò a stuzzicare quel sensibile bottoncino fatto di nervi che faceva impazzire lui, e annaspare lei.

Ma ci fu un momento. Ryan lo percepì, ancora prima che la ragazza posasse una mano sulla sua spalla e si ritrasse. Ava tutto d'un tratto si era irrigidita e lo interruppe nel darle piacere.

Perché mentre il desiderio montava, senza fermarsi, con lui, come le era già capitato il più delle volte, l'ansia procedeva allo stesso passo della passione.

"Scusa io", boccheggiò non avendo chiaro nemmeno cosa dire, portandosi a sedere. "Non volevo," iniziò per poi fermarsi. "è solo che" chiuse il gli occhi.

Non voleva, o meglio non sarebbe riuscita a guardare gli occhi di Ryan trasformarsi da caldi e bramosi, alla fredda irritazione che aveva visto tante volte sul volto di Lex. Era qualcosa più forte di lei. Non riusciva a spegnere il cervello.

Passava dall'essere inibita, abbandonata in quella valle di sensazione al sopraffacente bisogno di controllo, causato proprio da quelle stesse sensazioni che anelava sentire. Si era fermata, perchè di solito quello era il momento in cui il piacere si trasformava in fastidio. Era stato un riflesso. Un'abitudine.

Non lo aveva sentito in quel momento. Ma per evitare quell'evenienza era scappata. Era meglio così che dover fingere una soddisfazione che non provava più. Quante volte aveva pensato di fare finta? Troppe. Ma non l'avrebbe mai fatto. Come si sarebbe sentita lei, se il suo partner le avesse mentito in un momento così intimo? Si interrogava quando arrivava il momento.

"Ho fatto qualcosa che non ti è piaciuto?" La preoccupazione riempiva la voce di Ryan. Sentiva gli occhi del ragazzo guardarla.

Lui sembrava quasi aver smesso di respirare, beh lui lo avrebbe nettamente preferito al muro che sentiva si era eretto tra di loro. Cercò di ripensare a cosa potrebbe aver fatto, ma non capiva. Era stato troppo frettoloso? Sembrava predisposta e che le piacesse. Troppo rude? Non gli sembrava. Troppo veloce? Doveva per forza essere quello.

Cari lettori, ᥫ᭡
Non so  neanche come iniziare questo capitolo, talmente importante per me che sarebbe impossibile spiegarlo a parole.
Se siete arrivati a questo punto del capitolo, vi ringrazio. Grazie di cuore per aver dato alla mia storia una possibilità.
Vi chiedo pazienza e vi assicuro (o almeno spero) che i miei personaggi vi toccheranno e raggiungeranno nel profondo.
I miei capitoli sono lunghi e lenti, come avrete potuto constatare, ma più avanti capirete il perché.
So che molte volte questo tipo di descrizioni, scene e dialoghi possano sembrare noiosi e spero con tutta me stessa che per voi non lo siano. Non sono una grande descrittrice di scene spicy, ma spero che vi sia piaciuta lo stesso...
Se vi va, non siete obbligati in nessuna maniera, lasciatemi una stellina e qualche commento per farmi sapere come sta andando la vostra lettura e come me la sto cavando
Spero abbiate passato delle belle feste. Grazie ancora e al prossimo capitolo.
-Dairine ᥫ᭡

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