"Sono un lupo mannaro"
Remus cominciò ad elencare i nomi. Lui se li ricordava tutti, nessuno escluso.
In quella foto erano presenti i migliori maghi e le migliori streghe di quel tempo, tutti uniti dall'ideale comune di essere in disaccordo con Voldemort, e con tutto ciò che lo riguardava.
Molti di loro erano morti.
I Bones, quasi completamenti sterminati; i Prewett, Gideon e Fabian, i fratelli maggiori di Molly: nel loro omicidio furono coinvolti numerosi Mangiamorte, tra cui Antonin Dolohov, adesso ad Azkaban.
E i Potter. Lily e James.
Remus li indicò nella foto e disse i loro nomi, ma non aggiunse altro. Tonks non fece domande. Era evidente che Remus non voleva parlare di loro, e di conseguenza la ragazza non gli chiese niente.
Andò avanti per un po', poi Tonks lo fermò. Indicò un punto nella fotografia, sorridendo.
«Questo sei tu, vero?»
«Di un bel po' di anni più giovane» rispose l'uomo «Come hai fatto a riconoscermi? Sono cambiato parecchio, da allora».
«Sei piuttosto simile a come eri, in realtà.»
Ma Remus aveva notato un piccolo dettaglio, una piccola esitazione nel suo sguardo e nella sua voce, un qualcosa che faceva pensare che la risposta non fosse davvero quella, che per qualche motivo lei stesse mentendo.
«Non è per quello, vero?»
Remus aveva un'idea di quale fosse la verità, anche se sperava, in cuor suo, di sbagliarsi.
La ragazza si agitò, leggermente in imbarazzo.
«Hai una cicatrice sul braccio che ti spunta dalla maglietta, vicino al collo. Ce l'hai nella foto, e anche adesso».
Ci fu silenzio dopo quell'affermazione. Remus non sapeva se Tonks avesse idea del modo in cui si fosse procurato quella cicatrice.
Pensò a quello che lei gli aveva detto, prima, quando lui le aveva fatto una domanda personale, chiedendole della sua uniforme, e adesso, chiedendole di Voldemort e di quando avesse cominciato a chiamarlo con il suo vero nome.
Stava per parlare, ma lei lo anticipò.
«Remus, se non ne vuoi parlare...»
«No, non importa. O meglio, importa, ma se non te ne parlassi non mi sentirei in pace con me stesso».
Cercò di sorridere, ma non gli venne molto bene. Sembrava una smorfia mista ad un sorriso.
Scoprì le braccia fino al gomito, tirando su la manica della camicia. I tagli erano ancora lì, quasi luminosi sulla pelle rosea e martoriata, insieme alle varie cicatrici, ormai vecchie, degli altri.
Tonks li osservò, domandandosi come un uomo potesse farsi tagli del genere sulle braccia. Erano profondi, ma sembravano risalire a qualche giorno prima, una settimana forse. Tonks aveva visto centinaia di ferite lavorando con gli Auror, ma era raro che un mago si ferisse con qualcosa di tagliente piuttosto che con un incantesimo.
«Come te li sei fatti?»
«Graffiandomi».
Tonks lo guardò, senza capire. I suoi capelli erano diventati marroni, ma erano più scuri dei suoi occhi, color nocciola.
Remus le restituì lo sguardo, grave e pieno di dolore. «Sono un lupo mannaro, Tonks».
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro